Dipendenze e spiritualità: significato, prevenzione e percorsi di recupero

Il rapporto tra dipendenze e spiritualità riguarda sia l’uso storico di sostanze psicoattive nei rituali religiosi, sia il ruolo che il senso di scopo, significato e connessione può assumere nella prevenzione e nel recupero. La spiritualità non sostituisce il trattamento medico, psicologico e sociale delle dipendenze, ma può rappresentare una componente importante di un percorso integrato.

La dipendenza colpisce la mente e il corpo, ma alcuni professionisti del trattamento credono che la dipendenza sia anche una questione di spirito e che le persone non sono pienamente servite da un trattamento di dipendenza privo di un elemento spirituale. Questo particolare punto di vista non è accettato da tutti i professionisti del trattamento, ma è vero per molti.

Perché le persone ricorrono alle sostanze

Come ogni altro fenomeno, anche l’uso di droghe e sostanze psicoattive, nel bene e nel male, dipende dai fattori umani o risponde a motivazioni umane particolari. Ad esempio, la teoria dell’automedicazione sostiene che l’uso di sostanze psicoattive rappresenta un tentativo, talora patogeno, di mitigare condizioni psicologiche, comportamentali o vissuti percepiti come penosi o indesiderati.

È così che le persone con sintomi o temperamenti ansiosi possono finire per ricorrere a sostanze capaci di attenuare l’angoscia, come l’alcol o gli oppioidi. Viceversa, soggetti con sintomi e temperamenti depressivi possono cadere nel consumo di sostanze stimolanti, come la cocaina, che mitigano la sensazione di apatia, ritiro e sembrano indurre uno stato, transitorio, di euforia.

Certamente la maggior parte del consumo di sostanze psicoattive ha una finalità esclusivamente voluttuaria: servire all’evasione, al divertimento. Ma esistono senza dubbio, e anche per un numero non trascurabile di persone, ragioni più significative.

Altri possono cercare di riempire un vuoto spirituale o di trovare un significato più profondo nella vita. Le persone che sono dipendenti possono soffrire di intensa vergogna o senso di colpa, spesso come risultato di stigma e idee sbagliate sulla dipendenza, che è una malattia cronica - non una mancanza morale o un difetto personale.

Droga, religione e ricerca del soprannaturale

La tendenza dell’uomo a far uso di droghe per entrare in contatto con il soprannaturale affonda le sue radici nella notte dei tempi. Il connubio è così stretto che le prime testimonianze che riguardano l’utilizzo di sostanze psicoattive sono tutte da ricondurre a contesti di tipo religioso o spirituale.

L’uso di sostanze psicotrope ha avuto una funzione importante nella nascita di intere culture, le visioni e gli effetti fisici derivanti dall’assunzione hanno fornito il substrato su cui molte simbologie condivise hanno preso avvio.

Rituali spirituali e piante psicoattive antiche

Ergot e oppio

Ne sono un esempio l’ergot o segale cornuta - Claviceps purpurea - fungo parassita di numerose specie di graminacee selvatiche e di cereali, i cui semi sono utilizzati come agenti psicotropi in rituali sciamanico-terapeutici sin dai periodi precolombiani; gli estratti di papavero utilizzati durante i riti sumeri, in Medio Oriente, circa 6000 anni fa; o l’oppio usato dagli antichi egizi e dalla civiltà greca.

Residui oleosi di papavero da oppio sono stati ritrovati all’interno di piccoli vasetti egizi di alabastro, il cui contenuto era associato al ‘risveglio del morto nell’aldilà’, come riportato nel Libro dei Morti. Oltre l’oppio potrebbe avere un effetto di “risveglio” fra le persone vive, è plausibile che gli antichi Egiziani lo considerassero di tale proprietà nel mondo dei morti.

Un mito greco, invece, racconta che Demetra, dea della fertilità e sorella di Zeus, usasse il papavero per affievolire il dolore provocatole dal rapimento della figlia Persefone. Per questa ragione, esso è stato usato nel culto di tale divinità e il papavero ufficiale è stato collocato immancabilmente tra le spighe di grano che Demetra tiene in mano nelle lezioni ed usato nelle decorazioni dei suoi altari.

Il papavero è spesso presente anche nelle mani di Morfeo, dio del sonno, mentre Nyx, dea della notte, dispensava papaveri agli uomini. In talune rappresentazioni, anche Hermes si presenta con un papavero, quando arriva a recare il sonno ristoratore e la fantasia dei sogni.

Coca e religione incaica

Gli Incas fecero della coca la sostanza sacra fondamentale della loro religione solare, limitando il suo uso solo ai rituali. Secondo le loro leggende tradizionali, i figli del sole fecero dono della pianta sovrannaturale al primo Inca, Manco Capac.

Nessuno poteva entrare nei templi senza avere in bocca una foglia di coca, nessuna cerimonia aveva valenza ufficiale se non veniva gettata della coca ai quattro lati cardinali. La coca era parte integrante della vita dell’Inca, dal momento della nascita, al momento della sua morte.

Al culmine della cerimonia d’iniziazione all’età virile, al giovane Inca venne conferita la fionda del guerriero e la sua borsa di coca personale. Borse di foglie di coca sono state depositate all’interno delle tombe, per nutrire gli spiriti dei morti nel loro viaggio per l’aldilà.

Peyote e contemplazione estatica

Anche nel Culto del Peyote, o Peyotismo, una religione antichissima, la più diffusa religione tra i nativi del Centro America, l’utilizzo della droga ha un substrato religioso.

Il peyote, Lophophora williamsii, è un piccolo cactus che vive nelle zone desertiche del Messico settentrionale e degli adiacenti territori degli Stati Uniti, dotato di proprietà allucinogene per i principi attivi alcaloidi del gruppo della mescalina.

Veniva utilizzato per esortare all’amore fraterno, alla cura per la famiglia e all’aiuto reciproco, nell’ambito di diversi culti di tribù messicane, in particolare Huichol, Tarahumara e Cora: tutte aventi in comune la personificazione del peyote con un dio.

Il rituale peyote prevedeva una notte di preghiera e canti, assunzione della droga e contemplazione estatica. La stessa ricerca e raccolta della pianta era un rituale.

San Pedro e pratiche sciamaniche

Anche nell’America meridionale è presente un antico culto di un cactus allucinogeno di grandi dimensioni, il San Pedro, Trichocereus pachanoi, che cresce in Perù e in Ecuador, in particolare nelle regioni andine.

I dati archeologici datano il rapporto dell’uomo con il San Pedro ai periodi preincaici. Ancora oggi i curandero delle Ande utilizzano il cactus - cotto in un intruglio chiamato in Ecuador cimora - come mezzo sciamanico terapeutico o divinatorio.

Canapa e riti di purificazione

Anche altri tipi di sostanze, come la canapa e i suoi derivati, presentano nella loro storia funzioni strutturanti all’interno di riti religiosi. Lo storico Erodoto, ad esempio, nelle ‘Storie’, racconta che gli Sciiti dell’Asia centrale, dopo il funerale di un re, si ritiravano in piccole tende, all’interno delle quali semi di canapa furono gettati su pietre roventi e i fumi prodotti dalla loro combustione venivano inspirati in segno di purificazione.

Questi riti erano parte integrante della cultura degli Sciiti ed è possibile che i bagni di vapore in uso presso le origini delle odierne zone dell’Europa Orientale abbiano la stessa origine. Per esempio, ancor oggi, in Polonia, il giorno della Vigilia di Natale, si consuma una zuppa a base di semi di cannabis: secondo la tradizione popolare in questo modo i morti verranno a far visita ad amici e parenti, cenando insieme a loro.

Efedra e passaggio all’aldilà

Rametti di efedra sono stati incontrati in quasi tutte le inumazioni del sito di Qäwrighul, Loulan. Si tratta delle sepolture più antiche delle mummie del Tarim, risalenti a circa il 2000 a.C.

In questo contesto l’efedra, caratterizzata da proprietà stimolanti in funzione della presenza di alcaloidi del gruppo dell’efedrina, simili all’amfetamina, svolgeva una funzione rituale nel passaggio all’aldilà e permetteva al morto di ‘vegliarsi’ nella nuova dimensione.

Riti di passaggio e dimensione collettiva

Questi sono solo alcuni esempi di come, nell’antichità, l’uso di sostanze psicoattive fosse in stretto rapporto con la ricerca di trascendenza, di spiritualità e di contatto con il Tutto, il Mondo e il Divino.

Tale percezione alterata è stata verosimilmente ricercata soprattutto nei riti di passaggio più importanti, come il momento di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta, i riti di preparazione alla guerra, i riti divinatori o quelli propiziatori.

Con buone probabilità, l’esperienza all’interno di riti assumeva una significatività collettiva, in quanto rappresentava un momento di condivisione emotiva e simbolica.

Il mondo contemporaneo e il vuoto spirituale

Il mondo contemporaneo ha progressivamente perso la dimensione della spiritualità collettiva affidando sempre di più, soprattutto nel nostro Occidente, la cura dell’anima all’inventiva e alla capacità del singolo.

Nel contesto di privazione spirituale della società contemporanea, quindi, l’uso di sostanze psicoattive non ha solo una radice sociale, ma è spesso un surrogato del Divino, serve per sopperire a quella fame d’infinito con la quale veniamo al mondo.

Le diverse dipendenze possono assumere le forme e le dinamiche della società in cui maturano, rappresentandone in alcuni casi uno specchio molto nitido. L’abuso del mezzo tecnologico può arrivare sino al manifestarsi delle patologie più gravi: c’è chi non mangia, si isola, non esce più di casa.

Tra le più recenti dipendenze si può citare la ludopatia, la quale, se riflette una perdita di valori evidente, è tuttavia anche il frutto, in parte almeno, di una condizione oggettiva, la crisi economica devastante del 2009.

Le porte della percezione e i “surrogati” della religione

“Il bisogno di trascendere la personalità cosciente dell’Io, come ho detto, è un’inclinazione principale dell’anima. Quando, per una qualunque ragione, gli uomini e le donne mancano di trascendere se stessi con l’adorazione, le opere buone e gli esercizi spirituali, sono infatti a ricorrere ai surrogati chimici della religione: alcol e “pillole della felicità” nell’Occidente moderno, alcol e oppio in Oriente, hash nel mondo maomettano, alcol e marijuana nell’America Centrale, alcol e coca nelle Ande, alcol e barbiturici nelle più specifiche del Sudamerica.”

Così scriveva Aldous Huxley nel saggio ‘Le porte della percezione’, una pubblicazione sperimentale del 1954 dove raccoglieva le riflessioni sulle condotte sotto la supervisione di Humphry Osmond, psichiatra inglese che, dal 1951, aveva iniziato a saggiare varie sostanze psichedeliche per indagare le cause e la natura della schizofrenia.

Aldous Huxley è stato uno degli scrittori e intellettuali più eclettici, originali e produttivi del XX secolo. Romanziere e saggista, laureato in lettere e in scienze naturali, studioso di filosofia.

Anche in Brave New World, Il mondo nuovo, il suo libro più famoso, Huxley metteva al centro dell’attenzione una sostanza psicoattiva: il Soma.

Nel futuro di un’infanzia determinata da Huxley, l’agente psicotropo, un euforizzante senza effetti collaterali, è stato distribuito gratuitamente dallo Stato a tutti i cittadini e, fin dall’ottenimento totale, è stato utilizzato come strumento per il controllo sociale.

Huxley era convinto che le sostanze psicoattive potessero rappresentare lo strumento per la soddisfazione dell’innato bisogno di trascendenza, spiritualità e contatto col sacro della specie umana.

Questo bisogno, argomentava Huxley, è così radicato, insopprimibile che immaginare un mondo senza sostanze significa pensare a una condizione impossibile.

“Che l’umanità in genere sarà mai in grado di fare a meno dei Paradisi Artificiali, sembra molto improbabile. La maggior parte degli uomini e delle donne conduce una vita, nella peggiore delle ipotesi così penosa, nella migliore così monotona, povera e limitata, che il desiderio di evadere, la smania di trascendere se stessi, sia pure per qualche momento, è, ed è stato sempre, uno dei principali bisogni dell’anima”.

L’Arte e la Religione, i carnevali e i saturnali, la danza e l’oratoria, sono serviti tutti, come disse H. G. Wells, da brecce nel Muro.

Per l’uso privato e quotidiano vi sono sempre stati gli stupefacenti che si muovono in bacche o si estraggono dalle radici, tutti, senza eccezione, usati dagli esseri umani da tempo immemorabile.

A questi modificatori naturali della coscienza, la scienza moderna ha aggiunto la sua parte di sostanze sintetiche, il cloralio, per esempio, e la benzedrina, i bromuri e i barbiturici.

Per l’uso illimitato l’Occidente ha permesso soltanto l’alcol e il tabacco. Tutte le altre brecce chimiche nel Muro sono etichettate narcotici, e i consumatori non autorizzati sono tossicomani.

“L’unica politica”, conclude Huxley, “è di aprire altre migliori brecce nella speranza di indurre gli uomini e le donne a cambiare le vecchie e cattive abitudini per altre nuove e meno dannose”.

Spiritualità e prevenzione delle dipendenze

Una meta-analisi della Harvard T.H. Chan School of Public Health su oltre mezzo milione di persone, pubblicata su JAMA Psychiatry, ha concluso che pratiche spirituali come meditazione, preghiera e partecipazione a comunità religiose riducono il rischio di dipendenza da alcol, tabacco, marijuana e droghe illecite del 13%.

La protezione sale al 18% tra chi partecipa ai servizi religiosi almeno una volta alla settimana. I ricercatori hanno selezionato 55 studi tra oltre 20.000 pubblicati tra il 2000 e il 2022.

L’analisi ha considerato pratiche spirituali di ogni tipo, che offrono agli individui un senso di scopo, significato e connessione con qualcosa di più grande.

È probabile che la spiritualità contrasti stress, solitudine e perdita di significato, fattori spesso alla base dell’abuso di sostanze.

La spiritualità, comunque praticata, protegge dall’abuso di sostanze quali alcol e droghe, e favorisce l’abbandono delle dipendenze e il recupero.

Come emerge da ricerche condotte in tutto il mondo, sulle più diverse credenze e pratiche, le persone che hanno un sentimento spirituale o religioso hanno un rischio inferiore del 13% rispetto a quelle che non ne hanno alcuno nei confronti di alcol, tabacco, marijuana e altre sostanze d’abuso, valore che sale al 18% in chi è attivamente impegnato in una comunità.

Pratica o partecipazioneRisultato osservato
Pratiche spirituali come meditazione e preghieraRiduzione del rischio del 13%
Partecipazione ai servizi religiosi almeno una volta alla settimanaRiduzione del rischio del 18%
Studi considerati55 studi
Periodo delle pubblicazioni analizzate2000-2022

Inoltre tutti i dati confermano che l’abbandono della dipendenza e il successivo recupero hanno maggiori probabilità di successo se la persona coinvolta ha un atteggiamento spirituale o religioso.

Trova quindi una conferma di peso l’approccio, già praticato, che chiama in causa anche la spiritualità nella prevenzione e l’importanza della stessa nella riabilitazione.

Che cos’è il trattamento delle dipendenze basato sulla fede

Il trattamento delle dipendenze basato sulla fede coinvolge la terapia tradizionale come quella individuale o di gruppo, ma la differenza è che il trattamento delle droghe e dell’alcol basato sulla fede ha un elemento spirituale distinto.

I centri di trattamento e riabilitazione basati sulla fede offrono trattamento per l’abuso di sostanze e per coloro che lottano con dipendenze comportamentali come gioco d’azzardo, sovralimentazione o sesso.

Anche se il trattamento basato sulla fede è spesso cristiano, non è necessariamente basato su una religione specifica. Alcuni centri di trattamento non sono confessionali, mentre altri si concentrano sulla spiritualità senza una religione o una fede definita.

In che modo può aiutare

Il trattamento basato sulla fede può essere particolarmente utile per le persone che sono sopravvissute a un trauma fisico, emotivo o sessuale da bambini o da adulti.

Il trattamento basato sulla fede è molto simile al trattamento tradizionale, ma la maggior parte dei centri di trattamento e riabilitazione basati sulla fede hanno pastori o altri consulenti spirituali nello staff.

Si mette da parte del tempo per il culto regolare, la riflessione, la meditazione o la preghiera. Musica e poesia sono spesso aspetti importanti del trattamento delle dipendenze basato sulla fede.

Le sessioni di terapia con i consulenti hanno una componente spirituale che offre speranza a chi lotta con sentimenti di vergogna e colpa che possono portare alla ricaduta.

Al contrario, le persone trovano pace e serenità durante il trattamento e oltre. Il trattamento di gruppo con una comunità di credenti che la pensano come loro può fornire un enorme sostegno.

Molte persone lasciano il trattamento con una fiducia e un’autostima migliorate e una visione più positiva della vita.

Per chi può essere adatto

Il trattamento basato sulla fede non è per tutti, ma fornisce risposte a molte persone che lottano con l’aspetto spirituale della dipendenza.

Il trattamento basato sulla fede è particolarmente importante per le persone che già aderiscono a una certa fede, o per quelle che hanno perso il contatto con la loro spiritualità.

La scelta del percorso deve rispettare le convinzioni della persona e integrarsi con le necessità cliniche, psicologiche e sociali del trattamento della dipendenza.

Spiritualità laica e modello dei Dodici Passi

Il nucleo del programma è un recupero individuale, che si sviluppa dal primo passo, in cui si ammette la propria dipendenza, fino all’ultimo portando la propria testimonianza ad un alcolista in fase attiva.

Più in generale, la filosofia che sta dietro a questo programma è senza dubbio il recupero della spiritualità dell’individuo, in maniera laica ovviamente.

La spiritualità è un valore universale, un momento fondamentale della vita dell’uomo. Il programma prevede che l’ospite assuma una reale presa di coscienza dei propri limiti sino ad una piena consapevolezza che il superamento della dipendenza passa proprio dalla grande forza di una spiritualità ritrovata e vissuta a molteplici livelli.

La presenza di gruppi di auto aiuto basati sui 12 passi può offrire una comunità, una struttura di responsabilità personale e un linguaggio condiviso per affrontare la dipendenza.

Meditazione e pratiche contemplative

Praticare la tecnica della Meditazione Trascendentale aiuta a dissolvere i conflitti e lo stress emotivo che possono essere alla base delle dipendenze.

Allo stesso tempo, arricchisce la nostra vita interiore, portando maggiore contentezza, energia e chiarezza per aiutare a scegliere spontaneamente uno stile di vita più sano ed appagante.

Una metanalisi di tutte le più significative ricerche scientifiche ha rilevato che, dopo aver appreso il Programma della Meditazione Trascendentale, coloro che facevano uso di droghe illegali hanno mostrato una sostanziale riduzione, che si è mantenuta nel tempo, dell’uso di tali droghe.

Questa riduzione si è dimostrata significativamente maggiore rispetto a quella ottenuta con programmi di prevenzione standard per la riduzione dell’uso di droga.

Così come per l’alcool e la tossicodipendenza, diversi studi nel campo della dipendenza da tabacco hanno confermato l’esperienza di coloro che praticano la Meditazione Trascendentale.

Da quanto più tempo la si pratica, tanto meno si ha la necessità di fumare. Una ricerca condotta su dirigenti e operai del settore automobilistico ha rilevato che, dopo tre mesi di pratica regolare del programma di Meditazione Trascendentale, i partecipanti hanno mostrato una diminuzione del consumo di sigarette e di alcolici, in confronto ai soggetti del gruppo di controllo dello stesso stabilimento.

Una metanalisi di tutte le ricerche condotte sul Programma di Meditazione Trascendentale, relative ad esempio al problema del fumo, in confronto a una metanalisi che ha studiato programmi standard per la prevenzione e il trattamento della dipendenza dal fumo, ha mostrato una riduzione significativamente maggiore del consumo di sigarette tra coloro che hanno appreso il Programma di Meditazione Trascendentale, sebbene questo programma non comprenda alcuna indicazione per un cambiamento nello stile di vita o nelle abitudini.

Trascendere porta la mente alla sua sorgente, il livello più profondo della nostra coscienza, e ha dimostrato di essere molto efficace per eliminare alla radice la dipendenza, per la stessa ragione per cui è così efficace per tanti altri problemi nei confronti dei quali gli attuali metodi sembrano essere inefficaci, come ad esempio il PTSD.

Inoltre trascendere attiva il potere di guarigione del nostro corpo, così gli effetti delle dipendenze possono essere rimossi a livello fisico, ed anche gli squilibri che portano ad una dipendenza si dissolvono.

Perciò l’esperienza dei tossicodipendenti è che sentono sempre di meno il bisogno di droga e ciò avviene in modo completamente spontaneo.

Non devono più cercare di smettere, il bisogno di far uso di droghe gradualmente se ne va da sé.

Il ruolo della comunità, della famiglia e del reinserimento

Il trattamento di gruppo con una comunità di credenti che la pensano come loro può fornire un enorme sostegno. La comunità può contribuire a ridurre l’isolamento e a mantenere un legame con obiettivi condivisi.

Il percorso prevede che alla dimissione il paziente venga seguito non solo dagli operatori con un follow up di verifica, ma anche dai servizi territoriali delle dipendenze e dai gruppi di auto aiuto diffusi sul territorio.

In definitiva si stende una rete protettiva a maglie fitte e, in questa maniera, si garantisce un risultato di successo nella preservazione della sobrietà.

Stiamo cercando di migliorare il sistema allargando il progetto anche alla famiglia del paziente che rappresenta l’altra faccia della medaglia del quadro generale.

La famiglia del paziente deve prendere coscienza che non è solo vittima della situazione, ma può anch’essa essere malata e diventare, talvolta, addirittura carnefice.

Il coinvolgimento dei familiari può aiutare a comprendere la storia della vicenda che li vede coinvolti e di come è stata da loro vissuta.

Il percorso riabilitativo può quindi includere una dimensione psicoterapica, psicoeducazionale e psicofisica, insieme al sostegno dei servizi territoriali e dei gruppi di auto aiuto.

Spiritualità, significato e cambiamento

Cos’è l’Intelligenza Spirituale? Secondo la definizione di Cindy Wigglesworth è l’insieme delle abilità di essere e comportarsi con saggezza e compassione.

Più ancora dell’intelligenza emotiva, serve a mantenere uno stato di pace interiore ed esteriore, indipendentemente dalle circostanze.

“L’uomo non può avvicinarsi al divino andando oltre l’umano; può avvicinarlo diventando umano. È per diventare umano che l’uomo, questo particolare essere umano, è stato creato”.

Diventare pienamente umani è una grande avventura che ci chiede di crescere e di espanderci.

Prima di agire, frapponiamo mille resistenze, mille paure, dubbi e incertezze si insinuano nella nostra mente e ci convincono a procrastinare, a rimandare.

Eppure bisogna provarci, bisogna cercare una coerenza fra ciò che sentiamo, ciò che pensiamo e ciò che poi facciamo o non facciamo.

Allora, se Huxley aveva ragione, una politica per i bisogni umani, una democrazia per gli affetti e per le emozioni e un’economia per la spiritualità potrebbe fare molto di più per la prevenzione dell’uso di sostanze di tutti gli inutili e dispendiosi sforzi di repressione e contrasto, ma anche meglio di quanto è possibile ottenere con l’educazione e l’informazione sulle droghe.

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