Ipno, o Hypnos, è il dio greco del sonno, una potenza alla quale tutti sono soggetti, compreso Zeus. Morfeo non è il dio del sonno: assieme a Momo, Icelo, Fobetore e Fantaso, è uno degli Oneiroi, le divinità che regolano i sogni dei mortali.
Il sonno allontana le preoccupazioni, favorisce il riposo e contribuisce alla riparazione dei tessuti secondo i ritmi circadiani, cioè l’andamento del tempo che segue il percorso del sole. Il sogno, invece, appartiene alla vita inconscia e creativa: non è una sterile divagazione della mente, ma un contributo capace di bilanciare la ragione e correggerne gli eccessi e gli schemi.

Ipno, il dio greco del sonno
Hypnos, il sonno, è un dio potente a cui tutti sono soggetti, non escluso Zeus. Nell’ “Iliade”, su richiesta di Hera, Hypnos fa addormentare il signore dell’Olimpo per sostenere Poseidone a fianco dei Greci, cosa non gradita al suo regale consorte.
Ipno invece, che nell'iconografia è un giovane nudo con la testa alata, era così potente che poteva far addormentare anche gli Dei. Suo simbolo è il papavero, il fiore dell’ipnosi.
L’aspetto altamente benefico di Hypnos si rivela nel suo innamoramento per Pasitea, una delle tre Grazie, il cui nome significa rilassamento. Tipica espressione della libertà interiore è il nostro saper volare sulle ali dei sogni.
Per gli antichi romani si chiamava Somnus il Dio del sonno e dei sogni. Anche Ermes, messaggero degli dei ha poteri magici sul sonno, così come Endimione ha la facoltà di poter dormire in eterno.
Morfeo e gli Oneiroi: le divinità del sogno
No, contrariamente a quanto si pensa, Morfeo non è il Dio del sonno. Morfeo, assieme a Momo, Icelo, Fobetore e Fantaso è uno dei figli del Dio greco del sonno, Ipno (Hypnos, ?????).
Morfeo e i suoi fratelli sono gli 'oneiroi' e regolano i sogni dei mortali. Morfeo è il più importante dei fratelli ed è considerato il 'modellatore dei sogni', colui che fa prendere ai sogni stessi la forma.
L’insonnia è una delle patologie più disturbanti, incapacità ad abbandonarsi tra le braccia del sonno, fra i cui fratelli, o figli secondo un altro mitologema, ci sono Morfeo, il sogno, e Fantasio, la fantasia.
La fantasia non è inutile e sterile divagare della mente ma contributo creativo che bilancia la ragione e ne corregge gli eccessi e gli schemi. Il suo aspetto è quello di un giovane alato; tipica espressione della libertà interiore è il nostro saper volare sulle ali dei sogni.
Il sonno nelle mitologie del mondo
Nella mitologia celtica la Dea del sonno è Caer Ibormeith. La leggenda narra che, una volta innamorata, il suo canto ebbe l’effetto di far dormire l'intera Irlanda per 3 giorni e 3 notti.
Per gli scandinavi, la cui cosmogonia è dominata da Odino (Wotan), non esiste un Dio del sonno. Il dormire è però al centro di narrazioni suggestive come quella secondo cui Brunilde, figlia di Wotan, viene risvegliata da Sifgrido dal sonno magico in cui il padre l’aveva indotta.
Altra storia è quella in cui Bodhvild 'bellicosa guerriera' è sedotta nel sonno da Volund. In India è Shiva il 'Signore del sonno', il suo nome deriva da 'Shin', che significa appunto sonno.
Il sonno, in generale, si ritrova in numerose mitologie, come quella raccontata nel poema babilonese della creazione, in cui Apsû, progenitore degli dei e sovrano delle acque profonde, viene fatto cadere in un sonno profondo da Ea, che prende possesso degli abissi.
Una curiosità: 'Nanna' era il nome sumerico del Dio della Luna.
Ipno, Thanatos e il confine tra sonno e morte
Fratello gemello di Hypnos è Thanatos, la morte. La saggezza del mito rivela quanto affini siano i due stati in cui pare che la coscienza scompaia.
I due gemelli ritratti con le ali, si ritrovano sia nella tradizione ebraica che in quella filosofica greca, nella funzione di Spiriti psicagoghi, cioè di Angeli che hanno il compito di accompagnare l’anima all’ultimo destino.
L’esoterista e mistico Paul Brunton nel suo “Alla ricerca dell’io supremo” afferma che “La morte è un sonno con sogni“. Gibran ne “Il profeta” esorta “Fidatevi dei sogni, essi racchiudono la porta dell’eternità“.
Eternità che è memoria. Hypnos nasce accanto al fiume Lete, l’oblio. Ma quanto è utile dimenticare e quanto invece è necessario ricordare?

Lete, Eunoè e la memoria del bene
Nei canti finali del “Purgatorio” la bellissima e pietosa Matelda, prefigurazione di Beatrice, immerge Dante in due fiumi, il Lete per dimenticare il male, e successivamente in un altro fiume, invenzione del poeta, l’Eunoè, in grado di far ricordare il bene, lo stato estatico edenico.
L’etimologia del nome richiama i termini greci “eu“, bene, e “nous” mente, intesa come intelletto superiore. A volte la tensione dei ricordi diventa insostenibile.
Dante sviene di fronte alla passione ardente di Paolo e Francesca, cade “come corpo morto cade“. La letteratura, dal grande sogno di Dante in poi, passando per Shakespeare, dà rilevanza, anzi quasi priorità alla vita onirica, considerata la radice dell’essere.
Il sogno come accesso all’inconscio
Gli antichi conoscevano bene questa importante funzione, utilizzata nella diagnostica e nella terapeutica. Ad Epidauro i seguaci di Esculapio, dio della medicina, sottoponevano i pazienti alla tecnica dell'”incubazione”, consistente nell’addormentare i malati in un recinto sacro per farli sognare.
Al loro risveglio un medico sacerdote interpretava i contenuti onirici, materiale prezioso per l’individuazione della patologia, delle cause e spunto per la cura. Caduto in disuso e considerato quasi superstizione, il metodo, nella sua sostanza, viene ripreso da Freud che scrive l’ormai mitico “L’interpretazione dei sogni“, strumento principe per il superamento delle nevrosi.
Hypnos è dunque signore dell’inconscio, di cui Jung analizza il lato duale d’ombra infera e di luce numinosa. Ombra che va conosciuta, portata alla coscienza affinché le nostre pulsioni profonde non vengano negate, compresse piuttosto che trasmutate, per poi esplodere in modo distruttivo.
La repressione è madre dei conflitti più gravi, sia a livello individuale che collettivo, fino alla follia della guerra.
Il sogno nella letteratura moderna
La letteratura attuale, memore del mito, edotta dalla psicanalisi, specie nella corrente del modernismo, onora Hypnos e Morfeo, riportandoli agli antichi fasti. Ezra Pound, fondatore dell’imagismo, nei “Canti pisani” dedica al sogno versi che lo considerano indispensabile ed essenziale:
“Rendi forti i vecchi sogni / Perché questo nostro mondo non perda coraggio / A lume spento”. Senza la facoltà di sognare tutto diventa buio, buio dell’anima, depressione.
Pascoli in “Alexandros, Poemi conviviali” scrive il verso splendido “Il sogno è l’infinita ombra del vero“. Ombra in quanto nostra ignoranza, infinita perché rompe gli schemi finiti delle forme ritenute reali.
L”imaginifico” d’Annunzio, nella visione di Roma sotto la neve, sente come la realtà trasfigurata dalla poesia diventi sogno arcano.
“Splendeva su Roma, in quella memorabile notte di febbraio, un plenilunio favoloso, di non mai veduto lume. L’aria pareva impregnata come di un latte immateriale; tutte le cose parevano esistere d’una esistenza di sogno, parevano imagini impalpabili come per un irradiamento chimerico delle loro forme.” (“Il piacere“).
È un panorama intriso di magia che incantò James Joyce, tanto da indurlo a riprenderlo nel finale del suo racconto capolavoro “I morti“, dove la neve ricopre il mondo, accompagnata dalla presenza dei trapassati intuiti e indistinti.
Eliot giunge a sognare da sveglio, in modo chiaroveggente, “l’altro” che siamo:
“Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto? / Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme / Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca / C’è sempre un altro che ti cammina accanto / Che scivola ravvolto in un ammanto bruno, incappucciato / Io non so se sia un uomo o una donna / - Ma chi è che ti sta sull’altro fianco?” (“La terra desolata”, vv. 360-66).
Il sogno e la scoperta scientifica
Non posso tacere sul valore del sonno e del sogno come portatori di idee di valenza scientifica. Il fisico Niels Bohr sognò il sistema solare, i pianeti rotanti intorno alla stella-nucleo.
Al suo risveglio comprese l’analogia: quella era la struttura dell’atomo.