Nel simbolismo tibetano la tigre e il Leone delle Nevi appartengono alle Quattro Dignità, i quattro animali sacri associati alle qualità e agli atteggiamenti che i Bodhisattva sviluppano lungo il cammino verso l’illuminazione.
Il Leone delle Nevi, chiamato Seng in tibetano, è tuttavia l’animale più direttamente identificato con il Tibet: rappresenta il coraggio, la vittoria, la vitalità gioiosa, la forza senza paura del Dharma e la protezione del Buddha.
La tigre e il Leone delle Nevi nelle Quattro Dignità
Anche nella tradizione tibetana abbiamo quattro animali che rappresentano la quadruplicità del Cielo e della Terra, essi sono chiamati le Quattro Dignità e ben tre di loro corrispondono agli animali cosmici del Feng Shui. Facciamo un passo verso il sud della Cina nella zona delle montagne del Tibet, dove lo scambio culturale è stato sempre intenso e dove si sono verificati diversi aspetti di sincretismo religioso.
In queste zone si è sviluppato il Buddhismo Tibetano detto Bon, che ha influenzato e al tempo diffuso in altre regioni il Feng Shui o ciò che in tempi successivi venne così chiamato. Anche nella tradizione tibetana abbiamo quattro animali che rappresentano la quadruplicità del Cielo e della Terra, essi sono chiamati le Quattro Dignità e ben tre di loro corrispondono agli animali cosmici del Feng Shui.
Rappresentati negli angoli di molte bandiere di preghiera tibetane, questi quattro animali sono: l’Aquila Garuda (Kyung), il Drago del cielo (Druk) il Leone delle nevi (Seng) e la Tigre (Tak).
Conosciuti collettivamente come” Le quattro dignità “, essi rappresentano le qualità e gli atteggiamenti sacri che i Bodhisattva sviluppano sulla via dell’illuminazione; qualità come la fiducia (Tigre), la chiara consapevolezza (Leone delle nevi), la paura (Garuda) e il potere gentile (Drago).
| Animale | Nome tibetano | Qualità simbolica |
|---|---|---|
| Tigre | Tak | Fiducia |
| Leone delle nevi | Seng | Chiara consapevolezza |
| Aquila | Garuda, Kyung | Paura |
| Drago del cielo | Druk | Potere gentile |
Le quattro dignità sono mitezza, vivacità, oltraggiosità e imperscrutabilità.
Nel Lungta dei Quattro Animali Cosmici del Tibet è racchiusa l’essenza del processo di sviluppo spirituale, volto ad approfondire e promuovere la presenza autentica; esso è chiamato il percorso del guerriero delle quattro dignità. detto appunto “percorso evolutivo di approfondimento e promozione della presenza autentica”.
Questo percorso è legato all’incorporazione di un sempre più vasto spazio nel mondo individuale, in modo che alla fine esso possa raggiungere la realizzazione detta “monarca universale”. Mentre questo mondo diventa sempre più vasto, ovviamente qualsiasi nozione di esistenza egocentrica diventa sempre più remota; quindi il percorso delle Quattro Dignità è anche collegato alla realizzazione dell’assenza di egoismo.

La tigre delle nevi e il significato del Leone delle Nevi
Nel contesto delle Quattro Dignità, la Tigre e il Leone delle Nevi non sono figure equivalenti, ma rappresentano due aspetti complementari della disciplina spirituale. La Tigre esprime la fiducia, mentre il Leone delle Nevi incarna la chiara consapevolezza.
La scultura rappresenta un “Leone delle Nevi” (in tibetano Seng-ge e in mongolo Arslan), una creatura mitologica che non è solo un animale, ma il simbolo della vitalità gioiosa e del potere senza paura del Dharma.
Il “Leone delle nevi” (Gang sengge): bianco con la criniera verde, rappresenta il Tibet come nazione sotto il regno del 13° dalai lama (1879-1933). Questo animale leggendario figura ugualmente sulle monete, sui biglietti di banca, sui francobolli, sulle insegne e emblemi militari.
Simbolizzando il coraggio e la vittoria, rimonta all’epoca del Tibet imperiale (dal VII° al IX° secolo), in cui, solo o in coppia, orna gli stendardi militari.
Il Leone delle Nevi nella religione buddhista
Il «Leone delle nevi», considerato ugualmente come il protettore di Budda, è un simbolo ricorrente nel contesto religioso tibetano.
Nell’iconografia buddhista, otto leoni sostengono il trono del Buddha: data la dimensione e la forma, questo pezzo potrebbe essere stato parte di un set di guardiani ai lati di un piccolo altare ligneo.
Tra le sue zampe si può distinguere la «Ruota della gioia» (Gakyl), come una palla con la quale gioca, e che può rappresentare i «Tre Gioielli» (Konchogsum), vale a dire il Budda, il Dharma (l’insieme dell’insegnamento) e il Sangha (la comunità monastica).
Sopra il leone, il sole e la luna sono due emblemi di polarità e di complementarietà centrali nel buddismo tibetano, che considera che lo stato del Budda risulti dall’unione della saggezza e dal metodo o dalla compassione: il sole rosso o dorato rappresenta l’aspetto femminile - la saggezza -, mentre la luna bianca simboleggia l’aspetto maschile - il metodo o la compassione.
Gli stessi emblemi sono raffigurati nella bandiera del Tibet più comunemente conosciuta.
Il Leone delle Nevi sulla bandiera tibetana
A seguito del crollo dell’impero Qing , nel 1911, i tibetani espulsero cinesi e manciù dal loro territorio. Il 13° dalai lama rivendicò l’indipendenza del Tibet nel 1913 e lanciò una serie di riforme che miravano a modernizzare il paese e a dotare il suo «governo buddista» di tutti gli attributi di «sovranità» , fra i quali una bandiera nazionale.
La bandiera, la cui sua esistenza viene menzionata sin dal 1918. Fino a quella data sembra che il Tibet non avesse un suo «emblema nazionale» ma si serviva dell’antica bandiera imperiale cinese: il drago dai cinque artigli su sfondo giallo.
Il Tibet «indipendente» doveva quindi avere i suoi propri colori. La bandiera venne fabbricata a Lhassa. La bandiera era in seta gialla ed una forma quasi quadrata (0,55 m su 0,60 m).
Della bandiera originale ne esistono solamente due: quella conservata agli Archivi Diplomatici di Nantes in Francia e l’atra donata nel 1922 alla Società di Geografia a Parigi.
Sulla bandiera originale, il leone si erge ai piedi di montagne innevate, altro motivo simbolo rappresentante il Tibet, evocate sotto la forma stilizzata di una catena montana con tre cime avvolte da nubi.

Le bandiere di preghiera e il cavallo del vento
Le bandiere di preghiera in Tibet sono chiamate “lungta” (cavallo del vento). Tradizionalmente, le bandiere sarebbero sempre riconoscibili dai disegni di un cavallo al centro della composizione circondato da altri quattro animali: un leone, una tigre, un uccello e un drago.
Lungta (Tib. རླུང་རྟ་, Wyl. rlung rta o ཀླུང་རྟ་, klung rta) letteralmente “cavallo del vento” è una creatura mitologica tibetana che simboleggia l’aria interna o il vento del corpo.
Le identità dei quattro animali non sono sempre state coerenti: sulle prime bandiere di preghiera Bon, uno yak bianco veniva considerato come uno dei quattro, inoltre si ritiene che l’uccello raffigurato sulle bandiere buddiste sia un Garuda, che ha le sue origini nella cultura e nella letteratura indiana, mentre l’immagine dell’uccello sulle bandiere di Bon ha un significato e una storia diversi.
Le bandiere di preghiera buddista sono generalmente una mescolanza di bandiere buddiste indiane e “lungta” tibetane.
Al centro dei testi buddisti visualizzati sulle bandiere indiane , e anche sulle bandiere di preghiera tibetane, si trova il lungo “dharani”, una serie di lettere o sillabe molto simile a un mantra.
Il “Dharani” viene spesso associato alla dea Dvajagrakeyura (in sanscrito: ध्वजाग्रकेयुरा), il cui nome significa “colei che ha una bandiera sulla sommità del braccio”, una divinità femminile del Buddhismo Vajrayana, che governa la protezione e la purificazione; essa è un’emanazione, o creazione, del Buddha, proprio come Ushnishavijaya, una figura importante nel Buddhismo Mahayana e Vajrayana, venerata come una dea della lunga vita, della guarigione e della purificazione, nata da un raggio di luce proveniente dal “Ushnisha”, una protuberanza in cima alla testa del Buddha.
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La scultura lignea del Leone delle Nevi
| Caratteristica | Descrizione |
|---|---|
| Denominazione | Il "Leone delle Nevi" |
| Nome locale | Arslan (mongolo) e Seng-ge (tibetano) |
| Tipologia | Scultura Lignea Devozionale |
| Datazione | fine sec XIX |
| Area geografica | Mongolia |
| Materiali e tecnica | Legno intagliato a mano; tracce di laccatura, policromia rossa e doratura; patina di fumo |
| Dimensioni | cm 13.2 x 6 x 10 |
La scultura rappresenta un “Leone delle Nevi” (in tibetano Seng-ge e in mongolo Arslan), una creatura mitologica che non è solo un animale, ma il simbolo della vitalità gioiosa e del potere senza paura del Dharma.
Il leone è raffigurato con la bocca spalancata in un ruggito, mostrando i denti e i canini prominenti. Gli occhi sono globulari e sporgenti, fissi in uno sguardo che deve ‘terrorizzare’ le influenze negative che tentano di entrare nello spazio sacro o domestico.
Le orecchie sono abbassate e la criniera è resa attraverso volute plastiche che conferiscono movimento alla scultura. L’animale poggia su una solida base rettangolare, con le zampe anteriori tese e muscolose: questa stabilità rappresenta la terra stessa, che il leone protegge dai cieli innevati.

Il significato rituale della forma
L’intaglio è vigoroso e tipicamente mongolo, meno lezioso di quello sino-tibetano e più attento alla resa della forza bruta dell’animale.
Gli occhi globulari e sporgenti, la bocca aperta, i denti visibili, le zampe tese e la base compatta trasformano la figura in una presenza protettiva. La posa non suggerisce un animale quieto, ma un guardiano pronto a respingere le influenze negative.
Per i mongoli, il leone (Arslan) è sinonimo di forza indomabile: ad esempio, averlo vicino ai documenti di calcolo astrologico serviva a garantire che i responsi fossero seguiti con la necessaria fermezza e autorità.
Nell’iconografia buddhista, otto leoni sostengono il trono del Buddha: data la dimensione e la forma, questo pezzo potrebbe essere stato parte di un set di guardiani ai lati di un piccolo altare ligneo.
Colori, doratura e patina di fumo
Sono visibili importanti tracce di pigmento rosso e oro. In origine, il “Leone delle Nevi” era spesso dipinto di bianco con la criniera turchese, ma in Mongolia la doratura e il rosso scuro (lacca) venivano preferiti per gli oggetti destinati agli altari delle famiglie nobili.
La patina scura suggerisce che l’oggetto sia rimasto per lungo tempo esposto al fumo delle lampade a burro, un dettaglio che ne autentica l’uso rituale.
La combinazione tra policromia rossa, doratura, lacca e patina scura non svolge quindi soltanto una funzione decorativa, ma documenta l’inserimento della scultura in un ambiente devozionale.
Il Leone delle Nevi come simbolo politico e nazionale
I SIMBOLI DELLO STATO TIBETANO riprodotti nella bandiera nazionale. Il «Leone delle nevi» (Gang sengge): bianco con la criniera verde, rappresenta il Tibet come nazione sotto il regno del 13° dalai lama (1879-1933).
Questo animale leggendario figura ugualmente sulle monete, sui biglietti di banca, sui francobolli, sulle insegne e emblemi militari. Simbolizzando il coraggio e la vittoria, rimonta all’epoca del Tibet imperiale (dal VII° al IX° secolo), in cui, solo o in coppia, orna gli stendardi militari.
Il passaggio dal contesto rituale al contesto politico non cancella il significato religioso del leone. La stessa figura può proteggere uno spazio sacro, sostenere simbolicamente il trono del Buddha, accompagnare le pratiche astrologiche e rappresentare il Tibet come comunità politica.
Il rapporto tra il Leone delle Nevi e la tigre
La Tigre e il Leone delle Nevi condividono il ruolo di animali cosmici e protettivi, ma la loro funzione simbolica è distinta. La Tigre rappresenta la fiducia, mentre il Leone delle nevi rappresenta la chiara consapevolezza.
La tigre appartiene quindi alla struttura spirituale delle Quattro Dignità come immagine di sicurezza interiore e di presenza fiduciosa; il Leone delle Nevi aggiunge a questa qualità la luminosità, la vitalità gioiosa e il potere senza paura del Dharma.
Il “Leone delle nevi” (Gang sengge): bianco con la criniera verde, rappresenta il Tibet come nazione sotto il regno del 13° dalai lama (1879-1933). Questo animale leggendario figura ugualmente sulle monete, sui biglietti di banca, sui francobolli, sulle insegne e emblemi militari.
Il leone, considerato ugualmente come il protettore di Budda, è un simbolo ricorrente nel contesto religioso tibetano.