L’espressione anello del Dalai Lama può riferirsi al percorso di pellegrinaggio e di pratica buddhista legato alla presenza del Dalai Lama, ai luoghi sacri del Tibet e alla comprensione dei dodici anelli del sorgere dipendente. In questo contesto, il termine “anello” richiama sia il cammino circolare dei pellegrini intorno ai luoghi sacri, sia la successione interconnessa di cause e condizioni che mantiene l’esistenza nel samsara.
Il divenire, o bhava, è uno dei dodici anelli della catena dell’origine dipendente (Pratītyasamutpāda), una delle dottrine chiave del Buddhismo che descrive il ciclo continuo di nascita, vita, morte e rinascita. Il divenire rappresenta il processo attraverso il quale le nostre azioni e condizioni mentali determinano il nostro futuro, sia in questa vita che nelle successive.
Il significato dell’anello nella tradizione buddhista
Secondo l’origine dipendente, ogni evento e fenomeno è condizionato da una serie di cause e condizioni precedenti. Questo ciclo è rappresentato da dodici anelli interconnessi che spiegano come la sofferenza e l’illusione si perpetuino.
Quando si inizia a studiare il Dharma, ciò che è stato insegnato dal Buddha, si comprende subito che tutto procede secondo una logica e che gli insegnamenti sono privi di contraddizione. Il primo insegnamento dato dal Buddha è stato quello delle Quattro Nobili Verità, la prima di esse è la sofferenza, ovvero le Vere Sofferenze, ma esse non sono altro che il risultato di infinite cause e condizioni: la sofferenza esiste perché necessariamente c’è la sua origine che sorge da azioni di corpo, parola e mente: le Vere Origini.
Questi quattro ritiri hanno lo scopo di approfondire le cause e le condizioni della nostra sofferenza al fine di poterla eliminare definitivamente, c’è una conseguenza che deve essere compresa e questa conseguenza viene chiarita nei 12 anelli del sorgere dipendente.
I dodici anelli dell’origine dipendente
1. Ignoranza - Avidyā
L’ignoranza è l’anello fondamentale che dà origine a tutto il ciclo della sofferenza. È l’ignoranza delle Quattro Nobili Verità e della vera natura della realtà.
Il primo dei 12 anelli, ovvero dove tutto comincia, è l’ignoranza, essa è un fattore mentale radice che ha questa definizione: “Un’assenza di conoscenza che implica una oscurazione rispetto allo stato dei fenomeni. Il suo antidoto principale è la saggezza che conosce la vacuità.”
A causa di questa confusione, noi abbiamo un enorme facilità di commettere degli errori, di produrre azioni che procurano sofferenza a noi stessi e agli altri, questi errori vengono chiamati ‘azioni non virtuose’, a causa delle nostre azioni non virtuose noi accumuliamo un karma negativo che sarà la causa della nostra sofferenza e di rinascere ancora e ancora nel Samsara, in un corpo privo di libertà a causa di karma e afflizioni.
2. Formazioni karmiche - Saṃskāra
Le formazioni karmiche sono le volizioni o le forze mentali che derivano dall’ignoranza. Questi atti volitivi creano karma che influenza le rinascite future.
Le azioni di corpo, parola e mente producono conseguenze e contribuiscono alla continuità del ciclo dell’esistenza. Le formazioni karmiche costituiscono quindi il passaggio dall’oscuramento mentale all’attività concreta.
3. Coscienza - Vijñāna
La coscienza è la consapevolezza che accompagna ogni atto mentale e fisico. La coscienza karmica condiziona la rinascita e la continuità dell’esistenza.
In questa sequenza la coscienza non viene considerata come un’entità indipendente, ma come un elemento condizionato dalle formazioni karmiche e capace, a sua volta, di condizionare il nome e la forma.
4. Nome e forma - Nāma-rūpa
Nome e forma rappresentano la combinazione di elementi mentali e fisici che costituiscono l’individuo. Questo anello descrive l’integrazione di mente e corpo.
Il termine indica quindi l’insieme dei fattori mentali e corporei attraverso i quali l’esperienza individuale prende forma e si sviluppa.
5. Sei sensi - Ṣaḍāyatana
I sei sensi includono vista, udito, olfatto, gusto, tatto e mente. Sono i canali attraverso i quali percepiamo il mondo esterno.
La mente è considerata il sesto senso perché entra in rapporto con pensieri, immagini, ricordi e contenuti mentali, proprio come gli altri sensi entrano in rapporto con i rispettivi oggetti.
6. Contatto - Sparśa
Il contatto è l’incontro tra i sensi e i loro oggetti. Questo incontro genera esperienza sensoriale.
Il contatto costituisce il momento in cui una facoltà sensoriale, un oggetto e la coscienza corrispondente si incontrano, creando le condizioni per la nascita della sensazione.
7. Sensazione - Vedanā
La sensazione è la risposta immediata al contatto, che può essere piacevole, spiacevole o neutra.
La sensazione, da sola, non coincide ancora con il desiderio o con l’attaccamento, ma diventa il punto in cui la mente può reagire attraverso attrazione, rifiuto o indifferenza.
8. Desiderio - Tṛṣṇā
Il desiderio è la brama che sorge in risposta alle sensazioni. È un desiderio di esperienze piacevoli e un’avversione per quelle spiacevoli.
La brama trasforma la semplice esperienza in una ricerca di ciò che piace e in un tentativo di allontanare ciò che dispiace. In questo modo la sensazione diventa una condizione per la prosecuzione del ciclo.
9. Attaccamento - Upādāna
L’attaccamento è il processo di aggrapparsi ai desideri. Questo perpetua il ciclo della sofferenza.
L’attaccamento consolida le preferenze e le avversioni, rafforzando l’identificazione con pensieri, esperienze, opinioni e forme di esistenza.
10. Divenire - Bhava
Il divenire è il processo di formazione delle condizioni future in base alle nostre azioni, pensieri e desideri attuali. Questo anello rappresenta la preparazione per la rinascita.
È il momento in cui le tendenze karmiche e l’attaccamento costruiscono le condizioni per una nuova forma di esistenza. Per questo il bhava rappresenta un passaggio centrale nella comprensione dell’anello del Dalai Lama inteso come ciclo dell’esistenza e della pratica di liberazione.
È molto semplice comprendere che eliminando l’ignoranza elimineremo la possibilità del sorgere di tutte le le altre condizioni che ci procurano sofferenza, ovvero potremmo ottenere il nirvana o addirittura l’illuminazione uscendo quindi dal Samsara.
11. Nascita - Jāti
La nascita è l’inizio di una nuova esistenza. Questo anello rappresenta l’inizio del ciclo di vita e morte.
La nascita non indica soltanto l’ingresso in una nuova vita, ma anche il manifestarsi di una particolare configurazione di condizioni, identità, esperienze e possibilità.
12. Vecchiaia e morte - Jarā-maraṇa
Vecchiaia e morte sono gli inevitabili processi di decadimento e fine dell’esistenza fisica. Questo anello rappresenta la sofferenza finale che completa il ciclo.
La vecchiaia e la morte comprendono il decadimento, la separazione, la perdita e le altre forme di sofferenza legate alla condizione impermanente dell’esistenza.
| Numero | Anello | Significato essenziale |
|---|---|---|
| 1 | Ignoranza | Oscurazione rispetto alla vera natura dei fenomeni |
| 2 | Formazioni karmiche | Volizioni e forze mentali che producono karma |
| 3 | Coscienza | Consapevolezza che accompagna gli atti mentali e fisici |
| 4 | Nome e forma | Integrazione di elementi mentali e fisici |
| 5 | Sei sensi | Canali della percezione, compresa la mente |
| 6 | Contatto | Incontro tra sensi e oggetti |
| 7 | Sensazione | Risposta piacevole, spiacevole o neutra al contatto |
| 8 | Desiderio | Brama verso ciò che piace e avversione per ciò che dispiace |
| 9 | Attaccamento | Aggrapparsi ai desideri |
| 10 | Divenire | Formazione delle condizioni future |
| 11 | Nascita | Inizio di una nuova esistenza |
| 12 | Vecchiaia e morte | Decadimento e fine dell’esistenza fisica |

La formula dell’origine dipendente
La relazione tra gli anelli viene espressa attraverso una formula che sottolinea la dipendenza reciproca dei fenomeni:
A causa dell’esistenza di questo, sorge quello. A causa della produzione di questo, quello è prodotto.
Questa formulazione mostra che gli anelli non sono elementi isolati, ma parti di una sequenza nella quale ogni condizione contribuisce alla manifestazione di quella successiva. Comprendere questo meccanismo significa osservare come la sofferenza venga prodotta e in quale punto sia possibile interromperne la continuità.
Il divenire e la liberazione dal samsara
Nel Buddhismo, l’obiettivo ultimo è la liberazione dal ciclo del divenire e della sofferenza, raggiungendo il Nirvana. Questo stato di illuminazione è caratterizzato dalla cessazione di tutte le forme di attaccamento e ignoranza, rompendo così il ciclo dell’origine dipendente.
Questi due primi anelli sono di fondamentale importanza per capire come possiamo fare per essere persone felici.
La comprensione dell’origine dipendente non è soltanto uno studio teorico, ma diventa uno strumento per riconoscere il modo in cui pensieri, emozioni, azioni e conseguenze si collegano nella vita quotidiana.
Pratiche per comprendere e trasformare il divenire
- Meditazione: La meditazione aiuta a sviluppare la consapevolezza e la comprensione delle proprie azioni, pensieri e desideri, permettendo di vedere come questi influenzano il divenire.
- Osservazione dell’impermanenza: Riflettere sull’impermanenza di tutte le cose aiuta a ridurre l’attaccamento e a vivere più pienamente nel presente.
- Vita etica: Seguire i precetti etici del Buddhismo contribuisce a creare karma positivo e a interrompere il ciclo del divenire negativo.
- Studio degli insegnamenti: Approfondire la comprensione dell’origine dipendente e degli altri insegnamenti buddhisti fornisce una base teorica per la pratica e la trasformazione personale.
Questi ritiri sono adatti a tutti coloro che vogliono intraprendere questa analisi in modo dettagliato, ed è di beneficio sia per coloro che si avvicinano allo studio del Dharma sia per coloro che hanno già familiarità di questi argomenti e vogliono approfondire la loro pratica di meditazione.
Questi ritiri sono molto utili a chi possiede una buona pratica di meditazione, sono anche molto indicati per coloro che riavvicinano a questa disciplina.
Il ritiro comprenderà sessioni di meditazione sedute e meditazione camminate, spiegazioni di vario genere e nel pomeriggio ci sarà una sessione dedicata alle domande.
Per tutto l’intero ritiro sarà mantenuto il Nobile Silenzio.
La natura interdipendente
Comprendere la natura interdipendente ci porta a riconoscere che nulla esiste in isolamento. La nostra esistenza, le nostre esperienze e persino i nostri pensieri sono interconnessi con il mondo circostante.
La consapevolezza dell’interdipendenza ci aiuta a sviluppare empatia e compassione, riconoscendo che la sofferenza e la felicità degli altri sono strettamente legate alle nostre.
Questo principio ci invita a vivere in modo più etico e responsabile, sapendo che ogni nostra azione può contribuire al benessere o alla sofferenza dell’intera rete della vita.
L’anello del Dalai Lama tra Tibet, pellegrinaggio e pratica
Dharamsala è una città relativamente piccola nel nord dell’India, diventata famosa come sede in esilio del Dalai Lama tibetano.
Dharamshala è il centro del Buddhismo e l’esilio del 14° Dalai Lama tibetano dal 1959. Sua Santità è anche il riferimento per una grande comunità di rifugiati tibetani.
Da Dharamsala si raggiunge in autobus McLeod Ganj, sede del Dalai Lama, luogo di studio e di interesse turistico.
La zona è anche adatta per escursioni e trekking, con viste sulla città di Dharamsala.

Lhasa e il percorso sacro del Barkhor
Il Potala è l’ex residenza invernale dei Dalai Lama, uno degli edifici più maestosi e impressionanti dell’intera Asia, al quale si accede percorrendo una lunga scalinata.
L’edificio, costruito in pietra, legno e terra è immenso, e i suoi tredici piani custodiscono oltre mille stanze e diecimila cappelle.
Il Palazzo Potala è un complesso imponente, costruito nel 637 come sede del palazzo reale di Re Songtsan Gampo. Ricostruito nel 1645 è diventato la residenza del Dalai Lama. All’interno ospita numerose opere d’arte e tesori.
Il tempio di Jokhang è il cuore più antico di Lhasa. Con Tsong Khapa, fondatore della Setta dei berretti gialli Gelugpa, il monastero divenne il centro spirituale del Tibet.
Al suo interno si trovano più di 300 statue, tra le quali quella dorata del XVII secolo che raffigura Sakyamuni, alta 26 metri, e al primo piano statue del VII secolo del re Songtsan Gampo.
Il Barkhor è un anello di circa ottocento metri, lungo il quale i fedeli, giunti in pellegrinaggio a Lhasa anche da regioni lontanissime, camminano in senso orario compiendo prostrazioni e facendo ruotare i mulini di preghiera mentre recitano la formula sacra “Om mani padme um”.
All’esterno del Jokhang si sviluppa l’antico percorso di pellegrinaggio, dove i fedeli avanzano in senso orario facendo girare le ruote di preghiera.
Passeggiare lungo questo anello significa entrare nel cuore della vita quotidiana tibetana, tra bancarelle di oggetti religiosi, tessuti tradizionali e piccoli caffè.
I grandi monasteri del Dalai Lama e della tradizione tibetana
Drepung era un tempo un’importante comunità monastica fondata nel XV secolo.
Sera, a cinque chilometri da Lhasa, è un grande complesso monastico famoso per gli studi e gli insegnamenti tantrici che venivano impartiti agli oltre settemila monaci.
Con un po’ di fortuna durante la visita si potrà assistere al dibattito dei monaci nel cortile del monastero, un momento di vivace confronto dialettico che consente agli studenti, interrogandosi reciprocamente, di disputare intorno alle questioni religiose.
Il Monastero di Samye, nella valle del fiume Brahmaputra, fu fondato nell’VIII secolo sotto il regno di Trisong Detsen ed è il primo monastero buddhista del Tibet e uno dei luoghi chiave per la diffusione del buddhismo nella regione.
La sua struttura, ispirata ai modelli indiani e arricchita da influenze tibetane e cinesi, è organizzata secondo uno schema simbolico che richiama il mandala buddhista, con il tempio centrale a rappresentare il Monte Meru.
Il complesso è racchiuso da un perimetro quadrangolare con 108 chörten e conserva ancora oggi un’atmosfera autentica e raccolta.
Un itinerario tra Lhasa, Gyantsé e le montagne sacre
Un viaggio in Tibet unisce la visita di Lhasa e dei suoi dintorni fino a raggiungere Gyantsé e Xigatsé, nella provincia di Tsang.
L’altopiano tibetano, chiuso a sud dalla catena dell’Himalaya, oscilla fra i 3500 e i 5000 metri.
È necessario un ottimo spirito di adattamento per i disturbi dovuti all’altitudine elevata, per i lunghi trasferimenti su strade non sempre in buone condizioni, per le modeste sistemazioni alberghiere e per la cucina povera.
Il circuito comprende il Palazzo del Potala, il Tempio di Jokhang, il Monastero di Sera, il Monastero di Samye, il Lago Yamdrok e il Monastero di Pelkor Chode.
Il lago Yamdrok, a 4.488 metri di altitudine, è uno dei principali laghi sacri del Tibet. Le sue acque, dalle intense tonalità turchesi, si estendono tra le montagne creando un contrasto netto con il cielo e le cime circostanti, in uno scenario di grande impatto.
Il Monastero di Pelkor Chode, costruito nel XV secolo, rappresenta un raro esempio di convivenza tra diverse tradizioni del buddhismo tibetano, come le scuole Sakyapa, Gelugpa e Kadampa.
Il complesso è inoltre celebre per la Kumbum, uno stupa a più livelli unico nel suo genere, articolato su nove piani e composto da 108 cappelle riccamente decorate con statue, affreschi e immagini di divinità e maestri spirituali.

Il Kailash e il senso del periplo sacro
Nell’Anno del Cavallo, che nel calendario tibetano cade ogni 12 anni, realizzare un “kora” attorno al Kailash equivale a farne 13.
Un solo “kora” è in grado di cancellare i peccati, ma accumularne 13 significa arrivare più vicini al Nirvana; quest’anno, la grande montagna richiamerà pellegrini buddisti da ogni angolo dell’India, del Nepal, e carovane dalle più lontane regioni del Tibet.
I monasteri intorno alla montagna diventeranno il cuore pulsante della religiosità buddista; un’occasione unica per avvicinare la straordinaria spiritualità che da sempre avvolge le montagne dell’Himalaya.
Un’occasione unica per vivere il Tibet più autentico e la cultura buddista, in un viaggio avventuroso che da Kathmandu, capitale del Nepal, porterà a Lhasa e, percorrendo tortuose strade tra le montagne, raggiungerà antichi monasteri e villaggi arroccati tra le valli himalayane, fino alla gemma turchese del lago Manasarovar, a quota 4520 metri, in cui si specchia il Kailash.
Questo è uno dei luoghi più sacri del pianeta, pervaso da un’atmosfera capace di suggestionare anche il più scettico dei viaggiatori.
In tre giorni di affascinante trekking, si può compiere il periplo della montagna insieme a una moltitudine di monaci e pellegrini buddisti, condividendo questo momento unico in uno degli scenari naturali più affascinanti del pianeta.
È un viaggio straordinario, ma impegnativo per i lunghi trasferimenti, le altitudini elevate che nella zona del lago Manasarovar e del Kailash variano dai 4500 ai 5600 metri, l’inesistenza o inadeguatezza delle strutture alberghiere che comporta la sistemazione in campi tendati nelle regioni più isolate.
In cambio, si potrà essere partecipi di un evento unico e avvicinare popolazioni antiche, spesso ancora isolate dal progresso e dal turismo, che in questa occasione lasciano i loro villaggi per compiere il periplo della montagna e avvicinarsi all’eternità.
I monaci tibetani hanno appena RIVELATO il terrificante segreto dietro il monte Kailash: è sciocc...
Condizioni fisiche, altitudine e adattamento
L’itinerario è rivolto a persone dotate di ottimo spirito di adattamento e in buone condizioni fisiche.
A luglio e agosto, nel corso della stagione monsonica, possono rendersi necessarie modifiche nel percorso di avvicinamento al Kailash, a causa delle difficoltà di passaggio dei corsi d’acqua o di eventuali smottamenti dovuti alle piogge, che possono comportare deviazioni e ritardi.
In altitudine lo sbalzo di temperatura tra il giorno e la notte è elevato. Durante il giorno l’irradiazione solare è molto forte, ma possono verificarsi repentini abbassamenti di temperatura in presenza di vento o annuvolamenti.
Non sono inoltre da escludere sporadiche e brevi nevicate. Luglio e agosto coincidono con la stagione monsonica caratterizzata da cielo coperto e piogge anche intense, generalmente la notte e la mattina.
Gli itinerari sono previsti su strade impegnative e spesso sterrate, ad altitudini elevate e in condizioni climatiche a volte disagevoli.
Le altitudini elevate e la conseguente rarefazione dell’aria rallentano l’andatura dei mezzi anche dovuta a continui problemi di carburazione. Per questo anche le distanze più modeste possono comportare numerose ore di viaggio.
La quota a volte, nonostante gli itinerari prevedano il migliore acclimatamento possibile, può generare piccoli malesseri, come mal di testa, debolezza diffusa, insonnia e leggera nausea, dovuti a un naturale processo di adattamento dell’organismo alla diminuzione di ossigeno.
Affrontare questo straordinario viaggio significa vivere esperienze non abituali e sopportare alcuni disagi logistici, sicuramente accettabili, in cambio di realtà e paesaggi altrimenti non raggiungibili.
Basta saper rinunciare al comfort dei viaggi classici, avere una buona condizione fisica e un sentito spirito di adattamento e collaborazione.