Nel Dzogchen, la chiara luce è la natura vuota, luminosa e cognitiva della mente: non è una luce materiale né un’esperienza sensoriale, ma la dimensione fondamentale nella quale la mente è naturalmente pura e capace di conoscere. La chiara luce è anche il potenziale per diventare un Buddha, perché la natura della mente è priva delle contaminazioni passeggere che oscurano la consapevolezza.
Lo Dzogchen, o Grande Perfezione, indica direttamente la natura di Buddha e la conoscenza non-concettuale di questa stessa dimensione. La pratica consiste nel riconoscere il rigpa, la consapevolezza pura e incontaminata, e nel rimanere nella sua presenza senza costruire artificialmente uno stato meditativo.
Che cosa significa “chiara luce”
Quando vi trovate nello spazio, la consapevolezza della vacuità è la chiara luce. La chiara luce abita la vacuità. “Chiara” si riferisce all’aspetto vuoto, e “luce” all’aspetto cognitivo.
Il significato di “chiara luce” è la vacuità della mente. Questa espressione si riferisce a proprio a questo, alla vacuità della mente. Ed è in questo che risiede il potenziale per diventare un buddha.
La mente che non possiamo vedere, che è prima di forma ma che esiste, che per la sua natura di chiarezza svolge la funzione di percepire gli oggetti, quella mente, che è anche vuota di esistenza intrinseca.
La natura della mente è la chiara luce. In tibetano si dice ösel.
La mente è vuota di quell’allucinazione; è vuota del modo in cui ci appare, della nostra mente allucinata e del modo in cui la nostra mente allucinata crede che esista.
Lo Dzogchen e la Grande Perfezione Naturale
Dzogchen significa “Grande Perfezione Naturale”, ed è questa la visione che sta alla base dell’intera tradizione e di tutte le sue pratiche.
Lo Dzogchen rappresenta sia il cuore degli insegnamenti spirituali della tradizione Bönpo. La loro essenza consiste nell’esperienza diretta della Natura della Mente - l’aspetto totalmente puro e illuminato della nostra mente - e della conoscenza non-concettuale (rigpa) di questa stessa dimensione.
Il Dzogchen rappresenta il culmine della scuola Nyinmga del buddismo tibetano. Si tratta di un’antica tradizione orale giunta in Tibet dall’India nel VII secolo d.C.
Lo dzogchen (rdzogs-chen, la grande completezza) è un sistema avanzato di pratica Mahayana che conduce all’illuminazione. Si trova principalmente nelle tradizioni Nyingma e Bon, ma compare anche come pratica supplementare in alcune tradizioni Kagyu, quali la Drugpa, la Drigung e la Karma Kagyu.
Sebbene tutte le pratiche buddiste contemplative conducano in ultima analisi alla stessa luce chiara, la meditazione Dzogchen è speciale. Essa indica direttamente l’illuminazione, la nostra natura di Buddha, Kuntuzangpo.
È un percorso non dualistico diretto che procede dall’alto verso il basso, scendendo dall’alto, anziché svilupparsi dal basso verso l’alto come nella maggior parte delle altre tradizioni buddiste.
Non si tratta di evolversi attraverso diverse fasi, ma di riconoscere la nostra innata presenza pura e la nostra natura di Buddha. Per questo motivo, la meditazione Dzogchen è definita «l’apice di tutti i veicoli».
È la pratica gemella del Mahamudra, che segue invece un approccio dal basso verso l’alto.
Chiara luce, vacuità e natura di Buddha
Da questo punto di vista, tutto ciò che riguarda il nostro corpo, la nostra mente e i nostri sensi è impermanente; come bolle di sapone, o una candela al vento, come un sogno.
Tutto ciò che è dentro di noi è anche ugualmente divino; persino i cinque veleni o emozioni oscuranti (avidità, odio, illusione, orgoglio e gelosia) non sono altro che luce, manifestazioni della consapevolezza di saggezza.
Poiché lo Dzogchen è un percorso diretto, tutto viene visto alla luce della Perfezione.
Le Cinque Perfezioni lo illustrano in dettaglio: questo è il momento perfetto, il luogo perfetto, il maestro perfetto, l’insegnamento perfetto e l’allievo perfetto.
Puoi vedere la tua natura di Buddha, proprio ora. Si tratta di passare da qui al vero “qui”; siamo già lì mentre ci arriviamo.
Ci risvegliamo dal torpore onirico della rete di default e dalla nostra percezione limitata ed egocentrica. Passiamo dall’attaccamento e dall’avversione, dalla cecità alla vera visione. E vediamo il Buddha in ogni persona e in ogni cosa.
Siamo tutti Buddha, ma abbiamo tutti bisogno di una messa a punto! E la meditazione Dzogchen è il modo in cui ci mettiamo a punto.
Chiara luce significa che c’è il potenziale per diventare un buddha e questo vuol dire che tutti possono raggiungere l’illuminazione.
In alcune altre tradizioni viene chiamato il dharmakaya stesso, il buddha. Il modo di etichettarlo in alcune tradizioni è “buddha” o “dharmakaya”.
Nella tradizione di Lama Tsongkhapa, come spiegato dal Buddha o da Nagarjuna, è il potenziale per diventare un buddha.
Tuttavia, è il potenziale per diventare un buddha.
La mente come chiarezza e consapevolezza
Mente, nel buddhismo, indica l’attività mentale, non una “cosa” quale agente di quell’attività o uno “strumento” che un “io” usa per impegnarsi in essa.
La definizione di mente descrive l’attività da due punti di vista - pertanto, i due aspetti della descrizione sono funzioni simultanee, non sequenziali:
- l’attività mentale del produrre o del dare origine (‘char-ba) ad apparenze cognitive (snang-ba);
- l’attività mentale dell’impegnarsi (‘jug-pa) cognitivamente nelle apparenze cognitive.
Il primo aspetto è solitamente tradotto come chiarezza (gsal) e il secondo come consapevolezza (rig).
Le apparenze cognitive non si riferiscono alle apparenze di cose “là fuori”, che possiamo o non possiamo notare e conoscere. Si riferiscono a come esse appaiono “alla mente” quando le conosciamo.
In un certo senso, sono come ologrammi mentali. Ad esempio, in una cognizione non-concettuale sensoriale quale il vedere compaiono forme colorate, che sono semplicemente rappresentazioni mentali (snang-ba, parvenze mentali) o derivati mentali (gzugs-brnyan, riflessi mentali) di un istante di forme colorate.
Nella cognizione concettuale appare una rappresentazione mentale dell’oggetto convenzionale - come una mano, ad esempio - le cui forme colorate di quel momento sono gli oggetti del senso della vista.
La sequenza delle rappresentazioni mentali di una mano che ogni secondo è un centimetro più a destra ci appare come movimento.
In altre parole, le apparenze cognitive esistono unicamente nel contesto dell’attività mentale. Non necessariamente sono chiare o a fuoco.
Inoltre, le apparenze cognitive non si riferiscono semplicemente alle immagini che appaiono “nella mente” quando conosciamo gli oggetti visibili con i nostri occhi.
Si riferiscono anche alle apparenze cognitive o alle insorgenze (shar-ba) di suoni, odori, sapori, sensazioni fisiche, pensieri, emozioni e così via.
Dopotutto, è l’attività mentale che fa sorgere una sequenza di suoni di consonanti e vocali come parole e frasi.
L’impegnarsi cognitivamente con le apparenze cognitive può avvenire in qualsiasi modo: vedendole, udendole, pensandole o sentendole, e non ha bisogno di essere cosciente o con comprensione.
Può includere l’ignorare qualcosa e l’essere confusi al riguardo.
La definizione aggiunge anche la parola soltanto (tsam): essa implica che l’attività mentale avvenga senza che un agente concreto, un “io”, la faccia accadere.
Ciò implica anche che le contaminazioni passeggere non siano la caratteristica peculiare di tale attività.
La natura superficiale (kun-rdzob, convenzionale) dell’attività mentale si limita a produrre le apparenze cognitive e impegnarsi in esse; la sua natura più profonda (don-dam, ultima) è la sua vacuità.
Inoltre, l’attività mentale è individuale e soggettiva. La mia visione di un’immagine e la mia sensazione di felicità non sono le vostre.
Oltre a ciò, il buddhismo non afferma una mente universale di cui tutti facciamo parte, cui tutti possiamo accedere o con cui i nostri continua mentali (flussi mentali) si fondono quando conseguiamo la liberazione o l’illuminazione.
Anche quando è illuminato, il continuum mentale di ogni Buddha conserva la sua individualità.
Sem, rigpa e consapevolezza pura
L’attività mentale avviene su due livelli: con consapevolezza limitata (sems) e con consapevolezza pura (rig-pa).
Dato che molti studenti occidentali hanno già familiarità con i termini corrispondenti in tibetano, li useremo per facilitare la discussione.
| Termine | Descrizione |
|---|---|
| Sem | attività mentale limitata da contaminazioni passeggere. |
| Rigpa | attività mentale priva di tutte le macchie di oscuramento passeggere. |
Il sem può essere concettuale o non-concettuale e, in entrambi i casi, è sempre contaminato. Il rigpa, invece, è esclusivamente non-concettuale; lo è in modo più puro del sem non-concettuale, e non è mai contaminato da nessuna delle due serie di oscuramenti.
Poiché l’attività mentale, sia essa limitata o pura, è naturalmente priva di contaminazioni passeggere, il rigpa è lo stato naturale del sem.
Così, il rigpa, con la sua natura essenziale che consiste nell’essere privo di ogni contaminazione, può essere riconosciuto come la base di ogni istante della nostra cognizione.
Lo dzogchen è quindi un metodo di pratica che, basato sul bodhicitta e sulla cognizione non-concettuale della vacuità, ci consente di riconoscere il rigpa e rimanere per sempre al suo livello di attività mentale, libera da ogni oscuramento.
In questo modo, nel rigpa diventa pienamente operativa la “grande completezza” (dzogchen) di tutte le qualità illuminanti per il beneficio degli altri.
Chiara luce e rigpa: somiglianze e differenze
Inoltre, il rigpa non è un esatto equivalente della chiara luce. Piuttosto, è una sua parte.
Diversi gradi di non-contaminazione
Il livello della mente di chiara luce è naturalmente privo di livelli più grossolani di attività mentale, quelli in cui si verificano la cognizione concettuale e le contaminazioni passeggere delle emozioni e degli atteggiamenti disturbanti.
Prima dell’illuminazione, però, l’attività mentale di chiara luce non è priva delle abitudini dell’afferrarci alla vera esistenza, che possono essere designate o etichettate su di essa.
Quando la chiara luce è manifesta, tuttavia, queste abitudini non fanno sì che l’attività di chiara luce crei apparenze discordanti (duali) di vera esistenza (gnyis-snang), né le impediscono di conoscere le due verità simultaneamente (apparenze e vacuità) - sebbene tali abitudini lo facciano quando i livelli della mente più grossolani sono attivi.
Il rigpa, d’altro canto, è privo persino delle abitudini dell’afferrarci alla vera esistenza. È lo stato naturale della mente, totalmente incontaminato.
La differenza in termini di riconoscibilità
L’attività mentale di chiara luce e il rigpa sono simili per quanto concerne il fatto che, mentre sono in funzione, i livelli più grossolani dell’attività mentale non funzionano.
Accedere alla mente di chiara luce e riconoscerla richiede un arresto attivo dei livelli più grossolani dell’attività mentale, mediante la dissoluzione dei venti-energia che supportano quei livelli.
Il rigpa è riconoscibile senza che, come metodo per riconoscerlo, si debbano attivamente arrestare i livelli più grossolani dell’attività mentale e del vento-energia.
Una volta riconosciuto il rigpa e avuto accesso a esso, tuttavia, i livelli più grossolani smettono automaticamente di funzionare.
La differenza in termini di profonda auto-consapevolezza
I sistemi non-dzogchen, in particolare quello Gelug, differenziano la chiara luce che è oggetto (yul) dalla chiara luce cognitiva (yul-can, soggetto).
La chiara luce che è oggetto è l’effettiva natura vuota (chos-nyid) della chiara luce, mentre la chiara luce cognitiva è l’attività mentale stessa della chiara luce, un fenomeno avente come sua natura (chos-can) la chiara luce che è oggetto.
L’attività mentale della chiara luce non è necessariamente consapevole della propria natura vuota; un esempio di ciò è la mente di chiara luce sperimentata al momento della morte ordinaria.
Anche quando, come spiega il maestro Gelug del XV secolo Kedrub Norzang-gyatso (mKhas-grub Nor-bzang rgya-mtsho), l’attività mentale di chiara luce dà naturalmente origine a un aspetto cognitivo simile a quello che sorge nella cognizione non-concettuale della vacuità, in ogni caso tale aspetto non sorge in modo automatico con una comprensione della vacuità - come anche nel caso della morte ordinaria.
Inoltre, anche quando la profonda auto-consapevolezza (rang-rig ye-shes) della propria natura vuota è presentata come una qualità naturale della chiara luce, come nei sistemi Sakya e Kagyu, essa non è sempre operativa - come nel caso della morte ordinaria.
Pertanto, la pratica dell’anuttarayoga mira a raggiungere, in meditazione, una chiara luce cognitiva che sia pienamente consapevole della propria natura - di chiara luce che è oggetto.
Il rigpa, d’altra parte, è consapevole in modo innato della propria natura vuota. Quando vi accediamo, automaticamente è pienamente consapevole della sua stessa natura.
In termini dzogchen, conosce il proprio volto (rang-ngo shes-pa).
Rigpa brillante e rigpa dell’essenza
Sul sentiero proviamo a riconoscere due tipi di rigpa: dapprima il rigpa brillante (rtsal-gyi rig-pa), e poi il soggiacente rigpa dell’essenza (ngo-bo’i rig-pa):
- rigpa brillante - l’aspetto del rigpa che attivamente dà origine ad apparenze cognitive;
- rigpa dell’essenza - lo spazio aperto (klong) cognitivo o la sfera (dbyings) cognitiva soggiacente, che consente l’attiva produzione e cognizione delle apparenze cognitive.
Entrambi i tipi di rigpa sono sempre rigpa - ciò significa che entrambi sono attività mentali: la consapevolezza naturalmente pura e incontaminata di qualcosa.
Le apparenze cognitive sono il gioco (rol-pa, manifestazione) del rigpa dell’essenza.
Quando sono conosciute mediante il sem sembra che non esistano in questo modo e, dunque, sono ingannevoli.
La triade di visione, meditazione e azione
Il fondamento di tutti i fenomeni del samsara e del nirvana è la mente innata fondamentale della luce chiara, e questi fenomeni ne costituiscono lo splendore o la manifestazione.
Nello Dzogchen, la triade composta da Visione, Meditazione e Azione ci offre il fondamento, la pratica e il risultato dello Dzogchen, tutto in uno.
La visione
La nostra visione è immediata, aperta, come il cielo, così com’è, onnicomprensiva. Non c’è né dentro né fuori, né inizio né fine.
Non esiste un percorso verso l’illuminazione, eppure non idealizziamo eccessivamente l’illuminazione né la rimandiamo.
Ci limitiamo a guardare nello specchio della consapevolezza nuda e nuda e vediamo la nostra natura di Buddha innata, o tathāgatagarbha.
Percorriamo il sentiero mentre già riposiamo nel frutto, tenendo sempre presente questa Visione.
La meditazione
La nostra meditazione è meditazione naturale: ci rilassiamo, restiamo aperti, lasciamo che le cose accadano, portiamo chiarezza e intuizione, e vediamo la natura senza proprietario di tutto ciò che sperimentiamo.
Siamo una montagna, immutabile di fronte alle condizioni.
La meditazione naturale, o non-meditazione, è la base di tutte le altre meditazioni, che si tratti di trekchö, tögal, osservazione del cielo o Kuntuzangpo.
Ci affidiamo al respiro naturale, al corpo naturale e alla mente naturale.
Non servono asana particolari e non cerchiamo di concentrare la mente su un unico oggetto.
Non stiamo cercando di annientare l’ego, ma piuttosto di entrare in contatto con la presenza pura e vuota, con l’Attualità luminosa e aperta.
La meditazione Dzogchen non riguarda le fasi di concentrazione, di assorbimento o di realizzazione, a differenza di altri sistemi e dei tipici corsi di meditazione.
Ho scoperto che la concentrazione c’è, ma non è focalizzata su un singolo oggetto: abbraccia tutti gli oggetti possibili.
L’azione
Il frutto della pratica, la nostra Azione nel mondo, riflette la nostra Visione e la nostra Meditazione.
È ciò che serve, reattiva, spontanea, naturale.
La meditazione naturale
La meditazione naturale Dzogchen, o “non-meditazione”, è la colonna portante di tutte le altre forme.
Le istruzioni di base sono le seguenti:
- Semplicemente sedersi: non c’è bisogno di assumere una posizione particolare, né di sforzare il corpo, né di cercare di raggiungere un obiettivo. Basta sedersi comodamente.
- Semplicemente respirare: concentrati sul tuo respiro mentre fa espandere e contrarre l’addome e il torace.
- Semplicemente essere: osserva ciò che accade nel tuo corpo e nella tua mente, senza cercare di modificarlo in alcun modo. Sii consapevole, sii presente.
Innanzitutto, è utile sapere che nel buddismo tibetano ogni sessione di meditazione si articola in tre fasi:
- Inizio: ci sediamo, ci sistemiamo, respiriamo, rilassiamo il corpo e ci concentriamo su noi stessi. Facciamo alcuni respiri profondi. Percepiamo il nostro respiro, il nostro battito cardiaco, il contatto del nostro corpo con la sedia e il pavimento. Questa fase dura alcuni minuti.
- Fase centrale: è in questo momento che intensifichiamo la nostra pratica e passiamo alla tecnica principale. Questa fase dura quanto volete.
- Conclusione: lasciamo andare ogni sforzo e restiamo semplicemente seduti per qualche minuto. Inviamo benevolenza e compassione a noi stessi e all’umanità.
Puoi utilizzare queste fasi per strutturare la tua meditazione.
Trekchö: riconoscere la natura dei fenomeni
Nel Trekchö, iniziamo con la Meditazione Naturale per poi addentrarci più in profondità.
Trekchö significa «vedere oltre», «essere oltre».
Man mano che i fenomeni vanno e vengono nella nostra consapevolezza, li guardiamo oltre, prestiamo loro un’attenzione squisita, li penetriamo, ne vediamo la natura illusoria.
Siamo oltre di essi, li sentiamo pienamente, rendendoci conto che non sono separati dalla nostra stessa identità.
Mi piace classificare i fenomeni utilizzando la tassonomia di Shinzen Young:
- Immagini mentali
- Suoni mentali
- Sensazioni corporee emotive
- Sensazioni fisiche
- Attrazioni turistiche nei dintorni
- I suoni nell’ambiente oppure qualsiasi combinazione di quanto sopra.
A quanto mi risulta, nel Trekchö possiamo lavorare su tutti questi fenomeni, senza eccezioni.
Così facendo, scopriamo che sono impermanenti, fugaci e che non c’è nessuno che li sperimenti.
Sono anche un modo per noi di scoprire il Kuntuzangpo, poiché tutti i fenomeni sorgono e svaniscono nella consapevolezza pura e nuda, ovvero nella pura presenza, e noi siamo quella pura presenza.
Sperimentare questo si chiama consapevolezza del Dharmakaya.
Kuntuzangpo e totalità della presenza
Ora entra in contatto con la pienezza attraverso tutti i tuoi sensi, al di là della luce e dell’oscurità, del dolore e del piacere, del perfetto e dell’imperfetto, dell’esterno e dell’interno, di me e dell’altro.
In ogni battito di ciglia, in ogni respiro, il tuo corpo e i tuoi sensi racchiudono ogni cosa.
Osserva tutti i fenomeni - immagini, suoni, pensieri, emozioni - scorrere nel flusso della consapevolezza, mentre lo sfondo fondamentale rimane immutato.
Irradia la consapevolezza verso l’esterno e abbraccia ogni cosa.
Osservazione del cielo
Lo scopo dell’osservazione del cielo è quello di metterci in contatto con l’“infinito esterno”: la Grande Perfezione Naturale così come si manifesta intorno a noi.
Pratichiamo con gli occhi aperti. Sebbene sia possibile praticarla guardando il cielo, il nome stesso non significa letteralmente “fissare il cielo”.
Significa mantenere una consapevolezza aperta con gli occhi aperti.
È possibile praticarla ovunque ci si trovi e indipendentemente da ciò che ci circonda, che ci sia o meno il cielo.
Detto questo, spazi naturali come il cielo, i laghi e le colline ondulate possono favorire questa meditazione e offrire immagini piacevoli.
Dopo la fase iniziale, apri gli occhi e fissa delicatamente un punto all’altezza degli occhi.
Allarga la tua percezione sensoriale e mantieni una consapevolezza aperta e spaziosa.
Accogli tutto ciò che ti giunge attraverso i sensi e cerca di viverlo tutto in un unico istante.
Perditi il senso della distanza, del tempo e dei punti di riferimento. Non aggrapparti a nulla.
Cerca di essere consapevole dell’intera Grande Perfezione Naturale, dell’intero susseguirsi delle esperienze interiori ed esteriori mentre sorgono e svaniscono.
Tutto va e viene dentro di te. Non il tuo “io” piccolo, ma il tuo “io” Kuntuzangpo.
Questo ricettacolo è oceanico, sconfinato, limpido, trasparente. È infinito, senza fondamento, l’uno oltre l’uno.
È il fondamento di tutte le dualità, colui che libera tutto.
Rilassati semplicemente in questa pura consapevolezza aperta, tenendo gli occhi aperti e guardando verso l’orizzonte.
Questo è lo “skygazing”.
Tögal e manifestazione della luminosità
Il Tögal rappresenta l’apice della pratica dello Dzogchen, eppure è difficile trovare istruzioni chiare al riguardo, poiché i custodi del lignaggio lo hanno in gran parte tenuto segreto.
“Il trekchö consiste semplicemente nel riconoscere che la propria essenza innata è vuota. Il tögal consiste nel riconoscere che la manifestazione naturale è spontaneamente presente. Non sono una nostra creazione; non sono il risultato della pratica. Né nel trekchö né nel tögal si immagina alcunché.
“Senza aver raggiunto il trekchö, non è possibile passare direttamente al tögal.” Tulku Urgyen Rinpoche
In pratica, ci vuole molta esperienza nella meditazione per riuscire semplicemente a riposare nello stato di tögal, e ti consiglio di dedicarti prima alle altre pratiche dello Dzogchen.
Lo svolgimento del Tögal viene presentato anche come familiarizzazione con le manifestazioni dinamiche della luminosità naturale della Natura della Mente, la cosiddetta Chiara Luce.
Permettendo l’ottenimento completo della Buddhità, queste pratiche consentono al tempo stesso la realizzazione spontanea del “Corpo di Luce”: un corpo immateriale, splendente e incorruttibile, risultato del riassorbimento completo degli elementi fisici dello yogi nella pura condizione primordiale al di là dello spazio e del tempo.
Il Mantra della Chiara Luce nel Bön
I Tre Mantra del Cuore - il Mantra di Chiara Luce, il Mantra della Liberazione ed il Mantra della Purificazione - sono le pratiche centrali della tradizione tibetana Bön.
Si dice che questi tre mantra insieme personificano tutti gli insegnamenti del Bön.
I mantra sono suoni sacri. Anche se contengono un insegnamento, un significato, è la loro risonanza vibrazionale che ancor più importante.
Ognuno di questi tre mantra ci aiuta a connettere a differenti qualità dei Buddha ed alla nostra intrinseca natura, e ci aiutano a liberarci dagli oscuramenti sottili di corpo, parola e mente.
Il Mantra SA LÉ Ö anche noto come il Mantra di Chiara Luce:
A OM HUNG A A KAR SA LE Ö A YANG OM DU
Questo mantra è specificamente connesso alla visione Dzogchen.
Ognuna delle sue sillabe hanno un paticolare significato ed una risonanza energetica.
In definitiva, il mantra evoca l’essenza della propria mente.
La recita di questo mantra supporta il praticante a riconoscere e riposare nella natura della mente, approfondirne la chiarezza, la stabilità e la saggezza.

Recitazione, silenzio e contemplazione
All’inizio di ognuna delle sessioni di luna piena su questo tema (5 Luglio, 3 Agosto e 2 Settembre), Tenzin Wangyal Rinpoche e/o la sua studentessa anziana Marcy Vaughn ci guideranno in una pratica di visualizzazione di 30 minuti, contemplando e recitando uno dei tre Mantra del Cuore.
Alla conclusione della sessione di pratica, i host designati per la recita del mantra per ogni nazione continueranno a guidare i partecipanti in sessioni da 15 minuti di mantra alternati a 15 minuti di silenzio supportandoci a connettere profondamente e rimanendo presenti con il significato del mantra e le sue qualità.
Queste alternanze di recitazione e silenzio continueranno intinterrotte per le rimanenti 24 ore.
Per coloro che entreranno nella sessione di luna piena dopo i 30 minuti iniziali della visualizzazione guidata, è raccomandabile che prima di cominciare la propria pratica ci si focalizzi sulla visualizzazione autonomamente prima della recita del mantra.
Vedi “Risorse per la Pratica” più in basso, per le istruzioni e la guida necessarie a fare la pratica in modo corretto.
E’ indicato che tutti i partecipanti le consultino in anticipo alla relativa sessione di luna piena di 24 ore.
Le sessioni online di 24 ore
Domenica 5 Luglio 2020, come in ogni susseguente luna piena del 2020, unisciti a noi nella meditazione online della durata di 24 ore con la recitazione comunitaria di mantra.
La sessione di Luglio offrirà la preziosa opportunità di impegnarsi nella recita e nella profonda connessione con il Mantra della Chiara Luce (SA LÉ Ö), uno dei Tre Mantra del Cuore nel Bön.
la sessione comincerà alle ore 16:00 italiane (10:00 di New York) nel giorno di luna piena e finirà alle ore 16:00 del giorno seguente.
Saremo supportati dalla comunità globale di praticanti di Ligmincha International.
La sessione di 24 ore comincerà con 30 minuti guidati da Tenzin Wangyal Rinpoche nella visualizzazione.
Rinpoche ed i Lama di Ligmincha offriranno l’opportunità ai praticanti di unirsi in qualsiasi momento durante le 24 ore.
| Data | Pratica |
|---|---|
| Domenica, 5 Luglio | Mantra della Chiara Luce |
| Lunedì 3 Agosto | Mantra della Liberazione |
| Mercoledì, 2 Settembre | Mantra della Purificazione |
| Giovedì, 1° Ottobre | Totalità del Silenzio |
Nelle prossime due date di luna piena, durante le 24 ore di sessione ci concentreremo sugli altri due Mantra del Cuore - il Mantra della Liberazione MA TRI (3 Agosto) ed il Mantra della Purificazione DU TRI SU (2 Settembre).
Diversamente dalle trasmissioni dal vivo CyberSangha® di Rinpoche che avvengono su facebook, le pratiche di luna piena avranno luogo su Zoom.
Durante le 24 ore, i coordinatori nazionali di Ligmincha di diverse nazionalità per poter garantire la continuità della pratica guideranno con la loro squadra di praticanti un turno a testa della durata di 90 minuti.
Durante ogni sessioni potranno partecipare anche alcuni Lama residenti dei centri di Ligmincha in tutto il mondo col fine di supportare e potenziare l’esperienza della sessione di luna piena.
E’ possibile partecipare a qualsiasi ora a seconda della propria possibilità o unirsi alla squadra della propria nazionalità.
| Turno | Paesi ospitati | Ora di New York |
|---|---|---|
| #1 | USA - sessione con Tenzin Wangyal Rinpoche | 10:00 |
| #2 | Finlandia | 11:30 |
| #3 | Germania | 13:00 |
| #4 | Austria, Italia | 14:30 |
| #5 | Polonia, Russia | 16:00 |
| #6 | Brasile, Portogallo | 17:30 |
| #7 | Argentina, Colombia, Peru | 19:00 |
| #8 | Costa Rica | 20:30 |
| #9 | Messico | 22:00 |
| #10 | USA (California) | 23:30 |
| #11 | Olanda | 01:00 |
| #12 | Svizzera | 02:30 |
| #13 | Korea del Sud | 04:00 |
| #14 | Francia | 05:30 |
| #15 | Ungheria | 07:00 |
| #16 | Spagna | 08:30 |
Gli orari qui sotto fanno riferimento all’ora di New York, per poter conoscere l’ora di riferimento in Italia a seconda, puoi visitare questo sito:
Dal 29 Marzo al 25 Ottobre 2020 la differenza tra l’ora di New York e quella locale (italiana) sarà di 6 ore e non più di 5 ore; per il cambio all’ora legale in Europa, dalla sessione di Luna Piena del 8 Aprile fino a quella del 1° Ottobre si dovrà aggiungere un’ora, diventando le ore 20:30 di Roma.
La Totalità del Silenzio
Dopo queste tre susseguenti sessioni di luna piena focalizzate sui Mantra del Cuore, il 1° Ottobre la pratica si concentrerà esclusivamente sul dimorare profondamente in contemplazione, in silenzio.
La sessione del 1° Otobre, la Totalità del Silenzio sarà la culminazione delle pratiche dei Tre Mantra del Cuore.
In questa sessione finale di 24 ore i partecipanti di tutto il mondo avranno l’opportunità esclusiva di supportarsi reciprocamente nell’impegnarsi ancor più profondamente nella totalità del silenzio, nutriti dall’esperienza acquisita nelle contemplazioni in silenzio delle precedenti tre lune piene.
La sessione comincierà alle ore 10:00 di New York come di consueto, con Tenzin Wangyal Rinpoche a guidare 30 minuti di pratica di connessione sul riposare profondamente nel silenzio interiore.
Come finirà la meditazione guidata, i rappresentanti designati dei Sangha di Ligmincha in tutto il mondo, ospiteranno la sessione mantenendo la condizione di silenzio meditativo per il resto delle 24 ore.
Indicazioni per la partecipazione online
E’ richiesta la registrazione anticipata per ogni sessione di 24 ore.
La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la registrazione preventiva ad ogni sessione di 24 ore; troverai il modulo per registrarti qui sotto; scrolla più in basso per conoscere le istruzioni ed il materiale da leggere e scaricare per poter partecipare.
Per creare e sostenere uno spazio sacro, entrate nella sessione con rispetto e consapevolezza.
Accendete la videocamera se non avviene automaticamente entrando nella stanza (su Zoom).
Vedendoci l’un l’altro possiamo percepirne la presenza ed il supporto reciproco.
Vi preghiamo di essere presenti di ciò che appare nel vostro schermo in modo da evitare di creare distrazioni.
Tutti i microfoni saranno disattivati in automatico ad eccezione di quelli che sono stati selezionati per la guida della pratica.
Siete i benvenuti ad entrare nello spazio di recitazione del mantra in qualsiasi momento del periodo di 24 ore per tutte le volte che desiderate.
Ma vi preghiamo di farlo per almeno 30 minuti alla volta.
Coloro che entreranno dopo che la meditazione iniziale si è conclusa, suggeriamo di cominciare la propria pratica personale impegnandosi nella meditazione prima di recitare il mantra.
Una volta registrati per una sessione di 24 ore sarà inviato un link unico che permetterà di accedere a quella sessione.
Per poter partecipare bisogna registrarsi.
Risorse per la pratica del Mantra della Chiara Luce
Queste risorse ti potranno supportare nella pratica meditativa nella recitazione del mantra.
- Spiegazione del Mantra SA LE Ö (PDF)
- Spiegazione sulla Visualizzazione del Mantra (PDF)
- Registrazione audio del mantra SA LE Ö
- Video insegnamento sul mantra e guida alla recitazione
Per coloro che entreranno nella sessione di luna piena dopo i 30 minuti iniziali della visualizzazione guidata, è raccomandabile che prima di cominciare la propria pratica ci si focalizzi sulla visualizzazione autonomamente prima della recita del mantra.
La recita di questo mantra supporta il praticante a riconoscere e riposare nella natura della mente, approfondirne la chiarezza, la stabilità e la saggezza.
La pratica del Japamala. Recitazione del Mantra per purificare la mente.
Tenzin Wangyal Rinpoche e Marcy Vaughn
Tenzin Wangyal Rinpoche è un mastro di meditazione della tradizione Bön Buddhista tibetana ed un acclamato autore di libri.
In quanto fondatore e direttore spirituale di Ligmincha International, ha stabilito numerosi centri ed istituti di educazione negli Stati Uniti, nel Messico, nel Sud America, in Europa e in India.
Rinpoche parla fluentemente l’inglese ed offre regolarmente degli insegnamenti online in forma di webcast, workshop e video YouTube.
E’ rinomato per il suo calore e la sua profonda saggezza, il suo stile di insegnamento chiaro e coinvolgente, e la sua dedizione nel rendere gli antichi insegnamenti tibetani ampiamente accessibili e rilevanti per la vita degli occidentali.
Marcy Vaughn si unisce a Tenzin Wangyal Rinpoche come guida nelle pratiche.
Marcy è stata una praticante di Buddhismo Tibetano per più di 45 anni e si è diplomata nel primo corso del programma per maestri in Psicoterapia Contemplativa alla Naropa University.
Attualmente Marcy pratica come terapeuta libera professionista in Pennsylvania, USA, e tiene dei corsi di meditazione e guida dei ritiri per esplorare il linguaggio e la voce del processo di guarigione.
Marcy ha curato i libri Tibetan Sound Healing, Awakening the Sacred Body, Awakening the Luminous Mind, e Spontaneous Creativity, scritti tutti da Tenzin Wangyal Rinpoche.
Ha contribuito a progettare ed insegna nella The 3 Doors Academy, un programma di addestramento della durata di tre anni che porta le pratiche contemplative nel mondo secolare.
La chiara luce come riconoscimento della mente
Come ho detto altre volte, la mente percepisce l’esistenza degli aggregati in base alla funzione che svolgono e poi, su questa base, si limita a imputare l’io, a creare l’etichetta “io”, il “sé”, e a credere nella sua reale esistenza.
La mente si inventa l’etichetta.
Che cos’è la mente? Non è nulla, se non ciò che viene imputato dal pensiero perché c’è una base, è un fenomeno la cui natura è chiara e in grado di percepire un oggetto.
Poiché è non ha forma ed esiste e poiché ha questa funzione, è una base valida.
Quindi, il pensiero imputa semplicemente “mente”.
A causa di questa base valida, che è priva di forma e la cui natura è chiara e la cui funzione è quella di percepire un oggetto, esiste l’etichetta “mente”, che è semplicemente imputata dal pensiero.
È solo una mera imputazione.
Pertanto, la mente non esiste dal suo proprio lato.
Pertanto, la mente è vuota di una mente reale.
Il modo in cui ci appare, il modo in cui la nostra mente allucinata la percepisce e crede di esistere, è vuoto.
Crediamo al cento per cento che esista una mente reale, ma essa è totalmente vuota.
La mente è totalmente vuota di quella mente reale, di quella mente realmente esistente, in cui normalmente crediamo sempre.
Questa è la natura ultima della mente, quella che viene chiamata chiara luce.