Il derviscio e la morte è un romanzo di Meša Selimović ambientato nella Bosnia della dominazione ottomana, al centro di una profonda riflessione sul destino dell’uomo, sul potere, sulla giustizia e sul ruolo dell’individuo nella storia. Il protagonista è Ahmed Nurudin, capo della comunità religiosa di una cittadina di provincia, la cui vita basata su certezze spirituali e verità assolute viene sconvolta dall’arresto e dall’uccisione arbitraria del fratello.
La pubblicazione di questo romanzo nel 1966 fu un evento letterario importante nella Jugoslavia di quegli anni, venne subito riconosciuto come un capolavoro e rese celebre il suo autore. Il testo nasceva da due decenni di dolorosa gestazione che portava a trasporre vicende biografiche in tempi, ambienti, situazioni lontane, per arrivare a questa profonda riflessione sul destino dell'uomo, sul suo ruolo nel mondo.
Trama de Il derviscio e la morte
Il protagonista narrante è Ahmed Nurudin, il cui nome significa 'luce della fede', è il capo della comunità religiosa di una cittadina di provincia della Bosnia, all'epoca della dominazione ottomana. Uomo di convinta e serena religiosità, vive tranquillo senza inquietudini, spettatore ma non partecipe della vita dei concittadini.
Ahmed Nurudin vive in un mondo di certezze assolute, di verità eterne, codificate dal Corano, che lo proteggono e lo isolano dal mondo. Fino ai quarant'anni, quando suo fratello viene arrestato per aver denunciato un'ingiustizia e assassinato dalle autorità e lui diventa un altro uomo, uomo di potere e capace di intervenire nella storia e nei destini delle persone.
Ma un giorno, suo fratello minore, viene arrestato per un delitto che non ha commesso e ucciso con un atto di arbitrio totale. A nulla giovano la sua posizione, il prestigio sociale e le conoscenze di potenti cui pensava di essere legato a garanzia e a tutela dell’ordine e della legge.
D’ora in poi, le sicurezze di Ahmed vacillano; spinto dall’odio e dal desiderio di vendetta compie azioni che lo portano a fomentare sommosse, a diventare potente e a commettere a sua volta ingiustizie: come quella, per lui fatale, contro il nobile Hasan, suo unico amico.

La trasformazione di Ahmed Nurudin
All’inizio del romanzo Ahmed Nurudin appare come un uomo estraneo al conflitto e alla partecipazione politica. La sua religiosità gli offre un ordine interiore fondato su principi considerati immutabili, mentre la sua posizione nella comunità sembra garantirgli autorevolezza e protezione.
La morte del fratello mette però in crisi la separazione tra fede e vita pubblica, tra osservazione e responsabilità, tra obbedienza alla legge e ricerca della giustizia. L’uomo che fino a quel momento era stato spettatore degli avvenimenti è costretto a confrontarsi con il potere e con le conseguenze delle proprie scelte.
Il dramma umano è filtrato attraverso la riflessione e l’immaginazione, allontanato nel tempo in un ambiente storico e in una temperie religiosa islamica che lo rende poeticamente esotico. Ma il derviscio che lascia la testimonianza scritta della sua 'rivolta', del tormentoso dialogo con se stesso, parla di sè, dell'autore, di tutti noi.
Temi principali del romanzo
Giustizia e arbitrio
L’arresto e l’uccisione del fratello di Ahmed rappresentano l’esperienza di un’ingiustizia che non trova rimedio nelle istituzioni. L’autorità agisce in modo arbitrario e rende impotenti persino il prestigio sociale, la posizione religiosa e i rapporti con persone influenti.
La vicenda mostra come un sistema che pretende di difendere l’ordine possa trasformarsi in uno strumento di sopraffazione. La legge, privata del suo significato morale, diventa una forma di potere capace di colpire l’innocente e di impedire ogni forma di riparazione.
Fede e crisi interiore
La fede di Ahmed Nurudin non viene presentata soltanto come una fonte di serenità. Essa è anche un sistema di certezze che lo protegge e, nello stesso tempo, lo separa dalla realtà concreta dei suoi concittadini.
Quando la violenza del potere entra nella sua vita privata, quelle certezze non sono più sufficienti a spiegare il mondo. La crisi del protagonista nasce così dal contrasto tra le verità assolute in cui ha creduto e l’esperienza concreta dell’ingiustizia.
Potere e responsabilità
La tragedia costringe Ahmed a diventare un uomo capace di intervenire nella storia e nei destini delle persone. Tuttavia, l’accesso al potere non coincide con la conquista della giustizia.
Spinto dall’odio e dal desiderio di vendetta, Ahmed compie azioni che lo portano a fomentare sommosse, a diventare potente e a commettere a sua volta ingiustizie. Il romanzo mette così in discussione la convinzione secondo cui chi ha subito un torto sarebbe automaticamente incapace di trasformarsi in oppressore.
Rivolta e vendetta
La rivolta di Ahmed nasce da un dolore personale e da un senso di responsabilità che inizialmente non riesce più a reprimere. La sua opposizione al potere non resta però un gesto lineare di liberazione.
Il desiderio di vendetta modifica progressivamente il protagonista e lo spinge verso decisioni sempre più lontane dall’ideale di giustizia che intendeva difendere. La sua esperienza diventa quindi una riflessione sui rischi della lotta contro l’ingiustizia quando il dolore si trasforma in odio.
Colpa e contraddizione morale
La vicenda di Ahmed è segnata dalla contraddizione tra i valori professati e le azioni compiute. L’uomo che cerca giustizia per il fratello finisce per commettere a sua volta ingiustizie.
Questa trasformazione rende il personaggio complesso e tragico: la sua sconfitta non dipende soltanto dalla violenza del sistema, ma anche dall’incapacità di sottrarsi completamente alla logica del potere che combatte.
Il significato del titolo
Il titolo Il derviscio e la morte unisce la figura del religioso e il tema della fine, suggerendo fin dall’inizio il legame tra spiritualità, destino e mortalità. Il derviscio è un uomo consacrato alla fede, ma non per questo immune dal conflitto, dalla paura, dalla passione e dalla responsabilità.
La morte del fratello interrompe l’equilibrio di Ahmed e diventa il punto di partenza della sua crisi. La morte è anche una presenza costante nella sua testimonianza, perché coinvolge la giustizia, la memoria, la colpa e il destino dell’uomo.
Il carattere autobiografico
Appare qui il motivo autobiografico, il destino di Sevkija, fratello maggiore dell'autore, ufficiale partigiano condannato a morte dal tribunale militare, con arbitraria e ideologica decisione, e fucilato nel 1944.
Il testo nasceva da due decenni di dolorosa gestazione che portava a trasporre vicende biografiche in tempi, ambienti, situazioni lontane. Il dramma personale viene quindi trasformato in una storia ambientata in un diverso periodo storico e in un ambiente religioso islamico.
Questa distanza consente all’autore di affrontare una vicenda biografica attraverso la forma del romanzo e di ampliarla fino a farne una meditazione generale sulla giustizia, sulla responsabilità e sulla condizione umana.
Ambientazione storica e culturale
La storia si svolge in una cittadina di provincia della Bosnia durante la dominazione turca. L’ambientazione ottomana e la temperie religiosa islamica conferiscono al romanzo una dimensione storica e simbolica.
L’allontanamento nel tempo non elimina l’attualità dei problemi affrontati. Al contrario, il contesto storico permette di osservare con maggiore intensità il rapporto tra individuo e istituzioni, tra fede e autorità, tra ordine pubblico e violenza.
La Bosnia descritta nel romanzo è uno spazio in cui la vita religiosa, i rapporti sociali e le strutture del potere sono strettamente intrecciati. La posizione di Ahmed all’interno della comunità gli consente di assistere ai conflitti da un punto di osservazione privilegiato, ma non gli permette di rimanere estraneo alle loro conseguenze.
MEŠA SELIMOVIĆ - Šuma | Audio knjige na srpskom
Struttura narrativa e voce del protagonista
Il romanzo è costruito come una testimonianza scritta lasciata dal derviscio. Ahmed racconta la propria esperienza e il proprio tormentoso dialogo con se stesso, trasformando la vicenda esteriore in un percorso di analisi interiore.
La narrazione non si limita quindi a descrivere arresti, persecuzioni, sommosse e conflitti. Gli avvenimenti sono continuamente filtrati dalla coscienza del protagonista, che cerca di comprendere le proprie azioni, le proprie esitazioni e le conseguenze delle proprie decisioni.
La voce narrante rende il lettore partecipe di una crisi che non è soltanto politica o religiosa. Ahmed parla di sé, dell’autore e di tutti noi, perché il suo conflitto riguarda la difficoltà di restare fedeli ai propri principi quando la realtà impone scelte concrete.
Meša Selimović
È nato in Bosnia nel 1910 ed è morto a Belgrado nel 1982. Durante la Seconda guerra mondiale ha partecipato alla lotta di Liberazione.
È stato, quindi, sotto Tito, uno degli intellettuali più importanti della vita culturale jugoslava. La sua esperienza storica e personale contribuisce alla forza del romanzo, nel quale la dimensione individuale si intreccia con il rapporto tra autorità, ideologia e responsabilità.
Edizioni italiane e dati bibliografici
| Edizione | Editore | Anno | Lingua | Pagine | Rilegatura |
|---|---|---|---|---|---|
| Edizione in copertina flessibile | Jaca Book | 1983 | Italiano | 452 | Copertina flessibile |
| Edizione tascabile | Baldini & Castoldi | 2016 | Italiano | 426 | Brossura |
L’edizione Jaca Book è indicata con ISBN 10 8816750065 e ISBN 13 9788816750067. L’edizione Baldini & Castoldi del 2016 è indicata con ean13 9788868525422.
L’edizione Baldini & Castoldi è in-16, con formato di 19 x 12 cm, brossura editoriale illustrata e collana I Tascabili Baldini & Castoldi. La traduzione, le introduzioni e le note sono di Lionello Costantini, con una postfazione all’edizione italiana di Pedrag Palvestra.
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