Hare Krishna e reincarnazione degli animali

Nella tradizione Hare Krishna, o vaisnavismo gaudiya, l’anima spirituale può rinascere in un corpo umano, animale, vegetale o minerale. La forma successiva dipende dal karma e dallo stato di coscienza sviluppato durante la vita precedente: una coscienza animalesca può condurre a un corpo animale, mentre la coscienza spirituale orientata verso Krishna conduce alla liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti.

La forma umana è considerata particolarmente rara e preziosa, perché offre all’anima la capacità di comprendere le leggi del karma, praticare il servizio devozionale e interrompere la reincarnazione. Tuttavia, nella concezione vedica rappresentata dagli Hare Krishna, l’anima che si trova in un corpo umano può anche ridiscendere in una specie inferiore quando le sue azioni e la sua coscienza producono le condizioni karmiche necessarie.

Che cosa significa reincarnazione nella dottrina Hare Krishna

Gli Hare Krishna mantengono il Bhagavad Gita, una Scrittura Indù, oltre le dottrine del karma e della reincarnazione. La salvezza, secondo l’ISKCON, si intreccia completamente con il concetto Indù del karma, o la giustizia retributiva. Questo insegnamento prevede una credenza nella reincarnazione e/o nella trasmigrazione dell’anima.

L’anima eterna diventa allora prigioniera del ciclo di nascite e morti, e deve assumere corpi diversi in base al proprio karma. Con i pensieri che coltiviamo e le azioni che compiamo in questa vita prepariamo il nostro prossimo corpo, che potrà essere superiore 0 inferiore a quello attuale.

Il termine sanscrito karma definisce una legge della natura che corrisponde all’odierno principio scientifico di azione e reazione. Ma la legge del karma va ben oltre le formule vaghe e gli aforismi, perché include la scienza completa delle cause e delle loro conseguenze, specialmente in rapporto alla reincarnazione.

Le opere di una persona, che siano buone o cattive, vengono calcolate e giudicate dopo la morte. Se le opere di una persona sono buone, egli continua a reincarnarsi in forme più elevate; se le sue opere sono cattive, diventerà una forma di vita minore.

L’anima e il corpo materiale

Il primo passo è comprendere che non siamo il corpo. I Veda dichiarano aham brahmasmi, “Sono un’anima spirituale pura”, e in quanto anime, tutti abbiamo una relazione con l’Anima Suprema, Krishna, Dio.

L’anima è una scintilla che emana dal fuoco dell’Anima Suprema, e come il fuoco e la scintilla sono qualitativamente uguali, così l’anima ha la stessa natura spirituale del Signore Supremo: entrambi sono costituiti di eternità, conoscenza e felicità.

Tutti gli esseri vivono nel mondo spirituale, dove servono Dio con amore e devozione, ma quando uno di loro spezza questo legame, cade sotto il dominio dell’energia materiale. La situazione dell’essere vivente incatenato al ciclo di nascite e morti somiglia, nel suo complesso, a quella dell’eroe greco Sisifo, re di Corinto, che decise di vincere in astuzia gli dèi ma fu condannato a un destino da perdente.

Qualcosa di simile accade nel mondo materiale: quando un individuo giunge alla fine di una vita, la legge della reincarnazione lo costringe a cominciarne un’altra. In ogni vita si fatica duramente per conseguire i propri obiettivi materiali, ma si finisce sempre col fallire e ricominciare daccapo.

È possibile rinascere come animale?

La reincarnazione (almeno nella versione Vedica, che noi rappresentiamo) parte invece dal presupposto che l’evoluzione o comunque il cambiamento dei corpi non sia meccanico o che non segua una legge universale totalmente rigida, ma dipende dalla maturazione dell’individuo.

I Veda concordano sul fatto che, in linea generale, l’anima sale nella scala evolutiva in modo quasi automatico per quanto concerne le specie inferiori (minerali, vegetali, animali), in quanto la loro capacita’ di discriminazione e’ limitata e legata alla sfera istintiva.

Ma la forma umana possiede la piena capacita’ di raziocinio e quindi la piena responsabilita’ delle sue scelte. Da li’ la possibilita’ di sviluppare meccanismi karmici a catena che conducono l’autore degli atti anche a tornare in specie inferiori.

Infatti, a rifletterci bene, il corpo materiale e’ il risultato di uno stato di coscienza, cioe’ di un modo interiore di essere. E questo modo di essere da cosa e’ causato se non dalle azioni che si compiono durante la vita umana?

In definitiva, cio’ che facciamo nella forma umana ci costruira’ dentro uno “stato di coscienza”, il quale sara’ la causa del nostro prossimo corpo: animale se la nostra coscienza sara’ animalesca, umana se sara’ umana, divina se sara’ divina.

A chi sostiene che non e’ possibile ridiscendere dalle forma umana a quelle inferiori, noi facciamo notare che molti esseri umani sono di fatto gia’ discesi nelle forme inferiori comportandosi come animali. Se non fosse possibile diventare piu’ degradati degli uomini, come mai tanti si comportano da animali o peggio?

Stato di coscienzaPossibile conseguenza indicata nella tradizione vedica
Coscienza animalescaCorpo animale
Coscienza umanaCorpo umano
Coscienza divinaElevazione spirituale

La differenza tra metempsicosi e reincarnazione vedica

Alcuni pensatori nel corso della storia umana hanno ritenuto che l’anima spirituale che dimora all’interno del corpo vada perfezionandosi sempre di piu’, occupando corpi materiali sempre piu’ evoluti fino ad arrivare a quello umano.

Quest’ultima e’ la forma vivente piu’ elevata, non in senso assoluto per quanto riguarda la dimensione materiale (ci sono forme viventi ancora piu’ elevate di quelle umane) ma certamente la piu’ adatta per la realizzazione spirituale.

Giunti alla forma umana, finche’ non ci si libera si continua a reincarnarsi, ma solo in quella umana. Infatti loro ritengono impossibile per l’anima giunta a una certa maturazione ridiscendere nelle forme inferiori. Questa teoria si chiama metempsicosi.

La differenza principale riguarda quindi la possibilità di una regressione dopo il raggiungimento della forma umana. Nella metempsicosi descritta in questa distinzione, l’anima procede verso corpi sempre più evoluti e, una volta arrivata alla forma umana, non torna nelle specie inferiori. Nella reincarnazione vedica, invece, il corpo successivo dipende dalla maturazione dell’individuo, dal karma e dallo stato di coscienza.

Perché gli animali possono avere un corpo umano in futuro

Tutte le jiva, che siano in un corpo umano, animale, vegetale o minerale, hanno uguale diritto ad avanzare nella vita spirituale. Dunque un devoto non disprezza nessuno, tanto e’ vero che siamo vegetariani anche per questa ragione: rispetto e non violenza.

La forma umana è molto rara. L’anima la ottiene solo dopo un cammino evolutivo attraverso milioni di specie inferiori, ed è esclusivamente in questa forma che ha l’intelligenza necessaria per capire le leggi del karma e liberarsi dal doloroso ciclo della reincarnazione.

Il corpo umano è l’unica scappatoia dalle sofferenze dell’esistenza materiale. Chi ne fa un cattivo uso e non giunge a realizzare il suo vero sé non vive meglio di un animale.

La forma umana è considerata il principale punto di svolta perché permette una scelta consapevole. Nelle specie inferiori la capacità di discriminazione è limitata e legata alla sfera istintiva; nella forma umana, invece, l’essere vivente dispone della piena capacità di raziocinio e della piena responsabilità delle proprie scelte.

Il regno animale nella cosmologia Hare Krishna

L’anima può assumere corpi diversi in base al proprio karma. Le specie animali fanno quindi parte del ciclo di nascite e morti insieme alle forme umane, vegetali e ad altri tipi di esistenza.

Le azioni fruttifere, tese esclusivamente al piacere della mente e dei sensi, sono la causa della schiavitù materiale, e finché l’anima le compie non potrà che trasmigrare da una specie all’altra.

Rishabhadeva, un’incarnazione di Krishna, insegna: “La gente impazzisce per il piacere dei sensi, e poiché fa di tale piacere lo scopo della vita, si getta a capofitto nel materialismo compiendo ogni sorta di atti colpevoli. Ignora che il corpo è il risultato di errori passati, e che per quanto temporaneo è la causa della condizione miserabile in cui versa l’anima incarnata.

In realtà, l’anima non dovrebbe mai assumere un corpo di materia, e se le viene attribuito è solo per consentirle di appagare il suo desiderio di godimento materiale. Penso quindi che perpetuare le attività finalizzate al piacere dei sensi e assumere corpi materiali uno dopo l’altro non sia degno di una persona intelligente.

“Fino a quando non ci s’informa sui valori spirituali dell’esistenza si rimane sconfitti e soggetti alle miserie che scaturiscono dall’ignoranza. Empio o virtuoso che sia, il karma ha le sue conseguenze, e la mente di chi segue la via del karma è detta karmatmaka, “tinta dalla bramosia di godere dei frutti dell’azione”.

Finché la mente è impura, la coscienza è offuscata, e finché l’anima è assorta nell’azione fruttifera sarà obbligata ad accettare un corpo di materia.

Il rapporto tra coscienza e rinascita animale

Quando la coscienza si copre d’ignoranza, l’anima non riesce a comprendere la propria natura individuale e quella dell’Anima Suprema, e sviluppa una mentalità materialistica. Per questa ragione, fintanto che non risveglia il suo eterno amore per Dio, non sarà certamente dispensata dall’assumere corpi materiali uno dopo l’altro.

L’idea centrale è che la coscienza non sia un elemento separato dalle azioni. I pensieri, i desideri e i comportamenti coltivati durante la vita contribuiscono a determinare la condizione futura dell’anima.

Con i pensieri che coltiviamo e le azioni che compiamo in questa vita prepariamo il nostro prossimo corpo, che potrà essere superiore 0 inferiore a quello attuale. Il corpo materiale è quindi considerato il risultato di uno stato di coscienza, cioè di un modo interiore di essere.

La rinascita animale non viene descritta come una punizione arbitraria, ma come una conseguenza karmica dello stato di coscienza. Una coscienza dominata dall’istinto, dalla violenza, dall’ignoranza o dal desiderio materiale può condurre l’anima verso forme di vita in cui tali tendenze costituiscono il modo principale di esperienza.

Gli animali possono avanzare spiritualmente?

Tutte le jiva, che siano in un corpo umano, animale, vegetale o minerale, hanno uguale diritto ad avanzare nella vita spirituale. Dunque un devoto non disprezza nessuno, tanto e’ vero che siamo vegetariani anche per questa ragione: rispetto e non violenza.

Cosi’ gli animali hanno il loro cammino. Ad esempio se un cane entrasse nel tempio farebbe i suoi bisogni davanti alle Divinita’ e abbaierebbe durante una classe di Srimad-Bhagavatam. Non solo non e’ questo il loro cammino ma noi commetteremmo aparadhas se perm ettessimo queste cose.

Il cammino spirituale degli animali non coincide necessariamente con quello degli esseri umani. Persino noi che siamo in un corpo umano abbiamo differenze con altri uomini del passato.

Certamente non capiremmo niente se Bhrigu Muni provasse a insegnarci i Veda e non avremmo capito niente neanche della Bhagavad-gita se Srila Prabhupada non ce l’avesse spiegata.

La forma animale limita la possibilità di comprendere e praticare consapevolmente gli insegnamenti spirituali, ma non elimina il valore dell’anima che abita quel corpo. Per questa ragione il rispetto verso gli animali è collegato alla dottrina dell’anima spirituale e alla pratica della non violenza.

Il canto di Hare Krishna e la liberazione dalla reincarnazione

Per uscire dal ciclo della reincarnazione occorre capire a fondo la legge del karma. Le conseguenze del karma sono come polvere sullo specchio della nostra coscienza spirituale pura, e questa sporcizia può essere rimossa solo cantando il mantra Hare Krishna, composto da tre nomi sanscriti di Dio -Hare, Krishna e Rama.

HARE KRISHNA HARE KRISHNA KRISHNA KRISHNA HARE HARE HARE RAMA HARE RAMA RAMA RAMA HARE HARE

Tutta la letteratura vedica descrive il potere di questo mantra (definito spesso “il grande canto della liberazione”), che libera dalle conseguenze del karma.

Lo Srimad- Bhagavatam, crema dei Purana, afferma: “Gli individui che sono impelagati nelle complessità della nascita e della morte possono liberarsi all’istante se cantano, anche inconsapevolmente, il santo nome di Krishna.”

Nel Vishnu-dharma si legge: “La parola Krishna è così propizia che chiunque canti questo santo nome si affranca subito dalle reazioni di peccati commessi in numerose vite.”

E il Brihan-Naradiya Purana celebra il canto del mantra Hare Krishna come il metodo più semplice per conseguire la liberazione nell’era degradata in cui viviamo.

Il ruolo del maestro spirituale

Per essere efficace, il mantra dev’essere ricevuto da un maestro spirituale autentico, che appartiene cioè alla linea di maestri risalente a Krishna stesso. Solo la misericordia di una personalità così qualificata consente di liberarsi dal ciclo di nascita e morte.

Come riconoscere un maestro spirituale autentico? Assicurandoci prima di tutto che appartenga a una successione autorizzata, ossia risalente a Krishna stesso.

Il vero maestro riceve gli insegnamenti di Krishna attraverso una linea di maestri autentici, e si limita a ripeterli proprio come li ha ascoltati dal suo predecessore, senza modificarli in alcun modo.

Non è un impersonalista o un nichilista, ma un semplice rappresentante del Signore Supremo. E inoltre completamente libero dal peccato (in particolare dal consumo di carne, dal sesso illecito, dal gioco d’azzardo e dall’uso di sostanze inebrianti) e sempre assorto in Dio, ventiquattr’ore al giorno.

L’esistenza materiale è come un vasto oceano di nascite e morti, e la forma umana è il vascello in grado di attraversarlo. Il maestro spirituale è il capitano del vascello e grazie ai suoi insegnamenti il discepolo può ritrovare la propria natura spirituale eterna.

Le pratiche per interrompere il ciclo delle nascite

Liberarsi dal ciclo di nascite e morti esige tuttavia più della mera comprensione teorica. La consapevolezza di non essere corpi materiali ma anime spirituali non basta per ottenere la liberazione, occorre agire sul piano spirituale impegnandosi nel servizio di devozione.

Questo metodo include numerose tecniche pratiche tese a liberare l’anima dal karma e dalla reincarnazione.

1. Cantare il mantra Hare Krishna

Il primo principio del servizio devozionale è il canto del mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.

Cantare è parte fondamentale dell’Hare Krishna. Sri Chaitanya raccomandò che i suoi seguaci cantassero 100.000 nomi santi ogni giorno.

Il canto viene facilitato dall’uso di un mala, un rosario con 108 grani.

2. Studiare le Scritture vediche

Occorre poi studiare assiduamente le Scritture vediche come la Sri Isopanisad, soprattutto la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam, al fine di maturare una comprensione profonda della natura del sé, delle leggi del karma, del ciclo della reincarnazione e delle tappe che conducono all’autorealizzazione.

3. Mangiare alimenti vegetariani offerti a Krishna

Bisogna mangiare solo alimenti vegetariani spiritualizzati. Krishna dice nella Bhagavad-gita che il cibo dev’esserGli prima offerto in sacrificio e poi consumato, altrimenti si resta impigliati nelle reazioni del karma: “Se qualcuno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto 0 dell’acqua, accetterò la sua offerta.” (B.g. 9.26)

Da questo verso appare chiaro che il Signore non è interessato ad alcolici, carne, pesce o uova, ma a semplici piatti vegetariani preparati con amore e devozione.

Come si offre il cibo a Krishna? La tecnica è molto semplice e l’esecuzione molto facile. Chiunque può allestire in casa un piccolo altare e appoggiarvi un’immagine di Krishna e una del maestro spirituale.

L’offerta più immediata consiste nel porre le vivande davanti a queste immagini e dire, “Krishna, Ti prego, accetta la mia umile offerta” e poi recitare il mantra Hare Krishna.

La chiave di tutto è la devozione. Dio non ha fame di cibo ma del nostro amore, e mangiare alimenti purificati perché accettati da Lui ci libera dal karma e c’immunizza dalla contaminazione materiale.

4. Evitare carne, pesce e uova

Il principio dell’offerta di cibo vegetariano a Krishna include automaticamente una restrizione: astenersi dal mangiare carne, pesce e uova.

Mangiare la carne significa prendere parte all’inutile massacro di altre creature, e ciò provoca reazioni karmiche negative in questa vita o nella prossima.

Secondo la legge della karma, chi uccide un animale per mangiarlo dovrà rinascere per essere ucciso e mangiato a sua volta.

Anche uccidere le piante crea karma, ma questo viene annullato dall’offerta del cibo a Krishna, il Quale afferma di accettare solo offerte vegetariane.

5. Rinunciare alle sostanze inebrianti

Si deve altresì rinunciare alle sostanze inebrianti, inclusi caffè, tè, alcol e tabacco. Indulgere nell’intossicazione significa cadere nell’ignoranza e rischiare di precipitare nelle specie inferiori.

6. Offrire a Dio il frutto del proprio lavoro

Tra le altre tecniche per liberarsi dal ciclo delle reincarnazioni c’è l’offerta a Dio del frutto del proprio lavoro.

Tutti devono lavorare per provvedere alle necessità del corpo, ma se si lavora solo per un tornaconto personale, nelle vite future si dovranno accettare i risultati buoni o cattivi del karma.

La Bhagavad-gita dichiara che bisogna agire per la soddisfazione del Signore, e questo agire, che prende il nome di servizio devozionale, è del tutto esente dal karma.

“L’azione dev’essere compiuta come sacrificio a Vishnu, altrimenti lega il suo autore al mondo materiale.” (B.g. 3.9)

L’attività svolta come servizio di devozione non solo protegge dalle reazioni del karma, ma eleva progressivamente al trascendentale servizio d’amore a Dio, chiave d’accesso al mondo spirituale.

Non è necessario cambiare occupazione: uno scrittore può scrivere per Krishna, un pittore dipingere per Krishna e un cuoco cucinare per Krishna.

Occorre però sempre guadagnarsi da vivere in mondo onesto. Per esempio, sarebbe meglio non esercitare il mestiere di macellaio o di giocatore d’azzardo.

7. Educare i figli alla coscienza di Dio

I genitori devono dare ai figli l’opportunità di essere coscienti di Dio. I Veda affermano che i genitori condividono le reazioni karmiche dei loro figli.

Oltre a essere incoraggiati ad amare Dio, i bambini dovrebbero quindi essere istruiti sull’importanza di obbedire alle leggi divine e sulla necessità di evitare comportamenti riprovevoli.

Dovrebbero altresì ricevere informazioni sulle sottili leggi del karma e della reincarnazione.

8. Evitare il sesso illecito

Le persone coscienti di Krishna devono astenersi dal sesso illecito, cioè evitare i rapporti sessuali fuori dal matrimonio e quelli non finalizzati alla procreazione nell’ambito matrimoniale.

Da sottolineare il fatto che l’aborto dà luogo a una particolare reazione karmica: coloro che prendono parte all’uccisione di un feto potrebbero in futuro entrare nel grembo di una madre che sceglie di abortire e venire massacrati nello stesso modo orribile.

9. Frequentare persone orientate alla liberazione

Occorre frequentare con assiduità le persone che cercano di liberarsi dal condizionamento del karma e dal ciclo di nascite e morti.

Vivendo in armonia con i princìpi spirituali che regolano l’universo, i devoti di Krishna trascendono le influenze della natura materiale e manifestano qualità spirituali autentiche.

Il rispetto degli animali e il vegetarianismo

Tutte le jiva, che siano in un corpo umano, animale, vegetale o minerale, hanno uguale diritto ad avanzare nella vita spirituale. Dunque un devoto non disprezza nessuno, tanto e’ vero che siamo vegetariani anche per questa ragione: rispetto e non violenza.

Il principio del vegetarianismo non viene quindi presentato soltanto come una scelta alimentare, ma come conseguenza della consapevolezza che ogni essere vivente è un’anima spirituale.

Secondo la legge della karma, chi uccide un animale per mangiarlo dovrà rinascere per essere ucciso e mangiato a sua volta. Anche uccidere le piante crea karma, ma questo viene annullato dall’offerta del cibo a Krishna, il Quale afferma di accettare solo offerte vegetariane.

La non violenza è collegata alla rinuncia alle attività che producono sofferenza e reazioni karmiche. Il rispetto per l’animale nasce quindi dal riconoscimento della sua natura spirituale, anche quando la sua capacità di comprensione differisce da quella umana.

Perché le tradizioni spirituali danno risposte diverse

Per quanto riguarda le diversificate opinioni dei tanti movimenti spirituali, le differenze ci sono perche’ - grazie a Dio - esiste la liberta’ di pensiero e di ricerca. Ognuno sceglie il metodo che gli sembra migliore.

Il nostro e’ di apprendere teoremi di Verita’ dalle Scritture Rivelate (i Veda), dai saggi realizzati (Guru e Sadhu) e mediante realizzazione diretta, che si puo’ ottenere mediante la pratica delle discipline Yoga.

Il giudizio di cio’ che e’ giusto o sbagliato spetta allo studioso, e ognuno prende la responsabilita’ delle proprie conclusioni.

Ma dire che se ci sono tante opinioni diverse e addirittura opposte vuole dire che sono tutte automaticamente sbagliate mi sembra un discorso poco serio. Basterebbe dire di non essere d’accordo su questa idea per rendere quella teoria sbagliata anch’essa, e si cadrebbe cosi’ nel pericoloso vortice dell’agnosticismo (ajnana-vada).

Le differenze tra metempsicosi, reincarnazione vedica e altre dottrine dipendono quindi dai diversi criteri adottati per interpretare l’anima, il karma, il progresso spirituale e la libertà dell’essere umano. Nella concezione Hare Krishna, la spiegazione viene ricavata dalle Scritture vediche, dagli insegnamenti dei guru e dei sadhu e dalla pratica spirituale.

Origine e caratteristiche del Movimento Hare Krishna

L'origine del Movimento Hare Krishna, chiamato anche Visnuismo Gaudiya o Visnuismo Chaitanya, è promossa per mezzo della Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (o ISKCON).

Hare Krishna è una setta mistica dell’Induismo. Di solito viene classificata come forma monoteistica dell’Induismo, in quanto gli Hare Krishna credono che tutte le divinità siano semplicemente varie manifestazioni di un dio, Visnu o Krishna.

Il Movimento Hare Krishna risale al quindicesimo secolo (1486) quando il suo fondatore, Chaitanya Mahaprabhu, cominciò ad insegnare che Krishna era il Signore supremo al di sopra di ogni altro dio.

Mahaprabhu proponeva un metodo di fede devozionale nel quale chi aderiva al Visnuismo Gaudiya entrava in una relazione con Krishna, ed esprimeva la sua adorazione per lui per mezzo della danza e del canto.

L'obiettivo finale degli Hare Krishna è ottenere una relazione trascendentale ed amorevole con il Signore Krishna. Hare fa riferimento a "la potenza di piacere di Krishna."

Per via della loro devozione mistica, espressa nel canto e nella danza, gli Hare Krishna possono essere comparati con i musulmani sufiti (i "Dervisci rotanti") ed alcune espressioni mistiche del Cristianesimo che enfatizzano le esperienze estatiche e la trascendenza mistica.

Hare Krishna è piuttosto esigente nei confronti dei suoi seguaci. Per diventare membri, bisogna scegliere un guru e diventare suoi discepoli.

Questo guru è determinante per ottenere l'illuminazione; si dice che senza un guru sia impossibile ottenere la coscienza di Krishna.

L'intera vita di un seguace deve essere centrata su Krishna, nella pratica e nella devozione.

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