Secondo la prospettiva dello yoga, il fumo può essere interpretato come un’abitudine che interferisce con l’equilibrio psicofisico e con il libero fluire dell’energia; tuttavia, i chakra appartengono a una tradizione spirituale e non sono strutture anatomiche dimostrate dalla medicina. Lo yoga e la mindfulness possono sostenere il percorso per smettere di fumare, soprattutto aiutando a gestire stress, ansia, craving e automatismi, ma non sostituiscono i trattamenti o il supporto degli specialisti.
Per quanti stanno cercando di cambiare stile di vita e di sottrarsi a un’abitudine considerata da medici e specialisti controproducente per la salute una buona notizia c’è: smettere di fumare con lo yoga è assolutamente possibile. Lo yoga, così come molte discipline che contribuiscono alla gestione di stress e ansia attraverso la meditazione, può rappresentare un alleato valido per combattere il vizio della sigaretta, sempre se inserito in un contesto di trattamenti o supporto professionale.
Che cosa sono i chakra
Il concetto di chakra proviene dalle tradizioni spirituali orientali, soprattutto dallo yoga e dall’ayurveda, ed è strettamente legato alla nostra energia vitale. La parola chakra in sanscrito significa “ruota” o “disco” e si riferisce infatti a centri di energia che si trovano lungo il nostro corpo, dalla base della colonna vertebrale fino alla sommità del capo.
I chakra sono centri energetici che aiutano a ricevere i vari tipi di energia e informazioni dall’universo. Ci sono oltre un centinaio di chakra nel nostro corpo, ma sette sono considerati quelli principali, localizzati lungo la colonna vertebrale.
I sette chakra corrispondono ognuno a una diversa parte del corpo e si individuano lungo la colonna vertebrale, partendo dal coccige e arrivando fino alla sommità della testa. I chakra sono responsabili di diverse funzioni corporee e mentali.
Ogni chakra, pur non essendo un’entità fisica vera e propria, viene concepito come un centro energetico che influisce sul nostro stato fisico ed emotivo, facendo da ponte tra la mente e il corpo. Quando sono in una situazione di equilibrio, ci sentiamo centrati e armoniosi; quando sono bloccati o troppo aperti, possono invece emergere disagi e squilibri.
I sette chakra principali
- Muladhara: chakra della radice, il primo chakra.
- Svadhisthana: chakra sacrale, il secondo chakra.
- Manipura: chakra del plesso solare, il terzo chakra.
- Anahata: chakra del cuore, il quarto chakra.
- Vishuddha: chakra della gola, il quinto chakra.
- Ajna: chakra del terzo occhio, il sesto chakra.
- Sahasrara: chakra della corona, il settimo chakra.
| Chakra | Posizione | Colore | Significato tradizionale |
|---|---|---|---|
| Muladhara | Base della colonna vertebrale | Rosso | Sicurezza e stabilità |
| Svadhisthana | Basso ventre | Arancione | Creatività, sessualità ed emozioni |
| Manipura | Sopra l’ombelico | Giallo | Autostima e forza di volontà |
| Anahata | Centro del petto | Verde | Amore e compassione |
| Vishuddha | Gola | Blu | Comunicazione ed espressione di sé |
| Ajna | Tra le sopracciglia | Indaco | Intuizione e saggezza interiore |
| Sahasrara | Sommità della testa | Viola | Connessione con il divino e consapevolezza superiore |

Il significato dei chakra bloccati
Stanchezza, disturbi respiratori, scarsa energia sessuale, problemi allo stomaco… ti sarà sicuramente capitato di sentirti così, apparentemente senza motivo. Secondo lo yoga, invece, un motivo c’è, eccome.
Ogni sintomo psicologico o fisico che il corpo ci trasmette è un segnale per richiamare la nostra attenzione e farci capire che la nostra energia non è al suo livello di equilibrio ottimale e non fluisce bene nel nostro organismo. In altre parole, uno o più dei nostri chakra sono bloccati.
Se una persona sperimenta emozioni negative e non riesce a godere delle gioie della vita, la causa è un’alterazione della circolazione dei flussi di energia e il blocco dei chakra. Per sentirci bene, avere una buona salute, risorse finanziarie illimitate, comunicare liberamente con gli altri, è necessario che l’energia vitale scorra liberamente nei canali energo-informativi.
È importante che questi vortici siano aperti per consentire il fluire dell’energia in un flusso costante tra interno ed esterno. Tuttavia, talvolta possono insorgere situazioni di squilibrio in cui il chakra risulta bloccato, rallentato iperattivo o ipoattivo.
Il blocco del chakra si verifica, per esempio, quando due forze uguali e contrarie si incontrano su di uno stesso piano. Il lavoro da fare in questi casi è un’integrazione tra le due forze e non l’eliminazione dell’una o dell’altra.
Perché i chakra si bloccano
Come abbiamo visto in breve, sono diverse le situazioni e i comportamenti che possono bloccare i chakra. I flussi di energia si interrompono a causa di un ostacolo improvviso, come una pietra gigante che blocchi la corrente di un ruscello.
Le pietre che interrompono le nostre correnti energetiche sono:
- scarsa autostima;
- malattia;
- stress da lavoro;
- soppressione della sessualità;
- dolore;
- problemi finanziari;
- paura;
- ansia;
- diniego;
- testardaggine.
Questi nodi si creano quando opponiamo resistenza e, perciò, possono essere sciolti solo se impariamo a dire “sì”.
Perché più chakra possono essere bloccati contemporaneamente
I chakra si possono chiudere individualmente o insieme ad altri, perché il blocco di uno tende ad avere un effetto a cascata su quelli che si trovano intorno ad esso. Per esempio, se qualcuno vicino a noi ci ferisce, la nostra autostima ne risentirà e così il chakra del plesso solare.
Di conseguenza, potremmo sentirci anche traditi e poco apprezzati, e anche il chakra del cuore si chiuderà. Perciò, i chakra sono potenti, sì, ma al tempo stesso anche estremamente sensibili alle esperienze che viviamo.
Quale chakra è collegato al fumo?
Per chi desidera smettere di fumare con lo yoga bisognerà lavorare soprattutto sul quarto chakra, quello del cuore, il quale rappresenta la purezza dell’uomo, l’amore, nonché sul terzo chakra. Quest’ultimo è invece l’essenza del dinamismo e dell’energia.
Il terzo chakra, Manipura, si trova presso il plesso solare (pochi centimetri sopra l’ombelico) e ci dà il potere dell’intenzione ed è il responsabile delle nostre azioni. Il significato del centro energetico Manipura è “gemma lucente”, perché è il chakra in cui si trova l’armonia tra la fiducia in se stessi e il potere personale.
Questo chakra ci dà coraggio e la forza di difenderci e, se è bilanciato, abbiamo un’autostima elevata. Il suo blocco, invece, scaturisce dal senso di frustrazione e di vergogna.
Il quarto chakra, il chakra del cuore, è responsabile del sentimento di profondo amore, dell’ispirazione e delle emozioni positive. Si trova, appunto, al centro del petto e coinvolge il cuore, i polmoni e il sistema circolatorio.
Il dolore e altri stati emotivi ad esso affini bloccano il chakra del cuore, Anāhatacakra. Se anāhatacakra è bloccato, cerca di superare l’apatia e il dolore e riguarda la tua vita dal profondo.
Il rapporto tra fumo, stress e dipendenza
Quasi tutti i fumatori affermano di fumare per via dello stress e del “nervosismo” che provano. La sigaretta viene sentita come un “aiuto” e un sostegno.
Diciamo innanzitutto che la nicotina è una sostanza psicoattiva, una droga, che agisce sul cervello umano ( ma anche animale) andando a stimolare i centri del piacere. La nicotina, infatti, agisce su alcuni specifici recettori cerebrali e provoca il rilascio di dopamina, l’ormone del buonumore, dando una sensazione di leggero benessere e rilassamento.
È grazie a questo meccanismo che la sigaretta viene vissuta come un “antistress” (sempre disponibile e a portata di mano) e usata come se fosse un farmaco. Chi fuma, però, sottovaluta il fatto che le crisi di astinenza da mancanza di nicotina provocano un senso di ansia e di stress.
Quindi, chi fuma non ha a che fare solo con l’ansia legata al proprio quotidiano, ma anche con l’ansia causata dalla crisi di astinenza. Fumare rilassa? Sì. Fumare fa venire l’ansia e fa sentire stressati? Sì, perché crea astinenza!
Si può quindi affermare che chi fuma è più stressato e in ansia di chi non fuma? Sì, perché, oltre all’ansia e alla tensione legata alle condizioni di vita, il fumatore deve affrontare anche l’ansia e lo stress provocato dall’astinenza.
Il rituale della sigaretta
Una cosa spesso non riconosciuta da chi fuma è la componente psicologica di rilassamento legata ai rituali del fumo. Chi fuma si cerca uno spazio (un luogo) e un tempo da dedicare a se stesso.
In questo spazio-tempo il fumatore si ricava una pausa e trova un modo per “staccare la spina”. Non è, quindi, solo l‘effetto psicoattivo della nicotina a creare questa sensazione di leggero benessere o piacere, ma anche la volontà del singolo di dedicarsi un momento in cui allontanarsi mentalmente e fisicamente dai propri pensieri e dal proprio sentire.
Il fumatore associa quindi la sigaretta a questa condizione di benessere psicologico che si unisce a quello psicoattivo della nicotina.
Che cosa accade al cervello quando si fuma
La nicotina è la sostanza psicoattiva ad azione più rapida conosciuta: entro 7-10 secondi dall’inalazione, attraversa la barriera emato-encefalica e si lega con alta affinità a specifici recettori, quelli nicotinici dell’acetilcolina di tipo α4β2.
L’attivazione di questi recettori provoca il rilascio di dopamina in una parte del nostro cervello, il nucleus accumbens, cruciale per il circuito della ricompensa. Il cervello riceve così un segnale intenso e breve, codificato come comportamento in grado di generare piacere e quindi da ripetere.
L’esposizione continua al fumo determina, dunque, tre grossi adattamenti neurobiologici. A cominciare da una sorta di sovraregolazione dei recettori della nicotina (aumento del 200-300 % nei fumatori rispetto ai non fumatori), che si traduce in “fame” continua a costante di sigarette.
Si verifica inoltre un deficit di regolazione emotiva durante l’astinenza a causa della cattiva regolazione di sistemi neurochimici (quello dopaminergico e oppioidergico endogeni) che influenzano il piacere, la ricompensa e il comportamento.
Infine, molti stimoli quotidiani come luoghi, persone, situazioni specifiche, diventano con il tempo, spunti e motivi di innesco di un intenso e irrefrenabile desiderio di nicotina. Anche in questo caso, responsabile è l’adattamento subito dalle aree più antiche del nostro cervello, deputate alla memoria e alle emozioni, l’amigdala e ippocampo.
Per quanto concerne invece l’astinenza, la fase acuta raggiunge il picco tra 24-72 ore e si attenua in 2-4 settimane, ma la ridotta reattività del nucleus accumbens può durare 3-6 mesi, con strascichi anche di anni.
Non dimenticando poi che la sigaretta, a livello psicologico, costituisce uno strumento potente di regolazione emotiva, gestione della noia, marcatore del tempo e rinforzo sociale e della propria identità.
Lo yoga può aiutare a smettere di fumare?
Lo yoga può aiutarti a superare la dipendenza dal fumo. Si tratta, infatti, di una disciplina che contribuisce a una gestione ottimale di stati quali ansia e stress.
Lo fa attraverso pratiche che risultano efficaci da migliaia di anni, molto più di quanto non lo siano, nella maggior parte dei casi, supporti come cerotti e medicinali di vario tipo.
Nel biennio 2022-2023, un terzo dei fumatori intervistati dichiara di aver tentato di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l’intervista, restando almeno un giorno senza fumare. Nella stragrande maggioranza dei casi (quasi il 78%) il tentativo fallisce: solo una bassa quota (11%) raggiunge l’obiettivo e riferisce di aver smesso di fumare da più di 6 mesi.
Fortunatamente però sono molti coloro che si pongono l’obiettivo di smettere, nonostante sia spesso un percorso lungo e difficile. Nel corso degli anni, le persone si sono servite di diversi dispositivi per liberarsi dal vizio del fumo: libri, cerotti, corsi online e supporti farmacologici.
Uno studio condotto qualche anno fa attraverso una collaborazione di Public Health Foundation of India e dello University College London, e presentato in India durante la conferenza internazionale “Endgame for Tobacco”, ha infatti dimostrato che alcune tecniche dello yoga, se inserite all’interno di un percorso incentrato ad eliminare la dipendenza dal fumo, possono avere un ruolo fondamentale.
In particolare, lo studio ha coinvolto 1160 fumatori che sono stati divisi in due gruppi. I risultati hanno dimostrato che nel gruppo in cui erano state trasmesse tecniche di respirazione yoga, la percentuale di fumatori che aveva deciso di abbandonare il vizio del fumo era nettamente maggiore rispetto all’altro gruppo composto da fumatori che non aveva ricevuto nessun insegnamento.
Tra questi segnaliamo una sperimentazione i cui risultati sono stati resi noti nel corso della conferenza internazionale “Endgame for Tobacco”, che si è svolta nel 2023 in India, per la precisione a Nuova Delhi. In tale occasione è stata evidenziata la correlazione tra yoga e capacità di interrompere quella che è una vera e propria dipendenza.
Questa è però soltanto una delle ricerche che ha saputo dare conferme concrete a quelle che, fino a poco tempo fa, potevano sembrare soltanto supposizioni, seppur supportate dall’esperienza di molte persone.
Questo succede perché lo yoga ti trasmette vitalità e ti rende consapevole dei limiti fisici e psicologici che il fumo crea al tuo corpo. Inoltre, come emerge da alcuni nuovi studi, questa pratica sportiva ha un ruolo importantissimo anche nella gestione delle crisi d’astinenza che il fumatore si trova ad affrontare quando decide di smettere con le sigarette.
A tal proposito, i risultati di uno studio condotto dall’Università dell’Oregon hanno dimostrato che lo yoga agisce su quelle aree del cervello coinvolte nelle dipendenze, allontanando quell’ansia e quello stress provocati dall’aastinenza.
8 Rami dello Yoga - 4, PRANAYAMA: Il Respiro nello Yoga
Le posizioni yoga per smettere di fumare
Gli esercizi yoga per smettere di fumare che risultano più proficui per smettere di fumare sono quelli della meditazione, che si rivela un alleato particolarmente valido. Si tratta, per l’esattezza, di una forma specifica di meditazione, semplice ed efficace, in grado di rilassare la persona nel profondo, permettendole di acquisire una maggiore consapevolezza di sé.
Le posizioni yoga per smettere di fumare, pertanto, lavorano sui chakra: punti vitali che possono attivare (ma anche chiudere) il fluire dell’energia a livello mentale, fisico ed emotivo. È essenziale che funzionino in maniera armonica.
Posizione del triangolo: Utthita Trikonasana
La posizione Uttoita Trikonasana (posizione del triangolo) aiuta ad attivare il terzo chakra che ti trasmette sensazioni di energia, forza di volontà e forza interiore.
La Posizione del triangolo (Utthita Trikonasana) agisce soprattutto sul terzo chakra, trasmettendo una sensazione spiccata di energia.
Saluto al Sole: Surya Namaskara
Le sequenze del Saluto al Sole (Surya Namaskara) vanno nella medesima direzione, sciogliendo da un lato le tensioni, tonificando i muscoli e favorendo una respirazione intensa e profonda.
Una delle asana tipiche di Surya Namaskara è del resto Adho Mukha Svanasana (il Cane a testa in giù), tra le più valide per contrastare lo stress.
Cane a testa in giù: Adho Mukha Svanasana
La posizione Adho Mukha Svanasana (posizione del cane a testa a giù) aiuta ad eliminare lo stress.
Posizione del diamante: Vajrasana
Infine, non possiamo non segnalare la Posizione del diamante (Vajrasana), preparatoria per la meditazione e in grado di offrire un supporto attivo per smettere di fumare.
La posizione Vajrasana (posizione del diamante) non solo aiuta a ridurre stress e ansia ma rilassa anche la mente e ti prepara alla meditazione.
Mindfulness e consapevolezza del craving
La mindfulness può aiutare a smettere di fumare? Questa pratica che allena le capacità mentali è sempre più diffusa ed è osservata con attenzione anche da chi si occupa di psicologia delle dipendenze, compresa quella dalla nicotina.
La premessa è imprescindibile: smettere di fumare non è “solamente” un atto di volontà. Ma richiede l’interruzione di una dipendenza che altera in modo profondo e duraturo i circuiti cerebrali della ricompensa, della motivazione e della regolazione emotiva.
La mindfulness è una capacità mentale che consiste nel dirigere deliberatamente l’attenzione su ciò che sta accadendo nel momento presente, sensazioni del corpo, respiro, pensieri, emozioni e impulsi, con un atteggiamento di curiosità, apertura e senza giudizio.
In parole più semplici: invece di reagire subito a un pensiero (“Ho voglia di fumare”) o a un’emozione (stress, irritazione), si impara a fare un piccolo passo indietro e a osservare l’esperienza come se fosse una nuvola che passa nel cielo: la si vede arrivare, la si nota, ma non ci si lascia necessariamente trascinare.
Come la mindfulness interviene sulla dipendenza
Questa capacità non è innata ma si può acquisire. La pratica della mindfulness moderna in ambito clinico nasce ufficialmente negli anni Settanta presso la University of Massachusetts Medical School.
Il suo ideatore, Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare, sviluppa un programma che si svolge in gruppo ristretto (15-20 persone massimo) con l’apporto di un istruttore qualificato e composto da 8 settimane di apprendimento di pratiche formali e informali legate alla consapevolezza.
Il programma prevede incontri con l’istruttore e il gruppo ed una pratica a casa per imparare tutte le tecniche richieste (meditazioni, yoga, diari di consapevolezza,. ).
Tre sono gli aspetti principali della dipendenza da nicotina su cui agisce la mindfulness. Destabilizza l’automatismo che nel 95% dei casi determina l’accensione della sigaretta.
La mindfulness permette, infatti, di intercettare l’impulso nei suoi primissimi secondi (tensione alla gola, pensiero fugace, irrequietezza alle mani) prima che diventi azione.
Riduce inoltre l’attivazione dei trigger. Studi di risonanza magnetica funzionale dimostrano che dopo 8 settimane di pratica si riduce significativamente l’attivazione dell’amigdala e del nucleus accumbens, quando si vedono immagini di sigarette o si entra in situazioni associate al fumo.
La pratica regolare aumenta la capacità di provare gratificazione da stimoli non farmacologici (il sapore del cibo, la musica, il contatto umano), contrastando l’anedonia, ossia l’incapacità di provare piacere in attività che prima erano gratificanti, come mangiare, socializzare o dedicarsi a hobby, tipica dei primi mesi senza nicotina.
Alcuni studi clinici randomizzati mostrano che i programmi di mindfulness ottengono risultati positivi sui tassi di astinenza a 6 mesi e sulla riduzione dell’intensità del craving (desiderio impulsivo per una sostanza), oltre che sulla minore probabilità di ricaduta completa dopo un lapse (una sigaretta occasionale).
L’esperienza pisana
Negli ultimi anni anche in Italia sono stati condotti studi clinici che confermano quanto osservato a livello internazionale. Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP), l’intervento “guidato” dai i professori Ciro Conversano e Francesco Pistelli e collaboratori (tra cui le dottoresse Rebecca Ciacchini, Silvia Sabbatini, Valentina Bessi) ha sperimentato l’applicazione della mindfulness in un campione di fumatori adulti che avevano fallito un tentativo di cessazione.
L’obiettivo non era “solo” osservare se la mindfulness potesse ridurre il consumo di sigarette, ma capire in che modo intervenisse sui meccanismi psicologici ed emotivi che mantengono la dipendenza: craving, regolazione emotiva, sensibilità agli stimoli, automatismi comportamentali.
Il percorso ha previsto incontri di gruppo, pratiche guidate ed esercizi individuali focalizzati su:
- consapevolezza dell’impulso;
- regolazione emotiva, cioè imparare a tollerare ansia e noia senza ricorrere alla sigaretta;
- interruzione degli automatismi;
- recupero della sensibilità e del piacere da stimoli naturali, come cibo, musica, contatto sociale, ridotti nei fumatori a causa dell’ipoattività del sistema della ricompensa.
Al termine del percorso i partecipanti hanno mostrato miglioramenti significativi su diversi indicatori psicologici. Un dato particolarmente interessante riguarda i fumatori che avevano sperimentato ripetuti fallimenti nei tentativi precedenti: proprio in questo gruppo la mindfulness sembra aver avuto l’impatto maggiore.
Aprire i chakra in modo sicuro
Per l’apertura dei chakra in realtà è necessario fare un importante e profondo lavoro su se stessi, che aiuti, lentamente, ad acquisire più sensibilità e consapevolezza.
Secondo questo testo, apertuta dei chakra, significa consentire a kundalini, l’energia serpentina che dimora alla base della colonna vertebrale, di risalire lungo il corpo fino al samadhi o all’unione suprema con il Divino.
Lo stesso Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista, antropologo, filosofo e accademico svizzero, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico e psicoanalitico, asseriva che l’apertura dei chakra è un processo legato all’individuazione e alla realizzazione, lungo la via che conduce dall’ego al sé impersonale.
Tradotto in parole più semplici e concrete: per Jung, lavorare sui chakra significa accedere al potere dell’inconscio, risvegliando quel potenziale sopito che può anche distruggerci qualora non si individui una guida spirituale.
Aprire i chakra non comporta pericoli, a patto che l’attività sia svolta in modo consapevole e controllato. Per lavorare sui centri energetici, si può partire con una semplice meditazione o, se si desidera, è possibile approfondire con altre tecniche.
Un esperto di yoga, ad esempio, può identificare e lavorare sui propri chakra attraverso la meditazione; mentre affidandosi a pratiche come il reiki o a trattamenti ayurvedici eseguiti da operatori qualificati, è possibile percepire non solo benefici fisici, ma anche su un piano energetico più profondo.
Pertanto, è fondamentale prestare attenzione quando si decide di lavorare sull’apertura dei propri centri energetici, anche perché “sbloccare” più energia di quanta siamo abituati a gestire può essere rischioso e causare persino disturbi fisici, quali nausea e mal di testa.
Chi desidera aprire i chakra può farlo inizialmente sotto la guida di un insegnante di yoga esperto, di un pranoterapeuta, di un maestro reiki e di altre figure professionali di questo tipo.
Gradualmente è possibile quindi sottoporsi a trattamenti sempre più frequenti per l’apertura dei chakra, ma sempre con persone esperte, fino ad arrivare all’utilizzo di tecniche che permettono di farlo in autonomia.
Lo ripetiamo: sconsigliamo con forza di praticare visualizzazioni, tecniche yoga o di respirazione senza la guida di un maestro qualificato.
Gli stessi saggi indù ricordano che la potenza di kundalini, quando mal utilizzata, può generare effetti devastanti sulla psiche. Quindi, affidatevi a un buon insegnante e cercate di capire quale strada intraprendere.
Una pratica di consapevolezza durante il desiderio di fumare
Invece di reagire automaticamente alla voglia di fumare, è possibile osservare il desiderio come un’esperienza temporanea, riconoscendo le sensazioni del corpo, i pensieri e le emozioni senza giudicarli.
Resta rilassato, non fare grandi sforzi, perché è tramite il rilassamento, non tramite lo sforzo, che puoi diventare consapevole. Rimani calmo, tranquillo, silenzioso.
Dividi ogni azione in frammenti più piccoli, in modo da poterti muovere lentamente. Rimarrai sorpreso da come, se osservi il fumare, esso tenda a diminuire.
Ma tu non hai fatto alcuno sforzo per smettere. Smette da solo perché, quando diventi consapevole di uno schema morto, di una routine, di un’abitudine meccanica, hai creato ed espresso in te una nuova energia di consapevolezza.
Il punto è che devi fare qualcosa, la tua inconsapevolezza richiede una qualche attività, un’occupazione. È un’occupazione, ed è solo un sintomo, non il problema reale.
Il problema reale è l’abitudine. Invece di diventare consapevole di tutta la situazione - del motivo per cui fumi - invece di diventare consapevole del modo in cui funziona, stai solo cercando di smettere.
Se vuoi veramente smettere, dovrai guardare più in profondità, non ai sintomi, ma alle radici. Probabilmente sei una persona molto ansiosa, altrimenti non potresti fumare così; questo fumare una sigaretta dopo l’altra è solo il risultato.
Il ruolo del supporto professionale
Per quanti stanno cercando di cambiare stile di vita e di sottrarsi a un’abitudine considerata da medici e specialisti controproducente per la salute, lo yoga può offrire uno spazio di ascolto e di allenamento mentale, ma il percorso per smettere di fumare richiede una valutazione individuale.
Il fumatore deve affrontare sia la dipendenza fisica dalla nicotina sia i legami psicologici con la pausa, la regolazione emotiva, la noia, i luoghi, le persone e le situazioni associate alla sigaretta.
Smettere di reprimere le proprie emozioni, scaricare le tensioni con del sano movimento o con attività sportiva, sforzarsi di pensare autonomamente, sono tutte ottime soluzioni per stare meglio e avviare un percorso finalizzato ad aprire i chakra, sotto la supervisione di un professionista.
I benefici sono davvero tanti, a fronte di una disciplina che, se praticata con costanza e il supporto di insegnanti professionisti, si rivela risolutiva per quanti vogliono eliminare tale abitudine dalla propria vita.
Smettere di fumare con lo yoga è qualcosa che permette di stare meglio con se stessi a 360°, dando valore al corpo fisico come a quello mentale e spirituale.