La meditazione in aereo consiste nel portare intenzionalmente l’attenzione al respiro, al corpo, ai suoni, ai pensieri e alle sensazioni mentre si attraversano le diverse fasi del viaggio, dall’aeroporto all’atterraggio.
Il volo può diventare così un’occasione concreta per praticare la mindfulness: non è necessario eliminare rumori, turbolenze, attese o pensieri, ma imparare a osservarli senza reagire automaticamente, tornando ogni volta al momento presente.
Perché meditare durante un viaggio in aereo
La meditazione in aereo è una pratica ideale per i manager, i professionisti e tutte le persone che sono molto impegnate nel lavoro, specie se quest’ultimo richiede frequenti spostamenti e trasferte. Ma è adatta anche a chi semplicemente prende l’aereo per viaggiare o andare in vacanza.
Lo zen, del resto, da secoli propone pratiche complementari alla meditazione “formale”, basate sulla vita di tutti i giorni, in modo che sia possibile essere in contatto con la vita stessa proprio quando e dove si svolge, cioè nel momento presente, qui e ora. Perfino se quel “qui e ora” prende l’aspetto assai instabile di uno spostamento a gran velocità.
Capita a tutti noi abitualmente di sprecare tanta energia reagendo in modo automatico agli eventi esterni e a ciò che accade dentro di noi (pensieri, emozioni, sensazioni). Per la maggior parte del tempo la nostra attenzione è rivolta al passato o al futuro piuttosto che al presente, il vero momento in cui la vita si realizza.
Osservandoci, attraverso la pratica, possiamo scoprire che funzioniamo spesso con il “pilota automatico”, meccanicamente, senza renderci conto di ciò che stiamo effettivamente facendo o vivendo.

Che cos’è la mindfulness applicata al volo
Jon Kabat-Zinn, lo studioso che negli anni ’70 ha dato vita all’utilizzo clinico di tale pratica, la definisce come “la consapevolezza che emerge prestando attenzione intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante al presentarsi dell’esperienza momento per momento” (Kabat-Zinn, 2004).
È possibile sviluppare o migliorare questa capacità attraverso la meditazione di consapevolezza che deriva dal buddhismo theravada. Kabaz-Zinn sostiene che la capacità di essere consapevoli sia presente in ciascuno di noi.
Quello che occorre fare è allenarsi a coltivare l’attenzione nel qui ed ora. Possiamo rappresentare la consapevolezza come una lente in grado di concentrare e canalizzare le energie disperse e reattive della nostra mente in un’unica sorgente di energia che può aiutarci a gestire in modo adeguato le situazioni e ad apportare cambiamenti nella nostra vita in una direzione di maggior benessere.
Questa energia ha origine dentro di noi e quindi è potenzialmente sempre disponibile. La sfida è quella di provare a vivere ogni momento della nostra vita, anche quelli di maggior difficoltà, come unico, importante e con cui poter lavorare.
Si può imparare ad affrontare la vita in un modo che conduca ad uno stato di armonia interiore, utilizzando la forza di una difficoltà per attraversarla, proprio come un navigatore utilizza la forza del vento per orientare la sua vela.
La meditazione come osservazione dell’esperienza
Meditazione è osservare deliberatamente il nostro corpo e la nostra mente, lasciando che le nostre esperienze scorrano liberamente momento dopo momento e accogliendole nel modo in cui esse si presentano, che ci piaccia oppure no.
Meditazione non significa rifiutare, bloccare o reprimere ciò che si presenta, ma lasciar essere, non controllare nulla eccetto la direzione della nostra attenzione.
Quando si comincia a prestare attenzione in modo consapevole il rapporto con le cose cambia. Consente di vedere di più e più in profondità.
È come un risveglio dalle abitudini nelle quali eravamo assorbiti poiché il presente è il solo momento di cui disponiamo.
Secondo tale prospettiva, la gestione e la riduzione di stati di tensione, ansia, preoccupazione che possono manifestarsi in chi deve prendere un aereo, sono strettamente connessi alla capacità di affrontarli nel momento in cui essi si presentano, accogliendoli nella propria esperienza senza bisogno di dover reagire o lasciarsi vincere da essi.
Dal disagio del volo alla pratica della presenza
Se dovessi scegliere un elemento naturale in cui sentirmi a mio agio opterei per la terra e l’acqua, non certo l’aria. Credo che siamo in molti a non sentirci a casa fra aerei, finger e aeroporti.
Sarà l’aria condizionatissima, sarà la sensazione di claustrofobia, sarà il fatto che stare sospesi è qualcosa di non esperibile: se salto, riatterro subito e sento anche tutta la pesantezza della gravità.
Insomma amo viaggiare ma non amo volare. Poi si sa, è sicuro, si viaggia appesi a un vortice, mi spiegò tanti anni fa un fidanzato ingegnere aerospaziale.
Tutto vero, ma io fra rumori strani, orecchie tappate, occhi rinsecchiti dall’aria, gambe in bocca perché non so dove metterle e intimità coatta non sono una grande appassionata di voli lunghi.
La mindfulness non richiede che l’esperienza sia piacevole o comoda. Anche il freddo, il rumore, la posizione scomoda, il sonno e l’impazienza possono diventare oggetti di osservazione.
Prima dell’imbarco: camminare consapevolmente
Durante il percorso verso il “gate” che ti porterà sull’aereo, c’è un sacco di strada da fare. È un’occasione perfetta per praticare la camminata consapevole.
Mentre cammini, porta tutta la tua attenzione al movimento del corpo: le gambe, le spalle, le braccia, l’intero corpo che si sposta nello spazio. Può essere una bellissima sensazione, se le tue condizioni di salute sono buone.
Renditi al contempo consapevole anche delle sensazioni provenienti da tutti i sensi: specialmente i suoni che ricevi (senza etichettarli) e le luci e forme che ti passano accanto, ma anche odori e sensazioni tattili.
Attraversando la zona commerciale dell’aeroporto, mantieni ancora la tua attenzione alle sensazioni. Stavolta possono essere sensazioni molto diverse, che interessano anche le funzioni mentali, stimolate dalla quantità e varietà di merci esposte.
Osserva specialmente le reazioni della tua mente.
Centrarsi al gate
Anche solo raggiungere l’aeroporto può rappresentare una sfida. Dopo aver effettuato il check-in e aver raggiunto il gate, guardare il frenetico movimento attorno a noi e ascoltare il frastuono possono incrementare lo stato di tensione.
Coleman suggerisce di prendersi 5 minuti per praticare un esercizio di centramento e radicamento:
- Assumete una posizione confortevole, che vi faccia sentire a vostro agio.
- Chiudete gli occhi oppure fissate lo sguardo e portate la vostra attenzione al respiro.
- Portate l’attenzione dentro di voi, portate l’attenzione al respiro.
- Iniziate facendo delle lunghe inspirazioni ed espirazioni, notate le qualità energizzanti dell’inspirazione e quelle rilassanti dell’espirazione.
- Rivolgete l’attenzione dentro di voi e prendete lunghi respiri.
Il respiro è un ottimo supporto nella mindfulness poiché vi aggancia al momento presente.
Immaginate che tutto ciò che vi accade intorno sia come il cielo. Tutto ciò che si presenta attorno a voi in questo momento e nella vostra mente è come nuvole di passaggio nel cielo e potete stare fermi e ben saldi mentre ciò accade, sentendovi a proprio agio, senza reagire.
Se vi accorgete che la vostra mente viene catturata da qualcosa nel passato o nel futuro, riportatela gentilmente al momento presente, al vostro corpo seduto sulla sedia, al vostro respiro che va e viene, ai rumori, a ciò che si muove intorno a voi.
Se vi sentite agitati o preoccupati per ciò che potrà accadere, riportate l’attenzione al momento presente, al vostro radicamento e a ciò che sta accadendo attorno a voi, conversazioni, bambini che giocano, ecc. e immaginate che tutto questo sia come l’andare e venire delle nuvole nel cielo e voi siete presenti e fermi come il cielo o come un albero in un giorno ventoso.
Lasciate che lambisca le vostre estremità mentre rimanete saldi con i vostri piedi, con le vostre gambe. Quando questo passaggio di nuvole si è diradato potete riportare l’attenzione al presente, notando il senso di radicamento.
Potete praticare questo esercizio ogni volta che avete bisogno di sentirvi più stabili e centrati.
In cabina: preparare il corpo e la mente
Nella cabina dell’aereo, dopo aver preso posizione, chiudi gli occhi per un momento e concentrati sul respiro. È il momento di tornare al tuo corpo e di calmarti.
Senti tutto il corpo e osserva in quale stato si trova. Prendetevi un momento per sentirvi a vostro agio nella posizione, magari reclinate leggermente lo schienale e allentate le cinture di sicurezza, tutto ciò che può farvi sentire a vostro agio.
Trovate stabilità nel corpo e riflettete questa stabilità nella mente. Chiudete gli occhi o fissate lo sguardo e portate lo sguardo e l’attenzione dentro di voi.
Prendetevi un momento per notare cosa significa essere seduti, in volo, in questo momento, come si sente il vostro corpo, come si sente la vostra mente.
I compagni di viaggio e la pratica della gentilezza
I tuoi compagni di viaggio: osservali perlustrando con lo sguardo il resto della cabina. Sono in compagni del tuo viaggio, legati a un unico destino, proprio come tutte le persone con cui hai a che fare nel corso della vita sono compagne della tua avventura umana.
Vicinanza, destini inseparabili. Manda ai tuoi compagni di viaggio, silenziosamente, un augurio di metta, del tipo “possiate voi essere sempre felici e liberi da ogni sofferenza inutile”, “possiate trascorrere questo viaggio leggeri e sereni”, ecc.
Durante la dimostrazione di sicurezza da parte del personale di volo, presta la massima attenzione, anche se l’hai vista migliaia di volte.
Gratificherai chi è impegnato in questa operazione ripetitiva, e magari potrai imparare qualcosa che potrebbe un giorno rivelarsi utile.
Durante il decollo: osservare il movimento
Durante il decollo, ascolta le sensazioni del tuo corpo, sottoposto a un così forte accelerazione e considera quello che sta veramente succedendo: il tuo corpo si sta muovendo a grandissima velocità nello spazio, trasportato a un’altitudine di migliaia di metri in pochi secondi.
Non rimanere indifferente mentre assisti alla meraviglia di una possibilità, quella del volo, che gli esseri umani hanno solo potuto sognare, per molte decine di migliaia di anni.
La pratica non consiste nel negare le sensazioni fisiche del decollo, ma nel riconoscerle con precisione, lasciando che l’esperienza venga percepita momento dopo momento.
Mindfulness in volo
Una volta raggiunta la quota o dopo un pasto, prendetevi un po’ di tempo per sviluppare un senso di tranquillità e confort per vivere al meglio la vostra esperienza di viaggio.
Ci sono alcune cose che possono apportare un senso di rilassatezza. Una di queste è portare l’attenzione nel momento presente, lasciando andare i pensieri e le preoccupazioni per il futuro.
Notate se ci sono tensioni in qualche parte del vostro corpo, rilassate ogni muscolo. Quando sentite il corpo rilassato portate l’attenzione al vostro respiro e notate le caratteristiche del vostro respiro.
Potete notare le sensazioni dell’inspirazione e dell’espirazioni. Fate alcuni profondi respiri e notatene le caratteristiche.
Inspirare apporta un senso di energia e vigore, espirare un senso di rilassatezza e lasciate andare, fate alcuni respiri per fare questo.
Il respiro come ancora attentiva
Mentre prestate attenzione al respiro, spostate l’attenzione dalla vostra idea di respiro all’esperienza che state vivendo, alle sensazioni dell’aria che entra, alla cassa toracica che si espande, alle spalle, ecc. state presenti nel corpo e nel momento presente.
Senza cercare di controllare o manipolare il respiro, lasciatelo respirare da sé e siate presenti all’andare e venire del ritmo del respiro.
Mentre siete seduti a bordo potete notare tante altre cose, le persone parlare, i passaggi dell’equipaggio, una lieve turbolenza, ecc.
La pratica di mindfulness consiste nell’essere presenti alla propria esperienza nel momento senza reagire, senza giudicare, senza bisogno di volerla diversa, semplicemente notando queste cose come si presentano e ritornando alla presenza del respiro.
Lasciate che sia il vostro rifugio, luogo dove sperimentare un senso di calma e centratura.
Potete notare la vostra mente impegnata, pianificante, persa nei pensieri, tornate alla presenza del respiro e alla comodità del vostro corpo sul sedile.
È normale che la vostra mente divaghi più volte nel corso dello stesso esercizio, riportatela al respiro e notate la vostra stabilità tra un’espirazione e l’inspirazione successiva.
Possono presentarsi anche emozioni e sensazioni, se succedesse, semplicemente osservatelo, non c’è bisogno di fare nulla e ritornate con l’attenzione al vostro respiro, l’ancora per la vostra attenzione.
Una cosa che può interrompere uno stato di benessere e pace è la reattività alle cose. Notate se avete delle reazioni, a cosa succede attorno a voi e cercate una qualità di accettazione di accoglienza rispetto a ciò che sta accadendo, tornando ancora e ancora alla semplicità del momento presente.
Prendetevi un momento per notare cosa sentite nel corpo e nella mente e cosa ha prodotto il prestare attenzione al momento presente.
Meditazione guidata per la paura di volare ✈️ | 7 minuti
Mangiare e bere con consapevolezza
Se viene offerto un rinfresco, consuma la tua bevanda e il tuo snack in piena consapevolezza, apprezzando gli effetti immediati nel tuo corpo e considerando non solo le persone che hanno reso possibile questa consumazione, ma anche tutti gli elementi - vegetali, minerali e non - che ne hanno preso parte, compresi il sole, l’acqua, i microorganismi, ecc.
Le interruzioni erano continue e anche queste diventavano oggetto di meditazione: il cibo, il tè verde, l’acqua, le bacchette con cui mangiare, la conversazione con la vicina, i due passi per sgranchirsi, il freddo (a me una coperta non basta mai), il sonno, l’avversione alla posizione scomoda, etc…
Tutto è diventato esserci, stare, non momento di passaggio, ma regalo di presenza. E anche il tempo è volato.
Prepararsi all’atterraggio
Qualunque sia la vostra destinazione, utilizzate questa pratica per vivere qualsiasi cosa vi aspetti con chiarezza e consapevolezza.
In preparazione all’arrivo, prendetevi un momento per notare cosa sta accadendo dentro di voi. La mindfulness è una forma di autoconsapevolezza che ci informa sul nostro stato e possiamo usare queste informazioni per essere più preparati a ciò che accadrà.
Notate come vi sentite alla fine di questo viaggio. La mindfulness informa la nostra esperienza, chiarisce cosa sta succedendo.
Notate come sta il vostro corpo. Notate come sta la vostra mente.
Forse avrete una conferenza, prendetevi un momento per notare l’eccitazione o la preoccupazione. Queste informazioni possono essere utilizzate per prepararsi a ciò che accadrà.
Prendetevi un momento per riflettere sulle vostre motivazioni, aspettative, obiettivi, preparandovi mentalmente ad essere più presenti e pronti mentre vi avvicinate a quell’esperienza.
Alcuni andranno a trovare parenti o torneranno a casa. Prendetevi un momento per riflettere su ciò che troverete o pensando a chi si è preso cura della vostra casa mentre eravate e via e lasciate spazio ad un senso di apprezzamento.
Forse andrete in vacanza e potreste sentirvi eccitati alle varie esperienze che vorrete fare. Prendetevi un momento per vivere questo senso di possibilità, di desiderio.
Prendetevi un momento per immaginare i vari passaggi che vi condurranno alla vostra destinazione, la discesa dall’aereo, i controlli di sicurezza, ecc. notate se potete essere presenti con il corpo e con la mente ovunque voi siate con un’attenzione aperta e accogliente.
Prendetevi un momento per tornare consapevoli dei vostri pensieri, lasciando le anticipazioni e tornando presenti al vostro respiro, alle vostre emozioni e abbracciando l’esperienza.
Il respiro può aiutarvi a sentirvi radicati in ogni passaggio che dovete affrontare.
L’atterraggio come ritorno al corpo
Nella fase di atterraggio, osserva ancora le reazioni del tuo corpo e della tua mente e poi, una volta toccato il suolo, respira e sperimenta la dimensione del “tornare casa”.
Che significato ha per te? Ora puoi sentirlo nel corpo.
Il volo come simbolo di leggerezza
Volare è un’idea che piace sempre molto, prendiamo gli aerei, usiamo il parapendio o, anche più semplicemente, sui giochi nei luna park cerchiamo di fare l’esperienza del “volo”.
Questo perché l’anima sa volare e può volare. Il volare è un pò connesso con l’ aspetto della leggerezza, in contrapposizione alla pesantezza che molti vivono nella realtà di oggi.
Una mente oberata di pensieri e un cuore carico di sentimenti negativi ci rende pesanti. Ma per volare, di quale zavorra mi devo liberare?
Dovrò lasciar andare qualcosa per potermi sollevare! La legge della gravità riguarda gli elementi, mentre a livello spirituale cosa ci ancora nel modo sbagliato e cosa ci libera?
La metamorfosi del bruco
Una analogia è quella del bruco. Il bruco mangia, mangia, mangia, fino a che non diventa grassissimo… In effetti finisce la sua fase di bruco quando ha mangiato talmente tanto che raggiunge il suo massimo, ed è quello il momento in cui è pronto per la metamorfosi.
Gli scienziati indicano che quello sia il momento in cui si creano le cellule immaginarie, quelle che contengono il DNA della farfalla. Queste cellule si risvegliano ed il bruco è pronto a tessere il suo bozzolo, a lasciare andare la sua identità di bruco perché altrimenti non potrebbe predisporsi a diventare una farfalla.
Nel bozzolo è nel silenzio e questo già ci rivela come abbiamo bisogno di silenzio per passare un processo di cambiamento, e la meditazione è un grande supporto.
Successivamente, quando sarà pronto ad uscire, la nuova creatura perfora il bozzolo e con grande sforzo tenta di uscire. C’è chi ha provato ad aiutarlo, pensando di agevolarlo ed evitargli di soffrire, ma così lo ha ucciso perché lo sforzo che il bruco fa per uscire dal bozzolo, ovvero la fatica a cui è sottoposto, rafforza le sua ali.
Infatti è proprio grazie a quello sforzo che le sue ali diventano pronte a volare. Senza quello, non potrebbe, non sarebbe forte a sufficienza per far volare quelle piccole ali.
Questo vale anche per noi. Abbiamo bisogno di un pò di impegno per passare dalla forza di gravità che ci ancora alle cose più grossolane e terrene, a qualcosa di più vasto e sottile.

Le quattro zavorre da lasciare andare
La capacità di non prendersela
Quante volte le persone fanno dei commenti o assumono espressioni che vengono lette da un cuore troppo sensibile eccon una eccessiva sensibilità!
Alcuni accusano velocemente “il colpo”, poi diventano permalosi, quindi tristi e poi afflitti e reattivi.
Quando vi sentite offesi, siete sicuri che l’altro vi voleva attaccare, oppure è solo una modalità comunicativa?
Potrebbe essere anche il frutto della propria immaginazione, ci immaginiamo che qualcuno ce l’abbia con noi, che qualcuno stia cospirando contro di noi, ma forse non è proprio così.
Chiaramente la meditazione aiuta molto in questo perché ci continua a ricordare chi siamo.
Lasciar andare
Tante persone vogliono un cambiamento, cambiano lavoro, città, marito, look, ma il vero cambiamento giace altrove.
Non devo aggiungere né spostare, piuttosto devo lasciar andare quello che ricopre la mia vera natura, come un diamante nascosto sotto il fango.
È il momento di spogliarci e tornare a quell’essenza che siamo. L’ anima ha una grande bellezza, una grande potenzialità.
Eliminare la paura di perdere
Oggi per esempio abbiamo molto la paura di perdere il lavoro, in questo grande momento di crisi. Ma ci sono delle paure molto meno evidenti: di non essere rispettati, accettati, valorizzati, amati … la paura di perdere la nostra libertà e tante altre.
Il nostro ego ci ha convinto che la vittoria è la non sconfitta ma non è così, il momento in cui smetto di voler vincere, non perderò mai.
Allora divento naturalmente leggera, non corro dietro a niente tantomeno dietro a nessuno.
In questo c’è un grande senso di libertà, di profonda correttezza e contentezza.
Essere pesanti
L’elemento più leggero è l’aria. L’acqua è l’elemento più fluido, il fuoco è il più potente, brucia e trasforma, ma l’aria rappresenta un po’ l’atmosfera.
Quando entrate in una stanza e l’atmosfera è pesante, ed è una sensazione tangibile, ci fa realizzare come i nostri pensieri e stati d’animo possono riempire l’atmosfera di ciò che vive dentro di noi.
Quell’aria verrà respirata da tanti altri, così la mia sofferenza diventa un’influenza per altri, la mia pesantezza diventa la pesantezza di altri.
La nostra natura è di leggerezza, infatti ci piace l’idea di essere spensierati e contenti.
Silenzio, introspezione e trasformazione
C’ è un mondo enorme dentro di noi, nell’anima e l’anima è la nostra identità e raramente ci doniamo il tempo e lo spazio per accedere a quel mondo.
Questo si chiama anche introversione, introspezione che per molti è fraintesa la ritengono un metodo per estraniarsi dal mondo o essere passivi.
L’ introversione è un’ attitudine molto attiva in cui incontro me stessa e incontro la mia parte più vera, più profonda.
L’ equilibrio è tra il dare e prendere, l’avere tolleranza e coraggio, umiltà e grandezza.
Le ali rappresentano questo gioco di equilibri che però non può venire ad essere se non mi capisco, mi esploro e mi conosco.
Un’esperienza di meditazione intensiva
Invece di passare le 10 ore dell’andata e le 11 del ritorno sorvolando la Siberia a pensare “quanto manca?” ho cercato di sonnecchiare e di fare una cosa nuova: meditare.
Come dice Dario Doshin Girolami, monaco zen e insegnante del mio master alla Sapienza, tutte le volte che siamo in coda o fermi in auto o in fila dal medico o in attesa di un bus, possiamo meditare.
Tanto “seduti siamo seduti, aspettare dobbiamo aspettare, tanto vale meditare”.
Ho appena affrontato due voli lunghi per andare a tornare dal Giappone. Obiettivo del soggiorno: la cucina dei monaci e il “mindful eating” per la tesi di master in mindfulness.
Così mi sono concentrata sul respiro, l’ho ascoltato diventare calmo e costante con quel senso di torpore da quota, ho portato l’attenzione al corpo, agli appoggi, e poi ai suoni (quantiii) e ai pensieri.
Le interruzioni erano continue e anche queste diventavano oggetto di meditazione: il cibo, il tè verde, l’acqua, le bacchette con cui mangiare, la conversazione con la vicina, i due passi per sgranchirsi, il freddo (a me una coperta non basta mai), il sonno, l’avversione alla posizione scomoda, etc…
Tutto è diventato esserci, stare, non momento di passaggio, ma regalo di presenza. E anche il tempo è volato.
Vipassana e ritiro spirituale
Ho fatto un corso di meditazione Vipassana, sui colli di Piacenza. Quando entri ti ritirano il telefono, stai dieci giorni da solo.
Non puoi parlare con nessuno e non puoi neanche avere il famoso eye contact, cioè non puoi guardare nessuno negli occhi.
Ci si sveglia alle 4.30, si fa meditazione per due ore come ti insegnano loro, poi colazione leggera, riposino e ancora meditazione.
La sera a dormire presto e il mattino si riparte, ti svegliano con il gong.
Che cos’è la meditazione Vipassana
Ma che cos’è e a cosa serve esattamente la meditazione Vipassana? Questa parola viene dalla lingua indiana pali e significa “vedere le cose come esse sono”.
Serve a imparare ad astenersi da ogni dipendenza che impedisce il controllo sulla propria mente, secondo i monaci.
Lo scopo del ritiro spirituale soli con sé stessi, che può durare anche mesi, è diventare padroni assoluti della propria mente, senza esserne più schiavi.
Quello di Piacenza è uno dei tanti monasteri birmani che aprono le porte agli occidentali, a persone di tutte le età e ceto sociale.
All’interno ci si rapporta con un regime molto rigido sia per il corpo che per la mente. Oltre che parlare, infatti, è vietato anche leggere e scrivere.
Si tratta di (minimo) dieci giorni in totale distacco da tutto e tutti: chi la prova accetta e sceglie di viaggiare dentro se stesso, piuttosto che in giro per città o monumenti.
Non a caso viene anche definito “il turismo del sacro”. E spesso i partecipanti restano in contatto tra loro per raccontarsi gli effetti al ritorno nella “vita reale”.
“È una cosa molta intensa, io al secondo giorno volevo scavalcare e andare a casa. Mi hanno detto di resistere perché le cose sarebbero migliorate: avevano ragione”.
“Una volta eravamo nel cortile, ho iniziato a parlare con i sassi. Quando fuori è passato un contadino con un trattore, siamo tutti corsi vicino al cancello per guardarlo: ci sembrava uno spettacolo unico”.
La meditazione e le arti mistiche
Il pubblico meno affezionato forse non sa che Fabio, nella vita privata, ritaglia grande spazio da dedicare alla serenità interiore: è solito praticare il buddismo, incontrare sciamani, condividere esperienze con popoli stranieri e tribù indigene che favoriscono scambi di idee e di culture.
Ha persino conosciuto Sadhuru, grande mistico indiano.
Plasmato da visioni differenti, situazioni umane forti e incontri in cui non esiste una cultura dominante, il nostro deejay crede nell’uguaglianza primitiva, quella che ci unisce tutti in quanto esseri umani, a prescindere da chi siamo, cosa facciamo per vivere e da dove veniamo.
“Non faccio cose strane, sono solo esperienze che mi arricchiscono. Vado anche con Johanna (la compagna ndr) e i bambini, non ci mettiamo mica a fare la danza della pioggia”.
Lo scrittore non è nuovo a un certo tipo di esperienze che potremmo quasi definire “mistiche”, alla ricerca della pace interiore, di unione tra corpo e anima.
La meditazione quotidiana secondo lo zen
Come dice Dario Doshin Girolami, monaco zen e insegnante del mio master alla Sapienza, tutte le volte che siamo in coda o fermi in auto o in fila dal medico o in attesa di un bus, possiamo meditare.
Tanto “seduti siamo seduti, aspettare dobbiamo aspettare, tanto vale meditare”.
La stessa prospettiva può essere applicata alla sala d’attesa, al gate, al sedile dell’aereo, al momento del pasto e ai minuti che precedono l’arrivo.
La pratica non dipende dalla perfezione delle condizioni esterne, ma dalla capacità di riconoscere ciò che sta accadendo e di restare in contatto con l’esperienza.

Una sequenza essenziale per meditare in volo
- Durante il percorso verso il gate, porta l’attenzione al movimento delle gambe, delle spalle, delle braccia e dell’intero corpo.
- Al gate, assumi una posizione confortevole e dedica alcuni minuti al respiro e alle sensazioni di radicamento.
- In cabina, osserva il corpo seduto, le tensioni muscolari e lo stato della mente.
- Durante il decollo, ascolta le sensazioni dell’accelerazione senza giudicarle.
- In volo, usa il respiro come ancora ogni volta che la mente divaga.
- Durante il pasto o il rinfresco, osserva sapori, sensazioni corporee e gesti.
- Prima dell’atterraggio, nota motivazioni, aspettative, emozioni e pensieri legati alla destinazione.
- Dopo aver toccato il suolo, respira e osserva la sensazione del “tornare casa”.
La pratica può essere breve o prolungata, silenziosa o accompagnata da una semplice attenzione al corpo. Anche un singolo respiro consapevole può interrompere, per un momento, il funzionamento automatico.
Il viaggio diventa allora una successione di occasioni per tornare al presente: camminare, sedersi, ascoltare, mangiare, attendere, decollare, attraversare il cielo e atterrare.
tags: #meditazione #arti #mistiche #volo