La spiritualità del Castello di Morozzo nasce dall’incontro tra storia, paesaggio, memoria familiare e cultura, in un luogo che apre le sue sale e i suoi giardini a una serata in cui musica, cinema e memoria si incontrano in un dialogo senza tempo. Immerso nel cuore del borgo e circondato da un suggestivo parco che si estende fino alle rive del torrente Brobbio, il castello - antica residenza della nobile famiglia dei Marchesi di Pamparato - rappresenta oggi uno dei luoghi più evocativi del territorio cuneese, recentemente riportato al suo antico splendore grazie a un accurato restauro conservativo.
Il Castello di Morozzo, residenza storica dell’illustre casata dei Marchesi di Pamparato, si trova a sorpresa nel cuore del paese ed è immerso in uno scenografico parco che si estende fino alle rive del torrente Brobbio. Un restauro accurato ha restituito tutto il fascino di quando era dimora della famiglia Marchesi di Pamparato.

Un luogo storico nel cuore del paese
Nel cuore del paese, il castello apre le sue porte su saloni, giardini e un parco secolare che scende fino al torrente Brobbio. Residenza storica dei Marchesi di Pamparato, è stato restaurato con cura dalla famiglia Sicurtà: oggi è una location esclusiva per matrimoni ed eventi, con ospitalità interna.
La spiritualità del luogo è legata anzitutto alla sua continuità storica: gli ambienti del castello conservano il senso di una dimora attraversata da generazioni, mentre il parco crea una relazione diretta con la quiete, la luce e l’acqua del territorio. Il giardino, la luce, la quiete.
Morozzo e la sua tradizione religiosa
Fino al 1388, anno di erezione della diocesi di Mondovì, Morozzo rientra nella diocesi astigiana, che ha una distante appendice nell’estremo Piemonte meridionale: infatti il territorio compreso tra i fiumi Tanaro e Stura (il comitato di Bredulo) all’inizio del secolo X è donato dall’imperatore Ludovico III alla Chiesa di Asti (Guglielmotti 1990), che di fatto estende anche a questa zona la propria giurisdizione ecclesiastica.
Questo territorio costituisce poi il nucleo principale della nuova diocesi monregalese, che dunque include anche Morozzo (Bordone 1992). La pieve è attestata documentariamente per la prima volta in un ampia conferma papale dei beni della Chiesa di Asti del 1153 (Il libro verde della chiesa di Asti, doc. 315, pp. 202-206): ne appare proponibile una fondazione nel pieno secolo XI sulla base di una recente ricognizione di superficie condotta alla cascina Chiesa Vecchia, situata al di fuori dell’abitato verso levante (Coccoluto, Comino, Ricchebono 1995, p. 45).
Nel 1345 quella che è ormai definita la prepositura di Morozzo è a capo di dieci chiese (per il Registrum ecclesiarum diocesis astensis si veda: Conterno 1988, pp. 17-19). La presenza di altri enti ecclesiastici nel territorio direttamente organizzato dal castello di Morozzo è articolata già a partire dal secolo XI.
Chiese, monasteri e paesaggio spirituale
Nel 1014 è confermata una precedente donazione al distante monastero di S. Benigno di Fruttuaria, nell’Eporediese, di tutte le cappelle situate nel comitato di Bredulo, tra cui, anche se non esplicitamente menzionata, S. Biagio, che evolverà nel monastero di famiglia dei signori di Morozzo (MGH 1957, n. 300 bis, pp. 423-426).
Dal secolo XII inoltrato o nel XIII sono poi attestate altre chiese di un certo rilievo ai fini dell’organizzazione della comunità e del territorio: S. Stefano (con funzioni cimiteriali), S. Giacomo, pertinente quei signori di Morozzo che si sono insediati a Bredulo, il priorato di S. Quirico, dipendente dal monastero di Breme in Lomellina.
Nel territorio di Morozzo si sviluppano tra la fine del secolo XII e la prima metà del XIII importanti aziende delle certose di Pesio e di Casotto ed è inoltre fondato nel 1180 il monastero cistercense femminile di Pogliola, largamente dotato di compatti possedimenti dai signori locali (Guglielmotti 1990).

Questa rete di pievi, cappelle, priorati, certose e monasteri definisce un paesaggio spirituale più ampio del solo edificio castellano. La spiritualità di Morozzo si comprende anche attraverso il rapporto tra il castello, la comunità, le istituzioni religiose e la campagna circostante.
Il castello come centro di potere e appartenenza
Prima ancora che sia attestato il comune di Morozzo, nel 1233, è possibile pensare a una trattativa condotta, anche a livelli molto semplici, dalla collettività locale con i signori locali: l’obiettivo è l’erezione di una fortificazione verosimilmente destinata ad accogliere gli abitanti del villaggio.
Ciò è precedente il 1180, quando è appunto ricordato il dominus Guglielmo «de veteri castello», palesemente contrapposto a uno nuovo (Guglielmotti 1990, p. 195). L’organizzazione comunale è attestata non prima del 1233, quando il comune di Morozzo giura un’alleanza, nella forma del cittadinatico, con quello di Asti a scopo difensivo rispetto all’aggressività delle villenuove di Cuneo e Mondovì, fondate alla fine del secolo XII.
Morozzo è in posizione centrale rispetto al territorio dell’estremo Piemonte meridionale affidato, come si è gia detto, alla Chiesa di Asti dall’imperatore Ludovico III nel 901-2: fino all’istituzione della nuova diocesi monregalese, che di fatto li espropria di gran parte delle loro prerogative sulla zona su questo territorio i vescovi astigiani tentano, con alterno successo, di costruire un principato territoriale (Bordone 1992).
Uno dei principali ostacoli all’esercizio di una piena e uniforme giurisdizione, anche sul piano ecclesiastico, da parte dei rappresentanti della Chiesa astigiana è costituito dallo sviluppo di una salda circoscrizione signorile, con centro proprio in Morozzo.
La signoria di Morozzo e la dimensione simbolica della dimora
Almeno dal secondo decennio del secolo XI questi signori gestiscono il proprio potere, acquisito al di fuori di qualsiasi delega, facendo perno sul castello eponimo, su quelli di Chiusa, Vasco e Roccaforte e poi anche su quello di Bredulo.
È probabile che la tarda menzione della pieve quale pertinenza vescovile sia da attribuire alla resistenza che i signori oppongono per lungo tempo a una qualsiasi presenza di rappresentanti della Chiesa di Asti (Guglielmotti 1990). Solo nel 1237 il rapporto tra il consortile di Morozzo e il vescovo di Asti (già presente nel castello da qualche decennio) si configura in modo formalmente feudale, poiché i signori cedono alla Chiesa di Asti tutti i loro beni per riprenderli in feudo, benché continuino a restare implicite le rispettive competenze giurisdizionali (Guglielmotti 1990).
Ma la loro decadenza nella seconda metà del secolo è inarrestabile. Nel 1319 i signori di Morozzo perdono definitivamente il castello concesso dal re Roberto d’Angiò al marchese Guglielmo di Ceva (Morozzo della Rocca 1858, pp. 12-13).
La memoria di questa lunga vicenda contribuisce al carattere spirituale del castello: le sue sale non evocano soltanto il prestigio nobiliare, ma anche il passaggio del tempo, la trasformazione dei poteri e la permanenza dei luoghi oltre le dinastie che li hanno abitati.
Il restauro e la conservazione della memoria
Il Castello è stato recentemente oggetto di un accurato restauro conservativo, che lo ha riportato agli antichi splendori. Non solo gli esterni, ma anche gli interni sono curati in ogni dettaglio, e con arredi originali d’epoca riportano l’atmosfera a quella del Piemonte aristocratico e alla sua sobria eleganza.
Le camere storiche del castello e gli ambienti contemporanei dell’Orangerie. Colazione inclusa, con vista sul parco.
La conservazione degli ambienti storici permette di percepire la spiritualità del castello come esperienza della memoria concreta: stanze, arredi, pergolati, giardini e percorsi esterni diventano elementi di un racconto in cui il passato non è separato dal presente.

Il parco e il rapporto con la natura
Il Castello di Morozzo, residenza storica dell’illustre casata dei Marchesi di Pamparato, si trova a sorpresa nel cuore del paese ed è immerso in uno scenografico parco che si estende fino alle rive del torrente Brobbio.
I molteplici e meravigliosi saloni, i pergolati e l’incantevole giardino e il suggestivo parco che circonda questa prestigiosa dimora storica, ne fanno una splendida ed esclusiva location per i più svariati eventi.
Il parco secolare che scende fino al torrente Brobbio introduce una dimensione contemplativa fatta di silenzio, profondità dello spazio e continuità con il paesaggio. Il giardino, la luce, la quiete.
In questa relazione tra architettura e natura, il castello può essere vissuto non soltanto come edificio storico, ma come luogo di raccoglimento, ascolto e condivisione.
La musica come esperienza spirituale
Domenica 7 giugno alle ore 17 il Crossover Trio protagonista di “Oltre lo Schermo”, viaggio musicale tra le grandi colonne sonore del cinema.
Per la prima volta il Voxonus Festival approda nella straordinaria cornice del Castello di Morozzo, luogo di grande fascino storico e artistico che apre le sue sale e i suoi giardini a una serata in cui musica, cinema e memoria si incontrano in un dialogo senza tempo.
L’appuntamento è fissato per domenica 7 giugno alle ore 17, quando gli spazi del castello accoglieranno “Oltre lo Schermo”, il concerto del Crossover Trio dedicato alle più celebri colonne sonore della storia del cinema.
Ennio Morricone - Cinema Paradiso (In Concerto - Venezia 10.11.07)
L’arrivo del Voxonus Festival a Morozzo conferma la vocazione sempre più ampia e prestigiosa della rassegna ideata e diretta da Claudio Gilio, oggi considerata uno dei più importanti progetti musicali itineranti tra Piemonte e Liguria.
Nato con la missione di promuovere la musica antica eseguita secondo i criteri della ricerca filologica e della prassi storicamente informata, il festival ha saputo negli anni costruire un’identità artistica riconoscibile e autorevole, capace di coniugare rigore musicologico e capacità divulgativa.
Attraverso concerti ospitati in castelli, abbazie, teatri, musei e luoghi monumentali, Voxonus ha dato vita a un percorso culturale che valorizza il patrimonio storico dei territori “dalle Alpi al Mare”, creando un ponte stabile tra Liguria e Piemonte e affermandosi come uno dei festival più originali del panorama nazionale.
La spiritualità delle colonne sonore
Con Oltre lo Schermo, il festival apre però una finestra nuova verso altri linguaggi musicali, esplorando il mondo della musica da film con lo stesso approccio di qualità, ricerca e profondità interpretativa che caratterizza le sue produzioni dedicate alla musica antica.
Un progetto crossover che dimostra come le grandi colonne sonore contemporanee possano essere considerate, a pieno titolo, patrimonio musicale del nostro tempo.
Protagonisti della serata saranno Claudio Gilio alla viola, Alberto Fantino alla fisarmonica e Maurizio Baudino alla chitarra, interpreti di un viaggio musicale che attraversa l’universo poetico di Ennio Morricone, Luis Bacalov, John Williams, John Barry, Hans Zimmer e Nino Rota.
Più che un semplice omaggio al cinema, Oltre lo Schermo è un’esperienza emotiva che racconta il potere della musica di trasformarsi in immagine, racconto e memoria collettiva.
Le partiture in programma non accompagnano soltanto le scene: diventano esse stesse protagoniste, capaci di evocare paesaggi interiori e mondi immaginari.
Un itinerario tra epica, raccoglimento e memoria
Il programma conduce il pubblico attraverso il respiro epico e mitico di celebri capolavori cinematografici: dalle immense distese sonore di La mia Africa di John Barry alla spiritualità intensa di The Mission di Morricone, fino all’energia trascinante de I Pirati dei Caraibi, dove il ritmo diventa avventura pura.
Accanto alla dimensione epica emerge quella più intima e nostalgica. La poetica delicatezza de Il Postino di Luis Bacalov dialoga con il lirismo struggente di Schindler’s List di John Williams, mentre le immortali melodie di Nuovo Cinema Paradiso e Playing Love custodiscono la malinconia del tempo che passa e dei ricordi che non smettono di vivere.
Non manca l’universo visionario di Morricone e Nino Rota, dove la musica si intreccia al destino umano: dalle atmosfere sospese de Il Padrino ai capolavori del sodalizio tra Morricone e Sergio Leone, come Per un pugno di dollari, C’era una volta il West e C’era una volta in America, opere in cui il suono diventa protagonista assoluto, capace di fermare il tempo e amplificare ogni emozione.
La particolarità del concerto risiede anche nella raffinata formazione cameristica del Crossover Trio: viola, fisarmonica e chitarra trasformano queste celebri colonne sonore in un dialogo intimo e vibrante, restituendo ai grandi temi del cinema una nuova dimensione sonora, intensa e profondamente umana.
Il castello come spazio di incontro
Per il Voxonus Festival, l’approdo al Castello di Morozzo rappresenta così molto più di una nuova tappa: è l’incontro tra un festival di respiro sovraregionale e uno dei luoghi storici più suggestivi del Piemonte, in una serata dove la musica accompagnerà il pubblico oltre lo schermo, dentro il cuore stesso delle emozioni.
Il Castello è infatti la cornice ideale per matrimoni, ricevimenti, garden party, serate musicali e cene di gala, ma anche per mostre, vernissage, eventi culturali di vario genere, meeting e cene di lavoro.
La struttura è infatti in grado di fornire ai suoi ospiti numerosi servizi, mettendo a loro disposizione partner affidabili e di prestigio, capaci di curare ogni dettaglio, cercando di soddisfare ogni esigenza, nella realizzazione di eventi unici e personalizzati e indimenticabili.
La location può accogliere eventi aziendali, manifestazioni artistiche, matrimoni, set fotografici e sfilate di moda, rivolti ad adulti, bambini, coppie, giovani e gruppi.
La spiritualità celebrata attraverso i riti
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Oggi è un luogo dove gli sposi possono organizzare un elegante ricevimento per le loro nozze e - volendo - anche la cerimonia nei giardini.
La possibilità di celebrare il rito civile nelle sale storiche o nei giardini rafforza il valore simbolico del castello come spazio di passaggio e di promessa. Il rito, il ricevimento e la permanenza negli ambienti della dimora possono svilupparsi in un unico contesto, mantenendo un filo continuo tra storia, natura e relazione.
Sale, giardini e spazi per la contemplazione
Il Castello di Morozzo è un luogo dalla grande varietà di scenari - sia all’interno che all’aperto - e con le nostre foto di matrimonio vogliamo farvi fare un viaggio virtuale in tutta la location.
La varietà di sale e l’ampiezza degli spazi all’aperto consentono di avere tanti scenari diversi dove ambientare le varie fasi del ricevimento.
Per lo shooting fotografico che realizzeremo con voi ci sarà a disposizione la parte interna del Palazzo Nobile, e altre belle zone all’aperto come il parco che circonda la location.
I molteplici e meravigliosi saloni, i pergolati e l’incantevole giardino e il suggestivo parco che circonda questa prestigiosa dimora storica, ne fanno una splendida ed esclusiva location per i più svariati eventi.
| Spazio | Valore spirituale e culturale |
|---|---|
| Sale storiche | Memoria della dimora nobiliare e possibilità di rito civile |
| Palazzo Nobile | Atmosfera del Piemonte aristocratico e sobria eleganza |
| Giardino | Raccoglimento, luce, quiete e celebrazione all’aperto |
| Parco secolare | Continuità con il paesaggio e con il torrente Brobbio |
| Pergolati | Condivisione conviviale in rapporto con la natura |
Il valore della memoria condivisa
Il Castello di Morozzo non è soltanto un luogo da osservare, ma uno spazio da attraversare e abitare temporaneamente. La sua atmosfera permette di collegare la memoria storica della casata, la presenza delle istituzioni religiose, il paesaggio del borgo e le esperienze contemporanee di musica, arte e celebrazione.
Eleganza vera, mai ostentata. Un luogo per chi sa cosa cerca.
Una location magica e una padrona di casa che cura ogni dettaglio. Il nostro matrimonio è stato esattamente come l’avevamo sognato.
Il giardino, la luce, la quiete. Abbiamo passato tre notti che ci hanno restituito un’idea di Italia che credevamo perduta.
Accessibilità e organizzazione degli eventi
La grande professionalità ed il gusto impeccabile della padrona di casa, supportata dai suoi preziosi collaboratori, sapranno coadiuvarvi al meglio nella scelta e nell’organizzazione del vostro evento.
Si può organizzare in location anche la cerimonia (opportunità scelta da molti sposi) e quindi si può vivere tutto il matrimonio in loco.
Lo staff vi saprà consigliare sugli spazi da utilizzare e - eventualmente - su tutti gli altri aspetti, dagli allestimenti al catering, dall’organizzazione alla predisposizione per l’eventuale “Piano B”.
È possibile affittare solo la location. Tra i servizi aggiuntivi figurano l’accessibilità sedia a rotelle, lo spazio riservato in esclusiva, il parcheggio, il maxi schermo, le visite guidate e il giardino esterno.
Il Castello di Morozzo nel territorio cuneese
Morozzo è ricordata nelle fonti più antiche (950-51) come «Morucio» (Le più antiche carte dell’archivio capitolare di Asti, doc. 66, pp. 122-126), e poi, dai secoli XI-XII, in frequente alternanza con «Morocio» o «Morotio»: non ne è proponibile un’etimologia, anche se i reperti romani trovati nelle sue vicinanze depongono per un’origine tardo antica (Nallino 1788, pp. 100, 114).
In età moderna non è raro incontrare, per le contaminazioni idiomatiche francesi, la forma Moroty. Le attuali frazioni di Morozzo sono tre, tutte poste ai confini del territorio comunale: Trucchi, all’estremo limite ovest; Consovero, a nord, e Riforano, a est.
I confini del territorio comunale sono: a nord S. Albano, a est Rocca de’ Baldi e Mondovì, a sud Margarita e Beinette, a ovest Cuneo, Castelletto Stura e Montanera.
La posizione di Morozzo, tra Cuneo e Mondovì e in relazione con il territorio monregalese, contribuisce a spiegare la ricchezza degli scambi storici, religiosi e culturali che hanno caratterizzato il paese e il suo castello.

Il rapporto tra castello, territorio e comunità
Morozzo promuove direttamente la nascita di un’altra minore villanuova, Rocca de’ Baldi, attestata dal 1240, che si ritaglia lentamente una sua propria area, in un processo non ancora concluso nel secolo XVI e avvenuto a spese anche del territorio di Morozzo (Comino 1995).
Il piccolo insediamento che cresce intorno al priorato benedettino di S. Biagio, situato a due chilometri a sud est dell’abitato, a lungo con funzioni di chiesa di famiglia per i signori di Morozzo, nel 1291 (quando talora è ormai ricordato come villa) appare da tempo incluso nel territorio controllato dal nuovo comune di Mondovì (Guglielmotti 1992, pp. 69 sgg.).
Il fatto che la certosa di Pesio nel 1308 scelga di farsi proteggere proprio dal comune di Cuneo favorisce indubbiamente l’inclusione nel distretto cuneese della grangia e di gran parte dei compatti fondi che da essa sono coordinati (AST, Corte, Fondo Pietro Vayra).
Nel 1326, comunque, un processo prova che «locus Morocii est subditus comunis Cunei» (si veda oltre).
La natura come spazio di uso comune
Le prime terre di fruizione comune pertinenti in origine a un segmento della comunità di Morozzo sono citate quando appunto gli uomini «porte mezane Morocii», trasferitisi a Cuneo, S. Margarita e Rocca de’ Baldi (la nuova collettività costituitasi a ovest di Morozzo poco prima del 1240), decidono nel 1251 di cedere ai certosini di Casotto gli alberi di un bosco, forse situato in prossimità del «tectum» del priorato di S. Quirico di Morozzo (probabilmente una grangia), vale a dire a nord ovest dell’abitato (Guglielmotti 1995, pp. 71 sg.).
È probabile che in questa fase siano gli ultimi lembi della Selva Bannale a costituire terre di comune sfruttamento, anche se non ne abbiamo chiare attestazioni.
Altre comunanze sono godute per secoli, in maniera indivisa e non senza conflitti (ne è ad esempio documentato uno nel 1717), con Margarita in regione Praforchetto, su un gerbido esteso secondo un accordo del 1855 quasi 360 giornate piemontesi.
Il rapporto tra comunità e ambiente, documentato dalle terre comuni, dai boschi, dai prati e dai corsi d’acqua, trova oggi una forma diversa nel parco del castello: uno spazio che conserva la percezione del paesaggio come bene da vivere, attraversare e condividere.
Un luogo per arte, cultura e ascolto
Il Castello è infatti la cornice ideale per matrimoni, ricevimenti, garden party, serate musicali e cene di gala, ma anche per mostre, vernissage, eventi culturali di vario genere, meeting e cene di lavoro.
La musica, le manifestazioni artistiche, le mostre e gli eventi culturali possono valorizzare il carattere spirituale del castello senza trasformarlo in un semplice scenario. Le sale e il parco diventano luoghi in cui la cultura entra in dialogo con l’architettura e con la memoria.
Per il Voxonus Festival, l’approdo al Castello di Morozzo rappresenta così molto più di una nuova tappa: è l’incontro tra un festival di respiro sovraregionale e uno dei luoghi storici più suggestivi del Piemonte, in una serata dove la musica accompagnerà il pubblico oltre lo schermo, dentro il cuore stesso delle emozioni.
Questo concerto è reso possibile grazie al sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte, delle Fondazioni CRT e CRC.