Salutare una guida spirituale significa riconoscere con gratitudine la presenza di una persona che ha accompagnato il proprio cammino di fede, aiutando a comprendere meglio la volontà di Dio, a maturare interiormente e ad affrontare con maggiore chiarezza le decisioni della vita. Il saluto può nascere da molte situazioni: un trasferimento, la conclusione di un periodo di discernimento, un cambiamento nella comunità o la necessità di riordinare il rapporto spirituale.
La guida spirituale non si impone alla persona, bensì suscita e sostiene il suo impegno personale nella fede. Il suo compito è consigliare e sostenere, ispirando coraggio e ravvivando la fiducia e la gioia di credere; per questo, anche quando il rapporto cambia, è naturale esprimere riconoscenza per l’ascolto, la preghiera, la pazienza e la verità ricevuti.
Il significato dell’accompagnamento spirituale
Il cammino della vita è determinato da continue scelte: spesso questa complessità ci confonde e ci fa dubitare del percorso intrapreso. Come si può essere sicuri di aver preso la decisione giusta? Come trovare la propria strada? Affidarsi ad una guida per chiarire le nostre intenzioni e comprendere cosa vuol dire dedicarsi a Dio e agli altri è spesso la soluzione.
La direzione spirituale è un aiuto, prestato a nome della Chiesa e nella forza dello Spirito Santo, a chi vuole progredire nella vita di fede, di speranza e di carità per conformarsi totalmente a Cristo. Si può così definire come l’aiuto che un uomo presta ad un altro, perché diventi adulto nella fede.
Nella Chiesa questa cosa si può chiamare in tanti modi: direzione spirituale, accompagnamento spirituale, guida interiore. In sostanza si riferisce all’insieme degli aiuti che ogni fedele riceve nel suo percorso di avvicinamento a Dio, dall’omelia nella Messa, alle parole delle catechesi del Papa, ai consigli sulla vita interiore ricevuti in un colloquio personale con un sacerdote o con un laico.
Proprio quest'ultima tipologia di situazione è quella che viene più comunemente intesa come accompagnamento spirituale personale, una relazione tra persone dove si offrono orientamenti e consigli. Attraverso l’accompagnamento spirituale lo Spirito Santo fa sentire la propria voce, servendosi di persone che hanno a cuore la tua felicità.
La vera guida spirituale è lo Spirito Santo. È infatti necessaria l’obbedienza sincera e concorde della persona e del padre spirituale allo Spirito Santo. Nella direzione spirituale le presenze in gioco sono tre: la persona, il padre spirituale (prete, suora, laico…) e lo Spirito Santo.
Perché una guida spirituale è importante
Capire qual è la propria Vocazione e intraprendere il cammino con chiarezza è estremamente difficile, specie se si è giovani. Come ha affermato lo stesso Papa Francesco: “Il giovane, proprio perché è inserito in un mondo che dona una vasta gamma di possibilità di scelta, vive paradossalmente nella difficoltà di assumersi personalmente e responsabilmente l'assunzione della propria scelta. Davanti a mille possibilità fa molta fatica a scegliere la sua”.
La risposta a questa incertezza si trova nell’accompagnamento spirituale. Si tratta di una relazione di confronto e fiducia tra due persone: soltanto una è matura nella fede e ha riconosciuto la propria Vocazione pienamente, come quotidiana esperienza di grazia.
La guida spirituale è di grande aiuto, quando ti troverai davanti ad un bivio e dovrai fare una scelta tra due o più cose che per te sono belle e importanti, ecco la guida spirituale, con l’aiuto dello Spirito Santo che è sempre il protagonista nel cammino, ti aiuterà a fare la scelta migliore, quella che Dio ha pensato per te.
La guida spirituale quindi ti aiuta ad ascoltarti, a scoprire dove il Signore già è all’opera nella tua vita. Ti sostiene nei momenti di fatica, ti esorta nei momenti di aridità, ti incoraggia nei momenti di gioia, ti scuote nei momenti in cui ti allontani dalla strada di Dio.
La guida spirituale è uno “strumento” di Dio, che è colui che fa crescere (cfr. 1 Cor 3, 7-9), e uno strumento dello Spirito Santo che “ti deve santificare” (Cammino, punto n. 57). Non si tratta quindi di un motivatore, un mental coach o un semplice maestro di vita: è innanzitutto una persona - un sacerdote, un religioso, una religiosa o un fedele laico - che cura la propria vita interiore e che prega per te che chiedi il suo consiglio.
Il ruolo della guida nel cammino di fede
La guida spirituale, rispetto a chi ha appena intrapreso il cammino di discernimento, ha già percorso quella strada e ne conosce gli ostacoli e le gioie: ha memoria del suo cammino spirituale e della sua esperienza e ne ricorda i passaggi.
Vivendo nel tempo della maturità della fede, sa bene quanto comprendere a pieno la propria Vocazione sia impegnativo e richieda fedeltà, vita fraterna, preghiera e condivisione. Il padre spirituale è un aiuto: il suo compito non è imporsi, ma consigliare e sostenere, ispirando coraggio e ravvivando la fiducia e la gioia di credere.
La funzione del direttore spirituale - insegna san Josemaría - è quella di aprire prospettive, aiutare nella formazione del criterio, indicare gli ostacoli e i mezzi adeguati per superarli, correggere le deformazioni o le deviazioni della marcia, incoraggiare sempre: senza perdere mai il punto di vista soprannaturale, che è una affermazione ottimista, perché ogni cristiano possa dire che può tutto con l’aiuto divino (cfr. Fil 4, 13).
I tre scopi della direzione spirituale
Nel percorso di discernimento i suoi scopi principali sono tre: rafforzare la volontà e l’impegno nel perseguire la decisione presa; illuminare la mente per aiutare a scoprire la propria Chiamata, indicando le vie per realizzarla; dare conforto spirituale, ogni volta si senta il bisogno.
| Scopo | Significato |
|---|---|
| Illuminare la mente | Aiutare a scoprire che la santità è il valore più grande dell’esistenza e suggerire le vie per realizzarla. |
| Rafforzare la volontà | Aiutare a perseverare nella decisione presa e nell’impegno della fede. |
| Offrire conforto | Prestare conforto spirituale, ogni volta sia necessario, alla persona che ne ha bisogno. |
La sua meta è quindi di consigliare e sostenere nella realizzazione della specifica vocazione che ognuno ha ricevuto da Dio. La guida non è un amico in più al quale confidare i tuoi problemi, ma è un vero compagno di viaggio che il Signore ti mette accanto per aiutarti, con la grazia dello Spirito Santo, a interpretare i segni e le luci che Dio ti dona.
Chi può essere una guida spirituale
Anzitutto voglio chiarire che non è necessario che la guida spirituale sia per forza un sacerdote o un frate. Non deve essere nemmeno necessariamente un uomo. Sì, anche le suore, anche i laici, anche una persona sposata può essere una buona guida spirituale, perché no?
Non è lo stato di vita che determina se una persona è adatta o meno a questo ruolo nella Chiesa! Al contrario, talvolta purtroppo ci sono preti (o frati) che, pur essendo tali, non hanno le caratteristiche per diventare anche delle buone guide spirituali.
D’altra parte conosco molto bene dei laici o delle donne consacrate che da anni seguono varie persone nella vita spirituale, con molto frutto. Proprio per questo motivo preferiamo usare l’espressione «guida spirituale» piuttosto che «padre spirituale», che ha un’accezione esclusivamente maschile, e anche un po’ troppo autoritaria o clericalista.
Tutte le volte che vedrai quindi l’espressione «padre spirituale», sappi che puoi tranquillamente intenderla anche come «madre spirituale» o come guida in genere.
L’età della guida spirituale
Non è certamente necessario mettere un limite di età per le «guide spirituali», mai la Chiesa lo ha fatto; tuttavia, anche leggendo le qualità che la guida dovrebbe avere, capirai che è importante che la guida abbia già compiuto un certo cammino di maturazione spirituale e umana.
Per questo è bene che abbia un minimo di esperienza e che stia già vivendo saldamente la propria vocazione con frutto almeno da qualche anno. D’altra parte, una persona anziana (difficile stabilire un’età) ha certamente il vantaggio di avere una lunga esperienza di vita alle proprie spalle, il ché è un grande punto a suo favore.
È bene, però, che la persona non sia «troppo anziana»: sarà importante che sia ben lucida e in forze, per sostenere con vigore il tuo cammino spirituale, e poi che sia anziana anagraficamente ma «giovane» interiormente.
Che sia ancora capace di stare in cammino, di rinnovarsi, di guardare i segni dei tempi, di tenersi aggiornata, con freschezza e creatività. Quindi, non ci sono limiti di età per essere guide spirituali, però è bene non eccedere, né da una parte né dall’altra.
Come in tutte le cose spirituali, anche questa scelta dovrà essere sottoposta a serio discernimento, valutando caso per caso.
Le qualità di una buona guida spirituale
Fatte queste premesse generali, provo ora a elencare che caratteristiche dovrebbe avere una buona guida spirituale.
Santità di vita e maturità della fede
Santità di vita: è un’espressione un po’ ardita forse, ma si intende dire che dev’essere una persona spiritualmente matura, che vive con impegno e coerenza la propria scelta vocazionale, continuando nel proprio cammino di conversione.
L’esigenza della maturità umana nasce dalla ovvia verità che nessuno può essere in grado di aiutare un fratello a vivere con equilibrio la propria vocazione se in qualche misura non l’ha già realizzata in se stesso. Senza la santità vien meno la sintonizzazione con lo Spirito che apre la strada alla comprensione delle sue vie.
Preghiera
La guida spirituale deve essere un uomo o una donna di preghiera; c’è bisogno di tanta preghiera, per chiedere il dono dello Spirito su di sé, e per chiedere al Signore di prendersi cura davvero di chi gli viene affidato; questa è una caratteristica davvero irrinunciabile.
Il direttore di spirito è uno che prega per chi fa riferimento a lui. La preghiera è infatti il dono più grande per il prossimo.
Maturità umana
Dovrebbe essere una persona equilibrata, matura anche dal punto di vita umano, relazionale e affettivo, che sa vivere bene e serenamente, donandosi agli altri con generosità e creatività.
Questo significa anche una persona che guarda il mondo, le cose, con speranza e libertà, sorriso sulle labbra e la giusta leggerezza.
Rettitudine e riservatezza
La guida spirituale deve agire con coscienza retta, senza nessun secondo fine (per esempio quello di incrementare le vocazioni della propria congregazione…), senza voler portare la persona a sé, ma deve esclusivamente guardarla con gli occhi di Dio, portarla a Dio.
Questo implica anche il granitico impegno del silenzio e della riservatezza totale su tutto ciò di cui verrà a conoscenza in ambito di direzione spirituale (proprio come se fosse in una confessione).
L’unico intento della guida spirituale deve essere la gloria di Dio nella santificazione delle anime. È indispensabile vedere la persona solo per il valore che possiede davanti a Dio.
Competenza e conoscenza della fede
Non è sufficiente che sia una persona matura e santa; una buona guida dovrebbe anche conoscere bene la materia di cui si fa «maestro/a». È bene, quindi, che abbia una sufficiente conoscenza della fede, della teologia (e della teologia spirituale in specifico).
Siccome opera in nome della Chiesa, la guida spirituale deve far leva sul sapere che la Chiesa ha accumulato nel corso della sua plurisecolare esperienza.
Se poi ha anche già un po’ di esperienza come guida spirituale, tanto meglio; questo è molto importante perché la guida non tenda a rendere assoluta e normativa la propria esperienza spirituale, ma al contrario usi come metro di paragone la fede della Chiesa più che la propria.
Se ha poca scienza finisce inesorabilmente con l’esclusivizzare la propria limitata esperienza personale, riducendo le persone ad immagine e somiglianza propria anziché di Dio.
In caso il vostro desiderio sia anche quello del discernimento vocazionale, sarebbe bene trovare una guida preparata in particolare ad accompagnare i giovani in questo campo.
Paternità e maternità spirituale
La relazione della direzione spirituale non è «simmetrica», cioè non si tratta di due persone «alla pari», non è un’amicizia. In questo rapporto c’è qualcuno che guida qualcun altro.
È quindi importante che questa persona abbia una naturale predisposizione a guidare, a prendersi cura, con dedizione e sollecitudine, senza sforzarsi troppo di farlo, che viva cioè un senso di paternità/maternità verso chi gli viene affidato.
Paternità significa benevolenza, dedizione e dolcezza. Il soggetto va preso dalla parte del cuore: deve capire e sentire che si vuole veramente il suo bene.
Pazienza e fermezza
Il cammino della vita spirituale ha sempre alti e bassi, momenti in cui si cammina spediti e altri in cui si sbanda, si inciampa, ecc. È compito della guida riuscire a tenere la bussola ben orientata, non scoraggiarsi, dare forza e sicurezza.
Chi è guidato deve poter contare su una roccia che non crolla; per lo stesso motivo la guida non deve cedere alla compiacenza o essere eccessivamente accondiscendente, ma, quando è necessario, deve saper richiamare con fermezza al Vangelo.
Le alterne vicende del proprio itinerario spirituale espongono il soggetto a frequenti tentazioni di scoraggiamento e sconforto: tocca al padre spirituale contagiarlo della propria pazienza, ispirando coraggio e ravvivando la fiducia e la gioia di credere.
Bontà e pazienza non possono degenerare in debolezza. Quando la volontà umana indietreggia davanti a sforzi necessari, quando si mostra riluttante di fronte a sacrifici che costano, la guida spirituale deve spingerla al bene con decisione ed energia.
Una guida spirituale non deve essere perfetta
Leggendo queste caratteristiche forse ti farai l’idea che la guida spirituale deve essere una specie di Superman della vita spirituale: una persona già «arrivata», già santa, che vive in pienezza tutte le caratteristiche appena elencate.
Non è assolutamente così. Non esistono sulla terra uomini o donne così (quelli stanno in paradiso semmai!). Ciò che conta è essere in cammino, consapevoli delle proprie fatiche, dei propri limiti e peccati, affidandosi con tutto il cuore alla grazia di Dio.
Insomma, in sintesi, la guida spirituale deve essere un uomo di Dio (o una «donna di Dio»), proprio come le figure di «guide» che troviamo nella Scrittura.
Come scegliere la guida spirituale
Avere un padre spirituale per una reale maturazione della fede e per un serio e genuino percorso di discernimento vocazionale è più che necessario. Ma come si può scegliere in modo che si instauri una relazione sincera in cui entrambe le persone coinvolte vivano l’obbedienza al Signore?
Non esiste una risposta univoca, ma ci sono alcuni segni a cui prestare attenzione nei diversi momenti dell'accompagnamento spirituale.
La preghiera e il discernimento iniziale
Anzitutto è importante che tu ti metta nell’atteggiamento giusto: quello della preghiera, della richiesta di un dono. Sì, una guida spirituale è un dono, un dono di Dio.
E come tale va considerato, abbandonando ogni pretesa e ogni richiesta stringente del tipo “tutto e subito”. Chiedi con fiducia al Signore questo dono, e cerca di stare nella certezza che Lui certamente disporrà le cose nel modo che più ti potrà essere di aiuto per il tuo cammino.
Restando sempre in atteggiamento di preghiera e certi che ciò che riceveremo sarà sempre e comunque un dono gratuito, ti dovrai mettere al lavoro per trovare effettivamente una guida per il tuo cammino, facendoti forte della classica espressione di sant’Ignazio di Loyola: “opera come se tutto dipendesse da te, sapendo in ogni momento che tutto dipende da Dio”.
La scelta iniziale
Il criterio da adottare per la scelta della propria guida spirituale è dato dal desiderio di amare e servire di più il Signore. Quando si cerca con sincerità diventa importante anche il sentimento interiore di affezione spirituale che si nutre nei confronti di una guida rispetto ad un’ altra.
Quando la ricerca di una guida spirituale è spinta dalla sincerità la scelta verrà da sé. Il sentimento di affinità con un padre spirituale è fondamentale, ma senza un’apertura personale già in questa fase iniziale sarà impossibile stabilire qualsiasi relazione, anche se già si nutre rispetto reciproco.
Più si è sinceri e pronti a vivere l’accompagnamento spirituale in modo aperto, più sarà facile capire se la guida spirituale è giusta.
Guardarsi intorno
Dovrai prima di tutto capire che tipo di persona stai cercando. Il post appena citato ti aiuta a fare due operazioni preliminari: da una parte restringere l’orizzonte: dovrai cercare una persona che ha le caratteristiche giuste, non va bene chiunque… di certo non si tratta di trovare Gesù Cristo in persona, però di trovare qualcuno che si sia messo seriamente alla sequela di Gesù come suo discepolo, questo sì; dall’altra allargare l’orizzonte: forse potrai prendere in considerazione persone a cui non avevi mai pensato; non solo un prete per esempio, ma anche una suora, un frate, un laico, una persona sposata…
Dopo di ché, guardati intorno: in molti casi potresti già conoscere qualcuno che può fare al caso tuo. Ci sono fra le tue conoscenze, anche lontane, persone che potrebbero fare al caso tuo?
Qualcuno che vive la propria fede con serietà e impegno, con gioia e dedizione? Prova a pensare alle persone che frequenti, o a qualcuno di cui hai sentito parlare. Prova a pensare ai luoghi che frequenti: magari c’è una chiesa nelle vicinanze, oppure un prete o un convento di suore nel tuo paese…
A volte abbiamo a portata di mano realtà preziose, a cui non abbiamo nemmeno mai pensato. Attenzione però alle persone “troppo vicine”: potrebbe essere una tentazione che non sembra porta frutto.
Cercare un riferimento ecclesiale
Se proprio non conosci nessuno, allora potrai cercare un riferimento nella tua zona: potresti partire semplicemente dalla tua parrocchia, oppure da un santuario o un convento nelle vicinanze.
Molte diocesi hanno poi un servizio ad hoc per questo: prova a guardare sul sito della tua diocesi se trovi informazioni a riguardo. Anche Google può esserti alleato in questa ricerca: prova a vedere se usando Maps per esempio puoi scoprire una realtà religiosa nella tua regione che magari ancora non conosci.
In Italia infatti la presenza della Chiesa sta certamente diminuendo in questi anni, ma è ancora forte e diffusa sul territorio. Molte altre zone del mondo soffrono molto più di noi la carenza di comunità cristiane attive! Qui da noi invece sono ancora attive quasi ovunque tante realtà: bisogna solo cercare, con pazienza e fiducia!
Chiedere un primo incontro
Quando hai individuato qualcuno che può fare al caso tuo, il primo passo è chiedere di poter fare una piccola chiacchierata iniziale di conoscenza, in cui potrai presentarti e raccontare il tuo desiderio.
Valuterete poi insieme la fattibilità di un percorso di accompagnamento spirituale. Se le cose vanno avanti con naturalezza farai la richiesta esplicita se vuole essere la tua guida.
Come vivere il rapporto con la guida
Sincerità e apertura
Una persona ricorre alla direzione spirituale unicamente per diventare più santa e non per instaurare una forma raffinata di amicizia. La sincerità è necessaria per tener desto lo spirito di fede, che consente di riconoscere nel padre spirituale una mediazione di Dio, da accogliere con gratitudine, rispetto e disponibilità.
Per consentire al padre spirituale di consigliare ed orientare bisogna informarlo. Gli si deve esporre con grande sincerità ciò che ha bisogno di sapere: le lotte, gli sforzi, le attrattive per il bene, gli atti di virtù, le mancanze e la loro radice.
Occorre essere trasparenti, semplici, sinceri; parla della tua preghiera, dei tuoi sentimenti, dei tuoi pensieri, della tua affettività, dei tuoi limiti, delle tue paure, delle tue gioie, le tue tristezze; parla sinceramente delle tentazioni che provi, anche dei dubbi che hai.
Confidenza, concretezza e sobrietà
Dire, non tutto, ma ciò che serve davvero alla crescita spirituale; chiedere meno consigli e seguire di più quelli già ricevuti.
La guida spirituale non si occupa soltanto di questioni eccezionali o di esperienze intensamente religiose. Nei colloqui di accompagnamento spirituale puoi parlare di quegli aspetti della tua vita interiore che più riempiono il tuo cuore o delle cose che ti preoccupano.
La tua terza indicazione quindi è proprio questa: cerca di non perderti in cosa troppo alte, spiritualizzanti, ma stai aderente alla realtà, aderente al tuo concretissimo quotidiano di ogni giorno.
Parla di quello con la tua guida spirituale: questo sarà sempre un buon modo per sfruttare bene il tempo che hai a disposizione nella direzione spirituale.
Umiltà e preghiera
La dipendenza è spesso costosa e l’orgoglio ferito favorisce la tentazione di rifiutare i giudizi della guida spirituale e di valutare negativamente la sua persona.
È una felice e indispensabile abitudine pregare per il bene proprio e del padre spirituale. Chiedi al Signore, per intercessione della Beata Vergine Maria, un cuore docile capace di ascoltare.
La periodicità e la costanza degli incontri
L’incontro con la propria guida spirituale è un momento di serietà e confronto. La periodicità è essenziale: bisogna stabilire un ritmo costante, in modo che ci sia un dialogo continuo.
È importante stabilire con la propria guida un ritmo costante di incontro. Spesso gli incontri non sono così frequenti (tipicamente una volta al mese, o poco più), e il tempo scorre via veloce (normalmente i colloqui dovrebbero durare un’ora circa…).
In questa fase solitamente la scelta è consolidata: questo non significa che dubbi e ostacoli svaniscano del tutto. Anzi, proprio perché solida, la relazione con il padre spirituale conosce momenti difficili.
Se il rapporto spirituale è buono, conosce necessariamente dei momenti difficili. È in gioco la volontà di verità. Un buon direttore spirituale, pur di non tacere la verità e pur di aiutare a crescere nella fede, è disposto anche a dire cose spiacevoli alla persona che fa a lui riferimento.
Come preparare un colloquio spirituale
Prima di risponderti però, vorrei metterti in guardia dalla tentazione di voler per forza tenere tu in mano la situazione. È importante infatti, prima di ogni altra cosa, fare un esercizio di “affidamento” e dire al Signore: Guarda Signore, io sono qui, ti dedico il mio tempo, le mie energie, il mio desiderio di fare il meglio possibile; tutto questo però è nelle tue mani, porta tu a compimento ogni cosa, come solo tu sai fare!
Questo ti aiuterà a vivere con serenità e fiducia il tempo con la tua guida spirituale! Sempre rimanendo dentro la cornice dell’affidarsi, penso che tu possa fare tre cose per sfruttare al meglio questo tempo.
Parlare direttamente con la guida
La prima cosa è parlarne direttamente con la tua guida spirituale, esplicitare questo tuo desiderio, dire “Io vorrei che usassimo al meglio possibile questo tempo qua che abbiamo, che è poco, che è stretto e quindi vorrei usarlo al meglio!”.
Parlarne direttamente con la tua guida ti aiuterà, almeno per due motivi. Anzitutto perché potrai ricevere dei consigli direttamente su questo tema, oltre quelli che puoi trovare in questa mia risposta.
E poi perché questo vi permette di avere una maggiore sintonia fra noi, una maggiore libertà e fiducia nell’esprimervi. La tua guida conoscerà meglio i tuoi desideri, il tuo modo di approcciare il cammino, e potrà così guidarti ancora meglio.
Prepararsi all’incontro
La seconda cosa che voglio consigliarti è di prepararti bene per i colloqui. La preparazione è fondamentale per vivere bene il tempo con la guida spirituale.
Conserva per iscritto le parole o le frasi che per te sono dono dello Spirito. Prepara bene questo incontro, senza improvvisazioni, stabilendo con la tua guida spirituale la periodicità.
Parlare della vita concreta
A volte noi riteniamo importanti, e vogliamo focalizzare la nostra attenzione, su cose che giudichiamo altamente spirituali. Però a volte invece le cose più importanti sono quelle proprio più ordinarie.
Per esempio del nostro mondo emotivo, del nostro mondo relazionale, di ciò che viviamo, ciò che sentiamo, ciò che ci portiamo dentro, i pensieri che ci attraversano, ecc…
Queste cose ci sembrano a volte un po’ banali, diamo loro poco peso, perché le riteniamo secondarie… In realtà sono proprio quelle più importanti, quelle su cui investire quel poco tempo che abbiamo a disposizione nella direzione spirituale.
Domande da portare al colloquio
Nei colloqui di accompagnamento spirituale puoi parlare di quegli aspetti della tua vita interiore che più riempiono il tuo cuore o delle cose che ti preoccupano.
- Sto bene, ma sento che potrei essere più felice. Come mai?
- Devo “fare” qualcosa in più per essere più vicino a Dio e agli altri?
- Non so bene come si prega, appena ci provo mi annoio o mi addormento… ma esiste un modo “giusto” per farlo?
- Perché serve un piano di vita per organizzare la preghiera e la relazione con Dio?
- Dio mi vuole bene anche se io faccio degli errori o non lo seguo? Ma è davvero così?
- Mio fratello/mia sorella sono le persone che più mi fanno arrabbiare nel mondo. Cosa posso fare?
- Conosco tante persone, incontro tanti amici e amiche ogni giorno. Ma devo parlare con loro del fatto che sono cristiano?
- Sento che non voglio bene ai miei genitori come dovrei: è una cosa poco cristiana?
- Se faccio fatica anche a perdonare mio fratello che si è mangiato l’ultimo cioccolatino, come posso perdonare qualcuno che ha fatto qualcosa di davvero brutto?
- Sento che il tempo libero è davvero un tesoro, un’occasione per cambiare me stesso e il mondo, ma faccio fatica ad approfittarne. Hai qualche consiglio?
Il mantenimento del rapporto spirituale
Giova dir grazie al Signore per quanto si ha e mettere in pratica le direttive che si ricevono, anche se a volte può costare. Il mantenimento della direzione spirituale richiede fedeltà, sincerità e disponibilità a lasciarsi correggere.
Il criterio da adottare per la scelta della propria guida spirituale è dato dal desiderio di amare e servire di più il Signore. Imboccato il cammino s’impone un prezzo da pagare.
Nel rapporto con la guida è importante distinguere le difficoltà normali da quelle che impediscono realmente la crescita. Una correzione scomoda, un invito alla perseveranza o una richiesta impegnativa non costituiscono necessariamente un motivo per interrompere il cammino.
Quando può essere necessario cambiare guida
Cambiare la propria guida spirituale è di solito una scelta scorretta: per compiere un percorso di discernimento pieno è bene mantenere la stessa direzione spirituale. Spesso si sente di dover fare questo cambiamento, perché si ha timore di affrontare una propria crescita interiore e si proietta questa paura su chi ci è a fianco nel cammino.
In linea di principio conviene mantenere la stessa guida finchè fa del bene. Cambiarla per motivi non spirituali è una sconfitta. Lasciarla per paura delle giuste esigenze che la guida avanza in rapporto alla crescita interiore è una catastrofe.
Se si insinua uno stabile disagio, che impedisce l’apertura di coscienza, la rinuncia al suo aiuto diviene necessaria.
Non esiste pertanto una regola identica per ogni situazione. Il rapporto di direzione spirituale non si può applicare a tutti i casi nel medesimo modo. Anche un eventuale cambiamento deve essere affrontato con serietà, preghiera e discernimento.
Il saluto e il ringraziamento alla guida spirituale
Un saluto può essere breve, semplice e sincero. Non è necessario trasformarlo in un discorso solenne: è sufficiente riconoscere il bene ricevuto e affidare a Dio il cammino futuro.
Si può ringraziare la guida per aver ascoltato senza giudicare, per aver aiutato a fare chiarezza, per aver sostenuto nei momenti difficili, per aver incoraggiato nella preghiera e per aver richiamato con fermezza quando era necessario.
Il saluto non cancella ciò che è stato vissuto. Anche quando la relazione di accompagnamento termina o cambia forma, restano la gratitudine, gli insegnamenti ricevuti e la responsabilità di continuare personalmente il cammino di fede.
Esempio di saluto formale
Grazie per il tempo che mi ha dedicato, per l’ascolto e per la pazienza con cui ha accompagnato il mio cammino. I suoi consigli mi hanno aiutato a guardare con maggiore verità la mia vita, le mie scelte e il rapporto con Dio.
Porterò con me ciò che ho ricevuto in questo periodo e cercherò di viverlo con fedeltà. La ringrazio anche per le parole che talvolta mi sono sembrate difficili, ma che mi hanno aiutato a crescere e a non fermarmi davanti alle mie paure.
Affido al Signore il cammino che continua e le chiedo di ricordarmi nella preghiera. Anch’io conserverò un ricordo riconoscente e pregherò per lei, perché Dio sostenga il suo servizio e le doni forza, serenità e gioia.
Esempio di saluto affettuoso
Carissima guida, desidero ringraziarti per aver camminato accanto a me in questo periodo. Nei momenti di confusione mi hai aiutato a ritrovare la direzione; nei momenti di fatica mi hai ricordato di non scoraggiarmi; nei momenti di gioia mi hai insegnato a riconoscere l’opera di Dio.
Grazie per la tua preghiera, per la sincerità, per la pazienza e per la fiducia. Il nostro cammino insieme ha lasciato un segno importante nella mia vita spirituale.
Ora che si apre una nuova tappa, affido tutto al Signore con gratitudine. Che Dio ti benedica e ti accompagni nel servizio che svolgi verso le persone che ti sono affidate.
Esempio di saluto breve
Grazie per avermi accompagnato con fede, pazienza e sincerità. Porto con me il bene ricevuto e affido al Signore il cammino che continua. Ti ricorderò nella preghiera.
Un saluto rivolto a Dio
La guida spirituale non sostituisce Dio e non prende il posto della coscienza personale. La guida spirituale è uno strumento dello Spirito Santo, che aiuta a riconoscere la verità e a crescere nella libertà dei figli di Dio.
Per questo il saluto può diventare anche una preghiera: ringraziare il Signore per la persona incontrata, per il bene ricevuto e per la luce arrivata attraverso parole, silenzi, correzioni e incoraggiamenti.
La guida spirituale deve essere un uomo o una donna di preghiera; c’è bisogno di tanta preghiera, per chiedere il dono dello Spirito su di sé, e per chiedere al Signore di prendersi cura davvero di chi gli viene affidato.
Buon cammino a tutti. Il Signore è grande.

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