Shambho Shankara Namah Shivaya: traduzione e significato del mantra

“Shambho Shankara Namah Shivaya” è un mantra dedicato a Shiva e può essere tradotto, in senso ampio, come: “O Shiva, fonte di gioia e di pace, rimuovi gli ostacoli; mi inchino a Te e mi muovo verso Shiva”. Le parole del mantra richiamano diversi aspetti della divinità: la felicità e la tranquillità, il superamento delle difficoltà, la bellezza, la trasformazione e il cammino verso una dimensione spirituale più profonda.

La formula è spesso cantata insieme a “Girija Shankara Namah Shivaya” e “Arunachala Shiva Namah Shivaya”. In questo contesto, il mantra non è soltanto una preghiera rivolta a Shiva, ma anche una pratica di concentrazione, purificazione interiore e orientamento verso qualità come serenità, salute, consapevolezza, energia e libertà dai condizionamenti.

Testo del mantra e traslitterazione

Il testo può essere scritto in caratteri devanagari e in traslitterazione sanscrita nel modo seguente:

DevanagariTraslitterazione
शम्भो शंकर नमः शिवायshambho śaṅkara namaḥ śivāya
गिरिजा शंकर नमः शिवायgirijā śaṅkara namaḥ śivāya
अरुणाचल शिव नमः शिवायaruṇāchala śiva namaḥ śivāya

Una forma molto diffusa utilizza anche la grafia “Shambhu Shankara Namah Shivaya”, con Shambhu al posto di Shambho. Nelle registrazioni e nelle traslitterazioni prive di segni diacritici si possono incontrare inoltre le forme Shambho Shankara Namah Shivaya, Girija Shankara Namaha Shivaya e Arunachala Shiva Namah Shivaya.

Le differenze grafiche dipendono dalla traslitterazione, dalla pronuncia utilizzata durante il canto e dalla scelta di indicare o meno i suoni sanscriti con i segni diacritici. Śaṅkara viene spesso scritto semplicemente Shankara, mentre namaḥ può apparire come namah, namaha o namo.

Testo sanscrito del mantra in devanagari

Traduzione letterale delle espressioni principali

Il mantra recita quattro Nomi collegati alla Divinità. Shambho, Shaṅkara e girijā sono collegati a Shiva e aiutano a spiegare come Shiva opera nella vita quotidiana. Shiva è il Nome principale della Divinità nel mantra.

  • Shambho o Shambhu: un nome di Shiva, associato alla semplicità, all’ascesi, alla felicità, alla pace e al benessere.
  • Shaṅkara: un nome di Shiva, interpretabile come colui che rimuove gli ostacoli e porta il bene.
  • Namah o namaḥ: inchinarsi, rendere omaggio, onorare, dedicarsi o abbandonarsi.
  • Shivaya o śivāya: “a Shiva” oppure “verso Shiva”.
  • Girija o girijā: “colei che proviene dalle montagne”, nome riferito a Parvati, consorte di Shiva.
  • Arunachala o aruṇāchala: la montagna sacra associata a Shiva e, in senso simbolico, una montagna di realizzazione.

Una traduzione sintetica di “Shambho Shankara Namah Shivaya” è quindi: “O Shambho, o Shankara, mi inchino a Shiva”. Se si tiene conto delle interpretazioni spirituali dei singoli termini, il significato può diventare: “O fonte di pace e felicità, o colui che rimuove gli ostacoli, mi dedico a Shiva e procedo verso Shiva”.

Shambho: felicità, pace e benessere

Shambho è una forma collegata a Shambhu, un nome di Shiva. Shiva è descritto come Shambhu, il semplice, l’asceta. Il termine può essere analizzato attraverso śam e bhū.

Śam indica benessere, felicità, prosperità, salute e tranquillità. Viene generalmente usato per esprimere una benedizione o un desiderio benevolo. Śam significa anche essere calmo, quieto o tranquillo.

Bhū è un suffisso che indica origine, divenire, essere o produrre. Da questa composizione si può ricavare per Shambhu un significato legato a ciò che produce benessere, felicità, pace e serenità.

Per questo motivo, Shambho può essere interpretato come “diventare felici e pacifici” oppure come “portare gioia e pace” nella vita quotidiana. Nel canto del mantra, Shambho può quindi richiamare la ricerca di una condizione più serena, stabile e armoniosa.

Shankara: rimuovere ostacoli e superare le difficoltà

Shankara è propriamente scritto Shaṅkara e pronunciato con un suono nasale simile a quello presente in alcune parole inglesi come sing. La differenza tra la n di sin e il suono ng di sing può essere difficile da riconoscere durante una recitazione collettiva o nell’ascolto della maggior parte delle registrazioni.

Shaṅkara può essere scomposto in śaṅkā e hara. Śaṅkā indica ostacoli e impedimenti come paura, dubbio e sospetto. Hara significa togliere, rimuovere o superare.

Una delle interpretazioni di Shankara è quindi “colui che rimuove il dubbio”, mentre un’altra lo considera “colui che compie il bene”. Nel significato spirituale del mantra, Shankara rappresenta il superamento degli ostacoli interiori ed esteriori e lo sblocco di ciò che impedisce la liberazione dalla sofferenza.

Questo processo può essere paragonato alla liberazione di un canale ostruito: il lavoro può essere spiacevole e impegnativo, ma è necessario. Quando gli ostacoli vengono superati, diventa più facile coltivare gioia, apprezzamento, ispirazione, benevolenza, perdono e tolleranza.

Namah: inchinarsi, onorare e dedicarsi

Namah, o namaḥ, è collegato a namo e namas. Il significato dizionariale semplice di namas è “inchino, omaggio, saluto reverenziale”. Il termine è utilizzato in numerosi mantra e bhajan.

Nel mantra, namah può indicare devozione, dedizione, impegno, rispetto e riconoscimento del valore di ciò verso cui ci si orienta. L’atteggiamento evocato è quello dell’abbandono della volontà individuale a una realtà spirituale più ampia.

La formula sanscrita Om Namah Shivaya può essere tradotta come “Signore, sia fatta la Tua volontà”, “io prendo rifugio in Dio” oppure “mi arrendo a Te, Dio”. Per questo il termine Namah non esprime soltanto un gesto esteriore di saluto, ma anche una disposizione interiore di resa, fiducia e orientamento.

La devozione comprende dedizione e impegno nella pratica di purificazione. Namah ricorda di perseverare quando le persone, le attività e gli oggetti della vita non riescono a soddisfare le proprie necessità più profonde.

Shivaya: muoversi verso Shiva

Shivaya è la forma dativa del nome Shiva e significa letteralmente “a Shiva”. In una lettura spirituale può essere interpretato anche come “muoversi verso Shiva”.

Shiva è “il Benevolo”, la divinità suprema, il distruttore e il trasformatore, il Signore della danza cosmica di tutta la creazione e della dissoluzione. Nel pantheon induista, Shiva è la terza Persona della Trimurti, il triplice aspetto del Divino collegato a creazione, preservazione e dissoluzione.

Shiva è il distruttore del falso, dell’ignoranza, dell’ego e delle cattive tendenze, ed è anche il ricostruttore e l’energia cosmica dinamica. Il mantra invita quindi a muoversi verso qualità di chiarezza, purezza, stabilità, consapevolezza, serenità e trasformazione.

Muoversi verso Shiva è spesso più facile a dirsi che a farsi. È necessario impegno e determinazione per procedere in questa direzione invece di rimanere intrappolati in pensieri e sentimenti dolorosi, desideri mal orientati, insicurezza, rigidità e difficoltà nell’apprezzare la bellezza della propria vita.

Girija: la bellezza e il sostegno della montagna

Girija significa “colei che proviene dalle montagne”. Nel contesto del mantra, il nome si riferisce a Parvati, la consorte di Shiva, descritta come la Dea del nutrimento e della bellezza.

Girija può essere interpretato come “una via bella” per raggiungere pace, felicità, chiarezza e libertà dalle sofferenze. La presenza del nome introduce nel mantra un’immagine di bellezza, cura, sostegno e armonia.

Parvati è la consorte di Shiva e la madre di Ganesha e Kartikeya. La combinazione di Shiva e Girija richiama l’unione di energia ascetica, trasformazione, nutrimento, bellezza e vita familiare.

Arunachala: la montagna della realizzazione

Arunachala è una montagna dell’India chiamata “il Kailash del Sud”; il monte Kailash è la dimora himalayana settentrionale di Shiva. Arunachala è inoltre diventata famosa grazie al santo Ramana Maharshi.

Nel racconto religioso, Arunachala è la montagna sacra dove Shiva dimora. In senso simbolico, una montagna sacra può rappresentare tutto ciò che è stato raggiunto e costruito nella pratica spirituale nel corso degli anni e dei decenni.

Arunachala può quindi essere interpretato come una “montagna di realizzazione”. Quando la pratica è pienamente sviluppata e viene applicata con continuità, è come trovarsi sulla cima di una montagna costruita attraverso l’esperienza e l’impegno.

Da questa prospettiva, Arunachala Shiva Namah Shivaya può richiamare il movimento verso una maggiore stabilità, la capacità di lasciare andare il dolore e la coltivazione di felicità, contentezza e chiarezza.

Significato complessivo del mantra

Considerando insieme i singoli termini, il mantra può essere reso in diversi modi. Una traduzione letterale è: “Shambho, Shankara, omaggio a Shiva”. Una traduzione interpretativa è: “O fonte di gioia e pace, o colui che rimuove gli ostacoli, mi dedico a Shiva e mi muovo verso Shiva”.

La sequenza può essere letta come un percorso interiore: prima si riconosce la possibilità della pace e del benessere, poi si invoca la rimozione degli ostacoli, quindi ci si dedica alla trasformazione e infine ci si orienta verso Shiva, cioè verso la consapevolezza, la stabilità, la purezza e la libertà.

  • Shambho: diventare felici e pacifici.
  • Shankara: superare ostacoli e impedimenti.
  • Namah: dedicarsi, onorare e abbandonarsi.
  • Shivaya: muoversi verso Shiva.
  • Girija: seguire una via bella e nutriente.
  • Arunachala: riconoscere la montagna delle proprie realizzazioni.

Quando si canta un mantra su Shiva, è possibile scegliere una di queste qualità e concentrarsi su di essa. Riflettere su queste qualità può aiutare a riconoscere aspetti della vita quotidiana che richiedono maggiore attenzione.

Il rapporto con Om Namah Shivaya

Om Namah Shivaya è il mantra tradizionale dedicato a Shiva e viene considerato uno dei mantra più completi e potenti. È il mantra shivaita per eccellenza della religione induista.

La formula sacra sanscrita è un appello a Dio, a Shiva, un aspetto di Ishvara. Può essere tradotta come “Signore, sia fatta la Tua volontà”, “io prendo rifugio in Dio” oppure “mi arrendo a Te, Dio”.

Om Namah Shivaya è il mantra della Tandava, la danza di Nataraja, associata alla creazione, alla protezione e alla dissoluzione. Meditare su Om Namah Shivaya porta, secondo questa prospettiva, alla comprensione della legge universale e alla realizzazione dell’unità tra microcosmo e macrocosmo.

Le cinque sillabe principali Na-Ma Shi-Va-Ya sono chiamate panchakshara, cioè “cinque sillabe”. La formula viene descritta come una disposizione di cinque sillabe capace di svolgere una funzione di purificazione e di costituire una base per gli stati meditativi.

Om oppure Aum?

La sillaba sacra Om, o Aum, è considerata il suono primordiale e il mantra per eccellenza. Viene usata come prefisso nella maggior parte dei mantra induisti per potenziarne gli effetti benefici.

Secondo una spiegazione della pronuncia, il suono AUM non va pronunciato semplicemente come “Om”. Va pronunciato aprendo la bocca: “AAHH”; mentre la bocca si chiude lentamente, il suono diventa “OOOHHH” e infine “MMM”.

“AAHH”, “OOOHHH” e “MMM” sono descritti come i suoni fondamentali dell’esistenza. Pronunciando insieme questi tre suoni si ottiene “AUM”. In questa prospettiva, la forma completa del mantra viene pronunciata AUM Namah Shivaya.

Nello Yoga si dice che l’intera esistenza è una complessa amalgama di suoni. Alcuni suoni vengono identificati per la loro capacità di aprire diverse dimensioni dell’esperienza e sono generalmente chiamati mantra.

Esistono diversi tipi di mantra: alcuni vengono usati con lo scopo di conquistare e acquisire cose, altri per portare gioia e amore, altri ancora per aprire ulteriori dimensioni dell’esperienza. La ripetizione di un mantra con la giusta consapevolezza è stata una pratica fondamentale in molti percorsi spirituali del mondo.

Le cinque sillabe e i cinque elementi

I panchakshara di Aum Namah Shivaya corrispondono ai cinque centri principali del sistema umano e vengono descritti come un modo per attivarli. Il mantra può essere usato come processo di purificazione e come base per gli stati meditativi.

SillabaElemento associato
NaTerra
MaAcqua
ShiFuoco
VaAria
YaSpazio

Le cinque sillabe rappresentano anche i cinque elementi della natura: Na è la terra, Ma è l’acqua, Shi è il fuoco, Va è l’aria e Ya è lo spazio. Se si ottiene la padronanza dei panchakshara, essi possono dissolvere nella coscienza tutto ciò che è composto dai cinque elementi.

L’aspetto più importante di Shiva è quello di Bhuteshwara, colui che ha la padronanza dei cinque elementi. L’intera creazione viene descritta come un gioco di questi cinque elementi.

La pratica fondamentale dello Yoga è il bhuta shuddhi, cioè la purificazione e la presa in carico dei cinque elementi del sistema. Se si padroneggiano i cinque elementi, si raggiunge la padronanza della propria fisicità, perché tutta la fisicità è descritta come un gioco di questi cinque ingredienti.

Quando i cinque elementi ricevono istruzioni per il loro funzionamento, salute, benessere, successo e padronanza della vita vengono presentati come una conseguenza naturale.

Shiva come distruttore e trasformatore

Shiva ha molte forme benevole e terrifiche. Al livello più alto, Shiva è illimitato, trascendente, immutabile e privo di forma.

Nei suoi aspetti benevoli, viene rappresentato come uno Yogi onnisciente che conduce una vita ascetica sul monte Kailash e anche come un capofamiglia con la moglie Parvati e i due figli Ganesha e Kartikeya. Negli aspetti più feroci, viene spesso raffigurato mentre uccide i demoni.

Shiva è inoltre considerato il dio patrono dello Yoga e delle arti. I suoi principali attributi iconografici sono il terzo occhio sulla fronte, il serpente Vasuki attorno al collo, la luna crescente, il fiume sacro Gange che scorre dai suoi capelli intrecciati, il tridente come arma e il tamburo damaru come strumento.

Shiva viene spesso venerato nella forma iconica del Lingam e i templi dedicati a Shiva sono chiamati shivalayam.

Il mantra di Shiva ha lo scopo di eliminare le “ragnatele del karma”, migliorare la percezione e rendere disponibili a una dimensione più ampia dell’esistenza. Shiva non distrugge la persona, ma ciò che si interpone come barriera tra la persona e le possibilità più ampie della vita.

Effetti spirituali e interiori attribuiti al mantra

Gli effetti che si possono sperimentare attraverso il canto del mantra sono molteplici e variano da persona a persona. Dipendono anche dallo stato fisico e interiore, oltre che dalla devozione sviluppata durante l’ascolto e il canto di Om Namah Shivaya Om.

Secondo questa prospettiva, il mantra può favorire rilassamento e liberazione dallo stress e dai pensieri opprimenti. Con la pratica costante si può ottenere una maggiore leggerezza mentale, con un miglioramento del rapporto con il corpo.

È inoltre possibile raggiungere livelli di meditazione profondi e sperimentare l’unione con il Sé Superiore. La pratica del mantra viene descritta come capace di produrre effetti benefici nella persona e nell’energia dell’ambiente in cui viene cantato.

Le qualità associate alla pratica comprendono:

  • un rifugio o uno spazio sicuro nel quale sentirsi a proprio agio, tranquilli, fiduciosi e disponibili a condividere il bene con gli altri;
  • la liberazione da pensieri, intenzioni e atteggiamenti dolorosi, affinché possano dissolversi e non disturbare più;
  • vitalità, energia e salute del corpo, insieme alla cura della propria dimensione fisica;
  • armonia, ritmo e movimento dinamico della danza della vita;
  • semplicità e capacità di apprezzare le cose positive presenti nella propria esistenza;
  • orientamento dei desideri e delle motivazioni verso percorsi sani e benefici;
  • intuizione spirituale e capacità di riconoscere il nucleo dei problemi;
  • saggezza e conoscenza della pratica spirituale e del processo di guarigione;
  • serenità, stabilità, purezza e bellezza come qualità verso cui dirigere la propria vita.

Queste qualità possono essere considerate obiettivi verso cui muoversi, più che una descrizione precisa dell’esperienza quotidiana. La pratica spirituale può essere descritta come un percorso verso qualità di questo tipo.

Come ascoltare e recitare il mantra

Se non si è abituati a meditare, il mantra può essere semplicemente ascoltato lasciando andare la mente. Anche in questo modo il suo effetto viene considerato una forma di meditazione.

È possibile ripetere interiormente il suono lasciandosi andare. Per ottenere una meditazione più profonda, si può ascoltare il suono, ripetendolo interiormente, e durante l’intervallo tra un suono e l’altro concentrarsi sul silenzio e sulla quiete interiore.

Un altro modo di eseguire la meditazione consiste nell’ascoltare il primo mantra e cantare quello successivo, proseguendo in questo modo fino alla fine della sequenza. È possibile ascoltare il suono cantato da un insegnante, ripeterlo interiormente e, durante l’intervallo tra il suono cantato dall’insegnante e quello cantato personalmente, concentrarsi sul silenzio e sulla quiete interiore.

Per migliorare la concentrazione e liberarsi rapidamente da una certa quantità di energia dello stress, si può ascoltare e cantare il mantra per sette volte.

La pratica richiede attenzione, continuità e un atteggiamento consapevole. Il mantra non viene presentato soltanto come una sequenza di suoni, ma come una vibrazione di base capace di sostenere gli atteggiamenti mentali e le energie fisiche.

Uso del mantra per gli ambienti

Il mantra Om Namah Shivaya Om può essere utilizzato anche per purificare gli ambienti e per rimuovere stress, energie dense e pensieri ed emozioni non positive.

Può essere impiegato per migliorare l’energia delle abitazioni, dei luoghi di lavoro, dei luoghi di cura, degli spazi in cui si studia e, in generale, dei luoghi frequentati da esseri umani e animali.

Può essere utilizzato anche nelle coltivazioni per migliorare la vita e la produzione delle piante.

Una lettura devozionale del mantra

Il mantra può essere cantato anche come espressione di devozione verso il Sé interiore:

“Mi inchino all’Anima di tutti. Mi inchino al mio Sé. Non so chi sono, quindi mi inchino a te, Shiva, il mio vero Sé.”

Questa lettura include anche la gratitudine verso gli insegnanti: “Mi inchino ai miei insegnanti che mi hanno amato con amore. Si sono presi cura di me quando non riuscivo a prendermi cura di me stesso.”

La devozione viene così collegata al riconoscimento dell’amore ricevuto e alla sua trasmissione agli altri: “Ho tutto. Non voglio nulla. Lascia soltanto che il mio amore fluisca verso di te.”

La ripetizione del mantra può quindi essere accompagnata da un’intenzione precisa: invocare pace e felicità, superare ostacoli, coltivare bellezza e chiarezza, oppure orientarsi verso una maggiore consapevolezza del proprio Sé.

Shambho Shankar Namah Shivay

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