Ode alla calma del Dalai Lama: il valore della pace interiore

La calma, o pacificazione interiore, è una dimensione fondamentale per il nostro benessere psicofisico e se sembra che alcune persone siano più predisposte a questo stato d’animo rispetto ad altre, può comunque essere coltivata e allenata. In un mondo che gira freneticamente, saper restare calmi è un prezioso insegnamento.

Sebbene raggiungere la calma non sia un compito facile, in questo testo meraviglioso il Dalai Lama ci dimostra come riuscirci ci donerebbe una delle principali abilità emotive, nonché un presente e un futuro più sereno, saggio e sincero. La calma ci permette di muoverci con maggiore equilibrio in mezzo al caos.

La calma come conquista dopo le tempeste

“Si chiama calma e mi costò molte tempeste. Si chiama calma e quando scompare… esco di nuovo a cercarla. Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e ripensare.”

La calma non è l’assenza assoluta di difficoltà, conflitti o emozioni intense. È la capacità di attraversare ciò che accade senza permettere che la paura, la rabbia o l’agitazione prendano completamente il controllo del pensiero e delle azioni.

“Si chiama calma e quando la follia la tenta si scatenano venti terribili difficili da dominare. Si chiama calma e arriva con gli anni quando l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più saggezza.”

Mantenere la calma in una o in tutte le situazioni è forse una delle cose più difficili da imparare e padroneggiare, ma quando ci alleniamo e riusciamo a raggiungerla, otteniamo uno dei tesori più preziosi che l’essere umano possa avere.

Restare calmi significa rifiutare tensione, ansia, odio, agitazione e angoscia e tutte le reazioni negative dell’essere umano. Restare calmi ci offre un autentico momento di silenzio emotivo che ci permette di essere in pace.

La poesia “Si chiama calma”

La poesia del Dalai Lama non è, quindi, un insieme di versi su cui riflettere. È un invito ad agire.

“Si chiama calma e mi costò molte tempeste.
Si chiama calma e quando scompare… esco di nuovo a cercarla.
Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e ripensare.
Si chiama calma e quando la follia la tenta si scatenano venti terribili difficili da dominare.

Si chiama calma e arriva con gli anni quando l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più saggezza.
Si chiama calma quando s’impara bene ad amare, quando l’egoismo cede il posto al dare e l’anticonformismo svanisce per aprire il cuore e l’anima, arrendendosi interamente, a chi vuole ricevere e dare.

Si chiama calma quando l’amicizia è così sincera che tutte le maschere cadono e tutto può essere raccontato.
Si chiama calma e il mondo la evita, la ignora, inventandosi guerre che nessuno vincerà mai.

Si chiama calma quando si gode il silenzio, quando i rumori non sono solo musica e follia, ma il vento, gli uccelli, la buona compagnia o il rumore del mare.
Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è moneta di alcun colore che possa coprire il suo valore quando diventa realtà.

Si chiama calma e mi è costata tante tempeste e le attraverserei mille volte ancora pur di tornare a incontrarla.
Si chiama calma, la godo, la rispetto e non la voglio lasciar andare…”

Il significato della calma nella vita quotidiana

La fretta, la preoccupazione, l’invidia, la paura o la rabbia possono offuscare la ragione e ostacolare il nostro cammino. Una mente rilassata e un cuore tranquillo reagiscono meglio alle difficoltà della vita.

Solo quando raggiungiamo la pace mentale, possiamo pensare e agire con maggiore chiarezza, efficacia e armonia. La lucidità mentale che ne deriva è una risorsa preziosa nel nostro quotidiano che ci aiuta a non farci travolgere dai pensieri e dalle emozioni negative, ci permette di uscire dalla trappola della reazione istintiva che porta a pessime decisioni, ci aiuta ad affrontare i momenti di stress.

La calma non è solo uno stato mentale. Le emozioni hanno il potere di condizionare pensiero e azioni. Lavorare alla nostra quiete interiore è una strategia che serve a migliorare il nostro comportamento e ad acquisire strategie di affrontamento.

Perché non basta fare uso della serenità per vivere in pace. La calma ci permette di muoverci con maggiore equilibrio in mezzo al caos. È, al tempo stesso, l’ormeggio che ci aiuta a prendere decisioni migliori, il timone con cui superare le avversità con risorse adeguate.

Calma, silenzio e consapevolezza

All’interno di noi, possiamo mantenere uno stato di gentile quiete anche se fuori la tempesta imperversa e ci sembra di correre come topolini in una grande ruota, nonostante il mondo fuori urli, batti i piedi e ci tenga il broncio, o a dispetto di un temperamento focoso.

Allenare la mente alla consapevolezza del momento, senza cercare altro che lo stare in ascolto delle proprie sensazioni, di ciò che si muove dentro di noi, può sembrare una forzatura in una quotidianità che esige da noi una produttività costante, è vero.

Tra i molti impegni ci ritroviamo spesso a sgomitare per ritagliarci 10 minuti per meditare o assaporare un attimo di tregua, riprendere fiato, staccare la spina, anche se siamo consapevoli che questi attimi di silenzio interiore sono fondamentali nel riuscire a comprendere meglio cos’è essenziale nella nostra vita e cos’è meglio lasciare andare (o chi).

Ricorda che il silenzio a volte e’ la migliore risposta. Anche il silenzio può diventare uno spazio di ascolto, riflessione e scelta, soprattutto quando una risposta immediata rischierebbe di essere guidata dall’impulsività.

L’aiuto del Buddhismo per recuperare la calma

Nel Buddhismo, la calma interiore è chiamata Śamatha e rappresenta la profonda pace interiore raggiunta attraverso uno stato meditativo basato sulla consapevolezza del respiro (o Anapanasati), che viene usato come leva per armonizzare lo stato di mente e corpo.

Si attiva allora una calma autentica, che pervade l’essere e che permette di mantenere il sangue freddo e una buona presenza mentale di fronte alle difficoltà. L’equilibrio interiore si rispecchia così sull’esterno e usciamo dalla dinamica di identificazione con le emozioni provate o le avversità esperite.

Si prova maggiore autenticità, sincerità e rispetto verso di sé e gli altri. L’ Anapanasati è diventato poi col tempo un cardine della Mindfulness.

Quindi, il primo passo per recuperare la calma quando la senti sfuggirti di mano consiste nel fermarti e respirare. Nel momento in cui riesci a porre la tua attenzione sulle sensazioni del tuo corpo mentre respiri, si disattiva la risposta “attacco o fuga” regolata dal sistema nervoso simpatico, mentre la respirazione profonda e addominale attiva il sistema nervoso parasimpatico e ti aiuta a recuperare la calma.

Respirare prima di reagire

Ho sempre avuto una relazione complicata con la rabbia sin dalla più giovane età per cui soffocavo le emozioni e mi trattenevo fino all’inverosimile per poi scoppiare come una pentola a pressione; ecco che durante i litigi, quando la tensione in me diventava insopportabile, non stavo più in me e dicevo cose che non pensavo oppure prendevo decisioni affrettate, dettate dalla rabbia del momento, di cui immancabilmente finivo per pentirmi amaramente.

Se ti è capitato di provare questo subbuglio emotivo interiore, sai anche tu che ci si sente un po’ in preda delle proprie emozioni per cui il significato di calma era ad anni luce dalla mia personale concezione. Fino a quando ho imparato a “respirare”, a stare nell’attimo presente, momento dopo momento.

La respirazione consapevole non elimina ciò che sta accadendo, ma crea una distanza tra l’emozione e la risposta. Questa distanza consente di riconoscere la rabbia, la paura o l’ansia senza trasformarle immediatamente in parole o comportamenti.

Allo stesso modo, quando riusciamo a mantenere la calma non mettiamo in atto una negazione o astrazione delle difficoltà che ci si ritroviamo ad affrontare fuggendo da esse, ma le riconosciamo e accogliamo per ciò che sono: un’esperienza temporanea.

La calma non è passività

Ma attenzione! Non dobbiamo confonderla con il disinteresse o la passività perché riuscire a mantenere la calma anche nei momenti più difficili non esclude affatto l’elaborazione di quando stia accadendo, anzi!

Uno stato di tranquillità interiore incentiva una migliore comprensione degli eventi e una migliore gestione emotiva: è semplicemente un modo più consapevole e radicato di vivere ciò che sta succedendo senza farsi sommergere dalle emozioni.

In questa condizione riusciamo a “fluire”: riusciamo ad essere come l’acqua che scorre in un ruscello e supera le rocce che ostacolano il suo percorso. E soprattutto ci diamo tempo per elaborarle, senza forzare nulla, come fa l’acqua.

“Solo in acque quiete le cose riflettono se stesse in maniera non distorta. Solo in una mente quieta vi è la percezione adeguata del mondo.”

Calma, maturità e capacità di amare

“Si chiama calma quando s’impara bene ad amare, quando l’egoismo cede il posto al dare e l’anticonformismo svanisce per aprire il cuore e l’anima arrendendosi interamente a chi vuole ricevere e dare.”

La calma non riguarda soltanto il modo in cui una persona affronta le proprie difficoltà. Riguarda anche il modo in cui entra in relazione con gli altri, ascolta, comprende, comunica e riconosce i propri limiti.

“Si chiama calma quando l’amicizia è così sincera che tutte le maschere cadono e tutto può essere raccontato.” Una relazione autentica non richiede una continua difesa né la necessità di apparire diversi da ciò che si è.

La guida spirituale del Tibet gli ha insegnato che la pace interiore e la serenità mentale sono anche un impulso verso l’etica, il rispetto. Difficilmente si può offrire benessere e rispetto agli altri se dentro di noi c’è troppo rumore e un carico eccessivo di emozioni negative.

La calma come responsabilità verso gli altri

“Si chiama calma e il mondo la evita, la ignora, inventandosi guerre che nessuno vincerà mai.” Chi non possiede questa calma raramente comprende le conseguenze delle proprie azioni.

Siamo, in un certo senso, una società che ha smesso di godere del silenzio, che si è fatta intrappolare dalla tristezza, dall’ansia e dalla paura. Nessuna società può progredire quando mancano due nutrienti essenziali per l’anima: la calma e la compassione.

La persona calma è come un albero che fa ombra. Molti di noi conoscono certamente una persona così, dal carattere discreto, calmo e sempre attento.

Sono figure che irradiano pace e con le quali tutto sembra semplice. Una giornata al loro fianco trascorre tranquilla, le insicurezze si placano, svanisce lo stress e persino le preoccupazioni.

Le persone dotate di calma interiore sono come le grandi querce dalla bellezza ancestrale che offrono ombra e al tempo stesso saggezza. Oltre ad ammirarle, però, non fa mai male prenderle da esempio, sforzarci di imitarne l’atteggiamento, il loro saper essere, la tranquillità mentale.

Il mondo moderno e la perdita dell’essenziale

“Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole: più comodità, ma meno tempo; più lauree, ma meno buon senso: più conoscenza, ma meno giudizio; più esperti, ma più problemi; più medicine, ma meno salute.

Abbiamo fatto tutta la strada fino alla luna e indietro, ma abbiamo problemi ad attraversare la strada per incontrare il nuovo vicino. Costruiamo più computer per contenere più informazioni e produrre più copie che mai, ma abbiamo meno comunicazione.

Siamo migliorati sulla quantità, ma peggiorati sulla qualità. Questi sono i tempi dei fast-food e della digestione lenta: dei grandi uomini, ma dai piccoli caratteri; profitti veloci, ma relazioni di poco valore.

E’ un tempo in cui c’è molto fuori dalla finestra, ma poco nella stanza.”

Queste parole richiamano il contrasto tra l’aumento delle possibilità esteriori e la diminuzione del tempo dedicato alla presenza, all’ascolto e alla qualità delle relazioni.

I ladri dell’energia e le regole per proteggere la calma

Ci sono momenti della vita in cui la nostra energia sembra svanire, il corpo si fiacca, la mente si offusca. Eppure questa stanchezza psicofisica non è riconducibile a nessun evento particolare.

Secondo il Dalai Lama questa condizione è da attribuirsi a 10 “ladri” dell’energia, per questo bisogna seguire 10 regole fondamentali per contrastarli e non sprecare energie preziose.

1. Lasciare andare le relazioni logoranti

Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura. Lascia perdere le persone che solo giudicano gli altri.

Se qualcuno cerca un cestino per l’immondizia, fai in modo che non sia la tua mente.

2. Gestire i debiti e le pendenze

Paga i tuoi debiti in tempo. Nel frattempo fai pagare chi è in debito con te, oppure lascia andare se coloro che sono in debito con te non possono pagarti.

3. Mantenere le promesse

Mantieni le tue promesse. Se non l’hai fatto chiediti perché fai fatica a rispettare le tue stesse parole.

Hai sempre diritto di cambiare opinione, scusarti e compensare, rinegoziare e offrire un’altra alternativa ad una promessa non mantenuta, ma non farlo diventare un’abitudine.

Il modo più semplice di evitare di non fare una cosa che sai di non poter fare è dire di NO subito.

4. Eliminare o delegare ciò che pesa

Elimina, e nel possibile delega i compiti che preferisci non fare. Dedica il tuo tempo a fare le cose che ti piacciono.

5. Alternare riposo e azione

Permettiti di riposare quando ti serve… …ma anche permettiti di agire se hai un’occasione buona.

6. Riordinare gli spazi

Butta, raccogli e organizza. Niente ti prende più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.

7. Dare priorità alla salute

Dai priorità alla tua salute. Il corpo sano di permette di rendere al massimo della tua energia. Fai delle pause.

8. Affrontare le situazioni tossiche

Affronta le situazioni tossiche che stai tollerando. Non tollerare le azioni negative di nessuno, né di un familiare, né di un amico, né di un compagno, o di un gruppo.

È sempre meglio essere chiari e affrontare le persone a viso aperto.

9. Accettare ciò che non si può cambiare

Accetta. Ma non per rassegnazione, niente ti fa perdere più energia di una situazione che non puoi cambiare.

10. Perdonare

Perdona. Lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore nel ricordo.

Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.

La calma, le decisioni e il presente

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani. Perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e principalmente per vivere.

Le decisioni sono un modo per definire se stessi. Sono il modo per dare vita e significato ai sogni. Sono il modo per farci diventare ciò che vogliamo.

La calma aiuta a non rimanere prigionieri del passato e a non consumare il presente nell’anticipazione del futuro. Permette di osservare il momento attuale con maggiore chiarezza e di scegliere ciò che è davvero importante.

Quello che mi sorprende degli uomini è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro.

Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.

Accettare il cambiamento senza perdere i valori

Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.

La calma non significa restare immobili mentre la vita cambia. Significa attraversare il cambiamento senza perdere il riferimento interiore che orienta pensieri, parole e azioni.

La vera disciplina non si impone. Non può venire che dall’interno di noi stessi.

La calma interiore permette di raggiungere l’intuizione profonda, lo stato di connessione col nostro Essere e permette di scorgere la natura della realtà al di là dei pensieri illusori, dei condizionamenti; ne risulta una maggiore consapevolezza e maturità.

La mindfulness come allenamento della quiete

La mindfulness può essere un utile strumento per raggiungere questo stato. La ricerca condotta dagli psicologi Brown e Ryan e pubblicata sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology mostra che la pratica della consapevolezza ci permette di gestire meglio le emozioni e genera un più alto grado di benessere psicologico.

Coltivare questo stato d’animo è di fondamentale importanza per vivere bene ed è uno degli insegnamenti più importanti del Dalai Lama, che ha racchiuso il suo sapere esperienziale in una meravigliosa poesia sulla calma.

La calma è una delle competenze della sfera emotiva più sofisticate e difficili da raggiungere. Ciononostante, la guida spirituale del Tibet gli ha insegnato che la pace interiore e la serenità mentale sono anche un impulso verso l’etica, il rispetto.

Facciamo entrare, quindi, nella nostra vita quotidiana questa lezione di saggezza e crescita personale. Impariamo a ricercare l’equilibrio, accettando quello che ci accade, ma cercando sempre di risolverlo, facendo della pace interiore il riflesso attraverso cui capire il mondo.

La calma come spazio di libertà

Nessuno e’ nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo.

La calma consente di modificare lo sguardo con cui osserviamo ciò che accade. Non cancella le tempeste già attraversate, ma può trasformare il modo in cui vengono comprese, ricordate e affrontate.

“Si chiama calma e non si paga con niente, non c’è moneta di alcun colore che possa coprire il suo valore quando diventa realtà. Si chiama calma e mi è costata tante tempeste e le attraverserei mille volte ancora pur di tornare a incontrarla. Si chiama calma, la godo, la rispetto e non la voglio lasciar andare…”

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