L’acufene dopo lo yoga può dipendere da diversi fattori: stress e ansia, variazioni della percezione uditiva durante il rilassamento, tensione dei muscoli cervicali, movimenti del collo o della mandibola, posizione mantenuta a lungo oppure, più raramente, da un problema dell’orecchio interno o della circolazione. Lo yoga può aiutare a ridurre la percezione dell’acufene quando contribuisce a diminuire stress e tensione, ma non deve essere considerato una cura universale né sostituire una valutazione medica.
Se il ronzio compare improvvisamente dopo una pratica, persiste oltre 2-3 giorni, è accompagnato da perdita improvvisa dell’udito, forti vertigini, sintomi neurologici o è sincronizzato con il battito cardiaco, è necessario rivolgersi al medico o direttamente all’otorinolaringoiatra. In presenza di dolore, nausea o vertigini durante le posizioni, è prudente interrompere l’esercizio e non riprendere autonomamente le posture che hanno preceduto il disturbo.
Che cos’è l’acufene
L’acufene è un sintomo che consiste nella percezione di suoni e rumori di vario tipo (fischi, fruscìi, ronzii, scrosci, e altri ancora) che vengono avvertiti, nella maggioranza dei casi, solo dal soggetto affetto da tale disturbo (si tratta cioè di acufeni soggettivi).
L’acufene è una problematica dell’orecchio che consiste nella percezione di un suono dalla tonalità acuta. Questa problematica, che viene chiamata anche tinnito e che il paziente solitamente descrive come fischio, sibilo, rombo o ronzio, si manifesta solitamente in assenza di rumori provenienti dall’esterno.
Possono insorgere all’improvviso o gradualmente, possono essere continui o discontinui, possono interessare un orecchio o entrambi, o essere riferiti come interni alla testa. Possono presentarsi sin dall’età pediatrica, sebbene sia difficile che vengano riportati dal bambino, oppure insorgere in età adulta.
Sono più frequenti nel sesso maschile che nel sesso femminile e compaiono con l’avanzare dell’età. E si ha maggiore incidenza tra i 45 anni e i 75 anni.
Tipi di acufene
- Acufeni soggettivi: consistono nel percepire un suono senza che ci sia alcuno stimolo esterno, e solo il paziente li percepisce. È la forma più comune.
- Acufeni oggettivi: sono molto meno comuni e dovuti a suoni che provengono da strutture vicine all’orecchio medio, talvolta percepibili anche dal medico durante l’esame clinico.
- Acufene sensoriale o neurologico: è di solito l’effetto collaterale di un sistema uditivo danneggiato, causato da disordini di vario tipo che influiscono sul modo in cui il cervello elabora i suoni.
- Acufene somatico: è anche definito acufene conduttivo, cioè causato da funzioni esterne, piuttosto che da cause sensoriali o neurologiche, solitamente associato ai movimenti e al contatto fisico.
In base alla durata, l’acufene può essere classificato anche come acuto (durata inferiore a 3 mesi) o cronico (persistente per oltre 3 mesi).
Perché l’acufene può comparire dopo lo yoga
La comparsa di un ronzio dopo una sessione di yoga non indica necessariamente che la pratica abbia danneggiato l’orecchio. La percezione può diventare più evidente quando il corpo si rilassa, quando diminuiscono i rumori esterni o quando l’attenzione si concentra maggiormente sulle sensazioni interne.
Lo yoga è una disciplina completa per il benessere fisico, mentale, emotivo e spirituale. Questa disciplina è composta da un sistema di posture e tecniche di respirazione che promuovono forza, concentrazione, flessibilità e rilassamento.
Quando cominciano i primi sintomi, ecco che cominciamo a porci milioni di domande. “Cos’è questo ronzio? Da dove proviene? Andrà mai via?” Questo stato provoca un aumento dello stress, che a sua volta intensifica i sintomi del tinnito, creando un circolo vizioso.
Rilassamento e maggiore attenzione al suono
La percezione degli acufeni può variare nel corso della giornata, a volte amplificandosi durante la notte o in momenti di quiete, quando il rumore di fondo diminuisce e il suono diventa quindi più evidente.
Alla sera, o durante la notte, si ha una importante riduzione dei suoni che provengono dall’ambiente. Come conseguenza, si ha la percezione che l’acufene sia più forte.
Inoltre, l’assenza di stimoli visivi fa sì che l’attenzione sia focalizzata esclusivamente sull’udito, e anche in questo caso gli stimoli, interni, provenienti dall’orecchio sembreranno amplificati.
Durante una pratica lenta, meditativa o svolta in una stanza silenziosa, lo stesso meccanismo può rendere più riconoscibile un suono già presente ma precedentemente mascherato dai rumori ambientali.
Stress, ansia e acufene dopo la pratica
L’acufene è altamente correlato con l’ansia. In questo caso si parla di acufene da stress. Lo yoga, con le sue numerose componenti di rilassamento, meditazione, consapevolezza e accettazione di sé, aiuta a spezzare quel ciclo di stress e riduce i sintomi degli acufeni.
È noto che l’acufene possa essere potenzialmente indotto da ansia e stress, ma questi fattori possono anche peggiorare un acufene già esistente. Per alcune persone, l’acufene funge da “barometro” dello stress, che spesso peggiora durante i momenti difficili.
Quando un individuo con acufene si trova in una situazione psicofisica rilassante, tende a percepire meno l’acufene. Tuttavia, il passaggio improvviso dal movimento al silenzio e l’attenzione rivolta all’ascolto possono far emergere il sintomo subito dopo la sessione.
Tensione cervicale e postura
La postura errata in molte situazioni potrebbe determinare una tensione eccessiva non solo dei muscoli del collo, ma anche di tutta la colonna vertebrale, soprattutto il tratto cervicale e dorsale.
La colonna cervicale può essere coinvolta nella comparsa degli acufeni. Si potrebbe essere in presenza di protrusioni discali, ernie e colpi di frusta: questi ultimi tendono a rettilineizzare il tratto di colonna cervicale inferiore (da C3 a C7) e a stirare le meningi che conseguentemente portano il tratto cervicale superiore (cranio, C1 e C2) in estensione, condizione compressiva dei muscoli e centri nervosi a questo livello.
Una posizione mantenuta a lungo, un allungamento eseguito oltre la propria mobilità o una pratica non adeguata alle condizioni fisiche possono accentuare temporaneamente la tensione del collo e modificare la percezione dell’acufene.
In questi tipi di acufene può spesso accadere che il suono si modifichi (in altezza, durata e intensità) sulla base dei movimenti mandibolari o cervicali che compie chi ne soffre: può quindi aumentare quando viene ruotata la testa verso un lato piuttosto che dall’altro, dopo i pasti, essere migrante (verificandosi prima da un lato e poi dall’altro), essere peggiore dopo aver compiuto movimenti di flessione o estensione del collo.
Acufene somatico e movimenti
Quando l’udito è nei limiti della norma in relazione all’età del soggetto interessato, è obbligo pensare ad acufeni di origine extraotologica, ossia ad acufeni somatici che originano da alterate interazioni tra apparato uditivo e apparato muscolo-scheletrico.
In questo caso potrebbero essere interessati in particolar modo l’articolazione temporo-mandibolare, la colonna cervicale e i muscoli del collo.
Allo stesso modo un trauma o patologie degenerative a carico del rachide cervicale possono essere responsabile di stati contratturali della muscolatura del collo e della bocca che, andando ad interagire con le strutture dell’orecchio medio, possono essere responsabile della comparsa di acufene, non tanto perché tali alterazioni producano dei rumori ma perché generano degli stimoli elettrofisiologici a carico delle strutture nervose dell’orecchio che vengono erroneamente interpretati dalle strutture centrali come suoni.
Respirazione e variazioni della pressione
Le tecniche di respirazione yoga, chiamate Pranayama, possono aiutare ad alleviare lo stress e alleviare il dolore all’orecchio.
Una respirazione forzata, apnee prolungate o manovre eseguite trattenendo il respiro possono però provocare sensazioni di pressione, instabilità o fastidio, soprattutto nelle persone che presentano disturbi dell’orecchio medio, della tuba di Eustachio o dell’equilibrio.
La Tuba, o Tromba, di Eustachio è un piccolo condotto che mette in comunicazione il retrobocca con l’orecchio medio (cassa timpanica), e serve ad aerarla e a mantenere l’equilibrio pressorio fra le due superfici del timpano.
Quando per vari motivi, ad esempio sbalzi di quota, l’equilibrio si altera, si ha una sensazione di “tappamento”, o di “senso di pienezza” (“fullness”).
Come riconoscere i sintomi degli acufeni
I sintomi più comuni degli acufeni soggettivi sono suoni come ronzii, fischi, sibili, cigolii dalla durata di secondi o pochi minuti. In caso di acufeni oggettivi i suoni sono pulsanti oppure intermittenti.
Il paziente può percepire questi suoni solo nell’orecchio destro o anche nell’orecchio sinistro, oppure in entrambi. Alcuni pazienti descrivono gli acufeni come un suono lieve e appena percepibile, mentre altri ne sono gravemente colpiti, al punto che il fenomeno può influenzare significativamente la qualità della loro vita.
- un fischio sottile tipo pentola a pressione;
- un ronzio più grave tipo ronzio elettrico;
- un suono variabile e diffuso su tutte le frequenze dell’udibile, come cinguettio, cicale, grilli, cigolio o friggitrice;
- un suono pulsante come il cuore;
- un suono intermittente come uno scatto meccanico.
Tra i sintomi associati all’acufene si possono riscontrare anche vertigini e capogiri, in particolare quando l’acufene è legato a disturbi dell’equilibrio, mal di testa e cefalea tensiva, ipoacusia, sensazione di orecchio tappato o pressione auricolare, iperacusia, una maggiore sensibilità ai rumori ambientali.
Questo disturbo, inoltre, può avere un impatto diretto su ascolto e concentrazione e può portare a stress, ansia, irritabilità o problemi di sonno.
Quando l’acufene dopo lo yoga è pericoloso
Se il ronzio, il sibilo o qualsiasi manifestazione tipica dell’acufene persiste per oltre 2-3 giorni, è allora il caso di rivolgersi al proprio medico o direttamente all’otorinolaringoiatra.
L’acufene merita una valutazione medica urgente quando è accompagnato da sintomi neurologici (debolezza muscolare, difficoltà a parlare, alterazioni della vista), forti vertigini, perdita improvvisa dell’udito o quando è monolaterale con ipoacusia asimmetrica.
L’acufene pulsante è la sensazione di sentire un battito ritmico, un sibilo o una pulsazione nell’orecchio. È una forma di acufene che tende a essere sincronizzata con il battito cardiaco.
L’acufene pulsante dovrebbe essere seguito da un medico per escludere qualsiasi condizione medica sottostante.
È particolarmente importante interrompere la pratica e chiedere una valutazione se il sintomo è associato a svenimento, debolezza, alterazioni della vista, difficoltà a parlare, dolore intenso, perdita uditiva improvvisa o vertigine marcata.
Cause dell’acufene
Le cause degli acufeni soggettivi possono essere diverse, e quasi sempre sono riconducibili a condizioni a carico delle vie acustiche.
- perdita dell’udito, spesso associata all’età (presbiacusia) o all’esposizione a rumori forti;
- esposizione a rumori forti, perché lavoro o hobby in ambienti rumorosi possono danneggiare l’orecchio interno;
- otosclerosi;
- malattia di Ménière;
- farmaci ototossici;
- malattia di Lyme;
- tappo di cerume;
- stress e affaticamento;
- problemi alla mandibola e al collo;
- otiti medie;
- traumi cranici;
- patologie cardiovascolari o neurologiche.
La caratteristica dell’acufene è quella di non riconoscere una sola causa. Quindi nella maggior parte dei casi l’acufene è il risultato di più concause che, agendo simultaneamente, provocano una sorta di scompenso degli equilibri fisiologici a carico dell’orecchio: ecco il motivo per cui si parla di multifattorialità.
L’insorgenza degli acufeni in molti casi è legata a traumi acustici, barotraumi, una forte associazione con degli stress emotivi e l’ansia, farmaci ototossici, infezioni auricolari, problemi metabolici, problemi vascolari, problemi ormonali, problemi posturali, problemi occlusali e problemi cervicali.
Orecchio interno e condizioni dell’organismo
La coclea, che analizza le onde sonore, è uno strumento molto complesso ma anche molto sensibile alle variazioni ossidative, metaboliche e ormonali dell’organismo.
Potremmo definire l’orecchio interno come un sensore dell’alterazione dell’equilibrio del nostro organismo e quindi proprio per questo motivo si presentano sintomatologie uditive in presenza di alcune patologie come ad esempio l’ipertensione, il diabete o le ipercolesterolemie.
Mandibola, collo e articolazione temporo-mandibolare
La posizione anatomica dell’organo dell’udito è a stretto contatto con il condilo mandibolare, dunque con l’articolazione temporomandibolare o ATM; tale struttura a sua volta è collegata alla tuba di Eustachio per cui in caso di una sua disfunzione, sublussazione o malocclusione, i suoi anomali movimenti possono dare origine alla percezione degli acufeni.
Una disfunzione dell’ATM può diventare più evidente durante alcune posizioni, soprattutto quando si tende a serrare i denti, spingere la mandibola o mantenere il collo in tensione.
Se l’acufene cambia dopo i pasti, durante l’apertura della bocca o muovendo la mandibola, è opportuno riferire questo elemento all’otorinolaringoiatra o all’audiologo.
Come capire se l’acufene è legato allo stress
L’organismo risente di ansia e stress, e il sistema nervoso può essere negativamente influenzato, diventando più eccitabile e suscettibile di condizioni proprio come l’acufene.
C’è poi correlazione tra l’acufene da stress e una aumentata produzione di glutammato, proprio sotto stato di stress o di ansia. Il glutammato è infatti un neurotrasmettitore, il cui eccesso di produzione può determinare un altrettanto alto numero di segnali che eccitano i neuroni, che possono determinare conseguenze negative nelle aree cerebrali, inclusa l’area in cui è ricompreso il nervo acustico.
Con l’aumentare dei livelli di stress, aumenta anche la probabilità di ripercussioni sul sistema uditivo. Quando lo stress e l’ansia si accumulano e diventano più intensi, si possono notare alcuni segni di acufene, come un ronzio costante nelle orecchie o un fischio, anche quando non c’è una fonte esterna che emetta il suono.
Lo stress aumenta l’acufene: quando siamo sotto stress, il nostro corpo entra in modalità “combatti o fuggi”. Questo comporta un aumento della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna e della tensione muscolare su tutti gli organi del corpo umano, compreso l’orecchio.
L’acufene aumenta lo stress: l’acufene stesso può essere una fonte di grande stress e ansia. La frustrazione di non trovare sollievo da questo fastidioso suono, la paura di perdere l’udito e le difficoltà a concentrarsi e dormire possono peggiorare la situazione, creando un circolo vizioso.
Più il cervello si concentra sull’ascolto dell’acufene, maggiore diventa la percezione del disturbo. In pratica il cervello cade in un circolo vizioso dove più si ascolta l’acufene, più lo si percepisce e più lo si ritorna ad ascoltare e così via.
L’acufene lieve può peggiorare durante i periodi di forte stress o ansia, in quanto questi possono portare a problemi come difficoltà di concentrazione o rilassamento.
Lo yoga può aiutare l’acufene?
La combinazione dello yoga di meditazione, di posture e di tecniche di respirazione offre equilibrio e sollievo dallo stress, due vantaggi chiave che possono aiutare ad alleviare i disturbi dell’orecchio.
Secondo alcuni studi, la combinazione di esercizi di meditazione, respirazione controllata e posizioni particolari può aiutare a ridurre i fastidi del tinnitus.
Gli esercizi di rilassamento muscolare e meditazione, ad esempio, possono aiutare a distendere i muscoli tesi e ad abbassare la pressione sanguigna. Con una migliore ossigenazione e un miglior nutrimento delle cellule, è possibile diminuire l’intensità dell’acufene.
La meditazione in generale aiuta a diminuire l’ansia, una dei fattori co-responsabili dello stress e quindi dell’acufene da stress.
Sessioni di yoga nidra, una forma di rilassamento profondo guidato che agisce sullo stress a lungo termine, possono essere particolarmente efficaci nel calmare la mente e ridurre la percezione dell’acufene.
Nel caso specifico dell’acufene cervicale, invece, si può agire con posizioni di yoga che agiscono sulla colonna vertebrale e sulla zona cervicale, come l’allungamento inteso, la pinza in piedi e il triangolo esteso.
In conclusione, lo yoga e la meditazione offrono strumenti preziosi per gestire l’acufene. Riducendo lo stress, migliorando la circolazione, bilanciando il sistema nervoso e promuovendo un atteggiamento di accettazione e consapevolezza, queste pratiche possono alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita di chi soffre di questa condizione.
Lo yoga può quindi essere considerato un supporto per gestire il disagio, soprattutto quando il sintomo è influenzato da stress, ansia o tensione muscolare, ma non consente di stabilire da solo la causa dell’acufene.
Posizioni yoga potenzialmente utili
Prima di iniziare qualsiasi tipo di attività fisica, devi sempre consultare il tuo medico di base.
Respirazione a narici alternate
Un esercizio di bilanciamento da provare è la respirazione a narici alternate.
- Siediti comodamente e respira normalmente.
- Chiudi delicatamente la narice destra con il pollice e inspira attraverso la sinistra.
- Chiudi la narice sinistra con l’anulare e rilascia il pollice mentre espiri attraverso la destra.
- Inspira dalla narice destra, chiudi con il pollice ed espira dalla sinistra.
- Ripeti l’intera sequenza quattro volte.
La respirazione deve rimanere tranquilla e senza forzature, evitando apnee o pressioni eccessive.
Posa di montagna
La posa della montagna è un’altra figura dello yoga che contribuisce a migliorare i disturbi dell’orecchio e sviluppa il senso di equilibrio.
Si rimane fermi sul pavimento con i piedi divaricati alla larghezza dei fianchi e le braccia rilassate lungo i fianchi. Si tira delicatamente l’ombelico verso la colonna vertebrale e si solleva verso l’alto, mantenendo le spalle rilassate.
Mettersi a riposo in questa posizione per alcuni respiri.
Gambe al muro
La figura Legs Up the Wall (gambe sollevate sulla parete) è utile ad alleviare lo stress del corpo e della mente e i disturbi dell’orecchio.
- Siediti davanti ad un muro ampio e vuoto.
- Alza le gambe verso il muro.
- A questo punto i tuoi glutei dovrebbero essere appoggiati contro il muro, o solo leggermente distanziati e la tua schiena e testa sono appoggiati a terra, andando a formare approssimativamente un angolo di 90 gradi con il corpo.
- Facendo pressione sui talloni verso il muro, solleva leggermente i fianchi.
- Mantieni il collo in una posizione neutrale e tieni la nuca ben appoggiata a terra.
- Rilassa i muscoli del viso e della gola.
- Lascia le mani riposare sull’addome o ai lati del corpo con i palmi rivolti verso l’alto.
- Chiudi gli occhi e respira con calma e consapevolezza attraverso il naso.
- Mantieni la posizione per circa 15 minuti.
Per uscire dalla posizione, premi le piante dei piedi contro il muro e solleva leggermente i fianchi. Con calma rotola verso un lato.
Stai in questa posizione laterale per alcuni respiri completi prima di ritornare in posizione seduta con una espirazione.
Posizione del triangolo
Mettiti in piedi con le gambe divaricate. La distanza tra i piedi dovrà essere di circa due volte e mezzo la larghezza delle spalle.
Mantieni le piante dei piedi parallele e appoggiate a terra in modo stabile. Tenendo il piede sinistro in avanti con un angolo di 45 gradi, ruota il piede destro di 90 gradi.
Con i palmi rivolti verso il basso, alza le braccia finché non sono parallele al pavimento. Appoggia la mano destra sul polpaccio, sulla caviglia o sul tappetino, a seconda della tua flessibilità.
In ogni caso non appoggiarla mai sul ginocchio, perché il peso eccessivo potrebbe dare fastidio all’articolazione.
Tieni il braccio destro allungato verso l’alto, possibilmente perpendicolare al pavimento, con il palmo della mano diretto verso sinistra. Mantieni la testa allineata con la colonna vertebrale o, se possibile, guarda la mano sinistra.
Questa è la posizione finale. Respira con calma e mantienila per qualche minuto, poi lentamente ritorna alla posizione di partenza.
Dopo esserti riposato qualche secondo, esegui la stessa posizione dal lato sinistro, sollevando il braccio destro. Se possibile, mantieni la posizione per lo stesso tempo da entrambi i lati.
Cane rivolto verso il basso
Mettiti a quattro zampe sul tappetino, appoggiando le ginocchia direttamente sotto le anche e le mani leggermente più avanti delle spalle.
Appoggia le punte dei piedi al suolo. Espira e solleva le ginocchia da terra portando il sedere verso l’alto, come se un filo invisibile ti tirasse verso il soffitto.
Inizialmente puoi tenere le ginocchia leggermente piegate e i talloni sollevati da terra. Espira e porta all’indietro la parte superiore delle cosce e allunga i talloni verso terra, fino a farli toccare il tappetino se riesci.
Raddrizza le ginocchia, ma fai attenzione a non iperestendere l’articolazione. Raddrizza bene le braccia e premi a terra con i palmi delle mani.
Apri le spalle e allontanale dalle orecchie, avvicina tra di loro le scapole e tieni la schiena ben dritta. Allinea la testa con la colonna vertebrale.
Questa è la posizione finale. Respira normalmente e mantieni la posizione fino a che riesci a mantenere un equilibrio tra lo sforzo e il rilassamento.
Per uscire dalla posizione espira e piega le ginocchia e appoggiale nuovamente a terra.
Posizioni da evitare o modificare
Esistono tuttavia diverse posizioni e figure dello yoga che potrebbero peggiorare i sintomi.
Sono quindi da evitare le inversioni, le pose che richiedono di mettersi a testa in giù, come la posizione sulla testa, la verticale o la ruota, che possono disturbare l’orecchio interno e causare vertigini e nausea.
Queste pose non sono consigliate se si soffre di qualsiasi tipo di disturbo all’orecchio. Consultare il medico prima di praticare qualsiasi posa specifica per problemi alle orecchie.
- interrompere la posizione se compare o aumenta il ronzio;
- evitare di forzare il collo in flessione, estensione o rotazione;
- non trattenere il respiro durante lo sforzo;
- non praticare inversioni in presenza di vertigini, nausea o disturbi dell’equilibrio;
- mantenere la testa allineata con la colonna vertebrale;
- riprendere gradualmente e preferire esercizi lenti e controllati.
Rimedi immediati se l’acufene compare dopo la pratica
Se il sintomo è lieve e non è associato a segnali d’allarme, è possibile interrompere la sessione, sedersi o sdraiarsi in una posizione comoda e respirare normalmente.
Aumentare i suoni di sottofondo in ambienti troppo silenziosi può aiutare. Ascoltare rumori bianchi, musica a basso volume, in sottofondo, o i suoni della natura può aiutare a ridurre la percezione degli acufeni.
Ci sono numerose app concepite proprio per dare sollievo agli acufeni attraverso l’emissione di suoni piacevoli o neutri che possono coprire o mascherare il rumore di fondo degli acufeni.
Questi possono essere particolarmente utili durante la notte per facilitare l’addormentamento.
Tecniche come la meditazione, lo yoga o la respirazione profonda possono aiutare a ridurre questo stato di ansia e diminuire la percezione dei ronzii.
È consigliabile osservare se il sintomo diminuisce dopo il riposo, se cambia con i movimenti del collo o della mandibola e se compare ogni volta dopo una determinata posizione.
Diagnosi dell’acufene
È indicata prima di tutto una visita specialistica otorinolaringoiatrica o audiologica: sarà competenza dell’audiologo indagare durante la visita il tipo dell’acufene, la presenza di modulazione dell’acufene in risposta a specifiche manovre, compiendo quella che viene definita valutazione somatica dell’acufene.
L’obiettivo delle indagini diagnostiche da eseguirsi sul paziente che lamenta acufeni è quello di individuare la causa determinante; tuttavia, lo scopo si raggiunge solo in una minoranza di casi.
Va però detto che anche nel caso in cui la causa non dovesse essere scoperta, questo non comporta automaticamente un peggioramento della prognosi del paziente.
Esami più frequenti
- Acufenometria: misura la frequenza e l’intensità dell’acufene, individuando il cosiddetto “pitch”, la frequenza più simile al suono percepito, e l’intensità di mascheramento.
- Audiometria tonale: valuta la capacità uditiva del paziente, anche nelle alte frequenze.
- Timpanometria: analizza la funzionalità dell’orecchio medio.
- Studio del riflesso stapediale e otoemissioni acustiche.
- Tinnitus Handicap Inventory (THI): un questionario standardizzato per valutare la severità dell’acufene e il suo impatto sulla qualità della vita.
- Risonanza magnetica (RM): può essere prescritta per escludere patologie sottostanti come il neurinoma acustico.
Trattamenti e gestione dell’acufene
La terapia è mirata, quando essa viene riconosciuta, alla causa dei diversi tipi di acufene. In ogni caso, ha come scopo quello di evitare un peggioramento della funzione uditiva.
Nel caso di acufeni secondari all’effetto di farmaci, la sospensione del farmaco incriminato rappresenta spesso la cura della patologia.
I soggetti che hanno manifestato tali problemi dovrebbero sempre richiedere al medico curante che si occupa della modifica della loro abituale terapia, spiegazioni riguardo la possibile ototossicità dei nuovi farmaci da assumere.
Nel caso di acufeni idiopatici, di cui non si è individuata la causa sebbene siano state eseguite tutte le indagini necessarie, la gestione può essere estremamente complicata vista l’assenza di farmaci che si siano dimostrati realmente efficaci in trial clinici.
Rumore bianco e arricchimento sonoro
E proprio in caso di acufene idiopatico, possono essere adottati strumenti che producono il cosiddetto rumore bianco, un tipo di frequenza grazie alla quale il cervello viene schermato dagli acufeni.
Esistono sul mercato dispositivi di arricchimento sonoro, che consentono di ridurre la percezione dell’acufene attraverso l’emissione di melodie e suoni scelti dall’utente.
La palla sonora, la squadra sonora e il cuscino sonoro favoriscono il rilassamento attraverso l’ascolto di suoni, generalmente legati al mondo della natura, che, stimolando l’udito, riducono il volume del tinnito regalando un piacevole relax.
TRT, apparecchi acustici e terapia cognitivo-comportamentale
Tra le opzioni terapeutiche disponibili si annoverano anche la TRT (Tinnitus Retraining Therapy), una delle terapie più accreditate dalla comunità scientifica internazionale, basata sulla stimolazione sonora tramite apparecchi acustici che erogano un rumore di fondo, con l’obiettivo di abituare il cervello a ignorare l’acufene.
Una terapia molto efficace per ridurre la percezione dell’acufene e ricondurlo a un suono privo di importanza è TRT (Tinnitus Retraining Therapy).
Questa ha l’obiettivo di riabituare il cervello per desensibilizzarlo al suono dell’acufene. Prevede una diagnosi approfondita e quindi l’uso di piccolissimi generatori di suono indossabili che erogano rumore bianco accompagnato da un percorso di psicoterapia per imparare a gestire lo stress.
In caso di ipoacusia associata, l’amplificazione sonora può mascherare l’acufene e ridurne la percezione.
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) aiuta il paziente a modificare la risposta emotiva all’acufene, riducendone l’impatto sulla qualità di vita.
I trattamenti più efficaci contro l’acufene, come la TRT (Thinnitus Retraining Therapy), intervengono stessa sulla percezione dell’acufene, allenando la mente a non registrare come significativo il ronzio dell’acufene e quindi ad ignorarlo.
Farmaci per l’acufene
I farmaci più frequentemente utilizzati in caso di acufene sono gli antiaritmici, come la lidocaina, mexiletina, flecainide e gli antidepressivi a basso dosaggio con lo scopo di aumentare la soglia di eccitabilità del sistema nervoso implicato nella conduzione e percezione dei suoni.
Ginkgo biloba e agopuntura hanno invece mostrato risultati discordanti, ma possono tuttavia impedire un deterioramento della funzione uditiva e pertanto non dovrebbero far perdere la fiducia che il paziente ripone nel medico.
Le terapie farmacologiche devono essere seguite solo ed esclusivamente dietro consiglio medico. Non è opportuno sospendere, sostituire o modificare autonomamente un farmaco che potrebbe essere collegato alla comparsa dell’acufene.
Alimentazione e abitudini quotidiane
Nell’orecchio esistono anche delicati equilibri elettrolitici, cioè i liquidi che sono all’interno dell’orecchio devono mantenere una pressione costante e per questo è meglio evitare i cibi in grado di aumentare la pressione dei liquidi labirintici.
Cosa evitare o limitare
- cibi ricchi di sale come patatine, salatini, salse e il dado;
- formaggi stagionati;
- carni insaccate e lavorate;
- caffè;
- cioccolato;
- alcune verdure come pomodori, zucchine, melanzane e peperoni;
- alcolici.
È comunque preferibile valutare la risposta individuale agli alimenti e discutere eventuali restrizioni con un medico o un professionista della nutrizione, soprattutto quando sono presenti altre patologie.
Una dieta equilibrata e ricca di nutrienti essenziali come le vitamine C ed E, il magnesio e lo zinco può aiutare a ridurre l’infiammazione e a migliorare la salute dell’udito.
Prediligere una dieta ad elevato contenuto di magnesio, sostanza in grado di inibire il glutammato, può rivelarsi molto efficace nel trattare l’acufene.
Prevenzione dell’acufene
Sebbene non sia sempre possibile prevenire l’insorgenza dell’acufene, adottare alcune buone abitudini può ridurre significativamente il rischio o impedire un peggioramento del disturbo.
Protezione dal rumore
L’esposizione prolungata a rumori intensi è uno dei principali fattori di rischio per l’acufene.
- utilizzare tappi auricolari o cuffie protettive in ambienti rumorosi, sia in ambito lavorativo (cantieri, fabbriche, concerti) sia durante attività ricreative;
- limitare il volume di cuffie e auricolari: mantenere il volume al di sotto del 60% della capacità massima ed evitare un uso prolungato;
- rispettare le pause: dopo l’esposizione a rumori intensi, concedere all’orecchio periodi di recupero in ambienti silenziosi.
Stile di vita e gestione dello stress
Uno stile di vita equilibrato contribuisce alla salute dell’udito.
- ridurre il consumo di caffeina e alcol: entrambe le sostanze possono influire sulla circolazione sanguigna dell’orecchio interno e peggiorare la percezione dell’acufene;
- smettere di fumare: il fumo danneggia la microcircolazione, inclusa quella dell’orecchio interno;
- gestire lo stress: tecniche di rilassamento, meditazione, yoga e attività fisica regolare possono ridurre l’impatto dello stress, che è un noto fattore aggravante dell’acufene;
- mantenere un buon ritmo sonno-veglia: la privazione del sonno può peggiorare la percezione degli acufeni;
- controllare le patologie croniche: ipertensione, diabete e ipercolesterolemia sono condizioni che possono favorire l’insorgenza degli acufeni;
- effettuare controlli audiologici periodici, soprattutto per chi è esposto a fattori di rischio professionali o ha familiarità per problemi uditivi.
Un altro fattore che può contribuire all’insorgere dell’acufene è la scarsa qualità del sonno. Non dormire a sufficienza può portare a un aumento dei livelli di cortisolo, quindi stress, che a sua volta può esasperare i sintomi dell’acufene.
Anche l’esercizio fisico regolare può essere utile, in quanto può migliorare il flusso sanguigno e abbassare i livelli di stress.
Acufene: tabella riassuntiva
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Sintomi principali | Ronzii, fischi, sibili, cigolii, suoni pulsanti. Possibili sintomi associati: vertigini, mal di testa, ipoacusia, iperacusia, sensazione di orecchio tappato. |
| Possibili cause dopo lo yoga | Stress, rilassamento in ambiente silenzioso, tensione cervicale, movimenti del collo o della mandibola, problemi dell’orecchio interno, variazioni pressorie. |
| Cause più comuni | Perdita dell’udito (presbiacusia), esposizione a rumori forti, otosclerosi, malattia di Ménière, farmaci ototossici, tappo di cerume, stress, problemi ATM e cervicali, patologie cardiovascolari. |
| Esami diagnostici | Acufenometria, audiometria tonale, timpanometria, otoemissioni acustiche, riflesso stapediale, THI (Tinnitus Handicap Inventory), risonanza magnetica (se necessaria). |
| Gestione | Terapia della causa sottostante, TRT (Tinnitus Retraining Therapy), rumore bianco, protesi acustiche, terapia cognitivo-comportamentale, farmaci (antiaritmici, antidepressivi a basso dosaggio), sospensione farmaci ototossici. |
| Prevenzione | Protezione dall’esposizione al rumore, riduzione di caffeina e alcol, cessazione del fumo, gestione dello stress, controllo di patologie croniche, controlli audiologici periodici. |
Domande frequenti
L’acufene dopo lo yoga può passare da solo?
Sì, in molti casi l’acufene si risolve spontaneamente nel giro di poche ore o pochi giorni, soprattutto quando è causato da un’esposizione temporanea a rumori intensi o da un’infezione in fase di guarigione.
Nella maggior parte dei casi, l’acufene da stress scompare da solo una volta superato un periodo particolarmente stressante, ma in alcuni casi può diventare cronico.
Tuttavia, se persiste oltre 2-3 giorni, è consigliato rivolgersi a un medico per una valutazione approfondita.
L’acufene è una malattia o un sintomo?
L’acufene è un sintomo, non una singola malattia. Può essere associato a condizioni dell’orecchio, dell’udito, del sistema nervoso, della mandibola, del collo, della circolazione, a farmaci o a stress e ansia.
Si può guarire dall’acufene?
La terapia è mirata, quando essa viene riconosciuta, alla causa dei diversi tipi di acufene.
Non esiste una cura universale per l’acufene. Tuttavia, con il giusto approccio e il supporto di un gruppo di professionisti qualificati, è possibile spezzare il circolo vizioso con lo stress e migliorare la qualità della vita.
Con il giusto supporto e le giuste terapie, è possibile imparare a convivere con l’acufene e ridurre il suo impatto negativo sulla vita quotidiana.
L’acufene può causare perdita dell’udito?
L’acufene non causa necessariamente una perdita dell’udito, ma può comparire insieme a una riduzione della capacità uditiva. La perdita dell’udito è spesso associata all’età o all’esposizione a rumori forti.
In presenza di perdita improvvisa dell’udito, l’acufene richiede una valutazione medica urgente.
Cos’è l’acufene pulsante?
L’acufene pulsante è la sensazione di sentire un battito ritmico, un sibilo o una pulsazione nell’orecchio. È una forma di acufene che tende a essere sincronizzata con il battito cardiaco.
Come altre forme di acufene, lo stress e l’ansia possono indirettamente contribuire alla sua comparsa o peggiorarla.
È più facile che lo stress e l’ansia diventino un fattore di acufene pulsante, poiché questo specifico tipo di acufene si rivela soprattutto quando cerchiamo di dormire, uno dei momenti della giornata in cui lo stress e l’ansia possono essere più forti.
L’acufene pulsante dovrebbe essere seguito da un medico per escludere qualsiasi condizione medica sottostante.
Lo stress può causare l’acufene?
Sapevi che le situazioni di forte stress e ansia possono essere causa di acufene? Sfortunatamente, l’ansia e lo stress hanno un impatto significativo su tutto il corpo, in particolare sul nostro sistema nervoso, o cervello.
È noto che l’acufene possa essere potenzialmente indotto da ansia e stress, ma questi fattori possono anche peggiorare un acufene già esistente.
Nella maggior parte dei casi, l’acufene causato da stress e ansia tende a scomparire una volta usciti da un momento stressante. Tuttavia, in alcuni casi, esiste la possibilità che l’acufene indotto dallo stress diventi cronico.
L’acufene è legato all’ansia o alla depressione?
Gli acufeni possono comparire anche essere associati a depressione, ansia e insonnia oltre a patologie mediche.
Alcune volte l’acufene può determinare ripercussioni sulla qualità di vita che si manifestano con disturbi del sonno, ansia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, stress, fino a disturbi depressivi o d’ansia.
Lo stress e l’ansia possono aggravare gli acufeni e, viceversa, gli acufeni possono portare ad uno stato di ansia costante, che si tramuta talvolta in lieve depressione.
Quali specialisti consultare?
È indicata prima di tutto una visita specialistica otorinolaringoiatrica o audiologica.
Il ruolo del medico è fondamentale per ottenere una diagnosi accurata dell’acufene, per identificarne le cause e per sviluppare un piano di trattamento personalizzato che combini le diverse strategie di gestione dello stress e dell’acufene.
Quando il sintomo cambia con i movimenti del collo o della mandibola, possono essere considerate anche le competenze relative alla cervicale, all’articolazione temporo-mandibolare e alla postura, sempre dopo aver escluso cause otologiche e neurologiche rilevanti.
