Liturgia e spiritualità di Pacomio e Grasso Magrassi

La liturgia e la spiritualità di Pacomio e di Mariano Magrassi si incontrano nella centralità della Parola di Dio, nella conversione concreta della vita, nella preghiera perseverante e nella comunione ecclesiale. In Pacomio questo orientamento appare nella disciplina ascetica del monaco, nella pazienza, nell’obbedienza, nell’umiltà e nella vigilanza; in Magrassi si esprime nella vita benedettina, nella predicazione, nella celebrazione liturgica, nella lectio divina e nel servizio pastorale.

Il volume Liturgia e spiritualità, associato ai nomi di Luciano Pacomio, Giacomo Grasso, Mariano Magrassi e Secondo Mazzarello, si colloca nell’orizzonte di una spiritualità liturgica intesa non come semplice riflessione sulle forme rituali, ma come esperienza del mistero di Cristo nel tempo, nella Chiesa e nella vita quotidiana.

La liturgia come forma della vita cristiana

La Chiesa esprime il suo pensiero sull'esegesi nel suo insegnamento e nella sua preghiera. L'insegnamento ce lo comunica soprattutto attraverso gli scritti dei Padri; e la sua preghiera si esprime nella Liturgia. La Bibbia è un libro vivente e vivificante solo nel contesto della Chiesa.

La tipologia biblica, la lettura patristica e la celebrazione liturgica appartengono quindi a un unico movimento della fede. I Padri e la Liturgia in mirabile accordo indicano in modo inequivocabile che la tipologia è il fondamento su cui poggia la lettura cristiana della Bibbia; e ne fissano ad un tempo i limiti in modo autentico.

L'esegesi biblica deve trasformarsi a contatto dei progressi tecnici. Non c'è dubbio che l'esegesi attuale può disporre di mezzi più efficienti di quelli di cui disponevano i Padri. Ma questa attrezzatura moderna non può modificare la concezione tradizionale della Bibbia, che appartiene al patrimonio indefettibile della fede: deve anzi approfondirla e prolungarla.

La tipologia biblica e la preghiera della Chiesa

La tipologia non appare coi Padri della Chiesa, e neppure col Nuovo Testamento. Essa è scritta nella struttura stessa dell'economia, perché ne coglie ed esprime una legge fondamentale: e cioè quel suo carattere organico che la orienta progressivamente verso un termine ultimo, e che fa di ogni tappa anteriore una preparazione e una prefigurazione degli eventi definitivi.

Nelle Scritture, soprattutto durante l'esilio, il popolo d'Israele volgendosi al passato leggeva e meditava la sua storia: storia diretta da Dio, intessuta dai suoi continui interventi, aperta sull'avvenire; non una serie di eventi passati, attestati da documenti inerti, ma un grande Mistero sempre presente, nel quale Israele è attualmente implicato, e che è attestato dalla Parola vivente: Hodie.

La Liturgia cristiana lo ha ereditato dalla sinagoga. L'Alliance c'est aujourd'hui.

La lettura liturgica della Scrittura non consiste dunque in una semplice commemorazione del passato. La Parola proclamata nella celebrazione rende presente l’azione di Dio e inserisce la comunità nel dinamismo della storia della salvezza.

Il discernimento dell’interpretazione spirituale

La «Divino afflante Spiritu» lo dice nel modo più chiaro. Certo non va escluso dalla Scrittura ogni senso spirituale, perché quello che nel Vecchio Testamento fu detto e fatto, venne da Dio con somma sapienza ordinato e disposto in tal modo, che le cose passate prefigurassero le future da avverarsi nel Nuovo Patto di grazia.

Perciò l'esegeta, come è tenuto a ricercare ed esporre il significato letterale delle parole inteso ed espresso dal sacro autore, così la stessa cura deve avere nella ricerca del significato spirituale, purché realmente risulti che Dio ve lo ha posto. Solo Dio difatti poté sia conoscere sia rivelare a noi quel significato spirituale.

Ora un tal senso ce lo mostra e ce lo insegna il Divin Salvatore medesimo nei santi Vangeli, lo professano nel parlare e nello scrivere gli Apostoli seguendo l'esempio del Maestro, lo addita la costante Tradizione della Chiesa, lo dichiara infine l'antichissimo uso della Liturgia, nei casi in cui può rettamente applicarsi il noto principio: la legge del pregare è legge del credere.

Dunque insieme al Nuovo Testamento, Tradizione e Liturgia costituiscono la sola norma autentica per l'affermazione del senso tipologico. I Padri e la Liturgia vengono appunto addotti come testimoni autentici della Tradizione: sono concretamente per noi le fonti da cui dobbiamo attingere il senso tipologico.

I Padri tra simbolismo e fedeltà ai grandi temi biblici

Sulla base degli studi patristici si possono distinguere nei Padri due usi della tipologia. Il primo è elaborato sulla base dei «principi» tradizionali che mettono in luce alcuni grandi temi essenziali che sottolineano - in una visione che ha del grandioso - la struttura organica della Rivelazione biblica.

In ciò i Padri sono testimoni privilegiati della Tradizione e rielaborano un simbolismo che si riallaccia all'età apostolica. Ma c'è nei Padri un altro uso, dipendente dalle risorse intellettuali del tempo, e largamente influenzato dall'allegorismo filoniano.

Quando indulgono ad esso, si ha l'impressione che si smarriscono nel dedalo di tanti «misteri» o siano come schiacciati dal loro peso. Non si tratta più di temi centrali, ma di variazioni di dettaglio che si moltiplicano intorno a questi temi: sembrano spesso frutto di un gioco ingegnoso della fantasia più che di una aderenza ai fatti.

Non è nei dettagli, ma nei grandi temi che costituiscono la trama della storia sacra, che la tipologia trova la sua feconda applicazione. Gli studi di J. Daniélou sono utilissimi per discernere i filoni veramente tradizionali, non legati all'estro personale di un singolo Padre o a correnti di scuola, ma che fanno parte della tradizione comune della Chiesa.

È precisamente questa unanimità che permette di riconoscere con certezza la vera Tradizione, e di distinguerla dalle altre correnti che si sono mescolate ad essa. Si costata inoltre che l'unanimità si raccoglie unicamente intorno ai grandi temi, legati ai gangli vitali dell'economia.

È questo, ed unicamente questo, che la Liturgia ha assimilato e consacrato con la scelta delle sue letture nei momenti più solenni delle sue celebrazioni.

Pacomio: la spiritualità monastica come liturgia della vita

Le catechesi attribuite a Pacomio mostrano una spiritualità nella quale il culto cristiano si prolunga in ogni gesto dell’esistenza. Il monaco è chiamato a rendere della propria vita un’offerta attraverso l’obbedienza a Dio, la lotta spirituale, la preghiera, il digiuno, la pazienza, la castità, il lavoro e la fraternità.

Ascolta, figlio mio, e sii saggio (Pr 23,19), accetta la vera dottrina (Cfr. Sir 6,23), perché ci sono due vie. Sii obbediente a Dio come Abramo, che abbandonò il suo paese, andò in esilio e con Isacco visse in una tenda nella terra promessa come in un paese straniero (Cfr. Eb 11,8-9).

Obbedì, si umiliò e gli fu data un'eredità; fu persino messo alla prova riguardo ad Isacco. Fu coraggioso nella prova e offrì Isacco in sacrificio a Dio (Cfr. Gen 22); e per questo, Dio lo ha chiamato Suo amico (Cfr. Gc 2,23).

Prendi come esempio anche il candore di Isacco. Quando ascoltò suo padre, si sottomise a lui, anche per essere sacrificato, come un agnello mansueto. Prendi come esempio anche l'umiltà di Giacobbe, la sua sottomissione e la sua fermezza, attraverso le quali divenne una luce che vede il Padre dell'universo e fu chiamato Israele (Cfr. Gen 35, 9-10).

Prendi ad esempio anche la saggezza di Giuseppe e la sua sottomissione. Combatti nella castità e nel servizio fino a diventare un re (Cfr. Gen 41,41). Figlio mio, imita la vita dei santi e pratica le loro virtù.

La pazienza, la preghiera e la vigilanza

È la pazienza che ti rivela ogni grazia, ed è attraverso la pazienza che i santi hanno ricevuto tutto ciò che era stato loro promesso (Cfr. Eb 6,15). La pazienza è l'orgoglio dei santi.

Sii pazienti, per essere ammesso alla legione dei santi, fiducioso che ti verrà data una corona che non si deteriorerà mai (Cfr. 1 Pt 5,4). Un pensiero? Sopportalo con pazienza, aspettando che Dio ti doni la calma. Il digiuno? Sopportalo con perseveranza.

La preghiera? Senza sosta (Cfr. Lc 18,1), nella tua stanza tra te e Dio (Cfr. Mt 6,6). Un solo cuore con tuo fratello. Verginità in tutte le tue membra; verginità nei tuoi pensieri, purezza del corpo e purezza del cuore.

Testa china ed un cuore umile; moderazione nell'ora della collera. Quando un pensiero ti opprime, non scoraggiarti, ma sopportalo con coraggio, dicendo; "Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore li ho distrutti" (Sal 118 (117), 11).

L'aiuto divino arriverà immediatamente al tuo fianco e lo allontanerà da te, il coraggio ti circonderà e la gloria di Dio camminerà con te; e sarai saziato come desidera la tua anima (Is 58,11 LXX).

Poiché le vie di Dio sono umiltà di cuore e dolcezza. Si dice infatti: "Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito" (Is 66,2).

Monaco egiziano in preghiera nel deserto

La lotta spirituale

Figlio mio, ti chiedo di essere sobrio e di vegliare (1 Pt 5,8), conoscendo quelli che stanno in agguato contro di te. Lo spirito di codardia e lo spirito di diffidenza camminano mano nella mano; lo spirito della menzogna e lo spirito dell'inganno camminano mano nella mano.

Gli spiriti dell'avidità e della cupidigia, dello spergiuro e della disonestà e quello della gelosia camminano mano nella mano; lo spirito di vanità e lo spirito di gola vanno di pari passo; lo spirito di fornicazione e lo spirito di impurità camminano mano nella mano.

Lo spirito di inimicizia e lo spirito di tristezza camminano mano nella mano. Guai all'anima sciagurata in cui fanno la loro casa e di cui si fanno padroni.

Figlio mio, obbediscimi. Non essere negligente, "Non concedere sonno ai tuoi occhi né riposo alle tue palpebre, così potrai liberartene come la gazzella dal laccio" (Pr 6,4-5).

Perché, figlio mio, tutti gli spiriti mi hanno attaccato spesso fin dalla mia giovinezza. Quando ero nel deserto mi hanno afflitto al punto che stavo per perdere il cuore e pensavo di non poter resistere alle minacce del drago.

Quando fuggii presso Dio con lacrime, umiltà, digiuni e veglie, allora il nemico e tutto il suo spirito si indebolirono davanti a me, il coraggio di Dio venne dentro di me e subito sperimentai l'aiuto di Dio.

Perché nella sua misericordia Egli fa conoscere la sua potenza e bontà ai figli degli uomini.

Umiltà e rifiuto del giudizio

Figlio mio, non condannare mai nessuno. Se vedi qualcuno che viene onorato, non dire: "Ha già ricevuto la sua ricompensa" (Mt 6,5). Guardati da un simile pensiero, perché è molto brutto, e Dio detesta l'uomo che elogia solo se stesso, disprezzando suo fratello.

"Se infatti uno pensa di essere qualcosa, mentre non è nulla, inganna se stesso" (Gal 6,3). Quanto all'uomo che ha acquisito umiltà, egli ha giudicato se stesso, dicendo che i suoi peccati sono più grandi di quelli di ogni uomo.

Non giudica nessuno e non condanna nessuno. "Chi sei tu, che giudichi un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, il Signore ha il potere di tenerlo in piedi" (Rm 14,4).

Veglia su di te, figlio mio, non condannare nessuno, assapora tutte le virtù e custodiscile.

Povertà, lavoro e perseveranza

Se sei uno straniero, stai indietro, non fare richieste alla gente e non immischiarti nei loro affari. Se sei povero, non lasciarti scoraggiare da nulla.

Non scoraggiarti, sii risoluto; sicuramente Dio ha già fatto qualcosa in segreto. Pensa ad Abacuc in Giudea ed a Daniele in Caldea.

Pensa ad Elia nel deserto (Cfr. 1 Re 19) ed alla vedova di Sarepta, che fu abbattuta dalle sofferenze della carestia e dall'angoscia della fame. A dispetto di tale miseria, non si era affatto scoraggiata.

Al contrario, combatté, vinse ed ottenne ciò che Dio aveva promesso: la sua casa fu in abbondanza durante un periodo di carestia (Cfr. 1 Re 17).

Dare pane in un tempo di abbondanza non è generosità e lo scoraggiarsi in un tempo di necessità non è povertà. Infatti, sta scritto dei santi che erano "bisognosi, tribolati, maltrattati" (Eb 11,37), ma "si vantavano anche nelle tribolazioni" (Rm 5,3).

Recita costantemente le parole di Dio. Sopporta la fatica ed "in ogni cosa rendi grazie" (1 Ts 5,18). Evita la lode degli uomini e ama chi, nel timore del Signore, ti rimprovera.

Che ogni uomo sia di profitto per te, in modo che tu possa essere di profitto verso tutti. Persevera nel tuo lavoro e sii irreprensibile nel tuo linguaggio.

Non fare un passo avanti e poi un passo indietro, affinché Dio non ti detesti; poiché la corona andrà a colui che avrà perseverato (Cfr. Mt 10,22). Sii sempre più obbediente a Dio e Lui ti salverà.

La fraternità e la comunione

Quando ti trovi tra i fratelli, non lasciarti andare a scherzare. Sadrac, Mesac e Abdènego hanno ignorato la derisione di Nabucodonosor, che quindi non riuscì a trascinarli con le melodie dei suoi strumenti o a sedurli con i pasti alla sua tavola.

Non diventarono corrotti con i corrotti, ma rimasero retti con i retti (Cfr. Sal 17,26-27), vale a dire con Dio. Per questo motivo Dio li ha resi padroni dei loro nemici.

Daniele, a sua volta, non obbedì alle riflessioni malvage dei Caldei. Fu così scelto in modo particolare e fu trovato vigile e prudente (Cfr. Dn 6,3), e "chiusero le fauci dei leoni" selvaggi (Eb 11,33).

Se non puoi farcela da solo, unisciti ad un altro che vive secondo il Vangelo di Cristo, e farai progressi con lui. Ascolta o sottomettiti a chi ascolta; sii forte e sarai chiamato Elia, oppure obbedisci a chi è forte e sarai chiamato Eliseo.

Per aver obbedito a Elia, Eliseo ricevette una doppia parte dello spirito di Elia (Cfr. 2 Re 2,9-15).

La vocazione monastica e le vie della santità

Se desideri vivere tra gli uomini, imita Abramo, Lot, Mosè e Samuele. Se desideri vivere nel deserto, lì tutti i profeti hanno aperto la strada davanti a te.

Sii come loro, "vagante per i deserti, sui monti, tra le spelonche della terra, bisognosi, tribolati, maltrattati" (Eb 11, 38.37). Si dice anche: "l'ombra dell'assetato e lo spirito del maltrattato ti benediranno" (Is 25,3-4 LXX).

Vedi quale onore riceverai se avrai fermezza di fronte alla prova o allo spirito di fornicazione, allo spirito di orgoglio o a qualsiasi altra passione.

Combatti contro le diaboliche passioni, non seguirle, e Gesù ti garantirà ciò che ha promesso. Guardati dalla negligenza; essa è la madre di tutti i vizi.

Figlio mio, fuggi dalla concupiscenza (Cfr. Sir 5,2). Essa ti ottenebra la mente e le impedisce di conoscere il mistero di Dio.

Ti rende estraneo al linguaggio dello Spirito e ti impedisce di portare la Croce di Cristo (Cfr. Mt 10,38; Lc 9,23; 14,27). Essa non permette al cuore di essere attento ad onorare Dio.

Evita l'attrazione del ventre, che ti rende estraneo ai beni del paradiso. Evita l'impurità, che irrita Dio ed i suoi angeli.

Il ritorno a Dio e la vigilanza

Figlio mio, ritorna a Dio (Cfr. Sir 17,25) ed amalo. Fuggi dal nemico e disprezzalo.

Stai lontano dall'orgoglio, perché è l'inizio di ogni male (Cfr. Tb 4,13). L'inizio dell'orgoglio è mantenere la distanza da Dio e l'indurimento del cuore è ciò che segue.

Se ti guardi da ciò, il tuo luogo di riposo sarà la Gerusalemme celeste. Se il Signore ti ama e ti dà gloria, evita di diventare orgoglioso; al contrario, persevera nell'umiltà e rimarrai nella gloria che Dio ti ha dato.

Attento, sii vigile, poiché sarà beato colui che sarà trovato vigilante, perché sarà messo a capo dei beni del suo padrone (Cfr. Mt 24,46-47) ed entrerà nel regno con gioia.

Gli amici dello sposo lo adoreranno, perché lo hanno trovato a sorvegliare il suo vigneto (Cfr. Ct 7,11-13).

Mariano Magrassi: formazione monastica e ministero liturgico

Andrea Mariano Magrassi nacque a Mombisaggio di Tortona il 4 settembre 1930 e morì a Noci il 15 aprile 2004. Fu arcivescovo metropolita di Bari e Canosa, delegato pontificio per la Basilica di San Nicola di Bari, vescovo di Bitonto, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto e presidente della Conferenza Episcopale Pugliese.

Di famiglia contadina, rimase orfano del padre Costantino quando aveva 5 anni. Le difficoltà economiche della famiglia lo costrinsero a lavorare in campagna fino a 23 anni, sia per aiutare la mamma Rosa Mutti sia per potersi mantenere agli studi per diventare sacerdote.

Venne ordinato sacerdote il 2 agosto 1953. Affascinato dalla meditazione dei libri dell'abate Columba Marmion, venne attratto alla vita monastica.

Entrò quindi nel monastero benedettino di Genova e fu novizio nell'Abbazia S. Giovanni Evangelista di Parma prima di emettere la Professione perpetua il 15 gennaio 1958.

Successivamente si laureò in Teologia alla Pontificia Università Urbaniana di Roma dove discusse una tesi su "Teologia e storia nel pensiero di Ruperto di Deutz".

Tornò quindi a Genova dove fu maestro dei novizi dal 1961 al 1968. In questo periodo si dedicò anche a predicare in monastero gli esercizi spirituali ai sacerdoti e ai laici.

Così cominciò a diffondersi la fama della sua predicazione, al punto che, specialmente nei convegni che trattavano di Liturgia, veniva richiesta sempre la sua partecipazione come relatore.

Fu eletto abate dell'Abbazia benedettina della Madonna della Scala di Noci (Bari) nel 1972. Durante la Quaresima 1977 fu chiamato a predicare gli esercizi spirituali in Vaticano a Papa Paolo VI e alla Casa Pontificia.

Abbazia benedettina Madonna della Scala Noci

Il ministero episcopale e la liturgia nella Chiesa locale

Fu quindi nominato Arcivescovo dell'allora Arcidiocesi di Bari e Canosa il 24 novembre 1977. Ricevette l'Ordinazione Episcopale il 17 dicembre 1977 dal Cardinale Sebastiano Baggio.

In quel giorno, durante l'omelia della Celebrazione Eucaristica, ricordò che «Bari e il suo cuore erano ormai una cosa sola». Per il suo paterno amore per Bari gli venne successivamente conferita la cittadinanza onoraria.

Il 30 settembre 1982 fu nominato anche Vescovo della Diocesi di Bitonto che dal 30 settembre 1986 venne unita alla sede di Bari, dando vita all'Arcidiocesi di Bari-Bitonto.

Ebbe incarichi di rilievo nel Centro Azione Liturgica (CAL) del quale fu Presidente, la Congregazione del Culto Divino e la Congregazione per le Chiese Orientali.

Fu Presidente della Commissione Vita consacrata e della Commissione mista Vescovi e Religiosi. È stato a lungo Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese.

Gli osservatori lo definirono "Vescovo della sintesi" e in realtà durante l'intero ministero episcopale prestò una grande attenzione all'ecumenismo e all'unità dei Cristiani, in particolare nei confronti delle chiese ortodosse.

L’attenzione alle Chiese orientali era legata anche alla storia di Bari, che ha storicamente intrattenuto relazioni strettissime grazie al comune culto per San Nicola. Il suo impegno per l'ecumenismo fu determinante anche nella Commissione internazionale per le Chiese Cattolica e Ortodossa.

La celebrazione eucaristica e la vita quotidiana

La riflessione di Magrassi sulla liturgia si sviluppa in stretta relazione con la vita cristiana. Tra le sue opere figurano Vivere la liturgia, Vivere l'Eucarestia, Vivere la Parola e La Chiesa che prega nel tempo: a lode della sua gloria: la liturgia delle ore.

OperaAnnoAmbito
Lezionario feriale commentato1972Parola proclamata e lettura liturgica
Vivere la liturgia1978Esperienza liturgica e vita cristiana
Vivere l'Eucarestia1978Celebrazione eucaristica
La Chiesa che prega nel tempo: a lode della sua gloria: la liturgia delle ore1979Preghiera della Chiesa nel tempo
Vivere la Parola1980Ascolto e interiorizzazione della Scrittura
Bibbia e preghiera. La lectio divina1998Preghiera biblica e discernimento spirituale
L'anima della Domenica2005Domenica e vita ecclesiale

La liturgia non è separata dall’esistenza, perché la celebrazione orienta il credente verso una trasformazione concreta. L’Eucaristia diventa così forma della comunione, memoria viva della Pasqua, scuola di ascolto e sorgente del servizio.

In questa prospettiva, l’opera di Magrassi si colloca nel movimento contemporaneo di ritorno alle fonti bibliche, patristiche e liturgiche. Il movimento patristico e liturgico che, insieme a quello biblico, costituiscono la grande trilogia che rinnova, con un ritorno alle fonti, la cultura religiosa contemporanea.

La liturgia delle Ore e il tempo santificato

La Chiesa che prega nel tempo manifesta che il tempo umano è assunto nella storia della salvezza. La preghiera liturgica non si limita a interrompere le attività quotidiane, ma riconduce ogni ora all’azione creatrice e salvifica di Dio.

La spiritualità di Pacomio illumina questo principio attraverso la perseveranza nella preghiera, la veglia e la recita costante delle parole di Dio. Recita costantemente le parole di Dio. Sopporta la fatica ed "in ogni cosa rendi grazie" (1 Ts 5,18).

La spiritualità di Magrassi lo rielabora nella dimensione ecclesiale della liturgia delle Ore, nella quale la comunità cristiana santifica il tempo con la lode, la supplica, l’ascolto della Scrittura e l’intercessione.

La preghiera del monaco e la preghiera della Chiesa condividono quindi una medesima struttura fondamentale: il credente riceve il tempo come dono, lo attraversa nella memoria delle opere di Dio e lo orienta verso il compimento del Regno.

La lectio divina e l’ascolto della Parola

La centralità della Parola costituisce uno dei punti di contatto più forti tra Pacomio e Magrassi. Pacomio esorta il monaco a recitare costantemente le parole di Dio, a custodirle nel cuore e a lasciarsi guidare da esse nella lotta spirituale.

Magrassi dedicò alla lectio divina l’opera Bibbia e preghiera. La lectio divina. La lettura della Scrittura, nella sua prospettiva, non è un esercizio puramente intellettuale, ma una forma di preghiera nella quale la Parola illumina la coscienza, orienta il discernimento e conduce all’incontro con Dio.

La Bibbia non è il libro degli scienziati, ma il libro dei credenti. La precisione dell’analisi scientifica deve essere accompagnata dall’ampiezza di una visione d’insieme che corrisponda alla totalità della Bibbia.

La lectio divina e la liturgia convergono nel riconoscimento della Scrittura come Parola vivente. Il testo biblico non è isolato dalla comunità, ma viene ascoltato nella Chiesa, interpretato nella Tradizione e celebrato nel culto.

Liturgia, ecclesialità ed ecumenismo

La liturgia costruisce la Chiesa come popolo convocato dalla Parola e radunato intorno al mistero pasquale. La sua dimensione ecclesiale impedisce di ridurre la spiritualità a un’esperienza individuale.

In Magrassi questa consapevolezza si tradusse in una particolare attenzione all’unità dei cristiani e ai rapporti con le Chiese ortodosse. L’impegno per l’ecumenismo non fu un elemento marginale, ma una conseguenza della sua visione della Chiesa, della liturgia e della storia cristiana.

Il comune culto per San Nicola costituiva per Bari un punto concreto d’incontro tra Oriente e Occidente. La celebrazione, la memoria dei santi e la venerazione liturgica diventavano quindi luoghi di riconoscimento reciproco e di dialogo.

La partecipazione alla liturgia orienta verso l’unità perché rende visibile l’unica origine della Chiesa: la convocazione di Dio, la Pasqua di Cristo e l’azione dello Spirito.

Liturgia, formazione e responsabilità pastorale

Attento al mondo della cultura, della comunicazione e della formazione, Magrassi rivolse una particolare attenzione pastorale ai problemi della società.

Importanti furono sotto tale aspetto i documenti pastorali sull'emarginazione, sulla discriminazione, sui gravi problemi della parte vecchia di Bari e del quartiere San Paolo.

Si pronunciò più volte sui temi sociali della sanità, della scuola, lavoro e della disoccupazione giovanile. Tra le altre iniziative, fu convinto e tenace sostenitore del Fondo antiusura.

Questa attenzione mostra che la liturgia, per Magrassi, non poteva essere separata dalla responsabilità verso le persone e dalla trasformazione della società. La celebrazione cristiana conduce al servizio, alla prossimità e alla difesa della dignità umana.

In Pacomio il medesimo principio assume la forma della fraternità monastica: un solo cuore con tuo fratello. Il monaco non percorre la via spirituale come individuo autosufficiente, ma dentro una comunità regolata dall’obbedienza, dalla correzione fraterna, dalla condivisione e dalla pazienza.

La sofferenza e la perseveranza nella fede

La spiritualità pacomiana interpreta la prova come luogo di purificazione e di incontro con l’aiuto di Dio. Solamente, umiliati in tutte le cose, trattieni la tua parola anche se hai capito tutto.

Non abituarti ad insultare; al contrario, sopporta con gioia ogni prova. Perché se tu conoscessi l'onore che deriva dalle prove non pregheresti di essere liberato da loro.

È preferibile per te pregare, piangere e sospirare fino a quando non sarai salvato, piuttosto che rilassarti ed essere condotto fuori come prigioniero.

O uomo, cosa stai facendo a Babilonia? "Sei diventato vecchio in terra straniera" (Bar 3,10) perché non ti sei sottoposto alla prova e perché i tuoi rapporti con Dio non sono corretti.

Pertanto, fratello, non ti devi rilassare nello spirito. Forse sei un po' smemorato. Ma i tuoi nemici non si sono addormentati, e notte e giorno non dimenticano di tenderti delle trappole (Cfr. Sal 38 (37),13).

La vicenda di Magrassi, segnata dalla malattia e dalla rinuncia alla cura pastorale, rende visibile una forma diversa della perseveranza. Affetto dal morbo di Alzheimer, fu costretto a rinunziare alla cura pastorale dell'Arcidiocesi il 3 luglio 1999, a 68 anni, rimanendo Arcivescovo emerito di Bari-Bitonto.

Si ritirò poi nel monastero di Noci dove morì il 15 aprile 2004. Il 7 marzo 2006 il corpo di Monsignor Magrassi è stato traslato dalla cappella cimiteriale dell'Abbazia di Noci alla cripta della Cattedrale di Bari.

Umiltà, servizio e sintesi spirituale

La spiritualità di Pacomio insiste sulla necessità di non cercare onori e di non giudicare gli altri. Non cercare onori, quindi, per non essere umiliato con grande gioia dei tuoi nemici (Cfr. Lc 14,8-9).

Cerca piuttosto l'umiltà, perché "chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato" (Mt 23,12).

La figura di Magrassi è stata ricordata come quella di un pastore caratterizzato da candore, innocenza spirituale, sete della Parola di Dio e amore concreto per la Chiesa.

Padre Mariano Magrassi era di un candore infantile, una sorta di innocenza spirituale caratterizzava la sua vita. Egli era assetato della Parola di Dio come pochi.

La sua era una spiritualità vissuta e non esibizione letteraria. Lo abbiamo amato e da lui ci sentiamo profondamente amati. La sua memoria resta in benedizione.

La definizione di "Vescovo della sintesi" richiama la capacità di unire contemplazione e azione, monachesimo e ministero episcopale, fedeltà alla tradizione e attenzione al presente, liturgia e responsabilità sociale.

La convergenza tra Pacomio e Magrassi

DimensionePacomioMagrassi
Parola di DioRecita costantemente le parole di DioLectio divina, predicazione e opere sulla Parola
PreghieraPreghiera senza sosta, digiuni e veglieLiturgia, Eucaristia e liturgia delle Ore
UmiltàTesta china ed un cuore umileServizio pastorale e stile paterno
ComunioneUn solo cuore con tuo fratelloChiesa locale, vita consacrata ed ecumenismo
ProvaPazienza e perseveranza nella lotta spiritualeFedeltà nella malattia e nel ritiro monastico
MissioneVita monastica e custodia delle virtùPredicazione, formazione e responsabilità sociale

La convergenza tra i due percorsi non dipende da una semplice somiglianza esteriore. Essa nasce da una medesima concezione della vita cristiana: Dio convoca l’uomo attraverso la Parola, lo forma nella preghiera, lo purifica nella prova, lo inserisce nella comunione e lo invia al servizio.

In Pacomio il linguaggio è quello dell’esortazione ascetica; in Magrassi è quello della riflessione liturgica, della predicazione e dell’azione pastorale. In entrambi, tuttavia, la spiritualità non si riduce a teoria: essa deve diventare obbedienza, vigilanza, fraternità, perseveranza e lode.

La liturgia appare così come il luogo nel quale la fede della Chiesa prende forma e come la sorgente dalla quale la vita cristiana riceve orientamento. La spiritualità diventa autenticamente liturgica quando conduce alla conversione, all’ascolto della Parola, alla comunione e alla carità operosa.

Per Pacomio, la preghiera, il digiuno, la veglia e l’umiltà costituiscono l’offerta quotidiana del monaco. Per Magrassi, la liturgia, l’Eucaristia, la liturgia delle Ore, la lectio divina e il ministero episcopale costituiscono la forma ecclesiale della stessa offerta.

La spiritualità di Pacomio e quella di Magrassi mostrano quindi che la liturgia non è separabile dalla santità personale e dalla vita della Chiesa. La celebrazione riceve la sua verità dalla vita trasformata, mentre la vita cristiana trova nella liturgia la sua origine, il suo linguaggio e il suo orientamento verso Dio.

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