Per Matthew Arnold la critica non è soltanto un’attività letteraria fondata sul giudizio delle opere, ma un esercizio spirituale volto a comprendere la realtà, correggere gli squilibri della società e orientare l’individuo verso una forma più alta di perfezione interiore. La critica è “un libero gioco della mente”, una forma di curiosità disinteressata.
In The function of criticism at the present time Arnold affermò che la funzione della critica è quella di vedere le cose come esse sono realmente in tutti i campi del sapere umano, (filosofia, storia, teologia e scienza). Per aver intuito il rapporto tra letteratura, vita ed etica, Arnold può essere considerato il primo critico moderno e uno dei più influenti fra quelli inglesi della seconda metà del XIX secolo.
La critica come esercizio di libertà intellettuale
Matthew Arnold (1822-1888), tipico rappresentante della middle class intellettuale, per trent'anni fu ispettore scolastico e per dieci insegnò poesia a Oxford. Dal 1857 circa si dedicò ai saggi, occupandosi di letteratura e di problemi religiosi e sociali.
Nel 1857 fu nominato professore di poesia a Oxford, dove fu il primo a usare l’inglese anziché il latino durante le proprie conferenze. Frutto del suo ufficio accademico furono le tre conferenze On Translating Homer (1861; un quarto saggio nel 1862) ancora consultate e citate più che altro per le loro considerazioni sul tradurre in genere, e le conferenze On the Study of Celtic Literature (1867), ove, cercando di definire le qualità che contraddistinguono la poesia inglese, l'A. adopera la formula Celtic magic, tanto fortunata quanto etnograficamente fantasiosa.
La critica arnoldiana nasce dunque dall’esigenza di liberare il pensiero dai pregiudizi, dalle passioni di parte e dalle convenzioni sociali. La critica è “un libero gioco della mente”, una forma di curiosità disinteressata.
Arnold non limita l’attività critica alla letteratura: la critica deve vedere le cose come esse sono realmente in tutti i campi del sapere umano, (filosofia, storia, teologia e scienza). Questa apertura conferisce alla critica una funzione conoscitiva generale e la trasforma in uno strumento di orientamento spirituale.
La critica e la crisi della società vittoriana
A. condivise con altri intellettuali vittoriani la reazione al materialismo della società borghese. Anch'egli si oppose all'utilitarismo, al materialismo e all'ottimismo dell'età vittoriana, insistendo che il progresso materiale andava considerato come un mezzo e non come il fine.
Arnold condivise con altri intellettuali vittoriani la reazione al materialismo della società borghese. I suoi saggi sono tesi a affermare i valori etici della letteratura e quelli estetici della religione.
Le sue campagne contro il barbarismo, il materialismo e il “filisteismo” (Philistinism, parola che, presa a prestito dai tedeschi e messa in circolazione dall'A., ebbe grande fortuna) della beata Inghilterra vittoriana, soddisfatta delle proprie magnifiche sorti e progressive, e quindi intellettualmente apatica, si possono adeguatamente valutare, oggi, solo collocandosi da un punto di vista storico.
Come critico di costume e di letteratura Arnold ebbe il merito di reinserire l’individuo, esaltato dai romantici come un mondo a sé, nella società, e il poeta nella tradizione. La sua critica reagisce quindi sia all’individualismo assoluto sia alla fiducia ingenua nel progresso materiale.
Il progresso materiale come mezzo, non come fine
Per risolvere i problemi dell'uomo moderno egli propugnava una migliore organizzazione della società e una nuova comprensione dei valori spirituali. In alcuni suoi scritti egli assegnò alla cultura il compito di infrangere gli steccati che separavano le varie classi sociali, con un fondo di ottimismo a proposito dello sviluppo dell'umanità in quanto organismo unico.
La critica ha, in questa prospettiva, un compito correttivo: deve mostrare i limiti di una civiltà che identifica il benessere con l’accumulazione materiale e il progresso con l’efficienza economica. Il progresso materiale andava considerato come un mezzo e non come il fine.
Il critico e il polemista già prendevano la mano al poeta, ma questo fa ancora udir la sua voce nella seconda serie dei Poems, 1855, contenente, tuttavia, due sole composizioni nuove, Separation e Balder Dead (nel quale un argomento tolto dalla mitologia scandinava è trattato omericamente).
Il merito principale dell'A. è di essere stato un potente strumento di cultura. Lodevole in ogni modo ed efficace fu lo sforzo dell'A. nel presentare un ideale di serena saggezza, di luce intellettuale alla Goethe, e nell'allargare il campo d'osservazione dei suoi connazionali dall'Inghilterra a “quanto di meglio s'era pensato e detto nel mondo”.
La cultura come perfezione spirituale
In qualità di critico sociale, in Culture and anarchy (Cultura e anarchia, 1869) egli definì la cultura come studio della perfezione spirituale interiore, in contrasto con l'idea puramente materialistica del progresso.
La cultura, inoltre, mirava alla realizzazione della vera “idea sociale”, ovvero di una forma di democrazia egualitaria. La cultura è vista come lo strumento unificatore atto ad abbattere le barriere che dividono l'aristocrazia (“barbari”) dalle classi medie (“filistei”) ed entrambe dal popolo minuto (“plebe”).
Dall'anarchia delle divisioni e dei contrasti si passa così all'armonia di una bene ordinata società. Arnold assegnò alla cultura il compito di infrangere gli steccati che separavano le varie classi sociali.
La fede di Arnold in questa funzione della cultura è tale, che scritti quali Literature and Dogma (1873; Letteratura e dogma) e altri fanno pensare che in essa, e in particolare nella poesia, egli vedesse un sostituto della metafisica e della religione.
| Opera | Funzione spirituale e culturale |
|---|---|
| The function of criticism at the present time | Definire la critica come libero esercizio della mente e conoscenza disinteressata della realtà. |
| Essays in criticism | Collegare poesia, vita, pensiero ed etica. |
| Culture and anarchy | Opporre la perfezione spirituale al materialismo e promuovere l’armonia sociale. |
| Literature and dogma | Riconsiderare la religione attraverso la letteratura e i valori spirituali. |
La poesia come “critica della vita”
Negli Essays in criticism (Saggi critici, 1865, 1888) sostenne che la poesia è “una critica della vita” e il poeta “dovrebbe conoscere il mondo prima di metterlo in poesia”. Arnold sentiva, come critico, che la poesia dev'essere a criticism of life, una quintessenzialità della vita, secondo la sua felice e fortunata definizione.
La poesia non può essere separata dall’esperienza umana, dalla storia e dalla responsabilità morale. Il poeta non deve limitarsi a produrre immagini piacevoli, ma deve confrontarsi con il mondo e trasformare in forma poetica una conoscenza maturata attraverso la vita.
Nella prefazione alla sua raccolta Poems (Poesie, 1853) espose la propria poetica tesa alla realizzazione di una nuova forma di classicismo, che accettava il soggettivismo romantico e concentrava l'interesse sui contenuti intellettuali e umani dell'opera letteraria, più che sugli aspetti formali o stilistici.
Notevole la prefazione, ove l'autore, condannando la soverchia attenzione data dai critici contemporanei alle bellezze particolari, e insistendo sulla necessità di giudicare un'opera di poesia come un tutto, si può dire dia principio a quella campagna contro il gusto corrente degl'Inglesi, che fu la più cospicua attività della sua vita.
Arnold rifiuta quindi il giudizio fondato su singoli dettagli isolati e richiede una valutazione dell’opera come organismo complessivo. La poesia deve essere considerata nella sua totalità, nel rapporto tra contenuto umano, forma, pensiero e visione del mondo.
Classicismo, romanticismo e disciplina del giudizio
Quello che contraddistingue la poesia di Arnold è la sua personale vena elegiaca, che appare in contrasto con i suoi intenti di interpretazione critica. Nonostante il programma enunciato da Arnold, che propugnava un ritorno al classicismo, le sue poesie sono spesso personali, intime, romanticamente pensose e meditative.
Tratti caratteristici della sua poesia sono l'ellenismo, un interesse romantico per le leggende popolari, una certa inclinazione alle meditazioni fatte in solitudine tra paesaggi suggestivi.
Inaugurò i suoi corsi con una tragedia, Merope, meno notevole come opera d'arte che come manifestazione di critica militante, meno per i versi, assai freddi che per la prefazione-programma: il poeta opponeva canoni di classicità al romanticismo tuttora prevalente, ed esaltava il dramma greco.
La tensione tra classicismo e romanticismo mostra che la funzione spirituale della critica non consiste nella semplice imposizione di regole formali. Essa cerca piuttosto una disciplina capace di ordinare l’esperienza, senza cancellare la dimensione soggettiva e meditativa dell’uomo moderno.
La coscienza critica e il conflitto tra arte e vita
Quello che contraddistingue la poesia di Arnold è la sua personale vena elegiaca, che appare in contrasto con i suoi intenti di interpretazione critica. Nelle poesie, il cui tono elegiaco contrasta con i suoi intenti di rappresentazione critica, espresse la solitudine dell’individuo.
Quel conflitto tra arte e vita che si nota nel Tennyson e in altri poeti di quest'età, assume forma più acuta in un A., natura ambigua fra di critico e di poeta. Ma l'A. sentiva, come critico, che la poesia dev'essere a criticism of life.
Un Tennyson, un Rossetti, incapaci di attingere quella suprema conciliazione tra i due elementi della quale soltanto nei grandi poeti si ha esempio, trovano una soluzione, negando uno degli elementi e rifugiandosi nell'altro: cercando nell'arte, nel sogno, uno schermo dalla vita e dai suoi tormentosi enigmi.
Ma l'A. sentiva, come critico, che la poesia dev'essere una quintessenzialità della vita. Appunto per questo egli non poteva esiliarsi nel mondo del puro sogno, ma neppure sapeva conciliare il sogno con la vita, il mondo del desiderio col mondo dell'esperienza.
La coscienza critica, sempre desta, gl'impedì di toccare quella sia pur relativa e circoscritta perfezione a cui giunsero altri poeti suoi contemporanei. Onde, in conclusione, in fondo a questa poesia che si richiama ai classici come a modelli, è un angoscioso contrasto, per eccellenza romantico, tra il pensiero raziocinante del critico e la nostalgica aspirazione del poeta a un clima di serena beatitudine.
La dimensione spirituale della religione
Nei saggi tese ad affermare i valori etici della letteratura e quelli estetici della religione. Dal 1857 circa si dedicò ai saggi, occupandosi di letteratura e di problemi religiosi e sociali.
Di questo stato di trapasso soffrono soprattutto gli scritti dell'A. che hanno attinenza alla religione, nei quali egli sembra inclinare verso una concezione liberale della teologia e una sorta di panteismo etico (in questo campo l'A. risentì l'influsso di Ewald e di Renan).
La religione non è presentata soltanto come un insieme di dogmi, ma come una forma di esperienza capace di conservare valori morali e immagini spirituali in un’età segnata dalla crisi delle certezze tradizionali.
La fede di Arnold in questa funzione della cultura è tale, che scritti quali Literature and Dogma (1873; Letteratura e dogma) e altri fanno pensare che in essa, e in particolare nella poesia, egli vedesse un sostituto della metafisica e della religione.
Critica, educazione e formazione dell’individuo
Fu ispettore scolastico (1851-83) e studiò i problemi dell’insegnamento. Più volte per incarico governativo l'A. fece viaggi all'estero, visitando scuole e università, e riportò relazioni sullo stato dell'educazione in Francia, in Germania, in Olanda, ecc.
La mole di osservazioni ch'egli raccolse durante i trentacinque anni del suo ispettorato (1851-1886) forma un notevole contributo alla storia della pedagogia del secolo scorso, e non fu senza influsso sullo sviluppo dell'istruzione inglese, soprattutto elementare.
L'A. era per un'educazione umanistica anziché per un'educazione che trascurasse gli elementi formativi per gl'informativi, e invocava l'intervento statale nella organizzazione scolastica inglese, troppo abbandonata alla libera iniziativa.
La sua attività di ispettore scolastico chiarisce ulteriormente la funzione spirituale della critica: educare significa formare il giudizio, ampliare l’orizzonte dell’individuo e sviluppare capacità interiori che non possono essere ridotte alla semplice acquisizione di informazioni.
La cultura, in questa prospettiva, non è un ornamento riservato a pochi, ma uno strumento di formazione civile e morale. Essa deve contribuire alla realizzazione della vera “idea sociale”, ovvero di una forma di democrazia egualitaria.
La critica come apertura europea
Con gli “Essays and Criticism” promosse una cultura europea comune, accusando la cultura inglese di essere provinciale. Lodevole in ogni modo ed efficace fu lo sforzo dell'A. nel presentare un ideale di serena saggezza, di luce intellettuale alla Goethe, e nell'allargare il campo d'osservazione dei suoi connazionali dall'Inghilterra a “quanto di meglio s'era pensato e detto nel mondo”.
Le più notevoli digressioni che l'A. - d'idee liberali conservatrici - fece nel campo della politica furono per sostenere la necessità dell'indipendenza italiana con l'opuscolo England and the Italian Question, 1859, e per invocare nella politica inglese un metodo più scientifico con Friendship's Garland (1871), raccolta di lettere pubblicate nella Pall Mall Gazette, che si distinguono dagli altri scritti dell'A. per il tono vivace e satirico col quale egli vi critica caratteristici difetti dei suoi connazionali.
Nello scritto su L’Inghilterra e la questione italiana (England and the Italian Question, 1859) appoggiò la causa dell’indipendenza del nostro paese. Il suo interesse per l’Europa non è quindi soltanto letterario, ma coinvolge anche la politica, l’educazione e la formazione di una coscienza più ampia.
Degl'Italiani moderni l'A., nel suo viaggio del 1865, riportò l'impressione che essi imitassero troppo i Francesi, e aggiungeva: “Giova a noi Inglesi trarre esempio dai Francesi, che sono così diversi da noi, ma non giova agl'Italiani, che appartengono a una nazione sorella”.
Le interpretazioni letterarie e il problema del giudizio
Il meglio del pensiero critico di Arnold, altamente apprezzato da T. S. Eliot, si trova negli Essays on Criticism (Saggi sulla critica; I serie, 1865, II serie, 1888). Le sue famose raccolte di Essays in Criticism (1865, ed. definitiva 1889, Second Series 1888) e gli altri suoi scritti critici (Culture and Anarchy, 1869, Discourses in America, 1885, ecc.) sono ricchi di pregi di stile, nonostante le eccessive ripetizioni.
Accanto alle eccellenti interpretazioni di Wordsworth, Byron, Goethe, Heine, Leopardi, altre difettano di simpatia o addirittura peccano di errori di prospettiva e di valutazione, in gran parte dovuti all'eccessiva importanza data dall'A. al contenuto di pensiero in sé stesso.
Nel caso di Leopardi egli ammirava quello stesso lucido stoicismo che gli faceva scoprire anime fraterne in Epitteto, Marco Aurelio e Sénancour. Il suo interesse per Leopardi mostra come Arnold riconoscesse nella letteratura una forma di conoscenza morale capace di affrontare la sofferenza, la solitudine e i limiti dell’esistenza.
L'incertezza del gusto l'A. non poteva compensarla con solidità di fondamento filosofico, poiché apparteneva a un'ingrata età di trapasso, in cui l'enunciazione, ancor troppo cruda, di nuove vedute scientifiche stava sconvolgendo la coscienza europea.
La funzione spirituale della critica non coincide perciò con l’infallibilità del critico. Essa risiede nello sforzo di formulare giudizi responsabili, di confrontare opere e idee, di correggere la ristrettezza dei propri contemporanei e di mantenere aperta la ricerca.
La critica come risposta alla crisi moderna
Arnold apparteneva a un’ingrata età di trapasso, in cui nuove vedute scientifiche stavano sconvolgendo la coscienza europea. Alcuni suoi scritti si occuparono anche di problemi sociali e religiosi.
La crisi moderna coinvolge contemporaneamente la religione, la politica, la cultura, l’educazione e l’arte. Per questo la critica deve muoversi tra diversi campi e cercare connessioni capaci di restituire un orientamento all’esperienza.
Per risolvere i problemi dell'uomo moderno egli propugnava una migliore organizzazione della società e una nuova comprensione dei valori spirituali. Anch'egli si oppose all'utilitarismo, al materialismo e all'ottimismo dell'età vittoriana.
In questa situazione la critica assume una funzione quasi terapeutica: non elimina la crisi, ma la rende pensabile, impedisce che l’individuo si abbandoni alle illusioni del progresso automatico e richiama la società alla necessità della formazione interiore.
Dover Beach e la perdita delle certezze
La produzione poetica di Arnold è ritenuta tra le più importanti del periodo vittoriano inglese. Le sue poesie più intense sono raccolte in New poems (Nuove poesie, 1867); i due volumi Collected poems (Poesie scelte) apparvero nel 1869.
Tra le poesie notevoli figurano La spiaggia di Dover (Dover Beach), A Marguerite (To Marguerite), Lo zingaro sapiente (The Scholar-Gipsy) e Tirsi (Thyrsis). La poesia di Arnold esprime la solitudine dell’individuo e il contrasto tra il bisogno di armonia e la perdita delle certezze spirituali.
Il mare è calmo questa notte. E’ alta la marea, la luna posa serena sulla Manica, una luce sulla costa di Francia brilla e muore, e sorge la scogliera d’Inghilterra vasta e biancastra sul tranquillo golfo. Vieni sul davanzale: è profumata l’aria della notte.
Ma, dalla lunga linea di spuma, dove il mare s’incontra colla terra sbiancata dalla luna, ascolta; il gran muggito, il crepitìo della ghiaia succhiata e rigettata dal ritorno dell’onda sulla riva. Comincia-cessa-ricomincia, alterno con tremula cadenza lenta e grave come una nota di rimpianto eterno.

La scena di Dover Beach condensa la tensione tra la bellezza del mondo e la percezione della sua fragilità spirituale. Il paesaggio non è soltanto uno sfondo lirico, ma diventa una forma di conoscenza: il movimento del mare suggerisce la perdita progressiva di una fede condivisa e la persistenza del rimpianto.
La poesia conferma così il rapporto tra letteratura, vita ed etica. L’esperienza estetica non si separa dal problema della verità, della solitudine e della responsabilità umana.
La critica come ricerca di armonia
Dall'anarchia delle divisioni e dei contrasti si passa così all'armonia di una bene ordinata società. La cultura mira alla realizzazione della vera “idea sociale”, ovvero di una forma di democrazia egualitaria.
Il concetto di armonia non indica una cancellazione delle differenze, ma una loro organizzazione attraverso l’educazione, il giudizio e la consapevolezza dei valori. La critica deve individuare ciò che separa, ciò che impoverisce e ciò che può ricomporre l’esperienza individuale e collettiva.
Come critico di costume e di letteratura Arnold ebbe il merito di reinserire l’individuo, esaltato dai romantici come un mondo a sé, nella società, e il poeta nella tradizione. Questa operazione è spirituale perché restituisce all’individuo un rapporto con la comunità e alla poesia un rapporto con la vita storica.
La critica non è dunque una semplice tecnica di interpretazione, ma una pratica di orientamento: essa educa a distinguere il vero dal convenzionale, il necessario dall’accessorio, il valore durevole dalla moda del momento.
Il significato storico della funzione spirituale
Le sue famose raccolte di Essays in Criticism e gli altri suoi scritti critici hanno perduto ora gran parte del loro valore attuale, senz'acquistare una patina di classicità. Le sue campagne contro il barbarismo, il materialismo e il “filisteismo” si possono adeguatamente valutare, oggi, solo collocandosi da un punto di vista storico.
Tuttavia, la funzione spirituale della critica arnoldiana conserva un significato preciso: la cultura deve opporsi all’apatia intellettuale, alla riduzione dell’uomo a produttore e consumatore e alla separazione tra sapere, etica e vita sociale.
Il valore di Arnold non dipende quindi soltanto dalla validità di ogni singolo giudizio letterario. Esso dipende soprattutto dall’aver concepito la critica come una forza culturale capace di mettere in discussione le abitudini mentali di un’epoca.
Per aver intuito il rapporto tra letteratura, vita ed etica, Arnold può essere considerato il primo critico moderno e uno dei più influenti fra quelli inglesi della seconda metà del XIX secolo.
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