Gurdjieff: peso e altezza, biografia e figura storica

Non esistono dati certi e universalmente documentati sul peso e sull’altezza di Georges Ivanovitch Gurdjieff. Le fonti disponibili si concentrano soprattutto sulla sua biografia, sui suoi insegnamenti e sulle testimonianze degli allievi, mentre non forniscono misurazioni attendibili del corpo.

Le fotografie e i racconti descrivono un uomo dalla presenza fisica imponente, riconoscibile per i grandi baffi e per l’intensità dello sguardo, ma non consentono di stabilire con precisione né la statura né il peso. Anche la data di nascita di Gurdjieff è discussa: le ricostruzioni indicano il 1866, il 1872 o il 1877.

Le informazioni disponibili su peso e altezza

Le biografie di Gurdjieff non riportano una misurazione ufficiale dell’altezza e del peso. Le descrizioni dei contemporanei insistono più sulla sua energia, sulla sua corporatura, sul portamento e sull’effetto psicologico della sua presenza che su dati anagrafici e antropometrici.

Nelle foto Georges Gurdjieff ha un'espressione che colpisce in profondità chi guarda; i grandi baffi nascondono il labbro superiore e l’intensità dello sguardo sembra penetare l'altrove.

Quello che emerge dalle testimonianze è soprattutto l’immagine di una personalità fisicamente riconoscibile e difficilmente classificabile. Non è quindi corretto attribuirgli un peso o un’altezza precisi senza una fonte storica verificabile.

DatoInformazione disponibile
PesoNon documentato con certezza
AltezzaNon documentata con certezza
Luogo di nascitaAlexandropol
Data di nascita1866, 1872 o 1877 secondo le diverse ricostruzioni
MorteNeuilly, 29 ottobre 1949
Georges Gurdjieff ritratto fotografico

Perché peso e altezza sono difficili da stabilire

Non esiste una biografia definitiva di Gurdjieff ne è lontanamente in previsione.

La sua data di nascita e la storia dei suoi primi quarant’anni sono del tutto congetturali. Sebbene esistano un passaporto ed un’autobiografia, il primo (che reca l’anno di nascita 1877) è quasi sicuramente falso, la seconda, Incontri con uomini straordinari (Adelphi, 1977), troppo vera e perfetta in senso allegorico, simbolico e mitico per esserlo anche in quello banalmente storico.

Ammesso che abbia davvero importanza, l’anno più probabile della sua venuta alla luce sembra essere, in base a recenti studi condotti dal biografo James Moore (Gurdjieff: Anatomia di un mito, Il punto d’incontro, 1993,1999,2015) il 1866.

La scarsità di dati personali verificabili riguarda quindi non soltanto il peso e l’altezza, ma anche diversi aspetti della sua vita privata e della sua giovinezza. La figura di Gurdjieff è stata infatti trasmessa attraverso ricordi, autobiografie, racconti degli allievi e ricostruzioni spesso difficili da separare dagli elementi simbolici.

Chi era Georges Ivanovitch Gurdjieff

Georges Ivanovič Gurdjieff fu un filosofo e scrittore d’origine armena, oltre che un maestro di danza. Le sue teorie combinano in un sistema di tecniche piscologiche e fisiche il sufismo e componenti di altre religioni, al fine di ottenere il superamento di quegli automatismi psicologico-esistenziali che condizionano la vita dell'essere umano.

Gurdjieff è stato un filosofo, scrittore, mistico, musicista e maestro di danze armeno. È stato un personaggio molto controverso che ha fatto irruzione in Russia, poco prima della Rivoluzione del 1917, dove ha iniziato a creare spettacoli di danza e gruppi per trasmettere le conoscenze che aveva imparato nel corso dei suoi viaggi alla scoperta di tradizioni spirituali.

Non esiste letteralmente parlando una combinazione di aggettivi adatti per definire e racchiudere dentro una banale e sistematica definizione il personaggio, l'uomo, lo studioso che è stato Georges Ivanovitch Gurdjieff.

Potremmo avere un approccio totalmente scientifico, ci ritroveremmo allora ad usare termini quali filosofo, oppure psicologo od esoterico, od ancora scrittore o compositore musicale.

Tuttavia ci sarebbe anche la possibilità di lasciare da parte la scienza e seguire una strada più facile, più emotiva. Potremmo adoperare qui accezioni più ampie quali studioso dell'essere umano, o stregone esoterico, o persona dotata di particolari poteri e capace di chissà quali diavolerie.

È irrilevante perdersi nel cercare quale, tra le soluzioni possibili, è quella più adeguata e consona nell'intraprendere una elaborazione di ciò che questo individuo è stato capace di trasmettere.

Origini familiari e formazione

Nacque ad Alexandropol, in Russia, vicino alla frontiera persiana, nella zona a sud del Caucaso, dove la mescolanza dei vari popoli russi, greci, iraniani, tartari, armeni, porta all'incrocio della civiltà un'onda surreale di culture, credenze, usi e costumi diversi.

Il luogo, invece, è certo: Alexandropol, per i turchi Gumru, città di confine contesa fra i due imperi e, a secondo della data, ancora appartenente a quello Ottomano o già a quello Russo.

Il padre è greco, la madre armena: il cognome Gurdjieff è la versione russa del greco Georgiades, in armeno Gurdjian.

Quel lembo conteso d’Asia, alle falde del monte Ararat, era ancora un luogo assiale della terra, in cui i popoli si confrontavano e si mischiavano: turchi, russi, assiri, curdi, persiani, georgiani, armeni e greci.

Con essi si intrecciavano e convivevano anche le loro tradizioni religiose: il cristianesimo ortodosso, l’islam sciita, il sufismo, il parsismo, il buddismo sciamanizzato dei pastori tartari, fino ai culti gnostici degli Yezidi curdi.

La sua famiglia era di origine greca. Suo padre, allevatore di grandi mandrie, aveva ereditato la tradizione orale di un'antichissima cultura, e grazie a lui, l'infanzia di G. I. Gurdjieff fu tutta impregnata di racconti e poemi di un lontano passato.

Suo padre era Greco, sua madre Armena. Il padre era un Ashokh, un ordine appartenente ai preti bardi.

Come parte della sua preparazione il padre aveva memorizzato l’intero poema epico di Gilgamesh che gli era stato trasmesso oralmente. Il giovane Gurdjieff ascoltò suo padre recitare porzioni dell’epica di Gilgamesh durante tutta la sua giovinezza.

La famiglia Gurdjieff è povera e numerosa, ma di saldi principi: Ioannas, il padre, è un ex proprietario di armenti impoverito da una pestilenza e costretto per vivere a fare il falegname.

È però anche un “ashokh”, un bardo, cantastorie e poeta dell’area transcaucasica, capace di recitare a memoria versi che rimandano ad un passato remoto di quelle regioni: addirittura frammenti in lingua turco-tartara, dell’Epopea di Gilgamesh, il poema epico sumero.

Distintosi ben presto agli occhi dell’arciprete della cattedrale di Kars, egli fu anche in seguito guidato da uomini capaci di risvegliare in lui il gusto dei valori essenziali, e ricevette insieme una formazione scientifica moderna e una profonda educazione religiosa.

Istruito dal decano della cattedrale militare in studi accademici Russa, Gurdjieff fu preparato per la carriera di medico e prete.

Il giovane Georgi, primogenito di tre fratelli, è un bambino intelligente e precoce e la famiglia lo avvia alla carriera ecclesiastica sotto la guida del pope della guarnigione russa di Kars: si conta in seguito di fargli studiare medicina.

Il ragazzo, da parte sua, è affascinato dalla scienza e dalla tecnica da un lato e dai fenomeni occulti e dalla“metapsichica” dall’altro.

Il rapporto con il poema di Gilgamesh

Fu testimone in svariate occasioni, durante la sua infanzia e la prima adolescenza, di eventi straordinari che non poteva razionalmente spiegare, da qui nacque e crebbe quotidianamente nella sua coscienza il desiderio di dedicarsi alla scoperta della verità che si celava dietro queste esperienze.

Intorno al 1842 negli scavi di Babilonia furono ritrovate alcune tavolette in cuneiforme che riportavano l’epica storia di Gilgamesh, datate circa 2000 anni prima di Cristo, furono tradotte grazie al lavoro dell'assiriologo inglese George Smith nel 1872.

Gurdjieff lesse, si pensa verso il 1890, 1891, degli estratti dalla traduzione pubblicata in un giornale locale e fu colpito profondamente dallo scoprire che parola dopo parola quello che leggeva era identico a quello che il padre gli aveva recitato nella sua infanzia.

Per circa 4000 anni questo racconto epico era stato preservato intatto, grazie alla trasmissione orale tramandata dai preti bardi.

Quale era la verità dietro il mito? Quale civilizzazione aveva dato vita a questa grande leggenda?

Il desiderio di Gurdjieff di comprendere l’origine e il significato della vita e del posto dell’umanità nello schema dell’universo lo portarono a lasciare la sua casa natale in cerca della “conoscenza nascosta”.

I viaggi e i “Cercatori di Verità”

Con l’adolescenza inizia un periodo turbolento e misterioso durante il quale Georgi vaga da un luogo all’altro dell’Asia Centrale, del Nord Africa e dell’Europa, cambiando mille lavori, leciti e meno leciti: da operaio per la Società Ferroviaria Transcaucasica, ad agente del Partito Rivoluzionario Sociale Armeno, a venditore fraudolento di passeri truccati da canarini.

Gurdjieff sapeva che in remote regioni dell’Asia vi erano monasteri di differenti ordini che avevano lo scopo di preservare la conoscenza che stava cercando.

Il suo desiderio di comprendere l’origine e il significato della vita e del posto dell’umanità nello schema dell’universo lo portarono a lasciare la sua casa natale in cerca della “conoscenza nascosta”.

In quegli anni egli compie il suo apprendistato spirituale: entra a far parte, o fonda egli stesso, i “Cercatori di Verità”, gruppo interdisciplinare di giovani alla ricerca di se stessi.

Il nome coincide con quello dato ai primi gradi iniziatici in certe confraternite sufi centro asiatiche, come i Naqshabandi o i Qalandri e si può ipotizzare che il gruppo nascesse in quell’ambiente.

Con i suoi compagni, secondo l’auto-mitologia descritta in Incontri con uomini straordinari, Gurdjieff intraprende una serie di viaggi ed esplorazioni alla ricerca di una Tradizione Primordiale che unifichi e dia senso ai frammenti sparsi nelle varie religioni.

Coi “Cercatori di Verità”, che annoveravano fra l'altro geografi, archeologi e medici, G. I. Gurdjieff, superando inaudite difficoltà, riuscì ad entrare in contatto con alcune comunità isolate d'Africa, del Medio Oriente e dell'Asia Centrale, e a raccogliere in seno ad esse frammenti sparsi di un insegnamento tradizionale.

A costo di enormi sacrifici e sforzi sottomise la sua personalità ed il suo spirito al fuoco delle più rigorose discipline interiori, riuscì a ricavare dal lavoro lo sviluppo dell'energia racchiusa nella natura dell'essere umano, poté così ricostruire per sé, l'unità della conoscenza che cercava.

Le ricostruzioni leggendarie dei viaggi

Le sue peregrinazioni lo portano dalle città sepolte del Kurdistan e della Mesopotamia, alle regioni desolate del deserto di Gobi; dalla valle di Giza, presso Il Cairo, dove segue le tracce di un’enigmatica mappa dell’Egitto “prima delle sabbie”, ad un remoto monastero del Kafiristan, dove si arriva solo guidati per mano, ad occhi bendati: la sede centrale della confraternita di Sarmoung, “scuola di saggezza fondata a Babilonia nel 2.500 a.C.”.

Lungo la strada, attraverso una serie di eventi descritti nel suo libro, “Incontri con Uomini Straordinari”, ad un sorpreso Gurdjieff venne mostrata, da un prete armeno, una pergamena ben conservata che mostrava la mappa dell’“Egitto prima delle sabbie”, al tempo in cui la regione era punteggiata da corsi d’acqua e possedeva una ricca vegetazione.

Su quella mappa dell’Egitto prima delle sabbie era chiara l’immagine della Sfinge.

Questo portò Gurdjieff a pensare che l’origine della civilizzazione dovesse trovarsi in Egitto piuttosto che a Babilonia, e dunque si diresse in questa direzione.

Verso la metà dell'ultimo decennio del 1800 Gurdjieff e altri compagni vissero fra le rovine di Giza, Tebe e Edfu, imparando a decifrare alcuni dei geroglifici che trovarono nei muri in rovina.

Una storia parlava di “7 saggi” che arrivarono nell’antico Egitto e fondarono la società che costruì I grandi templi.

Purtroppo il linguaggio egiziano e il suo significato a livello spirituale non è più conosciuto.

Avendo preso dalle rovine tutte le informazioni che gli erano necessarie, Gurdjieff fece ritorno in Medio Oriente per continuare le sue ricerche.

Secondo alcuni ricercatori, la scuola di Sarmoung esiste davvero, in Afghanistan ed è un ordine sufico. Simbolica o reale che sia, è da questa fonte che Gurdjieff riceve molte profonde intuizioni sulle Danze Sacre e su tutta la simbologia, la psicologia e la cosmologia che costituiscono il suo insegnamento.

Scrittori spesso fin troppo fantasiosi come Louis Pauwels o storici più attendibili come James Webb si sono scervellati per delineare, al posto di questa mitica epopea, un più prosaico romanzo di formazione.

Attività, ricchezza e spostamento verso l’Occidente

Gli inizi del 1900 erano tempi di grandi movimenti politici, per un certo periodo Gurdjieff viaggiò attraverso l’Eurasia in qualità di spia russa, quest’occupazione gli premise di avere abbastanza denaro e possibilità per passare attraverso confini che altrimenti sarebbero stati invalicabili.

La “spia” ovviamente, rappresentava solo un espediente per poter continuare nel suo indomito viaggiare, le sue missioni erano per lui il suo unico scopo di vita.

Nel frattempo accumula anche considerevoli ricchezze con il commercio del petrolio, del pesce, del bestiame, dei tappeti e delle antichità orientali e decide di spostarsi verso occidente: verso la Russia metropolitana.

In quegli stessi luoghi si presenta come “professore-istruttore” in scienze soprannaturali ed ipnotizzatore professionista, con modi ed atteggiamenti ostentatamente da ciarlatano: una foto di quel periodo lo ritrae in foggia di “mago” da circo o da teatro di paese, con tanto di quinta variopinta dietro le spalle.

Testimone di troppe scene di violenza: l’eccidio degli armeni da parte del Sultano, la guerra anglo-tibetana, la tentata rivoluzione russa del 1905, Gurdjieff intuisce i processi sottostanti all’isteria collettiva e si propone di fare qualcosa.

“Devo scoprire a tutti i costi un metodo o un mezzo per distruggere la predilezione delle persone per la suggestionabilità che le porta a cadere facilmente sotto l’influenza dell’ipnosi di massa”.

La comparsa in Russia e l’incontro con Ouspensky

Fa la sua prima, documentabile comparsa sulla scena del mondo occidentale a Mosca intorno al 1911.

Fece la sua presenza in Europa intorno al 1913, dopo che per tutta la sua giovinezza numerosi avvenimenti lo convinsero che in passato era esistita una conoscenza reale dell’uomo e della natura, la cui traccia era stata cancellata e che tuttavia, doveva ancora essere possibile ritrovarla.

La sua ricerca fu orientata da tale convinzione, ed egli si prodigò a condividerla con uomini animati dal suo stesso desiderio di comprendere il senso della vita umana.

Nel 1912 il “Principe Ozay” si sposa a Pietroburgo con Jula Ostrowska, giovane contessa polacca e dama di compagnia della Zarina o, secondo altre versioni, ragazza dal passato torbido “salvata” dal suo maturo compagno: lei ha ventidue anni, lui quarantacinque.

In quegli stessi anni Gurdjieff inizia le prove di un balletto a sfondo iniziatico, “la lotta dei magi”, ed affida ad alcuni anonimi allievi la redazione del primo testo divulgativo sul suo insegnamento, Bagliori di verità.

Un trafiletto di presentazione del balletto stampato su un giornale moscovita attira l’attenzione di un personaggio che avrà presto una certa importanza: Piotr Demianovich Ouspensky.

Ouspensky (1878-1947) resterà con Gurdjieff per tutto il periodo russo.

Si stabilirà in seguito a Londra dove svolgerà un importante ruolo di divulgatore e propagatore delle idee gurdjieffiane.

L’insegnamento di Gurdjieff, come lo conosciamo oggi, è arrivato a noi soprattutto grazie all’abilità letteraria ed alla grande intelligenza del suo allievo più famoso, Piotr Demianovich Ouspensky.

Ouspensky ci ha lasciato una straordinaria testimonianza del lavoro fatto con Gurdjieff, tra gli anni che vanno dal 1915 al 1923, e il suo libro è sempre stato ritenuto una traccia genuina di questo lavoro.

La Quarta Via

Le teorie di Gurdjieff combinano in un sistema di tecniche psicologiche e fisiche il sufismo e componenti di altre religioni, al fine di ottenere il superamento di quegli automatismi psicologico-esistenziali che condizionano la vita dell'essere umano.

Secondo Gurdjieff la vita umana viene vissuta in uno stato mentale di veglia apparente simile al sogno e per ottenere uno stato di maggiore vitalità egli elaborò teorie secondo cui era necessario effettuare un lavoro su se stessi che comportava il raggiungimento di uno stato di isolamento mentale e di calma pressoché assoluta; da lì poteva partire poi il confronto con gli altri esseri umani.

La vera essenza dell'insegnamento Gurdjieffiano si attua nel prendere coscienza che l'uomo, così com'è, nel suo stato di vita ordinario, è un essere prettamente limitato, ingannato dalla sensazione e dalla presunzione di essere e di fare, ma dietro alla quale invece, si cela crudelmente una verità diametralmente opposta.

Gurdjieff paragona lo stato di vita dell'uomo ad uno stato di sonno profondo, stato nel quale l'individuo passa la totalità della sua esistenza, ingabbiato dalla meccanicità e dall'accadere degli eventi.

Secondo Gurdjieff infatti, l'uomo pensa costantemente di fare e di decidere, ma in realtà non fa e non decide assolutamente niente, tutto accade e tutto è sottoposto a determinate leggi universali appartenenti al cosmo nel quale viviamo.

Gurdjieff sostiene che l’essere umano vive in una condizione di sonno, di totale inconsapevolezza, è tremendamente permaloso e irritabile e risponde meccanicamente ad ogni stimolo esterno, per cui è necessario svegliarlo, smascherando la sua falsa personalità, che nasconde la vera essenza e favorire un suo sviluppo armonico.

Per questo è necessario riconoscere il nostro sonno, morire a noi stessi, risvegliarci e infine rinascere.

Le quattro vie dello sviluppo interiore

Opera di rilievo realizzata da Gurdjieff è la classificazione delle tradizioni spirituali, secondo la quale esistono quattro “vie” così riassunte:

  • 1a via, “Via del Fachiro”: si fonda su un lavoro corporeo.
  • 2a via, “Via del Monaco”: comprende un lavoro basato sul sentimento.
  • 3a via, “Via dello Yogi”: riguardante il lavoro fatto sulla mente.
  • 4a via, “Via dell’Uomo Astuto”: mira ad armonizzare tutte le parti costituenti dell’uomo.

Gurdjeff propose infatti una sua personale classificazione delle tradizioni spirituali esistenti, indicandole come “via del Fachiro”, basata principalmente su un lavoro sul corpo; “Via del Monaco”, basata principalmente su un lavoro sul sentimento, e “Via dello Yogi”, basata principalmente su un lavoro sulla mente.

Secondo Gurdjieff le vie tradizionali per lo sviluppo interiore dell’uomo risultano inadatte alla vita dell’uomo occidentale, perché richiedono l’abbandono della vita ordinaria per dedicarsi interamente a esse.

La Quarta Via, o “Via dell’uomo astuto”, pone invece l’accento sulla armonizzazione dell’uomo in tutte le sue parti, permettendogli di poter continuare la propria esistenza quotidiana normalmente.

La teoria del Sistema della Quarta Via promossa da Gurdjieff, e arrivata ai giorni nostri grazie soprattutto agli scritti di Ouspensky, è genialmente concepita nella sua più profonda accezione filosofica e pratica, perchè tratta le possibilità di sviluppare il livello d' essere di ognuno di noi, attraverso il quotidiano svolgimento delle nostre attività, senza necessariamente abbandonare il nostro comune modo di vivere, escludendo la via dell'isolamento e della solitudine.

La quarta via, o via dell'uomo astuto lavora sui tre centri principali - mentale, emotivo, motorio - contemporaneamente e si può seguire senza abbandonare la vita che si sta facendo, in quanto lo sviluppo della persona deve cominciare dall' ambiente dove vive, incrementando un centro magnetico che porti a compiere il suo individuale cammino.

Lo sforzo cosciente del ricordo di sé e della riarmonizzazione sono aiutati dalla partecipazione ad un gruppo di persone che si aiutano reciprocamente a rimanere svegli ed a seguire la strada.

Gurdjieff non screditava lo sforzo personale, ma era convinto che per superare certi limiti fosse indispensabile unirsi a persone che avessero intrapreso lo stesso percorso di ricerca.

Il lavoro sul corpo e sui tre centri

Gurdjieff è noto anche per aver ideato un lavoro di gruppo da svolgere insieme ai discepoli per raggiungere una piena consapevolezza e conoscenza, oltre che mentale, anche fisica di se stessi.

Uspensky descrisse in questo modo il lavoro di gruppo proposto da Gurdjieff: «Esercizi ritmici accompagnati da musica, danze dervisce, esercizi mentali, studio dei diversi modi di respirare e via di seguito.

Tra i più impegnativi erano gli esercizi di imitazione di fenomeni psichici: lettura del pensiero, chiaroveggenza, manifestazioni medianiche etc.

Tuttavia il nostro sforzo era indirizzato soprattutto al ritmo, e su strane danze destinate a prepararci ad eseguire in seguito gli esercizi dei dervisci.

Gurdjieff non ci diceva né i suoi scopi né le sue intenzioni, ma da quello che aveva detto all'inizio, si poteva pensare che tutto questo mirasse a condurci verso un miglior controllo del corpo fisico.

La particolarità dell’insegnamento consiste nel coinvolgimento simultaneo della dimensione intellettuale, emotiva e motoria.

Gurdjieff, invece, voleva mettere insieme la parte intellettuale, quella emozionale e quella istintivo motoria dell’uomo, per cui l’intelligenza razionale lungi dall’essere qualcosa da eliminare costituiva un prezioso strumento.

Le danze sacre e i Movimenti

Il 1924 è l'anno di questa svolta, anno in cui Gurdjieff si fa veicolo di “un insegnamento sconosciuto” da comunicare alla civiltà occidentale.

In quell'anno sbarca a New York, dove presenta pubblicamente per la prima volta i suoi Movimenti sacri, conosciuti anche come Danze Sacre di Gurdjieff.

Si tratta di gesti pieni di vitalità e “pulizia”, fondati sulla teoria che sia il corpo a ricevere e trasformare le energie e, ricercando quindi l’equilibrio, porti l’uomo nella sua unità, lo conduca verso l’armonia e la misura.

Fino al 1924, Gurdjieff aveva insegnato alla maniera orientale, comunicando le sue idee a un piccolo gruppo di allievi, sempre e solo in modo diretto sia nella teoria che nella pratica, senza mai permetter loro di trascrivere le indicazioni ricevute.

Ma quell'anno, in seguito a un grave incidente automobilistico, egli ritenne che fosse giunto il momento di far conoscere l'insieme delle sue idee “in una forma accessibile a tutti”.

Fu con lei che Gurdjieff elaborò i suoi “movimenti” o “danze sacre”, presentate al pubblico per la prima volta nel 1919 a Tbilisi in Georgia e poi, negli anni, rappresentate in tutto il mondo.

Il punto di forza del testo della Claustres è che essa ha preso parte in prima persona allo studio dei Movimenti, che sono l'applicazione dell'insegnamento mediante esercizi interiori eseguiti in contemporanea con il gesto, la postura, il ritmo e gli spostamenti.

Un intero capitolo è dedicato al Movimento, ed è seguito da due bellissime poesie della Claustres, Vigilanza e Io sono io.

L’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo

Fondò una vera e propria scuola per lo sviluppo spirituale, chiamata l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, mentre si concentrò anche sull’insegnamento di danze sacre ed in Asia, Medio Oriente, India e Tibet, venne a contatto con diverse tradizioni spirituali.

Creare scuole, gruppi di lavoro, cercare sedi e strutture adatte per erigere il suo Istituto, è stato per Gurdjieff il solo scopo del suo percorso.

Il sistema della Quarta Via trova infatti la sua espressione nel lavoro del Maestro con il gruppo, perchè l'uomo per cercare la Via della comprensione, da solo non può far niente, ha bisogno di una guida dotata di un grado di consapevolezza superiore.

Nel 1922 stabilì in Francia, a Fontainebleau vicino a Parigi, il suo Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo, raccogliendo intorno a sé gruppi di allievi - artisti, scrittori, pittori, matematici, filosofi, architetti, musicisti, tutti impegnati in una profonda ricerca interiore.

Nell'ottobre del 1922 Gurdjieff prese il Prieuré a Fontainebleau-Avon, un castello in 200 acri di terreno.

Qui creò rapidamente condizioni per lo studio di sé senza precedenti in Europa.

Gurdjieff ebbe un rapporto speciale con i figli dei suoi allievi, prendendosi cura della loro educazione nel senso reale della parola.

Talvolta li sfidava, talvolta li guidava con estrema delicatezza attraverso un’intuizione vitale; il suo insegnamento ebbe sempre un elemento di sorpresa e l’impronta della praticità.

Il ruolo di Ouspensky nella diffusione dell’insegnamento

L’insegnamento di Gurdjieff, come lo conosciamo oggi, è arrivato a noi soprattutto grazie all’abilità letteraria ed alla grande intelligenza del suo allievo più famoso, Piotr Demianovich Ouspensky.

Infatti Gurdjieff anche se nella seconda metà della sua esistenza, si è dedicato tra l'altro, all'arte della scrittura, credeva fermamente che le sue idee e i concetti portanti sui quali il suo pensiero era basato, non potevano essere trasmessi con i libri, ma bensì nella pratica quotidiana, e nella trasmissione orale.

Attraverso i testi di Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, e la Quarta Via, abbiamo oggi un quadro abbastanza organico e potremmo dire completo del lavoro e del pensiero di Gurdjieff.

Ouspensky ci ha lasciato una straordinaria testimonianza del lavoro fatto con Gurdjieff, tra gli anni che vanno dal 1915 al 1923, e il suo libro è sempre stato ritenuto una traccia genuina di questo lavoro.

Frammenti di un insegnamento sconosciuto fu pubblicato postumo. Consiste per tre quarti di parole di Gurdjieff, conservate da quei giorni e brillantemente arrangiate.

Approvata da Gurdjieff in persona, quest’opera offre indubbiamente il resoconto più accessibile delle sue idee psicologiche e cosmologiche, portandoci al tempo stesso più vicino di qualsiasi altro libro al clima speciale di un gruppo.

Le opere principali

Quando avvicinandosi ai sessant’anni prese a scrivere, le sue produzioni furono euristiche piuttosto che espositive e la loro forma totalmente inaspettata: prima un’epica cosmologica, poi un’autobiografia di un genere speciale.

Racconti di Belzebù al suo piccolo nipote è il capolavoro di Gurdjieff e nessun altro libro ci porta più vicino a lui.

I lettori che vorranno affrontare la doppia sfida della sua profondità e la sua abbastanza deliberata difficoltà stilistica troveranno qui codificate tutte le idee psicologiche e cosmologiche di Gurdjieff ed una critica fondamentale.

Nel libro successivo Incontri con uomini straordinari evoca il primo e meno noto periodo della sua vita, la sua fanciullezza a Kars sotto la benigna influenza del padre e del primo tutore, il decano Borsh.

Poi la sua prima maturità, dedicata, in molti modi, all’instancabile ricerca di una conoscenza universale e reale.

  • Incontri con uomini straordinari
  • Racconti di Belzebù al suo piccolo nipote
  • Il nunzio del bene venturo
  • La vita reale
  • Vedute sul mondo reale

Il nunzio del bene venturo è l’unico libro pubblicato da Gurdjieff in vita, nel 1933, a Parigi, e da lui ritirato dalla circolazione un anno dopo, per ragioni oscure.

Di Piotr Demianovich Ouspensky sono particolarmente importanti La Quarta Via e Frammenti di un insegnamento sconosciuto.

Di Thomas de Hartmann è rilevante La nostra vita con il signor Gurdjieff.

Il significato del “ricordo di sé”

L’unico modo per spezzare la catena risiede nella “forza dell’attenzione permanente e questa forza non si produce nell’uomo se non per mezzo di un fattore che mi inciti costantemente, qualunque sia il mio stato ordinario, a richiamarmi a me stesso”.

I cilici, le privazioni e le regole non sono che palliativi, bisogna in realtà rinunciare ad una parte della propria natura.

Per Gurdjieff si tratta, in quel momento, proprio della rinuncia a quei presunti “poteri”, tanto faticosamente conquistati: “Faccio giuramento di ricordarmi di non utilizzare mai il potere che possiedo e per mezzo di ciò di impedirmi il soddisfacimento della maggior parte dei miei vizi: così, che io lo voglia o no, mi ricorderò costantemente di richiamarmi a me stesso”.

Nel lessico Gurdjieffiano, non si può andare troppo lontano se non si è inseriti in un gruppo di persone impegnate nel dovere Partkdolg, cioè lo sviluppo personale ed il ricordo di sé.

Un sangha di 4° livello, cioè una comunità di ricercatori, è necessaria per poter condurre un lavoro valido su di sé, che non sconfini nel fanatismo, nella rigidità, nel misticismo negativo, nella illusione sulla illusione.

Le controversie e l’immagine pubblica

Gurdjieff fu però anche accusato di torture verso i propri discepoli e secondo alcuni egli emanava una forza oscura.

Chi lo ha conosciuto spesso né è rimasto totalmente impressionato, quasi assuefatto, ma c'è anche chi invece non lo ha capito e non lo ha apprezzato, ricavando un'impressione ambigua e scettica di quanto andava sostenendo.

Scrivere di Georges Gurdjieff è difficile. In lui si è concentrata una missione, una riflessione estesa sull'esistenza, una visione.

Un progetto che sopravvive alla sua morte fisica e continua a unire persone che risuonano sulla stessa nota di ricerca e crescita.

Quest’uomo multiplo ed inafferrabile fa la sua prima, documentabile comparsa sulla scena del mondo occidentale a Mosca intorno al 1911.

Incontrarlo era sempre una prova: il primo incontro, certamente per quelli che divennero i suoi discepoli, era l’asse intorno a cui ruotava un’intera vita.

Gli ultimi anni e la morte

Gurdjieff fu attivo anche in Europa, particolarmente in Francia, mentre in Germania tenne nel 1921 la sua prima conferenza europea.

Dal 1933 al 1949, anno della sua morte, visse a Parigi, ma viaggiando anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, tenendo conferenze, letture private e dedicandosi alla scrittura.

Esortato a lasciare Parigi, prima dell’arrivo dei tedeschi nel 1940, Gurdjieff scelse di restare nel modesto appartamento al n° 6 di Rue des Colonels-Rénard.

Nonostante fosse già avanti nei suoi settant’anni, non risparmiava energie dando consigli individuali, insegnando nuove serie di Danze o Movimenti alla sala Pleyel e in qualche modo mantenendo in rari momenti, la patriarcale ospitalità delle sue insolenti feste.

Quindici mesi prima della morte di Gurdjieff, J.G. Bennett stabilì un più serio, sebbene necessariamente intermittente, contatto con lui.

Qui, alle ultime cene di Gurdjieff, il suo misterioso rituale del “Brindisi agli Idioti” servì da veicolo a un insegnamento finale intensamente individuale.

Gurdjieff morì a Neuilly il 29 ottobre 1949.

L’eredità di Gurdjieff

Tutt'oggi a testimonianza di quanto costruito in vita da Gurdjieff, ci sono in giro per il mondo centinaia di fondazioni e associazioni che vivono e perseguono il suo insegnamento e le sue teorie.

Molti forse usano il suo nome in una maniera non proprio consona, altre invece ne racchiudono i concetti ma non sono in grado di svilupparli, moltissimi personaggi celebri, contemporanei e non solo, sono stati influenzati dai suoi principii e dalle sue linee guida.

Negli anni, l’insegnamento di Georges Gurdjieff ha influenzato diversi personaggi della cultura: l’architetto statunitense Frank Lloyd Wright, la scrittrice Pamela Lyndon Travers, la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield, lo scrittore francese René Daumal, il compositore Thomas de Hartmann e l’artista Alexandre Gustav Salzmann.

La sua influenza è presente anche nella pedagogia grazie al modello educativo Etievan, creato da Nathalie de Salzmann.

La maggiore influenza di Gurdjieff c’è stata sull’arte, in particolare sulla musica, si pensi alle opere di Franco Battiato, di Keith Jarrett, di Robert Fripp e sul teatro, ad esempio, gli studi di Jerzy Grotowski e Peter Brook.

Fra le “eredità” di Gurdjieff va posto anche l’Enneagramma, divenuto poi, grazie al contributo di Oscar Ichazo e di Claudio Naranjo, un approfondito lavoro di ricerca e studio delle personalità.

L’influenza del suo pensiero è giunta sino in Sud America, dove alcuni collegi hanno ripreso le sue posizioni sia in Venezuela che in Bolivia e in Cile.

Oggi la Gurdjieff Foundation, i cui centri principali sono Parigi, New York, Londra e Caracas, e che è presente anche in Italia con il nome di “Centro Italiano Studi sull’Uomo G.I. Gurdjieff”, si propone di preservare l’essenza, la specificità e l’integrità dell’insegnamento del maestro, noto anche come “Quarta Via”, dal nome che gli diede Ouspensky.

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