Daisaku Ikeda affronta i problemi psichici mettendo al centro la cura della persona, il rispetto dei tempi individuali, il sostegno della famiglia e della comunità e il ricorso prudente a un medico specialista. Quando ci sono dei problemi psicologici penso che sia prudente rivolgersi a un medico specialista e prendersi tutto il tempo necessario per curarsi adeguatamente.
La situazione di ognuno di noi è differente. Non c’è una prescrizione medica valida per tutti, non c’è un rimedio universale. In questa prospettiva, la pratica spirituale può accompagnare il percorso personale, ma non sostituisce la valutazione e le cure degli specialisti.
La sofferenza dell’anima nella società contemporanea
Alle soglie del XXI secolo i rapidi progressi scientifici e tecnologici della medicina hanno consentito alla civiltà moderna enormi passi avanti: molte gravi malattie sono state debellate, le terribili epidemie del passato sono state stroncate, la chirurgia, con l’aiuto di tecniche sofisticatissime, permette oggi di guarire patologie una volta incurabili e di migliorare la qualità della vita di molti malati.
Ma al contempo l’uomo è andato incontro a una «sofferenza dell’anima» sempre più diffusa e preoccupante. I veloci cambiamenti richiedono infatti un impegno che mina la nostra energia spirituale, causando disturbi psichici e depressione.
La difficoltà di vivere in una società ad “alta pressione” rende necessario prestare attenzione allo sviluppo dell’empatia e del sostegno reciproco. Come comportarci di fronte al disagio interiore che numerose realtà inedite stanno provocando in molti e molte di noi?
Il Buddismo e la psicologia ci incoraggiano a leggere il nostro sentire come uno stimolo per approfondire la conoscenza di sé e farne una leva per vivere in modo più compiuto e consapevole.

Il punto di vista di Ikeda sulla salute mentale
In questi due testi il maestro Ikeda affronta il tema della salute mentale, sottolineando l’importanza di prenderci cura di noi, senza fretta, ma con la convinzione che qualunque sofferenza lascerà spazio a una gioia più grande e profonda.
La vita è lunga e non c’è bisogno di voler affrettare le cose. Quando ci sono dei problemi psicologici penso che sia prudente rivolgersi a un medico specialista e prendersi tutto il tempo necessario per curarsi adeguatamente.
Nessuno dovrebbe essere definito esclusivamente dalla propria diagnosi o dal periodo di crisi che sta attraversando. Sebbene possiamo ammalarci, niente scalfirà l’intrinseca nobiltà, la dignità e la bellezza della nostra vita.
Ognuno di noi, senza eccezione, è un tesoro nobile e infinitamente prezioso. Nichiren Daishonin scrive: «Nemmeno tutti i gioielli e i tesori che colmano un intero sistema maggiore di mondi possono uguagliare il valore di una vita».
Non esiste un rimedio universale
La situazione di ognuno di noi è differente. Non c’è una prescrizione medica valida per tutti, non c’è un rimedio universale.
Questo principio invita a evitare semplificazioni e confronti impropri. Un’esperienza che per una persona può essere sostenibile può risultare per un’altra fonte di ulteriore sofferenza, mentre la stessa difficoltà può richiedere tempi, strumenti e forme di sostegno differenti.
La cura adeguata deve quindi tenere conto della storia individuale, della condizione psicologica, delle relazioni familiari, delle circostanze sociali e delle indicazioni dei professionisti competenti.
Le credenze religiose e spirituali sono prevalenti, più di quanto si possa pensare, fra tutti coloro che hanno un disturbo affettivo, ansioso o psicotico. Gli psicoterapeuti e gli psichiatri sono raramente consapevoli e consci dell’importanza che la religione può avere nel costrutto psichico del soggetto.
Il ruolo del medico, dello psicologo e dello psichiatra
Quando ci sono dei problemi psicologici penso che sia prudente rivolgersi a un medico specialista e prendersi tutto il tempo necessario per curarsi adeguatamente.
Sebbene la pratica psichiatrica e psicologica sia esercitata da secoli, le problematiche religiose e spirituali hanno continuato ad avere un impatto sulla prospettiva dei pazienti, in relazione alla loro salute e alla gestione dei disturbi psichici da cui sono afflitti.
Gli psicoterapeuti e gli psichiatri sono raramente consapevoli e consci dell’importanza che la religione può avere nel costrutto psichico del soggetto. Inoltre hanno difficoltà a comprendere i valori della spiritualità e della religione nella strutturazione dell’apparato psichico delle persone e di quanto questi valori possano sostenere o interferire nelle relazioni con la famiglia, la società, il lavoro, o con la costruzione della propria identità personologica.
Si analizzeranno anche i pregiudizi che possono bloccare lo psicoterapeuta nella sua pratica clinica e i pattern da affrontare per evolversi dai propri blocchi interiori.
Un percorso clinico rispettoso della persona può considerare anche il significato che essa attribuisce alla propria fede, evitando sia di ignorarlo sia di considerarlo automaticamente positivo o negativo.
Spiritualità, religione e disturbi psichici
In questo articolo si presenteranno alcuni casi clinici per discutere la relazione fra religione, spiritualità e disturbi psichiatrici, particolarmente si metteranno in evidenza gli effetti pato-facilitatori, pato-induttori o pato-protettivi delle diverse pratiche religiose.
Particolarmente sottolineremo la relazione fra le tre religioni monoteistiche (Cristiana, Islamica e Ebraica) e le altre tre fedi religiose quali il Buddismo, l’Induismo e la chiesa Evangelica.
| Area considerata | Possibile relazione con la salute psichica |
|---|---|
| Religione e spiritualità | Possono sostenere o interferire nelle relazioni con la famiglia, la società, il lavoro e l’identità |
| Pratiche meditative del Buddismo | Effetti analgesici e capacità di gestire il dolore |
| Induismo | Effetti protettivi in casi di depressione e ansia |
| Religione cattolica | Effetti protettivi in casi di sintomatologia depressiva |
| Chiesa evangelica | Effetto rilassante pato-protettivo in una donna con disturbo da attacco di panico e un bolus isterico |
Verranno presentati sei casi clinici di cui uno su depressione ed ansia ed effetti protettivi di alcune pratiche dell’Induismo. Altri due casi verteranno sulla sintomatologia depressiva e gli effetti protettivi della religione cattolica.
Un altro caso sarà sul cambiamento di credenza religiosa in un giovane studente svizzero di filosofia. Era cattolico e cambiò la sua religione diventando musulmano.
Questa conversione creò inizialmente uno stato di importante riduzione dei disturbi psichiatrici (era un soggetto con una gravissima nevrosi), ma successivamente virò in uno stato aggressivo e violento.
La sua mente non riusciva a rimanere calma e tranquilla, sviluppando un forte rischio di radicalizzazione.
Un altro caso considererà gli effetti analgesici delle pratiche meditative del Buddismo. Un giovane uomo svizzero che aveva da molti anni differenti forme di dolore, dopo aver incontrato la religione buddista sviluppò la capacità di gestire il suo dolore riducendo in modo significativo l’uso degli analgesici e degli antidepressivi.
L’ultimo caso esaminerà l’effetto rilassante pato-protettivo della chiesa evangelica in una donna con disturbo da attacco di panico e un bolus isterico.
Il sostegno alle persone con disturbi psicologici
Dovremmo sostenere con calore chi sta lottando contro la malattia mentale, avere sempre in mente il loro benessere, incoraggiando sinceramente i membri delle loro famiglie.
Chi si preoccupa delle persone con disturbi psicologici ha una grande sfida davanti e dovrebbe usare la propria creatività per trovare dei modi per staccare e rivitalizzarsi.
Avere cura e sostenere le persone che soffrono di disturbi psicologici ci permetterà di sviluppare una profonda compassione e di creare una società veramente umanistica.
Dialogo, connessione e fiducia sono elementi evidenziati dal nostro maestro per sostenere e incoraggiare.

Il sostegno non consiste nel fare pressione sulla persona malata perché guarisca rapidamente. La vita è lunga e non c’è bisogno di voler affrettare le cose.
Il sostegno consiste piuttosto nell’avere sempre in mente il loro benessere, incoraggiando sinceramente i membri delle loro famiglie.
La vicinanza degli altri può aiutare a non vivere la malattia in isolamento, mentre il rispetto dei tempi individuali consente di affrontare le cure senza aggiungere sensi di colpa o aspettative irrealistiche.
Sofferenza, significato e trasformazione personale
Chi ha sperimentato grandi sofferenze diventerà un individuo di valore. Chi ha attraversato prove dolorose potrà aiutare gli altri.
Tali individui hanno un’importante missione. Questo è l’insegnamento del Buddismo di Nichiren e il modo di vivere dei bodhisattva.
Toda osservava: «Esternamente possiamo apparire come il Bodhisattva Povertà o il Bodhisattva Malattia, ma in realtà è solo un ruolo che stiamo interpretando nella nostra vita. Di fatto siamo a tutti gli effetti dei Bodhisattva della Terra!».
Diceva anche: «Chi ha lottato contro una malattia grave comprende pienamente la profondità della vita».
Tutto nella vita ha un significato. Sebbene possiamo ammalarci, niente scalfirà l’intrinseca nobiltà, la dignità e la bellezza della nostra vita.
Queste affermazioni non cancellano la sofferenza né rendono la malattia desiderabile. Esprimono invece una lettura secondo cui l’esperienza dolorosa può diventare, nel tempo e con il sostegno adeguato, occasione di comprensione, compassione e aiuto agli altri.
La storia di Michele: crisi fisica, ansia e psicoterapia
Mi chiamo Michele, ho 21 anni e ho iniziato a praticare il buddismo nel 2015. Vengo da un paese della Calabria, ma attualmente vivo a Firenze dove studio Pittura all’Accademia di Belle Arti.
Durante le vacanze di Natale del 2021, mentre ero in Calabria, ho cominciato a sentirmi molto male. Nonostante l’iniziale ipotesi di un’intossicazione alimentare, ho capito che la situazione era più grave di quel che sembrava.
Così ho insistito per andare in ospedale senza rimandare: sull’ambulanza, infatti, dissero a mia madre che forse non ce l’avrei fatta.
In quel momento ho percepito che la vita è la cosa più importante, e che la felicità è provare gratitudine perché siamo vivi, così come siamo, qui e ora, perché da un momento all’altro tutto può cambiare.
In ogni istante di paura, e durante gli esami più dolorosi, ho continuato a recitare Nam-myoho-renge-kyo per rimanere tranquillo e perché i medici potessero svolgere al meglio il loro lavoro.
Sono stato ricoverato con una diagnosi di miopericardite acuta causata dalla terza dose di vaccino per il Covid-19, un effetto collaterale raro.
Quando l’ho saputo, pur non provando cattivi sentimenti, mi sono ripromesso di non fare più scelte tanto importanti senza informarmi adeguatamente, in modo da agire sempre con consapevolezza.
Durante il periodo in terapia intensiva, il sostegno della mia famiglia e dei compagni di fede è stato fondamentale, tanto che una notte mi sono addormentato con il suono del loro daimoku in videochiamata.
I loro incoraggiamenti mi hanno aiutato a mantenere uno stato vitale elevato e una profonda fiducia. Ho compreso che dovevo trovare un senso a quella situazione per dare una prova concreta del potere della vita e comprendere la sofferenza altrui.
La paura di morire durante la convalescenza
Grazie a queste parole è emerso in me il desiderio di rinascere, di prendermi cura della mia vita e apprezzarne ogni momento.
I mesi successivi sono stati molto difficili, sia a livello fisico per la convalescenza, sia mentale: ho cominciato a soffrire di ansia per la paura di morire e temevo costantemente di stare di nuovo male.
Nonostante ciò, mi sono sforzato giorno dopo giorno rafforzando la mia pratica quotidiana, allenando la fiducia nel fatto che l’inverno si trasforma sempre in primavera.
Dopo sette mesi mi sentivo finalmente bene e sono tornato alla normalità, tanto da riuscire a partire per l’erasmus in Spagna, cosa che a quel punto non credevo avrei fatto!
La seconda ospedalizzazione e il peggioramento psicologico
A settembre 2023 sono tornato in Calabria, tuttavia poco prima di rientrare a Firenze sono ricomparsi i sintomi e mi hanno ricoverato di nuovo in terapia intensiva perché stavo rischiando l’arresto cardiaco.
Se fisicamente ho reagito meglio della prima volta, psicologicamente è stato peggio: mi sono sentito cadere il mondo addosso.
Inoltre, poco dopo il mio secondo ricovero, il maestro Daisaku Ikeda ci ha lasciati.
Nonostante la normale tristezza per la sua perdita, sono stato profondamente incoraggiato: lui sarebbe dovuto morire a 30 anni perché gravemente malato di tubercolosi, ma grazie al suo spirito e alla sua pratica buddista ha vissuto fino a 95 anni ed è amato da tutto il mondo.
Essendo suo discepolo, ho pensato che potevo e volevo farcela anche io, senza avere rimpianti.
Portavo nel cuore le sue parole: Recitando Nam-myoho-renge-kyo con la determinazione che alla fine vincerete, sarete sicuramente in grado di far emergere il vostro più grande potenziale e di aprire la strada al miglior futuro possibile.
La psicoterapia e il ritorno alla vita quotidiana
Ho perseverato nella preghiera con fiducia nel fatto che avrei sicuramente trasformato la mia vita, e questo mi ha permesso di tirare fuori il coraggio e la forza per illuminare le mie paure.
Avere degli obiettivi per il futuro è stato fondamentale per non perdere la speranza, e così ho iniziato un percorso di psicoterapia per affrontare al meglio la situazione e riprendere in mano la mia vita sociale.
Sono tornato a Firenze a febbraio 2024, e una visita cardiologica molto importante ha confermato che ora il mio cuore sta bene, posso fare sport e utilizzare il mio corpo normalmente!
Adesso è fondamentale per me vivere nel modo più attivo possibile per non perdere nessun attimo del presente.
Inoltre, ho capito l’importanza di avere uno stile di vita regolare, come incoraggia il maestro Ikeda, per poter dormire bene di notte ed essere energico durante il giorno.
Grazie a questo equilibrio, l’Accademia di Belle Arti sta andando molto bene e mi sono iscritto a un corso di danza del ventre e a uno di make-up cinematografico.
Sono determinato a non rimandare ciò che posso fare oggi e affermarmi nel mondo dell’arte performativa e visiva.
Questa esperienza mi ha insegnato l’importanza di vivere con empatia e saggezza, di non farmi fermare dai problemi e di fare le cose che mi fanno stare bene rispettando il momento in cui mi trovo: so che grazie alla pratica buddista posso vivere ed essere me stesso al cento per cento!
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Empatia, dialogo e connessione
Lo spirito poetico, il sorriso, l’empatia sono indispensabili per stabilire buone relazioni umane e realizzare la pace.
Il Buddismo spiega il legame profondo che unisce tutti gli esseri viventi tra loro e con il loro ambiente. È tempo che tutte le nazioni e i popoli riconoscano e valorizzino questo legame.
Come il radicalismo è destinato per natura a ricorrere alla violenza e al terrore, così lo strumento più potente dell’approccio gradualista è il dialogo.
L’armonia umana può essere sostenuta soltanto nell’ambito dello spazio aperto creato dal dialogo condotto con i nostri simili, con la storia, con la natura e l’universo, anche allo scopo di recuperare la totalità e l’unità dell’esperienza umana così disastrosamente erosa da un’accelerata frammentazione del sapere.
Applicato alla salute mentale, il dialogo permette alla persona di esprimere la propria sofferenza senza essere immediatamente giudicata, mentre la connessione con gli altri può rafforzare il senso di appartenenza e fiducia.
L’essere umano al centro
Occorre che l’essere umano sia posto al centro di tutto, e che le persone diventino indipendenti spiritualmente, risvegliandosi alla realtà fondamentale della vita.
Allo stesso tempo, è necessario allargare la nostra vita per comprendere l’universo, per rivitalizzare e coltivare il nostro dinamismo interiore.
L’educazione è la forza fondamentale che costruisce la società e forgia un’epoca, alimenta e forma l’infinito potenziale che alberga in ognuno di noi e dirige la nostra energia verso la creazione di valore.
Il termine bayanihan, che significa “aiuto reciproco nella comunità”, esprime lo spirito tradizionale delle Filippine, uno spirito che dovrebbe diventare patrimonio di tutta l’umanità.
La formazione di un nuovo e globale sistema imperniato sull’ONU dipende da quanti “cittadini del mondo”, in grado di sostenerlo, possano crescere e svilupparsi.
Mai come in quest’epoca, immersa nei gravi problemi di fine secolo, l’umanità ha bisogno di un patrimonio spirituale come quello di Leonardo Da Vinci, genio cosmopolita del Rinascimento italiano, il cui sguardo universale sul mondo fu animato da un vero umanesimo cosmico.
Arte, interiorità e rinnovamento
L’arte, come la religione, rappresenta il legame dell’individuo con la realtà fondamentale e il punto di partenza per la rinascita del genere umano.
L’arte è un processo collegato all’essenza stessa della vita, intesa come tensione dinamica in cui si opera una profonda fusione tra l’“io” (il microcosmo) e l’“universo” (il macrocosmo).
È da tale “realtà fondamentale” che l’essere umano attinge energia per il proprio rinnovamento: qui egli trova una ragione di essere e il cardine della propria ricerca.
La storia di Michele mostra come la formazione artistica, gli obiettivi personali e le attività creative possano accompagnare il ritorno alla vita sociale e il recupero di un rapporto più attivo con il presente.
Il rapporto tra “piccolo io” e “sé eterno”
In ogni essere umano c’è un “piccolo io” e un “sé eterno e universale”.
Cadere in preda ai desideri ed essere incapace di controllarli significa vivere per soddisfare il “piccolo io”.
Vivere per il “sé eterno” vuol dire conoscere il principio universale che sottende ogni cosa e risvegliarsi a ciò che esiste al di là dei fenomeni transitori.
Il “sé eterno” è il principio fondamentale che regola tutto l’universo.
Questa visione spirituale può offrire una cornice interpretativa alla sofferenza, ma la cura dei disturbi psichici richiede comunque attenzione concreta, ascolto e interventi adeguati alla situazione individuale.
Scienza, medicina e spiritualità
Un filosofo buddista, un biologo e una specialista di bioetica cercano un terreno comune per affrontare le grandi questioni che il nuovo millennio ha portato con sé: la fecondazione in vitro, la lotta contro il cancro e l’AIDS, l’eutanasia, il rapporto medico-paziente, la bioetica.
Questo libro fornisce intuizioni, punti di vista e riflessioni sulla sfida che comporta oggi essere uomini.
Più il nostro contatto con la natura e l’interiorità diventa flebile, più la meta di ogni essere umano - la felicità - si allontana.
Ciò in cui possiamo sperare - questa la tesi degli autori - è che la scienza e la spiritualità si armonizzino avendo l’Uomo, e il suo benessere, come unico fine.
René Simard, ex rettore dell’Università di Montreal, biologo molecolare, è una rinomata autorità nel campo della ricerca sul cancro.
Guy Bourgeault è professore all’Università di Montreal nel settore della ricerca sulla bioetica e la formazione culturale.
Le energie generate nell’essere umano dall’impulso di creare benessere per l’umanità possono diventare le basi per un nuovo tipo di potere: quello che si fonda sul dialogo, sul rispetto per la vita e sull’autocontrollo.
Un “potere morbido” da contrapporre al “duro” prevalere della guerra e della violenza.
La spiritualità come possibile risorsa, senza sostituire la cura
Gandhi credeva nell’immenso potere spirituale e religioso di ognuno di noi. Credeva inoltre che questa profonda sorgente di energia e di forza non dovesse rimanere assopita, ma essere risvegliata e utilizzata.
Non riconoscendo “altro Dio che la Verità” e restando fermo nel suo rifiuto del settarismo, Gandhi manifestava una grande forza spirituale.
Questa stessa spiritualità guarirà e rivitalizzerà i cuori e le menti degli esseri umani feriti dalle ideologie violente del nostro tempo.
Nel campo della salute mentale, la spiritualità può rappresentare una fonte di significato, disciplina, speranza, appartenenza e sostegno. Tuttavia, il suo valore dipende dall’esperienza concreta della persona e dal modo in cui viene vissuta.
Le credenze religiose e spirituali possono sostenere o interferire nelle relazioni con la famiglia, la società, il lavoro, o con la costruzione della propria identità personologica.
Vivere senza rimandare il presente
La vita è lunga e non c’è bisogno di voler affrettare le cose.
Avere degli obiettivi per il futuro è stato fondamentale per non perdere la speranza.
Adesso è fondamentale per me vivere nel modo più attivo possibile per non perdere nessun attimo del presente.
Sono determinato a non rimandare ciò che posso fare oggi e affermarmi nel mondo dell’arte performativa e visiva.
Questa esperienza mi ha insegnato l’importanza di vivere con empatia e saggezza, di non farmi fermare dai problemi e di fare le cose che mi fanno stare bene rispettando il momento in cui mi trovo.