Jeff Foster: non dirmi quanto sei spirituale

Per Jeff Foster, il risveglio spirituale non consiste nel diventare una persona speciale, più evoluta o definitivamente libera dalla sofferenza, ma nel vedere che ciò che cerchiamo è già presente: la vita così com’è, nel momento presente, prima di ogni immagine personale e di ogni promessa sul futuro.

La ricerca dell’illuminazione nasce spesso dalla convinzione che manchi qualcosa, che ci sia un individuo separato da completare, correggere o salvare, ma proprio questa ricerca può oscurare l’evidenza immediata dell’Essere. La libertà, in questa prospettiva, non è sbarazzarsi di sé, dei propri problemi o del disordine della vita, bensì innamorarsi di tutto ciò che appare, senza negare nulla.

Jeff Foster meditazione presenza presente

Lo svanire di tutto

Ne abbiamo avuto tutti almeno un assaggio: lo svanire di tutto. Può accadere in qualunque luogo, in qualunque momento: durante una passeggiata nel parco, o mentre ascoltate il vostro brano musicale preferito, o magari mentre guardate negli occhi un essere amato. Ogni passato ed ogni futuro svaniscono, ogni idea di conquista futura, futura felicità, futura “illuminazione” semplicemente si dissolve nel vasto spazio aperto che abbraccia tutto.

In quello svanire ce una semplicità, una profondità, una libertà senza nome. È completamente al di là delle parole, eppure è evidente quanto respirare. È un barlume di ciò che siete in realtà, al di là di ogni storia che parli di cosa siete. L’abbiamo sperimentato tutti.

Lo chiamiamo amore, ma è tanto di più dei nostri concetti sullamore. Oppure lo chiamiamo pace, ma in realtà è una pace che va al di là di ogni idea che abbiamo della pace. È anche bellezza, ma è bellezza senza un oggetto. È libertà, anche, ma è una libertà senza che ci sia nessuno lì a possedere libertà.

Per la mente, questi momenti (anche se non possiamo chiamarli davvero momenti, perché sono del tutto al di là del tempo) sono privi di valore terreno. Per la mente in un certo senso ciò di cui stiamo parlando qui è niente. Per la mente, che valore ha la propria assenza? Nessun valore. Perché? Perché non c’è nessuno lì che possa rivendicare un valore!

Certo, ciò che la mente non riuscirebbe mai a vedere è che nulla è tutto. La vostra assenza è identica alla presenza del mondo: ecco cosa indica davvero la parola “non-dualità”. Di nuovo: dobbiamo lasciarci alle spalle le parole.

È perché non vi è al centro della vita nessuna persona concreta, separata, che la vita può apparire nel modo in cui lo fa. Questo libro è un viaggio in quell’assenza, un’assenza che infine si rivela essere la vita nella sua pienezza, una presenza perfetta. Il vuoto è forma, come ci ricorda il Sutra del cuore buddhista.

La mente alla ricerca di qualcosa in più

A questo punto la mente alla ricerca dice: “È tutto molto bello, ma per me cosa c’è?”. Vedete, la mente vuole sempre qualcosa in più - qualche contenuto nuovo, qualche nuova idea o sistema di credenze, qualcosa di nuovo da addentare. Va a caccia per il mondo, cibandosi, ingerendo concetto di seconda mano dopo concetto di seconda mano da libri, insegnanti, percepite autorità.

La mente è cacciatrice: ha sempre fame di qualcosa in più. Che sia la ricerca del successo mondano o della felicità, o del piacere perenne, o della pace eterna, o dell’illuminazione spirituale, essenzialmente si tratta dello stesso movimento di pensiero.

Una ricerca implica sempre che qualcosa sia andato perduto, che ci sia qualche cosa che non va, che nell’universo manchi qualcosa. È per questo che la ricerca dell’iHuminazione non è in sostanza diversa dalla ricerca del successo mondano. Questa per il cercatore spirituale è un’amarissima pillola da mandar giù!

La mancanza sembra infinita. Per quanto si riempia il vuoto, ce ne sempre più da riempire! Nessuno stupore che rimaniamo sempre insoddisfatti, scontenti, incompleti.

Questo libro non è per esacerbare il problema e dare nutrimento ad un ego già smisurato. Come un koan zen, non aggiungerà contenuto, non fornirà nuovi concetti o convinzioni con cui lego possa sostenersi.

Questo rifiuto di dare alla mente qualcosa di concreto da addentare può essere molto frustrante per il cercatore alla ricerca di qualcosa. Sì, questo è davvero un libro su niente, eppure a volte un libro su niente può essere la cosa più utile del mondo - soprattutto quando la ricerca del qualcosa ha portato solo frustrazione e delusione amara, e ci ha spinti lontano da ciò che realmente conta: e cioè l’apparire presente della vita, e la meraviglia dell’Essere.

La storia di un nessuno

Non voglio dilungarmi sul mio passato, perché non ha davvero niente a che fare con questo messaggio, e molto poco a che fare con questa vita attuale. Ad ogni modo, un po’ di storia (“la sua storia”) potrebbe essere d’aiuto a contestualizzare questo libro. Ricordate però, questa è soltanto una storia, né più né meno importante di qualunque altra storia.

Diversi anni fa mi imbarcai in una ricerca spirituale avanzata, alimentata dal desiderio di fuggire la sofferenza ed il tormento di un’intera esistenza. La mia vita era diventata intollerabile, e cercavo disperatamente una via d’uscita.

La psicologia moderna nel mio caso non era stata efficace - sembrava trattare solamente i problemi superficiali. Io non volevo “inserirmi” o “adattarmi alla società”, io volevo svegliarmi. Non volevo essere a mio agio, volevo essere libero.

E così mi volsi agli insegnamenti dell’illuminazione. Per più di un anno mi chiusi completamente fuori dalla vita ordinaria. Il mio unico obiettivo era risvegliarmi una volta per tutte, liberarmi dalla sensazione di essere un individuo separato e vivere in quanto Unità.

Nient’altro aveva per me alcun significato. Divenne un’ossessione. Allora non mi rendevo conto che il desiderio di fuggire la sofferenza ed il tormento era precisamente ciò che dava loro vita.

Poiché mi opponevo all’apparire presente di quello che percepivo come dolore, quell’esatto dolore veniva sostenuto e rafforzato. Combattendo la mancanza, io stavo creando mancanza. Ciò a cui si resiste riceve potere. Questa sembra sia una legge universale.

Alla fine, dopo mesi e mesi di intensa meditazione e indagini interiori, dopo aver messo in discussione i miei pensieri e cercato di guardare oltre lego, aver avuto esperienze spirituali strabilianti e stati di profonda beatitudine, finii per pensare che mi trovavo nello stato che i maestri spirituali chiamano “illuminazione”.

Credevo che l’illuminazione fosse uno stato raggiunto solo da pochi fortunati attraverso i secoli, ed io, con i miei sforzi, alla fine ce l’avevo fatta. Ma ciò di cui non mi rendevo conto allora era che la convinzione di essere illuminato in fin dei conti era solo questo: l’ennesima convinzione.

Una persona veramente illuminata (e mi rendo conto adesso che una cosa siffatta non esiste) non sosterrebbe mai per un solo istante di essere illuminata, dato che la convinzione “io sono illuminato, altri no” è solo un nuovo modo per separare gli esseri umani uno dall’altro, un nuovo atto di violenza, l’ennesimo modo per sostenere quell’ego che si suppone abbia fine con l’illuminazione.

La convinzione dell’illuminazione personale

La convinzione dell’illuminazione personale non è che un nuovo modo per mantenere un senso forte del sé: quante non-illuminata! Giunsi a capire che l’illuminazione non è uno stato riservato a pochi eletti, raggiunto solo da chi è stato sul percorso spirituale per anni, e che ha compiuto tutte le pratiche e i rituali relativi.

È invece la nostra condizione naturale, aperta a tutti noi, sempre, e di conseguenza non è richiesto alcuno sforzo (né il suo contrario). Di fatto, è proprio lo sforzo o il non-sforzo per raggiungere l’illuminazione ad oscurare l’illuminazione che è sempre già presente.

È la nostra ricerca di qualcosa in più che sembra oscurare l'interamente ovvio: il momento presente, e tutto ciò che sorge al suo interno, è tutto quel che ce. Non ci credete? Controllate: è sempre adesso.

Qualunque cosa accada, accade adesso. Ce mai un momento in cui non si possa dire “è adesso”? Può mai succedere qualcosa se non sta succedendo adesso?

Persino la memoria - la storia di un passato - non è forse solo un fascio di pensieri che sorgono nel presente? Tutto il cercare non è forse solo un fascio di condizionamenti - il ricordo e le sue proiezioni nel futuro - che appaiono proprio adesso?

È talmente chiaro. Quello che avevo cercato per tutti quegli anni non era qualcosa che si potesse mai trovare, perché quella cosa non si era mai davvero persa.

Anzi, non è affatto una cosa, non è un elemento fra altri elementi, ma precisamente la condizione che dà luogo alla possibilità delle cose fin dall’inizio. L’illuminazione è il luogo in cui già siamo, sempre, e nel cercarlo apparentemente lo perdiamo.

Purtroppo quasi tutto quello che facciamo nel corso della vita è parte di questa ricerca, perché quasi tutto quello che facciamo è sostenuto dalla convinzione che la nostra salvezza risieda nel futuro, che la pace e la felicità e la libertà siano cose che si potranno raggiungere un domani.

Quei giorni, la ricerca dell’illuminazione, della felicità al di fuori della felicità presente, di qualsiasi tipo di miglioramento di sé in assoluto, tutto questo è semplicemente svanito.

Quando scompare l’idea di essere separati

Vedete, proprio alle radici di tutto il mio cercare e della depressione c’era stata la sensazione di essere un individuo separato, uno quaggiù a cui mancava qualcosa, e che stava cercando qualcosa lassù.

Era la sensazione di essere un individuo separato che era stata al centro di ogni mia sofferenza terrena. Quando quella sensazione si rivelò un’illusione, una supposizione e nient’altro, quando emerse in totale chiarezza che c’è soltanto vita, e che qui dentro non c’è nessuno che sia separato dalla vita, allora la ricerca si sgretolò in mille pezzi - e qualcosa di straordinario si rivelò, proprio lì dove mi trovavo.

Non aveva niente a che fare con il fatto che qualcuno divenisse illuminato; non aveva niente a che fare con persone risvegliate, con trasformazioni della coscienza o salti energetici o speciali esperienze spirituali di qualunque tipo.

Di fatto, era qualcosa di così straordinariamente semplice che per tutta la vita non ci avevo fatto caso.

Cosa rimane? È ancora possibile vivere in questo mondo quando si dissolve il desiderio di qualcosa che sia al di là dell’ordinario?

Questo libro cerca di esprimere questo vedere muto, che non appartiene a nessuno, e per questo è completamente libero.

La libertà non consiste nello sbarazzarsi di sé

“La fine della ricerca spirituale è una profonda e assoluta accettazione di tutto ciò che è. E questa accettazione, questo vedere attraverso, non è qualcosa che fai tu, in quanto individuo.

Questa accettazione non è un fare, non è una conquista, non è il risultato di niente. Questa accettazione è la natura stessa delle cose, così come realmente sono.

Proprio ora, tutto nasce naturalmente, liberamente, spontaneamente. Proprio ora, l’universo accetta tutto, incondizionatamente, così come è.

Proprio ora, come il Buddha ha visto così chiaramente, non esiste un sé separato. Questo è il mistero che stiamo esplorando.

Tutti noi ne abbiamo avuto, almeno una volta, il sentore: il dissolversi di ogni cosa. Può accadere ovunque, in qualunque momento: mentre passeggiamo nel parco o mentre ascoltiamo il nostro brano di musica preferito o forse mentre guardiamo negli occhi qualcuno che amiamo.

Il futuro e il passato svaniscono, ogni idea di un traguardo futuro,di una futura felicità, di una futura «illuminazione», semplicemente si dissolve nel vasto e ampio spazio che accoglie ogni cosa.

In questa dissolvenza, c’è una semplicità, un senso di intimità, una libertà senza nome. È totalmente al di là di qualunque parola, eppure è così ovvia come respirare.

È intravedere chi sei veramente, al di là di ogni racconto su chi sei. Ognuno di noi lo ha sperimentato.

È proprio lo sforzarsi, molto o per niente, di raggiungere l’illuminazione ciò che offusca l’illuminazione, che è sempre già presente.

È la nostra ricerca di ‘qualcosa in più’ che sembra complicare ciò che è assolutamente evidente: il momento presente e tutto ciò che si manifesta in esso, è tutto quello che è.

Quello che avevo cercato in tutti questi anni, non era qualcosa che si poteva trovare […]. Infatti, non è per niente un «qualcosa», non è una cosa in mezzo ad altre cose, ma la condizione che in primo luogo dà la possibilità alle «cose» di essere.

Questa è la vera intimità: l’intimità con il tutto. Vedi, la vera libertà non consiste nello sbarazzarsi di qualcosa. Riguarda l’innamorarsi di tutto.

Questo innamoramento è anche il dissolversi del ricercatore, lo svanire di tutto ciò che si separa dalla vita così com’è.

Come ricercatore spirituale, ho voluto più di ogni altra cosa liberarmi di Jeff, l’individuo, il cercatore. Ho visto così chiaramente che Jeff era l’unica cosa che si frapponeva tra me e la libertà.

Jeff e tutti i suoi problemi, Jeff e la sua vita difficile - ho pensato che avevo bisogno di sbarazzarmi di tutto questo, per essere libero.

Naturalmente, non si trattava di sbarazzarsi di Jeff. Ma di innamorarsi di Jeff e attraverso di lui, innamorarsi di ogni cosa.

Questa è la vera libertà: una libertà che non nega nulla. L’unità non è sbarazzarsi del singolo, come invece viene ripetuto così spesso dagli insegnanti spirituali.

Come potrebbe l’Unità rifiutare una parte di se stessa? Unità è tutto e quindi include ogni cosa. L’individuo, il cercatore, anche quello è incluso nella profonda accettazione che tu sei.

Persino il cercatore è semplicemente l’Uno vestito da cercatore, in cerca di se stesso …

Non sto nemmeno dicendo di smettere di cercare, perché non sei stato tu ad iniziare la ricerca. Vedere oltre la ricerca è sufficiente. E vedere oltre la ricerca è la fine della ricerca stessa.

L’innamoramento è lo svanire di ogni barriera. Vedere la vita per quello che è, è amore.

Non l’amore della mente (possesso, aspettativa, desiderio), ma un amore senza nome che da sempre ti attira verso di sé.

L’amore è la morte del cercatore, la morte del due. Come Gesù ha detto, «Devi perdere la vita per salvarla»”.

In voi non c’è nulla che non va

Amici, fin dal principio, non siete mai stati guasti. Non siete nati nel peccato. Non siete mai stati destinati al secchio della spazzatura. Non c’è mai stato niente che fondamentalmente mancasse nella vostra vita.

Pensavate soltanto che ci fosse. Altri hanno cercato di convincervi che non eravate abbastanza, perché a loro volta sentivano di non essere abbastanza.

Nella vostra innocenza, e non avendo prova del contrario, ci avete creduto. Così avete passato tutti quegli anni a cercare di ripararvi, purificarvi e perfezionarvi.

Avete cercato potere, ricchezza, fama e persino illuminazione spirituale per dimostrare il vostro valore in quanto “me”.

Avete giocato al gioco “Costruire-una-versione-migliore-di-me”, paragonandovi ad altre versioni di “me” e sentendovi sempre inferiori o superiori, ed è diventato tutto così stancante - cercare di raggiungere quegli obiettivi irraggiungibili, cercare di essere all’altezza di immagini in cui comunque neppure credevate del tutto - e sentivate la mancanza del resto profondo di voi stessi.

Ma siete sempre stati perfetti, vedete, fin dal principio. Perfetti nella vostra assoluta imperfezione.

Le vostre imperfezioni, le vostre manie, i vostri apparenti difetti, le vostre stranezze, i vostri sapori unici e insostituibili erano ciò che vi rendeva tanto adorabili, tanto umani, tanto veri, tanto riconoscibili.

Anche nella vostra gloriosa imperfezione, siete sempre stati un’espressione perfetta della vita, figli adorati dell’universo, opere d’arte complete, uniche al mondo e meritevoli di tutte le ricchezze della vita.

Non si è mai trattato di essere dei “me” perfetti. Si è sempre trattato di essere perfettamente Qui, perfettamente voi stessi, in tutta la vostra divina stranezza.

"Dimenticate l’offerta perfetta", canta Leonard Cohen. "C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce".

Una promessa affettuosa

"Ti ascolterò sempre profondamente, ma non cercherò mai di aggiustarti, ripararti, impedirti di provare ciò che stai provando o darti risposte di seconda mano, memorizzate.

Non farò mai finta di essere “colui che sa”, “l’illuminato”, o un qualche missionario di una verità concettuale molto lontana dall’esperienza presente in tempo reale, immediata, diretta.

Non abbraccerò il tuo dramma, non indulgerò alle tue storie e alle tue conclusioni mentali e alle tue paure e non le nutrirò, non confonderò ciò che sei con la mia storia su di te, con il mio sogno su chi sei.

Ma, amico, ti incontrerò nelle fiamme dell’inferno, ti terrò la mano, camminerò con te finché avrai da camminare, e non me ne andrò, perché tu sei me, e nei più profondi recessi della nostra esperienza siamo intimamente l’un l’altro, e non possiamo fingere che non sia così.

E quindi, se ti senti confuso, sii confuso, adesso. Se provi paura, sii impaurito. Se sei annoiato, annoiamoci profondamente insieme. Se avvampi di rabbia, avvampiamo insieme per un po’, e vediamo cosa succede".

Quando rompiamo lo stampo, interrompiamo il modello di comportamento obsoleto, e prendiamo l’impegno inatteso di nobilitare l’esperienza presente attraverso una connessione radicale con quello che davvero c’è, senza giudicarlo né allontanarlo, forse sono possibili grandi guarigioni.

Il libro su di voi

Su ogni pagina di un libro, dietro le parole - qualunque cosa le parole stiano descrivendo, qualsiasi cosa stia accadendo nella storia - ce il bianco della carta. Raramente notato, anche più raramente apprezzato, ma assolutamente essenziale, perché le parole siano viste.

In sé, la carta non risente della storia narrata - è lì semplicemente a contenere le parole, senza condizioni. Una storia d’amore, un’epica di guerra, una commedia delicata - alla carta non importa.

La carta non teme la fine della storia, né sente la mancanza di un momento precedente della storia. Le pagine centrali non hanno bisogno di sapere come finisce la storia, e la pagina finale non piange quando il protagonista muore.

La carta nemmeno sa che la storia è “finita”. La carta sostiene il tempo ma non è legata al tempo.

Voi non sapete quante pagine mancano nel libro della vostra vita. Non sapete come finirà questa autobiografia.

Dalla prospettiva della mente, “la vostra vita” non è ancora completa, ed il pensiero cerca costantemente di capire quale sia il modo migliore di terminare la vostra storia.

Come sbrogliare tutto ben bene? Come risolvere i problemi irrisolti? Come legare tutte le questioni in sospeso? Come aggiustare tutto?

Ma dalla prospettiva della carta - vale a dire dalla prospettiva della vostra vera identità, la coscienza stessa - la vita è sempre completa così come, e non ce nulla da risolvere, e l’inconoscibilità delle cose è la loro soluzione.

La storia non dev’essere “completata” nel futuro affinché la coscienza sia completamente presente, adesso. Semplicemente, la carta incontra le parole esattamente come sono.

Dalla prospettiva della carta, anche se la storia è un’epica, dalla prima pagina all’ultima pagina non è successo proprio niente. L’intera storia si è svolta nell’immobilità perfetta e immutabile.

La storia più incredibile mai raccontata.

Perdere la fede nel proprio ruolo spirituale

Va bene. Quindi vi sentite in pace, in estasi, nel flusso. State manifestando in maniera perfetta e la vita farà i piani. Vi sta bene tutto quello che accade. Non riuscite ad immaginare di poter soffrire di nuovo, in futuro.

Stacco sulla scena successiva del film della vostra vita. C'è stata una qualche perdita, uno shock, un fulmine a ciel sereno.

Siete a letto, ammalati di dolore, o di pena, o di disperazione. È inaspettato, non era previsto. Le avete provate tutte. Non ne funziona nessuna.

Dov'è finito il vostro risveglio? Non eravate quelli a cui andava bene tutto, che andavano incontro ad ogni esperienza con equanimità ed un semplice “sì”?

Dove sono finiti tutti i vostri progressi spirituali? Il “me” spirituale si sente umiliato e battuto.

Eravate una finta, una frode, una menzogna? Vi siete presi in giro finora? Come tornare al punto in cui eravate?

Non ci tornate. Restate lì. Vi state svegliando da un altro sogno.

Il sogno che l’esperienza presente potesse o dovesse conformarsi ad una qualunque immagine o aspettativa. State scoprendo la vostra autorità interiore.

Questa scena non è un errore. Il film della vostra vita non è guasto. State riscoprendo quanto siete vasti, quanto potete accogliere.

Non dovete “stare bene” sempre. Non dovete essere sempre liberi da ogni resistenza. Siete più grandi di questo, illimitati anzi.

Per voi non esiste il “sempre”. Siete lo spazio per il va-bene e per il non-va-bene, l’accettazione e la resistenza.

Non avete bisogno di un’immagine fissa e immutabile di voi stessi. Non dovete essere guru illuminati o guerrieri spirituali.

Non dovete essere in pace, risvegliati, forti, altamente evoluti, immuni dalla sofferenza. Sono tutte limitazioni false della vostra natura illimitata.

Siate semplicemente ciò che siete, non “questo” o “quello”, ma Colui, lo spazio di tutto questo.

Lasciate che la vita vi scalzi ripetutamente dal vostro piedistallo, fino a perdere ogni interesse nei piedistalli.

Siate gloriosamente irrisolti

Non arriverete mai ad un punto della vita in cui è tutto risolto, tutto legato per bene con il fiocco. Il punto è questo.

Non c’è “scena finale”, c’è solo il film d’avventura che prosegue, eternamente irrisolto.

Si impara ad amare la confusione della vita, la sua natura costantemente mutevole, la sua imprevedibilità.

E si sta come il silenzio immutabile nell’occhio del ciclone, il vasto spazio aperto in cui gioia e dolore, estasi ed agonia, noia e beatitudine possono sorgere e svanire come onde nell’oceano.

Non ci sono problemi quando ci si riconosce come spazio di tutto.

La vera accettazione

Dire sì a questo momento, esattamente come, dire sì a voi stessi, esattamente come siete, non significa abbandonare la possibilità del cambiamento.

Non significa che le risposte non arriveranno, che la tristezza non se ne andrà, che il dolore non sarà alleviato, che nella scena successiva non ci sarà azione intelligente.

Significa essere in completo allineamento con la scena presente, che contiene l’intelligenza di un universo intero.

Significa avere profonda fiducia in questo istante della vita - l’unico istante che esista - e lasciar andare le promesse e le idee su come “dovrebbe” essere la vita.

Invece di voler saltare direttamente alla certezza di domani, abbiate fiducia nell’incertezza di oggi.

Invece di affrettarvi verso una risposta nella scena successiva, abbiate fiducia nella creatività di questa scena in cui non ci sono ancora risposte.

Invece di cercare di correre verso la gioia o la beatitudine del futuro, abbiate fiducia in questo momento presente di dubbio o di dolore, o qualunque sia la forma che l’intelligenza cosmica sta assumendo.

La certezza può arrivare oppure no, col tempo, le risposte possono giungere, la gioia può scoppiare oppure no, possono presentarsi momenti eccitanti prima o poi, ma non sorvolate sui tesori di questo istante.

Se arriveranno le risposte, emergeranno dal fertilizzante del non sapere, il ricco terreno del dubbio.

Se la gioia mostrerà il proprio volto, emergerà dal dolore toccato in profondità.

Se nascerà una nuova vita, crescerà nell’unico luogo d’origine che ci sia: Adesso.

Questo istante è il punto di accesso, il portale, il passaggio della grazia che conduce a tutto ciò che abbiate mai desiderato.

Non sorvolate su di esso alla ricerca delle glorie immaginarie del domani.

La buona notizia è adesso

Proprio qui, proprio adesso, in questo istante, non dovete “capire” il resto della vostra vita, qualunque cosa ne dicano gli altri.

In questo istante, non vi servono tutte le risposte. Arriveranno, col tempo, oppure no, o forse le domande inutili svaniranno.

Non ce fretta. La vita non va di corsa.

Siate come le stagioni. L’inverno non cerca di diventare estate. La primavera non si affretta verso l’autunno. Nemmeno la pioggia corre verso il suolo.

Si faranno le scelte che si faranno, ed in questo, proprio adesso, non avete scelta. Avverranno le decisioni che avverranno, gli eventi si dispiegheranno a tempo debito, ma forse, adesso, non è necessario conoscere le soluzioni o gli esiti, o sapere come sia meglio procedere.

Forse il non sapere è ospite gradito al banchetto della vita. Forse l’apertura alla possibilità è un’amica adorata. Forse persino la confusione può venire a riposarsi qui, dove vi trovate.

E così, invece di cercare di “aggiustare” le nostre vite, invece di provare a risolvere perfettamente l’irrisolvibile e completare velocemente l’epica di un “me” fittizio, semplicemente ci rilassiamo nell’assoluto non sapere, lasciando che tutto sia “fuori controllo”, fiduciosi nell’ordine insito nel folle caos, dipanandoci nel caldo abbraccio del mistero, affondando nell’istante, assaporando pienamente, in tutta la sua unicità e la sua meraviglia.

E poi, magari senza sforzo alcuno, senza nessuna lotta o tensione, senza che "voi" siate affatto coinvolti, le vere risposte emergeranno con i loro tempi perfetti.

Perché affrettarsi verso le risposte, quando le domande stesse sono un tale miracolo?

Farsi da parte

Una cosa che prima o poi impariamo tutti, a nostre spese: mai cercare di aiutare qualcuno, a meno che non sia pronto ad essere aiutato.

Finché l’aiuto non viene richiesto, finché non c’è quella disposizione ad ascoltare e abbandonare i vecchi modelli di comportamento, i vostri tentativi di aiutare verranno percepiti come manipolazione e controllo - un problema vostro, un bisogno vostro, non loro.

Si alzeranno le difese, le posizioni diverranno rigide, finirete per sentirvi frustrati o superiori o impotenti, e i ruoli di “vittima” e “salvatore”, riflessi in uno specchio, vi faranno sentire più disconnessi che mai l’uno dall’altro.

Come aiutare davvero? Incontrateli nel luogo in cui si trovano, proprio adesso.

Abbandonate il sogno della loro immediata guarigione. Rallentate. Riconoscete la loro esperienza presente.

Non cercate di imporre i vostri programmi, non date per scontato cosa è “meglio” per loro. Forse non sapete cosa è “meglio”.

Forse sono più forti, più intelligenti, più pieni di risorse e potenziale di quanto abbiate mai ritenuto possibile.

Forse ciò che è “meglio” per loro proprio adesso è non desiderare - né necessitare - il vostro aiuto!

Forse in realtà hanno bisogno di soffrire o lottare di più. Forse si stanno allineando e curando in un modo tutto loro.

Forse ciò che questo istante richiede è fiducia, e ascolto profondo, e profondo rispetto per il punto del viaggio in cui si trovano.

Forse state solo cercando di aiutare voi stessi.

Forse il vero cambiamento non si origina dal tentativo di imporre il cambiamento agli altri, ma da un allinearsi con il luogo in cui si trovano proprio adesso, dal dare libero corso a tutta l’intelligenza creativa del momento, dall’onorare l’unicità del loro percorso e il loro misterioso processo di guarigione.

Quando cercate di cambiare qualcuno, gli state comunicando che così com’è non va bene, che rifiutate la sua esperienza presente e le opponete resistenza e la trovate spiacevole e volete che sia diversa.

Potreste perfino comunicargli che non gli volete bene.

Quando smettete di cercare di cambiarlo, e gli andate incontro così com’è, e vi allineate con la vita così come si presenta, un grande e inaspettato cambiamento è allora possibile, perché adesso siete veri amici ed alleati dell’universo.

Smettete di cercare di cambiare gli altri, ed essi cambieranno, oppure no, a modo loro, nei loro tempi perfetti.

Forse l’aiuto più grande sta proprio nel farsi da parte.

Quando il terreno si sgretola

Cosa accade quando vi cede il terreno sotto i piedi? Un’amicizia si interrompe all’improvviso, il successo si tramuta in fallimento dalla sera alla mattina, muore una persona cara, ricevete una diagnosi di punto in bianco, e improvvisamente sentite uno sradicamento profondo, una viscerale incertezza, la sensazione che il mondo vi stia sfuggendo di mano.

Niente sembra più reale. Avete la sensazione che la vita non sia più la “vostra” vita, di trovarvi in un qualche strano film impersonale, di non sapere dove andare, e neppure dove posare i piedi.

Il futuro, che un tempo sembrava tanto solido e “reale”, si rivela adesso per la menzogna e la fiaba che era, ed i vostri sogni sul “domani” si frantumano in mille pezzi.

“Domani” non ci sarebbe comunque mai stato, non nel modo che avevate inconsciamente programmato.

Adesso non ci sono risposte in grado di soddisfarvi, non ci sono autorità a guidarvi, perché nessuno può sperimentare la vostra esperienza al posto vostro, nessuno ha le risposte di cui avete bisogno, e vi sentite profondamente soli su un pianetucolo che gira nello spazio vasto e insondabile.

Vorresti tornare gattoni nel ventre originario, ma il ventre è scomparso.

Meraviglioso! È meraviglioso! Che invito!

La vita non è andata storta, perché la vita non può andare storta, perché tutto è vita, e la vita è tutto.

Solo i nostri sogni e i nostri piani sulla vita possono andare in frantumi, la vita in sé non può farlo.

Questa esperienza presente, questa confusione, questo dubbio cosmico, questo dolore non è contrario alla vita, è vita, vita furiosa, vita vibrante, la sacra vita dell’istante.

Questa non è la scena “sbagliata” del film, questo è il film, per quanto difficile sia guardarlo in questo preciso istante.

C’è una vasta intelligenza all’opera, un’intelligenza che ci fa respirare la notte, fa battere il nostro cuore, pompa sangue ovunque nel corpo e guarisce le nostre ferite quando “noi” non siamo neppure lì a notarlo o interessarcene.

Che accade se, solo per un istante, smettiamo di cercare di capire tutto, smettiamo di attaccarci ai vecchi sogni e smettiamo di piangerne la perdita, e affrontiamo la realtà cruda, disgregata delle cose, così come sono?

Che accade se, solo per un istante, facciamo davvero la mossa radicale e inaspettata di dire sì all’incertezza, al dubbio, alla confusione, alla sofferenza, al dolore?

Che accade se affermiamo l’irrisolto mistero piuttosto che cercare di sfuggirgli?

Che accade se ci voltiamo verso la desolazione invece che dall’altra parte?

Che accade se davvero abbiamo fiducia nella rottura-apertura delle cose, e lasciamo che l’intelligenza profonda della vita operi la sua magia sotto forma di desolazione?

Può andar bene, solo per un istante, non avere le risposte, non avere i punti di riferimento, non sapere più niente?

Può andar bene, solo per un istante, sentire questo, qualunque forma questo stia assumendo ora?

E, in mezzo alle macerie, possiamo di nuovo respirare, ed entrare in contatto con quel luogo dentro di noi, quell’intimo e familiare luogo di silenzio e profonda presenza?

Il luogo che non ha bisogno di sapere e a cui non importa l’esito dei sogni e che non vuole nessuna risposta?

Riusciamo a ricordare queU’immobilità che, segretamente, è sempre stata la nostra migliore amica?

Riusciamo a rilassarci in quella chiarezza che non è mai svanita?

Possiamo fondare la nostra posizione su quella consapevolezza che non può essere distrutta?

Forse l’intelligenza cosmica che siamo non ci ha davvero abbandonati, e nel cuore esatto dell’apparente disastro di questo istante c’è qualcosa che non è affatto coinvolto nel disastro.

Possiamo chiamarlo amore, o Dio, o coscienza, o semplicemente Chi Siamo Davvero, a monte dei nostri sogni su come dovrebbe essere la vita, sull’aspetto e le sensazioni e il gusto e il suono e l’odore che questo istante dovrebbe avere.

Forse i nostri sogni esistono per essere distrutti, e i nostri piani esistono per crollare, e i nostri domani esistono per dissolversi negli oggi, e forse tutto questo è un unico gigantesco invito a svegliarci dall’illusione del controllo ed abbracciare pienamente ciò che è presente.

Forse è tutto un richiamo alla comprensione, ad accogliere profondamente questo universo in tutta la sua estasi e in tutto il suo dolore e nella sua gloria agrodolce.

Forse non abbiamo mai avuto davvero il controllo delle nostre vite, e forse siamo costantemente invitati a ricordarcelo, dato che costantemente lo dimentichiamo.

Forse la sofferenza non è affatto il nemico, e al suo centro vi è una lezione diretta, in tempo reale, che dobbiamo imparare tutti, se vogliamo essere veramente umani, e veramente divini.

Forse il crollo contiene sempre i semi della svolta.

Forse soffrire non è che un rito di passaggio, non un test o una punizione, né un cartello che indica qualcosa nel futuro o nel passato, ma un indicatore diretto del mistero dell’esistenza in sé, qui ed ora.

Forse la nostra vita non può affatto “andare storta”.

Il rimpianto e il film della vita

Il rimpianto è il futile tentativo di alterare il passato compiuto dal pensiero. Ma cercare di manipolare il passato è come cercare di riawolgere il nastro fino ad arrivare ad una scena precedente di un film che state guardando già da un po’, al fine di alterarla.

Il pensiero dice: “Quella scena doveva essere diversa!” o anche “Quella scena non doveva proprio esserci!”.

Ma naturalmente il film era perfetto così com’era - una perfezione che in realtà includeva qualsiasi scena apparentemente “imperfetta”.

L’apparenza di un’imperfezione passata è parte della perfezione cosmica di questo istante.

Riconoscere che le cose sono esattamente così come sono, proprio adesso, non è un invito al distacco e alla negazione della vita, una scusa per rifiutare l’apparenza del mondo in quanto “illusoria”, con atteggiamento noncurante.

Proprio il contrario. Non è prendersi una pausa dalla vita dicendo “È, tutto perfetto, quindi non farò più niente per portare aiuto o cambiare le cose”.

Quello è un altro blocco, un’altra posizione concettuale, un’altra fuga dalla realtà.

Questa perfezione ha un’apertura radicale al mondo, un’apertura al resto del film, un’apertura a ciò che accade.

Possiamo ancora imparare lezioni dal passato, e portarle nel futuro. Ma il senso di rimpianto scompare.

Non riavvolgiamo più il nastro. Potremmo chiamarla “fiducia”, ma non c’è alcun bisogno di darle un nome.

Non possiamo cambiare il passato (riavvolgi), non possiamo conoscere il futuro (avanti veloce), ma possiamo incontrare la vita esattamente per com'è (avanti), e avanti, avanti.

Ci sono due voi?

Siete Re, Regine, contemplate il vostro magnifico regno in perpetuo mutamento. Pensieri, sensazioni e sentimenti sfilano costantemente in voi, nel momento presente.

Senza la vostra costante Presenza, non ce sfilata. Senza di Voi, non ce nulla.

L’unica cosa che desiderate, l’unica cosa che avete sempre cercato - VOI - è l’unica cosa che non apparirà mai nella sfilata di pensieri ed emozioni, perché per voi non può essere una “cosa”.

I pensieri danzeranno, le sensazioni fremeranno, i sentimenti bruceranno, ma Voi non apparirete mai alla vostra presenza - PERCHÉ NON POSSONO ESSERCI DUE VOI.

Potreste attendere in eterno che appariate Voi. Ma chi sarebbe in attesa?

Da un certo punto di vista, è una tragedia! Non troverete mai quello che state cercando attraverso la sua ricerca.

La ricerca spirituale può quindi finire in esaurimento e in disillusione, in frustrazione e persino disperazione.

Da un altro punto di vista la comprensione del fatto che VOI NON POTETE APPARIRE A VOI è un gigantesco invito a ricordare chi siete davvero, a prescindere dalla sfilata:

  • Quello che mai compare né scompare.
  • Quello senza cui non può esservi alcuna sfilata.
  • Quello che si trova al di là del ciclo eterno di vita, morte e rinascita.

Siete Re, Regine, e non c'è lignaggio, non c'è linea di successione: ci siete soltanto Voi.

Non è solipsismo o narcisismo - è pace profonda, è compassione-che-spacca-il-cuore per tutto coloro che non comprendono ancora il loro vero valore.

Il risveglio spirituale nella vita quotidiana

Come si fa a smettere di scappare dal "disordine della vita" ? Dalle nostre convinzioni? Dalle nostre frustrazioni? A smettere di annaspare nella continua ricerca della felicità?

Semplicemente fluendo con tutto questo.

Il libro parla di come ritrovare la totalità della vita, ora, non domani, non "un giorno" ma in questo momento, nel bel mezzo dell'esperienza presente.

Di come ritrovare chi sei veramente, lasciando andare la falsa immagine che ci siamo costruiti di noi stessi.

Questo testo è estratto dal libro "La Meraviglia dell'Essere".

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