La meditazione del Ponte Arcobaleno è una pratica simbolica associata al Ponte Antahkarana, chiamato anche “sentiero” o “ponte arcobaleno”, attraverso il quale l’essere umano, dopo la discesa nella materia e una serie di incarnazioni, ritorna allo Spirito mediante un processo di allineamento prima con l’Anima e poi con lo Spirito stesso.
Nel linguaggio del lutto, invece, il Ponte dell’Arcobaleno è il luogo immaginario in cui gli animali che ci hanno accompagnato nella vita ritrovano salute, serenità e libertà, attendendo il momento del ricongiungimento con la persona amata. Le due immagini sono diverse per origine e significato, ma condividono l’idea di un ponte come passaggio, connessione e trasformazione.
Che cos’è la meditazione del Ponte Arcobaleno
Il Ponte Antahkarana o ponte arcobaleno è anche detto IL SENTIERO. È attraverso questo “ponte” o via illuminata che dopo la discesa nella materia, dopo una serie di incarnazioni, ogni essere umano ritorna allo Spirito attraverso un processo di allineamento… prima con l’Anima, poi con lo Spirito stesso.
Ogni Anima incarnata sulla Terra, prima o poi, dovrà incamminarsi su questo Sentiero di ritorno in modo cosciente, in un processo che si svolge a tappe attraverso la creazione, lo sviluppo e la costruzione del Ponte Antahkarana. Il percorso richiede molto impegno, richiede anche sacrificio ma è un passaggio che di questi tempi, lavorando con le dovute accortezze, con la dovuta disciplina e con la dovuta umiltà, può essere realizzato anche in una sola incarnazione, e questo non è cosa da poco.
In questa prospettiva, la meditazione non rappresenta soltanto un momento di rilassamento, ma una pratica orientata a favorire il collegamento tra i diversi livelli dell’esperienza personale: corpo, emozioni, mente, intuizione e volontà spirituale.
Il significato simbolico del ponte
Il ponte rappresenta il passaggio verso un’altra dimensione, in cui l’animale vive sereno in attesa del suo compagno umano. Secondo la leggenda, quando il giorno del nostro addio arriverà, l’amico a quattro zampe ci riconoscerà e ci correrà incontro per attraversare il ponte insieme.
Questo simbolo ha una forza straordinaria perché trasforma il dolore in speranza, facendo sentire ancora viva la connessione tra noi e i nostri animali. È un’immagine condivisibile, capace di donare conforto a chi soffre e desidera un modo tenero per ricordare.
L’idea di un ponte può essere quindi letta come un’immagine di collegamento tra ciò che è separato: la personalità e l’Anima, la mente e il cuore, la vita terrena e una dimensione spirituale, oppure la persona rimasta sulla terra e l’animale che non è più fisicamente presente.
Le origini dell’immagine del Ponte Arcobaleno
La storia del Ponte dell’Arcobaleno nasce negli Stati Uniti, più precisamente ha origine dai nativi americani, diffondendosi negli anni grazie al passaparola, a racconti condivisi nei forum e a poesie dedicate agli animali defunti. Non esiste un autore preciso: si tratta di una leggenda nata per colmare il bisogno di una narrazione che aiuti ad affrontare il lutto con amore.
La leggenda del Ponte Arcobaleno è diventata nel tempo un simbolo di consolazione e di speranza, un’immagine poetica che accompagna chi ha perso un animale domestico e si interroga sull’esistenza di un Aldilà degli animali. Questa leggenda, oggi diffusa in numerosi contesti, nasconde origini misteriose e risponde al nostro bisogno di mantenere vivo il ricordo dei nostri compagni di vita non-umani.
La paternità originale del testo in prosa è stata incerta, come dicevamo, per lungo tempo. A tutt’oggi, se digitate su un motore di ricerca, la prima risposta sarà quasi sicuramente che si tratta di una “leggenda degli indiani d’America”.
L’idea di un paradiso degli animali venne per prima alla scrittrice canadese Margaret Marshall, che nel 1902 pubblicò un romanzo di successo intitolato Beautiful Joe’s Paradise: qui manca il “ponte arcobaleno”, ma è presente l’idea dell’Aldilà degli animali; la stessa idea, ma non sappiamo se si ispirò alla Marshall, fu perfezionata dalla giornalista scozzese Edna Clyne-Rekhy, che nel 1959 “aggiunse” il ponte dell’arcobaleno come mezzo di ascesi.
Solo molti anni dopo, nel 1994, Paul C. Dahm, consulente del dolore in Oregon, ha usato l’idea come “terapia del lutto”, registrando un copyright su una variazione del testo di Edna. Trovo poi, di seconda mano, che tale William N. Britton, nello stesso anno 1994, sostenne che la poesia gli era stata raccontata da uno sciamano nativo americano, così avviando la leggenda metropolitana della paternità dei pellirosse.
Nel 1998, copyright anche per due poetici coniugi, Steve e Diane Bodofsky, su una versione in rima in 6 quartine; trovo citato infine, ma poco chiaramente, anche Wallace Sife, che ha trattato la terapia del lutto.
Edna Clyne-Rekhy e la ricostruzione della storia
Il merito dell’attribuzione veritiera va allo scrittore Paul Koudounaris, che nel febbraio 2023, solo due anni fa, ha pubblicato un articolo in cui ha raccontato nel dettaglio la storia del testo, con tanto di prove, tra cui il manoscritto originale, rivelando senza dubbio che era stato scritto dalla succitata giornalista e scrittrice scozzese Edna Clyne-Rekhy, nel 1959.
Edna Clyne-Rekhy, oggi 84enne, scrisse questo “Rainbow Bridge” (“Ponte dell’Arcobaleno”) in memoria del suo amato cane Labrador, Major. Aveva dattiloscritto delle copie da regalare agli amici, e rapidamente le copie si moltiplicarono grazie alla commovente capacità consolatoria del testo.
Le copie erano anonime, e il Ponte dell’Arcobaleno restò uno scritto che “si era fatto da solo”, come direbbe Verga. Ma nel 1994 una rivista di consigli americana molto seguita, dal titolo “Dear Abby”, apprezzando la popolarità del testo, lo pubblicò anonimo così come circolava.
Nonostante la grande popolarità del poema, Edna non era a conoscenza del successo del suo scritto, fino a quando il succitato Paul Koudounaris, con un impegno davvero indefesso, non ricostruì la vicenda. I contenuti dei fogli autografi della scrittrice, nel mondo anglosassone, vengono spesso usati come epitaffi nei cimiteri per animali domestici.
La leggenda del Ponte dell’Arcobaleno per gli animali
La leggenda racconta che proprio alle soglie del Paradiso esiste un luogo speciale chiamato il Ponte dell’Arcobaleno. È lì che si recano gli animali domestici che ci hanno amato e accompagnato nella vita, quando lasciano questo mondo.
In questo luogo incantato, tra colline verdeggianti, ruscelli limpidi e fiori profumati, i nostri amici ritrovano forza, salute e gioia. Corrono liberi, giocano insieme, si scaldano al sole e gustano il loro cibo preferito: è un regno sereno, dove non esiste dolore.
Se in vita erano malati o vecchi qui ritrovano salute e gioventù, se erano menomati o infermi qui ritornano ad essere sani e forti così come li ricordiamo nei nostri sogni di tempi e giorni ormai passati.
Eppure, anche in questo paradiso, il loro cuore serba un’unica nostalgia: quella per la persona amata che hanno lasciato sulla terra. E quando, un giorno, ti vedranno arrivare all’orizzonte, ti riconosceranno all’istante: gli occhi brillanti, le zampe in corsa, il cuore colmo di felicità.
In quell’abbraccio ritrovato, nulla potrà più separarvi. Insieme, attraverserete il Ponte dell’Arcobaleno - per non dirvi mai più addio.
Il ricongiungimento con il proprio animale
Tutti gli animali corrono e giocano insieme ma viene il giorno in cui uno si ferma improvvisamente e guarda all’orizzonte. I suoi occhi scintillanti sono attenti, il suo agile corpo freme.
All’improvviso comincia a correre fuori dal gruppo, volando sopra l’erba verde; le sue gambe lo spingono sempre più veloce. Lui ti ha avvistato e quando tu ed il tuo amico speciale finalmente v’incontrate, tutto è gioia e non vi separerete mai più.
Questa volta, però, la vostra unione è destinata a durare per sempre: non ci sarà più nulla che potrà interrompere il vostro bellissimo rapporto. E, un giorno, quando anche noi umani lasceremo questo mondo e cammineremo sul ponte, insomma quando finalmente saremo insieme, loro verranno di corsa verso di noi, per passare insieme il resto dell’eternità.

Il lutto per la perdita di un animale
La perdita di una persona cara non è l’unico triste evento che potrebbe portare a una condizione di stress post-traumatico causato da un lutto. Anche la scomparsa di un animale domestico, infatti, potrebbe portare a un trauma da distacco, con le stesse caratteristiche di quelli vissuti nel caso della scomparsa di un genitore, un parente o un amico.
I nostri amici a 4 zampe rivestono un ruolo sempre più importante nella nostra quotidianità e nella nostra vita in generale. Ci fanno compagnia nei momenti più difficili e rallegrano le giornate più tristi non facendoci mai sentire soli.
Per questo, la loro perdita può essere molto difficile da superare. Almeno fino a quando non vi ritroverete sul ponte arcobaleno per ricongiungervi una volta per tutte.
La morte degli animali d’affezione è ormai considerata un lutto a tutti gli effetti, ben lo sapevano gli antichi, e non si tratta solo dello scolastico Passero di Lesbia: gli antichi celebrarono soprattutto cani e cavalli, dedicando loro epitaffi funerari, inumazioni e vere e proprie lapidi.
In seguito, la perdita di un animale domestico è stata vissuta come “secondaria”, e poco compresa, concetto legato alla svalutazione del mondo animale rispetto a quello umano. Ma è ormai conquista civile la considerazione degli animali come “compagni” e non più solo “da compagnia”, e la loro perdita è scientificamente considerata un lutto a tutti gli effetti.
Perché si dice “buon ponte”
Ora che sai che cos’è la leggenda del ponte dell’arcobaleno e quale sia il suo dolcissimo - e profondissimo - significato, ti sarà più chiaro anche perché si dice “buon ponte” a un cane o un gatto che ci sta per lasciare.
Con questa frase, stiamo augurando ai nostri amici un felice viaggio nell’aldilà dove, come abbiamo appena visto, li attende una vita fatta di corse, giochi, buon cibo e tanti nuovi amici.
Non solo: questa stessa frase, o nella sua versione più lunga “Buon ponte dell’arcobaleno”, viene utilizzata anche per rincuorare la persona che sta soffrendo per il lutto causato dalla morte del proprio animale domestico.
Un modo per dimostrare vicinanza, solidarietà e comprensione nei confronti di una persona che sta attraversando un momento particolarmente difficile.
Il Ponte Arcobaleno nelle tradizioni spirituali
L’Aldilà, in tantissime culture, da quella biblica a quella islamica, è un luogo di felicità popolato da animali che convivono pacificamente, piante rigogliose e uomini felici. In questo modo gli antichi suggerivano un’idea di beatitudine associata alla natura: dunque, per gli antichi, gli animali, finita la vita terrena, proseguivano in quella ultraterrena, esattamente come gli umani.
Nel folklore messicano gli alebrijes sono animali coloratissimi con la funzione di angeli custodi, che assistono le persone nel corso della loro vita, diventano cioè spiriti guida che continuano a stare vicini ai loro compagni terreni.
L’idea di un “ponte” tra terra e cielo è abbastanza scontata: i latini chiamavano “pontifex“, pontefice, “facitore di ponti” colui che aveva la funzione religiosa di stabilire una connessione tra la terra e il cielo, come spiega bene la Crusca.
Ma l’idea di usare l’arcobaleno per salire in cielo dopo la morte esiste solo nella tradizione nordica: il Bifröst, il ponte della mitologia scandinava, che unisce Midgard, il mondo degli uomini, ad Asgard, la dimora degli dèi.
Il nome significa infatti “via tremula” o “via dei colori”. Il Bifröst non era concepito per gli animali, in realtà, ma la sua immagine di connessione tra il terreno e il divino ha ispirato molti a vedere nell’arcobaleno un mezzo per salire in cielo.
In alcune filosofie orientali, come il buddismo, l’arcobaleno è il ponte di cui si serve la divinità per scendere dal cielo sulla terra. Processo inverso, ma è solo questione di punti di vista.
Il Ponte Antahkarana e i suoi due triangoli
Dio Creatore crea principalmente attraverso la figura geometrica del triangolo. Infatti sia l’Anima che la personalità sono dotate di triplicità. Si parla infatti di triplice Corpo Inferiore: PERSONALITÀ e triplice Corpo Superiore: ANIMA.
L‘interazione fra Anima e personalità avviene tramite lo sviluppo del Ponte Antahkarana o Ponte Arcobaleno. Il triangolo inferiore che viene denominato PERSONALITÀ è composto di tre vertici.
Il triangolo della personalità
- Corpo fisico/eterico: è il nostro apparato fisico che noi utilizziamo su questo piano di realtà per muoverci, per camminare, per agire, per svolgere le nostre azioni.
- Corpo emotivo/astrale: il corpo astrale viene utilizzato durante il sonno, è collegato al corpo fisico tramite una cordicella d’argento che si trova posteriormente tra il secondo e il terzo Chakra.
- Mente razionale: è quella che la fa un po’ da padrona tutti i giorni.
Possiamo infatti uscire dal nostro corpo fisico e attraverso il corpo astrale o corpo emotivo muoverci nel piano astrale. Durante il giorno il corpo astrale rientra, si allinea al corpo fisico nella sua sede diurna e ci permette di essere in contatto con la parte emotiva, con le emozioni e i sentimenti.
In questa Era quasi tutte le anime incarnare sono polarizzate, come attenzione, sulla mente razionale, infatti la sfida animica di questa Era, l’Era Acquariana, è quella di gestire la mente razionale.
La mente razionale ha comunque delle qualità importanti: ci permette di studiare, di accumulare nozioni, dati. Attraverso la mente leggiamo, impariamo, assimiliamo le informazioni ma dobbiamo anche imparare a discernere, discriminare, catalogare, analizzare fare quindi un’opera di discernimento e di scrematura di tutte le informazioni che durante il giorno riceviamo e contattiamo.
Quando la mente razionale funziona veramente bene è come un setaccio, che espelle tutto ciò che non serve e trattiene soltanto le cose più preziose, utili e necessarie.
Il triangolo dell’Anima
Il triangolo superiore che viene denominato ANIMA è anch’esso composto di tre vertici.
- Intuizione: l’intuizione è collegata al Cuore, può essere anche chiamata comprensione intuitiva.
- Mente superiore: la mente superiore è un corpo molto particolare, potremmo definirlo l’evoluzione della mente razionale.
- Volontà spirituale: la volontà spirituale è direttamente collegata al Chakra di Corona perché da lì abbiamo la possibilità di contattare non soltanto la nostra Stella dell’Anima, ma attraverso la Stella dell’Anima anche i Chakra superiori.
L’Anima ha la capacità di unire la vibrazione del Cuore con quella della mente, unire cuore e mente produce INTUIZIONE (comprensione intuitiva). L’intuizione è quindi una qualità dell’Anima ed è collegata al Chakra del Cuore.
È uno stato dell’Anima che è in grado sia di discernere, discriminare, catalogare ma soprattutto UNIRE. Attraverso la Mente Superiore è possibile centrarsi sul concetto di Unità ed è quindi attraverso lo sviluppo della mente superiore che viene favorita la comprensione e l’attuazione dei principi Acquariani: fratellanza, collaborazione, comprensione, volontà di bene, armonia etc…
La Mente Superiore è collegata direttamente al Chakra del Terzo Occhio. La volontà spirituale è direttamente collegata al Chakra di Corona perché da lì abbiamo la possibilità di contattare non soltanto la nostra Stella dell’Anima, ma attraverso la Stella dell’Anima anche i Chakra superiori.
Abbiamo la possibilità di portare qui e ora la Volontà Spirituale o volontà del Padre e tutto ciò è possibile attraverso il Chakra di Corona: la connessione con le Alte Sfere, con la Fonte, con la volontà del Padre Creatore.
Che cosa unifica la meditazione
Il risultato più importante dello sviluppo del Ponte Antahkarana è il collegamento dei tre veicoli della personalità con i tre veicoli dell’Anima, quindi il triplice corpo inferiore che si connette con il triplice corpo superiore.
L’atto di “tessere i fili” di questo Ponte deve occupare una parte consistente e considerevole del nostro tempo e della nostra energia. Per potersi radicare, questo collegamento richiede vari tipi di discipline ed esperienze, la meditazione di oggi rientra in queste pratiche.
I collegamenti richiesti sono il collegamento tra mente inferiore e mente superiore perché, come abbiamo visto, la mente superiore unifica, la mente inferiore setaccia, discerne. Attraverso l’integrazione di queste due realtà noi diventiamo realmente degli esseri pensanti, in grado di utilizzare la mente e il Corpo Mentale.
L’altro collegamento importante è il collegamento tra il corpo emotivo e l’intuito. L’intuito avviene nel Cuore. È molto importante elevare l’aspetto delle emozioni alla vibrazione del Cuore, integrare le emozioni nel Cuore significa comprenderle, accoglierle e averne padronanza e non essere più padroneggiati da esse.
Il terzo aspetto importante è il collegamento tra la volontà personale e la volontà del Sé Superiore, che poi diventa Volontà Spirituale. Questi contatti, che sono indispensabili, esporranno sicuramente la nostra vita a delle fasi di trasformazione.
Come prepararsi alla pratica
Il percorso richiede molto impegno, richiede anche sacrificio ma è un passaggio che di questi tempi, lavorando con le dovute accortezze, con la dovuta disciplina e con la dovuta umiltà, può essere realizzato anche in una sola incarnazione, e questo non è cosa da poco.
Il coraggio è necessario per chi intraprende questo Sentiero. La costruzione di questo “ponte” sottointende un RISVEGLIO, perché tutto deve essere risvegliato, tutto è in noi, ma noi ne dobbiamo diventare coscienti e consapevoli.
I tempi sono maturi affinché attraverso l’impegno, attraverso la meditazione, il servizio, la preghiera e il fatto di diventare ogni giorno più osservatori e meno coinvolti, tenendo a freno il giudizio che deve diventare capacità di discernere, di osservare, padroneggiando la parola e quindi facendola diventare parola portatrice di Verità, che possa scaturire da un collegamento cuore-gola autentico, noi, passo passo, diventiamo delle personalità infuse d’Anima.
La costruzione interiore del Ponte Arcobaleno
La costruzione di questo “ponte” sottointende un RISVEGLIO, perché tutto deve essere risvegliato, tutto è in noi, ma noi ne dobbiamo diventare coscienti e consapevoli. Il Risveglio completo di questo Ponte Arcobaleno avviene poi attraverso il Servizio al genere umano.
Quindi a un certo punto della nostra vita sarà necessario trovare una modalità di espressione che sia di servizio all’esterno, all’umanità. Prima che un uomo possa incamminarsi sul sentiero evolutivo deve diventare egli stesso il Sentiero.
In altre parole: noi dobbiamo diventare ciò che diciamo, ciò che pensiamo, ciò che sentiamo. Quando siamo veramente il Sentiero, Anima e personalità si sposano, si allineano completamente e allora non avremo più due triangoli collegati attraverso il Ponte, ma avremo una personalità infusa d’Anima, due triangoli intrecciati che formano una stella a sei punte, simbolo di chi ha percorso il Sentiero del discepolo e ha ottenuto l’Unità interiore ed esteriore.
Il completamento prevede che la personalità si sia perfettamente fusa con l’Anima, realizzandosi come Quintessenza Divina, quintessenza di intelligenza, quintessenza di volontà di bene, quintessenza di intuizione, amore e unità.

Una possibile sequenza meditativa simbolica
Adesso faremo insieme una bellissima meditazione per farti sperimentare direttamente questa rappresentazione della personalità infusa d’Anima e tessere alcuni fili del tuo personale Ponte Antahkarana.
La pratica può essere orientata alla percezione progressiva dei tre collegamenti fondamentali: mente inferiore e mente superiore, corpo emotivo e intuito, volontà personale e Volontà Spirituale.
Primo collegamento: mente inferiore e mente superiore
La mente razionale ci permette di studiare, di accumulare nozioni, dati. Attraverso la mente leggiamo, impariamo, assimiliamo le informazioni ma dobbiamo anche imparare a discernere, discriminare, catalogare, analizzare fare quindi un’opera di discernimento e di scrematura di tutte le informazioni che durante il giorno riceviamo e contattiamo.
Attraverso l’integrazione di queste due realtà noi diventiamo realmente degli esseri pensanti, in grado di utilizzare la mente e il Corpo Mentale.
Secondo collegamento: corpo emotivo e intuito
È molto importante elevare l’aspetto delle emozioni alla vibrazione del Cuore, integrare le emozioni nel Cuore significa comprenderle, accoglierle e averne padronanza e non essere più padroneggiati da esse.
L’Anima ha la capacità di unire la vibrazione del Cuore con quella della mente, unire cuore e mente produce INTUIZIONE (comprensione intuitiva).
Terzo collegamento: volontà personale e Volontà Spirituale
Il terzo aspetto importante è il collegamento tra la volontà personale e la volontà del Sé Superiore, che poi diventa Volontà Spirituale. Abbiamo la possibilità di portare qui e ora la Volontà Spirituale o volontà del Padre e tutto ciò è possibile attraverso il Chakra di Corona: la connessione con le Alte Sfere, con la Fonte, con la volontà del Padre Creatore.
Questi contatti, che sono indispensabili, esporranno sicuramente la nostra vita a delle fasi di trasformazione. Il coraggio è necessario per chi intraprende questo Sentiero.
La pratica quotidiana e l’esperienza personale
Se questa pratica viene eseguita tutti i giorni per una settimana darà il via a dei cambiamenti veramente profondi nella tua vita, riuscirai a sentire gradualmente questa unificazione e la forza di quel punto luminoso, dell’Atomo Vitale che è la tua Quintessenza, la Scintilla Divina.
Mano a mano che pratichi potrai comprendere anche la modalità per sviluppare il Sentiero, per sviluppare il Ponte Antahkarana e diventare così, sempre più, una personalità infusa d’Anima.
La meditazione di oggi tratta un argomento molto importante e profondo. È semplice nell’esecuzione ma avanzata nei contenuti, per cui consiglio di leggere bene la spiegazione dell’argomento qui nel testo.
✨ Meditazione per unificare Anima e personalità (audio-meditazione guidata) ✨ La Porta della Luce
La meditazione come sostegno nel lutto
Questa leggenda è dedicata a tutte le persone che soffrono per la perdita di un animale e a tutti gli animali che hanno amato un essere umano durante la vita. Questo racconto leggendario può aiutare ad alleviare il dolore per la scomparsa di un animale e il senso di vuoto che si prova all’interno della famiglia.
Può sembrare una storia banale e strappalacrime, ma vi assicuro che il potere taumaturgico di questo racconto è favoloso, e chi ha perso un animale domestico può testimoniarlo.
Il fatto che il testo fosse anonimo e che la sua diffusione sia diventata mondiale sono i due fattori che hanno trasformato questo “mito” in un vero e proprio rituale di consolazione. Su quell’arcobaleno si realizza il bisogno umano di dare un senso al dolore.
Lì prende corpo la speranza in una vita ultraterrena oltre quella fisica. Ultimo e non ultimo, si dà una risposta all’eterno dubbio sulla fine dei nostri animali domestici, che avrebbero pur diritto allo stesso paradiso degli umani, nel nostro immaginario.
Il Ponte Arcobaleno nelle posizioni religiose contemporanee
Per la Chiesa Valdese gli animali sono accanto a noi, e ricevono la stessa promessa di vita anche dopo la morte.
Ma non dimentichiamo la Laudato si’ (paragrafo 83) del 2015, dove Papa Francesco richiama la Lettera ai Romani (8:21), scrivendo: “Aggiungiamo un ulteriore argomento per rifiutare qualsiasi dominio dispotico e irresponsabile dell’essere umano sulle altre creature. Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio, in una pienezza trascendente dove Cristo risorto abbraccia e illumina tutto“.
Questa visione si allinea all’idea di una redenzione cosmica, in cui non solo l’uomo, ma tutta la creazione sarà trasfigurata.
Frasi commemorative ispirate al Ponte dell’Arcobaleno
Ecco alcune frasi per animali defunti ispirate al significato del Ponte dell’Arcobaleno, da dedicare o usare come epigrafi su urne o ricordi personalizzati:
- “Ora corri felice oltre il Ponte dell’Arcobaleno. Un giorno ci ritroveremo.”
- “Non sei più al mio fianco, ma vivi per sempre nel mio cuore.”
- “Ogni arcobaleno mi ricorderà la tua coda che scodinzola tra le nuvole.”
Su questo tema ha scritto una bella poesia, struggente, la nota Alda Merini.
“Anima che accarezzo a sera, e sei un cane stanco, ma un cane sempre fedele. Un cane che balbetta un nome: padrone, padrone mio. Non lasciarmi anima cane, non lasciarmi mai.”
Il valore del ricordo
La leggenda del Ponte dell’Arcobaleno è spesso citata durante cerimonie commemorative, cremazioni e sui social come gesto di affetto. In molti scelgono urnette personalizzate con simboli arcobaleno, poesie e dediche ispirate a questa immagine.
Il valore del ricordo non dipende dalla possibilità di dimostrare l’esistenza di un Aldilà, ma dalla capacità di riconoscere la profondità del legame vissuto. Detto ciò, in fondo poco importa che cosa accada nell’Aldilà, visto che non possiamo dimostrare né che esista, né che non esista.
Credo sia molto più importante amare e rispettare la natura e gli animali nell’Aldiqua. Qui e ora. Solo così, quando se ne andranno, potremo consolarci davvero, pensando di avere avuto con loro, e dato loro, una “buona vita“.
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