Nel Buddismo, “trasformare il veleno in medicina” significa trasformare illusioni, karma e sofferenza in saggezza, forza interiore, compassione e illuminazione. La pratica di Nam-myoho-renge-kyo viene considerata il mezzo attraverso cui una persona affronta le difficoltà non come una condanna definitiva, ma come un’occasione per manifestare il proprio potenziale e creare valore.
La sofferenza non viene negata né considerata automaticamente positiva: il “veleno” rimane veleno se si viene sconfitti dalle difficoltà o si reagisce in modo negativo e distruttivo. La trasformazione dipende dal modo in cui si risponde alle inevitabili esperienze dolorose della vita, sviluppando fiducia, coraggio, consapevolezza e compassione.
Che cosa significa “trasformare il veleno in medicina”
I buddisti della Soka Gakkai usano spesso l’espressione “trasformare il veleno in medicina” quando descrivono come la loro pratica buddista li ha resi capaci di risolvere una situazione difficile, negativa o dolorosa in qualcosa di positivo. In origine “trasformare il veleno in medicina” (giapp. hendoku-iyaku) si riferiva al processo di trasformazione delle illusioni in Illuminazione.
In una accezione più ampia e più vicina alla vita quotidiana, è corretto pensare che qualsiasi situazione sfavorevole può essere cambiata in una situazione positiva, o, ancora più profondamente, che - affrontando e superando eventi dolorosi - cresciamo come esseri umani. La chiave di tutto è il modo in cui reagiamo alle inevitabili sofferenze della vita.
Il processo di “trasformare il veleno in medicina” inizia quando si affronta una difficile esperienza e si decide di vederla come un’opportunità per riflettere su se stessi e per sviluppare coraggio e compassione. Più si riesce in questa impresa, più si diventa forti e saggi, realizzando uno stato vitale veramente molto vasto.
La sofferenza può diventare quindi un trampolino per un’esperienza di felicità più profonda. Secondo l’insegnamento buddista, ogni esperienza negativa contiene nel profondo questo potenziale positivo.
Il significato di Nam-myoho-renge-kyo
Nam-myoho-renge-kyo è il titolo giapponese de Il Sutra del Loto, uno dei principali insegnamenti di Shakyamuni - Siddharta. Seguendo l’interpretazione di Nichiren Daishonin, il titolo stesso dell’opera racchiude il suo profondo significato, che possiamo sintetizzare con l’affermazione: “Ogni fenomeno è manifestazione (Ho) della Vita eterna (Myo) e dedicandosi ad essa (Nam) si potrà manifestare la propria natura illuminata”.
Partiamo dalla traduzione di questi termini.
| Elemento | Significato |
|---|---|
| Nam | Contrazione del termine sanscrito namu; “dedicarsi, dedicare la propria vita” |
| Myo | “Legge mistica o Verità eterna” |
| Ho | “Manifestazione della Legge mistica” |
| Renge | “Fiore di loto” |
| Kyo | “Sutra (insegnamento)” |
Nam: dedicarsi alla vita
Nam - contrazione del termine sanscrito namu. Trad. “dedicarsi, dedicare la propria vita”. NAM. Questo è un termine sanscrito di onorificenza,significa "dedicarsi", inteso come voto, manifestazione di Buddità.
In senso lato è anche un "non arrendersi, non cedere alle sofferenze". Dedicarsi alla Legge mistica significa quindi assumere un atteggiamento attivo davanti alla vita, anziché rassegnarsi alle circostanze o considerarle immutabili.
Myoho: la Legge mistica e le sue manifestazioni
Myo - trad. “Legge mistica o Verità eterna”. Ho - trad. “manifestazione della Legge mistica”. MYOHO. "Si tratta della Legge Mistica e della sua Immensa profondità.
«Cosa significa myo? È semplicemente la misteriosa natura della nostra vita di istante in istante, che la mente non riesce a comprendere e le parole non possono esprimere. […] È una realtà inafferrabile che trascende sia le parole sia i concetti di esistenza e di non esistenza. Non è né esistenza né non esistenza, e tuttavia manifesta le proprietà di entrambe. È la mistica entità della Via di mezzo che è l’unica vera realtà. Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho quello attribuito alle sue manifestazioni» (Il conseguimento della Buddità in questa esistenza, RSND, 1, 4).
Il primo termine si riferisce a ciò che è invisibile, alla misteriosa natura della vita, mentre ho si riferisce alle sue manifestazioni. Alla luce dell'eternità della vita, myo e ho sono i due aspetti che costituiscono il ritmo dell'esistenza, quello manifesto e quello in forma di latenza.
Renge: il fiore di loto e la simultaneità di causa ed effetto
Renge - trad. “fiore di loto”. Il renge "è il fiore di loto che sboccia dalla melma offrendo la sua piena bellezza. È una metafora della nostra vita.
Inoltre il loto porta insieme a maturazione fiori e frutti. Anche questa è una metafora, della "simultaneita' causa ed effetto". Noi non lo vediamo, ma nelle cause di ciò che facciamo già ne abbiamo seminato gli effetti.
La metafora del loto esprime la possibilità di far emergere bellezza e valore anche da condizioni difficili. Il fiore sboccia dalla melma, senza che la melma venga considerata una condizione da cui fuggire prima di poter manifestare la propria natura.
Kyo: l’insegnamento e la legge dell’universo
Kyo - trad. “sutra (insegnamento)”. KYO. Esso, infine, è la legge fondamentale che regola tutto l'Universo.
In questa prospettiva, Nam-myoho-renge-kyo non indica soltanto una sequenza di suoni, ma il titolo del Sutra del Loto interpretato come espressione della legge fondamentale della vita e dell’universo.
Il ruolo di Nam-myoho-renge-kyo nella trasformazione
Il Buddismo insegna che ognuno di noi possiede dentro di sé il potenziale per trasformare le difficoltà ed evolversi. In termini prettamente Buddisti dice "trasformare il veleno in medicina". Questo potere di trasformazione è nel potenziale della nostra vita e nello stesso Universo.
Ripetendo, o meglio, recitando o cantando il mantra e praticando gli insegnamenti del Daishonin ogni persona può attivare questo innato potere di passare dalla sofferenza ad uno stato di benessere, facendo così lungo la propria vita la propria, personale "rivoluzione umana".
La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo costruisce questa libertà. Forgiare sé stessi e costruire un forte io capace di superare le difficoltà, anche le più atroci, è il risultato di una pratica costante di Nam-myoho-renge-kyo e dell’applicazione dei principi del buddismo nella vita di ogni giorno.
La libertà e la felicità, le virtù descritte prima, hanno bisogno di essere nutrite per mostrarsi nei nostri cuori mentre affrontiamo difficoltà e sofferenze. Nel buddismo questo processo di autoriforma è descritto come una vera e propria rivoluzione interiore.
Nam-myoho-renge-kyo non è una formula magica
Infine Nam-myoho-renge-kyo non è una formula magica, ma uno sforzo costante e coerente che deve essere correlato dalle tre basi del Buddismo: la fede, la pratica e lo studio. L’invocazione del titolo del Sutra del Loto non è una pratica meditativa o contemplativa, ma una vera e propria preghiera attiva, un’azione che compiamo da protagonisti e che rivolgiamo a noi stessi, alla nostra parte illuminata per ricercarla e risvegliarla.
Non c’è una divinità alla quale rivolgersi. La preghiera di Nam-myo-ho-renge-kyo è come una “battaglia” tra la positività e la negatività innate che possediamo e che ci fa decidere di non arrenderci, ma anzi di alzarci prepotentemente per affermare che andremo fino in fondo nella nostra lotta.
Questa pratica non elimina automaticamente gli ostacoli e non sostituisce le azioni concrete necessarie per affrontare una situazione. La sua funzione, secondo l’interpretazione buddista, è elevare lo stato vitale e permettere di manifestare saggezza, coraggio e capacità di agire.
I tre sentieri: illusioni, karma e sofferenza
La dottrina buddista vede l'uomo percorrere costantemente i tre sentieri di illusioni, karma e sofferenza. Si chiamano "sentieri" perché l'uno conduce all'altro in un circolo vizioso.
Le illusioni possono influenzare il modo in cui si percepisce la realtà; questa percezione condiziona le parole e le azioni; le azioni producono conseguenze e possono alimentare ulteriore sofferenza. In questo modo si crea un movimento ripetitivo dal quale sembra difficile uscire.
Nello scritto Cosa significa udire il veicolo del Budda per la prima volta? Nichiren afferma che usando il potere della Legge mistica di Nam-myoho-renge-kyo, ognuno può trasformare i tre sentieri di illusioni, karma e sofferenza nelle tre virtù del Budda: verità, saggezza, emancipazione [vedi WND, 2, 742].
| Veleno | Medicina |
|---|---|
| Illusioni | Verità |
| Karma | Saggezza |
| Sofferenza | Emancipazione |
In questo modo si percepisce la verità (anziché l’illusione), si compiono azioni sagge e ci possiamo liberare dalla sofferenza (emancipazione), percorrendo così un circolo "virtuoso". Si può intendere come la "cura" (ovvero la trasformazione) che libera dal "veleno" (la percezione illusoria della realtà e la sofferenza che ne consegue).
Il karma non è un destino immutabile
Secondo il Buddismo le sofferenze derivano dal karma, vale a dire da cause che noi stessi abbiamo creato; il principio del karma riguarda quindi la nostra responsabilità individuale. La visione buddista del destino non è immutabile o fatalistica: anche i disegni karmici più profondamente radicati possono essere trasformati.
Accettando una situazione difficile - malattia, disoccupazione, lutto, fallimento sentimentale - possiamo vincere usandola come un’opportunità per approfondire il proprio senso di responsabilità personale e la propria auto-consapevolezza, fattori questi da cui derivano quelli che vengono definiti i “benefici” della pratica buddista.
È nostra responsabilità trasformare le difficoltà in esperienze che creino valore. Elevando il nostro stato vitale con la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo possiamo affrontare le situazioni difficili - malattia, disoccupazione, lutto, tradimento - come un'opportunità di trasformazione profonda e sviluppare il tipo di autoconsapevolezza dalla quale sgorgano i benefici: la consapevolezza del nostro potenziale infinito, della forza, della saggezza e compassione inerenti alla nostra natura di Budda.
Conoscere se stessi significa comprendere il proprio infinito potenziale e manifestare forza interiore, saggezza e compassione. Tale potenziale è chiamato “natura di Budda”. Il significato originario di “trasformare il veleno in medicina” si riferisce proprio a questo tipo di consapevolezza.
La parabola del medico e la medicina del Sutra del Loto
Il Trattato sulla grande perfezione della saggezza attribuito a Nagarjuna, filosofo buddista indiano del terzo secolo, paragona il Sutra del Loto a “un grande medico che cambia il veleno in medicina”. Ciò accade perché il Sutra del Loto apre la possibilità di illuminarsi alle persone che per arroganza ed autoindulgenza avevano “bruciato i semi della Buddità”.
Nel Sutra del Loto esiste la parabola dell’abile medico che offre la medicina appropriata ai figli che avevano bevuto per sbaglio il veleno. Il Budda è spesso descritto come un medico che prescrive le cure appropriate per liberare i pazienti dalle loro sofferenze; e il filosofo buddista Nagarjuna definisce il Sutra del Loto come "un bravo medico che cambia il veleno in medicina".
Nei Sutra precedenti, tali persone erano state condannate all’impossibilità di diventare Budda. Da questo principio consegue, dunque, che l’Illuminazione è possibile per tutti.
A un certo punto nel Sutra del Loto alcuni discepoli ammettono che nel passato avevano rinunciato a diventare dei Budda, ma ascoltando l'insegnamento del Budda Shakyamuni hanno abbandonato quella posizione di rassegnazione e di pigrizia spirituale: «Le loro menti furono scosse come raramente prima e danzarono di gioia».
Ecco perché Nagarjuna e T'ien-t'ai paragonano il Budda a un abile medico capace di trasformare il veleno (la pigrizia e la rassegnazione dei discepoli) in medicina (una sincera aspirazione verso la definitiva Illuminazione).
La natura di Budda è già presente nella vita
Ciò vale anche per lo stato di Budda, è già dentro di noi, basta alzare lo stato vitale lucidando lo specchio della nostra vita col mantra. Secondo il Buddismo, non può esistere una felicità duratura senza curarsi anche del bene degli altri.
La possibilità di trasformazione non consiste nel diventare una persona completamente diversa o nel cancellare la propria storia. Consiste nel far emergere, dentro la situazione concreta in cui si vive, la capacità di rispondere con maggiore libertà, saggezza e compassione.
La reale possibilità per ogni persona di una profonda trasformazione, rende il Buddismo una religione e una filosofia di vita profondamente ottimistica. In questo modo i praticanti buddisti sono spinti a ricercare, sia nelle loro vite sia nell’ambiente in cui vivono, la trasformazione delle tendenze negative e distruttive.
I tre significati di “myo”
Aprire
Nello scritto Il Daimoku del Sutra del Loto (RSND, 1, 123) Nichiren spiega i tre princìpi o poteri mistici racchiusi nel carattere myo: “aprire”, “essere perfettamente dotato” e “rivitalizzare”. Riguardo al primo afferma: «Perciò il carattere myo significa aprire».
Il termine “aprire” allude al fatto che il Sutra del Loto è la chiave per aprire il magazzino dove sono contenuti tutti i sutra, cioè per aprire la strada al conseguimento della Buddità di tutti gli esseri. La Legge mistica ha quindi il potere di aprire il forziere del nostro cuore in cui è racchiusa la condizione vitale di Buddità e il potere di attivarla affinché agisca liberamente nella vita delle persone.
Essere perfettamente dotato
In secondo luogo Nichiren insegna: «Myo vuol dire “pienamente dotato”, che a sua volta significa “perfetto e completo”». “Essere perfettamente dotato” implica che il Daimoku del Sutra del Loto è l’unica Legge fondamentale che include perfettamente tutti i valori e tutti i benefici.
Per noi significa che lo stato vitale che pervade l’immenso universo è compreso nella nostra vita. Myo rappresenta la completezza della vita. Non ci manca nulla per essere felici. Felici di quella felicità assoluta che scaturisce del semplice fatto di essere in vita.
«Myo [. ] è come una goccia del grande mare che contiene in sé tutta l’acqua di tutti i fiumi che vi sfociano e come il gioiello che esaudisce i desideri che, sebbene non sia più grande di un seme di senape, è in grado di elargire a profusione tutti i tesori di ogni gioiello che esaudisce i desideri» (Ibidem).
Rivitalizzare
Sul terzo principio il Daishonin afferma: «Myo significa rivitalizzare, rivitalizzare significa ritornare a vivere». Rivela, cioè, l’immenso potere che possiede la Legge mistica di rivitalizzare e permettere a ogni essere umano il conseguimento della Buddità, elevando la nostra vita di persone comuni a quella del Budda.
Nel carattere myo di Nam-myoho-renge-kyo, risiede questo immenso potere benefico. Ridare vita a qualcosa che sembra non poterne più avere.
«Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho quello attribuito alle sue manifestazioni». Il carattere myo è «come un grande medico in grado di trasformare il veleno in medicina» (La cura delle malattie karmiche, RSND, 1, 562) e «poiché è in grado di curare anche ciò che è ritenuto incurabile, è detto myo o meraviglioso» (Ibidem).
Il ritmo della vita: latenza e manifestazione
Il ritmo della vita comprende ciò che è visibile e ciò che è latente. «Myo significa morte, ho vita. Gli esseri viventi che attraversano le due fasi di vita e morte sono le entità dei dieci mondi, o le entità di Myoho-renge-kyo» (L’eredità della Legge fondamentale della vita, RSND, 1, 189).
Il significato di myo non coincide con qualcosa di magico o irrazionale. Myo vuol dire “mistico”, cioè al di là delle ordinarie forme di conoscenza. Non significa inconoscibile, ma che per comprenderne la profondità e la bellezza, e poterne godere, bisogna mettere in campo qualcosa di diverso dalla conoscenza logico-razionale.
Mistico in questo caso non significa “magico”, ma parla di una verità che, seppure reale, sfugge alle categorie della logica e ai limiti delle parole. È la sorpresa che pare sbucare dove non te la immagini.
Come si pratica Nam-myoho-renge-kyo
I buddisti della Soka Gakkai dedicano quotidianamente del tempo alla recitazione di questa frase (con una ripetizione ritmata) di fronte ad una pergamena chiamata Gohonzon. Questa pratica quotidiana serve loro a migliorare la percezione di ciò che li riguarda e li circonda.
Grazie a questa chiarezza diventano sempre più capaci di interagire con il loro ambiente ricercando il benessere proprio e altrui. La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo aziona quel potenziale innato che ci rende liberi.
Una libertà dalla paura - basata sulla saggezza, sulla forza d’animo, sulla capacità di dare valore e significato a qualsiasi situazione. La preghiera di Nam-myo-ho-renge-kyo è come una “battaglia” tra la positività e la negatività innate che possediamo e che ci fa decidere di non arrenderci, ma anzi di alzarci prepotentemente per affermare che andremo fino in fondo nella nostra lotta.
Pensieri, parole e azioni
Secondo il Buddismo, i “materiali” per edificare noi stessi sono tre:
- Pensieri
- Parole
- Azioni
Sapere utilizzare i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni per dirigere liberamente la vita verso ciò che realmente desideriamo è una sfida difficile. Una sfida che avviene nell’intimità personale.
Il punto non è limitarsi alla recitazione, ma applicare i principi del buddismo nella vita di ogni giorno. L’esperienza della pratica si misura nella trasformazione del comportamento, delle relazioni, delle decisioni e del modo di affrontare le difficoltà.
Trasformare la sofferenza in valore
Nella vita quotidiana, la sofferenza sembra spesso del tutto incompatibile con la felicità. Quando incontri gravi difficoltà, disturbi fisici o profondo disagio emotivo, è naturale considerare questi ostacoli come forze puramente negative che rovinano la tua pace mentale.
Tuttavia, l'insegnamento finale del Sutra del Loto rivela una realtà molto più profonda. Proprio come un medico esperto può trasformare una sostanza tossica in una cura salvavita, il potere mistico dell'Odaimoku trasforma le tue prove più profonde direttamente nel carburante per il tuo risveglio.
La tua avidità, rabbia, ignoranza e circostanze dolorose non hanno bisogno di essere sradicate prima di poter sperimentare la pace. Attraverso la pratica della recitazione di Namu-Myoho-Renge-Kyo, queste stesse afflizioni vengono illuminate e trasformate.
La sofferenza di nascita e morte diventa la calma tranquillità del Nirvana, e le tue lotte quotidiane diventano l'arena stessa in cui risplende la tua natura di Buddha. Quando affronti le avversità con assoluta fede nel Meraviglioso Dharma, nessuna sfortuna rimane una perdita permanente.
Ogni ostacolo diventa un trampolino di lancio e ogni veleno viene convertito nella medicina di una saggezza sconfinata, energia vitale e gioia incrollabile.
Quando il veleno rimane veleno
Se invece si è sconfitti dalla sofferenza o si reagisce a essa in modo negativo e distruttivo, il “veleno” non viene trasformato e rimane veleno. Se invece siamo sconfitti dalle illusioni e dalla sofferenza o rispondiamo alle circostanze difficili in modo negativo e distruttivo, il "veleno" originale non viene trasformato, bensì rimane veleno.
Per questo l’espressione non significa che ogni evento doloroso produca automaticamente un beneficio. Indica una possibilità che si attiva attraverso un processo di autoriforma, una pratica costante e una risposta consapevole alle circostanze.
Le esperienze negative e dolorose spesso diventano occasione necessaria per spingerci a lottare per il nostro miglioramento. Una scrittura buddista, ad esempio, descrive la malattia come il risveglio del desiderio di ricercare la verità della vita.
Allo stesso modo, tante persone sono state ispirate a un impegno totale verso la pace e la giustizia proprio in seguito a esperienze di guerra e ingiustizia.
Felicità, libertà e bene degli altri
Ma cosa significa vivere al 100% il momento presente? E cos’è la vera libertà o felicità? La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo aziona quel potenziale innato che ci rende liberi.
Secondo il buddismo, non può esistere una felicità duratura senza curarsi anche del bene degli altri. Grazie a questa chiarezza diventano sempre più capaci di interagire con il loro ambiente ricercando il benessere proprio e altrui.
Il filo conduttore e il primo passo di ognuna di queste storie è la trasformazione del proprio cuore, attraverso la pratica di Nam-myoho-renge-kyo. La felicità non viene quindi descritta soltanto come una condizione emotiva individuale, ma come una capacità di vivere con valore e contribuire al benessere proprio e altrui.
Una pratica dinamica di trasformazione
Il Buddismo, a volte percepito come una religione statica, è di fatto una pratica dinamica che porta le persone ad affrontare le sofferenze e le conduce verso la felicità. In questa sezione affronteremo i concetti fondamentali della filosofia buddista e racconteremo i cambiamenti avvenuti nelle persone percorrendo le tappe principali dell'insegnamento del Budda.
Il concetto "cambiare il veleno in medicina" (giapponese hendoku iyaku) è riferito alla possibilità, dataci dalla pratica buddista, di trasformare situazioni negative, difficili e fonte di sofferenza in qualcosa di positivo. Nel suo significato più fondamentale, "cambiare il veleno in medicina" si riferisce alla trasformazione degli impulsi illusori in Illuminazione.
Da questa prospettiva, l’idea della possibilità di una profonda trasformazione rende il Buddismo una filosofia autenticamente positiva capace di cambiare le tendenze negative e distruttive presenti nell’essere umano così come nella società e nel mondo.
La fede, la pratica e lo studio
Infine Nam-myoho-renge-kyo non è una formula magica, ma uno sforzo costante e coerente che deve essere correlato dalle tre basi del Buddismo: la fede, la pratica e lo studio.
- Fede: l’aspirazione a manifestare la propria natura di Budda e la fiducia nella possibilità di trasformazione.
- Pratica: la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e l’applicazione degli insegnamenti nella vita quotidiana.
- Studio: l’approfondimento degli insegnamenti buddisti per comprendere il significato della pratica e orientare le proprie azioni.
La recitazione quotidiana può diventare così un momento per osservare la propria vita, affrontare le emozioni e rinnovare la decisione di non arrendersi. Il cambiamento viene collegato alle scelte concrete, alle relazioni e alla capacità di agire con maggiore saggezza.
Il significato nella vita quotidiana
Spesso nella vita incontriamo situazioni che ci fanno soffrire e ci possiamo sentire come "avvelenati" dai nostri stessi sentimenti. La chiave sta nel modo in cui rispondiamo alle inevitabili sofferenze della vita.
Ogni situazione sfavorevole può essere trasformata in una sorgente di valore. Il processo del cambiare il veleno in medicina inizia quando decidiamo di affrontare le avversità come un'opportunità per riflettere su noi stessi e per sviluppare fiducia, coraggio e compassione.
Agendo così si diventa capaci di aumentare vitalità e saggezza e si può espandere la propria vita, attingendo a un potere più profondo. Ecco allora che la sofferenza può servire da trampolino per creare un cambiamento e per sperimentare una felicità profonda: dalla prospettiva buddista, inerente a ogni esperienza negativa c'è proprio questo potenziale positivo.
Come per ogni altra cosa, ad ogni modo, la vera comprensione sta nella sperimentazione personale. La cosa più importante è ricordarsi che la tua vita è degna di essere vissuta così come è e merita di sperimentare felicità e benessere: in questo senso, recitare Nam-myoho-renge-kyo non è altro che l’occasione di decidere ogni giorno di essere e costruire la miglior versione di te.

Il riferimento a Nichiren Daishonin
Nam-myoho-renge-kyo è il titolo in giapponese del Sutra del Loto, ultimo insegnamento del Budda Shakyamuni, correlato dal prefisso "Nam". Questo prefisso sanscrito fu aggiunto nel 1300 dal Budda Nichiren Daishonin.
Sui suoi insegnamenti si basa tuttora la scuola buddista internazionale laica Soka Gakkai, il cui presidente è il filosofo, scrittore e mediatore di pace Daisaku Ikeda.
In un suo scritto Nichiren Daishonin approfondisce il concetto, affermando che, attraverso il potere della Legge mistica di Nam-myoho-renge-kyo, si possono trasformare i “tre sentieri” di illusioni, karma e sofferenza nelle tre virtù del Budda.
Un episodio della persecuzione di Atsuhara
Nichiren Daishonin conferma di avere ricevuto a Minobu una lettera urgente di Nikko, anche noto come Hoki-bo, inviata due giorni prima da Kamakura. Era la sera del diciassettesimo giorno del decimo mese del 1279, e il Daishonin si apprestò immediatamente a scrivere questa risposta.
Nikko gli aveva riportato un fatto di vitale importanza al quale il Daishonin si riferisce nella sua frase: «Quando gli accusati hanno subìto l’ira dei funzionari, hanno recitato Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo».
Secondo alcune fonti, queste parole si riferiscono all’esecuzione di tre dei venti credenti della zona di Atsuhara che erano stati arrestati con false accuse. Essi erano stati rinchiusi a Kamakura, nella residenza di Hei no Saemon, vice comandante dell’Ufficio degli affari militari e di polizia, che li aveva sottoposti a minacce e torture, esercitando pressioni su di loro affinché abiurassero la fede nel Sutra del Loto.
In merito a ciò il Daishonin scrive: «Le dieci fanciulle demoni devono aver preso possesso di Hei no Saemon per indurlo a mettere alla prova la fede di questi devoti del Sutra del Loto». Egli cita il principio fondamentale di trasformare il veleno in medicina grazie al potere della fede nella Legge meravigliosa, dove la parola «medicina» indica il conseguimento della Buddità.
Il Daishonin conclude con queste istruzioni a Nikko: «Ditegli infine che le dieci fanciulle demoni faranno discendere ulteriori punizioni su di lui». Infatti, nel 1293, con l’accusa di cospirazione contro il reggente, Hei no Saemon e i suoi uomini furono attaccati dalle forze del reggente Hojo Sadatoki.
Hei no Saemon si suicidò assieme al suo secondogenito, mentre il primogenito fu esiliato sull’isola di Sado. Nel poscritto, il Daishonin cita l’esempio del prete Daishin-bo, il quale durante l’attacco ai credenti di Atsuhara cadde da cavallo e morì.
Il Daishonin afferma che questo risveglierà la paura nelle altre persone coinvolte nella persecuzione di Atsuhara. Egli esorta i suoi discepoli a “rimanere saldi nei loro cuori”, assicurando loro che «alla fine tutta la verità su questa faccenda verrà chiarita».
🔴 Cosa significa la frase Nam myoho renge kyo? ➤ BUDDISMO DI NICHIREN DAISHONIN
Il senso essenziale dell’espressione
Recitare Namu-Myoho-Renge-Kyo agisce come una suprema medicina spirituale con il potere di trasformare il "veleno" dei tuoi desideri terreni, dei tuoi peggiori errori e del karma doloroso nella "medicina" dell'illuminazione e della gioia.
La formula descrive quindi un processo: la sofferenza diventa consapevolezza, l’errore diventa apprendimento, il karma diventa responsabilità, la paura diventa coraggio e il desiderio di arrendersi diventa aspirazione a migliorare.
Il significato non è che le difficoltà siano desiderabili o che sia necessario subire il dolore per raggiungere la felicità. Il significato è che, anche quando una situazione non può essere scelta o cambiata immediatamente, è possibile trasformare il proprio stato vitale e il modo di agire, creando una direzione nuova.
«Oggi non mi ritraggo dai veleni della vita; recito per trasformare ogni prova nella medicina della gioia suprema.»