Tai Chi e disturbo bipolare: possibili benefici, limiti e modalità di pratica sicura

Il Tai Chi può essere considerato un’attività mente-corpo complementare per alcune persone con disturbo bipolare, soprattutto perché combina movimenti lenti, respirazione, attenzione focalizzata e rilassamento. Le prove disponibili riguardano più in generale depressione, ansia, stress e disturbi dell’umore correlati, mentre sono ancora necessarie ulteriori ricerche specifiche sul disturbo bipolare.

Il Tai Chi non sostituisce la terapia farmacologica, la psicoeducazione, il monitoraggio psichiatrico o gli interventi psicologici. Nel disturbo bipolare è quindi opportuno inserirlo soltanto all’interno di un percorso concordato con i professionisti curanti, prestando particolare attenzione alle oscillazioni dell’umore, al sonno, all’energia e alla capacità di concentrazione.

Che cos’è il Tai Chi

Il Tai Chi o Tai Chi Chuan è un’arte marziale cinese e uno straordinario metodo per il benessere generale e l’equilibrio di mente e corpo. Viene definita una pratica interna, cioè una disciplina che ha come obiettivo ultimo quello di utilizzare in sinergia tutte le parti del corpo interne ed esterne per compiere i movimenti.

Nato come un sistema di autodifesa, il Tai Chi (o Tai Chi Chuan) è un'arte marziale cinese, che significa “suprema arte di combattimento”, in cui si mima la lotta con un avversario immaginario. Nel tempo, questa pratica si è trasformata in una forma di esercizio che combina tecniche di respirazione e di rilassamento con movimenti molto lenti e delicati, proprio come una danza, che agiscono sia sul corpo che sulla mente.

È proprio l'esecuzione precisa e costante di questa tecnica, contraddistinta dalla morbidezza e dalla lentezza con cui vengono eseguiti i movimenti, a rendere il corpo più agile e armonioso e donare un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione.

Il termine Tai Chi Chuan viene citato per la prima volta dall’Yijing, il Libro dei mutamenti uno dei principali testi classici della cultura cinese risalente al X secolo, in cui si fa riferimento al Tai Chi come all’unione dei due elementi yin e yang, uno dei principi della filosofia taoista. Letteralmente potremmo tradurre il termine "Tai Chi"con suprema polarità o culmine supremo.

Il Tai Chi Chuan è una disciplina cinese che ha origini molto antiche e che è caratterizzata da movimenti eleganti, sinuosi e flessibili, che consentono di sviluppare un’ottimale elasticità fisica e allo stesso tempo una maggiore concentrazione mentale. Potremmo dire che grazie a questa duplice funzione si vanno ad unire i vantaggi di un’attività fisica ad una pratica meditativa, tanto che è comune trovare all’interno dei testi l’espressione di meditazione in movimento.

Durante la pratica del Tai Chi l’obiettivo è quello di ritornare alla calma e allo stesso tempo fare una centratura interiore del proprio stato al momento presente.

Persona pratica Tai Chi in ambiente tranquillo

Come si svolge e quali elementi comprende

In particolare, le aree che si vanno ad affrontare sono tre:

  • Lo studio dell’arte marziale interna, quindi il programma di esercizi di Tai Chi volti ad avere una maggiore consapevolezza di sé al fine di creare una struttura fisica in cui tutte le parti del corpo si muovano in sinergia quando si compie un movimento;
  • Gli esercizi per il benessere generale di corpo e mente e questi includono respirazioni specifiche, posizioni, ginnastica taoista, elementi di Qi Gong.
  • La crescita personale e spirituale, quando stiamo bene con noi stessi e con il mondo diventa quasi naturale avere un’evoluzione personale, migliorando così la relazione con sé e con il mondo esterno.

Nella pratica questi tre aspetti vengono associati e affrontati in un percorso unico e completo a 360°, così come avviene all’interno dei corsi di Tai Chi che propongo sia in palestra che online.

La pratica deriva dalle arti marziali cinesi e si può tradurre in una sorta di lenta danza coordinata. diverse pubblicazioni evidenziano notevoli benefici apportati dal tai-chi sopratutto nei pazienti anziani: in termini di beneficio fisico e psicologico

Perché il Tai Chi può interessare chi ha un disturbo bipolare

Il ruolo che il corpo svolge per la salute psicologica è ormai oggetto di attenzione di molte ricerche e approcci psicoterapeutici. La direzione che la psicologia (e la medicina in generale, fortunatamente) ha preso verso l’integrazione di queste due componenti mente-corpo si basa sulle innumerevoli prove raccolte a sostegno della loro bidirezionalità.

Tant’è che si parla di embodied cognitive science, “scienza cognitiva incarnata”. Uno dei suoi scopi principali è quello di formulare modelli esplicativi in grado di specificare come corpo, cervello e ambiente interagiscano reciprocamente e costituiscano un sistema dinamico in cui l’organismo funziona in modo adattivo.

Sull’onda della ricerca mente-corpo, un gruppo di ricerca americano (Osypiuk, Thompson, Wayne, 2018) ha voluto approfondire le pratiche del Tai Chi e Qigong (TCQ), delle forme di “movimento meditativo”, ed il loro ruolo per la salute psicologica.

Partendo da un numero crescente di prove sull’utilità del TCQ come alleato nel trattamento e nella gestione della depressione, dell’ansia e dei disturbi dell’umore correlati, gli studiosi si sono posti l’obiettivo di indagare la relazione tra posizioni corporee e stati mentali nel TCQ.

Le manipolazioni sperimentali di forma del corpo, modelli di movimento ed espressioni facciali hanno dimostrato di essere associate a cambiamenti a breve termine dell’umore; viceversa, le manipolazioni dell’umore hanno portato a cambiamenti nella postura.

La variabilità dei risultati sperimentali ottenuti sottolinea però la complessità di questa relazione e la sua dipendenza dal contesto, che richiede sicuramente ulteriori indagini.

Alcune delle caratteristiche chiave della postura e del movimento associate al miglioramento dell’umore corrispondono ai principi tipicamente enfatizzati nella formazione TCQ, come il tono muscolare durante attività statiche e dinamiche.

Molte altre caratteristiche associate a questo miglioramento (es. busto eretto vs busto curvo, oscillazioni rilassate del braccio durante l’andatura, espressioni facciali morbide), non sono ancora state misurate oggettivamente.

Sarebbe ancora prematuro attribuire qualsiasi possibile interpretazione all’influenza di specifiche posture o schemi di movimento TCQ.

Possibili benefici psicologici

Uno dei più noti benefici del Tai Chi Chuan è la sua capacità di ridurre lo stress. Gli esercizi lenti e fluidi, accompagnati dalla respirazione profonda e ritmica, aiutano a calmare la mente e a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

Ridurre lo stress può portare a numerosi benefici per la salute, come la riduzione dell'ansia e della depressione, la migliore qualità del sonno e la riduzione dei rischi di malattie cardiovascolari.

La pratica aiuta a combattere l'ansia che nella vita di ogni giorno si accumula, che sia per lavoro o per altri fattori personali. Difatti noi occidentali siamo abituati a condurre uno stile di vita frenetico, motivo per cui è fondamentale prendersi del tempo da dedicare solo a sé stessi.

Il Tai Chi si presta perfettamente a questo, durante la pratica i movimenti ti consentiranno di prenderti il tuo tempo e di mantenere il focus solo su quello che stai facendo, così da scacciare via lo stress e i pensieri negativi.

Il Tai Chi è caratterizzato da aspetti meditativi che aiutano calmare la mente e a migliorare la concentrazione. Concentrandosi sui movimenti lenti e fluidi, è possibile raggiungere uno stato di tranquillità e rilassamento che può migliorare l'attenzione e la memoria.

Il Tai Chi è stato dimostrato essere efficace nel ridurre i sintomi di depressione e ansia, migliorando il benessere mentale complessivo. La pratica del Tai Chi può aiutare a ridurre lo stress e la tensione nel corpo, migliorando l'umore e la qualità della vita.

Il Tai Chi può aiutare a raggiungere un equilibrio emotivo, promuovendo la consapevolezza del proprio corpo e della propria mente e aiutando a gestire lo stress e l'ansia.

Grazie ai movimenti lenti e controllati, il Tai Chi può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle sue sensazioni.

Grazie alla natura meditativa del Tai Chi, può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza delle emozioni e dei sentimenti, favorendo una maggiore comprensione di sé stessi e degli altri.

Il Tai Chi prevede l'esecuzione di sequenze di movimenti che richiedono una buona flessibilità mentale, aiutando a migliorare la capacità di adattamento a situazioni nuove e impreviste.

Il Tai Chi può aiutare a stimolare la creatività e l'immaginazione. La pratica del Tai Chi può aumentare la capacità di concentrazione e di focalizzazione favorendo la ricerca di soluzioni nuove e originali ai problemi.

Benefici fisici utili nel percorso di cura

La pratica del Tai Chi Chuan prevede movimenti lenti e fluidi che aiutano ad allungare e tonificare i muscoli, migliorando la flessibilità. Ciò può essere particolarmente utile per gli anziani e per coloro che trascorrono molto tempo seduti o in posizioni rigide durante il giorno.

La flessibilità può aiutare anche a prevenire infortuni, migliorare la postura e aumentare la mobilità.

Nonostante la lentezza dei movimenti, il Tai Chi è un'attività efficace per rafforzare i muscoli di tutto il corpo. Ogni movimento richiede un'attivazione muscolare specifica, che può portare a una maggiore forza e resistenza.

Questo può aiutare anche a prevenire l'osteoporosi, migliorare l'equilibrio e la coordinazione e ridurre il rischio di infortuni.

Uno degli aspetti fondamentali del Tai Chi è la postura eretta e corretta. Grazie ai movimenti tipici della disciplina il praticante avrà modo di compiere delle escursioni articolari equilibrate e allentare le rigidità del corpo accumulatasi nel quotidiano.

La pratica regolare del Tai Chi può aiutare a correggere e migliorare la postura, riducendo il dolore e la tensione nel collo, nelle spalle e nella schiena. Una postura corretta può anche migliorare la respirazione e la circolazione sanguigna, migliorando la salute generale dell'organismo.

Il Tai Chi include esercizi specifici per migliorare l'equilibrio e la stabilità, soprattutto negli anziani. La pratica regolare del Tai Chi può aiutare a ridurre il rischio di cadute e infortuni, migliorando la capacità del corpo di mantenere l'equilibrio in situazioni diverse e in movimento.

Il Tai Chi è un'attività aerobica leggera ma efficace che può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. La pratica regolare del Tai Chi può migliorare la circolazione sanguigna, ridurre la pressione sanguigna e migliorare i livelli di colesterolo nel sangue.

Ciò può portare a una migliore salute generale del cuore e un ridotto rischio di malattie cardiache.

Il Tai Chi Chuan è stato dimostrato essere efficace nel ridurre il dolore cronico, inclusi il mal di schiena, l'artrite e la fibromialgia. La pratica regolare del Tai Chi può aiutare a ridurre la tensione muscolare, migliorare la postura e aumentare la mobilità articolare, alleviando così il dolore cronico.

Il Tai Chi può aiutare a migliorare la circolazione sanguigna grazie alla sua capacità di rilassare il sistema nervoso e migliorare la flessibilità muscolare. Una migliore circolazione sanguigna significa che il corpo riceve più ossigeno e nutrienti, migliorando la salute generale.

Il Tai Chi prevede esercizi di respirazione che possono aiutare a rafforzare i polmoni e migliorare la capacità respiratoria.

Il Tai Chi può aiutare a migliorare la digestione grazie alla sua capacità di ridurre lo stress e migliorare la circolazione sanguigna. Inoltre, alcuni esercizi del Tai Chi possono aiutare a rilassare gli organi interni e migliorare la funzione digestiva.

Grazie ai movimenti fluidi e armoniosi, il Tai Chi può aiutare a migliorare la flessibilità e ridurre la rigidità articolare, soprattutto in persone in età più matura o con problemi articolari.

Il Tai Chi può aiutare a ridurre la sensazione di stanchezza e affaticamento, aumentando l’energia e la vitalità.

Tai Chi, sonno e ritmo quotidiano

Il Tai Chi, soprattutto se praticato in orario serale, può aiutare a ridurre l'insonnia e migliorare la qualità del sonno grazie alla sua capacità di ridurre lo stress e la tensione nel corpo.

Inoltre, gli esercizi di respirazione del Tai Chi possono aiutare a rilassare il corpo e la mente, favorendo il sonno profondo e riposante.

Nel disturbo bipolare la regolarità del sonno e dei ritmi quotidiani è particolarmente importante, perché le variazioni dell’energia, del riposo e dell’attività possono accompagnare le oscillazioni dell’umore. Il Tai Chi può essere utile come attività strutturata, ma la sua collocazione nella giornata deve essere compatibile con le esigenze individuali e con le indicazioni del curante.

Disturbo bipolare: caratteristiche principali

Il disturbo bipolare, chiamato in passato sindrome maniaco depressiva o depressione bipolare, è un disturbo dell’umore caratterizzato da anomali cambiamenti dell’umore, dell’energia e del livello di attività svolta nell’arco della giornata.

Chi soffre di disturbo bipolare mostra, in modo alternato, episodi di eccitamento (elevazione del tono dell’umore) seguiti da episodi depressivi.

Nel DSM-5-TR il capitolo specifico dei disturbi bipolari prevede diverse forme del disturbo tra cui: disturbo bipolare I, disturbo bipolare II, disturbo ciclotimico, disturbo bipolare indotto da farmaci e altre categorie residuali.

Il disturbo bipolare è una patologia psichiatrica complessa. E’ uno tra i disturbi psichiatrici con la più alta ereditarietà e presenta un andamento cronico. Il disturbo può essere causa di grave disabilità soprattutto se non adeguatamente curato (Grande et al., 2016).

Il disturbo bipolare si caratterizza per la presenza di profondi e prolungati periodi di depressione alternati da periodi di umore eccessivamente elevato o irritabile chiamato mania.

Tendenzialmente le fasi depressive hanno una durata maggiore, mentre le fasi maniacali o ipomaniacali durano meno (da una settimana a poco più di un mese). Il passaggio tra queste due fasi può essere relativamente lungo, consentendo al paziente un periodo di benessere (eutimia), oppure può essere repentino.

Disturbo bipolare I e disturbo bipolare II

Il disturbo dell’umore bipolare, come dice il termine, ha due polarità: la depressione e la mania, che di fatto sono due opposti - spiega Bernardo Dell’Osso, direttore della clinica psichiatrica dell’Ospedale Sacco di Milano -. Questo a differenza della depressione, o depressione unipolare, in cui regna solo l’umore basso.

Se la polarità positiva si manifesta come ipomania, una mania più bassa, può non esserci disfunzionamento. La persona può lavorare, si trova bene con gli amici. L’ipomania dura però poco. Alcuni giorni e riprende l’altro polo: l’umore nero.

Oppure c’è il salto nella mania vera e propria, che è allegria sì, ma con tanti inconvenienti per la persona (e per chi gli sta intorno. Chi ne soffre è sovraeccitato, perde il controllo, si caccia in guai di ogni genere, anche finanziari, ha comportamenti così esagerati da richiedere, a volte, l’ospedalizzazione».

Il disturbo bipolare I colpisce in egual modo sia gli uomini che le donne, mentre il disturbo bipolare II è più comune nel sesso femminile (Nivoli et al., 2011).

Secondo il DSM-5-TR per poter fare diagnosi di disturbo bipolare I è sufficiente, in anamnesi, la presenza di un solo episodio maniacale.

Il disturbo bipolare II è caratterizzato da almeno un episodio ipomanicale e da un episodio depressivo maggiore. Il corso della malattia è spesso caratterizzato da prolungati periodi di depressione intervallati da periodici episodi ipomaniacali.

La presenza di almeno un episodio maniacale in anamnesi impone, secondo i criteri del DSM-5-TR, a optare invece per una diagnosi di disturbo bipolare di tipo I.

Si tratta di un sottotipo, il polo diciamo positivo è costituito da ipomania. Le fasi depressive sono uguali nelle due categorie di bipolari. Ma in quelli di tipo 2 possono subentrare comunque allegria, benessere, capacità di lavorare e di mantenere le relazioni sociali.

Per i singoli episodi si potrebbe dire di sì, ma non nel discorso longitudinale, perché la persona è sempre sulle montagne russe.

Tra l’altro il bipolare di tipo 2 a volte non è compreso e confuso per un paziente depresso. Questo perché spesso si sente bene e l’ipomania può sfuggire anche allo specialista.

Un aspetto di non poco conto, che può tradursi nel ricorso al trattamento meno adeguato.

Mania, ipomania e depressione

Un episodio maniacale è caratterizzato da almeno 7 giorni di iperattività, aumentata autostima, ridotto bisogno di dormire, difficoltà a concentrarsi, umore espanso e in alcuni casi, sintomi psicotici.

Secondo il DSM-5-TR per definire un episodio maniacale sono necessari almeno tre dei seguenti sintomi:

  • senso di grandiosità
  • diminuito bisogno di dormire
  • logorrea
  • pensiero accelerato o fuga delle idee
  • alta distraibilità
  • sensibile aumento delle attività svolte quotidiane, a casa, al lavoro e aumento dei comportamenti sessuali
  • eccesso di attività potenzialmente rischiose (spese folli, investimenti rischiosi, attività sessuali a rischio etc.)

L’episodio ipomanicale (letteralmente “mania lieve”) è caratterizzato da umore espanso o irritabile e da almeno tre dei precedenti sintomi per almeno 4 giorni.

La differenza tra mania e ipomania risiede nella durata ma anche nell’intensità dei sintomi. Nell’ipomania, tendenzialmente, la condizione clinica non impone un ricovero urgente e non sono presenti sintomi psicotici (come deliri megalomanici).

Alle fasi di mania sono alternate fasi depressive durante le quali i sintomi vissuti dal paziente sono sovrapponibili a quelli di una depressione maggiore.

Le fasi depressive del disturbo bipolare sono sovrapponibili agli episodi depressivi maggiori e possono manifestarsi attraverso questi sintomi:

  • Sensazione di tristezza, di essere senza speranza
  • Riduzione delle attività quotidiane
  • Difficoltà nel sonno (dormire o troppo o troppo poco)
  • Perdita di piacere e interesse verso il mondo esterno
  • Sensazione di vuoto o preoccupazione
  • Difficoltà a concentrarsi
  • Mangiare troppo o troppo poco
  • Sentirsi stanchi o rallentati

In genere la depressione, nel disturbo bipolare, è molto profonda e caratterizzata da sintomi particolarmente gravi. Fondamentale quindi il costante controllo da parte del medico, in modo da riuscire a riconoscere precocemente l’inizio sia delle fasi depressive sia di quelle maniacali.

Entrambe le fasi possono infatti essere molto pericolose, nelle fasi depressive il pericolo maggiore si associa ai comportamenti suicidiari o comunque ad un umore che risulta significativamente deflesso.

Nelle fasi maniacali, dove il tono dell’umore porta spesso al rifiuto delle terapie, il paziente bipolare può mettere in atto comportamenti rischiosi (ad es. andare forte in auto, abusare di sostanze, avere comportamenti sessuali disinibiti), a mettere in pericolo la propria condizione economica (ad es. spese eccessive).

Spesso, inoltre, il paziente in eccitamento maniacale non riconosce il bisogno di cure e può interrompere la terapia farmacologica, favorendo così una più repentina alterazione dell’umore.

Episodi con caratteristiche miste

L’episodio misto si configura come una stato in cui sono presenti, in concomitanza, sintomi della fase depressiva e sintomi della fase maniacale.

A livello puramente diagnostico, con l’uscita del DSM-5 è stata eliminata dal manuale la categoria “episodio misto dell’umore”, presente invece nel DSM-IV-TR. E’ stato invece introdotto il termine “episodi con caratteristiche miste specifiche”.

Nello specifico si parla di episodio con caratteristiche miste quando sono presenti almeno tre sintomi sottosoglia della polarità d’umore opposta.

In generale sono stati in cui prevale un umore definito “disforico” caratterizzato da agitazione psicomotoria, estrema irritabilità e ansia. La disforia può anche essere accompagnata da aggressività verbale o fisica.

Stagionalità e disturbo bipolare

Chi sviluppa in età giovanile un disturbo bipolare di tipo 2, più facilmente rischia di avvertire un disturbo dell’umore legato al cambio delle stagioni.

Una condizione che, nel Dsm5 (il manuale diagnostico dei disturbi mentali), non è riconosciuta come un disturbo indipendente. Bensì come una caratteristica specifica della depressione maggiore e del disturbo bipolare (di tipo 1 e 2).

Il disturbo affettivo stagionale si ha quando l’umore segue la stagionalità: depresso in autunno e in inverno, alto e ottimista in primavera e in estate.

Da non confondere questa dualità con la normale malinconia che spesso si prova nei mesi brutti o con l’allegria della bella stagione, che riguardano un po’ tutti.

Il concetto di stagionalità deve essere differenziato da quella che è la fisiologica reattività dell'umore ai cambi di stagione, di fotoperiodo, temperatura e ad altri parametri metereologici, presentando una connotazione sindromica che alla variazione del tono dell'umore frequentemente associa significative alterazioni dei livelli di energia, del sonno, dell'appetito, della quota ansiosa e del funzionamento cognitivo.

Col Sad parliamo di un vero disturbo.

Che cosa ha mostrato lo studio coreano

Ad accendere una luce su questa condizione, per ultimi, sono stati i ricercatori della Korea University di Seul, guidati da Heon-Jeong Lee (direttore del dipartimento di psichiatria).

Tornando all’ultima ricerca, gli studiosi della Korea University hanno arruolato 378 giovani (under 35), in cura per un disturbo dell’umore da meno di due anni.

Tutti hanno dovuto rispondere a questionari sulla bipolarità e la stagionalità. Accanto a loro, un gruppo di controllo di persone sane (235).

Tra i partecipanti, 139 sono stati diagnosticati con depressione maggiore, 101 con disturbo bipolare 1 e 139 col bipolare di tipo 2.

GruppoDisturbo affettivo stagionale
Depressione maggiore10 per cento dei casi
Disturbo bipolare 110 per cento dei casi
Disturbo bipolare 223 per cento
Gruppo di controllosei per cento

Tutti, rispetto al gruppo di controllo, hanno dimostrato un andamento stagionale del tono dell’umore.

Le persone con una depressione maggiore e con un disturbo bipolare 1 hanno dimostrato di soffrire di Sad nel 10 per cento dei casi, mentre i bipolari 2 nel 23 per cento (contro il sei per cento il gruppo di controllo).

Gli scienziati orientali hanno anche individuato che i bipolari 1 risentivano soprattutto della depressione stagionale dell’inverno, i malati di depressione maggiore risentivano più del buonumore dell’estate.

La stagionalità è ritenuta una componente molto importante dei disturbi depressivi, in particolare di quelli bipolari.

La ricerca in questione ha il merito di aver associato la presenza della stagionalità con le forme bipolari a esordio precoce, in particolare con il sottotipo di disturbo bipolare di tipo 2, spesso erroneamente diagnosticato come depressione unipolare.

Tali espressioni di disturbo bipolare possono manifestarsi anche prima dell'età adulta e un esordio precoce rappresenta a sua volta un indicatore di severità di malattia, associato a storia familiare spesso positiva per disturbi bipolari».

Che cosa si può dire specificamente sul Tai Chi nel disturbo bipolare

Partendo da un numero crescente di prove sull’utilità del TCQ come alleato nel trattamento e nella gestione della depressione, dell’ansia e dei disturbi dell’umore correlati, gli studiosi si sono posti l’obiettivo di indagare la relazione tra posizioni corporee e stati mentali nel TCQ.

Chiarire l’influenza di specifiche posture statiche e dinamiche sull’umore e sui correlati cognitivi potrebbe però aiutare nella strutturazione di programmi di allenamento mente-corpo più mirati ed efficaci per il trattamento di disturbi dell’umore, comorbilità psicologiche comunemente associate a condizioni di salute croniche (ad esempio, dolore cronico, insufficienza cardiaca, etc.) e benessere generale.

In linea generale, sembra ormai assodato che la postura nel TCQ abbia effetti sull’umore. Tuttavia, sono necessarie ulteriori indagini sperimentali per chiarire la natura della relazione.

Indagando approfonditamente questa ipotesi, si potrebbe ottenere maggiore chiarezza sui fattori causali mediante i quali il TCQ e gli allenamenti mente-corpo esercitano i loro effetti benefici.

Una migliore comprensione degli effetti somatici e psicologici di TCQ offrirebbe l’opportunità di migliorare il loro potenziale terapeutico, consentendo una “personalizzazione” per specifiche popolazioni cliniche.

Il TCQ e le pratiche correlate possono anche servire come strumenti per esplorare sperimentalmente modelli e assunti nella scienza cognitiva incarnata, fornendo una via per aumentare la nostra comprensione della cognizione incarnata.

Dal punto di vista della scienza cognitiva incarnata e dell’ecologia cognitiva, la postura e l’umore, e più in generale il comportamento, devono essere considerati come proprietà dell’intero sistema mente-corpo-ambiente e in generale non possono essere correttamente attribuiti a nessun sottosistema isolato dagli altri.

Il confronto con mindfulness e MBCT

La mindfulness permette di sviluppare meta-consapevolezza e auto-compassione e sembra essere promettente nell'aiutare i pazienti con disturbo bipolare.

Il disturbo bipolare (BD) è un disturbo dell’umore grave e cronico caratterizzato da ricorrenti episodi depressivi, (ipo) maniacali e/o episodi misti.

Il disturbo bipolare si associa ad alti livelli di stress psicologico (Davis e Kurzban 2012), auto-colpevolizzazione (Valtonen et al. 2007), ideazione suicidaria (Valtonen et al. 2005) e una scarsa qualità della vita (Pascual-Sánchez et al. 2019).

Oltre agli interventi psicosociali e farmacologici esistenti, c’è un crescente bisogno di ulteriori interventi per aiutare questi pazienti ad affrontare la loro malattia, per ridurre il rischio di ricaduta e per migliorare il benessere sociale e psicologico e la qualità della vita (Farkas 2007).

La Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT) potrebbe essere un promettente intervento per questa tipologia di pazienti per la riduzione dei sintomi depressivi residui, delle difficoltà attentive, dei problemi di regolazione emotiva, il benessere psicologico, l’effetto positivo e il funzionamento psicosociale (Deckersbach et al. 2012).

Implica la pratica dell’essere presenti “nel momento” e un atteggiamento di accettazione non giudicante.

La MBCT è stata sviluppata per ridurre le ricadute in persone con una storia di disturbo depressivo maggiore (Segal et al. 2002), ed è efficace nel ridurre il rischio di ricadute e recidive (Kuyken et al. 2016).

Precisamente, migliora il riconoscimento, il decentramento e il disimpegno da schemi di pensiero ruminativi, sviluppando meta-consapevolezza e auto-compassione (Segal et al. 2012).

Inoltre, sembra essere promettente nell’aiutare i pazienti a far fronte a gravi malattie mentali, come il BD (Lovas e Schuman-Olivier 2018).

Nello specifico, Una recente revisione sistematica ha dimostrato un effetto positivo della MBCT su ansia, sintomi depressivi residui, regolazione dell’umore e riduzione dei sintomi maniacali in persone con BD (Lovas e Schuman-Olivier 2018).

Adattare una pratica mente-corpo alle oscillazioni dell’umore

Nonostante la crescente ricerca sull’efficacia della MBCT nel BD, ci sono solo pochi studi che indagano la fattibilità, le barriere e i facilitatori che le persone con BD sperimentano partecipando alla MBCT.

Questi sono stati formati sulla MBCT per la depressione ricorrente, adattata alle esigenze di pazienti con disturbo bipolare: è stata inclusa una parte psico-educazionale sui sintomi (ipo)maniacali e depressivi; lo spazio di respiro della durata di 3 min è stato anticipato e ripetuto più spesso nel programma; i possibili partner sono stati coinvolti nella sesta sessione; infine, gli esercizi di movimento sono stati ripetuti più frequentemente (Hanssen et al. 2019).

La formazione consisteva in 8 sessioni settimanali di 2,5 ore, più un giorno di riposo. Inoltre, i partecipanti sono stati istruiti a praticare 45 minuti al giorno gli esercizi di mindfulness guidati e a completare gli homework in un Workbook.

Il training era condotto da un insegnante qualificato in coppia con un infermiere specializzato nella cura delle persone con BD.

I risultati hanno mostrato che la maggior parte dei (sotto)temi agisce sia come facilitatore che come barriera, solo alcuni hanno agito unicamente come barriera.

Tra i fattori facilitanti vi erano: una buona accessibilità al training; un’ambiente naturale e tranquillo e la presenza di materiali, precisamente la presenza della cartella di lavoro; la sesta sessione, in cui vi partecipavano partner o parenti stretti; la respirazione e la camminata consapevole; l’adozione di un approccio flessibile da parte degli insegnanti a seconda dello stato d’animo attuale dei partecipanti, pronti a fornire eventualmente un supporto aggiuntivo; il fatto che l’insegnante fosse ben informato sul BD.

I compiti a casa come parte della formazione sono stati considerati utili, anche se la maggior parte ha riferito che fossero eccessivi.

La formazione fatta in gruppo ha stimolato il supporto tra pari, favorendo un atteggiamento di apertura e di sicurezza, inoltre il fatto che ogni partecipante riconoscesse i propri problemi negli altri è stato motivo di conforto.

Riguardo agli aspetti psicosociali, facilitante è stato il supporto pratico e mentale ricevuto dai parenti stretti: l’assunzione di più compiti da parte loro così da lasciare che il partecipante si impegnasse di più nella formazione, il ricordare al paziente di svolgere gli homework, o semplicemente l’assunzione di un atteggiamento non giudicante nei confronti della MBCT.

Altri facilitatori sono stati il sostegno emotivo nel modo di condividere l’entusiasmo e l’esperienza positiva con la mindfulness da parte di amici e conoscenti (contatti sociali), il fatto di avere abbastanza tempo a disposizione per partecipare alla formazione, l’assunzione di una mentalità positiva, ovvero avere un’aspettativa positiva nei confronti della mindfulness, o addirittura non avere alcuna aspettativa.

Coscienziosità, curiosità, perseveranza e prendersi cura di se stessi erano facilitatori per quanto riguarda il sottotema personalità.

Infine, facilitanti sono stati i momenti di formazione fissati quotidianamente sempre alla stessa ora, così come il giorno di riposo.

Quest’ultimo risultato è stato inaspettato, in quanto gli insegnanti ritenevano che il giorno di riposo sarebbe stato troppo lungo per i pazienti bipolari, a causa dei problemi di attenzione e concentrazione indipendenti dal loro stato d’animo (Wingo et al. 2009).

Al contrario, i partecipanti hanno riferito che la giornata di pausa li ha aiutati ad approfondire la loro pratica di meditazione e a comprendere di più i loro modelli comportamentali.

Barriere e difficoltà possibili

Tra i fattori - barriera troviamo: il luogo in cui avviene, ovvero se era interno o vicino all’ospedale ricordava ai partecipanti i ricoveri precedenti; la scarsa grandezza del luogo in cui avveniva la formazione, responsabile dell’essere troppo vicini agli altri partecipanti, la mancanza di pulizia e di luce; l’assenza di severità dell’insegnante riguardo ai compiti e alla partecipazione.

Altre difficoltà comprendevano il disinteresse dei membri della famiglia nei confronti del training, la mancanza di tempo dei partecipanti da dedicare alla formazione e il lavoro.

L’assunzione di una mentalità negativa o erronea (es. pregressa credenza che tale pratica coincidesse con il rilassamento) e la considerazione della mindfulness come un qualcosa di isolato dal resto della propria vita sono state ulteriori barriere.

Per quanto riguarda le caratteristiche personali, tra le barriere sono state riportate la tendenza a pensare piuttosto che a fare, l’incapacità di concentrarsi e la repressione dei sentimenti (es. un partecipante ha riferito di usare la formazione come una fuga dai sentimenti).

Anche la difficoltà nel prendersi del tempo per se stessi e rilassarsi, la mancanza di perseveranza e di auto-accettazione hanno reso più difficile per i partecipanti frequentare il corso.

Infine, è emerso che i sintomi depressivi hanno agito da barriera durante il training, soprattutto a causa della mancanza di energia, concentrazione e diminuzione della motivazione, suggerendo che durante questa fase le persone con BD potrebbero aver bisogno di un supporto aggiuntivo (es. aiuto per svolgere gli homework).

La presenza di sintomi (ipo)maniacali attuali, invece, può agire sia come facilitatore che come barriera.

Probabilmente perché i sintomi (ipo)maniacali esistono su un ampio spettro con diversi livelli di compromissione e gravità (American Psychiatric Association 2013): quando i pazienti si trovano all’estremità bassa dello spettro maniacale, durante il quale sperimentano una maggiore energia e concentrazione, ma nessuna compromissione funzionale, potrebbero essere più motivati a praticare la mindfulness.

D’altra parte, quando le persone con BD sono all’estremità superiore dello spettro maniacale e hanno difficoltà di concentrazione, potrebbero avere più difficoltà a fare gli esercizi.

Infine, l’umore eutimico può agire sia come un facilitatore durante la MBCT, sia come una barriera: i partecipanti sentono meno urgenza di praticare la mindfulness quando non sperimentano alcun sintomo dell’umore.

Pertanto, la MBCT è assolutamente attuabile in pazienti con disturbo bipolare, a patto che venga utilizzato un approccio flessibile e sensibile alle oscillazioni dell’umore di questi pazienti.

Respirazione, rilassamento e pratiche complementari

Esercizi di respirazione

Uno dei primi segni di stress acuto è l'aumento della frequenza respiratoria, a scapito della profondità. Per rispondere alla tensione bisogna quindi tornare a respirare in maniera corretta, con respiri lenti e profondi ogniqualvolta, nell'arco della giornata, la pressione si fa sentire.

Occorre inspirare ed espirare profondamente attraverso il naso, ripetendo l'atto dalle cinque alle dieci volte di fila.

Esercizi di rilassamento muscolare

Le tecniche che agiscono sulla tensione muscolare sono semplici, ma molto utili: sopratutto per chi ha problemi ad addormentarsi.

La posizione ideale per iniziare a rilassarsi è quella supina, a gambe non incrociate.

Training autogeno

Si tratta di una forma di psicoterapia attraverso il corpo. La prima fase dell'addestramento consiste in una sorta di autoipnosi per indurre i vari gruppi muscolari a rilasciarsi.

In seguito è possibile evocare immagini piacevoli per aumentare il potere antistress della pratica.

Meditazione

Diverse ricerche hanno dimostrato che la meditazione riduce la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e i livelli di adrenalina.

I momenti più adatti per meditare sono il risveglio e il tardo pomeriggio. Bastano 15-2'0 minuti ogni volta, purché la fretta e il pensiero delle cose da fare non prendano il sopravvento.

La posizione più classica è quella seduta a gambe incrociate e con la schiena dritta. Gli occhi possono essere chiusi o fissi su punto davanti al corpo a 1-2 metri di distanza.

A questo punto la mente comincia a vagare verso immagini che evocano sensazioni positive e rilassanti e i pensieri quotidiani si dissolvono.

Yoga

Grazie a un lavoro molto approfondito sul respiro e sulle tecniche di mentalizzazione, lo yoga può assolvere ottimamente il ruolo di antistress.

Non solo: la meditazione e il rilassamento fanno parte della pratica yoga e, in genere, aprono e chiudono ogni lezione.

Attività fisica e disturbo bipolare

Per sindrome bipolare si intende un disturbo dell’umore caratterizzato da gravi alterazioni del tono dell’umore stesso. Si alternano, infatti, durante la vita del soggetti, episodi di mania o ipomania ( ovvero di elevazione del tono dell’umore) ed episodi di depressione ( ovvero di calo del tono dell’umore).

Nei soggetti con disturbo bipolare, il tasso di mortalità è due/tre volte maggiore rispetto alla popolazione generale, legata prevalentemente a patologie cardiovascolari.

In questa popolazione, infatti, è difficile attuare programmi di prevenzione con terapia farmacologia ed esercizio fisico, poiché presentano degli elementi “barriera” alla pratica come la bassa autoefficacia, un basso livello di istruzione e la presenza di comorbidità.

La quantificazione del livello di attività fisica può avvenire grazie a dei questionari o a strumenti indossabili come degli accelerometri.

Nei soggetti con disturbo bipolare, però, l’uso dei questionari non è molto affidabile e presenza una tendenza alla sovrastima dei livelli di attività fisica praticata.

Questo può essere dovuto a deficit cognitivi associati al disturbo bipolare, come allo stato d’animo del soggetto che può influire sulla capacità di risposta, soprattutto nei soggetti che presentano fluttuazioni molto veloci e frequenti nell’arco della giornata.

Una revisione della letteratura, pubblicata sul “Journal of Affective Disorders” nel 2016, ha preso in esame i livelli di attività fisica, il comportamento sedentario e i loro effetti in soggetti con disturbo bipolare.

Nel complesso sono state valutate 279 persone con disturbo bipolare (129 maschi e 150 femmine) di età compresa tra i 32 e 52 anni.

Valutati oggettivamente, i soggetti con disturbi bipolare sono in media fisicamente attivi per circa 3 ore al giorno mentre svolgono attività sedentarie per circa 10.

L’età e l’Indice di Massa Corporea sono due fattori predittivi del livello di attività.

Come nella popolazione generale, anche in quella con disturbi bipolari il livello di attività fisica diminuisce con l’aumentare dell’età (sopra i 60 anni) e dell’Indice di Massa Corporea.

In oltre, alcune ricerche mostrano come nei soggetti con disturbo bipolare anziani e/o in sovrappeso ci sia un’incidenza maggiore di dolori a piedi, caviglie e schiena, con conseguente difficoltà nello svolgere le attività della vita quotidiana.

In conclusione, è fondamentale ridurre il comportamento sedentario nei soggetti con disturbo bipolare, poiché la sedentarietà rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per patologie cardiovascolari che possono influenzare negativamente sulla loro qualità di vita.

Come scegliere stile, istruttore e contesto

Ci sono diverse forme di Tai Chi, ognuna caratterizzata da movimenti e stili diversi: gli stili più popolari sono lo Yang e il Chen.

Mentre quest’ultimo richiede un allenamento molto esigente, la tecnica Yang è la più diffusa, perché caratterizzata da una serie di movimenti che possono essere appresi più lentamente e combinati successivamente per creare sequenze più lunghe.

Consultatevi sempre con il vostro medico di fiducia prima di decidere, e una volta che avete deciso affidatevi a istruttori di Thai Chi certificati: la filosofia del Tai Chi porta gli istruttori a essere sempre molto ben disposti ad adattare questa disciplina alle esigenze individuali.

La verifica di questa ipotesi pone certamente significative sfide metodologiche: l’ostacolo principale è quello di isolare le posture dalla miriade di fattori aggiuntivi che influenzano il praticante TCQ.

Durante un tipico programma di allenamento TCQ, infatti, oltre a seguire le istruzioni riguardo le posizioni del corpo, vengono date anche istruzioni di respirazione, attenzione focalizzata, immaginazione mentale e filosofia (ad esempio, “segui il flusso”, “non forzare troppo”).

Sottili differenze legate alla lingua utilizzata potrebbero influenzare la qualità della postura e dei movimenti assunti dai discenti.

Oltre alle interazioni tra istruttore e studente, gli allievi di solito praticano anche in gruppi, circondati da altri che fungono da esempi visivi, altra variabile da considerare.

Infine, l’ambiente fisico all’interno del quale si svolge l’allenamento di gruppo può anche influenzare la postura, l’umore e gli altri fattori discussi sopra.

Nel complesso, queste interazioni sociali e i fattori ambientali sembrano avere il potenziale adatto a creare un contesto culturalmente ricco e potrebbero anche amplificare alcune esperienze terapeutiche.

Sono senza dubbio necessarie ulteriori ricerche in questa direzione.

Quando prestare particolare attenzione

La cura del disturbo bipolare si concentra principalmente nel cercare di stabilizzare il tono dell’umore del paziente. Questo viene perseguito attraverso una corretta terapia farmacologica e una buona relazione terapeutica con il proprio psichiatra di fiducia.

Spesso infatti il medico è in grado di riconoscere sintomi precoci di ricaduta (ad es. l’iniziale stato di ipomania) e agire prontamente attraverso un’opportuna modifica alla terapia farmacologica.

Inoltre una buona relazione terapeutica favorisce la compliance al trattamento.

Altro aspetto importante nella cura del disturbo bipolare è la psicoeducazione. Il disturbo bipolare è infatti un disturbo cronico, che accompagna tutta la vita della persona.

E’ fondamentale quindi per ogni paziente imparare a conoscere il proprio disturbo, per sapere quali strategie adottare, quando precocemente chiedere aiuto al proprio medico, quali sintomi monitorare per favorire il miglioramento della propria qualità di vita etc.

Gli interventi di psicoeducazione sono trattamenti che favoriscono una migliore gestione del disturbo e un aumento della qualità di vita ma non sostituiscono la terapia farmacologica che rimane imprescindibile (Morriss et al., 2014).

Infine un’attenta gestione dello stress riduce la frequenza e la comparsa delle due fasi contropolari migliorando significativamente la qualità di vita dei pazienti.

Parte fondamentale quindi del trattamento e della cura del disturbo bipolare è prettamente riabilitativo, favorendo il recupero di attività e di interessi specifici del paziente che il disturbo può avere limitato (Martinez-Arán et al., 2007).

Per quel che riguarda la cura farmacologica, tra i farmaci più utilizzati nel trattamento del disturbo bipolare troviamo:

  • Litio
  • Anticonvulsivanti
  • Neurolettici
  • Antidepressivi

La scelta della corretta terapia farmacologica varia da paziente a paziente e viene modulata dal medico psichiatra in base alle condizioni cliniche del paziente (Cipriani et al., 2011).

Il ricovero può essere necessario durante gli episodi maniacali o depressivi particolarmente gravi, quando è presente un rischio per la persona o quando la terapia ambulatoriale non è sufficiente a gestire i sintomi.

Il ricovero consente un monitoraggio quotidiano e un aggiustamento rapido della terapia.

In presenza di depressione grave, pensieri suicidari, ridotto bisogno di dormire associato a crescente energia, forte agitazione, perdita di controllo o comportamenti rischiosi, è necessario contattare tempestivamente il proprio psichiatra o i servizi di emergenza.

Limiti delle evidenze disponibili

Sarebbe ancora prematuro attribuire qualsiasi possibile interpretazione all’influenza di specifiche posture o schemi di movimento TCQ.

La variabilità dei risultati sperimentali ottenuti sottolinea però la complessità di questa relazione e la sua dipendenza dal contesto, che richiede sicuramente ulteriori indagini.

Recenti studi clinici hanno confermato che il Tai Chi è in grado di offrire benefici nel migliorare l'equilibrio e la flessibilità, abbassare la pressione sanguigna e migliorare la salute cardiovascolare in generale.

Tuttavia, come sottolinea una review saranno necessarie ulteriori ricerche per determinare esattamente quali siano i precisi meccanismi con cui agisce la pratica, per verificare l'efficacia e la sicurezza (i follow up sono troppo brevi e insufficienti) e per testare questa pratica su un numero più ampio di persone con sclerosi multipla.

La stessa prudenza è necessaria quando si parla di disturbo bipolare: i possibili effetti su stress, ansia, sonno, concentrazione e benessere non equivalgono alla dimostrazione che il Tai Chi prevenga le ricadute maniacali o depressive.

Il valore della pratica dipende anche dalla regolarità, dalla qualità dell’insegnamento, dall’ambiente, dal rapporto con il gruppo, dalla condizione fisica e dalla fase clinica della persona.

Una migliore comprensione degli effetti somatici e psicologici di TCQ offrirebbe l’opportunità di migliorare il loro potenziale terapeutico, consentendo una “personalizzazione” per specifiche popolazioni cliniche.

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