Via della perfezione completa nella corrente taoista

La via della perfezione completa indica il cammino taoista verso l’integrazione di corpo, mente e spirito, attraverso la coltivazione interiore, la meditazione, la naturalezza e l’armonia con il Tao. Non consiste soltanto nell’adesione a una dottrina, ma nella trasformazione concreta dell’esistenza e nel ritorno alla propria natura originaria.

Il taoismo è una filosofia antica che affonda le radici nella cultura cinese. Questa disciplina si è sviluppata nel corso dei secoli in diverse correnti di pensiero, che spaziano dalla ricerca della saggezza e dell’immortalità alla meditazione e alla purificazione del corpo e dell’anima.

Il significato della via della perfezione completa

Il termine “taoismo” deriva dal concetto del Tao, che significa “cammino” o “via”. Il taoismo è una filosofia che cerca di spiegare il mondo attraverso la comprensione del Tao. Il Tao è il principio universale che permea tutte le cose e guida l’intera esistenza.

La classica traduzione di Tao道 è: via, sentiero, metodo, scuola, cammino inteso anche come cammino spirituale, e per estensione Realtà, Verità, ciò che è all’Inizio. Come verbo è parlare, articolare sotto forma di discorso.

Attilio Andreini, esperto di lingua cinese, descrive il Tao come: “Una via che conduce al conseguimento di qualcosa, tracciando un solco, un metodo, un modo per far sì che determinate condizioni si manifestino”. “Principio cosmico ineffabile che regge l’universo e modus operandi del mondo stesso, la via, il decorso che i fenomeni nel loro insieme o separatamente tracciano per rivelare ciò che sono.”

Il Tao è quindi associato alla vita e all’uomo, è come un fiume che scorre a cui l’uomo dovrebbe abbandonarsi con fiducia, lasciandosi modellare dalla sua naturalezza e dalla sua armonia, in modo da realizzare con spontaneità la propria vita ed il proprio destino (Ming命).

La perfezione completa non è una perfezione costruita dall’ego, ottenuta attraverso il controllo, il riconoscimento sociale o la conformità a un modello esteriore. Essa consiste nel recupero dell’unità originaria e nella capacità di vivere secondo la propria natura, senza separarsi dal movimento del cielo, della terra e dei diecimila esseri.

Il Tao come unione di cielo, uomo e terra

Parlare di Tao è parlare di tutto il pensiero cinese, del modo di vivere la vita abbracciando corpo-mente-spirito e la natura stessa. È la mente intesa globalmente come psiche, come intelletto, come emozioni.

Tao non è allora semplice fonetica, ma pone e collega l’uomo tra Cielo e Terra, lo mette in relazione e risonanza con tutto ciò che lo circonda, lo rende capace di cogliere il linguaggio della natura e di interpretarne i segnali.

Il termine Tao veicola un mondo spesso dimenticato, perché esiste un legame inscindibile tra uomo e natura, uomo e cosmo, uomo e umanità. È questo legame a essere denominato Tao 道.

L’uomo è inserito nella natura, è un essere naturale e come tale è soggetto ai ritmi, ai mutamenti e alle leggi dell’universo: l’uomo è un microcosmo all’interno del macrocosmo.

La percezione di questo collegamento non è appannaggio esclusivo del mondo orientale, ma è l’esperienza che ciascuno può aver vissuto, anche solo per un istante, davanti alla natura e alla sua bellezza, poiché l’essere umano funziona allo stesso modo su tutta la superficie terrestre.

La natura stupisce, rapisce, lascia senza parole. È quell’esperienza di quell’istante unico in cui lo sguardo davanti a un cielo stellato, all’alternarsi delle albe e dei tramonti, alle linee delle morbide colline, al silenzio delle vette, alle nuvole e al loro cambiar forma o al gioco multicolore delle foglie in autunno, si scioglie interiormente, penetrando i limiti della mente e portando l’uomo a sentirsi parte del tutto e di ciò che sta osservando, senza differenza e separazione tra il sé e l’esterno.

Questa esperienza senza barriere è parte integrante del Tao 道, è un legame con quell’energia sottile (qi originale) che tutto unisce, sostiene, nutre con ordine e coerenza, naturalezza e armonia e di cui noi percepiamo - a causa della nostra distrazione - l’esistenza solo in alcuni particolari momenti della nostra vita.

Origine e sviluppo del taoismo

Il taoismo è una filosofia antica che ha origini nella Cina del VI secolo a.C. Secondo la leggenda, Lao Tzu, un filosofo cinese, scrisse il Dao De Jing, il testo fondamentale del taoismo, prima di ritirarsi a vivere come eremita.

Lao-Tzu, conosciuto anche come Lao-Tan, archivista reale e cronista di corte, fu visitato da Confucio, che gli domandò dei riti taoisti. Stanco della corruzione della vita pubblica, abbandonò la patria.

Giunto al confine occidentale, fu implorato dal suo amico Yin-Hsi di lasciargli un libro che contenesse l’essenza della sua dottrina. Fu così che egli scrisse il TAO TEH-CHING in due parti e cinquemila parole.

Due furono i momenti principali del suo sviluppo: il Taoismo sviluppatosi fra il VII e il V a. C. (in questo periodo parecchie scuole di pensiero fiorirono in Cina), rappresentato da tre filosofi: Lao-tzu, Chung-Tzu e Lieh-Tzu, i quali hanno scritto opere tra le più importanti della cultura cinese.

Il Taoismo religioso o popolare nacque sotto la dinastia Han, in occasione della rivolta dei “Turbanti gialli” (184 d.C.), contro i latifondisti e i letterati di corte.

Nel V sec. il taoismo si consolidò come chiesa opposta a quella buddista e confuciana. A capo della chiesa taoista vi era il “Maestro Celeste” T’ien-shih, mentre le comunità erano presiedute da maestri Shih.

Nel corso dei secoli il taoismo fu messo a confronto con altre dottrine e, a seconda dell’imperatore, approvato o messo al bando. Fino al 1311 fu rappresentato ufficialmente nell’amministrazione pubblica, dopo si sviluppò fuori di questa ufficialità come una sorta di forza spirituale per tutti i cinesi.

Nel corso dei secoli, il taoismo si è diffuso in diverse correnti di pensiero, come il taoismo filosofico, il taoismo religioso, il taoismo medico e il taoismo magico.

Nel III secolo d.C., il taoismo divenne una delle tre grandi religioni della Cina, insieme al buddismo e al confucianesimo. Durante la dinastia Tang (618-907 d.C.), il taoismo raggiunse l’apice della sua influenza, diventando la religione di stato.

Le correnti taoiste e la ricerca della realizzazione

Il taoismo è una filosofia complessa e multiforme che si è trasformata nel corso dei secoli in diverse correnti di pensiero.

Taoismo filosofico

La corrente filosofica del taoismo classico, sviluppatasi nel periodo dei regni combattenti (475-221 a.C.), si concentra sull’idea del Tao come principio fondamentale del mondo e dell’universo.

Il taoismo classico insegna che la saggezza consiste nel seguire il corso naturale degli eventi e nel non interferire con la natura. Questa corrente filosofica del taoismo ha influenzato il confucianesimo e l’intera cultura cinese.

Taoismo religioso

La corrente taoista religiosa si è sviluppata in epoca successiva, a partire dalla dinastia Han (202 a.C.-220 d.C.). Questa corrente di pensiero si concentra sulla ricerca della saggezza e dell’immortalità.

Gli adepti di questa corrente filosofica cercano di raggiungere la perfezione spirituale attraverso la meditazione, l’esercizio fisico e la pratica di rituali religiosi.

Il taoismo si sviluppò anche dal punto di vista religioso, soprattutto a scopo di cura ed esorcismo; inoltre è importante la ricerca della immortalità.

I preti taoisti, avvalendosi della propria esperienza in campo rituale, praticano guarigioni ed esorcismi, nel corso dei quali cercano di dominare i pericolosi eccessi delle forze Yin invocando la superiore energia Yang.

Taoismo alchemico

La corrente alchemica del taoismo si sviluppò a partire dal IV secolo d.C. Questa corrente filosofica del taoismo si concentra sulla trasformazione del corpo e della mente attraverso l’uso di pratiche alchemiche.

Gli adepti di questa corrente cercavano di raggiungere l’immortalità attraverso la purificazione del proprio corpo e dell’anima.

Taoismo mistico

Infine, la corrente taoista mistica si sviluppò in epoca più recente, nel XIII secolo. Questa corrente filosofica del taoismo si concentra sull’esperienza personale dell’illuminazione e sulla ricerca dell’unità con il Tao.

Gli adepti di questa corrente usano la meditazione, l’arte e la poesia per raggiungere un livello di comprensione più profondo dell’universo e del proprio posto al suo interno.

La perfezione completa e il ritorno alla natura originaria

Chi perfeziona la propria natura ritorna alla virtù originaria. Chi raggiunge la propria virtù primitiva si identifica con l’origine dell’universo e, attraverso quella, con il vuoto.

Il vuoto è grandezza. È simile all’uccello che canta spontaneamente e si identifica con l’universo. Quando si identifica perfettamente con l’universo, appare ignorante e oscuro.

Raggiunge la virtù profonda e si inabissa nell’armonia universale. Dimentica le cose; dimentica il cielo; non dipendere dall’uomo.

Possa tu essere chiamato colui che dimentica se stesso. Ecco ciò che si chiama aver raggiunto il cielo.

La via del Santo non sa dove va e la sua purezza è perfetta. Se il mondo intero lo loda, egli non si esalta; se il mondo intero lo condanna, egli non si abbatte.

L’uomo virtuoso non pensa nulla quando è a casa sua; non riflette quando cammina. Non fa alcuna differenza tra bene e male.

L’eccellenza non risiede nella bontà o nella giustizia, ma nelle qualità intrinseche di ciascuno di noi. Eccellente è chi conta soltanto sulla propria natura originaria e sulle proprie disposizioni innate.

L’uomo perfetto dell’Antichità passa per la bontà e sosta nella giustizia, ma gode della sua libertà, vive sobriamente e conserva così la propria indipendenza.

Chi è veramente libero non agisce. Chi vive sobriamente è presto soddisfatto. Chi è indipendente non si dà facilmente.

Wu wei: la non-azione e la non-resistenza

Il Wu Wei è un concetto centrale del taoismo che si riferisce all’idea dell’azione senza sforzo. In pratica, il Wu Wei implica l’abbandono della lotta per il controllo delle cose e il permettere che la natura segua il suo corso.

Il Wu Wei implica anche la spontaneità, il che significa che le azioni dell’individuo devono essere il risultato dell’essere in accordo con la natura e il Tao. In altre parole, l’azione deve fluire naturalmente e senza forzature.

Compiere senza sapere perché, ecco il Tao. Wu-wei, “non-azione”.

Il non-agire non nomina le cose. Il non-agire trattiene i progetti. Il non-agire semplifica le imprese. Il non-agire guida l’intelligenza.

L’armonia è invece l’opposto, la Via della “non resistenza” (wu wei 無爲), uno stato di normale spontaneità accessibile a ogni uomo in quanto parte e partecipe al Tutto.

Il Tao è un flusso dinamico che unisce, mette in relazione e in comunicazione parti diverse. Nella tradizione cinese è spesso associato all’immagine dell’acqua, archetipo dell’origine e dotata di una forza che si esprime attraverso il suo essere morbida, cedevole, adattabile alle diverse circostanze.

In modo similare l’uomo dovrebbe affrontare la vita con cedevolezza, adattandosi agli ostacoli incontrati lungo la propria via, aggirandoli senza mai perdere la propria meta e la propria identità, in altre parole il comportamento umano dovrebbe essere conforme al fluire del Tao.

“Sotto il Cielo non v’è cosa più molle e più debole dell’acqua, eppure, nell’assalire quel che è duro e forte, niente può superarla, tant’è che non v’è cosa che la rimpiazzi”.

Il Tao, lo Yin e lo Yang

Il Tao, o la “via”, è il principio fondamentale del taoismo. Rappresenta l’energia creatrice che governa tutte le cose nell’universo.

Il Tao è il principio che governa l’ordine naturale delle cose e sottende l’armonia tra gli esseri umani, la natura e l’universo. L’essere umano che vive in armonia con il Tao, agisce senza sforzo e senza forzature.

Inoltre, l’equilibrio tra Yin e Yang è un concetto fondamentale del taoismo. Secondo il taoismo, l’universo è costituito da due forze contrapposte ma complementari, lo Yin e lo Yang, che rappresentano la femminilità e la mascolinità, l’ombra e la luce, la terra e il cielo.

L’equilibrio tra Yin e Yang è fondamentale per la creazione dell’armonia e dell’equilibrio nel mondo naturale.

Il simbolo del Tao, conosciuto anche come Yin-Yang, è uno dei simboli più conosciuti della cultura cinese e rappresenta la dualità e l’interconnessione tra opposti complementari.

Il simbolo è composto da due parti, una bianca (Yin) e una nera (Yang), che si fondono in un cerchio perfetto. Il lato bianco rappresenta il femminile, la luna, la notte e la quiete. Il lato nero rappresenta il maschile, il sole, il giorno e l’attività.

Il cerchio rappresenta l’eternità e l’armonia tra Yin e Yang. Il simbolo del Tao viene spesso utilizzato come un’immagine iconica per rappresentare i principi del taoismo.

Simbolo Yin Yang taoista

Il vuoto, la quiete e la virtù invisibile

È sul vuoto che si modella il Tao. Il vuoto è l’astinenza dello spirito. Dal vuoto dello spirito scaturisce la luce; lì si trova la quiete.

Il vuoto, la tranquillità, il distacco, la non-curanza, il silenzio, il non-agire sono la livella dell’equilibrio dell’universo, la perfezione della via e della virtù.

Quando l’acqua è tranquilla, può riflettere la barba e le sopracciglia, e la sua superficie è così ferma che può servire da livella al maestro carpentiere. Se la tranquillità dell’acqua permette di riflettere le cose, di che cosa non è capace quella dello spirito?

Com’è tranquillo, lo spirito del Santo! È lo specchio dell’universo e di tutti gli esseri.

Questa pace conduce al vuoto, un vuoto che è pienezza, una pienezza che è totalità. Questo vuoto conferisce all’anima una tranquillità, la quale fa sì che ogni azione compiuta sia efficace.

La capacità integrale

«Che cos’è la capacità integrale?» chiese il duca Ai. «La morte e la vita, la durata e la distruzione, la miseria e la gloria, la povertà e la ricchezza, la saggezza e l’ignoranza, il rimprovero e la lode, la fame e la sete, il freddo e il caldo, queste sono le alterne vicende il cui corso costituisce il Destino.

Si succedono come il giorno e la notte, senza che alcuna intelligenza umana possa stabilirne l’origine. Chiunque riesca a non lasciarsi influenzare da questi avvenimenti conserva intatta la propria anima.

Conserva di giorno e di notte il proprio equilibrio, la propria disinvoltura, l’umore sereno. Benefico come la primavera, si adatta a tutti e a tutte le circostanze. Questi possiede la capacità integrale».

«Che cos’è la virtù invisibile» chiese il duca Ai. «La superficie», rispose Zhong-ni «è la pienezza delle acque tranquille. Così può servire da modello a ogni cosa.

Perché queste acque si mantengono sempre all’interno senza mai straripare fuori. La virtù è il mantenimento dell’armonia perfetta.

Il rapporto tra Tao e uomo

Il Tao è origine, sostegno e nutrimento dei diecimila esseri, essere umano incluso: “Il Dao genera l’Uno, l’Uno genera il Due, il Due genera il Tre, il Tre genera i diecimila esseri”.

Come inizio di ogni cosa, il Tao non è quindi avulso dall’uomo, ne mostra invece la Via. Oggi come allora serve superare i limiti della mente ordinaria e ritrovare la propria unità e ri-connessione a quella forza da cui tutto origina e a cui tutto fa ritorno.

Lo stesso Daodejing cita: “Il ritorno è il movimento della Via”.

Il Tao non è solo un principio esterno al quale l’essere umano deve adeguarsi. L’uomo è nel Tao e il Tao è nell’uomo.

Nel proprio limite corporeo, l’uomo coltivando il tao (metodo) può arrivare a percepire dentro sé il Tao (Via), cogliendone tutte le potenzialità, qualità e virtù (De) per manifestarle nella propria vita.

Il Tao non è fantasia, non è immaginazione è esperienza diretta, è una possibilità di realizzazione completa, come cita il Daodejing “Poiché quel che è ben piantato non può essere strappato, e quel che è ben abbrancato non può scivolare via…Lo si coltivi in sé, e renderà autentica la Possanza”.

Il ritorno al Tao e la trasformazione di sé

La “Via del Ritorno al Tao” è il cammino interiore attraverso cui ognuno può ritrovare se stesso e ciò che era all’origine.

Non si tratta di una fuga in mondi celestiali, ma al contrario di un percorso in cui l’uomo diventa capace di prendere il proprio posto tra Cielo e Terra, con dignità, portando nel proprio quotidiano la “concreta essenza” del Tao.

La trasformazione di sè Tao 道 è quindi cambiamento: l’uomo che cammina nel Tao si apre al cambiamento, non fa resistenza, è profondamente consapevole che tutto cambia e che nulla può essere trattenuto.

Nell’universo la sola cosa costante è il mutamento. Il cambiamento è nell’ordine delle cose, avviene comunque, opporvi resistenza è rigidità innaturale e porta solo a sofferenza.

Per i taoisti non esistevano il bene o il male di per sé, ma l’armonia o la disarmonia che diviene fonte di possibile sofferenza.

Il Tao è origine e natura, ma ne è al contempo la manifestazione. Per i taoisti seguire il Tao era “rifarsi natura”, percorrere un cammino di unione, di partecipazione al Tutto.

L’esistenza è l’occasione data a ogni essere umano di poter scoprire che lo sguardo con cui osserva se stesso e la vita è parziale, limitato.

L’uomo spesso abita dentro ai propri limiti come se fosse uno status normale, senza mai spingersi oltre le porte chiuse della mente, senza aprirle e sperimentare se stesso in tutta la propria completezza.

La vita è un’occasione, il parlarne è pura conoscenza, solo il farne esperienza è cambiamento ed evoluzione. È il bruco che diviene farfalla, seguendo il corso naturale della propria trasformazione.

La perfezione completa nella pratica

I taoisti sono stati grandi cultori della vita (sheng 生)e hanno tracciato un cammino di pratiche (meditative, daoyin, alimentazione, igiene, sessuali, rituali, purificazione, etc.) per poter recuperare quello stato originale che permette il proprio reinserirsi nel naturale cambiamento dell’esistenza, per vivere una vita, buona, di presenza e realizzazione.

La pratica taoista religiosa portò allo sviluppo di comunità monastiche: il novizio, in seguito ad un rituale di iniziazione, accettava i voti e le regole disciplinari.

Il monaco ha come scopo raggiungere l’immortalità, evocare gli spiriti dei defunti, professare l’attività di medico, mago, astrologo, indovino.

Tutte le tecniche praticate, ad esempio l’ascetismo, mirano a fare di un uomo comune un uomo realizzato, un Immortale, o un Santo, uno che ottiene la “lunga vita”, poiché “niente ha presa sul corpo quando lo spirito non è turbato”.

Meditazione e ricerca interiore

La meditazione è un’altra pratica comune nel taoismo e nella medicina olistica. La meditazione taoista si concentra sull’interiorizzazione e sull’armonizzazione del corpo e della mente, al fine di raggiungere uno stato di pace e di equilibrio.

La meditazione può essere utilizzata per alleviare lo stress, migliorare la concentrazione e promuovere la salute.

I saggi taoisti hanno esperito e trasmesso una via, un metodo per “ritornare al Tao”: è la via dello Shen 神, della ricerca interiore, della conoscenza di sé e della meditazione per ritrovare dentro se stessi quell’ordine, quell’armonia, quell’unità che è custodita nella “goccia di Tao” presente in ogni persona.

Qi gong e coltivazione del corpo

Il qi gong è una pratica che combina la meditazione con il movimento del corpo. Il qi gong si concentra sulla regolazione del flusso di Qi attraverso il corpo, al fine di promuovere la salute e il benessere.

Il qi gong può essere utilizzato per migliorare la postura, l’equilibrio, la respirazione e la flessibilità.

Il taoismo ha una forte connessione con le pratiche di medicina olistica, come l’agopuntura, la meditazione e il qi gong.

L’agopuntura si basa sulla teoria del Qi, ovvero l’energia vitale che scorre attraverso il corpo. Secondo la filosofia taoista, la malattia è causata da un blocco del flusso di Qi.

L’agopuntura consiste nell’inserimento di sottili aghi nelle parti del corpo che corrispondono ai meridiani del Qi, al fine di ripristinare il flusso energetico e promuovere la guarigione.

Il Tao e la disciplina interiore

Colui che vede attraverso l’infinito raggiunge l’invisibile, abbandona ogni pregiudizio. Costui coglie l’unità dell’uomo perfetto e si serve del proprio spirito come di uno specchio: non scaccia né accoglie nessuno, risponde agli altri senza nascondere nulla, trionfa sugli esseri senza venirne ferito.

Il Santo abbraccia il tutto; gli uomini discutono per far valere le proprie opinioni. Così, è stato detto: «Ogni discussione implica una visione parziale».

Il Tao supremo non ha nome; il discorso supremo non ha parole; la benevolenza suprema esclude qualsiasi benevolenza parziale; la purezza suprema è senza ostentazione; il coraggio supremo è privo di crudeltà.

Il Tao che appare non è più il Tao; la parola che distingue non giunge alla verità.

Che l’altro e se stesso cessino di opporsi, questo è il perno del Tao.

La comprensione conduce all’unità.

Il superamento dell’ego e delle forme esteriori

“L’uomo perfetto è senza io, l’uomo ispirato è senza opera, l’uomo santo non lascia nome”.

Dalle Tre Dinastie fino ai nostri giorni, la natura dell’uomo è incessantemente modificata da qualcosa di esteriore a se stessa.

Così l’uomo volgare si sacrifica per il denaro, il letterato per la sua grande reputazione, il nobile per la gloria della sua famiglia, il Santo sacrifica se stesso per il mondo; e così tutti gli uomini le cui occupazioni e titoli sono differenti, sono simili nel ferire la propria natura e nel sacrificarsi per cose vane.

Tutti gli uomini si sacrificano per qualcosa di esteriore a loro stessi: uno per la bontà e la giustizia, e viene chiamato gentiluomo; un altro per la fortuna e viene detto volgare.

Perché allora si stabilisce una distinzione fra il gentiluomo e l’uomo volgare?

Chi si tortura lo spirito per elevare la propria condotta si allontana dal mondo e prende abitudini eccentriche, si fa un’alta opinione di sé e denigra gli altri; costui non ha che orgoglio.

È solo un eremita dei monti e delle valli, un uomo che condanna il mondo. È questo l’ideale di coloro che aspirano a disseccarsi nell’ascesi e a gettarsi nell’abisso.

La perfezione completa non coincide dunque con l’ostentazione dell’ascesi, con il ritiro dal mondo o con la costruzione di un’immagine spirituale. Essa richiede piuttosto semplicità, misura, indipendenza e capacità di restare nella vita senza essere trascinati dalle sue opposizioni.

La parabola dei cavalli e la natura spontanea

I cavalli hanno zoccoli in grado di calcare il gelo e la neve; hanno un pelo che li protegge dal vento e dal freddo. Brucano l’erba, bevono l’acqua, alzano le zampe e saltano.

Questa è la vera natura dei cavalli. Non sanno che farsene di maneggi o scuderie grandiose.

Un giorno apparve Bo-le e disse: «Conosco il modo di allevare i cavalli». Bruciò e attorciglio il loro pelo, limò e marchiò i loro zoccoli; li imbrigliò e li impastoiò, poi li legò in una scuderia dopo aver sparso sul pavimento lettiere di rami.

Due o tre cavalli su dieci morirono. Fece loro soffrire la fame e la sete; li fece andare al trotto e al galoppo; li mise in fila e li disciplinò; torturò la loro bocca con il morso, e con la frusta li sferzò sulla groppa.

Più della metà dei cavalli perirono.

La parabola mostra come l’intervento eccessivo possa deformare la natura originaria degli esseri. L’ordine imposto dall’esterno, quando diventa controllo, disciplina coercitiva e artificio, può produrre disarmonia invece di perfezionamento.

Nella pianura i cavalli pascolano e si abbeverano: quando sono contenti si sfregano il collo l’un l’altro; quando sono nervosi si voltano e si sferrano calci. Altro non sanno fare.

Quando li ebbero soggiogati con un pezzo di legno e frenati con un frontale a mezza luna, i cavalli cominciarono ad assumere un che di infido e di losco.

Allora impararono a schivare il giogo, a rompere le redini, a respingere il morso dai denti; allora uscirono da loro sogni. Così, i cavalli divennero astuti e cattivi.

La critica alle imposizioni morali

A quell’epoca regnava la virtù perfetta, gli uomini camminavano pacificamente. I loro sguardi erano retti.

Fu allora che apparvero i Santi. Si sforzarono per praticare la bontà e aspirarono alla giustizia e così il dubbio apparve sotto il cielo.

Chi oserà scegliere la bontà e la giustizia, se non screditando il Tao e la virtù?

Rovinare il Tao e la virtù e sostituirli con la bontà e la giustizia, ecco il crimine del Santo.

La bontà e la giustizia sono soltanto locande di passaggio degli antichi sovrani.

Nel tempo in cui regnava il sovrano He-xu, gli uomini stavano nelle loro case senza sapere quello che facevano. Fuori, andavano senza sapere dove andavano.

Quando si cibavano, erano contenti, poi, tamburellandosi la pancia piena, andavano a passeggio.

Vennero i Santi, e dapprima piegarono e fiaccarono gli uomini con i riti e con la musica, per rendere corrette le loro abitudini, poi esaltarono la bontà e la giustizia per pacificare tutti i cuori sotto il cielo.

Allora il popolo fu spinto alla passione del sapere e lottò per gli interessi materiali, senza che poi si potesse mettere un termine a questi mali: questo fu il crimine dei Santi.

La via suprema e l’equilibrio dell’esistenza

La via suprema. La sua essenza è profonda e oscura, la sua vetta confusa e segreta.

Mantenete il vostro spirito nella quiete: il vostro corpo si perfezionerà da sé. Siate calmo e puro, non affaticate il vostro corpo, non agitate la vostra anima e vivrete a lungo.

Che il vostro spirito non conosca nulla. Turbare la legge del cielo, contrariare i sentimenti degli esseri significa impedire alla natura di compiersi.

Sciogliete il vostro cuore, lasciate andare il vostro spirito, annientate la vostra anima e i diversi esseri del mondo ritroveranno la loro radice comune.

Chi ritrova la propria radice senza saperlo non si allontanerà dall’indistinzione primordiale, mentre chi prende coscienza della propria radice ne è definitivamente allontanato.

Non cercate di sapere quello che sono, e tutti gli esseri nasceranno del tutto naturalmente.

Un grand’uomo esercita la sua influenza sugli uomini come il corpo proietta la sua ombra e il rumore provoca gli echi. Se qualcuno lo interroga, risponde a ciò che gli viene chiesto.

È l’uguale. Per regola di condotta non ha altra cosa se non il silenzio e l’imparzialità.

Dietro la molteplicità dei fenomeni che vanno e vengono, ritrova l’infinito, dietro la comparsa e la scomparsa degli esseri, riconosce l’eternità.

La sua persona si definisce attraverso l’identificazione con quanto è comune a tutti. Ciò che è comune a tutti non ha esistenza propria, e come potrebbe ciò che non ha esistenza propria possedere un’esistenza?

Coloro che sono considerati privi di esistenza, questi sono gli amici del cielo e della terra.

Armonia, adattamento e serenità

Il Tao abbraccia e sostiene tutti gli esseri. Infinita è la sua grandezza! Il saggio deve fare il vuoto nel proprio spirito per comprenderlo.

Amare gli uomini ed essere benevolo verso gli esseri, ecco la bontà. Considerare come identiche le differenze, ecco la grandezza.

Non mostrarsi né altezzoso né eccentrico, ecco la larghezza di spirito. Abbracciare la varietà delle differenze, ecco la ricchezza.

Attenersi alla virtù, ecco la regola. È attraverso la virtù che si afferma la personalità dell’uomo.

Chi in tutte le cose si conforma al Tao è armato contro i colpi della sorte. Chi non si lascia abbattere dal succedersi degli avvenimenti esterni, conserva l’integrità del proprio carattere.

Il taoismo insegna che l’essere umano deve abbandonare la lotta per il potere e la ricchezza e concentrarsi invece sulla ricerca della pace interiore e del benessere.

Il taoismo enfatizza la spontaneità, la naturalezza e l’armonia con la natura. Gli adepti del taoismo cercano di vivere in accordo con il Tao, seguendo la via del wu-wei, ovvero l’azione senza sforzo.

Il Tao nella vita quotidiana

Lie-zi rimase convinto di non avere ancora imparato nulla dal suo maestro. Tornò a casa sua, e vi si rinchiuse per tre anni.

Cucinava per sua moglie, badava ai maiali con altrettanta cura che se fossero stati uomini; si disinteressava degli affari del mondo.

Si applicava a ritrovare la semplicità e a conquistare l’indipendenza. Così, le vicende della vita non gli hanno impedito di conservare la sua unità originaria sino alla fine della sua esistenza.

Chi ha una condotta elevata pur senza torturarsi lo spirito, si perfeziona pur senza applicarsi alla bontà e alla giustizia, si mantiene nell’ozio pur senza vivere lungo i fiumi e presso il mare, raggiunge un’età avanzata pur senza estendere e contrarre il suo corpo, dimentica tutto e possiede tutto.

È pacifico e immenso. Riunisce in sé tutte le perfezioni del mondo.

In lui risiede la via dell’universo e la virtù del Santo. È stato detto: «Il distacco, il silenzio, il vuoto e il non-agire costituiscono l’equilibrio dell’universo e la sostanza della virtù».

Coloro che nascono e vivono nel Tao non agiscono e raggiungono la serenità. Così è stato detto: “I pesci si dimenticano gli uni degli altri nei fiumi e nei laghi, gli uomini nel Tao e nella sua disciplina”.

Il taoismo e il confucianesimo

Il taoismo e il confucianesimo sono due filosofie antiche che hanno influenzato la cultura e la società cinese per secoli. Mentre le due filosofie differiscono in molti aspetti, come il loro approccio alla moralità e all’ordine sociale, condividono anche molte idee e si sono influenzate reciprocamente.

Il confucianesimo è stato sviluppato da Confucio (551-479 a.C.) e ha influenzato la società e la cultura cinese per oltre duemila anni. Il confucianesimo enfatizza l’etica, l’ordine sociale e il rispetto per la gerarchia.

In questo sistema di pensiero, ogni individuo ha un ruolo specifico all’interno della società e deve agire in conformità con gli ideali morali per garantire l’armonia e la stabilità sociale.

Il taoismo, d’altra parte, è stato sviluppato come si è detto da Lao Tzu (570-471 a.C.) e si concentra sull’armonia con la natura e sulla spontaneità.

Il taoismo insegna che ogni individuo ha il potenziale per vivere in equilibrio con l’universo e con se stesso.

Nonostante queste differenze, il taoismo e il confucianesimo si sono influenzati reciprocamente nel corso della storia cinese.

In effetti, molte persone in Cina praticano sia il confucianesimo che il taoismo, cercando di trovare un equilibrio tra l’etica e la spiritualità.

Il taoismo in Giappone

Il taoismo ha avuto una forte influenza sulla cultura giapponese, in particolare sulla pratica delle arti marziali. In Giappone, il taoismo è stato introdotto durante il periodo Nara (710-794) e il periodo Heian (794-1185) e ha influenzato profondamente il pensiero giapponese.

Durante il periodo Heian, il taoismo fu studiato dai membri della corte imperiale e dei samurai, che cercavano di sviluppare una comprensione più profonda della natura e del mondo naturale.

Questo interesse per il taoismo ha influenzato la pratica delle arti marziali in Giappone, in particolare lo sviluppo del ninjutsu, che utilizzava tecniche di dissimulazione e di infiltrazione basate sulla filosofia del taoismo.

Il taoismo ha anche influenzato il pensiero di importanti filosofi giapponesi, come D.T. Suzuki, che ha integrato gli insegnamenti del taoismo con il Buddhismo Zen.

L’influenza del taoismo sulla cultura giapponese è evidente anche nella sua estetica, con la sua enfasi sulla natura, sull’armonia e sulla spontaneità.

Ad esempio, la cerimonia del tè giapponese, o chanoyu, si basa sulla filosofia del wabi-sabi, che incorpora elementi di taoismo, zen e shintoismo.

La cerimonia del tè si concentra sull’esperienza del momento presente e sulla bellezza della natura, con una particolare attenzione all’armonia tra gli elementi.

Il concetto di ma, che significa spazio vuoto, è un elemento chiave della cerimonia del tè, rappresentando l’importanza dell’equilibrio e dell’armonia.

In Giappone, il taoismo ha influenzato anche la medicina tradizionale, con la sua enfasi sull’equilibrio e sull’armonia tra corpo e mente.

Il Tao nella cultura contemporanea

Il taoismo ha influenzato la cultura di massa nel mondo contemporaneo, come dimostrano i molti esempi che possono essere trovati in diverse forme di arte e intrattenimento.

In campo cinematografico, il taoismo ha avuto un impatto significativo nel mondo dei film d’animazione giapponesi, come ad esempio il famoso film “La città incantata” di Hayao Miyazaki, dove i personaggi principali devono imparare a rispettare la natura e gli altri esseri viventi per trovare l’armonia.

Anche il film di animazione americano “Kung Fu Panda” è stato influenzato dal taoismo, con il protagonista che deve trovare l’equilibrio tra Yin e Yang per diventare un maestro delle arti marziali.

Nella letteratura, il taoismo ha ispirato molti autori contemporanei. Anche la cultura occidentale è stata influenzata dal taoismo, soprattutto nella letteratura e nell’arte.

Il taoismo ha ispirato molti scrittori e artisti, che hanno utilizzato la sua filosofia come fonte di ispirazione per le loro opere.

La pratica del taoismo può aiutare a ridurre lo stress, a migliorare la salute fisica e mentale, e a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé.

Inoltre, il taoismo può offrire un modo per affrontare le sfide della vita in modo creativo e flessibile, e per sviluppare una maggiore gratitudine per tutto ciò che la natura offre.

Meditazione Taoista Guidata - (Theta waves 333hz)

Il taoismo, con la sua filosofia della ricerca della pace interiore e dell’armonia con la natura, ha influenzato la cultura cinese e giapponese per secoli, e ha avuto un impatto significativo anche sulla cultura occidentale.

Il taoismo ha anche influenzato la cultura giapponese, dove è conosciuto come “Do” o “Michi”. Molti aspetti della cultura giapponese, come la cerimonia del tè, la calligrafia e l’arte marziale, sono fortemente influenzati dal taoismo.

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