La mente spirituale di Russell Targ nasce dall’incontro tra fisica, visione a distanza, ricerca sulle capacità psichiche e pratica della consapevolezza amorevole. In questa prospettiva, la coscienza non sarebbe confinata ai limiti angusti dell’esperienza individuale, ma potrebbe entrare in rapporto con realtà lontane nello spazio e nel tempo.
In questo libro Targ esplora le implicazioni scientifiche e spirituali della visione a distanza e offre esercizi dettagliati per aiutare i lettori a coltivare le proprie capacità psichiche, oltre a offrire diverse tecniche ed esercizi per sviluppare capacità di visione remota. Un mezzo per espandere la nostra limitata consapevolezza della coscienza condivisa da tutti gli esseri umani.
Russell Targ tra scienza, spiritualità e parapsicologia
Russell Targ Pioniere delle ricerche sul laser e fondatore del programma di ricerca sulle capacità paranormali dello Stanford Research Institute (SRI). Ha svolto ricerche per la CIA sulla mente non locale in campo spionistico. È autore di numerosi libri tra cui Mind Reach e The Mind Race.
Sebbene al tempo della Guerra fredda io abbia usato efficacemente le Esp per spiare i sovietici (e per prevedere le variazioni nelle quotazioni dell’argento), oggi mi interessano perlopiù le esplorazioni degli stati di consapevolezza amorevole e pacifica e gli studi sulle abilità psichiche. Siccome sono un fisico, mi appassiona inoltre la nostra natura non-locale.
Nell’ultimo grande progetto al quale io, Russell, ho lavorato come scienziato aerospaziale, al mio gruppo fu assegnato un miliardo di dollari per installare un potentissimo laser su un Boeing 747 come arma per abbattere i missili nemici. Questo programma impegnava un centinaio di scienziati e di ingegneri che lavoravano in un’atmosfera di profonda disarmonia e disprezzo reciproco.
Una volta un collega mi ha detto: «C’era così tanta paura in quella riunione che potevi sentirne l’odore quando entravi nella stanza». Ho voluto scrivere questo libro per aiutare i miei fratelli e sorelle del campo aerospaziale a trovare un modo per fare una nuova scelta: anteporre la gratitudine per il nostro privilegiato tenore di vita invece della paura.
La visione a distanza e l’idea di mente senza limiti
In questo libro, descriverò dettagliatamente la visione a distanza, il processo in cui, dopo aver calmato la mente, si può accogliere l’afflusso di informazioni da ogni posto del mondo. Mi occuperò anche della guarigione a distanza, in cui è possibile e/fondere le proprie intenzioni per curare una persona lontana, o alleviarne il dolore.
Negli esperimenti sulla visione a distanza, si nota che le sponde, per esempio dove l’acqua incontra la terra, sono le ubicazioni migliori per le percezioni psichiche. Il margine rappresenta inoltre il sito dei cambiamenti e della spaziosità.
Tutta la vita comincia ai margini. Le prime membrane cellulari esordirono ai margini dell’oceano, asciugandosi e coprendosi di schiuma, raffreddandosi e riscaldandosi. Il margine è il luogo delle opportunità, sia esso un litorale marino o un aeroporto.
Un mistico sa comunque di essere sempre sul limitare di qualcosa, per quanto attiene alla coscienza. Non conta dove possa trovarsi il proprio corpo fisico; quando si è davvero sul margine, esiste l'occasione per un evento, un maestro spirituale o un amico che vi facciano leva per dissolverne i limiti e affrancarci.

Che cosa significa vivere in un universo non-locale
Viviamo in una realtà "non-locale", la qual cosa significa che eventi lontani dalla nostra normale consapevolezza possono influire su di noi. Un'idea inquietante per chi pratica la fisica sperimentale, poiché implica che le prove di laboratorio sono soggette a influenze esterne che potrebbero essere fuori dal controllo o dalla conoscenza dello scienziato.
In effetti, i dati delle ricerche sulla precognizione suggeriscono che un esperimento potrebbe venire condizionato, in via di principio, da un segnale inviato dal futuro! Così, la risposta succinta alla domanda: "Come mai posso descrivere psichicamente un oggetto lontano?", sarebbe che l’oggetto non è remoto come appare.
Secondo me, questi dati indicano che, per la nostra coscienza, qui e ora, è disponibile tutto lo spazio-tempo. Ci troviamo sempre sul margine. La non-località è una qualità sia del tempo che dello spazio.
Questo è il messaggio di un uomo dalla mente illimitata, che ci invita a visitare l’esistenza non-locale, al di là del tempo e dello spazio.
Arthur Eddington e la coscienza oltre la separazione
Arthur Eddington è stato uno dei principali astrofisici del primo Novecento. Scrisse a profusione sia sull’origine del cosmo che sui viaggi nei regni della meditazione, da lui descritti come "barlumi della realtà trascendente".
Se dovessimo provare a trascrivere la verità essenziale dell’esperienza mistica, si dovrebbe dire che le nostre menti non sono distinte dal mondo; e che i nostri sentimenti (felicità, malinconia) o le altre sensazioni profonde non appartengono solo a noi, ma sono barlumi della realtà trascendente che supera i limiti angusti della nostra coscienza particolare.
Inizieremo da un luogo tranquillo, sui margini, tra l’afflusso e l’efflusso. Si tratta del luogo di pace mentale dove non accade niente, fatta eccezione per l’esperienza della consapevolezza amorevole dell’adesso, il momento presente.
Questo sentimento archetipico di non separazione dalla natura e dall’intera umanità coincide con ciò che Gesù definiva "la pace che supera ogni comprensione".
Correlazione quantica, EPR ed ESP
La fisica della non-località è alla base della teoria quantistica. Le attuali ricerche più emozionanti riguardano le indagini su ciò che il fisico David Bohm chiama "correlazione quantica", o interconnessione non-locale.
I primi ad avanzare questa idea furono nel 1935 Einstein, Podolsky e Rosen in un saggio che dimostrava un’"imperfezione" nella teoria dei quanti. In particolare, Einstein vi definiva la correlazione non-locale come un’azione "fantomatica" a distanza.
L’apparente paradosso del trio (Epr) sarebbe stato in seguito formalizzato dalle prove matematiche offerte da J. S. Bell'. Ormai è stato provato diverse volte che due quanti di luce, emanati da un’unica fonte e viaggianti alla velocità della luce in direzioni opposte, possono conservare la loro interconnessione.
Si è scoperto che tali fotoni sono condizionati da ciò che accade ai loro gemelli perfino a molte miglia di distanza. John Clauser (e Stuart Freedman) dell’università della California a Berkeley sono stati i primi a dimostrare in laboratorio la non-località.
Lo stesso Clauser mi ha recentemente svelato le sue impressioni su quegli esperimenti quantici: "Li abbiamo fatti con fotoni, elettroni, atomi e perfino con strutture atomiche più grandi quali i fullereni con sessanta molecole di carbonio. È inutile negarlo".
Bell lo rimarca con ancor maggiore decisione: "Nessuna teoria della realtà compatibile con la teoria dei quanti richiede che eventi separati nello spazio siano indipendenti".
In altri termini, la misurazione della polarizzazione di un fotone determina la polarizzazione dell’altro fotone nel sito della sua misurazione a distanza. Questa coerenza sorprendente fra entità remote viene denominata "non-località" da Bell, Bohm, Clauser e altri.
Il fisico Henry Stapp dell’università della California (Berkeley) sostiene che tali connessioni quantiche potrebbero essere "da scoperta più profonda di tutta la scienza".
Einstein aveva ovviamente ragione nel dire che esisteva una correlazione tra i fotoni che si allontanavano reciprocamente alla velocità della luce. Sembra però che avesse torto nella sua preoccupazione secondo cui la correlazione potesse confutare la teoria della relatività, poiché finora pare proprio il contrario.
Cioè non vi sono segnalazioni più veloci della luce. L'analisi Epr risalente agli anni Trenta, insieme agli esperimenti contemporanei, corrobora scientificamente l’attuale concezione dell’interconnessione non-locale.
Io e i miei colleghi non crediamo però che le correlazioni del tipo Epr siano in sé la spiegazione per i collegamenti da mente a mente, anzi siamo convinti che esse siano un inequivocabile esempio di laboratorio per la natura non-locale del nostro universo. Ed è tale non-località a rendere possibili queste connessioni Epr ed Esp.

Gemelli, somiglianze e ipotesi di connessione telepatica
Un realistico esempio di non-località sono gli studi sui gemelli omozigoti separati alla nascita e allevati in luoghi diversi: si è visto che hanno straordinarie similitudini nei loro gusti, interessi e coniugi, nelle loro esperienze e professioni, a prescindere da ciò che si potrebbe ragionevolmente attribuire al Dna che condividono.
Un caso celebre è quello di due gemelli cresciuti a grande distanza geografica: i genitori adottivi diedero a entrambi il nome di Jim. Sebbene essi non avessero mai comunicato reciprocamente, ciascuno sposò una donna chiamata Betty, da cui divorziò per risposarsi con una donna chiamata Linda.
Lavorarono ambedue come pompieri, e avevano una compulsione che li spingeva a costruire una panchina bianca attorno a un albero nel loro giardino, poco prima che s’incontrassero per la prima volta all'università del Minnesota.
Posso immaginare che esistano geni dei pompieri, o della musica, ma mi pare difficile che esistano geni delle Betty, delle Linda o delle panchine bianche. A mio avviso, si tratta di una connessione telepatica non-locale, inspiegabile ma vera.
Dalla visione remota alla guarigione a distanza
La visione a distanza viene presentata come un processo nel quale, dopo aver calmato la mente, si può accogliere l’afflusso di informazioni da ogni posto del mondo. La pratica richiede quindi un passaggio dalla concentrazione ordinaria a una forma di consapevolezza più ricettiva.
La guarigione a distanza viene descritta come una pratica in cui è possibile e/fondere le proprie intenzioni per curare una persona lontana, o alleviarne il dolore.
Nel nostro mondo non locale, se ciascuno di noi è un centro di amorosa bontà, possiamo contribuire a guarire tutti gli esseri viventi, o almeno quelli intorno a noi, muovendoci noi stessi dal risentimento al rispetto.
Possa io essere guarito. Il primo passo verso la guarigione è quello di riconoscere che il perdono libera il nostro spazio mentale dalle vecchie animosità.
La spiritualità come esperienza, non soltanto come dottrina
Parlando in termini del XXI secolo, dobbiamo attivare la nostra mente per partecipare all’internet psichica alla quale siamo già connessi, superando così l’illusione della separazione.
Tutte le principali religioni hanno lo stesso obiettivo: fare in modo che noi possiamo conoscere e sperimentare Dio. Milioni di persone in tutto il mondo hanno trovato Dio attraverso i Veda, la Bhagavad Gita, la Torah, il Nuovo Testamento e il Corano.
La dottrina formale insegnata da ciascuna religione può essere vista, senza voler mancare di rispetto, come una sorta di “software sacramentale”. L’intento originale di ogni religione era di offrirci un sacramento o un rituale che ci consentisse di sperimentare e di parlare con Dio.
Provate a pensarci: per secoli e secoli abbiamo continuato a combattere guerre sante per il software. Ken Wilber, scrivendo dei diversi cammini spirituali, dice: «Essi non sono credo, né teorie, né idee, né teologie e nemmeno dottrine. Sono piuttosto veicoli, sono pratiche sperimentali. Sono esperimenti da eseguire…».
Uno dei principali problemi di molte chiese e sinagoghe al giorno d’oggi è che nessuno ha difficoltà particolari a parlare di Dio, ma il silenzio diventa insopportabile quando ci viene chiesto di sperimentare Dio.
L’esperienza di Dio è ineffabile e silenziosa. Mentre il desiderio di vita spirituale si diffonde sempre di più in America, sta nascendo in noi la consapevolezza che questo richiede sia l’affrontare il nostro disagio di fronte al silenzio che l’essere disponibili al cambiamento.
La felicità come stato della mente
La gente teme di non rispettare le scadenze, di superare il budget, di non riuscire a soddisfare requisiti tecnici impossibili, di vedere la propria carriera finire in un vicolo cieco o di perdere il proprio lavoro. Nella Silicon Valley la gente ha molta più paura della povertà che della morte o della malattia.
Noialtri schiavi dell’industria aerospaziale siamo preoccupati per una miriade di problemi: come pagare il mutuo, dove trovare i soldi per l’università dei figli, come trovare un compagno e se Jerry Rice dei San Francisco 49ers sarà in grado di giocare la prossima partita.
Come membro attivo di questa società, è molto difficile per me sapere dove focalizzare la mia attenzione per trovare la pace. Ho purtroppo scoperto che non la troverò mai nella mia copia quotidiana del New York Times.
Decenni di dolore circondato dall’abbondanza mi hanno insegnato che niente potrà mai farmi felice. La felicità non si può trovare o raggiungere, è un processo e uno stato della mente autodeterminato.
Quell’evento elettrizzante che ho aspettato così a lungo, quando finalmente si verifica, svanisce in un istante e poi mi ritrovo nel mio stato mentale precedente qualunque fosse. Affermazioni e pensieri che cominciano con “io sarò finalmente felice quando…” sono semplicemente falsi.
Per esempio, può sembrare incredibile ma sono molte di più le vite rovinate da una vincita alla lotteria di quelle salvate: divorzio e bancarotta sono conseguenze molto più comuni di benessere o libertà finanziaria.
Questo può spiegare, come ha suggerito il prof. di religione Robert Thurman, il crescente numero di celebrità che si convertono al buddismo: hanno capito che il loro scopo ultimo di fama e ricchezza non porta alla felicità.
Esperienza interiore, analisi e consapevolezza
Nel suo fondamentale libro, Flow, lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ha intervistato milioni di individui a proposito delle loro esperienze di vita interiore e, in base a questi dati, così descrive la fonte di felicità delle persone: «Ho scoperto che la felicità non è un qualcosa che può accadere, non è il risultato di un evento fortunato o della casualità, non si può comprare con il denaro oppure ottenere con il potere, non dipende dagli eventi esterni, ma piuttosto da come li interpretiamo.
La felicità, infatti, è una condizione che deve essere preparata, coltivata e difesa privatamente da ogni individuo. Le persone che imparano a controllare l’esperienza interiore saranno in grado di determinare la qualità della loro vita, che è quanto di più vicino alla felicità ciascuno di noi può sperare di raggiungere».
In altre parole, la scienza e l’analisi non sempre sono la risposta. Molte scuole di psicanalisi insegnano che è inutile, per un bravo terapista, cercare di descrivere al paziente il suo problema.
Il paziente lo deve sperimentare. Per la mente razionale questo è molto difficile da capire. Dobbiamo sperimentare la risposta al livello di consapevolezza non analitico, visionario o somatico, perché è qui che risiede il problema.
Anche il filosofo e maestro spirituale Andrew Cohen ha detto a proposito della ricerca della pace della mente: «A meno che l’individuo non rimanga per almeno il 51 per cento del tempo in quello stato di “non conoscenza della mente”», scrive, «sarà impossibile ostentare un qualche grado di perfezione, che è la vera espressione della definitiva fonte dell’essere».
Dalla paura alla gratitudine
Sono molti, anche fra gli scienziati, quelli che stanno cominciando a capire che, se continuiamo a focalizzare la nostra vita sull’esteriorità, sull’acquisizione di sempre nuove cose nel futuro, come soldi, beni materiali, sesso o perfino morte, il risultato sarà inevitabilmente una qualche combinazione di disperazione, rabbia, risentimento e paura.
Seguendo il suggerimento di Andrew Cohen ho preparato un diagramma che rappresenta il territorio che va dalla disperazione alla beatitudine. Sono fiducioso sulla correttezza dei due punti estremi del diagramma: se passiamo il 100 per cento del nostro tempo pensando ai soldi, al corpo e a cose del genere, questo ci porterà certamente alla disperazione.
E passare il 100 per cento del nostro tempo sperimentando amore e unione con gli altri ci porterà probabilmente ad abbandonare, fluttuando beatamente, il piano materiale, magari perché ci siamo dimenticati di mangiare.
«In questo modello, il passo più importante per chiunque è quello che porta dalla paura alla gratitudine.» La gratitudine riguarda la grazia: gli immeritati doni di Dio, o dell’Universo, che rendono la nostra vita migliore e più ricca rispetto a qualsiasi altro luogo o epoca nell’intera storia del mondo.
Io mi sono accorto che, se mi concentro sulla gratitudine per qualche momento, posso ancora passare l’altra metà del mio tempo a preoccuparmi, ad analizzare e a recriminare. Non è necessario rinunciare a una mente raziocinante per arrivare alla pace e al significato della vita.
Può sembrare solo un piccolo passo, ma ha il potere di provocare un grande cambiamento nella mia attenzione e, perciò, nella mia esperienza. La cosa più interessante riguardo a questo passo è che non devo fare niente, mi basta solo cambiare la mia mente.
Per esempio, ogni mattina, quando mi sveglio, ho la facoltà di scegliere quale programma mentale attivare: posso cominciare la giornata pensando ai conti da pagare o ai lavori da finire, oppure posso aprire gli occhi e rendere grazie per il nuovo giorno di vita che mi è stato dato, per la buona salute di cui godo e per il fatto di vivere in una comunità pacifica.
L’essere nato in un paese relativamente pacifico, per esempio, non ha avuto niente a che fare con la mia buona fortuna, quindi l’essere grato è probabilmente la cosa più giusta da fare.
Il rituale, il silenzio e la preghiera Metta
Un modo per passare dalla paura alla gratitudine è di coltivare coscientemente un qualche tipo di rituale che ci aiuti a far tacere il nostro vocio mentale.
Un simile cammino potrebbe darci un contributo per sperimentare quella “amicizia sconfinata” che secondo Buddha sgorga facilmente da una mente rilassata e a diventare consapevoli della nostra vera natura, che è una coscienza sconfinata.
Il Buddha ha insegnato una preghiera per ottenere tutte queste cose chiamata la preghiera Metta o preghiera della bontà amorosa. Perfino uno scienziato può sentirsi a proprio agio con questa orazione vecchia di 2500 anni, perché non ci chiede di credere in qualcosa.
Essa potrebbe risultare gradita agli scienziati anche grazie alla sua notevole efficacia: cinque brevi frasi coprono alcuni dei principali aspetti della vita: pace, amore, gratitudine e comunità.
- Possa io essere in pace.
- Possa il mio cuore rimanere aperto.
- Possa io risvegliarmi alla luce che è la mia vera natura.
- Possa io essere guarito.
- Possa io essere una fonte di guarigione per tutti gli esseri viventi.
Possa io essere in pace. Noi non possiamo avere la pace, la nostra sfida è di imparare a essere in pace.
Possa il mio cuore rimanere aperto. Questa preghiera constata che il nostro cuore è già aperto per dare e ricevere amore. Rimanere in questo stato di pace è essenziale per sapere come uscire dalla separazione che tendiamo ad alimentare per affermare la nostra amata individualità e il nostro controllo.
Possa io risvegliarmi alla luce della mia vera natura. La nostra vera natura è l’amore. L’universo è colmo di coscienza che anima e ispira ciascuno di noi e che noi esprimiamo con la nostra amorosa attenzione.
Possa io essere guarito. Il primo passo verso la guarigione è quello di riconoscere che il perdono libera il nostro spazio mentale dalle vecchie animosità.
Possa io essere una fonte di guarigione per tutti gli esseri viventi. Nel nostro mondo non locale, se ciascuno di noi è un centro di amorosa bontà, possiamo contribuire a guarire tutti gli esseri viventi, o almeno quelli intorno a noi, muovendoci noi stessi dal risentimento al rispetto.
EP 058: Russell Targ, fisico, parapsicologo e autore
Russell Targ e Jane Katra
Jane Katra Dottoressa di ricerca in educazione sanitaria, pratica la guarigione spirituale da oltre 25 anni. Insieme a Russell Targ è autrice de I Miracoli della Mente. Entrambi sono membri del Comitato scientifico del Mandir della Pace.
La ricerca di Targ si muove così tra due direzioni complementari: da una parte l’indagine sulle capacità psichiche e sulla visione remota, dall’altra la trasformazione della vita interiore attraverso la gratitudine, il perdono, il silenzio e l’amore.