La parola del Buddha: insegnamenti, pratica e cammino verso l’illuminazione

La parola “Buddha” non è un nome proprio, bensì un titolo onorifico il cui significato è “l’Illuminato” o “il Risvegliato”. Il titolo è stato conferito al saggio indiano Siddharta Gautama, che visse ed insegnò nell’India nordorientale nel V sec. a.C.; dal punto di vista storico, Gautama è il Buddha, ossia il fondatore della tradizione spirituale nota come Buddhismo.

Un Buddha non è meramente un Illuminato, ma soprattutto “uno che illumina”, un maestro per il mondo. La sua funzione è quella di riscoprire, in un’epoca di oscuramento spirituale, il sentiero smarrito verso il Nibbana, la perfetta libertà spirituale, e di insegnarlo a tutto il mondo, in modo che altri possano seguire i suoi passi e giungere alla medesima esperienza di liberazione che egli stesso ha conseguito.

Che cosa significa “Buddha”

Tuttavia, dal punto di vista della dottrina buddhista classica, la parola “Buddha” ha un significato più ampio del semplice appellativo di una figura storica. Il termine connota non soltanto un singolo insegnante religioso vissuto in un’epoca determinata, ma un tipo di persona - un esemplare - che si è espressa in numerose circostanze nel corso del tempo cosmico.

Proprio come la designazione di “presidente americano” non si riferisce esclusivamente all’attuale presidente, ma a chiunque abbia ricoperto tale funzione, così l’epiteto “Buddha” è, in un certo senso, una sorta di “funzione spirituale”, riferibile a tutti coloro che hanno conseguito la condizione di Buddhità. Sicché il Buddha Gautama è semplicemente il più recente degli esponenti di un lignaggio spirituale di Buddha, che si estende indietro dagli oscuri recessi del passato, e si proietta in avanti, verso i distanti orizzonti del futuro.

Il ruolo unico del Buddha è la riscoperta del Dhamma (Skt. Dharma), il principio ultimo di verità, e la fondazione di una trasmissione religiosa o eredità spirituale, al fine di preservare l’insegnamento per le generazioni future. Fintantoché l’insegnamento è disponibile, chi lo incontrerà ed entrerà nel sentiero avrà modo di pervenire alla meta indicata dal Buddha come il somme bene.

Il Buddha nella cosmologia buddhista

Una più accurata comprensione di questo punto richiede un breve excursus sulla cosmologia buddhista. Il Buddha insegna che l’universo è privo di un qualsivoglia principio temporale: non esiste un punto di partenza, non esiste un momento iniziale di creazione.

In un tempo senza inizio, sistemi cosmici sorgono, evolvono e poi si disintegrano, per essere seguiti da nuovi sistemi cosmici, soggetti alla medesima legge di accrescimento e declino. Ciascun sistema consiste di numerosi piani di esistenza, abitati da esseri senzienti sostanzialmente a noi simili.

Inoltre, accanto alle condizioni umana ed animale, che ci sono familiari, ogni sistema contiene piani celesti disposti al di sopra del nostro, regni di celestiale beatitudine, e al di sotto piani infernali, oscuri regni di dolore e miseria. Gli esseri che dimorano in queste sfere trasmigrano da una forma d’esistenza all’altra, in un ininterrotto processo di rinascita chiamato samsara, una parola che significa “andare vagando”.

Questo vagare senza meta, di nascita in nascita, è alimentato dalla nostra ignoranza e dall’attaccamento. La modalità specifica assunta da ogni rinascita è determinata dal karma, le nostre buone e cattive azioni, i nostri atti volitivi di corpo, parola e mente.

Tale processo è governato da una legge etica impersonale, che garantisce una rinascita piacevole in conseguenza di azioni buone, e una dolorosa in seguito ad azioni dannose. La vita è impermanente, soggetta ad invecchiamento, decadenza e morte in tutti i piani di esistenza.

Persino la vita nei paradisi, per quanto lunga e beata, non dura eternamente. Ogni esistenza va, a suo tempo, incontro alla propria fine, per essere seguita da una rinascita in qualche altro luogo.

Di conseguenza, ad un esame ravvicinato, tutte le modalità esistenziali interne al samsara si rivelano come difettive, contrassegnate dalla caratteristica dell’imperfezione, incapaci di offrire felicità e pace che siano stabili e durature, inadeguate a risolvere definitivamente il problema della sofferenza.

Nibbana e libertà spirituale

Oltre le sfere condizionate della rinascita, vi è però anche un regno o stato di perfetta beatitudine e pace, di libertà spirituale completa, uno stato che può essere conoscibile proprio qui ed ora, persino nel mezzo di questo mondo imperfetto. Questo stato è definito Nibbana (in skt. Nirvana), “l’estinguersi” delle fiamme del desiderio, dell’avversione e dell’illusione.

Esiste anche un sentiero, una via di pratica, che conduce dalla sofferenza del samsara alla beatitudine del Nibbana; dal vortice di ignoranza, attaccamento e schiavitù a una pace e ad una libertà incondizionate.

Per lunghi periodi il sentiero sarà come perso per il mondo, completamente sconosciuto, cosicché la via al Nibbana risulterà inaccessibile. Di tanto in tanto, però, sorgerà nel mondo un uomo che, senza aiuto, grazie ai propri sforzi e all’acuta intelligenza, trova quel sentiero di liberazione che era andato perduto.

E dopo averlo trovato, lo segue, comprendendo pienamente la verità ultima sul cosmo. Ritorna poi al mondo degli umani e insegna ad altri questa verità, rendendo nuovamente noto il sentiero verso la beatitudine suprema: la persona che esercita tale funzione è un Buddha.

Un Buddha non è il solo a realizzare il Nibbana. Tutti coloro che seguono il sentiero fino in fondo realizzano il medesimo fine. Queste persone sono chiamate arahant “coloro che sono degni”, in quanto hanno annientato ogni ignoranza ed attaccamento.

La nascita del Buddha e il Vesak

Il primo evento della vita del Buddha commemorato dal Vesak è la sua nascita. In questa sezione del mio discorso vorrei considerare la nascita del Buddha non in termini puramente storici, ma attraverso lo sguardo della tradizione buddhista - un approccio che indicherà più chiaramente ciò che questo evento significa per i buddhisti stessi.

Il Vesak ricorda la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha. La nascita non segna semplicemente il sorgere di un grande saggio e di un mentore sul piano etico, ma anche quello di un futuro maestro per il mondo.

Pertanto in occasione del Vesak celebriamo nel Buddha colui che si è sforzato nel corso di innumerevoli vite passate di perfezionare tutte le virtù sublimi che gli conferiscono la facoltà di insegnare al mondo il sentiero verso la più nobile felicità e pace.

La vita di Siddharta Gautama

Il futuro Buddha nacque come Siddharta Gautama nella piccola repubblica degli Sakya, ai piedi delle colline himalayane, una regione che attualmente si trova nel Nepal meridionale. La datazione esatta della sua vita ci è ignota, ma molti studiosi ritengono che si sia svolta approssimativamente tra il 563 e il 483 a.C.; mentre un numero più ristretto pone la datazione circa un secolo più tardi.

La leggenda racconta che egli era figlio di un potente monarca, ma lo stato Sakya era a quel tempo una repubblica tribale, quindi suo padre era probabilmente il capo del consiglio di governo degli anziani. Come giovane di stirpe regale, il principe Siddharta fu allevato nel lusso.

All’età di sedici anni, sposò una splendida principessa di nome Yasodhara, e visse una vita appagata nella capitale, Kapilavastu. Con il passare del tempo, però, il principe diventava sempre più pensieroso.

Ciò che lo turbava erano quelle importanti e scottanti domande, che in genere diamo per scontate: riguardavano lo scopo e il significato della nostra vita. Viviamo soltanto per il godimento dei piaceri dei sensi, il conseguimento del benessere materiale e del prestigio, l’esercizio del potere? Oppure oltre a ciò c’è qualcosa di più reale e soddisfacente?

All’età di ventinove anni, scosso da profonde riflessioni sui duri fatti della vita, decise che la ricerca dell’Illuminazione aveva priorità assoluta sulle promesse di potere o il richiamo alle responsabilità di una vita mondana.

Fu così che, ancora nella primavera della vita, si tagliò i capelli e la barba, indossò l’abito color zafferano, ed intraprese una vita di rinuncia, senza dimora, alla ricerca di una via di liberazione dal cerchio del ripetersi di nascita, vecchiaia e morte.

Il bodhisatta e le virtù trascendenti

Per qualificarsi come Buddha, maestro del mondo, un aspirante deve prepararsi durante un tempo inconcepibilmente lungo, che si estende attraverso incommensurabili esistenze. Durante queste vite anteriori, il futuro Buddha è designato come bodhisatta (skt. bodhisattva), un aspirante alla completa illuminazione della Buddhità.

In ognuna delle vite, il bodhisatta deve perfezionare se stesso per mezzo di azioni altruistiche e dell’impegno meditativo, in modo da acquisire quelle qualità che sono essenziali ad un Buddha.

Secondo l’insegnamento della rinascita, quando veniamo al mondo la nostra mente non è tabula rasa, ma porta con sé tutte le qualità e le inclinazioni modellate nel corso delle nostre vite precedenti: diventare un Buddha richiede quindi il compimento fino all’ultimo stadio di tutte le qualità etiche e spirituali che culminano nella Buddhità.

Queste qualità sono chiamate parami o paramita “virtù trascendenti, perfezioni”. Le varie tradizioni buddhiste presentano elenchi di parami che differiscono lievemente tra di loro.

Nella tradizione theravada ne sono prese in considerazione dieci:

  • generosità;
  • condotta etica;
  • rinuncia;
  • saggezza;
  • energia;
  • pazienza;
  • veridicità;
  • determinazione;
  • benevolenza;
  • equanimità.

Un bodhisatta deve coltivare tali sublimi virtù in tutti i loro molteplici aspetti, in ogni esistenza, vita dopo vita, nel susseguirsi di innumerevoli eoni cosmici.

Ciò che motiva il bodhisatta alla coltivazione delle parami fino a vette così straordinarie è il desiderio compassionevole di diffondere nel mondo l’insegnamento che conduce al senza-morte, alla pace perfetta del Nibbana.

Questa aspirazione, nutrita da amore e compassione sconfinati verso tutti gli esseri viventi imprigionati nelle trame della sofferenza, è la forza che sostiene il bodhisatta nelle molte vite dedicate intensamente al perfezionamento delle parami.

Ed è soltanto quando tutte le parami hanno raggiunto l’apice della perfezione che egli è qualificato all’ottenimento della suprema Illuminazione in qualità di Buddha. Perciò la persona del Buddha è il culmine delle dieci qualità rappresentate dalle dieci parami.

Simile a una pietra preziosa ben tagliata, la sua persona esprime tutte le eccellenti qualità in perfetto equilibrio. Queste dieci qualità hanno raggiunto in lui il proprio coronamento, fuse in un insieme armonico.

Princìpi fondamentali dell’insegnamento

La mente e l’istante presente

“Non indugiare sul passato; non sognare il futuro, concentra la mente sul momento presente.” Buddha

“Noi siamo ciò che pensiamo. Tutto quello che siamo sorge dai nostri pensieri. I nostri pensieri costruiscono il mondo.” Buddha

“La base di qualsiasi cosa, quello che presiede all’ordine cosmico, quello che prevale in tutto, è la mente.” Buddha

La pratica dell’attenzione richiede di non vivere distrattamente, ma di riconoscere il valore decisivo di ogni momento. “Gli sciocchi agiscono distrattamente. Il saggio invece custodisce l’attenzione come il suo tesoro più prezioso.” Buddha

Desiderio, avversione e illusione

Questo stato è definito Nibbana (in skt. Nirvana), “l’estinguersi” delle fiamme del desiderio, dell’avversione e dell’illusione.

“Tu non verrai punito per la tua rabbia, tu verrai punito dalla tua rabbia.” Buddha

“Se tu sapessi ciò che la tua rabbia ti sta facendo, fuggiresti da lei come dal peggior veleno.” Buddha

“Non c'è fuoco ch'eguagli la passione, o squalo l'odio, né trappola la follia, o torrente l'avidità.” Buddha

«È nella natura delle bestie minacciare il debole e temere il forte» (Lettera da Sado, RSND, 1, 267).

«Quando Nichiren e i suoi seguaci recitano Nam-myoho-renge-kyo, stanno bruciando la legna delle illusioni.

La sofferenza e la liberazione

La vita è impermanente, soggetta ad invecchiamento, decadenza e morte in tutti i piani di esistenza. Persino la vita nei paradisi, per quanto lunga e beata, non dura eternamente.

Di conseguenza, ad un esame ravvicinato, tutte le modalità esistenziali interne al samsara si rivelano come difettive, contrassegnate dalla caratteristica dell’imperfezione, incapaci di offrire felicità e pace che siano stabili e durature, inadeguate a risolvere definitivamente il problema della sofferenza.

“La salute è il miglior guadagno, la contentezza è la migliore ricchezza, la fiducia è il miglior parente, l'estinzione è la suprema felicità.” Buddha

“La pace viene da dentro. Non cercarla fuori.” Buddha

Etica, azione e responsabilità

La modalità specifica assunta da ogni rinascita è determinata dal karma, le nostre buone e cattive azioni, i nostri atti volitivi di corpo, parola e mente.

“Per quante siano le parole sante che leggi, per quante siano quelle che pronunci, quale bene potranno farti se non fai seguire a loro l’azione?” Buddha

“Pratica quello che predichi. Prima di cercare di correggere gli altri fa' una cosa più difficile: correggi te stesso.” Buddha

“Ciò che si deve fare è meglio che sia fatto bene; una volta che è stato fatto non ci si pente.” Buddha

“Come l’ape raccoglie il succo dei fiori senza danneggiarne colore e profumo, così il saggio dimori nel mondo.” Buddha

Pazienza, disciplina e padronanza di sé

“La pazienza è la più grande delle preghiere.” Buddha

“L'intelligente soffi da sé le impurità poco a poco, un momento dopo l'altro, come l'argentiere l'argento.” Buddha

“Mantenere il corpo in buona salute è un dovere. altrimenti non saremo capaci di mantenere la nostra mente forte e chiara.” Buddha

“Mediante l'elevazione interiore e la padronanza di sé, il saggio edifichi un'isola che l'alluvione non possa sommergere.” Buddha

La pratica buddhista

Fede

«Avere fede è la base del Buddismo. Per questo il quarto volume di Grande concentrazione e visione profonda.

“Non credete alle persone, fidatevi degli insegnamenti; non credete alle parole, fidatevi del senso ultimo, non credete all'intelletto, fidatevi della saggezza.” Buddha

Gongyo e pratica assidua

Gongyo - Pratica assidua «Benché nessun capitolo del Sutra del Loto sia trascurabile, fra i ventotto capitoli, i capitoli Espedienti.

La pratica assidua collega l’insegnamento alla vita quotidiana e rende concreta la trasformazione interiore attraverso continuità, attenzione e disciplina.

Ichinen, l’istante di vita

Ichinen - Istante di vita «La vita in ogni singolo istante abbraccia il corpo e la mente, l’io e l’ambiente di tutti gli esseri.

La concentrazione sul momento presente richiama il principio secondo cui ogni istante può diventare occasione di consapevolezza, decisione e cambiamento.

Offerta

Offerta «Tuttavia, per quanto riguarda il conseguimento della Buddità, le persone comuni, tenendo bene in mente.

Beneficio

Beneficio (kudoku) «Le pratiche di Shakyamuni e le virtù che come conseguenza egli ottenne sono tutte contenute nei cinque.

Compassione e bodhisattva

«“Gioia” significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia. [. ] Sia se stessi che gli altri.

Compassione (jihi) «Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si propagherà.

La compassione non è soltanto un sentimento personale, ma un orientamento rivolto alla liberazione di tutti gli esseri. Questa aspirazione, nutrita da amore e compassione sconfinati verso tutti gli esseri viventi imprigionati nelle trame della sofferenza, è la forza che sostiene il bodhisatta nelle molte vite dedicate intensamente al perfezionamento delle parami.

Kosen-rufu e diffusione dell’insegnamento

Kosen-rufu - Dichiarare e propagare ampiamente «Se la compassione di Nichiren è veramente grande e omnicomprensiva, Nam-myoho-renge-kyo si diffonderà.

Shakubuku «Dapprima solo Nichiren recitò Nam-myoho-renge-kyo, ma poi due, tre, cento lo seguirono recitando e insegnando.

Il sublime carisma del Buddha ha dato origine ad un’intera civiltà improntata a nobili valori etici ed umanitari, a una vibrante tradizione spirituale, che ha nobilitato l’esistenza di milioni di individui grazie ad una peculiare visione delle più elevate potenzialità umane.

La sua serena figura ha ispirato straordinarie opere d’arte - in letteratura, pittura, scultura ed architettura. Il suo sorriso gentile ed imperscrutabile è germogliato in vaste collezioni di scritture e trattati, che hanno tentato di scandagliare la sua profonda saggezza.

Oggi che il Buddhismo sta diventando maggiormente conosciuto in tutto il pianeta, attrae a sé una sempre crescente schiera di seguaci, ed ha già incominciato ad incidere sulla cultura occidentale.

Ruota del Dharma e sentiero buddhista

La parola del Buddha nella vita quotidiana

Gli insegnamenti attribuiti al Buddha insistono sul rapporto tra pensiero, parola e azione. “Noi siamo ciò che pensiamo. Tutto quello che siamo sorge dai nostri pensieri. I nostri pensieri costruiscono il mondo.” Buddha

La trasformazione personale richiede attenzione verso le emozioni, capacità di osservare la rabbia senza esserne dominati, cura del corpo, pazienza e responsabilità nelle proprie scelte.

“Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l'intera nostra vita cambierebbe.” Buddha

La parola del Buddha diventa così un invito a unire comprensione e pratica: conoscere il senso dell’insegnamento non è sufficiente senza un comportamento coerente, mentre l’azione consapevole rende visibile il cammino verso una mente più libera.

La vita di Buddha

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