Nel Tai Chi il lavoro sul baricentro consiste nell’imparare a mantenere il centro del corpo stabile, mobile e connesso alla base d’appoggio, così da muoversi con equilibrio, efficacia e continuità. Il baricentro è il punto in cui si concentra il peso di un corpo, e varia a seconda della posizione che assumiamo.
Nel linguaggio del Taiji, il centro non coincide soltanto con un punto geometrico: Zhong può essere identificato con l’asse centrale ma anche, e più comunemente, con il baricentro fisico del corpo, la zona pelvica. Non tanto e non solo il bacino, piuttosto la sua relazione dinamica con la parte inferiore del corpo, attraverso le articolazioni dell’anca, e con la parte superiore attraverso la zona lombo-sacrale.
Che cos’è il baricentro nel Tai Chi
L’espressione “Zhong Ding” è ben nota nella cultura Taiji, ed è generalmente intesa come l’essenza di ogni postura e movimento, basata su un buon radicamento al suolo associato a elevata mobilità. Nel gergo taiji questo insieme anatomico-funzionale viene chiamato “Yao-Kua” (Vita-anche).
Per mantenere l’equilibrio, il baricentro deve rimanere all’interno della base di sostegno, cioè l’area delimitata dai punti di appoggio a terra. Se il baricentro esce dalla base di sostegno, si può verificare una caduta.
Che il centro debba muoversi prima delle parti periferiche è regola condivisa da tutti, anche se poi non è del tutto semplice spiegare come e dove sorge questo movimento e come la forza si trasmetta dal suolo al centro e viceversa. Nel Tai Chi il centro non è quindi immobile: dirige, assorbe, trasferisce e trasforma il movimento.

Baricentro, equilibrio e sicurezza nei movimenti quotidiani
Perché è importante conoscere il proprio baricentro? Perché ci aiuta a muoverci in modo più sicuro ed efficace, soprattutto quando dobbiamo cambiare posizione o spostare degli oggetti. Le evidenze scientifiche mostrano che la capacità di mantenere il baricentro entro la base d’appoggio è uno dei fattori più importanti per prevenire le cadute.
Ad esempio: se dobbiamo sollevare una valigia dal pavimento, dobbiamo piegarci in avanti piegare leggermente le gambe e abbassare il baricentro, mantenendolo all’interno della base di sostegno. Se invece ci pieghiamo solo dalla vita, il baricentro si sposta in avanti e rischiamo di perdere l’equilibrio.
La prima regola è quella di prestare attenzione al nostro baricentro, cioè il punto intorno a cui si distribuisce il peso del nostro corpo. Per sollevare o spostare oggetti, dobbiamo cercare di mantenere il baricentro il più possibile sotto controllo, evitando di inclinare troppo il busto in avanti o indietro.
In questo modo, riduciamo la pressione sulla colonna vertebrale e sui dischi intervertebrali, che sono le strutture più delicate e soggette a usura. Inoltre, dobbiamo fare attenzione a non sollevare o spostare oggetti troppo lontani dal nostro corpo, ma tenerli vicini al nostro baricentro, in modo da non creare una leva sfavorevole che aumenta lo sforzo richiesto.
Questo ragionamento è utile tenerlo presente per non sovraccaricare anche altre articolazioni come ginocchia e spalle. Il lavoro sul baricentro nel Tai Chi sviluppa proprio la capacità di coordinare postura, appoggio, trasferimento del peso e movimento senza separare il tronco dagli arti inferiori.
Il centro corporeo: bacino, anche e Dan Tian
Il Terzo Principio ci fa portare l’attenzione al bacino. Il Bacino è per l’essere umano il “giunto cardanico” che permette tutti i movimenti del corpo (tronco ed arti inferiori); una zona quindi di estrema importanza per il corpo umano.
Nel Tai Chi Chuan questa zona acquista un valore aggiunto, essendo sede del Tan Tian (Campo di Cinabro - sede dell’Energia Vitale). Rilassare la vita, significa ammorbidire la zona del bacino, rendendola accogliente al recepimento del Qi (Energia Vitale Interna).
Rilassare Bacino ed inguini favorisce l’apertura articolare delle Anche promuovendo l’alternanza di vuoto e pieno, facendo cosi acquistare alla gambe forza e vitalità. Il centro può dirigere il movimento soltanto quando la zona della vita e delle anche è libera da rigidità eccessive.
Rilassa la vita facendo affondare il Qi nel Tan Tian. Il rilassamento del centro non significa abbandonare la struttura, ma lasciare che il bacino si organizzi in modo stabile, elastico e adattabile rispetto al suolo e alle diverse direzioni del movimento.
Il principio di vuoto e pieno
Distingui il Vuoto dal Pieno. Questo Principio ci riporta alla base teorica del Tai Chi Chuan: l’alternanza Yin-Yang. Pieno e Vuoto si riferiscono infatti a principi energetici, che nel corpo umano possono venire materializzati con il concetto del peso.
La Gamba che sostiene il peso del corpo viene definita “Piena”, mentre l’altra “Vuota”. Lo stesso vale per le braccia: il braccio che emette energia (che spinge) è quello pieno, l’altro (che equilibria) è quello vuoto.
Nel Tai Chi Chuan bisogna sempre distinguere tra il Pieno ed il Vuoto che alternativamente si presenteranno negli arti durante il movimento. Uno degli errori tipici è quello che il Maestro Cheng Man Ch’ing definiva appunto del “Doppio Peso“, avere cioè il Peso/Energia su due arti contemporaneamente.
Distinguere il Vuoto dal Pieno ci permette di essere stabili e mantenere l’equilibrio, favorendo l’emissione energetica. Il baricentro diventa così un centro dinamico: il peso passa da una gamba all’altra senza interrompere la continuità del movimento e senza perdere il radicamento.
Il baricentro come asse centrale
Allinea la testa portando l’energia alla sommità del capo, mantenendoti vuoto ed attento. Il primo Principio riguarda la posizione della Testa e l’attitudine della Mente.
Mantenere la testa eretta, senza sforzo, eliminando tensioni e rigidità. L’allineamento della testa permette al sangue ed al Qi (Energia Vitale Interna) di fluire fino alla sommità della testa (partendo dal Qi Hai e percorrendo il Canale Governatore).
Tieni il petto leggermente incavato; rilassati facendo rientrare il petto e stirando la schiena. Se il petto è gonfio ed il torace rigido, il Qi (Energia Vitale Interna) si blocca a quell’altezza e non riesce a raggiungere il Tan Tian (Campo di Cinabro - all’altezza dell’ombelico).
Viceversa incassando il torace e stirando la schiena, il Qi raggiunge il Tan Tian ed aderisce alla colonna vertebrale grazie al suo stiramento; cosi facendo il torace si svuota e l’addome si riempie di naturale forza interna, facendo si che i piedi si radichino al terreno come le radici di un albero e si crei connessione tra il busto e le gambe.
Abbassa le spalle facendo cadere i gomiti. Avere le spalle rigide ed alte blocca il Qi nella parte superiore del corpo, creano una separazione strutturale tra alto e basso.
Portare le clavicole e le scapole verso il basso favorisce il rilassamento delle spalle, che avrà come consequenza quella di far “cadere” i gomiti verso il basso. L’idea mentale è quella di avere i gomiti pesanti e le mani leggere, affinchè il movimento e la sua applicazione sia morbido ed armonioso ma al contempo energetico e stabile.
Muovere il centro prima delle periferie
Collega l’alto con il basso. Il Concetto di collegare l’alto con il basso, ovvero la parte superiore con la parte inferiore del corpo, si riferisce proprio a questo. L’idea fondamentale del Tai Chi Chuan è l’integrità strutturale e la coerenza corporale, bisogna quindi fare in modo che il corpo si muova sempre come un tutto organico, in cui il movimento delle mani e degli arti superiori viene generato dalle gambe, creando un armonica sincronia.
Questo Principio ci ricorda quindi di armonizzare le braccia ed il movimento del tronco con il movimento di gambe e vita, creando però più di una semplice coordinazione, bensì una vera e propria connessione interna in cui il movimento di “Uno” rappresenta il movimento del “Tutto”.
Il controllo esterno del movimento è rappresentato da Wai San Dao (Wai=esterno, San=tre, Dao=arrivare) e si dice Jiao Dao, Shen Dao, Shou Dao cioè il piede arriva, il corpo arriva, la mano arriva assieme.
Una spiegazione plausibile è che le nove articolazioni devono essere coordinate, muovendosi e arrivando assieme al momento dell’espressione della forza. Le nove articolazioni principali a cui fa riferimento la tradizione marziale interna sono: collo, spina dorsale, vita; anca/spalla, ginocchio/gomito, caviglia/polso.
Quest’ultime chiamate anche le tre armonie esterne. Quando il centro dirige correttamente, il movimento non appare come una somma di gesti separati, ma come un’azione unificata in cui piedi, gambe, vita, tronco e braccia partecipano allo stesso processo.
Usare l’intenzione e non la forza muscolare
Meno nota, ma fondamentale, è la regola, ben espressa nei classici del Tai ji con la frase “Usare la mente, non usare la forza (Yong Yi Bu Yong Li)” : per fare qualcosa nel corpo dobbiamo farlo prima nella mente producendo quella specifica rappresentazione dinamica (“Yi”, intenzione o proposito) che fluendo nel corpo si attua nella realtà fisica.
Usa l’intenzione (mentale) e non la forza (muscolare). Nel Tai Chi Chuan la “Forza” deve essere espressione di una forma di energia interna e non muscolare.
Nella Tradizione del Tai Chi Chuan si distingue tra Forza Muscolare Esterna, detta “Li” e Forza Tendinea Interna, conosciuta come” Jing”. Nella pratica del Tai Chi si enfatizza il rilassamento, proprio per abbandonare l’idea di forza muscolare.
La forza più evoluta, sana e potente è invece quella espressa dal Jing, ovvero energia interna tendinea. Questo tipo di forza nasce dal rilassamento come consequenza di una coerenza corporale che coinvolge sia il fisico che la mente.
Per Jing si intende la Forza Unificata (He Li) diversa dalla forza singola ( Dan Li) cioè la forza di singoli muscoli. Nel Tai Quan l’efficacia del baricentro non dipende quindi dalla contrazione isolata di una parte, ma dalla capacità di integrare l’intera struttura.
Il baricentro nella trasformazione della forza
Sentire trasformare e cambiare la Forza nella pratica del Taiji Quan attraverso il movimento per scoprire e realizzare l’unità dell’organismo umano composto dal corpo fisico, dall’energia vitale e dalle capacità mentali.
Perno del lavoro nel Taiji Quan è lo sviluppo del Jing (forza) attraverso questo lavoro interagiscono i tre elementi fondamentali dell’alchimia taoista, il corpo la mente e il respiro, che se regolati e armonizzati consentono la trasformazione dell’individuo.
Nel Taiji Quan c’è un intervento della mente sul corpo, che agisce sul sistema nervoso volontario facendo muovere settorialmente i singoli muscoli, generando dei movimenti la cui caratteristica è la precisione. Come conseguenza, i movimenti coretti e coordinati muovono l’energia (Qi) all’interno del corpo, generando a sua volta la forza.
La forza non nasce quindi da un centro rigido, ma da un centro capace di ricevere il sostegno del suolo, organizzare la struttura e trasmettere il movimento verso le estremità. Il baricentro è il punto di passaggio attraverso cui il corpo assorbe e restituisce la forza.
Respirazione, quiete e stabilità dinamica
Nel lavoro interno statico Jing Gong il primo passo è Xin Jing (silenzio di cuore/mente) che tradizionalmente si realizza attraverso l’esercizio del respiro, il silenzio della mente, rilassamento del corpo, concentrando l’intenzione che bilancia e controlla il respiro.
Yang Zhen Duo figlio del maestro Yang Cheng Fu e maestro di Liu Chun Yan, (mia maestra di riferimento per il Taiji Quan di stile Yang) afferma: “. se la mente è calma l’energia si armonizza, nel momento in cui si è davvero calmi l’energia sprofonda naturalmente nel ventre. Quando la mente e il cuore sono tranquilli l’energia scorre facilmente.”
Col tempo raggiungendo il silenzio di cuore/mente Xin Ging l’energia (Qi) si accumulerà naturalmente nel Dan Tien (centro situato nel basso ventre), attraverso esercizi complementari alla pratica del Taiji Quan quali la meditazione seduta (Da Zuo) , la sensibilizzazione del Dan Tien e gli esercizi del Palo Eretto (Zhan Zhuang) contribuiscono allo scopo di ricercare il silenzio interiore.
Trova la quite nel movimento. La Quiete nel Movimento significa trovare la stabilità dell’acqua; il movimento deve essere continuo e cosciente, senza però trasformarsi in eccessi energetici od emozionali.
Deve sempre essere mantenuto un atteggiamento ed un attitudine interna di quiete e tranquillità, facendo si che ogni nostra onda energetica possa essere vissuta appieno ed in piena consapevolezza. La stabilità del baricentro non consiste dunque nel bloccare il corpo, ma nel mantenere un centro calmo mentre il corpo cambia.
Zhan Zhuang: la base per percepire il centro
Partiamo col dire che con il termine Zhan Zhuang (站桩) si intende: Zhan conficcatto Zhuang in piedi quindi traducibile con “stare in piedi come un palo”. La pronuncia in italiano è “Jan Juang”
Questo termine viene anche tradotto in posizione del palo eretto o posizione dell’albero, entrambe le traduzioni sono corrette. Il termine Zhan Zhuang indica un insieme di posture che seguono lo stesso principio cardine con livelli differenti sia di difficoltà che di comprensione e percezione delle varie energie interne.
Dunque non ci si riferisce solo ad una posizione come erroneamente si può pensare. La posizione principale è una di molte. Lo Zhan Zhuang più che un esercizio è un vero e proprio metodo nel quale con la corretta pratica trasmessa da un’insegnante competente si raggiungono diversi obiettivi.
Alcuni di questi obiettivi sono la ricerca della postura che va mantenuta allineando il corpo secondo dei criteri precisi, il rilassamento attivo generale di tutta la struttura fisica e il respiro che dovrà liberarsi in modo naturale e continuo.
Questi obiettivi sono anche il motivo principale per cui lo Zhan Zhuang viene considerato come le fondamenta di tutte le pratiche interne come il Tai Chi e il Qi Gong. Grazie a questi esercizi potrai creare il movimento nel non movimento.

Se osservi un albero, sembrerà completamente fermo, immobile, ma non è così. L’albero al suo interno continua a muoversi, a mutare, a far scorrere la propria energia vitale e ad attingere risorse sia dalla terra che dal cielo.
Quando siamo in posizione dell’albero il nostro respiro fluisce, i nostri muscoli e tendini si contraggono e si rilasciano. La pressione della terra continua a fornirci una spinta che dai piedi si diffonde verso l’alto, percependolo sino ai polpastrelli.
Nel tempo il nostro corpo si unifica sempre di più, avvertendo una integrità strutturale, molto simile ad una sfera elastica. Ecco perché la pratica dello Zhan Zhuang muove in modo significativo la nostra energia sia vitale, ovvero quella che scorre all’interno dei canali energetici chiamati meridiani che l’energia corporea tipica degli stili interni come il Tai Chi Chuan.
Diverse sono le posture statiche in piedi da fermi ma esercitando il Zhan Zhuang nella posizione a cavallo (Ma Bu) oltre a esercitare e accrescere le qualità del movimento, permette di rilassare completamente il corpo, rinforzando le gambe.
La relazione tra staticità e movimento
Fondamentale è fissare la transizione tra un movimento e l’altro cioè tra una postura e la fase espressiva o “punto d’arrivo”, bilanciando la pratica tra i movimenti continui, con l’esercizio statico nelle varie posture di base dello Zhan Zhuang conquistando successivamente la fluidità in modo che ogni singolo movimento prepari il successivo.
A tal punto la struttura dinamica attraverso il controllo esterno induce un corretto scorrimento energetico interno la cui pienezza diventa forza unificata visibile all’occhio di un osservatore.
Pratica con continuità senza interruzione. Questo penultimo Principio non esorta soltanto ad una pratica continua e duratura, bensì ad un fluire costante del movimento.
Basandosi su questo principio il Tai Chi Chuan si muove con continuità e senza interruzione, passando da un movimento all’altro in una continua trasformazione; favorendo una apertura mentale rivolta al cambiamento che si ripercuote a livello fisico nella capacità di adattamento che si deve manifestare nel combattimento.
Le otto forze e il ruolo del centro
Per Ba Men traducibile in genere in “otto cancelli” o porte si intende in realtà l’accesso allo studio, comprensione e sviluppo di otto modi di muovere il corpo esprimendo differenti ma correlati principi.
È bene sottolineare che i Ba Men, otto forze del Tai Chi non sono tecniche, o movimenti fini a sé stessi, ma metodi e processi di lavoro interno (nei gong) che consentono di riprogrammare in modo intelligente il sistema nervoso e quello muscolo scheletrico, così da raggiungere una propensione naturale che si modifica a seconda delle situazioni.
Le otto espressioni di forza non si usano mai a caso, ma vanno resi mano a mano spontanei in base alle circostanze che mutano con un avversario e agli stimoli che dallo stesso possono avvenire. Anche durante l’esecuzione della forma si evidenzierà maggiormente una modalità di movimento interno rispetto ad un altro.
Quando si eseguono i movimenti del Tai Chi è bene sentire e ricercare le otto forze dentro di noi, come se fossero nascoste, riconoscendole e attivandole così da dare vita all’essenza stessa della disciplina.
| Forza | Principio | Direzione o funzione |
|---|---|---|
| Péng Jìn | Forza in espansione | Parare |
| Lǚ Jìn | Forza di deviazione e assorbimento | Ritirarsi ruotando |
| Jǐ Jìn | Forza penetrante e concentrata | Premere |
| Àn Jìn | Forza che unisce morbidezza e potenza | Spingere |
| Cǎi Jìn | Forza di destabilizzazione | Tirare verso il basso |
| Liè Jìn | Forza di separazione | Dividere |
| Zhǒu Jìn | Forza che fluisce nel gomito | Colpire di gomito |
| Kào Jìn | Forza dell’intera struttura | Colpire di spalla o con il corpo |
Péng Jìn: espansione dal centro
Questa è una delle più importanti energie fisiche, ha una espressione prettamente yang, una forza che parte dal centro (yin) e si propaga verso tutta la periferia rendendo il corpo “pieno, denso ed elastico” agendo in tutte le direzioni dello spazio.
L’idea infatti è proprio quella di sentire dall’interno nella zona del Dan Tian come una sfera che si ingrandisce e questa espansione si estende in tutto il corpo, schiena, braccia e gambe sino alle dita di mano e piede.
La sensazione e soprattutto lo stato in cui ci si troverà sarà quello di avere un corpo rilassato e allo stesso tempo elastico e forte come un grande arco. Per fare un esempio sull’uso appropriato delle forze, possiamo pensare alla forza di espansione (Pengjin) utile per difenderci da un attacco.
Con la forza Peng il corpo si protegge avanzando con tutta la struttura come una sfera invasiva e in espansione capace di deragliare o far “rimbalzare” un attacco o spinta. Il baricentro deve rimanere organizzato mentre l’espansione si diffonde verso la periferia.
Lǚ Jìn: assorbire e deviare
Lu Jin è la seconda importante forza interna, è identificata come elemento Yin. È una forza che consente di deviare, assorbire e condurre nel vuoto gli attacchi esterni o tutto ciò che tenta di invadere la nostra aria vitale.
Con questo principio è ben comprensibile il detto “utilizzare la forza dell’avversario piuttosto che contrastarlo”, infatti con quest’ultima risorsa si assorbe il peso dell’avversario laddove viene usata contro di noi una forza grezza.
Quando ci si trova nella posizione eretta con le braccia in espansione saremo in “Peng Jin” il ritorno delle braccia e del corpo in uno stato precedente, quindi di ritiro verso il proprio centro è già una prima idea della forza “Lu Jin”.
Quando si allena questo tipo di movimento globale, è utile visualizzare il corpo che da uno stato di espansione si ritiri, si riduce in una più piccola sfera posta al centro del corpo, una sfera capace di risucchiare tutto ciò che è in contatto con noi assorbendolo.
Jǐ Jìn: entrare nello spazio vuoto
Identificata come forza Yin, in realtà possiede nella sua composizione, potere Yang, si dice infatti “forza nella morbidezza”. È una forza di reazione in grado di annullare la precedente forza Lu Jin.
Viene applicata spesso con la tecnica “Ji shou” (mano che preme all’interno dell’altra mano e polso) e si manifesta come emissione di forza ed energia penetrante e concentrata.
La caratteristica di questa energia è molto interessante, come l’acqua va ad occupare rapidamente tutti gli spazi vuoti che l’avversario inavvertitamente possiede. La peculiarità di “Ji Jing” è di avvertire e sentire gli errori di vuoto dell’avversario ed entrare come un laser in profondità.
Il baricentro rende possibile questa pressione perché consente di collegare l’azione delle gambe, della vita e delle braccia senza affidarsi alla sola forza locale degli arti superiori.
Àn Jìn: spingere con tutto il corpo
Costituita da grande forza con all’interno morbidezza e cedevolezza, come un’onda d’acqua capace di assorbire ogni ostacolo si presenti davanti a sé, per poi riservare al termine una forza impetuosa e divampante come il fuoco.
Àn non è quindi una spinta rigida e isolata. Il centro assorbe, organizza e indirizza la pressione, mentre la struttura trasmette la forza fino alle mani mantenendo il collegamento con il suolo.
Cǎi Jìn: abbassare e destabilizzare
Qui entra in gioco l’abilità immediata di far cadere l’altro, di agganciarlo e rompergli l’ancoraggio dal suolo tirandolo verso il basso, indebolendo l’intera impalcatura fisica.
Si esprime in modo dirompente destabilizzando l’avversario e il suo equilibrio generale. Per realizzare questa qualità, il praticante deve saper mantenere il proprio baricentro mentre modifica quello dell’altro.
Liè Jìn: separare e dividere
Lie Jin è la forza di separazione, divisione o lacerazione, e si può realizzare quando il movimento ha una caratteristica spiraliforme.
L’idea di questa peculiare forza e strategia è quella di separare due parti di uno stesso insieme, andando a spaccare e rimuovere “un ponte di unione” di un avversario, distruggendo il suo equilibrio.
Questo avviene avviando simultaneamente due vettori di forza in direzione contraria, ledendo all’occorrenza parte della sua struttura fisica. Con questa forza e strategia, tramite precisi movimenti tipici del Taiji Quan, si realizzano tecniche di proiezioni (shuai Fa) e/o di leve articolari (Qinna).
Zhǒu Jìn: il gomito come vettore
Questo settimo cancello rappresenta l’energia che colpisce con il gomito e rappresenta un valido metodo per colpire quando ci si trova a corta distanza.
L’errore più comune è quello di pensare a colpire l’avversario solo con l’esclusiva “area fisica del gomito”, senza considerare l’aspetto più importante: l’utilizzo del gomito come vettore per far fluire la forza presa dal suolo.
Zhoujin è di fatto utilizzare la forza che fluisce rigogliosamente nei gomiti per svariati movimenti marziali. I gomiti infatti beneficiano di grande potenza, quando ovviamente quest’ultimi hanno il giusto rapporto di connessione al resto del corpo e delle articolazioni portanti dello stesso.
Kào Jìn: la forza dell’intera struttura
Questo è l’ottavo e ultimo cancello del Tai Chi, è la forza dell’intera struttura del praticante. È tradotta come “colpo di spalla”, ma in concreto questo principio si presta a colpire colpendo con tutto il corpo, oltre che con la spalla anche con la schiena per esempio.
Infatti Kàojin si esprime con una forza molto compatta e invasiva, proprio come una montagna in movimento verso qualcosa che travolgerà. Un esempio di Kàojin nel Tai Chi Quan lo troviamo nel movimento chiamato Xié fēi shì - volo obliquo.
Diventa molto utile utilizzare questa energia quando per qualche ragione non ci è consentito utilizzare le braccia o i gomiti per colpire, utilizzando qualsiasi parte del corpo per generare e infliggere un urto molto potente.
Allenare la gestione del baricentro
Come possiamo migliorare la gestione del baricentro? Ci sono diversi esercizi che possiamo fare per migliorare la nostra consapevolezza e il nostro controllo.
- Possiamo provare a stare in piedi su una gamba sola e spostare il busto in diverse direzioni, cercando di mantenere l’equilibrio.
- Possiamo camminare su una linea retta, alternando passi lunghi e corti, avanti e indietro.
- Oppure possiamo usare una palla medica o un altro oggetto pesante e passarlo da una mano all’altra, da sopra la testa ai fianchi, da davanti a dietro.
- Camminare sulla punta dei piedi, sul tallone o sulla corda o eseguire esercizi su superfici instabili come tappeti di gomma.
- Lavorare sui muscoli delle gambe e dei glutei, poiché sono fondamentali per mantenere l’equilibrio.
- Squat, affondi, step-up e ponti glutei sono solo alcuni esempi di esercizi di forza che migliorano il baricentro corporeo.
- Allenare il corpo a eseguire movimenti complessi e coordinati può aiutare a migliorare il controllo del baricentro corporeo.
Esempi di questi esercizi includono il tai chi, lo yoga o il pilates. Nel Tai Chi, tuttavia, il lavoro sul baricentro non si limita a mantenere una posizione: comprende il passaggio continuo tra stabilità e mobilità, tra pieno e vuoto, tra assorbimento ed emissione.
Questi sono solo alcuni esempi di come possiamo migliorare la gestione del baricentro e prevenire le cadute. Ricordate che il baricentro è fondamentale per i nostri movimenti quotidiani ed è fondamentale per aumentare l’efficienza fisica in particolare se dobbiamo fare movimenti ripetitivi come spesso avviene nell’ ambiente di lavoro, e che con un po’ di pratica possiamo renderlo più stabile e flessibile.
Il maestro Yang Lin Sheng continuamente dice “ né floscio né contratto, tutto assieme forte tutto pieno” e poi aggiunge “sentire la Forza, cambiarla trasformarla ricercare la Forza elastica” in modo naturale e rilassato questi sono gli intenti che un praticante di Taiji Quan ricerca.
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