L’Ottuplice Sentiero non appartiene all’induismo, ma al buddhismo: è la via insegnata dal Buddha come mezzo per comprendere la sofferenza, eliminarne le cause e raggiungere la liberazione, o Nirvana. Rappresenta l’elaborazione pratica della Quarta Nobile Verità e comprende retta visione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta consapevolezza e retta concentrazione.
Il percorso non è lineare né deve essere seguito come una successione rigida di tappe, ma è un processo dinamico nel quale ogni elemento sostiene e rafforza gli altri. Gli otto fattori vengono tradizionalmente raggruppati in tre ambiti: condotta morale, disciplina mentale e saggezza.
Che cos’è l’Ottuplice Sentiero
Questo capitolo fornisce un’introduzione generale all’Ottuplice Sentiero, un elemento centrale nella pratica e nell’insegnamento buddista. L'Ottuplice Sentiero è la linea guida insegnata dal Buddha come mezzo per porre fine alla sofferenza e raggiungere l'illuminazione.
Il Nobile Ottuplice Sentiero rappresenta l’essenza della filosofia buddista. Un percorso di purificazione del pensiero, della parola e delle azioni che ha come risultato finale il raggiungimento l’emancipazione dal dolore (Nirvana).
L’Ottuplice Sentiero è l’elaborazione pratica della Quarta Nobile Verità. Rappresenta non solo un insieme di linee guida etiche, ma anche un approccio olistico alla vita che include saggezza, comportamento etico e disciplina mentale.
Il percorso è pensato per condurre i praticanti ad una comprensione più profonda della realtà, con conseguente liberazione dalla sofferenza. L’Ottuplice Sentiero offre un approccio concreto e pratico alla crescita spirituale e allo sviluppo etico.
Il rapporto con le Quattro Nobili Verità
Nei testi canonici, il Buddha individua otto tipologie di sofferenza:
- Il dolore della nascita, causato dalle caratteristiche del parto e dal fatto di generare le sofferenze future;
- Il dolore della vecchiaia, che indica l’aspetto di degrado dell’impermanenza;
- Il dolore della malattia, determinato dallo squilibrio fisico;
- Il dolore della morte, generato dalla perdita della vita;
- Il dolore causato dall’essere vicini a ciò che non piace;
- Il dolore causato dall’essere lontani da ciò che si desidera;
- Il dolore causato dal non ottenere ciò che si desidera;
- Il dolore causato dai cinque skandha (o aggregati): il corpo, i sensi, le sensazioni, le percezioni e la coscienza.
Le otto forme di sofferenza sopra elencate rientrano in tre categorie:
- Dolore in quanto tale. Questa categoria riassume i dolori inerenti alla nascita, alla malattia, alla vecchiaia e alla morte.
- Dolore per ciò che muta. In questa categoria vengono riassunte le sofferenze procurate dall’impermanenza come quelli dell’essere separati da ciò che si desidera o quelli generati da non ottenere ciò che si brama.
- Dolore generato dall’esistenza, quali la frustrazione e l’inutilità di numerose nostre attività. Queste sofferenze sono collegate ai cinque elementi (conformazione corporea, percezione, intenzione, coscienza, sensazione) ed ai relativi attaccamenti.
La sofferenza umana ha origine dentro di noi, dalla ricerca della felicità in ciò che è transitorio. Siddharta, diventato il Gautama Buddha - termine che letteralmente significa “Illuminato, Risvegliato” - apprese l’esistenza di un ciclo di rinascite (Samsara) a cui solo la liberazione permanente dal dolore può porre fine (Nirvana).
Quest’ultimo è raggiungibile soltanto attraverso l’eliminazione degli “influssi negativi” a cui l’uomo è soggetto, tra cui il desiderio sensuale, l’egoismo, l’ignoranza e l’opinione. La pratica spirituale per liberarsi definitivamente dalla sofferenza è denominato “Nobile Ottuplice Sentiero”.
Il Sentiero di mezzo
La Quarta nobile verità è quella del Sentiero che conduce alla cessazione di dukkha (dukkhanirodhagāmiṇīpaṭipadā-ariyasacca). Esso è conosciuto anche con il nome di « Sentiero di mezzo » (majjhimā paṭipadā), perché evita i due estremi: l’estremo della ricerca della felicità attraverso la soddisfazione dei piaceri sensibili, che è «vile, comune e senza profitto ed è la via della gente ordinaria »; e l’altro estremo della ricerca della felicità attraverso l’automortificazione nelle diverse forme di ascetismo, che è « dolorosa, indegna e senza profitto ».
Il Buddha, avendo provato di persona questi due estremi e avendone riconosciuta l’inutilità, scoprì per esperienza personale il Sentiero di mezzo, « che dà visione e conoscenza, che conduce alla quiete, alla penetrazione, all’illuminazione, al nirvāna».
Generalmente si designa questo Sentiero di mezzo con il nome di Nobile ottuplice sentiero (ariya aṭṭhangika magga) perché è composto da otto categorie o divisioni.
| Numero | Fattore | Termine pali |
|---|---|---|
| 1 | Retta visione | sammā-diṭṭhi |
| 2 | Retto pensiero | sammā-sankappa |
| 3 | Retta parola | sammā-vācā |
| 4 | Retta azione | sammā-kammanta |
| 5 | Retta sussistenza | sammā-ājīva |
| 6 | Retto sforzo | sammā-vāyāma |
| 7 | Retta consapevolezza | sammā-sati |
| 8 | Retta concentrazione | sammā-samādhi |
Non si deve credere che le otto categorie o divisioni del Sentiero debbano essere seguite e praticate l’una dopo l’altra, secondo l’ordine in cui sono elencate nella lista consueta. In realtà devono essere sviluppate più o meno simultaneamente, per quanto possibile, secondo le capacità di ciascuno.
Sono tutte legate tra loro e ognuna aiuta l’altra a svilupparsi. L'Ottuplice Sentiero non è un viaggio lineare o sequenziale, ma piuttosto un processo dinamico in cui ogni passo si sostiene e si rafforza a vicenda.
Le tre aree dell’Ottuplice Sentiero
Questi otto fattori mirano a favorire lo sviluppo e il perfezionamento dei tre elementi essenziali dell’addestramento e della disciplina buddhista: la Condotta morale (sīla), la Disciplina mentale (samādhi) e la Saggezza (paññā).
| Area | Fattori compresi |
|---|---|
| Condotta morale (sīla) | Retta parola, Retta azione, Retta sussistenza |
| Disciplina mentale (samādhi) | Retto sforzo, Retta consapevolezza, Retta concentrazione |
| Saggezza (paññā) | Retta visione, Retto pensiero |
La condotta morale
La Condotta morale (sīla) si fonda sulla grande idea di amore universale e di compassione nei confronti di tutti gli esseri viventi che è alla base dell’insegnamento del Buddha.
Perché un uomo sia perfetto ci sono, secondo il buddhismo, due qualità da sviluppare allo stesso modo: la compassione (karunā) da una parte e la saggezza (paññā) dall’altra. La compassione comprende l’amore, la carità, la bontà, la tolleranza e le nobili qualità del lato emotivo o qualità del cuore, mentre la saggezza sta a significare il lato intellettuale, le qualità della mente.
Se uno sviluppa solo la parte emotiva, non curandosi di quella intellettuale, diventerà uno sciocco di buon cuore; mentre se sviluppa solo la parte mentale non curandosi di quella emotiva, rischia di trasformarsi in un arido intellettuale, senza alcun sentimento nei riguardi degli altri. La perfezione esige che queste due qualità siano sviluppate nella stessa misura.
Questo è lo scopo dello stile di vita buddhista, in cui saggezza e compassione sono inseparabilmente unite. La Condotta morale (sīla), basata sull’amore e sulla compassione, comprende tre fattori del Nobile ottuplice sentiero: la Retta parola, la Retta azione e la Retta sussistenza.
Retta parola
La Retta parola significa astenersi dal dire bugie; dalla maldicenza, dalla calunnia e da tutte quelle parole che possono causare odio, inimicizia, disunione e disarmonia tra individui o gruppi di persone; da ogni linguaggio duro, rude, maleducato, malizioso o ingiurioso; dal pettegolezzo e dal chiacchiericcio futile, vano e sciocco.
Se uno si astiene da queste forme di linguaggio sbagliate e dannose, deve naturalmente dire la verità, deve usare parole amichevoli e benevole, gentili e piacevoli, sensate e utili. Non si deve parlare con noncuranza: un discorso deve essere fatto nel luogo giusto al momento giusto.
Se non si ha nulla di utile da dire, si deve rimanere in un « nobile silenzio ». Le “parole” non sono “semplicemente” parole.
Attraverso di esse si possono ferire le persone in modo estremamente profondo e quindi è importante prestare molta attenzione a ciò che si dice e a come lo si dice, evitando a tutti i costi la menzogna. L’obiettivo da raggiungere è quello di dare significato alle parole in modo che possano essere messaggi positivi capaci di migliorare la vita di coloro con i quali si entra in relazione.
Retta azione
La Retta azione mira a promuovere una condotta morale onorevole e pacifica. Ci esorta ad astenerci dal distruggere la vita, dal rubare, dagli affari illeciti, da rapporti sessuali illegittimi, e inoltre ad aiutare gli altri a condurre una vita pacifica e onorevole nel modo giusto.
Tutto ciò che si compie, tutte le azioni sono influenzate positivamente o negativamente dai pensieri. Una azione giusta è frutto di una intenzione giusta e la meditazione è certamente di aiuto per per imparare ad agire bene.
Il cuore della retta azione è il prendersi di cura della vita, in ogni sua forma, attraverso un atteggiamento non violento, cioè ponendo un freno all’aggressività, all’ostilità. Inoltre è importante anche lavorare per porre un limite all’istinto di appropriarsi di tutto quello che si può prendere.
E' frenare la terribile bramosia del possesso. Il principio generale da seguire quindi, è quello di concentrarsi sul fatto che è giusto cercare il bene degli altri prima che il proprio.
La gioia proviene dalla coscienza di agire per il bene di tutto. In altri testi l’espressione “eccessi sensuali” viene tradotta anche come “astenersi da una condotta sessuale scorretta”: nel Buddhismo tale concetto non è però legato ai concetti di fedeltà, purezza o castità, ma all’esigenza di non provocare sofferenza a se stessi o agli altri.
Retta sussistenza
La Retta sussistenza significa che ci si deve astenere, per guadagnarsi da vivere, da professioni che possano nuocere agli altri come il commercio di armi o di altri strumenti di morte, di bevande intossicanti, di veleni, l’uccidere animali, la truffa, ecc., e invece procurarsi di che vivere con una professione onorata, irreprensibile, che non nuoccia agli altri.
La terza via da seguire riguarda lo stile di vita legato ai beni materiali. Questo sentiero indica due elementi importanti: il primo la modalità con cui si procurano i mezzi di sussistenza, il secondo l’importanza che viene data ai beni.
Il primo elemento ricorda che il modo con cui si ottiene ciò che è necessario per vivere segna la qualità morale della vita stessa, le dà un orientamento. I beni procurati facendo ricorso a pratiche illegali, o danneggiando la vita del prossimo, non possono fare altro che arrecare dolore.
Il secondo elemento pone l’accento sul fatto che una vita giusta, vissuta nell’essenzialità, in quella corretta via di mezzo che non è né fuga da tutto ciò che materiale, né attaccamento alla ricchezza, educa la mente alla libertà.
È dunque chiaro che il buddhismo si oppone fermamente a ogni tipo di guerra, poiché ha posto come principio che il commercio delle armi e di altri strumenti di morte è un mezzo di sussistenza malvagio e ingiusto.
La disciplina mentale
Viene poi la Disciplina mentale, in cui sono inclusi altri tre fattori dell’Ottuplice sentiero: Retto sforzo, Retta consapevolezza (o presenza mentale) e Retta concentrazione.
Così la mente è educata, disciplinata e sviluppata attraverso il Retto sforzo, la Retta consapevolezza e la Retta concentrazione. La pratica meditativa occupa quindi un ruolo essenziale nell’addestramento della mente e nell’osservazione dei suoi movimenti.
Retto sforzo
Il Retto sforzo è l’energica volontà di:
- prevenire l’insorgere di stati mentali negativi e malsani;
- sbarazzarsi degli stati negativi e malsani che siano già sorti in noi;
- produrre o fare insorgere stati mentali positivi e sani che non siano ancora sorti;
- sviluppare e portare alla perfezione gli stati mentali positivi e sani già presenti.
La quarta via consiste nel lasciare defluire da noi stessi l'energia positiva che deve essere diretta all'educazione della mente, vera chiave di volta dell'intero sentiero. L'importanza dello sforzo sta nel fatto che ogni persona è responsabile della sua liberazione dal Dukkha e questa può essere raggiunta solo nell'impegno e nella perseveranza.
Le condizioni negative possono essere riassunte in quelli che vengono definiti “i cinque impedimenti”. Questi impedimenti sono: il desiderio sensuale, la malevolenza, la pigrizia, l'agitazione/preoccupazione, il dubbio.
- Il desiderio sensuale è la cupidigia ossia l'avidità sfrenata di ricchezza e di possesso di tutto ciò che è oggetto dei nostri sensi.
- La malevolenza che è l'ostilità, il risentimento verso gli altri, verso le situazioni e verso se stessi.
- La pigrizia ossia l'atteggiamento di una mente lenta che trascura la ricerca della verità e dell'arricchimento delle proprie conoscenze.
- L'agitazione che si esprime in una forma di irrequietezza che genera ansia e conduce la mente di pensiero in pensiero, e la preoccupazione che nasce dal continuo rimorso per gli errori compiuti e dalla costante paura per il futuro.
- Il dubbio che non deve essere confuso con la giusta capacità critica, ma che è l'incapacità radicale di decidersi di intraprendere la pratica spirituale.
Le condizioni positive sono la calma, la concentrazione, la consapevolezza, l'attento esame di ciò che avviene, la gioia, la serenità e l'imparzialità nell'assumere una posizione o nel pronunciare un giudizio.
Retta consapevolezza
La Retta consapevolezza (o presenza mentale) consiste in un’attenzione vigile e consapevole alle attività del corpo (kāya), alle sensazioni e alle emozioni (vedanā) , alle attività della mente (citta); alle idee, ai pensieri, ai concetti e alle cose (dhamma).
La quinta via, detta anche “Retta consapevolezza”, consiste in una attenzione vigile, nell'essere pienamente coscienti di se stessi, del proprio corpo, delle emozioni e sensazioni, dell'attività mentale, delle idee e dei pensieri. nella pratica della retta Consapevolezza, la mente viene educata a rimanere nel presente, aperta e calma rivolta all'esperienza dell'evento attuale.
La mente consapevole non si volge continuamente al passato e al futuro, ma sta nel momento presente, vigile nell'osservazione di ciò che avviene. "Non inseguire il passato, non crearti aspettative per il futuro. Perche' il passato non esiste piu' e il futuro non esiste ancora.
Da' attenzione alle cose cosi' come sono in questo istante - proprio qui e proprio ora - senza farti tirar dentro, senza vacillare. Cosi' ti devi esercitare. Devi stare attento oggi, perche' domani, chissa', potrebbe esser troppo tardi.
La morte arriva all'improvviso e non vuol sentir ragioni. Se vivrai cosi', con attenzione, giorno e notte, allora si' che potrai dirti saggio". (Bhaddekaratta Sutta, Majjhima Nikaya 131)
La pratica della concentrazione sul respiro (ānāpānasati) è uno degli esercizi più noti, collegati al corpo, per lo sviluppo mentale. Ci sono molti altri modi per sviluppare la consapevolezza in relazione al corpo, come varie modalità di meditazione.
Per quanto concerne le sensazioni e le emozioni, si deve essere pienamente coscienti di tutte le loro forme piacevoli, spiacevoli o neutre, di come esse appaiano e scompaiano dentro di noi. Per quanto concerne le attività mentali, ci si deve rendere conto se la mente è piena di desideri sensuali o no, se si abbandona all’odio o no, se si lascia ingannare da un’illusione o no, se è distratta o al contrario è concentrata, ecc.
In questo modo si deve essere consapevoli di tutti i movimenti della mente e si devono ravvisare le modalità della loro apparizione e sparizione. Infine, per quanto concerne le idee, i pensieri, i concetti e le cose, si deve conoscere la loro natura, come appaiono e come scompaiono, come si sviluppano, come sono soppressi o distrutti, e così via.
Queste quattro forme di coltura mentale o meditazione sono trattate dettagliatamente nel Satipatthāna-sutta (Discorso sui fondamenti della consapevolezza).
Retta concentrazione
Il terzo e ultimo fattore della Disciplina mentale è la Retta concentrazione, che conduce ai quattro stadi del dhyāna, reso in genere con trance o raccoglimento.
Come abbiamo visto, un elemento imprescindibile all'interno della dottrina buddhista, è la capacità di concentrazione. Con questa si intende lo sforzo di educare la mente a focalizzare l'attenzione su un solo obiettivo per volta.
Se è certo infatti che l'apertura al mondo è essenziale, è altrattanto importante la capacità di concentrarsi senza essere distratti dagli innumerevoli stimoli circostanti. Ovviamente la strada privilegiata per raggiungere un buon livello di concentrazione è la pratica della meditazione che allena la mente a controllare le distrazioni.
Con la meditazione si riuscirà ad essere più attenti, a migliorare la capacità di osservazione e di interpretazione di ciò che avviene.
Nel primo stadio del dhyāna si abbandonano i desideri passionali, alcuni pensieri malsani come la concupiscenza, la malizia, il torpore, l’ansia, l’agitazione e il dubbio, ma si conservano i sentimenti di gioia e di felicità, insieme a certe attività mentali.
Nel secondo stadio si sopprimono tutte le attività mentali, si sviluppano la tranquillità e la concentrazione della mente « su un punto », mentre i sentimenti di gioia e di felicità sono conservati.
Nel terzo stadio anche il sentimento di gioia, che è una sensazione attiva, sparisce, mentre rimane la disposizione alla felicità unita a un’equanimità consapevole. Infine, nel quarto stadio del dhyāna, tutte le sensazioni, anche quelle di felicità e infelicità, di gioia e dolore, spariscono; rimangono solo la pura equanimità e la pura consapevolezza.
La saggezza
I restanti due fattori, ossia il Retto pensiero e la Retta visione, vanno a costituire la Saggezza.
Retta visione
La Retta visione è la comprensione delle cose come sono; e sono le Quattro nobili verità a spiegare le cose come veramente sono. Così la Retta visione è da ultimo ridotta alla comprensione delle Quattro nobili verità.
Significa avere una corretta comprensione di se stessi e del mondo. Infatti sebbene si possa avere la propria visione del mondo, essa può non sempre essere corretta. Se si comprendono le cose come esse realmente sono si potrà vivere una vita più felice e più significativa.
Necessario per attuare una corretta visione, è lo sforzo di concentrarsi sul momento presente. La base della retta visione è il riconoscimento delle "Quattro Nobili Verità".
La Retta Visione consiste, quindi, nel comprendere e realizzare le Quattro Nobili Verità enunciate dal Buddha, e in ultima analisi nel comprendere la vera natura della realtà.
Nel Buddhismo si insiste molto sul concetto di “vera natura dei fenomeni” per distinguerla dalla “natura convenzionale o apparente”, che erroneamente percepiamo a causa delle nostre “oscurazioni mentali”.
Secondo la visione buddhista, non è il Buddha che ha creato la realtà: egli l’ha solo compresa e poi svelata. La vacuità non è un’invenzione del Buddha.
I fenomeni sono sempre stati vuoti di un’esistenza a se stante, ma da un tempo senza inizio la nostra mente non è mai stata libera da afflizioni e concezioni errate…
Retto pensiero
Il Retto pensiero denota i pensieri di rinuncia o distacco disinteressati, i pensieri di amore e di non-violenza, che sono estesi a tutti gli esseri.
E' il corretto impegno, sostenuto dalla "Retta visione" e dalla compassione per tutti gli esseri viventi, per padroneggiare la tṛṣṇā cioè l'attaccamento al desiderio di vivere, al desiderio di affermare se stessi come il centro del mondo.
La retta intenzione è un insieme di propositi e scopi, inclinazioni della volontà e del desiderio, che sono buoni e conformi al Dharma. Il Buddha ha insegnato che tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato: è fondato sui nostri pensieri, è costituito dai nostri pensieri: se infatti un uomo parla o agisce con un pensiero puro, la felicità lo segue come un'ombra.
È molto interessante e importante notare come i pensieri del distacco disinteressato, dell’amore e della non-violenza siano raggruppati insieme alla Saggezza. Questo dimostra chiaramente che la vera saggezza è provvista di queste nobili qualità, e che tutti i pensieri di desiderio egoistico, di malizia, di odio, di violenza sono il risultato di una mancanza di saggezza, in tutte le sfere della vita: individuale, sociale e politica.
Comprensione intellettuale e penetrazione
Ci sono, secondo il buddhismo, due tipi di comprensione: quella che noi generalmente chiamiamo comprensione è una sorta di conoscenza, una memoria accumulata, il coglimento intellettuale di un oggetto in base a certi dati forniti.
Questa è designata, nel buddhismo, con il nome di « conoscenza conseguente » (anubodha). Non è molto profonda.
La vera comprensione profonda si chiama « penetrazione » (pativedha): è il vedere la cosa nella sua vera natura, senza nomi o etichette. Questa penetrazione non è possibile se non quando la mente è completamente libera dalle impurità ed è pienamente sviluppata dalla pratica della meditazione.
La pratica nella vita quotidiana
L'Ottuplice Sentiero è destinato ad essere integrato nella vita quotidiana. Fornisce un quadro per prendere decisioni, affrontare le sfide e coltivare una vita in armonia con gli insegnamenti buddisti.
L'enfasi è sull'applicabilità pratica e sulla realizzazione dei cambiamenti sia nell'esperienza interiore che nelle azioni esterne. È un’autodisciplina del corpo, della parola e della mente, un autosviluppo e un’autopurificazione.
Non ha niente a che vedere con la fede, la preghiera, l’adorazione o le cerimonie. In questo senso, dunque, non contiene nulla di « religioso » nel senso comune del termine.
È un Sentiero che conduce alla realizzazione della Realtà ultima, alla completa libertà, felicità e pace mediante la perfezione etica, spirituale e intellettuale. Da questa breve esposizione si vede che il Sentiero è un modo di vivere che può essere seguito, praticato e sviluppato da chiunque.
L’Ottuplice Sentiero, destrutturando il nostro istintivo e fuorviante approccio alla realtà, ci libera in particolare dai cinque “veleni mentali” in cui si radica ogni forma di male e di dolore: odio, attaccamento, invidia, orgoglio e dubbio.
L’“Ottuplice Sentiero” è la pratica che un buddhista deve seguire per accumulare energia positiva (che permette alla “saggezza che comprende esattamente la natura della realtà” di rafforzarsi, di realizzare a pieno le nostre potenzialità) e, contemporaneamente, per “bruciare” l’energia karmica negativa, gli aspetti non validi del proprio “continuo mentale”.
La pratica, pertanto, non è da intendersi come un percorso trascendentale che elevi l’uomo verso un essere superiore: essa è, al contrario, un percorso che l’uomo realizza all’interno di se stesso, per scoprire (nel senso di “lasciare emergere”) la sua natura di Buddha.

Le otto dimensioni in una prospettiva pratica
Comprendendo e applicando ciascuno degli otto passi, i praticanti del Buddismo possono percorrere un sentiero che porta alla fine della sofferenza e alla liberazione finale.
| Fattore | Pratica essenziale |
|---|---|
| Retta visione | Comprendere le Quattro Nobili Verità e la natura della realtà. |
| Retto pensiero | Coltivare rinuncia, amore e non-violenza. |
| Retta parola | Evitare menzogna, calunnia, durezza e chiacchiere inutili. |
| Retta azione | Non nuocere, non rubare e non adottare condotte dannose. |
| Retta sussistenza | Procurarsi da vivere senza danneggiare altri esseri. |
| Retto sforzo | Prevenire e abbandonare gli stati negativi, coltivando quelli positivi. |
| Retta consapevolezza | Osservare corpo, sensazioni, mente e oggetti mentali. |
| Retta concentrazione | Educare la mente alla stabilità attraverso la meditazione. |
Ottuplice Sentiero e attività economica
I passi contemplati nell’Ottuplice Sentiero, volti a liberare il pensiero dalla passionalità, possono in particolare aiutare anche gli “uomini impegnati nell’economia” a comprendere i profondi bisogni di tutti coloro che nutrono aspettative nei confronti delle attività imprenditoriali.
Sono otto le categorie dei portatori di interessi, detti anche “stakeholder”, normalmente considerati dalle aziende che si dotano del bilancio sociale come certificazione del livello di responsabilità etica, assunto nel soddisfare non solo gli interessi dei portatori del capitale, ma anche di altri soggetti.
| Fattore dell’Ottuplice Sentiero | Categoria indicata |
|---|---|
| Retta visione | l’azienda |
| Retto proposito | i portatori del capitale |
| Retta parola | i clienti |
| Retta azione | l’ambiente |
| Retta condotta di vita | i lavoratori |
| Retto sforzo | l’impegno sociale |
| Retta memoria | i fornitori |
| Retta riflessione | le istituzioni |
Queste otto categorie hanno in sé elementi che, a parere di chi scrive, rimandano ai contenuti degli otto petali del fior di loto contemplati dal Buddha nell’insegnamento dell’Ottuplice Sentiero.
L’economia aziendale è infatti “disciplina moderna” ed era dunque impensabile, allora, che qualcuno cercasse risposte a problematiche sconosciute. Però, proprio per questa diversa prospettiva temporale, le risposte del Buddha, sulla traccia dei passi dell’Ottuplice Sentiero, possono essere più attuali di un trattato di economia dei nostri giorni.
Ottuplice Sentiero e induismo
Il titolo “ottuplice sentiero nell’induismo” può generare confusione: l’Ottuplice Sentiero è una dottrina buddhista, mentre l’induismo possiede tradizioni, testi e pratiche proprie. Il termine “Dharma” compare in entrambi gli ambiti, ma il suo significato e il contesto dottrinale non sono identici.
Rispetto al Cristianesimo, l’Ottuplice Sentiero presenta alcune analogie etiche, ma anche profonde differenze di ordine spirituale. E’ simile, per esempio, quando esorta a coltivare pensieri liberi da bramosie, malevolenza e crudeltà (Retta Risoluzione); a non mentire, diffamare o parlare in modo aggressivo (Retta Parola); a procurarsi di che vivere onestamente e senza violenza (Retti Mezzi di Sussistenza).
E’ diverso, invece, quando postula che siano gli sforzi personali ad aprire la via dell’illuminazione: infatti, anche se la storia del Cristianesimo è costantemente attraversata dalla pulsione all’autorealizzazione attraverso l’ascesi, non v’è dubbio che secondo la Bibbia e, in particolare, i Vangeli, alla base di una vita autenticamente in sintonia con la volontà di Dio c’è innanzitutto l’apertura confidente all’azione libera e gratuita dello Spirito Santo, che opera nel cuore del credente al di là dei suoi meriti, e spesso nonostante i suoi demeriti.
La distinzione è quindi importante: l’Ottuplice Sentiero va presentato come il percorso centrale del buddhismo, non come un insegnamento originario dell’induismo.
La liberazione e il Nirvana
Attraverso il “Retto Sforzo” il praticante sviluppa e si impegna a mantenere un’attitudine mentale positiva che lo accompagni e sostenga nel sentiero spirituale. Sviluppando una “Retta Consapevolezza” si addestra a vedere la “vera natura della realtà”, a ricercare le cause della propria sofferenza e del proprio piacere non nel mondo fenomenico, ma nella propria mente.
Credere alla realtà dei fenomeni esterni è infatti chiamato “oscurazione alla conoscenza”, ed è frutto, come abbiamo sottolineato, del nostro difetto mentale più profondamente radicato nella nostra mente: l’Ignoranza.
Il velo ultimo, il più sottile, che getta l’ultima pallida ombra sulla possibilità di realizzare l’Illuminazione, è credere all’esistenza del proprio Sé. Svelata la non-esistenza intrinseca del mondo fenomenico, la non-esistenza intrinseca del dolore e del piacere, affermando che essi sono in realtà proiezioni della mente, l’ultimo passo del praticante buddhista è realizzare che persino il proprio Io non esiste, ma è vuoto di reale esistenza.
La comprensione piena di tutto ciò è possibile solo percorrendo l’Ottuplice Sentiero e consente di raggiungere lo stato di Buddha, ossia di illuminato. Essa è la realizzazione completa della Quarta Nobile Verità della “Vacuità” e porta allo stato di Buddha.
Mindfulness - buddismo - pratiche di consapevolezza e riduzione dello stress - Bianca Pescatori
«Questo è il sentiero diretto per la purificazione degli esseri, per superare la sofferenza e il lamento, per liberarsi dal dolore e dall’angoscia, per praticare il giusto metodo e realizzare la liberazione».