La fuga spirituale dai demoni, nella vita di Padre Pio, non consisteva in una semplice evasione dalla paura, ma nella vittoria sulle tentazioni attraverso l’unione con Gesù, la preghiera, la fede, i sacramenti e l’aiuto dell’angelo custode. In mezzo a tanto buoni, fra tenebre e tempeste, Padre Pio non si smarrisce più, né vi sono pericoli e trabocchetti per eventuali cadute.
Egli ormai domina Satana e gioiosamente accetta il piano che Dio ha stabilito su di lui: “Le insidie del demonio seguitano sempre ad affliggermi l’animo… non sento più quelle tante difficoltà che sentivo una volta nel rassegnarmi e divini voleri. Anzi respingo le calunniose insidie del tentatore con una facilità tale, da non sentire più né gioia ne stanchezza”. San Pio ci testimonia, però, che “il più forte” senza confronto è la presenza di Cristo, l’incontro con Lui.
La missione di combattere il male
Padre Pio non era esorcista, tuttavia per volontà divina il suo rapporto con il mondo angelico fu senza veli. Era talmente immerso nel divino, che per lui non esisteva il confine tra luce e mistero.
La missione di combattere il diavolo gli fu preconizzata in due visioni prima del suo ingresso in convento. Nella prima, il giovane vide accanto a sé un uomo maestoso di rara bellezza, splendente come il sole.
Era Gesù Cristo, che prendendolo per mano gli disse: «Vieni con me perché ti conviene combattere da valoroso guerriero» e lo condusse in unampia radura dove si trovava una moltitudine di uomini divisi in due schieramenti.
Da un lato erano bellissimi e indossavano vesti bianche, dallaltra erano orridi mostri in vesti nere. Il giovane annota: «Se ne stava questanima tutta intenta ad ammirare questi due gruppi di uomini, ecco allimprovviso avanzò in mezzo di quello spazio, che divideva i due gruppi, un uomo di smisurata altezza da toccare con la fronte le nuvole».
Malgrado lo spavento di trovarsi di fronte a quellorribile mostro, Cristo gli assicurò: «Fatti animo, entra fiducioso nella lotta, avanzati coraggiosamente che io ti starò dappresso; io ti aiuterò e non permetterò chegli ti abbatta».
Lurto fu terribile, ma il giovane ne uscì vittorioso. Gesù gli disse: «Egli ritornerà sempre allassalto per rifarsi dellonore perduto; combatti da valoroso e non dubitare del mio aiuto».
I personaggi orridi, dopo la sconfitta del loro capo, si diedero alla fuga. In una seconda visione, il giovane capì chiaramente che lo scopo della sua entrata in religione era la lotta contro linfernale personaggio.
Dopo il suo ingresso in convento la previsione si avverò. Nel 1921 padre Pio depose allinquisitore del SantUffizio: «Fino circa dal 1912, sentivo rumori che a Foggia cominciarono ad essere avvertiti anche da altri che venivano da me, ammalato, a sentire di che si trattasse: e mi si presentavano suggestioni cattive in figura esterna, ora figure umane, ora di bestie ecc. Da anni né rumori né suggestioni si ripetono».
Il demonio secondo Padre Pio
Padre Pio usava dire che il diavolo è una creatura cattiva, malvagia, perfida costituzionalmente, ma resta sempre un angelo, decaduto sì ma dotato di una intelligenza superiore a quella degli uomini, anche se pervertita.
Ebbe modo di sperimentare una tale intelligenza, subdolamente sottile. Il diavolo, diceva Padre Pio, è un cane che abbaia.
E’ legato: morde solamente chi incautamente gli si avvicina. Egli è forte con i deboli ma è vigliacco con i forti.
Inoltre esortava ripetutamente le anime che gli venivano affidate da Gesù a non temere Il maligno, incitandoli addirittura a disprezzarlo, non dandogli retta; vuole addirittura che lo si maledica.
Le persecuzioni fisiche e le tentazioni interiori
L’intervento del diavolo, nell’itinerario spirituale di Padre Pio è un fenomeno, a prima vista, sconcertante. Si tratta di un duello a morte, senza tregua e senza risparmi di colpi, tra l’anima ed il suo accanito nemico.
Innumerevoli sono le insidie, assidui gli attacchi, atroci le tentazioni. Ascoltiamolo in alcune sue lettere del 1912-1913: «L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamente.
Molte furono le diaboliche suggestioni che mi poneva davanti alla mente, pensieri di disperazione, di sfiducia verso Dio; ma viva Gesù, poiché io mi schermii col ripetere a Gesù: vulnera tua, merita mea.
Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesù che niente di ciò s’avverò.
Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca» (28-6-1912; cf. anche 18-1-1912; 5-11-1912; 18-11-1912).
Nella sua corrispondenza col padre spirituale, troviamo riferimenti dettagliati circa queste lotte fisiche: «Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme.
Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme. Chi sa quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza.
Ma pazienza! Gesù, la Mammina, l’Angioletto ed il padre San Francesco sono quasi sempre con me».
«Laltra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamente».
E ancora: «I cosacci mi si avventarono addosso, mi gittarono a terra e mi bussarono forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie, emettendo in pari tempo gridi disperati e pronunziando parole estremamente sporche.
Fortuna che le stanze vicine ed anche sotto la stanza dove io mi trovo sono disabitate».
Per far dispetto a Padre Pio, spesso il demonio macchiava le lettere dei suoi direttori spirituali, in modo da renderle illeggibili. Le lettere diventavano leggibili soltanto dopo essere state toccate dal Crocifisso e sparse con acqua benedetta.
«Quei cosacci ultimamente, nel ricevere la vostra lettera, prima di aprirla mi dissero di strapparla ovvero l’avessi buttata nel fuoco […]. Risposi loro che nulla sarebbe valso a smuovermi dal mio proposito.
Mi si scagliarono addosso come tante tigri affamate, maledicendomi e minacciandomi che me lo avrebbero fatto pagare. Padre mio, hanno mantenuto 1a parola!
Da quel giorno mi hanno quotidianamente percosso. Ma non mi atterrisco» (1-2-1913; cf. anche 13-2-1913; 18-3-1913; 1-4-1913; 8-4-1913.
«Ormai sono sonati ventidue giorni continui che Gesú permette a costoro [brutti ceffoni] di sfogare 1a loro ira sai di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici» (13-3-1913).
«Ed ora, babbo mio, chi potrebbe narrarvi tutto quello che ho dovuto sostenere! Sono stato solo di notte, solo di giorno. Una guerra asprissima s’impegnò da quel giorno con quei brutti cosacci.
Volevano darmi ad intendere di essere stato rigettato finalmente da Dio» (18-5-1913).
La paura di offendere Dio
La sofferenza più atroce è causata dalla incertezza di corrispondenza alle esigenze dell’amore e della paura di dispiacere a Gesú. È questa una idea che ritorna spesso nelle lettere.
«Di tutto ciò [le tentazioni impure] me ne rido come cose da non curarsi, seguendo il suo consiglio. Solo però mi addolora, in certi momenti, di non esser certo se al primo assalto del nemico fui pronto a far resistenza» (17-8-1910).
«Queste tentazioni mi fanno tremare da capo a piedi di offendere Iddio» (1-101910; cfr. anche 22-10-1910; 29-11-1910). «Ma di niente ho paura, se non dell’offesa di Dio» (29-3-1911).
La causa delle maggiori amarezze per l’anima è la tentazione contro la fede. L’anima ha paura di inciampare ad ogni piè sospinto.
La luce che viene dagli uomini non vale a rischiare l’intelligenza. È la dolorosa esperienza di ogni giorno ed ogni momento.
La notte dello spirito diventa sempre più oscura ed impenetrabile. Il 30 ottobre 1914, scrive al direttore spirituale: «Mio Dio, quegli spiriti maligni, padre mio, fanno tutti gli sforzi per perdermi; vogliono vincermi per forza; sembra che approfittino proprio della mia debolezza fisica per maggiormente sfogare contro di me il loro livore ed in tale stato veder se sia loro possibile strapparmi dal petto quella fede e quella fortezza che mi viene dal Padre dei lumi.
In certi momenti mi veggo proprio sull’orlo del precipizio, sembrami allora che la pugna sia per arridere a quei birbaccioni; mi sento proprio tutto, tutto scuotermi».
La lotta sull’orlo della disperazione
Padre Pio si sente più schiacciato dalla forza di Satana che lo conduce sull’orlo del precipizio e lo spinge sulla via della disperazione e chiede, con animo pieno di angoscia, aiuto ai suoi direttori spirituali: «La lotta con l’inferno è arrivata al punto in cui non si può piú andare più innanzi […].
La battaglia è superlativamente ed estremamente aspra, a me sembra di soccombere da un istante all’altro» (1-4-1915).
«Veramente vi sono dei momenti, e questi non sono rari, nei quali mi sento come schiacciato sotto la potente forza di questo triste cosaccio. Non so proprio a quale mezzo appigliarmi; prego, e molte volte 1a luce tarda a venire.
Cosa devo fare? Aiutatemi, per carità, non mi abbandonate» (15-4-1915).
«I nemici insorgono, o padre, di continuo contro la navicella del mio spirito e tutti d’accordo mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, perocchè è debole e non potrà a lungo resistere.
Ahimé, padre mio, chi mi libererà da questi leoni ruggenti, tutti pronti a divorarmi?» (9-5-1915).
L’anima attraversa momenti di estrema violenza; sente la forza schiacciante del nemico e la sua congenita debolezza. Vediamo con quale vivacità e realismo Padre Pio esprime questi stati d’animo:
«Deh! per carità non mi negate il vostro soccorso, non mai negate i vostri ammaestramenti, sapendo che il demonio più che mai va infierendo contro la navicella del mio povero spirito.
Padre mio, non ne posso proprio più, mi sento venir meno tutte le forze; la battaglia è proprio al suo ultimo stadio, da un momento all’altro mi sembra di rimaner soffocato dalle acque della tribolazione.
Ahimé! chi mi salverà? Sono solo a combattere, e di giorno e di notte, contro un nemico sì forte e sì potente.
Chi vincerà? A chi sorriderà la vittoria? Si combatte estremamente da ambo le parti, padre mio; a misurare le forze da ambedue le parti, mi veggo debole, mi veggo fiacco di fronte alle schiere nemiche, sono sul punto di essere schiacciato, di essere ridotto al nulla.
Breve, tutto calcolato, il vinto a me sembra che debba propriamente essere io. Ma che dico mai?! È possibile che il Signore il permetterà?! Giammai!
Sento ancora rizzarsi, qual gigante, nella più intima parte del mio spirito la forza di gridare forte al Signore: “Salvami, che son per perire”» (1-41915).
«La debolezza del mio essere mi fa tremare e mi fa sudar freddo; satana con le sue arti maligne non si stanca di muovermi guerra e di espugnare la piccola fortezza, col prenderla d’assedio per ogni dove.
Insomma, Satana è per me come un potente nemico, che risoluto di espugnare una piazza, non si contenta da assalirla in una cortina o in un bastione, ma tutta per ogni parte la circonda, in ogni parte l’assalta, in ogni parte la tormenta.
Padre mio, le arti maligne di Satana m’incutono spavento; ma da Dio solo, per Gesù Cristo, spero 1a grazia di ottenere sempre la vittoria e giammai la disfatta» (4-8-1917).
L’angelo custode nella battaglia
L’angelo custode, che svolge una parte di spicco nella vita di padre Pio, appare più di una volta a colloquio con lui in questi periodi di lotta burrascosa per superare le tentazioni di Satana.
È langelo custode che lo soccorre nella lotta, tuttavia un giorno non si presenta al suo grido di aiuto: «Non vi dico poi in che modo mi vanno percotendo quei disgraziati.
Certe volte mi sento presso a morire. Sabato mi sembrò che mi volessero proprio finire, non sapevo più a qual santo votarmi; mi rivolgo al mio angelo e dopo d'essersi fatto aspettare per un pezzo eccolo infine aleggiarmi intorno e con la sua angelica voce cantava inni alla divina maestà.
Successe una di quelle solite scenate; lo sgridai aspramente d'essersi fatto così lungamente aspettare, mentre io non avevo mancato di chiamarlo in mio soccorso; per castigarlo non volevo guardarlo in viso, volevo allontanarmi, volevo sfuggirlo: ma egli poverino mi raggiunge quasi piangendo, mi acciuffa, finché sollevato lo sguardo, lo fissai in volto e lo trovai tutto spiacente».
Lepisodio si ricollega alla dottrina tomista, per cui Dio permetterebbe una specie di parziale abbandono da parte dellangelo custode, per le finalità di prova e tentazione.
Nella lettera a Padre Agostino il 13 dicembre 1912, Padre Pio chiama il suo angelo custode: "Il compagno della mia infanzia."
Lettera a Padre Agostino del 14 ottobre 1912: "La notte al chiudersi degli occhi vedo abbassarsi il velo ed aprirmi dinanzi il paradiso; ed allietato da questa visione dormo in un sorriso di dolce beatitudine sulle labbra e con una perfetta calma sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a svegliarmi."
Lettera a Raffaelina Cerase del 20 aprile 1915: "L'angelo è potente contro satana e i suoi satelliti, dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, è un invisibile compagno sempre presente ad ascoltarvi, abbiate continuamente timore di offendere la purezza del suo sguardo.
Al momento della morte l'anima vostra vedrà quest'angelo si' buono che vi accompagnò lungo la vita, e fu si' largo di cure materne."
“Mandami il tuo angelo custode”
Padre Alessio Parente scrisse: "Io ho udito molto spesso dalla bocca di Padre Pio, in risposta a richieste di aiuto, assistenza e preghiere fatte da fedeli, al suo passaggio in mezzo a loro, queste parole, scandite sempre in modo chiaro: "Mandami il tuo angelo custode."
Padre Pio raccomandava ai suoi figli spirituali di inviargli, in caso di difficoltà, il loro angelo a implorare per le loro necessità: lui li avrebbe aiutati.
Quando confessava, diceva ai penitenti che, se non potevano venire di persona, mandassero il proprio angelo. Un giorno ero in terrazza con lui.
Gli chiesi consiglio per una persona e mi rispose: Lasciami in pace, non vedi che ho da fare? Io mi zittii, ma lo vedevo recitare il rosario e non mi sembrava eccessivamente occupato.
Ma egli soggiunse: Non hai visto tutti questi angeli custodi dei miei figli spirituali che vanno e vengono? Risposi: No, non li ho visti, ma ci credo perché ogni giorno lei ripete ai suoi figli di mandarglieli.
Lavvocato Adolfo Affatato testimoniò che, mentre studiava a Napoli, andava spesso a San Giovanni Rotondo a trovare Padre Pio che era suo padre spirituale. Un giorno mi disse: Se qualche volta non puoi venire, non preoccuparti, basta che tu vada in una chiesa dove cè il Santissimo Sacramento e mi mandi il tuo angelo custode.
Un giorno, mentre stavo andando a sostenere lesame di diritto privato, entrai in varie chiese che erano sulla mia strada. Lesame andò molto bene e, quando andai a trovare padre Pio per ringraziarlo, mi disse: Ti avevo detto di mandarmi il tuo angelo nei momenti di difficoltà, però bastava una volta sola.
La signora Pia Garella disse che nel 1945, poco dopo la fine della guerra, il 20 settembre, si trovava in campagna a pochi chilometri da Torino, e voleva mandare un telegramma di felicitazioni a Padre Pio per lanniversario delle sue piaghe; non trovò però nessuno che glielo potesse mandare, visto che era in campagna.
Subito si ricordò della raccomandazione di padre Pio: Quando hai bisogno, mandami il tuo angelo Allora si mise in raccoglimento per alcuni minuti e chiese al suo angelo che gli portasse personalmente le felicitazioni.
Dopo pochi giorni ricevette una lettera da unamica di San Giovanni Rotondo, Rosinella Piacentino, in cui la informava che Padre Pio le aveva detto: Scriva alla signora Garella e le dica che la ringrazio per la felicitazione spirituale che mi ha mandato.
Le testimonianze sull’azione degli angeli
Anna Benvenuto riferisce nel Processo che, quando era a Foggia, una mattina ci fu un bombardamento terribile. Il marito di sua sorella era medico e lavorava allospedale.
Dice: Pregai il mio angelo di andare a dire a Padre Pio che aiutasse mio cognato e che non gli succedesse nulla di brutto. La sera mio cognato tornò e ci disse che si era salvato per miracolo.
Aveva sentito una forza misteriosa che lo costringeva ad uscire da un rifugio allaltro, e questo si ripeté quattro volte. Il giorno dopo andammo a San Giovanni Rotondo per ringraziare Padre Pio per laiuto.
Dopo essermi confessata con lui, gli chiesi: Padre, quando sono lontana e ho una necessità urgente come posso fare?. Mi rispose: - Cosa hai fatto ieri mattina? - Padre, allora è venuto il mio angelo a trovarla?- Cosa credi, che langelo sia disobbediente come te?
Da allora, ho sempre creduto nellangelo custode.
Don Pierino Galeone riferisce che nel 1947 rimase 20 giorni a San Giovanni Rotondo. Le persone, vedendomi sempre vicino a Padre Pio, mi chiedevano di confidargli le loro pene: la sorte dei famigliari dispersi in Russia, la guarigione di un figlio, la soluzione dei propri problemi, trovare lavoro, eccetera.
Il padre mi rispondeva sempre con dolcezza e amore. Un giorno mi disse: Quando hai bisogno di qualcosa, mandami il tuo angelo e io ti risponderò.
Una mattina una mamma mi si avvicinò piangendo, prima della messa, per raccomandarmi suo figlio. Il padre era già salito sullaltare e io non ardii parlargli, così che, commosso, come mi aveva consigliato, gli mandai il mio angelo per raccomandargli il figlio di quella madre.
Terminata la messa, mi avvicino a Padre Pio e gli raccomando giovane. Ed egli mi risponde: Figlio mio, me lo hai già detto. Capii allora che il mio angelo custode lo aveva tempestivamente avvertito e Padre Pio aveva pregato per lui.
Maria Pompilio dichiarò: Una mattina Padre Pio, vedendomi in sagrestia, mi chiamò e mi disse una cattiva azione che avevo commesso, offendendo il Signore. Non seppi cosa rispondergli e non potevo negarlo.
Gli chiesi come facesse a saperlo, e insistetti tanto che alla fine mi disse a bassa voce: È stato il tuo angelo custode.
Padre Mariano da Magliano Santa Croce visse accanto a Padre Pio nel convento di San Giovanni Rotondo tra il 1950 e il 1960, e poi tra il 1965 e il 1969. Egli testimonio': "Io personalmente gli ho mandato molte volte il mio angelo custode, quando mi trovavo lontano da San Giovanni Rotondo, ed egli mi assicurava che riceveva attraverso l'angelo custode il messaggio.
Ogni volta che gli chiedevo se il mio angelo avesse fatto quanto doveva, mi rispondeva: "Cosa pensi? Che gli angeli siano disobbedienti come me e te?"
Margherita Cassano riporta che si alzava alle 3:00 per andare alla messa di Padre Pio. Lei abitava nella parte più bassa del viale dei Cappuccini, e la strada era buia, piena di sassi, e faceva paura.
"Mentre camminavo sentivo non molto lontano da me una voce maschile contare: "Uno, due. Uno, due." Non c'era nessuno intorno, e mi spaventai.
Quando più tardi lo dissi a Padre Pio lui rispose: "Quando le chiesa è lontana, l'angelo contano i passi per tenerti compagnia. è solo per farti sapere che lui è la', proteggendoti lungo la strada. Si', te l'ho mandato io."
La protezione nella vita quotidiana
Dal Diario di Padre Agostino: "Nell'estate del 1912, arrivai da Benevento a Pietrelcina, alla casa dove dormiva Padre Pio, verso le tre di notte. Trovai la porta aperta ed entrai.
Padre Pio era a letto ed era sveglio. Domandai: "Dormi con l'uscio aperto di notte?" Mi rispose: "Che paura? Ci sono gli Angeli Custodi delle case: dormo sempre con l'uscio aperto e non ho paura."
Quando era un giovane sacerdote nel suo paese di Pietrelcina, il suo angelo gli custodiva la casa. La gente del paese diceva che per questo non si curava molto di chiudere la porta di casa.
Diceva: Ho un angelo che me la custodisce.
Ancora Anna Benvenuto testimonia che un giorno andò a fare una passeggiata con una vicina, la quale sentì varie volte il profumo di Padre Pio. La donna stette male per non averlo sentito e, il giorno dopo, andò al convento per confessarsi.
Padre Pio subito le chiese: Anna, porti le calze? Gli dissi: Sì, padre. Però ieri sera perché camminavi senza calze?
Cercai di giustificarmi con il gran caldo, ma il padre mi rispose: Anche se fossi stata sola, avresti dovuto uscire con le calze. Ricordati che diamo spettacolo allangelo custode e non dobbiamo renderlo triste.
Il papà di Padre Pio, quandera ormai in età avanzata, un giorno ruzzolò per le scale. Lincidente avvenne nel 1958, a San Giovanni Rotondo, nellabitazione di Mary Pyle lamericana, dove era stato ospitato per poter stare vicino al figlio, ed essere tenuto docchio da gente fidata, data la sua irrequietezza.
Nonostante il cascatone, se la cavò con lievi danni. Qualche giorno dopo zì Grazio raccontò al figlio, per filo e per segno, in tono di lamento, la brutta avventura vissuta.
Padre Pio lo ascoltò e quindi commentò con la massima naturalezza: Invece di lagnarti, ringrazia piuttosto il tuo Angelo custode che ti ha messo un cuscino su ogni gradino.
La lotta durante la confessione
La lotta furibonda che doveva sostenere l’inerme frate di Pietrelcina contro il corazzatissimo principe del male appariva tangibile quando il padre, nell’amministrazione del Sacramento della riconciliazione, dovevi impartire l’assoluzione.
Tutti i penitenti hanno visto con quanta fatica, sforzo, strazio, pronunciava la formula dell’assoluzione sacramentale. Era un momento in cui lo spasimo lancinante, che lacerava da banda banda il suo sensibilissimo cuore, era avvertito visibilmente.
Padre Pio, tramite l’irruenza della grazia di Gesù tra le mani, scacciava il diavolo delle anime, distruggendo i n esse il peccato, immettendo allo stesso tempo nel cuore lo Spirito Santo, che faceva ritornare le creature ad essere figli di Dio.
Se nell’impartire l’assoluzione Padre Pio sentiva in sé lo spasmo e le doglie del parto, dopo aver pronunciato la formula dell’assoluzione, egli ritornava sereno, bello sul viso, acceso di fuoco, gioioso, perché un’anima era entrata a far parte della famiglia divina.
Allo stesso episodio è probabilmente rapportabile la seguente testimonianza di don Pierino, un sacerdote figlio spirituale di Padre Pio: "Una mattina Padre Pio confessava, era riservato da due tende.
Dal centro dove le tendine non combaciavano perfettamente, riuscivo a vedere Padre Pio. Gli uomini, seguendo le prenotazioni, erano disposti da un lato, tutti in fila indiana.
Io dal posto dove mi trovavo, recitavo il Breviario e, a tratti, alzavo lo sguardo per vedere il Padre. Sotto lo stipite della porticina, a destra della Chiesetta, sbucò un uomo robusto, bello, dagli occhi piccoli e neri, capelli brizzolati, dalla giacca scura e pantaloni rigati.
Volevo non distrarmi e continuare a recitare il breviario ma una voce interiore mi ingiunse: "Fermati e guarda!" Mi fermai ed osservai.
Senza attendere il suo turno, dopo qualche passo avanti e indietro, quell'uomo si fermò proprio davanti alla congiuntura delle tendine e, mentre il penitente si alzava dall'inginocchiatoio per uscire dalle tende, si infilò subito fra di esse rimanendo diritto in piedi, davanti a Padre Pio, che, da quel momento, non riuscii più a vedere.
Dopo alcuni minuti, vidi ancora quell'uomo scomparire, a gambe divaricate, sotto il pavimento, mentre sulla sedia, dove era seduto il Padre, non vedevo più Padre Pio, ma Gesù, giovane, biondo e bello, tirato un tantino all’indietro sulla spalliera della sedia, intento a guardare fisso quell’uomo che sprofondava giù.
Vidi di nuovo il Padre che, venendo dall’alto, tornava a sedersi al suo posto, mentre le sue sembianze si fondevano con quelle di Gesù; Poi vidi solo il Padre seduto.
E subito sentii il suo vocione: "Giovanotti, vi volete sbrigare?" Il fatto passò inosservato agli uomini che attendevano, i quali ripresero subito il turno.
“Il diavolo si confessa da Padre Pio”
Il diavolo si confessa da Padre Pio. “Una mattina mentre stavo confessando gli uomini mi si presenta un signore alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili.
Inginocchiatosi questo sconosciuto incomincia a palesare i suoi peccati che erano di ogni genere contro Dio, contro il prossimo, contro la morale: tutti aberranti.
Mi colpì una cosa. Per tutte le accuse, anche dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la parola di Dio, il magistero della Chiesa, la morale dei santi, questo enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e con ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato, svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente indifferenti tutti gli atti peccaminosi.
E questo non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, Gesù, la Madonna, i Santi, che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli, ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca.
Le risposte, che questo enigmatico penitente dava di volta in volta alle mie argomentazioni, con abile sottigliezza e con ovattata malizia, mi impressionavano.
Tra me e me, domandandomi, dicevo: ”Chi è costui?” Da che mondo viene? Chi sarà mai?”. E cercavo di fissarlo bene in volto per leggere eventualmente qualcosa tra le pieghe del suo viso; e allo stesso tempo aguzzavo le orecchie a ogni sua parola in modo che nessuna di esse mi sfuggisse per soppesarle in tutta la loro portata.
A un certo momento, per una luce interiore vivida e fulgida percepii chiaramente chi era colui che mi stava dinanzi. E con tono deciso e imperioso gli dissi: ”Di’ viva Gesù, viva Maria”.
Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, satana sparisce all’istante in un guizzo di fuoco, lasciando dietro a sé un insopportabile irrespirabile fetore”.
La vittoria di Cristo sulle forze del male
Il demonio esiste ed il suo ruolo attivo non appartiene al passato né può essere recluso negli spazi della fantasia popolare. Il diavolo, infatti, continua ad indurre al peccato proprio oggi.
Per tale ragione l’atteggiamento del discepolo di Cristo di fronte a Satana deve essere di vigilanza e di lotta e non di indifferenza. La mentalità del nostro tempo purtroppo, ha relegato la figura del diavolo nella mitologia e nel folclore.
Il Baudelaire affermava, giustamente che IL CAPOLAVORO DI SATANA, NELL’ERA MODERNA, E’ DI NON FAR CREDERE NELLA SUA ESISTENZA.
Di conseguenza non è facile immaginare che satana abbia dato prova della sua esistenza allorquando è stato costretto ad uscire allo scoperto per affrontare Padre Pio in "aspri combattimenti".
Tali battaglie, così come è riportato nella corrispondenza epistolare del venerato frate con i suoi direttori spirituali, erano dei veri e propri combattimenti all’ultimo sangue.
«Come è stato per Gesù, la vera lotta, il combattimento radicale Padre Pio ha dovuto sostenerli non contro nemici terreni, bensì contro lo spirito del male (Ef 6,12).
Le più grandi “tempeste” che lo minacciavano erano gli assalti del diavolo, dai quali egli si difese con l’“armatura di Dio”, con “lo scudo della fede” e “la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” (6, 11.16.17).
Rimanendo unito a Gesù, egli ha avuto sempre di mira la profondità del dramma umano, e per questo si è offerto e ha offerto le sue tante sofferenze, ed ha saputo spendersi per la cura e il sollievo dei malati, segno privilegiato della misericordia di Dio, del suo Regno che viene, anzi, che è già nel mondo, della vittoria dell’amore e della vita sul peccato e sulla morte.
Guidare le anime e alleviare la sofferenza: così si può riassumere la missione di san Pio da Pietrelcina, come ebbe a dire di lui anche il servo di Dio, il Papa Paolo VI: “Era un uomo di preghiera e di sofferenza”» [Benedetto XVI, Omelia a san Giovanni Rotondo, 21 giugno 2009].
L’intervento di Benedetto XVI è provvidenziale sia perché il demonio come essere personale è una verità di fede e sia perché anche la cultura sempre più secolarizzata dell’Occidente moderno vive ancora grazie alla libertà dalla paura dei demoni, libertà portata dal cristianesimo.
Ma se la secolarizzazione dovesse dissolvere la consapevolezza degli assalti del diavolo e della difesa attraverso, come testimonia san Pio, l’“armatura di Dio”, “lo scudo della fede” e la “spada dello Spirito, che è la Parola di Dio”, pur con tutta la sua tecno-scienza, il mondo contemporaneo ricadrebbe nel terrore e nella disperazione come il mondo pagano.
La nostra lotta non è solo contro la carne e il sangue cioè il male che storicamente viene dal libero arbitrio dell’uomo nella sua pretesa autosufficienza e dai limiti della natura, ma - ci ricorda san Paolo e con lui san Pio - anzitutto da Satana e dagli angeli ribelli, che operano anche attraverso le molestie, che la carne e il sangue ci affliggono.
Il tormento dei corpi, pur essendo una realtà sconvolgente e drammatica, non è l’attività primaria dell’azione demoniaca, anche se nella mentalità corrente, purtroppo rischia di essere l’unica. L’attività più subdola, deleteria e devastante è altra.
Le possessioni, che oltretutto sono rare, le vessazioni subite anche da san Pio, le ossessioni sono la punta di un immenso iceberg. E’ della massa sommersa dell’iceberg che dobbiamo preoccuparci non solo della punta emergente sempre cangiante e distraente.
Così si è espresso Giovanni Paolo II nelle catechesi del luglio e agosto del 1986: - “Non è escluso che in certi casi lo spirito maligno si spinga fino a esercitare il suo influsso non solo sulle cose materiali, ma anche sul corpo dell’uomo per cui si parla di possessioni diaboliche…”
- “Non è facile discernere ciò che di preternaturale avviene in questi casi, né la Chiesa accondiscende o asseconda facilmente la tendenza ad attribuire molti fatti ad interventi diretti del demonio, ma in linea di principio non si può negare che, nella sua volontà di nuocere e di condurre al male, Satana possa giungere a questa estrema manifestazione della sua superiorità”.
E Benedetto XVI nell’udienza del 14 settembre 2005: - “Saluto poi i partecipanti al Convegno Nazionale degli Esorcisti, e li incoraggio a proseguire nel loro importante ministero a servizio della Chiesa, sostenuti dalla vigile attenzione dei loro Vescovi e dalla preghiera incessante della comunità cristiana”.
Su di Lui il demonio non ha alcun potere e quindi non siamo dei condannati alla schiavitù del demonio ma continuamente liberati da Cristo, che nel dono del suo Spirito ci fa vivere da figli nel Figlio.

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