Il pronto soccorso spirituale può essere inteso come uno spazio di ascolto, preghiera e discernimento per chi attraversa sofferenza, solitudine, confusione o difficoltà personali. Nel caso del sensitivo Francesco, l’attività viene presentata nell’ambito dell’astrologia, della cartomanzia e dell’occultismo, con l’obiettivo dichiarato di aiutare a ritrovare equilibrio e risposte attraverso il dono della connessione spirituale.
Un approccio responsabile alla sofferenza spirituale richiede tuttavia di distinguere tra disagio interiore, problemi psicologici, condizioni mediche e vissuti interpretati in chiave religiosa o esoterica. Il sostegno spirituale può affiancare l’ascolto personale e la preghiera, mentre nei casi di sofferenza psichica o fisica è importante rivolgersi anche a professionisti qualificati.
Che cosa si intende per pronto soccorso spirituale
La sofferenza che scaturisce anche da disturbi spirituali è in netto aumento. Si diffonde a macchia d’olio tanto che una diocesi ha deciso di intervenire in modo pratico.
Dal 1° febbraio 2025 la Diocesi di Como ha infatti istituito il Pronto Soccorso Spirituale. Si tratta di una modalità con cui i fedeli del luogo e delle zone limitrofe possono chiedere aiuto e ricevere il sostegno necessario.
È stato inaugurato un servizio telefonico che consentirà di mettersi in contatto con gli ausiliari degli esorcisti diocesani. Sono sacerdoti presenti in tutto il territorio diocesano insieme a professionisti quali medici, psichiatri, psicologi e giuristi, in grado di fornire un primo intervento per poi indirizzare a chi di competenza in base alla tipologia del caso.

Ascolto, discernimento e accompagnamento
Referente del servizio telefonico di Pronto Soccorso Spirituale è l’Équipe San Michele, sorta nel 2012, che coinvolge un gruppo di sacerdoti ausiliari e professionisti che coadiuvano gli esorcisti nel loro ministero.
Il servizio mira ad indirizzare ed esortare i fedeli a praticare e intensificare la pratica di una vita cristiana. Al centro ci sono la preghiera, la vita sacramentale.
Inoltre, una parte importante del servizio consiste nel discernimento dell’eventuale presenza di segnali che inducono al necessario intervento di un esorcista. Gli ausiliari dell’esorcista sono coloro che coordinano le attività e forniscono anche un supporto formativo in ambito liturgico, della teologia spirituale o del diritto canonico.
In collaborazione con medici e psichiatri sono fondamentali nell’analisi dei casi e nella distinzione tra disturbi psichici e spirituali.
La Chiesa vuole quindi porsi in ascolto di chi è afflitto da problemi spirituali, delle famiglie e delle persone che stanno accanto a chi soffre.
La dimensione della preghiera
Una preghiera per ottenere fortuna e successo in ogni sfera della nostra vita può essere formulata rivolgendosi agli angeli e chiedendo sostegno per un desiderio espresso con semplicità e chiarezza.
A Voi, Santi Angeli che guidate i miei passi e custodite la mia vita, rivolgo la mia preghiera. A Voi che conoscete ogni mio pensiero, che pesate la mia sofferenza e la mia Gioia, chiedo di accorrere, per aiutarmi a realizzare quanto più desidero (esprimere con semplicità e chiarezza quello che si desidera ottenere).
Io chiedo a te Icosiel, che custodisci il tempo; intreccia le coincidenze, accelera i passi di tutti coloro che potranno aiutarmi. Io chiedo a te Tagriel, che infondi coraggio e determinazione: ispira i moventi delle persone giuste, che sappiano scegliere e decidere in mio favore.
E chiedo a te Barinael, che distribuisci le giuste ricompense, con l’aiuto dei tuoi Fratelli Celesti, di portarmi in dono il desiderio realizzato, in cambio di tutte le cose buone e giuste che ho fatto finora.
E a tutti Voi Santi Angeli che custodite la mia vita, va il mio pensiero amorevole, il profondo ringraziamento per quanto mi avete già dato e per quanto mi porterete ancora, che possa portare felicità nella mia vita e illuminazione alla mia Anima. E così sia.
Fortuna, successo e responsabilità personale
Il trinomio deriva-religione-felicità è l’ambito in cui si dibatte la posizione dell’uomo contemporaneo tra la realizzazione del sé e l’utopia.
La riflessione su questa problematica potrebbe avvalersi della chiave interpretativa, suggerita da Tommaso d’Aquino, che apre un fronte suggestivo contro le ansie del nostro tempo: la giustizia è alla radice della felicità ed entrambe si ricollegano alla scelta volontaria della persona, poiché «all’atto di giustizia fa seguito la gioia almeno nella volontà e, se tale gioia si moltiplicasse attraverso la perfezione della giustizia, allora la gioia sovrabbonderebbe fino a provocare il piacere sensitivo».
La sensazione di cui si parla non è quella corporea, periferica diciamo, ma l’effetto proprio ed immanente della percezione intellettiva.
Se la felicità, a cui compariamo il gaudium della mente, si collega alla giustizia, allora dobbiamo chiederci che cosa sia la giustizia. Scopriamo anche qui l’anello della catena che raccorda virtù e diritto, come elementi fondativi della religione.
La loro dinamica non è riservata al solo ambito razionale; infatti essi si rivolgono agli accadimenti, ai fenomeni, agli eventi che non sono asserzioni di principio ma il setting in cui si incastona il vissuto umano.
Quel trinomio racchiude in sintesi la lotta, il rischio e il possibile superamento della deriva esistenziale. La religione pura ed autentica aspira al non-luogo anche se è nel fermento delle esperienze reali che si instaura la felicità.
Infatti questa non consuma piacevolezze ed utilità ma agogna all’esaltazione del valore. L’Aquinate considera come una simile esperienza debba essere frutto dell’atto razionale.
Ecco perché il suo godimento può convivere con gli aspetti dolorosi della vita, frutti della concorrenza di cause tra di loro diverse.
La parola come strumento di interpretazione
Entriamo così nel vivo del concetto di interpretazione. Il rapporto tra parola e interpretazione coinvolge l’atto intellettivo della percezione.
Da una parte la parola è il frutto dell’interpretazione intellettuale e si fa messaggio; dall’altra, la parola innesca la possibilità di interpretare il messaggio che essa stessa veicola.
Nel trinomio in esame l’interpretazione è il tessuto connettivo la cui dinamica immanente è sostanziata dal lògos dal cui interno germina il primo atomo della felicità.
Le scienze, nel loro insieme, includono un denominatore che è comune alla specificità di ciascuna di esse: il lògos come principio attivo di ogni ricerca. La theorìa sarebbe irrealizzabile senza la loghìa, il linguaggio.
Però parola è termine ambiguo, come il famoso motivo cantava «parole […] parole […] parole! », quasi la deriva della peculiarità umana e, conseguentemente, della dialettica del dire e dell’operare etici.
Eschilo, nel Prometeo (338), contrappone «parole a fatti», non però con la prosopopea della propaganda politica attuale.
Si direbbe che sia riservato solo ai fatti il valore della verità? La maggior parte dei filosofi ha affidato alla parola il loro rapporto con la ricerca della verità, anche se nel clima austero della meditazione; altri pensatori hanno preferito la preminenza del fenomenico come sicuro approdo alla certezza e alla verità.
Logos, religione e ricerca di senso
Il problema, nell’operare, viaggia tra vero e legale. Che un fatto reale sia legale basta poco: è tale se è conforme al relativo dettato promulgato.
Così il fatto sarebbe vero per la sua corrispondenza tra parola legale e realtà ma è vera tale parola? cioè corrisponde al bene per sé e di per sé, come pensava Aristotele, quale corrispondenza tra retta ragione e fine ricercato per se stesso?
Nella letteratura classica il lògos include tanti significati: ragione nascosta, legge universale come in Eraclito (DK22, B1, B2, B41, B50, B72, B114 - sono i frammenti pervenuti) forza di trasformazione dell’animo, capacità persuasiva, in Gorgia (Elogio di Elena, DK 82, B11) convincimento interiore e ricordo, in Platone (Critone, 46b-47) ragione e legge, ancora in Platone (Fedone, 73) relazione, in Eschilo (Sette contro Tebe, 518).
Ci sono, inoltre, due citazioni in cui il lògos si estende all’ambito religioso: in Plutarco (Moralia, 376): con il senso di idea divina n Giovanni, nel Prologo del suo Vangelo (1. 1, 14): quando si annunzia che nel mondo la Luce si è fatta Parola e la Parola è la persona stessa di Gesù: kai theòs en ho lògos […] kai ho lògos sàrx egèneto
In Giovanni la Parola è canale, trasmissione, rivelazione. È il contenuto sublime che non può contenere menzogna (non c’è inganno) né banalità (non è barzelletta), ma è simbolo denso di significati (le parabole), è, in fine, la personalizzazione dell’eternità, il Divino resosi palese, comunicante e, al tempo stesso, contenuto del messaggio.
Giovanni segna la demarcazione tra la filosofia e la religione perché il lògos di cui si parlava o di cui si scriveva da Alessandria di Egitto ad Atene, in tutto il mondo ellenistico, nello scritto giovanneo è la novità destinata ad ogni uomo (1. 12).
Il messianismo ebraico tramandato e custodito si era svelato con un evento epifanico destinato agli uomini di tutti i tempi.
Parola, ascolto e sollievo dalla solitudine
Il lògos si trasferisce dal tempo circoscritto della prima sequela a tutti i seguaci del futuro: dal fatto alla parusìa.
Questo, in sintesi, il fatto religioso tramandato e proclamato, sintetizzato nella riduzione ad unum dei tanti comandamenti, dal decalogo al monologo, ossia all’unica legge dell’Amore, narrazione clamorosa che è la Persona stessa del Figlio dell’uomo.
Gesù, alla domanda di Pilato sul senso della verità, aveva taciuto (Gv. 18. 38)! Quel silenzio ha sostanziato le risposte, le teologie, le riflessioni, le ecclesiologie di ogni tempo.
Forse quel silenzio ha evitato all’esegesi successiva di fermarsi più sull’interpretazione di parole e meno sulla Persona che aveva proclamato di essere essa stessa la Verità (Gv. 14. 6).
Anche il nostro tempo ha i suoi lògos; esso è prolifico di tante parole ma spesso è povero di senso e invoca il suo recupero contro le solitudini esistenziali, per cui tanti si affidano all’aiuto esercitato dall’impiego della parola per ricompattare le scissioni psicologiche e le debolezze mentali.
La dinamica tra dire/ascoltare/parlare è l’arco riflesso entro il cui circuito si cerca la rivelazione dell’io profondo e la ricostruzione dell’armonia nei processi esistenziali, sollievo al dolore e alle solitudini dei vissuti.
Sociologi e psichiatri misurano il benessere e l’insoddisfazione secondo il traino sociale che condiziona l’unità dell’io suggerendo statistiche ed itinerari emotivi.
Contro questa solitudine la parola è medicina e propulsione, ma quella che nasce dentro, la capacità di fare relazione e, nello stesso tempo, di elevare la meta ed il tono verso l’alterità.
Anche lo spazio della filosofia aiuta l’interpretazione e sostiene pensieri per alimentare la creatività dello spirito.
La sete di parole, propria della nostra contemporaneità, è rappresentata dalla donna che giunge al pozzo a cui, se fosse mancato l’ascolto di una parola nuova, sarebbero rimaste impedite le prospettive (Gv. 4. 10).
Invece chi le parlò le sovvertì i piani, placando quella sete mentre risolveva la confusione dei discepoli.
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La religione come relazione e sostegno
Si può reagire alle solitudini e alla deriva adoperando tutti i mezzi e le parole adatte a fondare ed incrementare la relazione per sostenere le menti non rappacificate e gli amori atrofizzati.
È il preambolo della felicità. La religione, con il suo lògos, offre all’uomo la dimensione dell’oltre con cui egli può misurarsi e verso cui può tendere.
Ma la religione quando è vera? Il cristianesimo, fin dall’inizio, propose i suoi elementi costitutivi: esso si fonda sulla persona di Gesù di Nazaret e la sua forma si evolve in stretta relazione con l’interpretazione della Parola.
Successivamente la chiesa si è relazionata, in tempo di libertà, con i modelli socio-politici e culturali sul territorio.
Non solo; come le altre religioni monoteistiche, il cristianesimo si è proposto come religione unica destinata a diffondersi in missionarietà.
Se il cristianesimo contemporaneo affonda le sue radici nelle prime vicende e nei primi modelli tramandati da Atti poi le etnie e le tradizioni locali hanno modellato l’ecclesiologia e le teologie di cui sono simbolo le liturgie.
La religione cristiana ha seguito questa declinazione: eresie, scismi, riconciliazioni e concili, fino a conseguenze politiche (vedi la Riforma e alcune democrazie, cosiddette di ispirazione cristiana, di fatto dittature).
Carità, giustizia e soccorso ai deboli
Nel cattolicesimo contemporaneo (anni ’70) è stata emblematica la discussione della mediazione tra fede e storia: problema interpretativo, stagliato sullo sfondo della lettera di Giacomo: «una religione pura e senza macchia davanti a Dio […] è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo» (1. 27).
È una asserzione perentoria; non è un elenco esemplificativo, è piuttosto tassativo: da una parte è determinante il soccorso ai deboli e dall’altra si escludono i modelli mondani.
Questo coincide con la discriminante prevista da Gesù per la salvezza dei risorti (Mt. 25. 34); quando fa l’elenco dei soccorsi effettuati dagli eletti rivela loro, del tutto sorpresi, di essere stato personalmente destinatario di quegli interventi caritatevoli.
In un territorio segnato dalle ingiustizie sociali, dalla povertà e politiche discriminatorie, «nella chiesa che è nelle Americhe» è fiorita la teologia della liberazione dall’interno stesso di un doppio conflitto: sottrazione di democrazia e di libertà da una parte, dall’altra rifiuto di quella scelta da parte della curia romana, preoccupata di salvare il rapporto tra le istituzioni governative e l’ortodossia nella prassi socio-politica del clero.
Si paventava il pericolo di sdoganare la lotta di classe attraverso la significativa partecipazione dei cattolici alla difesa dei diritti umani. Una deriva!
La storia del cattolicesimo sovrabbonda di queste interpretazioni e reinterpretazioni della Parola, stretta tra ortodossia, prassi e gerarchia.
Così si spiegano le lotte, le oppressioni, i rifiuti, le guerre e i roghi in nome della religione, come in suo nome si spiegano le rivendicazioni, le critiche, il sacrificio e le immolazioni.
Il servizio di prima accoglienza della Diocesi di Como
Questo servizio di prima accoglienza è dunque molto importante e ad esso può seguire in caso di bisogno, il prosieguo dell’aiuto.
Gli ausiliari dell’esorcista sono tenuti alla massima riservatezza e rispondono del proprio operato all’ordinario diocesano.
L’attività dell’Équipe San Michele è stata intensa in questi anni di lavoro dando accoglienza e ascolto ad un grande numero di persone assicurando un importante conforto spirituale.
Nella nota della diocesi di Como che annunciava l’istituizione del servizio si è fatto riferimento all’Anno Giubilare in corso che offre, riprendendo le parole della Spes non confundit, “oasi di spiritualità dove ristorare il cammino della fede e abbeverarsi alle sorgenti della speranza, anzitutto accostandosi al Sacramento della Riconciliazione, insostituibile punto di partenza di un reale cammino di conversione“.
La diocesi di Como sottolina come “l’esorcismo non è un rito magico, ma è un percorso, lungo, impegnativo, di forte e diretto coinvolgimento personale (motivo per cui quello telefonico è solo un primo contatto conoscitivo), che porta a ricostruire la vita cristiana, attraverso la preghiera, i sacramenti e le opere di carità, per ritessere la rete di relazione con Dio e con i fratelli“.
Il ruolo del discernimento
Si considera che, dati alla mano degli esorcisti di tutta Italia, e non solo, dato che il fenomeno è di portata mondiale, i disturbi spirituali sono in costante e preoccupante crescita.
Le cause di questo sono molteplici e si possono riassumere nell’influenza pervasiva di una cultura neopagana che invade tutti i settori.
L’esoterismo a tutti i livelli, anche quelli che possono apparire innocui e ininfluenti, produce danni e apre le porte al male.
In collaborazione con medici e psichiatri sono fondamentali nell’analisi dei casi e nella distinzione tra disturbi psichici e spirituali.
La dinamica tra dire/ascoltare/parlare è l’arco riflesso entro il cui circuito si cerca la rivelazione dell’io profondo e la ricostruzione dell’armonia nei processi esistenziali, sollievo al dolore e alle solitudini dei vissuti.
Il sensitivo Francesco e l’interpretazione spirituale
Cartomante sensitivo Francesco: da oltre 40 anni, ti aiuta a ritrovare equilibrio e risposte attraverso il dono della connessione spirituale.
L’attività è indicata nelle categorie astrologia, cartochiromanzia ed occultismo.
La descrizione dell’attività la colloca nell’ambito del cartomante e dei sensitivi.
Il riferimento alla connessione spirituale richiama una forma di accompagnamento basata sull’ascolto, sull’interpretazione e sulla ricerca di risposte personali.
Per chi vive un momento di difficoltà, il confronto può diventare un’occasione per mettere ordine nei pensieri e riconoscere con maggiore chiarezza la propria sofferenza, i propri desideri e le proprie aspettative.
Per quali ambiti viene richiesto sostegno
Le richieste indicate comprendono amori, affari, lavoro, denaro, famiglia, fama e successo, malefici, purificazioni, allontanamenti, riavvicinamenti, obiettivi, fascino, carriera e mondo dello spettacolo.
- Amori e relazioni personali.
- Famiglia e riavvicinamenti.
- Lavoro, affari e carriera.
- Denaro, fama e successo.
- Obiettivi personali.
- Purificazioni e allontanamenti.
- Malefici e interpretazioni di tipo occulto.
La preghiera e la ricerca di fortuna possono essere accompagnate da un atteggiamento realistico, poiché il desiderio di ottenere un risultato non elimina la necessità di compiere scelte, valutare le conseguenze e assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
La felicità non consuma piacevolezze ed utilità ma agogna all’esaltazione del valore.
Indicazioni per un percorso equilibrato
- Esprimere con semplicità e chiarezza quello che si desidera ottenere.
- Riconoscere la propria sofferenza e la propria gioia.
- Coltivare la preghiera e, per chi vive la fede cristiana, la vita sacramentale.
- Ricercare l’ascolto e il dialogo per affrontare solitudine e confusione.
- Distinguere i disturbi psichici da quelli interpretati come spirituali.
- Rivolgersi a medici, psichiatri o psicologi quando il disagio compromette la vita quotidiana.
- Considerare l’eventuale percorso religioso come un cammino personale, lungo e impegnativo.
La scelta socio-religiosa dell’evangelizzazione e l’interpretazione del messaggio evangelico, a contatto con il mondo operaio e con il suo sfruttamento da parte del sistema capitalistico, erano state giudicate sbilanciate ed inclini verso una forma di pauperismo.
Si può reagire alle solitudini e alla deriva adoperando tutti i mezzi e le parole adatte a fondare ed incrementare la relazione per sostenere le menti non rappacificate e gli amori atrofizzati.
Contro questa solitudine la parola è medicina e propulsione, ma quella che nasce dentro, la capacità di fare relazione e, nello stesso tempo, di elevare la meta ed il tono verso l’alterità.
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