Vivere con intensità la vita spirituale significa entrare pienamente nella realtà, orientare il cuore verso ciò che dà senso all’esistenza e trasformare la propria visione interiore in scelte concrete. La vita spirituale non è una fuga dal mondo, né un divorzio dalla vita: è un modo più consapevole, libero e inclusivo di abitare ogni esperienza.
La vita spirituale non allontana dal mondo ma ci inserisce profondamente nella sua vera realtà, consiste nell’aver indirizzato il proprio cuore verso la sola cosa necessaria non vivendo più la vita come fonte di preoccupazione senza fine ma come profonda e vivace varietà di modi per mezzo dei quali il Signore si rende presente in mezzo a noi. La visione spirituale della vita è necessaria alla vita, ti sostiene nelle difficoltà, ti libera dalle illusioni. Ma non basta averla, devi anche praticarla.
Che cosa significa vivere spiritualmente
La vita spirituale è innanzitutto una vita. Non è soltanto qualche cosa che va conosciuta e studiata, bisogna viverla. Come ogni vita, si ammala e muore quando è sradicata dal suo elemento.
La grazia è innestata nella nostra natura e tutto l'uomo viene santificato dalla presenza e dall'azione dello Spirito Santo. La vita spirituale non è quindi una vita completamente avulsa dall'elemento umano e trasferita nel regno degli angeli. Viviamo da persone spirituali quando viviamo da uomini che cercano Dio.
Se dobbiamo diventare spirituali, bisogna che rimaniamo uomini, e se ogni punto della teologia non ne tornisse la prova evidente, basterebbe da solo il mistero dell'Incarnazione a provarlo. Perché Cristo si fece uomo, se non per salvare gli uomini unendoli misticamente a Dio attraverso la sua sacra umanità?
Gesù ha vissuto la vita comune degli uomini del suo tempo per santificare la vita ordinaria degli uomini di tutti i tempi. Se vogliamo quindi essere spirituali viviamo innanzitutto la nostra vita. Non temiamo le responsabilità e le inevitabili distrazioni inerenti al lavoro, che è stato determinato per noi dalla volontà di Dio.
Immergiamoci nella realtà e ci troveremo immersi nella vivificante volontà di Dio e nella sua sapienza che ci circonda da ogni parte. Per prima cosa assicuriamoci bene di conoscere davvero ciò che stiamo facendo. Soltanto la fede ci può fornire la luce necessaria per accorgerci che la volontà di Dio si trova nella vita comune di ogni giorno.
La vita spirituale come storia d’amore con la vita
Il processo spirituale non è un divorzio dalla vita. È un'irrevocabile storia d'amore con la vita. Perché è necessario? Semplicemente perché è un modo più intelligente di esistere.
Non vogliamo solo vivere, ma vogliamo conoscere la vita nella sua interezza. Se ciò che fai è mangiare solo la buccia della vita, non è un modo intelligente di esistere. Il processo spirituale è mangiare il frutto della vita, il succo della vita, il nocciolo della vita.
Non vogliamo solo assaggiarla, vogliamo conoscerla e farne esperienza nella sua interezza. La vita spirituale non allontana dall’esistenza le lotte o le pene.
Se pensiamo alla vita stessa dei discepoli di Gesù notiamo che non è sufficiente convertirsi per far diminuire la sofferenza. La lotta, il dolore, la malattia, la persecuzione possono persistere nell’esperienza e diventare il luogo della purificazione scelto da Dio attraverso cui passare quotidianamente nella consapevolezza che quel che accade, è strada preferenziale verso la casa del padre dove l’amore di Dio guarisce, rinnova continuamente.
Materialismo e spiritualità: qual è la differenza?
La differenza tra una persona materialista e una spirituale è solo questa: la persona materialista è come un cane a cui è stato appeso in fronte un osso per fargli vincere la gara. Il cane corre sempre più velocemente sperando di ottenere l'osso, ma questo non succede mai.
Una persona materialista è continuamente spronata da situazioni esterne. Una persona spirituale non ha bisogno di sferzate esterne, poiché sta facendo ciò che vuole fare veramente.
Il processo spirituale è un modo molto più intelligente di esistere perché significa che sei in sintonia con l'intelligenza del Creatore. Qualunque cosa tu possa pensare non è in alcun modo paragonabile a quell'intelligenza che sta creando questo corpo, che fa nascere un fiore dalla terra, trasforma terra in cibo, cibo in corpo umano e corpo umano di nuovo in terra; che fa ruotare i pianeti, e funzionare le galassie - ciò che è la base stessa della creazione.
Qualunque tipo di pensiero intelligente che tu abbia potuto generare, qualsiasi tipo di equazione o formula che puoi aver prodotto, è sempre il tentativo di comprendere l'intelligenza di ciò che è la fonte della creazione. Quello che pensi sia la scienza è solo un tentativo di comprendere l'intelligenza del Creatore.
Ciò che chiami tecnologia è solo una misera imitazione delle tecnologie della vita che già esistono. Quindi, quello che pensi sia l'intelligenza umana - l'intelligenza logica - non è paragonabile all'intelligenza che è la base della creazione.
Se vuoi allinearti con l'intelligenza che è la fonte della creazione, allora sei spirituale. Generalmente, la vita materialistica non è in linea con quel tipo di intelligenza.
Il problema non è la materia, ma la sua centralità
È sbagliato? È sbagliato mangiare, indossare vestiti, avere un tetto sotto cui vivere? È sbagliato fare questo e quello? Non è questo il punto.
Costruiamo una casa, indossiamo vestiti, mangiamo cibo, facciamo tutto perché vogliamo vivere e vivere totalmente. Se fai del piatto di contorno della vita il piatto principale, è un modo sciocco di vivere.
La questione non riguarda quindi l’uso delle cose necessarie alla vita, ma il posto che esse occupano nel cuore e nell’intelligenza della persona. Una spiritualità concreta non nega il corpo, il lavoro, le relazioni o le responsabilità: li riconduce al loro significato più ampio.
Un’intelligenza inclusiva
Se pensi di essere un pezzo esclusivo della creazione, se pensi, senti e fai esperienza della vita come se fossi solo in questa esistenza, allora il tuo cosiddetto intelletto lavora contro di te.
Ecco come funziona l'intelletto umano in questo momento. Questa è una distorsione dall'intelligenza che è la fonte della creazione dentro di noi e in ogni cosa.
Proprio in tutto ciò che tocchi - il cibo che mangi, l'aria che respiri, la terra su cui cammini e lo spazio stesso in cui viviamo - la mano del Creatore è ovvia per chi presta sufficiente attenzione.
La cosa più grande che un essere umano può fare è essere in sintonia con quell'intelligenza e assicurarsi di non distorcere la mano del Creatore. “Dentro questo, posso vivere la mia vita? Posso fare quello che voglio?” Puoi fare tutto ciò che desideri e al tempo stesso non distorcere la mano del Creatore - se solo sei in sintonia con esso.
Se non sei in sintonia con esso, diventi un'intelligenza che si esclude. La creazione non ha spazio per questo. L'iniziazione in un processo spirituale significa risvegliare dentro di te quell'intelligenza che è la fonte della creazione - gli permetti di funzionare.
Non usare il tuo stupido cervello. Questo non significa che io sia contro l'intelletto. Non lo sono. L'intelletto non è il problema. Il problema è che diventi un'intelligenza esclusiva, non un'intelligenza inclusiva.
La parola yoga significa “unione”. Unione significa inclusione, per diventare un'intelligenza inclusiva, in modo che la tua intelligenza non distorca in alcun modo l'intelligenza che è la fonte della creazione dentro di te e in ogni cosa.
Quando l’intelligenza perde il contatto con la vita
Nessun essere umano vorrebbe consapevolmente essere uno stupido. Persino chi fa lo stupido lo fa per mostrare quanto sia intelligente.
Una volta, subito dopo la rivoluzione francese, i Francesi avevano perfezionato la ghigliottina come una macchina per decapitare le persone. Dal momento che avevano costruito la macchina dovevano usarla il più spesso possibile. Ovunque vedessero una testa, avevano voglia di tagliarla.
Un giorno, tre uomini furono condotti al patibolo: un avvocato, un prete e un ingegnere. Misero l'avvocato sul ripiano con un cappuccio in testa e tirarono su la lama - ma non cadde.
Fallimento della tecnologia! Secondo la legge, dovevano ucciderlo all'istante. Ma ora gli infliggevano la tortura di aspettare lì senza che succedesse nulla, il che significava che domani avrebbe potuto denunciarli - così lo lasciarono andare.
Misero il prete sul ripiano e tirarono. Di nuovo non successe nulla. Pensarono che questo dovesse essere un intervento divino e lo lasciarono andare.
L'ingegnere scelse di andare all'esecuzione senza cappuccio. Sdraiato, alzò lo sguardo e disse: “Ehi, lascia che ti dica cosa c'è che non va!”
La chiarezza è più forte dell’ispirazione
Qualche tempo fa mi trovavo a Singapore per parlare alla facoltà di un importante college di management e amministrazione. Poiché stavo saltando da un impegno all'altro, poco prima di entrare nell'Istituto, ho chiesto: “Qual è l'argomento? Di cosa dovrei parlare?”
Risposero: “Qualcosa sulla leadership”. E mentre mi stavo affrettando ad entrare nel college, vidi uno striscione con la mia foto che diceva: “Un discorso sulla leadership da parte di un ispirante relatore dall'India”.
Ho quindi pensato, quali sono le cose che ispirano le persone a fare qualcosa, e quando e perché le persone hanno bisogno di ispirazione? Solo quando non hai proprio voglia di fare qualcosa, hai bisogno di essere ispirato.
Se vuoi davvero fare qualcosa, non hai bisogno di ispirazione. Hai bisogno di essere ispirato per andare a cena? No, ma alcuni di voi potrebbero aver bisogno di ispirazione per svegliarsi al mattino a fare sadhana.
Quando le persone sono molto ispirate possono fare grandi cose o possono fare cose assolutamente stupide. L'ispirazione non viene sempre insieme alla saggezza.
Se vogliamo creare qualcosa di rilevante e mirato, abbiamo bisogno di persone più sensibili e centrate che non hanno bisogno di essere ispirate da nessuno, ma che sanno chiaramente: “Questo è ciò che vogliamo fare”.
Se c'è chiarezza su ciò che vogliamo fare realmente, la nostra capacità di creare ciò che vogliamo è migliore di quella di un gruppo ispirato. Un gruppo di persone ispirate va bene per attività a breve termine.
L'attività a lungo termine può essere fatta solo da quelle persone che vogliono davvero farlo comunque. Vivere con intensità la vita spirituale richiede quindi una direzione interiore che non dipenda continuamente da stimoli, approvazioni o incoraggiamenti esterni.
La maturità umana è il terreno della vita spirituale
La tradizione cristiana ha sempre considerato la persona come un’unità inscindibile di corpo (soma), anima (psiche) e spirito (pneuma). Per questo motivo la crescita spirituale non può essere separata dalla maturazione umana: una fede autentica illumina la vita concreta, mentre una sana maturità personale rende possibile vivere il Vangelo in modo più libero, consapevole e profondo.
Nel linguaggio cristiano la santità non coincide con la perfezione psicologica. Tuttavia, è difficile vivere pienamente la propria vocazione quando emozioni irrisolte, ferite del passato o schemi relazionali disfunzionali limitano la libertà interiore.
La maturità umana comprende numerosi aspetti:
- capacità di riconoscere e gestire le emozioni;
- libertà dalle dipendenze affettive;
- relazioni sane e autentiche;
- capacità di perdonare;
- integrazione della propria storia personale;
- assunzione responsabile delle proprie scelte.
Questi elementi non sostituiscono la grazia, ma permettono alla persona di collaborare più liberamente con essa. Nella prospettiva cristiana, infatti, la grazia non annulla la natura, ma la perfeziona.
Quanto più una persona diventa interiormente libera, tanto più può rispondere alla chiamata di Dio con tutto il cuore. La relazione con Dio non riguarda soltanto la dimensione religiosa.
La crescita spirituale trasforma la persona
Quando una persona sperimenta l’amore incondizionato di Dio, cambia progressivamente anche il modo di percepire sé stessa, gli altri e gli eventi della propria vita.
La fede autentica favorisce:
- maggiore speranza nelle difficoltà;
- capacità di dare significato alla sofferenza;
- riconciliazione con il proprio passato;
- apertura al perdono;
- fiducia nella Provvidenza;
- scoperta della propria vocazione personale.
Per questo motivo crescita umana e crescita spirituale si alimentano reciprocamente. Una persona più matura vive una fede più libera; una fede più profonda favorisce una maturazione umana sempre più completa.
Il rischio di una spiritualità separata dalla vita
Molte persone, tuttavia, sperimentano una frattura tra questi due aspetti. Da un lato cercano una vita spirituale intensa, ma continuano a portare dentro di sé ferite relazionali, paure o blocchi emotivi.
Dall’altro investono nella crescita personale senza riuscire a trovare una prospettiva di senso capace di integrare tutta la propria esistenza. La maturità umana e spirituale non viaggia su binari separati…
Non è raro incontrare persone molto impegnate nella vita religiosa ma ancora prigioniere di antiche ferite interiori. Allo stesso modo, molte altre persone seguono percorsi di crescita personale che migliorano il benessere psicologico ma lasciano irrisolta la domanda fondamentale sul significato ultimo della propria esistenza.
Questa separazione può produrre alcuni limiti. Una spiritualità disincarnata rischia di trasformarsi in formalismo, moralismo o ricerca di prestazioni religiose.
Una crescita personale priva di una prospettiva trascendente può invece rimanere centrata esclusivamente sul benessere individuale, senza aprirsi pienamente alla dimensione della vocazione, del dono e della relazione con Dio.
L’integrazione di entrambe le dimensioni rappresenta quindi una via particolarmente feconda. Vivere intensamente la spiritualità significa unire preghiera e vita concreta, interiorità e responsabilità, libertà personale e apertura alla relazione.
Il centro interiore e il Regno di Dio
“Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 84,6)
“Come posso districarmi nel ginepraio delle emozioni, dei sentimenti e dei pensieri che affiorano? Quale orientamento ha la mia vita?” Tali domande o simili sono espressioni del desiderio, talvolta pungente, di vivere una vita spirituale e manifestano contemporaneamente la difficoltà di comprensione circa il suo significato e l’assenza di chiarezza riguardo alla modalità di attuazione.
La strada da percorrere non sempre la si evince. Abbiamo dei precursori, dei giganti che prima di noi si sono addentrati nelle vie dello Spirito e hanno aperto delle piste, tracciato dei percorsi, spianato dei sentieri…
Ci sono persone che come noi conoscono la vita di Cristo e desiderano con intensità che questa intelligenza scenda nella profondità del cuore. Per acquisire quello sguardo nuovo che rende preziosa ogni cosa.
Prima che questo avvenga, tuttavia, è necessario guardare con onestà e coraggio, fiducia e attenzione la nostra personale condizione di persone a volte inclini a una certa “rassegnazione”, quella di sentirsi in qualche modo insoddisfatti.
Facciamo esperienza di una sorta d’incompiutezza in cui la mancanza di nesso tra le cose di cui ci occupiamo, o meglio ci preoccupiamo, talvolta, fino a tormentarci, frammenta le nostre esistenze…
Le cose da fare, le persone con cui parlare, da ricordare, le stesse situazioni da difendere o da denunciare tutto questo che è di per sé buono spesso ci fa perdere il centro di noi stessi…
Preoccuparci ci porta ad essere “ovunque” in ogni luogo ma con difficoltà ci trovano nella nostra dimora, lì, presso la nostra “abitazione”… Il Signore risponde a questa situazione interiore , affaccendati ma insoddisfatti, occupati ma senza nesso, ovunque ma non a casa propria.
Lui desidera porci nel luogo della nostra appartenenza. Ma è necessaria tanta onestà da parte nostra per accogliere l’invito a condurre una vita secondo lo Spirito.
Dobbiamo essere disposti a smascherare la nostra esistenza frammentata e preoccupata per far emergere dentro di noi il desiderio di una vera casa quello di cui parla Gesù quando invita a cercare prima il Regno di Dio.
Il Signore non ci dice di cambiare stile di vita ma di spostare il centro della nostra attenzione, invita a un cambiamento del cuore che rende diverso il resto.
” Cercate prima il regno di Dio” ” Disponete i vostri cuori verso il suo Regno” è nella versione inglese…e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta…
Quando siamo nella preoccupazione, è il cuore che si trova in un luogo diverso, sbagliato e va riposizionato al centro… ma dove si trova questo centro? Questo centro è il Regno di Dio.
Avere un cuore disposto verso il Regno del Padre, vuol dire avere un cuore orientato alla vita dello Spirito. Un cuore proteso ad assimilare i sentimenti che furono di Cristo stesso.
Noi siamo quotidianamente chiamati da Gesù ad entrare con Lui in questa vita spirituale di adesione alla volontà del Padre.
Vigilanza, fede e solitudine del cuore
Senza questa luce non possiamo prendere le decisioni convenienti. Senza tale certezza non possiamo avere fiducia soprannaturale e pace.
Inciampiamo e cadiamo di continuo anche quando siamo maggiormente illuminati, ma se ci troviamo nella vera tenebra spirituale non ci accorgiamo neppure di essere caduti.
Per mantenerci spiritualmente vivi dobbiamo di continuo rinnovare la nostra fede. Siamo come piloti di una nave immersa nella nebbia, che scrutano la foschia, tendono l'orecchio ai segnali delle altre navi, e soltanto se stiamo bene all'erta potremo raggiungere il nostro porto.
La vita spirituale è quindi anzitutto questione di vigilanza. Non dobbiamo perdere la percezione delle ispirazioni: dobbiamo essere sempre in grado di rispondere al minimo avvertimento che ci parla, come per un istinto segreto, nelle profondità dell'anima che è spiritualmente viva.
“Cercate il Regno di Dio” non è un metodo ma una postura del cuore! E il Signore si prende veramente, fattivamente cura di noi.
Lo comprendiamo dalle parole ” Tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. In questo cammino ci scopriamo nelle mani del Signore man mano che le nostre preoccupazioni allentano la presa e lo Spirito di Cristo ci conduce verso la libertà dei figli.
La vita dello Spirito è dono ma il Signore invita “Cercate il Regno di Dio”. Questa determinazione profonda del cuore alla ricerca del Regno non è una semplice aspirazione ma richiede un certo sforzo, una passione per il Regno.
Occorre fare spazio a Dio nella propria vita, nella profondità del proprio essere attraverso la solitudine: un tempo e uno spazio dedicato a Dio. Entrare nella propria stanza e chiudere la porta esterna ed interna.
Se all’inizio abbiamo bisogno di ritagliarci dei momenti di tempo e di uno spazio preciso per diventare una dimora tranquilla col passare del tempo, degli anni, nella solitudine con Dio, ci accorgiamo che il Signore è con noi in ogni momento e ovunque.
Il nostro sguardo sarà capace di riconoscerlo perché la solitudine che prima doveva essere delimitata da un luogo e da un tempo, ora è diventata vigilante solitudine del cuore.
Rinascita interiore e relazione con gli altri
E ancora ” Se uno non rinasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio” Ma per una tale rinascita è necessario restare soli con Lui…
Tale rinascita avviene nel segreto più profondo anche se gli effetti sono percepibili sino ai confini della terra. Dove il cuore di Dio parla al cuore dell’uomo, tutto si rinnova.
Così facendo impariamo a stare con gli altri in modo nuovo. L’altro viene raggiunto non per timore della solitudine, per paura ma apprendiamo un modo differente di fare comunione che è lasciare spazio a Dio nella propria esistenza.
Talvolta sperimentiamo una certa difficoltà ad accorgerci della presenza dello Spirito di Dio e questo rende faticoso il cammino ma se restiamo vigili e accorti anche quando il nostro cuore non è abitato da un ardente desiderio, siamo certi di essere condotti nelle profondità del suo Regno.
Abbiamo in qualche modo penato, faticato, amato, preso consapevolezza delle nostre ombre e attraverso questo prisma di esperienze l’incontro con Dio non è più cercato ma accolto e amato.
La vita spirituale come cammino e decisione
La vita spirituale è un’avventura poiché apre su un futuro complesso e articolato, non determinato in partenza ma dipendente dal movimento della nostra libertà e dalla grazia di Dio.
Agli incroci e alle svolte troviamo i maggiori rischi; lì dove si varca una soglia o c’è un passaggio da compiere si è solitamente a un punto decisivo nel proseguimento del cammino.
Il verbo Krino (da cui deriva il termine crisi) evoca il crocevia, la separazione, la decisione…E’ nel momento della crisi che mi colloco all’incrocio dei cammini.
” Il santo è un uomo consapevole che ogni istante della nostra vita umana è un istante di crisi; siamo infatti chiamati in ogni istante a prendere una decisione di grande importanza: scegliere tra il cammino che conduce alla morte e alle tenebre spirituali e quello che porta alla luce e alla vita…!” (A. Huxley, La philosophie eternelle, p 60)
Rileggere la propria storia alla luce dell’amore
Gli Esercizi Spirituali Agape, proposti dalla Famiglia della Luce con Camilla, nascono proprio con l’obiettivo di favorire questa integrazione, offrendo un percorso che accompagna la persona nella rilettura della propria storia alla luce dell’amore di Dio, unendo formazione spirituale e crescita umana.
In questo contesto si colloca il percorso degli Esercizi Spirituali Agape, un’esperienza originale che propone una settimana intensiva dedicata alla rilettura della propria storia personale alla luce della Parola di Dio.
Il metodo si sviluppa attraverso un itinerario progressivo che accompagna il partecipante dal concepimento fino all’età adulta, aiutandolo a rileggere i principali passaggi della propria vita con uno sguardo nuovo, orientato alla riconciliazione e alla scoperta del senso profondo degli eventi vissuti.
L’obiettivo non è una semplice analisi del passato, ma una trasformazione dello sguardo con cui lo si interpreta.
Gli elementi del percorso
Ciò che rende Agape particolarmente originale è l’integrazione armonica di diversi elementi.
Una visione unitaria della persona
Il percorso considera ogni individuo nella sua completezza, valorizzando le dimensioni spirituale, affettiva, relazionale ed esistenziale senza ridurre l’essere umano a una sola prospettiva.
La rilettura della storia personale
La propria biografia diventa luogo d’incontro con Dio. Anche gli eventi più dolorosi possono essere riletti come occasioni di crescita, riconciliazione e maturazione.
Un metodo progressivo
Il cammino segue una struttura ben definita che accompagna gradualmente il partecipante attraverso le principali tappe della propria vita, evitando improvvisazioni e favorendo una riflessione profonda.
Accompagnamento personale
Uno degli aspetti più apprezzati del percorso è la presenza quotidiana di una guida formata che accompagna personalmente ogni partecipante durante gli esercizi spirituali.
Preghiera, silenzio e discernimento
Accanto ai momenti di riflessione trovano spazio la preghiera personale, il silenzio, la meditazione della Parola di Dio e il discernimento spirituale, elementi fondamentali della tradizione cristiana.
Continuità dopo il percorso
L’esperienza non termina con la settimana residenziale ma prevede anche occasioni di accompagnamento successive, favorendo un’integrazione stabile dei cambiamenti maturati durante il cammino.
Un percorso cristiano aperto alla ricerca
Gli Esercizi Spirituali Agape si ispirano alla spiritualità cristiana cattolica ma sono aperti anche ad altre persone aperte e in ricerca
Pur fondandosi pienamente sulla spiritualità cristiana cattolica e utilizzando un metodo di preghiera riconosciuto dalla Chiesa, Agape accoglie persone provenienti da differenti esperienze ecclesiali e culturali.
Possono trovare beneficio dal percorso:
- cattolici praticanti;
- persone che desiderano riscoprire la propria fede;
- appartenenti ad altre confessioni cristiane;
- credenti di altre religioni aperti al dialogo spirituale;
- persone in ricerca che desiderano riflettere sul senso della propria vita.
L’esperienza proposta non richiede una particolare preparazione teologica, ma la disponibilità a mettersi in ascolto della propria storia, a vivere il silenzio e ad aprirsi a un cammino di verità interiore.
Molti dei temi affrontati - come il perdono, la riconciliazione, la libertà interiore, la scoperta del proprio valore e della propria vocazione, delle proprie radici e delle proprie ferite interiori - possiedono infatti una dimensione profondamente universale, capace di parlare anche a chi proviene da tradizioni religiose differenti.
Perché integrare crescita umana e spirituale
Viviamo in un’epoca caratterizzata da grandi opportunità ma anche da profonde fragilità interiori. Stress, relazioni complesse, crisi di identità e perdita di significato spingono molte persone a cercare percorsi che non offrano soltanto strumenti psicologici o risposte religiose astratte, ma un’autentica integrazione della persona.
Un cammino come Agape risponde proprio a questa esigenza: non propone una fuga dalla realtà, ma un ritorno alla propria storia per scoprirvi una presenza, un significato e una chiamata.
La maturità cristiana, infatti, non consiste nel negare le proprie fragilità, bensì nell’imparare a viverle dentro una relazione trasformante con Dio che rende possibile una libertà sempre più piena.
La crescita umana e la maturità spirituale non sono due percorsi paralleli destinati a non incontrarsi, ma due dimensioni della stessa vocazione della persona.
Neuroscienze e spiritualità
Quello di neuroscienze e spiritualità è un connubio importante che negli ultimi anni viene approfondito con ricerche scientifiche sempre più interessanti. Da sempre l’essere umano è stato attratto da una dimensione maggiormente spirituale.
E’ esperienza comune sperimentare quanto la spiritualità possa essere d’impatto nel migliorare la qualità di vita delle persone. Solo recentemente, tuttavia, grazie ai nuovi strumenti diagnostici come PET e risonanza magnetica, ci stiamo sempre più interrogando su quali siano i correlati neurofisiologici dell’esperienza spirituale.
La domanda che molti ricercatori si sono posti è che cosa effettivamente accada nel cervello durante le cosiddette “esperienze spirituali”. Se sia possibile individuare un cambiamento riscontrabile e quale sia il suo effetto.
Questi studi hanno ricevuto una forte accelerazione, sopratutto grazie al diffondersi di pratiche meditative come la Mindfulness. La Mindfulness è una pratica meditativa che permette di sperimentare stati di coscienza di maggior benessere e serenità, da sempre associati ad una dimensione più spirituale dell’essere umano.
La Mindfulness è una forma particolare di meditazione e la meditazione nasce dalla culla della spiritualità, l’oriente. Neuroscienze e spiritualità sono così oggi sempre più ambiti d’interesse legati fra loro, dove l’uno può aiutarci a comprendere meglio l’altro.
Il cervello si trasforma attraverso l’esperienza
Le neuroscienze stanno rivoluzionando il nostro modo di intendere l’uomo e i fenomeni che da sempre lo contraddistinguono. Oggi, grazie a campi d’indagine come quello di neuroplasticità, sappiamo quanto il nostro sistema nervoso sia malleabile, in grado di trasformarsi sulla base dell’esperienza di ogni giorno.
Le connessioni del nostro cervello, o connettoma, cambiano di continuo, andando ad alimentare aree specifiche, anziché altre, sulla base delle nostre abitudini di vita.
Ciò che ripetiamo e viviamo con intensità tende a plasmare il nostro sistema, spingendoci ad essere ciò che siamo. Oggi sappiamo che personalità e carattere sono il risultato di questo continuo processo di adattamento, in cui i geni stessi vengono regolati nella loro espressione grazie a un continuo interscambio con l’ambiente.
Noi diventiamo ciò che viviamo giorno per giorno. La questione diventa perché scegliamo, o meno, come vivere la nostra quotidianità.
Si aprono così delle questioni fondamentali relative a volontà e libero arbitrio. Ciò che le neuroscienze ci stanno portando a comprendere è che l’uomo è in grado di funzionare diversamente, in base alle sue scelte di vita quotidiane.
Non siamo esseri predeterminati che cercano di adattarsi all’ambiente. Siamo esseri che si plasmano nell’ambiente stesso in cui vivono, modificando costantemente l’espressione del proprio enorme potenziale.
E ovviamente modificando l’ambiente stesso. La pratica spirituale, quando è costante e concreta, diventa quindi una modalità con cui orientare l’esperienza e trasformare progressivamente il proprio modo di essere.
Il risveglio della spiritualità in Occidente
Questi temi sono in effetti strettamente collegati a quelli da millenni proposti dagli antichi. Dall’antica Grecia, alla terra di Barata (India), da sempre ci viene tramandata l’idea di impegnarci nel quotidiano in buone abitudini che possano attivare al meglio il nostro potenziale.
Di sviluppare una dimensione più alta, più virtuosa, spirituale. Dove la spiritualità è da considerarsi come la somma delle virtù.
L’essere spirituale è da intendersi come colui che agisce senza ignoranza, che sa, nel profondo, di essere parte del tutto, il tutto stesso, e che agisce di conseguenza.
L’uomo spirituale è l’uomo che segue le virtù, proprio perché in grado di riconoscere la fratellanza con tutti gli esseri del creato.
E’ chi ha intrapreso un cammino di consapevolezza e trasformazione, superando le limitanti immagini di se stesso, per arrivare ad una visione più ampia e comprensiva in grado di abbracciare tutti gli esseri.
A prescindere dalla corrente specifica, la spiritualità prevede così sempre un percorso di crescita, dove il fulcro di pratiche e rituali è sempre riconducibile al controllo della mente.
La meditazione e la trasformazione interiore
Proprio qui neuroscienze e spiritualità si incontrano. Grazie alle neuroscienze e agli strumenti di indagine sviluppati, siamo in grado di osservare oggi quanto il nostro cervello cambi, in relazione a pratiche di carattere spirituale, volte quindi al controllo della mente.
Pratiche meditative portano a una vera e propria trasformazione del cervello. In realtà tutto ciò che facciamo ci cambia, ma il cambiamento dovuto a pratiche come la Mindfulness risulta essere un cambiamento positivo che migliora la qualità della nostra vita.
Queste scoperte ci aiutano a comprendere quanto l’uomo sembri fatto per sviluppare questa dimensione nella vita.
Grazie alla pratica meditativa si ampliano quelle zone del cervello deputate all’autoregolazione dei nostri stati interni, aumenta la nostra concentrazione, l’attenzione, si sviluppano sentimenti di compassione e autocompassione.
Migliora, più in generale, la nostra intelligenza emotiva, intesa come insieme di competenze interne ed esterne.
Inoltre i recenti risultati di studi longitudinali, durati per diversi anni, stanno dimostrando che questi cambiamenti sono stabili e duraturi. Cambiando le strutture del nostro cervello i cambiamenti raggiunti rimangono permanenti.
Si parla oggi di tratti stabili di personalità che si vengono a creare grazie ad una pratica costante.
Praticare ciò in cui si crede
Tutto quello che vivi è effetto delle tue visioni interiori. Come affronti la vita, cosa ne pensi, come agisci, le scelte che fai e non fai.
Le cose che cambi e non cambi. E tutto, è legato alla tua sostanza, che è la tua essenza.
Non sei solo quello che vedi, non sei solo quello che pensi. Sei molto di più.
La visione spirituale della vita ti sostiene nelle difficoltà e ti libera dalle illusioni, ma diventa realmente efficace quando entra nelle azioni, nelle parole, nelle relazioni e nelle responsabilità quotidiane.
E non basta ricercarla, devi proprio viverla dentro di te e fuori di te. Nulla senza impegno può essere creato. Un ideale, in sé, non rappresenta nulla, se non lo vivi.
La filosofia orienta la vita, ma devi poi praticarla. Un ideale dichiarato soltanto a parole non modifica realmente il modo di stare nel mondo.
La trasformazione deve essere profonda
Cambiare il karma, trovare soluzioni veloci, un partner da amare, relazioni migliori, persone diverse da quelle che incontri di solito, una realtà più bella: le trasformazioni parziali non sono trasformazioni vere.
E le trasformazioni vere vengono prima del successo, dell’amore e del cambiamento. Partiamo da qui.
I mantra, le preghiere, le tecniche motivazionali, tutto aiuta. Ma se tutto aiuta, perché tante persone che leggono, ascoltano, studiano, cercano, si trovano sempre a vivere le stesse situazioni, problemi simili, la vita che cambia poco?
Pur essendo ispirate da qualcosa che si muove dentro di loro, fuori, poco cambia. Tutto quello che vivi è effetto delle tue visioni interiori, anche della vita che incontri, ma le visioni possono di più.
La via breve, non esiste, la via veloce, quella che risolve tutto con un mantra o poche parole, non è mai quella che crea il bene nella vita.
Perché colui che riesce, con il mantra, a trasformare la propria esistenza e quella degli altri, è perché dentro ha già trasformato se stesso e quella preghiera lo rappresenta, raccoglie ed esprime la sua visione e la sua forza, perciò, è potente.
Ma nessun mantra o preghiera, o frase motivazionale, chiamalo come preferisci (quello che conta è l’intento), nessuno può diventare un solido cambiamento strutturale del tuo essere, e creare una realtà che ti corrisponda se prima non trasformi dentro di te.
Scegliendo, la persona che vuoi essere, i pensieri che vuoi pensare, le parole che vuoi dire, la realtà che vuoi incarnare. Da lì, dalla visione che coltivi, nasce la realtà che vivi e che crei.
Essere la realtà che si vuole vivere
Cambiare il karma lavorativo è un bell’obiettivo, come anche trovare un partner con cui essere felice, riuscire ad essere felice con te stesso, essere te stesso nel mondo, renderti visibile agli altri, senza bisogno di essere approvato, consapevole che stai portando avanti la tua missione.
Nel pieno rispetto di quella degli altri. Vivendo, come essere umano, alti e bassi, momenti sì e momenti no, ma senza più indietreggiare, né rinunciare, né perdere fiducia.
La “sostanza” è quella visione di te stesso che percepisci e crei. La metti ovunque.
Se hai sfiducia in te, crei sfiducia in te e negli altri. Se vivi rabbia, esprimi rabbia. Anche il silenzio, può essere rabbia, e la rinuncia.
La visione spirituale della vita ti libera dalle illusioni: impari che sei tu a decidere e ad orientare, a coltivare i valori in cui credi, e che non serve che gli altri siano d’accordo.
Perché chi è ispirato da valori alti procede sempre verso il bene. Le trasformazioni parziali non sono trasformazioni vere, perché ci entri, le attivi e alla prima difficoltà, o alla prima conferma delle tue credenze limitanti, torni indietro.
Una molla resta una molla, per quanto si allunghi, torna al punto di partenza. Preferisco l’idea del viaggio in cui realizzi te stesso e la tua visione.
Da qui devi partire, se davvero vuoi risolvere e cambiare il karma. Che karma, vuol dire anche azione. E puoi trasformare oggi il tuo domani. Da ieri, s’impara.
Il risveglio dell’identità più vera
Con “spirituale”, intendo “proprio dello spirito, inteso come complesso e centro della vita psichica, intellettuale e affettiva dell’uomo: forza spirituale, nobiltà spirituale, elevazione spirituale”.
Per risvegliare quella parte dentro di te, che è la più autentica e la tua forza più vera, devi praticarla. Perché sei tu il centro di ogni tua vera evoluzione.
La spiritualità non consiste nel fuggire dal mondo, ma nell’essere pienamente presenti in esso. La spiritualità non riguarda ciò in cui credi, ma come vivi.
Non c’è nulla di più importante che allinearsi con la propria anima. La spiritualità è essere il meglio che puoi essere per te stesso e per gli altri.
Come rendere concreta la vita spirituale
Per vivere con intensità la vita spirituale è necessario unire una direzione interiore chiara, una pratica costante e una vigilanza capace di riconoscere ciò che accade nel cuore.
- Rinnovare di continuo la propria fede.
- Fare spazio a Dio nella propria vita, nella profondità del proprio essere attraverso la solitudine.
- Rileggere la propria storia personale con onestà, fiducia e attenzione.
- Riconoscere e gestire le emozioni.
- Integrare le ferite e il proprio passato.
- Assumere responsabilmente le proprie scelte.
- Orientare il cuore verso il Regno di Dio.
- Praticare ciò in cui si crede.
- Coltivare una visione ampia, capace di includere gli altri e l’intera realtà.
- Restare fedeli al cammino anche quando vengono meno l’ispirazione e l’entusiasmo.
La vita spirituale non è una tecnica destinata a eliminare ogni difficoltà, ma un processo di trasformazione dello sguardo, della volontà e del modo di abitare l’esistenza.
La vita dello Spirito è dono ma il Signore invita “Cercate il Regno di Dio”. Questa determinazione profonda del cuore alla ricerca del Regno non è una semplice aspirazione ma richiede un certo sforzo, una passione per il Regno.
Quando emozioni, relazioni, storia personale e fede vengono progressivamente integrate, diventa possibile vivere con maggiore autenticità, libertà e pace interiore.
