Quadro del piede di Buddha: significato dell’impronta e dei suoi simboli

Il quadro del piede di Buddha rappresenta un’impronta sacra, uno dei primi simboli utilizzati nell’arte buddhista per evocare la presenza fisica del Buddha senza raffigurarlo in forma umana. L’impronta è considerata un segno dell’impatto esercitato dal Buddha sul mondo e della diffusione dei suoi insegnamenti.

Al centro della pianta compare spesso la ruota dai mille raggi, corrispondente alla ruota del Dharma, cioè la ruota degli insegnamenti buddhisti. Attorno alla ruota possono essere raffigurati il fiore di loto, la svastica, l’omega e altri simboli di buon auspicio, protezione, purificazione e illuminazione.

Impronta del Buddha con ruota del Dharma

L’impronta del Buddha nell’arte buddhista

Le impronte del Buddha sono uno dei primi simboli usati nell’arte buddista. Rappresentano la presenza fisica della divinità e sono un oggetto di profonda venerazione.

Nonostante il contatto con l’arte greco-ellenistaica l’arte buddista rimane per lungo tempo aniconica, non prevede quindi la raffigurazione fisica delle divinità a figura intera. Utilizza invece un linguaggio simbolico fatto di immagini e allegorie.

Nei secoli precedenti l’era cristiana l’arte buddhista dell’India era stata aniconica. A Bharhut, Sanci, Bodh Gaya e in parte ad Amaravati, i più antichi siti buddhisti dell’India, il Buddha non veniva raffigurato in forma umana, ma attraverso simboli che avevano la funzione di alludere alla realtà ineffabile della Illuminazione e del dharma.

Si ritiene che il Buddha abbia detto ai suoi seguaci di non fare affidamento sulle immagini o sull’iconografia per trovare ispirazione per la loro pratica spirituale - sarebbero bastati un tappeto d’erba e l’ombra di un albero per rendere omaggio al suo esempio e meditare.

Ma subito dopo la sua morte, i discepoli iniziarono a incorporare alcuni simboli del suo insegnamento nella vita religiosa buddhista, quali oggetti in cui trovare ispirazione e da venerare.

Lo stupa (una struttura o un edificio nella forma astratta del Buddha in meditazione); la ruota del dharma che simboleggia l’insegnamento del Buddha e l’Ottuplice sentiero, e il fiore di loto, che indica una mente purificata, sono stati fra i primi simboli utilizzati dai seguaci del Buddha.

Le rappresentazioni dell’impronta del Buddha scolpite nella pietra divennero un’importante simbolo dell’impatto e dell’insegnamento del Buddha e furono considerate come reliquie del suo corpo.

Perché il piede di Buddha è raffigurato senza il corpo

L’impronta permette di indicare la presenza del Buddha attraverso una parte del corpo, senza ricorrere alla figura antropomorfa completa. Il piede non è quindi soltanto una traccia fisica, ma un’immagine simbolica del passaggio del Buddha nel mondo e del cammino verso l’illuminazione.

Questa forma di rappresentazione appartiene alla fase aniconica dell’arte buddhista, quando la realtà del Buddha veniva evocata mediante segni, oggetti e immagini allegoriche. L’assenza della figura umana non implica l’assenza del Buddha, ma suggerisce una realtà spirituale che non può essere esaurita da una rappresentazione corporea.

Solo intorno al I secolo a.C. furono create raffigurazioni del Buddha in forma umana, molte delle quali ispirate alla tradizione scultorea ellenistica di alcune zone dell’India e degli attuali Pakistan e Afghanistan - all’epoca sotto l’influenza politica greca.

Dopo molte polemiche è oggi forse possibile affernare che la prima immagine antropomorfa del Buddha venne elaborata probabilmente verso la fine del I secolo a.C. a Mathura, centro artistico dell’India settentrionale.

Tale raffigurazione fu accolta nel Gandhara e venne presto reinterpretata secondo regole e canoni estetici in parte influenzati dall’arte ellenistico-romana.

Le reali ragioni di questo mutamento figurativo nell’arte buddhista non sono note. Se in precedenza la rappresentazione antropomorfa del Buddha era stata considerata inadeguata ad esprimere la realtà assoluta, ora, a causa di mutamenti intervenuti nel pensiero religioso - quali la bhakti (devozione) -, veniva elaborata una icona che attraverso una serie di “segni” alludeva non solo al Buddha storico, ma ai valori assoluti legati alla predicazione del dharma.

La ruota del Dharma al centro dell’impronta

La ruota dei mille raggi posta al centro del piede corrisponde alla ruota del Dharma, la ruota degli insegnamenti, dunque un riferimento alla dottrina e agli insegnamenti del Buddha.

Uno dei simboli più iconici è l’impronta del piede con incisa la ruota del Dharma, la dottrina buddhista.

Questa rappresentazione ha le sue radici nei primi sette passi del Buddha subito dopo la nascita. Ogni passo simboleggia un’etapa importante nel suo cammino verso l’illuminazione.

La ruota del Dharma incisa sotto il piede rappresenta l’inizio della sua predicazione e la diffusione della sua saggezza nel mondo.

Il Dharma indica l’insegnamento del Buddha e il percorso che conduce alla liberazione dalla sofferenza, dall’ignoranza e dall’illusione. La ruota collocata nella pianta del piede unisce quindi due immagini: il movimento del cammino e la trasmissione della dottrina.

Nel Mudra dell’Insegnamento, le mani sono sollevate davanti al petto, i palmi uno di fronte all’altro e le punte degli indici e dei pollici che si toccano per formare un cerchio o una ruota.

Il cerchio formato dai pollici e dagli indici rappresenta la ruota del Dharma, che simboleggia il ciclo infinito degli insegnamenti buddisti e la loro perpetua diffusione in tutto il mondo.

Ruota del Dharma incisa sulla pianta

Il significato dei primi sette passi del Buddha

L’impronta del piede richiama il cammino del Buddha fin dai primi momenti della sua vita. I primi sette passi compiuti subito dopo la nascita sono interpretati come un segno straordinario e come l’annuncio del percorso verso l’illuminazione.

Ogni passo simboleggia un’etapa importante nel suo cammino verso l’illuminazione.

In questo contesto, la pianta del piede non rappresenta soltanto una parte anatomica, ma il sostegno concreto del viaggio spirituale. La ruota incisa sotto il piede rende visibile il rapporto tra il movimento del Buddha e la diffusione del Dharma.

I simboli presenti sull’impronta

Nonostante il passaggio all’arte iconica alcuni simboli del periodo pre-ellenistico sono presenti nelle raffigurazioni dei simboli.

Sulle impronte, queste nella foto sono conservate al British Museum, sono spesso presenti la svastica, l’omega, e il fiore di loto, tutti simboli del buon auspicio, apotropaici e quindi di protezione.

Secondo alcuni studiosi tra cui lo specialista svedese Klemens Karlsson alcuni simboli sono precedenti non solo al buddismo ma sono addirittura pre-induisti e sono stati assorbiti dell’iconografia buddista per la loro grande diffusione nel subcontinente indiano.

SimboloSignificato principale
Ruota dai mille raggiRuota del Dharma, dottrina e insegnamenti del Buddha
Fiore di lotoPurezza, liberazione e possibilità di raggiungere l’illuminazione
SvasticaBuon auspicio e protezione
OmegaSimbolo apotropaico e di buon auspicio

La svastica

Le impronte digitali e delle dita dei piedi sono nodi infiniti e altri segni di buon auspicio, come le svastiche in senso orario.

Nel contesto dell’impronta di Buddha, la svastica appartiene al repertorio dei segni favorevoli e protettivi. Il suo significato deve essere letto all’interno della simbologia religiosa dell’Asia meridionale e buddhista.

Il fiore di loto

Un altro simbolo potente è il fiore di loto. Questo fiore è particolarmente significativo nel buddhismo per due sue caratteristiche intrinseche.

In primo luogo, i petali e le foglie del loto sono tali da respingere le impurità, simboleggiando la purezza e la liberazione dal mondo materiale e dalle contaminazioni mentali.

In secondo luogo, il loto bianco sboccia magnificamente da una pianta che ha le sue radici nel fango, rappresentando così la possibilità di raggiungere l’illuminazione anche partendo dalle condizioni più basse e impure.

Lo stupa (una struttura o un edificio nella forma astratta del Buddha in meditazione); la ruota del dharma che simboleggia l’insegnamento del Buddha e l’Ottuplice sentiero, e il fiore di loto, che indica una mente purificata, sono stati fra i primi simboli utilizzati dai seguaci del Buddha.

L’omega e gli altri segni apotropaici

L’omega compare tra i simboli presenti su alcune impronte del Buddha conservate al British Museum. Insieme alla svastica e al fiore di loto, appartiene a un insieme di immagini associate al buon auspicio e alla protezione.

Secondo alcuni studiosi tra cui lo specialista svedese Klemens Karlsson alcuni simboli sono precedenti non solo al buddismo ma sono addirittura pre-induisti e sono stati assorbiti dell’iconografia buddista per la loro grande diffusione nel subcontinente indiano.

L’impronta del Buddha nell’arte del Gandhara

Nell’antica arte del Gandhara, risalente al I secolo d.C., l’uso dei simboli per rappresentare il Buddha riveste un’importanza straordinaria.

Questo periodo storico è caratterizzato da un’assenza relativa delle rappresentazioni fisiche dirette del Buddha stesso, preferendo invece simbolismi che incarnano profondamente i principi e gli insegnamenti fondamentali della sua spiritualità.

Tra i simboli del Buddha più emblematici troviamo l’impronta del piede con la ruota del Dharma, il fiore di loto e il leone, ognuno portatore di significati ricchi e profondi che riflettono la ricerca di purificazione, illuminazione e saggezza nel buddhismo.

Questi simboli non sono semplicemente espressioni artistiche, ma veicoli attraverso cui il messaggio del Buddha si trasmetteva ai devoti e agli studiosi del tempo, stimolando la riflessione e il cammino spirituale verso la comprensione più profonda della realtà.

Il ruolo dell’impronta nella trasmissione del messaggio

L’arte del Gandhara non è semplicemente un’espressione artistica, ma un mezzo attraverso cui il buddhismo si è diffuso e ha trasmesso i suoi insegnamenti.

Le sculture e i rilievi che ritraggono questi simboli non sono solo opere d’arte, ma portano con sé un profondo significato filosofico e spirituale.

Rappresentano il tentativo di comunicare la saggezza del Buddha attraverso forme tangibili e comprensibili per le persone dell’epoca.

L’arte del Gandhara ci offre uno sguardo privilegiato sulla pratica della rappresentazione simbolica nel buddhismo antico.

Questi simboli non sono solo decorazioni o semplici immagini, ma portano con sé il potere di trasmettere i principi fondamentali della dottrina buddhista.

L’impronta del piede, il fiore di loto e il leone sono solo alcune delle molte forme attraverso cui il messaggio di saggezza e compassione del Buddha è stato tramandato attraverso i secoli, continuando a ispirare e a illuminare le generazioni successive.

Arte del Gandhara impronta del Buddha

Il leone e il significato della parola del Buddha

Il leone è un simbolo di potenza e maestosità. Nel contesto del buddhismo, il leone rappresenta la forza del messaggio del Buddha.

Il suo ruggito sveglia tutti gli animali della foresta, simboleggiando come la parola del Buddha possa risvegliare le coscienze umane dall’ignoranza e dall’illusione.

Quando compare accanto all’impronta, il leone amplia il significato del simbolo: il piede richiama il cammino e la presenza, mentre il ruggito del leone richiama la forza della predicazione.

Dall’impronta alla figura antropomorfa

L’immagine del Buddha nel Gandhara appare concepita attraverso l’ausilio di elementi eterogenei di diversa provenienza, finalizzati ad esprimere il valore universale della Illuminazione.

I segni tratti dal patrimonio culturale indiano che contraddistinguono questa figura sono descritti nei testi buddhisti che elencano gli attributi fisici e psichici del Buddha: egli sin dalla nascita aveva mostrato sul proprio corpo i segni del mahapurusha - il “macrantropo”, l’uomo cosmico -, i cosiddetti lakshana (32 principali e 80 secondari).

Due di questi segni si adattavano ad essere rappresentati in forma scultorea: l’ushnisha, la protuberanza cranica coperta di capelli acconciati in forma di chignon, segno della sua sapienza, e l’urna, che la tradizione indica come un ciuffo di peli tra le sopracciglia, simbolo del potere di visione interiore posseduto dal Maestro, resa come una pastiglia sporgente o un incavo in cui era inserita una pietra preziosa o dura.

L’immagine appare poi qualificata da un nimbo che circonda il capo, elemento forse di origine occidentale, e talora da una mandorla di luce intorno al corpo, che indicano la luminosità interiore del Buddha, percepibile anche fisicamente.

I lobi delle orecchie molto allungati, simbolo di rinuncia, non sono elencati nella lista dei lakshana ma rappresentano un segno “provocato” dai pesanti orecchini indossati dai principi indiani, dei quali Siddhartha si era spogliato insieme alle sue vesti principesche nel momento in cui aveva deciso di recidere ogni legame con la vita precedentemente condotta.

Il Buddha gandharico appare inoltre caratterizzato dall’abito monastico, costituito da tre rettangoli di tessuto differentemente drappeggiati intorno al corpo: l’antaravasaka, una sorta di lunga gonna stretta intorno ai fianchi, l’uttarasamgha, uno scialle che copre la spalla sinistra e la samghati, il mantello monastico, che nel Gandhara si sovrappone agli altri due capi di abbigliamento ed avvolge interamente il corpo, coprendo ambedue le spalle.

Per “costruire” la figura del Buddha gli artisti si servono di un codice gestuale desunto dallo yoga e ispirato in parte all’arte della danza: l’immagine appare così rappresentata in particolari posizioni del corpo (asana) ed attitudini gestuali (mudra) che hanno il compito di chiarire ulteriormente lo stato interiore del personaggio o l’evento della vita del Maestro cui ci si riferisce.

I trentadue segni eccellenti del Buddha

Per ottenere un quadro coerente e completo del corpo illuminato di un Buddha, combiniamo gli elenchi dei trentadue segni eccellenti (mtshan bzang-po gsum-cu rtsa-gnyis, trentadue segni maggiori) e delle ottanta caratteristiche esemplari (dpe-byad brgyad-cu, ottanta segni minori) e li presentiamo in base alla loro posizione sul corpo.

La ruota sulla pianta del piede appartiene ai trentadue segni eccellenti del Buddha ed è uno degli elementi che rendono riconoscibile il corpo illuminato nella tradizione buddhista.

Segni della testa, del volto e dei capelli

  • La sommità della testa di un Buddha ha una sporgenza della corona (gtsug-tor, sanscr. uṣṇīṣa) di carne radiosa, rotonda e che gira in senso orario.
  • Vista da lontano sembra essere alta quattro dita ma, a uno sguardo più attento, la sua altezza non può mai essere misurata.
  • Le guance sono rotonde e piene come quelle di un leone.
  • La fronte è ampia da un lato all’altro e dall’alto al basso.
  • Anche la fronte è piatta, con un’attaccatura dei capelli chiara e ben definita.
  • I peli del corpo crescono verso l’alto.
  • I peli del corpo si arricciano in senso orario, senza che da ogni poro cresca mai più di un pelo.
  • Un Buddha ha un ricciolo di capelli bianco simile a un tesoro (mdzod-spu, sanscr. ūrṇākeśa) sulla parte centrale della fronte che si arriccia molto strettamente in senso orario.
  • Il colore dei capelli è di un vivido blu-nero.
  • I capelli sono morbidi e lisci.
  • I capelli sono molto fini e setosi.
  • I capelli di un Buddha non diventano mai aggrovigliati o arruffati.

Occhi, sopracciglia, orecchie e naso

  • Le parti nere e bianche degli occhi sono chiare e distinte, senza scolorimenti rossi o gialli.
  • Le ciglia sono belle e lunghe come quelle di un toro, con ogni pelo distinto.
  • Gli occhi sono puri e limpidi.
  • Gli occhi non sono spalancati, ma sono inclinati in una sottile striscia.
  • Le sopracciglia sono lunghe e si estendono dalla metà della testa fino alle tempie.
  • Ogni pelo del sopracciglio ha esattamente la stessa lunghezza.
  • Le orecchie hanno tutte le stesse dimensioni.
  • Un Buddha dimostra un udito perfetto e può sentire indipendentemente dalla distanza.
  • Il naso è dritto e leggermente rialzato sulla punta.

Bocca, lingua, denti e voce

  • Un Buddha ha una speciale facoltà del gusto: non importa quale cibo gli venga dato, avrà sempre un sapore delizioso.
  • Il mento è proporzionato in modo uniforme e non è né troppo lungo né troppo largo.
  • Le labbra sono piene, rosse e ben sviluppate.
  • La lingua è estremamente lunga e può raggiungere la sommità della sua testa, le sue orecchie e il suo petto.
  • La lingua è particolarmente sottile.
  • Il colore della lingua è completamente rosso.
  • I denti sono tutti di uguale lunghezza.
  • I denti sono perfettamente allineati e dritti, senza spazi tra loro.
  • Un Buddha ha una serie di quaranta denti, con un numero uguale sulla mascella superiore e inferiore.
  • La voce è melodiosa come quella di un antico uccello canterino, che fluisce senza alcuno sforzo, o come quella di Brahma.
  • Il suono della voce è forte e di vasta portata come il tuono.
  • La voce è dolce, ritmata ed estremamente piacevole da ascoltare.

Corpo, pelle, braccia e mani

  • Sette parti del corpo sono arrotondate e leggermente sollevate.
  • Il corpo è molto dritto ed è alto sette cubiti, mentre le persone comuni sono solitamente alte quattro cubiti.
  • Il corpo è maestoso e ben proporzionato come un albero di bodhi.
  • Il corpo è completamente teso e trasuda una magnificenza e una gloria naturali.
  • Il corpo è ben sviluppato e ben proporzionato.
  • Il corpo è fermo e per niente flaccido.
  • Il corpo è naturalmente pulito.
  • Il corpo è naturalmente puro.
  • Il corpo è equilibrato nelle dimensioni, perfettamente proporzionato e simmetrico.
  • La parte superiore del torso diventa progressivamente più larga, come quella di un leone.
  • La pelle, non importa quanti anni abbia, rimane senza rughe e liscia come quella di un bambino che succhia il latte materno.
  • La pelle è luminosa e di colore dorato.
  • La pelle è fine e incontaminata come l’oro purificato, libero da ogni macchia.
  • Le braccia di un Buddha sono estremamente lunghe.
  • Quando siede a gambe incrociate con i gomiti lungo i fianchi, le sue mani coprono le ginocchia in modo che le sue dita possano toccare il sedile.
  • Le mani sono lisce come il cotone.
  • Le linee sui palmi sono lucide e distinte.

Dita, unghie e palmi

  • Le dita delle mani e dei piedi sono collegate da una rete di luce bianca.
  • Le dita delle mani e dei piedi sono estremamente lunghe.
  • Le dita sono rotonde.
  • Le dita sono sottili e affusolate, e su di esse non si può trovare una sola piega o ruga.
  • Le dita sono meravigliosamente sviluppate e morbide.
  • Le impronte digitali e delle dita dei piedi sono nodi infiniti e altri segni di buon auspicio, come le svastiche in senso orario.
  • Un Buddha ha le unghie color rame.
  • Le unghie sono splendenti e radiose.
  • Le unghie sono convesse e arrotondate.

Il piede di Buddha e i segni della pianta

I talloni sporgono ampiamente dai suoi piedi.

Sulla pianta di ogni piede e sul palmo di ogni mano c’è l’impronta di una ruota dai mille raggi.

Le piante dei piedi sono lisce e livellate come il petto del guscio di una tartaruga, così che i suoi piedi sono sempre saldamente piantati.

Quando un Buddha cammina, la protuberanza sulla sua caviglia scompare perché è piccola.

Le piante dei piedi sono piatte piuttosto che irregolari.

I piedi sono tutti uguali, così come lo sono i passi che compie.

Dettaglio della pianta del piede di Buddha

Il cammino del Buddha

Un Buddha cammina come un leone, maestoso e pieno di sicurezza.

Un Buddha cammina come un elefante, meravigliosamente dritto e costante sul sentiero.

Un Buddha cammina come un toro maestoso, senza paura.

Un Buddha può, se necessario, esercitare il potere extra fisico di volare come un grazioso cigno.

Un Buddha cammina con il suo lato destro verso chiunque incontri.

Quando cammina non si pavoneggia né ondeggia, ma cammina piuttosto con grande fluidità, senza alcun squilibrio.

Un Buddha cammina in modo molto bello, guardando dritto davanti a sé, con le mani giunte, e facendo passi non troppo ampi.

Il corpo illuminato e la simbologia dell’impronta

Un quadro del piede di Buddha può essere compreso come una sintesi visiva di diversi livelli della tradizione buddhista: la presenza del Maestro, il cammino verso l’illuminazione, la ruota del Dharma e l’insieme dei segni del corpo illuminato.

Il piede rappresenta il contatto con il mondo e la direzione del percorso, mentre la ruota esprime la trasmissione dell’insegnamento. I simboli di buon auspicio aggiungono alla composizione un valore di protezione e di purificazione.

Tutte le manifestazioni delle azioni di un Buddha sono completamente belle e piacevoli per la mente degli altri.

Il rapporto con le immagini del Buddha

Esistono molte immagini del Buddha di varie tipologie, perché il Buddismo si è diffuso in diverse aree culturali, ciascuna con le proprie tradizioni artistiche.

Inoltre, esistono molti buddha. Dal momento che non è stato possibile conservare le prime rappresentazioni lignee e molte opere successive sono andate distrutte nel tempo, non abbiamo modo di sapere quante immagini del Buddha siano state create nel corso dei secoli.

Quelle che conosciamo - in pietra o in legno, su carta o su stoffa - vanno dalle innumerevoli raffigurazioni di un Buddha sereno e in meditazione, gli occhi chiusi e le labbra dolcemente incurvate in un sorriso, all’emaciata immagine di colui che sarebbe divenuto il Buddha nel periodo della sua ascesi (senza contare il «buddha» ridente rotondetto che in realtà non è affatto il Buddha).

Con la diffusione del buddhismo nel nord e nel sud dall’India, le immagini del Buddha, dei suoi discepoli illuminati e delle storie della sua vita si radicarono sempre più a fondo nell’arte e nelle forme culturali delle regioni in cui il buddhismo veniva accolto.

Nell’arte buddhista tibetana, i dipinti su rotolo religiosi, o thangka, sono ornati da immagini di buddha, bodhisattva e saggi, oltre a divinità ed esseri che possono rappresentare guide o aiutanti, o simboleggiare aspetti del cammino spirituale del Buddha e del suo seguace.

In Thailandia, in Birmania (l’attuale Myanmar) e in altre parti del Sud-est asiatico, sono proliferate raffigurazioni scultoree del Buddha.

Visto che offrire un’immagine o scultura del Buddha alla comunità monastica è considerato un atto meritorio che migliorerà il karma del donatore, gli altari dei templi della regione ne sono pieni.

Il quadro del piede di Buddha come immagine simbolica

Un quadro del piede di Buddha non è quindi una semplice decorazione, ma una rappresentazione costruita attraverso simboli riconoscibili. L’impronta richiama il corpo del Buddha, la ruota richiama il Dharma e gli altri segni evocano buon auspicio, protezione, purezza e saggezza.

La composizione può essere osservata come una mappa simbolica del percorso buddhista: il piede indica il cammino, la pianta saldamente appoggiata richiama la stabilità, i mille raggi della ruota indicano l’insegnamento e il loto mostra la possibilità di emergere dall’impurità verso la liberazione.

La forza dell’immagine deriva proprio dalla combinazione di assenza e presenza: il corpo intero non è raffigurato, ma la traccia del piede rende percepibile il passaggio del Buddha e mantiene visibile il suo insegnamento.

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