Nel Tai Chi Chuan la forza non nasce dalla contrazione isolata dei muscoli, ma dalla coordinazione di corpo, mente, respiro e Qi, fino a trasformarsi in una forza unificata, elastica e naturale. Le tre forze fondamentali possono essere comprese come forza di espansione e sostegno, forza di deviazione e assorbimento e forza di pressione e trasformazione: non sono tecniche separate, ma qualità interne che si integrano continuamente nel movimento.
Il Tai Chi Chuan è un’arte marziale cinese e uno straordinario metodo per il benessere generale e l’equilibrio di mente e corpo. Viene definita una pratica interna, cioè una disciplina che ha come obiettivo ultimo quello di utilizzare in sinergia tutte le parti del corpo interne ed esterne per compiere i movimenti.
Che cosa significa studiare le tre forze nel Tai Chi Chuan
Sentire trasformare e cambiare la Forza nella pratica del Taiji Quan attraverso il movimento per scoprire e realizzare l’unità dell’organismo umano composto dal corpo fisico, dall’energia vitale e dalle capacità mentali. Il Taiji Quan è una tecnica corporea che coinvolge completamente, il cui centro del lavoro è rivolto all’interno coinvolgendo i vari aspetti mentali spirituali energetici e meditativi della persona che lo pratica.
Spiegare in forma scritta le 8 forze del Tai Chi è, per natura, un’impresa paradossale. Dato che comprendere una cosa con la mente non significa incarnarla automaticamente. Queste forze - chiamate anche “qualità” o “energie” (jin) - non sono concetti astratti da comprendere con l’intelletto, né semplici tecniche da memorizzare.
Sono esperienze corporee, processi interni, modalità di relazione con lo spazio, il tempo e l’altro. Nel linguaggio tradizionale vengono definite “8 cancelli” (bamen) o “otto metodi” (bafa), e sono associate agli otto trigrammi dell’Yijing.
Le tre forze fondamentali non devono quindi essere interpretate come tre gesti isolati. Sono tre direzioni essenziali attraverso cui il praticante impara a sostenere la propria struttura, ricevere e trasformare una pressione e manifestare il movimento senza irrigidirsi.
Il principio interno: dal Qi alla forza unificata
Nel Taoismo il Tai Chi Chuan è un arte che basa l’emissione della forza sullo sviluppo interno del Qi. Lo sviluppo dell’energia Qi nel Tai Chi Chuan riveste un’importanza fondamentale poiché costituisce la base stessa della pratica e ne definisce l’efficacia.
È proprio il Qi, che può essere coltivato e potenziato attraverso movimenti lenti, fluidi e consapevoli del Tai chi chuan. L’ascolto del Qi appesantisce i movimenti e li rende più lenti. Con il tempo, si apprende a usare questa qualità “pesante” per sferrare dei colpi inesorabili che, anziché essere diretti, fluiscono intorno agli ostacoli come l’Acqua.
Al contrario di quello che si pensa, la forza nel Tai chi chuan non porta movimenti frustrati (che non hanno efficacia) ma manifestano una qualità nascosta che è l’anima stessa dell’Arte marziale taoista. È una duplice coltivazione, come spesso accade nelle arti taoiste.
Perno del lavoro nel Taiji Quan è lo sviluppo del Jing (forza) attraverso questo lavoro interagiscono i tre elementi fondamentali dell’alchimia taoista, il corpo la mente e il respiro, che se regolati e armonizzati consentono la trasformazione dell’individuo.
Per Jing si intende la Forza Unificata (He Li) diversa dalla forza singola ( Dan Li) cioè la forza di singoli muscoli. Come conseguenza, i movimenti coretti e coordinati muovono l’energia (Qi) all’interno del corpo, generando a sua volta la forza.
Le tre forze fondamentali
| Forza | Qualità principale | Funzione nel movimento |
|---|---|---|
| Peng | Espansione e sostegno | Mantenere la struttura, ricevere e restituire la pressione |
| Lu | Deviazione e assorbimento | Condurre la forza nel vuoto senza opporvisi direttamente |
| Ji | Pressione e convergenza | Concentrare la forza in una direzione precisa |
Prima forza: Peng, espansione e sostegno strutturale
Peng (掤) viene solitamente tradotto come “parare” o “aderire”, ed esprime una forza che si espande in ogni direzione, come un palloncino che si gonfia. Tra tutte le forze Peng è forse quella più importante, più difficile da comprendere e più facile da fraintendere.
Quando esprimiamo Peng non dobbiamo usare la forza fisica ma piuttosto sviluppare attraverso il nostro corpo una corretta connessione con il terreno ed il nostro partner. Così come un sottile alberello, crescendo nel tempo, riesce a spostare anche una pesante pietra, la corretta applicazione di Peng ci permette di gestire un attacco o squilibrare un avversario senza apparente sforzo, con un movimento sferico che interferisce con il suo centro di gravità.
Peng dovrebbe essere presente in ogni movimento di Tai Chi Chuan come componente fondamentale del concetto di "Song" (鬆) o rilassamento attivo, che permette di essere reattivi esprimendo una tensione adeguata a mantenere la nostra struttura fisica quando il nostro corpo viene premuto o spinto.
Peng si espande verso l'esterno e muove la nostra energia aderendo a quella del nostro avversario, mantenendo la nostra postura e respingendo indietro l'energia in arrivo come una grande palla di gomma gonfiata utilizzando le strutture circolari che possiamo assumere con il nostro corpo, utilizzando entrambe le braccia, entrambe le gambe o l'arco della colonna vertebrale e del torace.
Utilizzando correttamente la forza di Peng ed assumendo una postura corretta, potremo essere quasi inamovibili; immaginiamo - ad esempio - un tetto su cui si accumula una grande quantità di neve: se questo tetto ha una sufficente inclinazione, per quanta neve possa cadere, questa scivolerà giù senza provocare danni.
Viceversa, se il tetto ha una inclinazione insufficiente o - peggio - consente l'accumulo della neve, la struttura potrebbe collassare sotto il peso eccessivo. Questo concetto lo possiamo analizzare anche in una forma più dinamica; all'inizio della seconda guerra mondiale, i carri armati tedeschi risultarono più leggeri - e quindi più veloci e maneggevoli - di quelli avversari perché si dotarono di corazzature oblique.
In questa maniera la potenza dei colpi della artiglieria nemica non veniva contrastata dallo spessore delle protezioni bensì “scivolava” sulle lamiere di protezione, come succede quando lanciamo una pietra piatta facendola rimbalzare sulla superficie del mare.
Ma l'effetto “rimbalzante" di Peng è solo una delle sue particolarità e - per certi aspetti - quella più grossolana, perché - come abbiamo detto - Peng più che respingere la forza contraria la accoglie, la assorbe, la devia e vi aderisce come una sorta di air-bag tra noi ed un avversario.
Grazie a Peng quindi non rispondiamo quindi alla forza con la forza ma piuttosto esprimiamo la risposta di tutto il nostro corpo attraverso una corretta postura unificata nel proprio centro, radicata e capace di raccogliere e poi restituire l’energia dell’avversario.
Peng è una forza yang crescente o espansiva solitamente diretta verso l'alto e verso l'esterno anche se ricordiamolo - si esprime in tutte le direzioni ed è considerata - come detto - una espressione energetica fondamentale che trova poi una diversa espressione nelle altre sette forze del Ba Men.
Nel simbolo del Ba Gua (otto trigrammi) è Qián, il cielo composto dal trigramma in cui le tre linee sono tutte intere ☰ (tre linee Yang). Questa è una delle più importanti energie fisiche, ha una espressione prettamente yang, una forza che parte dal centro (yin) e si propaga verso tutta la periferia rendendo il corpo “pieno, denso ed elastico” agendo in tutte le direzioni dello spazio.
L’idea infatti è proprio quella di sentire dall’interno nella zona del Dan Tian come una sfera che si ingrandisce e questa espansione si estende in tutto il corpo, schiena, braccia e gambe sino alle dita di mano e piede.
La sensazione e soprattutto lo stato in cui ci si troverà sarà quello di avere un corpo rilassato e allo stesso tempo elastico e forte come un grande arco. È connessa con l’asse cielo-terra ed è in relazione con i Dantian superiori e quello inferiore.
Peng e il rilassamento attivo
Il principio del Sung 鬆 è forse il più difficile da afferrare per chi ha radici nell’allenamento esterno. Non significa “rilassatezza” nel senso comune, ma la capacità di sciogliere le tensioni superflue per lasciare emergere una forza elastica, continua e inesauribile.
Nel Tai Chi Quan c’è un intervento della mente sul corpo, che agisce sul sistema nervoso volontario facendo muovere settorialmente i singoli muscoli, generando dei movimenti la cui caratteristica è la precisione.
Il maestro Yang Lin Sheng continuamente dice “ né floscio né contratto, tutto assieme forte tutto pieno” e poi aggiunge “sentire la Forza, cambiarla trasformarla ricercare la Forza elastica” in modo naturale e rilassato questi sono gli intenti che un praticante di Taiji Quan ricerca, buona pratica.
Seconda forza: Lu, deviazione e assorbimento
Anche “Lu” (捋) presenta il radicale di “mano” ed un secondo carattere che esprime l'idea di accarezzare o tirare e che ritroviamo - ad esempio - nel detto “accarezzare i baffi della tigre” per esprimere una azione audace e coraggiosa.
Nel nostro caso Lu si traduce come “Ritirarsi e ruotare” oppure “Tirare ruotando il busto” ed esprime una forza che intercetta e si connette alla forza in arrivo dell'avversario, controllandola e conducendola a scaricarsi nel vuoto.
Mentre l'espressione di Peng è frontale (non è casuale la disposizione delle otto forze nell'ottagono del Ba Gua), Lu si esprime con un movimento di flessione circolare laterale con cui intercettiamo un attacco diretto in avanti verso il nostro centro, e ci muoviamo deviandolo contemporaneamente da un lato e quindi nel vuoto.
Uno dei paragoni che più frequentemente viene utilizzato per spiegare l'effetto della forza utilizza quelle porte girevoli che a volte troviamo all'ingresso di alberghi o locali pubblici. Se volessimo sfondare una normale porta chiusa avremmo bisogno di molta forza (come spesso si vede in molti film d'azione) ma se noi spingessimo con la stessa forza su una porta girevole sarebbe un disastro perché, maggiore è la forza della nostra spinta (ovvero dell'attacco del nostro avversario), maggiore è la conseguente perdita di equilibrio.
Un altro esempio che viene spesso proposto è quello di immaginare di spingere una barca all'ancora ferma in acqua: a seguito della nostrra azione la barca ruoterà senza sforzo facendo perno sulla catena dell'ancora così come - applicando Lu - noi dovremmo ruotare utilizzando le anche.
La rotazione è una reazione ad una forza esterna e se non c'è forza esterna non c'è movimento, motivo per cui a volte - nel tradurre il nome di questa tecnica - si ammonisce il praticane a non tirare l'avversario verso di sé ma piuttosto a sentire la sua forza e deviarla nel vuoto.
Lu esprime quindi il principio correlato a qualsiasi tipo di movimento di torsione che devia e reindirizza la forza dell'avversario dal centro verso il lato.
Da un punto di vista pratico esprime in maniera dinamica il principio di “deviazione della forza” sfruttato dalle corazze dei carri armati utilizzato quando abbiamo parlato di Peng, che adeguatamente applicato neutralizza la forza dell'avversario con una torsione del busto e la assorbe andando indietro con il corpo, facendo infine perdere l'equilibrio al nostro oppositore e permettendoci di controllarlo agevolmente, spesso con una leva articolare su spalla o gomito.
Troviamo una applicazione di Lu nel secondo movimento di “Afferrare la coda del passero”, ma anche in “Mani come nuvole” e nella parata bassa che precede “Il Serpente striscia nell'erba” così come in tutte le applicazioni in cui portiamo il nostro peso indietro per deviare l'attacco avversario e portarlo nel vuoto.
Possiamo dire che Lu è complementare a Peng ed esprime una energia yin cedevole.
Nel simbolo del Ba Gua (otto trigrammi) è Kūn la terra, composto dal trigramma in cui tutte e tre le linee sono spezzate ☷ (tre linee Yin). Lu Jin è la seconda importante forza interna, è identificata come elemento Yin.
È una forza che consente di deviare, assorbire e condurre nel vuoto gli attacchi esterni o tutto ciò che tenta di invadere la nostra aria vitale. Con questo principio è ben comprensibile il detto “utilizzare la forza dell’avversario piuttosto che contrastarlo”, infatti con quest’ultima risorsa si assorbe il peso dell’avversario laddove viene usata contro di noi una forza grezza.
Quando ci si trova nella posizione eretta con le braccia in espansione saremo in “Peng Jin” il ritorno delle braccia e del corpo in uno stato precedente, quindi di ritiro verso il proprio centro è già una prima idea della forza “Lu Jin”.
Quando si allena questo tipo di movimento globale, è utile visualizzare il corpo che da uno stato di espansione si ritiri, si riduce in una più piccola sfera posta al centro del corpo, una sfera capace di risucchiare tutto ciò che è in contatto con noi assorbendolo.
Terza forza: Ji, pressione e convergenza
Ji (挤) presenta ancora una volta il radicale di “mano” e si traduce come “premere” nelle sue varie accezioni. Possiamo immaginare l'azione di premere su una spugna bagnata per far uscire lacqua che ha assorbito o premere dei vestiti in un cassetto per poterne contenere il numero massimo possibile.
Nella sua esecuzione pratica il palmo di una mano è collegato all'interno del polso dell'altra mano mentre questo è poggiato sul busto dell'avversario per connettersi al suo centro fisico ed emotivo e compromettere il suo equilibrio.
Nelle varie forme del Tai Chi Chuam, Ji viene applicato con il dorso della mano o il bordo esterno dell'avambraccio per applicare una forza e cedere energia dall'esterno verso l'interno.
Si tratta quindi di forza offensiva applicata seguendo l'energia dell'avversario, schiacciando o sporgendo in avanti ed è per questo che sul diagramma del Ba Gua Ji è opposto a Lu tanto che una delle sue applicazioni più comuni è nel terzo movimento di “Afferrare la coda del passero” in cui - dopo aver neutralizzato l'attacco avversario con Lu, contrattacchiamo con Ji.
Questa forza viene espressa sempre focalizzando in un unico punto dalla superficie ridotta l'energia generata da due diverse direzioni convergenti, rappresentate dalle braccia) ed ha quindi una direzione diritta in avanti.
Nel simbolo del Ba Gua (otto trigrammi) è Kǎn l’acqua. Composto dal trigramma in cui le due linee esterne sono spezzate (yin), e quella in mezzo intera (yang) ☵.
Identificata come forza Yin, in realtà possiede nella sua composizione, potere Yang, si dice infatti “forza nella morbidezza”. È una forza di reazione in grado di annullare la precedente forza Lu Jin.
Viene applicata spesso con la tecnica “Ji shou” (mano che preme all’interno dell’altra mano e polso) e si manifesta come emissione di forza ed energia penetrante e concentrata.
La caratteristica di questa energia è molto interessante, come l’acqua va ad occupare rapidamente tutti gli spazi vuoti che l’avversario inavvertitamente possiede. La peculiarità di “Ji Jing” è di avvertire e sentire gli errori di vuoto dell’avversario ed entrare come un laser in profondità.
Il rapporto tra Peng, Lu e Ji
Peng è la condizione neutra che permette a tutto il resto di esistere. Lu è la capacità di far perdere realtà alla forza dell’altro. Ji è la trasformazione della pressione in direzione.
Queste tre qualità descrivono una dinamica completa: Peng mantiene la presenza e la connessione, Lu riceve e trasforma la pressione, Ji raccoglie la forza in una direzione determinata. Nessuna di esse esiste davvero isolata dalle altre.
Pensare di poter “applicare” un cancello senza che gli altri siano presenti è uno degli errori più comuni nella pratica moderna del Tai Chi Chuan.
Le otto espressioni di forza non si usano mai a caso, ma vanno resi mano a mano spontanei in base alle circostanze che mutano con un avversario e agli stimoli che dallo stesso possono avvenire.
La quarta forza: An come sviluppo della dinamica fondamentale
An (按) si traduce con “spingere” ed ha un ideogramma molto interessante, composto dal solito radicale di “mano” a sinistra e a destra da un carattere composto dal radicale di “casa” sopra quello che indica una donna o una persona in ginocchio per indicare una condizione di pacifica calma.
L'azione di An si esprime con una spinta verso il basso (ecco che ritroviamo la persona in ginocchio dell'ideogramma!) eseguita dopo uno sbilanciamento ed applicata grazie alla forza delle gambe che generano l'energia che poi attraverso i palmi delle mani viene trasmessa all'avversario facendolo collassare a terra.
An è il quarto movimento di “Afferrare la coda del passero” ed esprime una tecnica in cui la forza diretta ed orizzontale in arrivo viene prima assorbita e poi diretta verso l'esterno per sollevare e allontanare l'avversario.
Costituita da grande forza con all’interno morbidezza e cedevolezza, come un’onda d’acqua capace di assorbire ogni ostacolo si presenti davanti a sé, per poi riservare al termine una forza impetuosa e divampante come il fuoco.
Le otto forze e le tredici tecniche
Il Tai Chi Chuan viene a volte definito come “l'Arte delle tredici tecniche” e quali siano queste tredici tecniche è presto detto: si tratta di otto forze e cinque passi, che caratterizzano la pratica del Tai Chi Chuan, indipendentemente da Stili o Scuole di riferimento.
Per Ba Men traducibile in genere in “otto cancelli” o porte si intende in realtà l’accesso allo studio, comprensione e sviluppo di otto modi di muovere il corpo esprimendo differenti ma correlati principi.
Le otto forze del Tai Chi Quan sono:
- parare (Peng)
- ritirarsi ruotando (Lu)
- premere (Ji)
- spingere (An)
- tirare verso il basso (Cai)
- dividere (Lie)
- colpire di gomito (Zhou)
- colpire di spalla (Kao)
I primi quattro cancelli/forze rappresentano le Quattro Direzioni cardinali quali:
- sud (Peng)
- nord (Lu)
- ovest (Ji)
- est (An)
Gli ultimi quattro sono relativi e rappresentano i Quattro Angoli:
- sud-ovest (Cai)
- nord-est (Lie)
- sud-est (Zhou)
- nord-ovest (Kao)
Le quattro forze principali sono quelle che troviamo unite nella forma “Afferrare la coda del passero” , ovvero Peng, Lu, Ji, An, mentre le quattro forze secondarie sono Tsai o Cai, Lieh, Chou o Zhou e Kao.
| Gruppo | Forze | Direzioni |
|---|---|---|
| Forze cardinali | Peng, Lu, Ji, An | Sud, nord, ovest, est |
| Forze diagonali | Cai, Lie, Zhou, Kao | Sud-ovest, nord-est, sud-est, nord-ovest |
Le quattro forze diagonali
Cai: tirare verso il basso
Cai oppure Tsai (採) è rappresentata da un ideogramma in cui troviamo ancora il radicale di “mano” e quello a destra con impiego fonetico che esprime i significati di “raccogliere, sfruttare, accettare” e che troviamo ad esempio nell'azione di “Strappare una foglia di tè” (採茶, cǎi chá).
Nella nostra pratica Cai si traduce come “Tirare verso il basso” e viene tipicamente applicato su un braccio dell'avversario. Una applicazione di questa forza la abbiamo - ad esempio - in “Cercare l'ago in fondo al mare” oppure nel movimento di finale di “Brandire il liuto”, dopo aver afferrato o bloccato l'arto superiore di un avversario, per squilibrarlo verso il basso, farlo cadere o disarticolare la spalla.
Si tratta di una forza rapida e decisa, simile ad uno strappo, in cui si sfrutta - come nei casi precedenti - non solo la forza muscolare delle braccia ma tutta l'energia generata dal corpo.
Lie: separazione e divisione
Lie Jin è la forza di separazione, divisione o lacerazione, e si può realizzare quando il movimento ha una caratteristica spiraliforme.
L’idea di questa peculiare forza e strategia è quella di separare due parti di uno stesso insieme, andando a spaccare e rimuovere “un ponte di unione” di un avversario, distruggendo il suo equilibrio.
Questo avviene avviando simultaneamente due vettori di forza in direzione contraria, ledendo all’occorrenza parte della sua struttura fisica.
Con questa forza e strategia, tramite precisi movimenti tipici del Taiji Quan, si realizzano tecniche di proiezioni (shuai Fa) e/o di leve articolari (Qinna).
Zhou: forza del gomito
Questo settimo cancello rappresenta l’energia che colpisce con il gomito e rappresenta un valido metodo per colpire quando ci si trova a corta distanza.
L’errore più comune è quello di pensare a colpire l’avversario solo con l’esclusiva “area fisica del gomito”, senza considerare l’aspetto più importante: l’utilizzo del gomito come vettore per far fluire la forza presa dal suolo.
Zhoujin è di fatto utilizzare la forza che fluisce rigogliosamente nei gomiti per svariati movimenti marziali. I gomiti infatti beneficiano di grande potenza, quando ovviamente quest’ultimi hanno il giusto rapporto di connessione al resto del corpo e delle articolazioni portanti dello stesso.
Entriamo in merito al concetto delle “sei armonie, Liu He” nello specifico le tre armonie esterne Wai san He:
- spalla e anca
- gomito e ginocchio
- mano e piede
L’obiettivo è impedire all’avversario di controllarci i gomiti rischiando possibili sbilanciamenti, contrariamente possiamo dominare meglio e più rapidamente la sede d’equilibrio dell’avversario stesso, rilasciando grazie a questo sistema un grande flusso di forza dirompente.
Kao: forza della spalla e dell’intera struttura
Questo è l’ottavo e ultimo cancello del Tai Chi, è la forza dell’intera struttura del praticante. È tradotta come “colpo di spalla”, ma in concreto questo principio si presta a colpire colpendo con tutto il corpo, oltre che con la spalla anche con la schiena per esempio.
Infatti Kàojin si esprime con una forza molto compatta e invasiva, proprio come una montagna in movimento verso qualcosa che travolgerà.
Un esempio di Kàojin nel Tai Chi Quan lo troviamo nel movimento chiamato Xié fēi shì - volo obliquo. Diventa molto utile utilizzare questa energia quando per qualche ragione non ci è consentito utilizzare le braccia o i gomiti per colpire, utilizzando qualsiasi parte del corpo per generare e infliggere un urto molto potente.
Il ruolo della struttura corporea
Il controllo esterno del movimento è rappresentato da Wai San Dao (Wai=esterno, San=tre, Dao=arrivare) e si dice Jiao Dao, Shen Dao, Shou Dao cioè il piede arriva, il corpo arriva, la mano arriva assieme.
Una spiegazione plausibile è che le nove articolazioni devono essere coordinate, muovendosi e arrivando assieme al momento dell’espressione della forza.
Le nove articolazioni principali a cui fa riferimento la tradizione marziale interna sono: collo, spina dorsale, vita; anca/spalla, ginocchio/gomito, caviglia/polso.
Quest’ultime chiamate anche le tre armonie esterne. La forza non viene quindi prodotta da un segmento isolato, ma trasmessa attraverso una catena coordinata che collega il piede, la gamba, la vita, la colonna, la spalla, il gomito e la mano.
Accordare (Sui) entrambe (Hsiang) le parti del corpo, quella superiore (Shang) con quella inferiore (Hsia), è l’applicazione di ciò che in un trattato di Tai Chi Chuan viene definito così: “La forza interna (Chin) ha la radice nei piedi, si sviluppa nelle gambe, è controllata dalla vita e si manifesta nelle dita.
I piedi, le gambe e la vita devono essere unificati da un unico flusso di Ch’i. Bisogna cioè che le mani, la vita e i piedi si muovano in perfetto accordo, così come l’energia degli occhi (Yen Shen).
I dieci principi di Yang Chengfu
Yang Chengfu, terzo figlio della famiglia Yang (1883- 1936), è stato un marzialista Cinese. Cominciò col ricevere gli insegnamenti di suo padre yang janhou in giovane età e diventò un famoso maestro di arti marziali.
Adattandosi ai bisogni di una società in cambiamento cominciò col revisionare la forma media di suo padre e fece ulteriori revisioni. Gradualmente stabilì la forma lunga della famiglia Yang, divenuta oggi la più diffusa tra gli stili Yang.
I movimenti della forma lunga stabiliti da Yang Chengfu nei suoi anni maturi sono aperti e distesi, semplici e diretti. La struttura è compatta e precisa, con l’allineamento del corpo mantenuto nel movimento.
I movimenti sono delicati, scorrevoli e compiuti a velocità regolare. C’è una combinazione di durezza e delicatezza, leggerezza e pesantezza.
1. Vuoto, presenza mentale e sommità del capo
Per avere l’energia (Chin) alla sommità del capo (Ting) bisogna tenere testa e faccia dritte, in modo che l’energia mentale (Shen) raggiunga il punto più alto.
Ma non bisogna usare forza muscolare (Li), perché il collo si irrigidirebbe ostacolando la circolazione del sangue e del Ch’i. La mente deve essere vuota (Hsu) e pronta (Ling) in maniera naturale.
2. Petto rientrato e schiena distesa
Tenere rientrato (Han) il petto (Hsiung) vuol dire tenerlo naturalmente un po’ in dentro, così da facilitare la discesa e la concentrazione del Ch’i nel Tan Tien.
Evitate di gonfiare il torace, altrimenti il Ch’i si concentrerà nel petto; la parte superiore del vostro corpo diventerà allora pesante e quella inferiore leggera.
Per stirare (Pa) la schiena (Pei) bisogna farvi aderire il Ch’i.Se teniamo rientrato il petto la schiena si stirerà naturalmente, e potremo emettere forza (Li) dalla colonna vertebrale.
3. Rilassare la vita
La vita (Yao) è la guida di tutto il corpo. Se la vita è rilassata (Sung), i piedi sono saldi e il bacino è stabile.
I passaggi da pieno (Shih) a vuoto (Hsu) e viceversa derivano da rotazioni della vita. Per questo motivo è stato detto che la vita è il centro di comando di ogni movimento.
4. Distinguere il vuoto e il pieno
La distinzione (Fen) fra vuoto (Hsu) e pieno (Shih) è il principio fondamentale del Tai Chi Chuan.
Se il peso del corpo è appoggiato sulla gamba destra si dice che questa è piena, mentre quella sinistra è vuota. Se invece il peso del corpo poggia sulla gamba sinistra, questa è piena mentre la destra è vuota.
La differenziazione fra pieno e vuoto ci permette di eseguire senza sforzo movimenti leggeri (Ch’ing) e agili (Ling). Altrimenti gli spostamenti diventeranno pesanti e goffi.
5. Abbassare le spalle e far scendere i gomiti
Per abbassare (Ch’en) le spalle (Chien) bisogna rilassarle e lasciarle cadere. Se non le rilassiamo e non le lasciamo cadere saranno sollevate, e ciò provocherà una salita del Ch’i.
Per far scendere (Chui) i gomiti (Chou) bisogna rilassarli e tenerli bassi. Tenere sollevati i gomiti rende impossibile l’abbassamento delle spalle.
6. Usare l’intenzione e non la forza muscolare
Un trattato di Tai Chi Chuan afferma che dobbiamo usare (Yung) il pensiero (I) e non la forza muscolare (Li). Nella pratica del Tai Chi Chuan tutto il corpo deve essere rilassato (Sung).
Dobbiamo eliminare ogni forma di energia (Chin) grossolana che crea blocchi nei legamenti, nelle ossa e nei vasi, ostacolando ogni movimento.
Potremo allora passare da un movimento all’altro in maniera leggera (Ch’ing) e agile (Ling), e potremo ruotare il corpo con naturalezza.
7. Accordare la parte superiore con quella inferiore
Bisogna cioè che le mani, la vita e i piedi si muovano in perfetto accordo, così come l’energia degli occhi (Yen Shen). Questo è il significato di “accordare la parte superiore con quella inferiore”.
Se anche una sola parte del corpo non si muove con tutto il resto, vi sarà confusione e mancanza di coordinazione.
8. Unire la parte interna con quella esterna
Scopo del Tai Chi Chuan è coltivare l’energia spirituale e mentale (Shen). Ecco perché è stato detto: ”Shen è il padrone mentre il corpo è il servitore”.
Le posture non sono costituite che da un insieme di vuoti (Hsu) e pieni (Shih), di aperture (K’ai) e chiusure (Ho).
Se uniamo (Ho) entrambe (Hsiang) le parti, quella interna (Nei) e quella esterna (Wai) tramite un unico flusso di Ch’i, non vi sarà alcuna interruzione.
9. Continuità e nessuna interruzione
Ma nel Tai Chi Chuan si impiega il pensiero (I), non la forza muscolare (Li). Di conseguenza tutto fluisce senza interruzioni dall’inizio alla fine; i movimenti sono continui, circolari e legati fra di loro senza discontinuità.
A questo proposito i trattati classici dicono: “La Lunga Boxe è simile al flusso incessante di un lungo fiume e al moto delle onde di un grande mare”, e ancora: “Applicate la forza interna (Chin) con continuità come se dipanaste un filo di seta dal bozzolo”.
10. Cercare la calma nel movimento
Nel Tai Chi Chuan la calma (Ching) dirige il movimento (Tung); in altre parole, bisogna rimanere tranquilli anche quando ci si muove.
Ecco perché è meglio eseguire il concatenamento delle posture il più lentamente possibile. Eseguendo lentamente i movimenti, la respirazione diventa lunga e profonda, il Ch’i scende nel Tan Tien e si evita l’effetto dannoso di pulsazioni troppo rapide.
Il lavoro statico e il lavoro dinamico
Tra le varie definizioni del Taiji Quan è quella del Dong Gong cioè metodo incentrato sul lavoro in movimento, che mantiene pratiche statiche complementari, funzionali ai fini che si propone.
L’energia nelle sue varie manifestazioni non essendo una materia rigida ed essendo presente in tutto ciò che è vivo la si trova sia nel Kung Fu (abilità nel tempo) che nel Qi Gong (lavoro con l’energia) che a sua volta si suddivide in lavoro maniera statica (Jing Gong) o in maniera dinamica (Dong Gong).
Nel lavoro interno statico Jing Gong il primo passo è Xin Jing (silenzio di cuore/mente) che tradizionalmente si realizza attraverso l’esercizio del respiro, il silenzio della mente, rilassamento del corpo, concentrando l’intenzione che bilancia e controlla il respiro.
Col tempo raggiungendo il silenzio di cuore/mente Xin Ging l’energia (Qi) si accumulerà naturalmente nel Dan Tien (centro situato nel basso ventre), attraverso esercizi complementari alla pratica del Taiji Quan quali la meditazione seduta (Da Zuo) , la sensibilizzazione del Dan Tien e gli esercizi del Palo Eretto (Zhan Zhuang) contribuiscono allo scopo di ricercare il silenzio interiore.
Diverse sono le posture statiche in piedi da fermi ma esercitando il Zhan Zhuang nella posizione a cavallo (Ma Bu) oltre a esercitare e accrescere le qualità del movimento, permette di rilassare completamente il corpo, rinforzando le gambe.
Fondamentale è fissare la transizione tra un movimento e l’altro cioè tra una postura e la fase espressiva o “punto d’arrivo”, bilanciando la pratica tra i movimenti continui, con l’esercizio statico nelle varie posture di base dello Zhan Zhuang conquistando successivamente la fluidità in modo che ogni singolo movimento prepari il successivo.
Il respiro, la mente e il corpo
Per avere rilasciato e naturale, è importante armonizzare il respiro e la mente. Nel momento in cui corpo, mente e spirito si liberano ecco che nasce il movimento a spirale.
Nel Tai Chi Chuan la corretta coltivazione delle qualità mentali è richiesta per lo sviluppo di gong fu consistente. Così la pratica costante del Tai chi chuan allena alla raffinazione della percezione del Qi, consentendo ai praticanti di armonizzare corpo e mente, migliorando la consapevolezza di sé e delle proprie capacità energetiche.
Questo sviluppo integrato dell’energia vitale è essenziale per raggiungere un livello avanzato nella disciplina e per ottenere i massimi benefici per la salute globale.
Nel primo passo della pratica l’attenzione non è rivolta all’emissione della forza, ma alla capacità di eliminare le tensioni che interrompono il movimento. La forza diventa progressivamente più efficace quando il corpo non disperde energia in contrazioni inutili.
Forme, stili e principi comuni
Nel Tai chi chuan esistono tre stili principali, ognuno sviluppato da una famiglia diversa che ha forme e movimenti differenti. Analogamente è successo con il Tai Chi Chuan: a oggi ne esistono tre stili principali e decine di derivazioni.
Ogni singolo praticante o maestro elabora le antiche forme e ne cambia i contenuti, almeno in superficie. Ma, prima di cominciare, può essere utile sapere che la reale differenza tra Tai chi chuan e Qi gong è l’intenzione (il potere Yi).
Lo stile Chen
Il primo a nascere è stato lo stile Chen del Tai chi chuan: la vera codifica originale la dobbiamo a Chen Wang Ting a inizio XVII secolo.
Questo non significa che prima non si praticasse questa arte, solo che nessuno la aveva sistematizzata e ne aveva tracciato un percorso di sviluppo e pratica consistente.
Alla famiglia Chen va il privilegio di aver fondato il primo stile, che tuttora rimane il più marziale e, forse, potente tra gli altri stile dell’Arte.
Ancora oggi, le spirali dello stile Chen di Tai chi chuan appaiono potenti e avvolgenti, affascinando il praticante principiante e spingendo quello più esperto nell’ambizione di migliorare le proprie abilità (gong fu).
Perché lo studio è quello di far diventare inesorabili proprio queste spirali, utilizzando il Qi al posto della forza fisica.
Lo stile Yang
A inizio ’800, si dice che un servo della famiglia Chen si invaghì del Tai chi chuan al punto da apprenderla di nascosto, spiando le lezioni senza essewre autorizzato a prendervi parte.
Ma il maestro riconobbe il suo fervore e decise di ripagarlo facendolo accedere all’insegnamento ortodosso. Questo servo fortunato era Yang Luchang, il fondatore dello stile Yang.
Avendo appreso le sequenze dello stile Chen, decise di modificarlo e studiò una forma lunga e una breve, codificandola per tutti i discepoli.
A oggi la forma 24 dello stile Yang è promossa dalla Commissione Sportiva di Pechino, organo di normalizzazione della cultura cinese e di diffusione in tutto il mondo della cultura cinese “modernizzata” in seguito alla Rivoluzione Culturale.
Lo stile Wu
Da un discendente della famiglia Yang si staccò la costola dello stile Wu. Nello stile Wu di Tai chi chuan, le posizioni sono più alte (ginocchia meno piegate, anche meno che nello stile Yang) e i passi più corti.
Questo stile è quindi adatto ai principianti e alle persone con problemi motori, che avrebbero difficoltà a raggiungere le posizioni richieste da altri stili (come lo stile Chen, che di base disegna figure più basse ed ampie).
Nello stile Wu occorre studiare attentamente la corretta trasmissione della forza, che avviene non attraverso i muscoli ma grazie al movimento e al consolidamento del Qi.
Derivazioni e principi
Da un discendente della famiglia Wu, infine, si staccò un altra branca e nacque lo stile Sun. Da lì… una miriade di altri stili di tai chi chuan nascono fino ai giorni nostri.
Senza contare le modifiche che ogni maestro inserisce nella forma che ha appreso dal suo maestro, facendo evolvere l’arte in milioni di direzioni. Questo per dire che ogni stile porta il nome di una famiglia.
Con il passare del tempo può cambiare il nome, ma quel che rimane immutato sono i PRINCIPI. Da diviso, si studia l’Unità. Da tanti, è bene ricongiungersi con UNO.
È importante per ogni praticante conoscere il nome e la storia dello stile che pratica, al fine di mostrare rispetto per gli antenati che ci hanno preceduto.
Tuttavia, è ancora più importante praticare con l’intenzione di seguire i principi fondamentali: rilassarsi e agire in modo naturale, seguire la spirale e sviluppare il Qi.
La pratica individuale e il Tui Shou
I risultati marziali si possono verificare nel lavoro in coppia, che è il paradigma di avere un buon Tai chi chuan. Semplice, come tutte le cose del Tao.
Ciò che conta, oggi, è scambiarsi esperienza con gli incontri di pratica e il Tui shou, esercizi codificati e liberi di spinta delle mani: per provare (e trovare) gentilmente se stessi nella relazione.
È quando si incontra l’Unità e la Continuità nell’alternarsi di Yin-Yang. Inutile quindi cercare la vittoria, ciò che conta è sperimentare il Movimento.
Per testare la radice dei principi: rilasciato, naturale e seguire a spirale. Tutti questi principi di forze tra loro interconnesse possono essere allenate sia con il lavoro individuale della forma sia con il Tui Shou, un esercizio a coppia straordinario in questo senso.
Le otto forze sono il codice dinamico del Tai Chi, una grammatica universale che trasforma la struttura interna in espressione marziale. Non si tratta di “tecniche” isolate, ma di schemi energetici che possono essere applicati ovunque.
Un praticante esperto, qualunque sia il suo stile, riconoscerà immediatamente quanto questi principi siano presenti, in forma implicita o esplicita, anche nel Karate, nel Judo, nel Kung Fu esterno e persino negli sport da combattimento moderni.
Studiare le 八法 Bā Fǎ significa quindi raffinare la propria capacità di adattamento, trasformando la forza in efficienza e la tecnica in intuizione.
Benefici fisici e mentali della pratica
Questa energia non solo migliora la salute fisica, favorendo la circolazione sanguigna, la flessibilità e l’equilibrio, ma influisce anche sul benessere mentale, promuovendo la calma, la concentrazione e la riduzione dello stress.
La pratica del Tai Chi Chuan prevede movimenti lenti e fluidi che aiutano ad allungare e tonificare i muscoli, migliorando la flessibilità. La flessibilità può aiutare anche a prevenire infortuni, migliorare la postura e aumentare la mobilità.
Nonostante la lentezza dei movimenti, il Tai Chi è un'attività efficace per rafforzare i muscoli di tutto il corpo. Ogni movimento richiede un'attivazione muscolare specifica, che può portare a una maggiore forza e resistenza.
Uno degli aspetti fondamentali del Tai Chi è la postura eretta e corretta. Grazie ai movimenti tipici della disciplina il praticante avrà modo di compiere delle escursioni articolari equilibrate e allentare le rigidità del corpo accumulatasi nel quotidiano.
La pratica regolare del Tai Chi può aiutare a correggere e migliorare la postura, riducendo il dolore e la tensione nel collo, nelle spalle e nella schiena.
Il Tai Chi include esercizi specifici per migliorare l'equilibrio e la stabilità, soprattutto negli anziani. La pratica regolare del Tai Chi può aiutare a ridurre il rischio di cadute e infortuni, migliorando la capacità del corpo di mantenere l'equilibrio in situazioni diverse e in movimento.
Il Tai Chi è caratterizzato da aspetti meditativi che aiutano calmare la mente e a migliorare la concentrazione. Concentrandosi sui movimenti lenti e fluidi, è possibile raggiungere uno stato di tranquillità e rilassamento che può migliorare l'attenzione e la memoria.
Il Tai Chi, soprattutto se praticato in orario serale, può aiutare a ridurre l'insonnia e migliorare la qualità del sonno grazie alla sua capacità di ridurre lo stress e la tensione nel corpo.
Il Tai Chi può aiutare a raggiungere un equilibrio emotivo, promuovendo la consapevolezza del proprio corpo e della propria mente e aiutando a gestire lo stress e l'ansia.
Grazie ai movimenti lenti e controllati, il Tai Chi può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle sue sensazioni.
Il Tai Chi è un'attività a basso impatto che può aumentare l'energia e la vitalità. La pratica regolare del Tai Chi può migliorare la circolazione del sangue e dell'energia nel corpo, che può aumentare la resistenza e la forza.
Una forma concreta di studio: “Afferrare la coda del passero”
Nel Tai Chi molto famosi per la sequenza cardine dal nome e movimento che li racchiude di Lan Que Wei Tenere il passero per la coda.
- Lan Ch'ueh WeiYu Shih ; Prendere un uccello per la coda, forma destra
- Lan Ch'ueh Wei Tso Shih ; Prendere un uccello per la coda, forma sinistra
- Lan Ch'ueh Wei P'eng ; Prendere un uccello per la coda, parare
- Lan Ch'ueh Wei Lu ; Prendere un uccello per la coda, tirare verso dietro e il basso
- Lan Ch'ueh Wei Chi ; Prendere un uccello per la coda, premere
- Lan Ch'ueh Wei An ; Prendere un uccello per la coda, spingere
- Lan Ch'ueh Wei Ch'in Na ; Prendere un uccello per la coda, eseguire una presa
La sequenza permette di riconoscere in modo progressivo le qualità delle tre forze fondamentali: l’espansione di Peng, la deviazione di Lu e la pressione di Ji, fino alla spinta di An.
Una forma non è un contenitore neutro, ma una grammatica. E come ogni grammatica, può essere recitata meccanicamente, oppure parlata con senso.
Come orientare la pratica delle tre forze
La pratica costante del Tai chi chuan allena alla raffinazione della percezione del Qi, consentendo ai praticanti di armonizzare corpo e mente, migliorando la consapevolezza di sé e delle proprie capacità energetiche.
In una prima fase è necessario imparare a mantenere una struttura equilibrata e rilassata, senza collassare quando il corpo riceve una pressione. In questa fase Peng rappresenta il sostegno elastico dell’intera organizzazione corporea.
Successivamente il praticante impara a non opporsi in modo rigido alla forza esterna. Lu insegna a percepire la direzione della pressione, accompagnarla e condurla verso uno spazio vuoto attraverso la rotazione, il passo e il cambiamento del peso.
Quando la forza è stata assorbita o deviata, Ji consente di trasformare la connessione in pressione. La spinta non nasce quindi dall’azione isolata delle braccia, ma dalla struttura unificata e dalla capacità di concentrare il movimento in una direzione precisa.
La struttura dinamica attraverso il controllo esterno induce un corretto scorrimento energetico interno la cui pienezza diventa forza unificata visibile all’occhio di un osservatore.
Inutile quindi cercare la vittoria, ciò che conta è sperimentare il Movimento. L’arte è flessibile, cambia nome e non cambia la sostanza.
Perché è l’Artista che fa l’Arte. E l’Arte, alla fine, è… la Vita.
