2 milioni di persone fanno yoga in Italia: diffusione, pratica e benefici

Nel 2025, circa 6 milioni di italiani, quasi il 10% della popolazione, praticano lo yoga, con una crescita significativa rispetto ai 3 milioni stimati nel 2019. Le stime precedenti indicavano oltre due milioni e mezzo di praticanti, mentre un sondaggio condotto su 7.000 intervistati in Italia aveva rilevato circa 2,39 milioni di appassionati di yoga tra i 18 e i 65 anni.

Le differenze tra le stime dipendono dagli anni considerati, dai campioni analizzati e dalla definizione di pratica: alcune rilevazioni prendono in esame chi pratica regolarmente, altre includono chi pratica occasionalmente o abbina yoga e pilates. In ogni caso, lo yoga è diventato una delle discipline più diffuse nel Paese.

Quante persone praticano yoga in Italia

Sei milioni di italiani praticano lo yoga, disciplina millenaria originaria dell'antica India, mentre aumenta il numero di turisti indiani in Italia con un incremento che nel periodo post Covid è stato a due cifre: a parlare dei legami culturali sempre più stretti tra i due paesi è l'ambasciatrice dell'India Vani Rao, in una intervista all'ANSA alla vigilia della Giornata internazionale dello Yoga che si celebra in tutto il mondo il 21 giugno.

Nel 2025, circa 6 milioni di italiani, quasi il 10% della popolazione, praticano lo yoga. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 3 milioni stimati nel 2019.

Oltre due milioni e mezzo di persone in Italia praticano yoga, persone che rappresentano tutti gli strati della società per occupazione, età e genere, tanto che ad oggi lo yoga è una delle discipline più praticate nel nostro paese.

Sebbene gli studi sulla popolarità dello yoga in Italia siano attualmente limitati e carenti di una metodologia rigorosa, possiamo supporre che milioni di italiani praticano yoga, almeno occasionalmente.

Periodo o rilevazioneNumero indicato
Sondaggio su 7.000 intervistatiCirca 2,39 milioni di appassionati di yoga
Stime precedentiOltre due milioni e mezzo di persone
Stima del 20193 milioni di praticanti
Stima del 20256 milioni di praticanti

I risultati di un sondaggio condotto su 7.000 intervistati in Italia mostrano che yoga e pilates sono praticati dal 10,5% delle donne e dal 7% degli uomini, corrispondenti a circa 2,39 milioni di appassionati di yoga (tra i 18 e i 65 anni).

Perché lo yoga si è diffuso in Italia

Lo yoga è una disciplina che sta prendendo sempre più piede. Complice la sua fama di essere particolarmente benefica per il corpo e per la mente, di essere praticabile sia da soli che in gruppo, al chiuso e all’aperto, utilizzando un’attrezzatura minima se non nulla.

I social hanno sicuramente contribuito al successo di questa pratica, con le sue pose plastiche, talvolta apparentemente impossibili, che hanno spinto milioni di persone nel mondo a mettersi alla prova, specialmente durante la pandemia.

Basti pensare che l’hashtag #yoga è stato usato in circa 118 milioni di post su Instagram. In Italia, i post su Instagram a tema yoga sono cresciuti negli ultimi due anni del 68% e gli account di influencer yoga del 110%.

Lo yoga si basa su una serie di posture più o meno complesse che si chiamano asana e possono essere messe insieme in sequenze definite flow, creando cioè un flusso di movimenti.

Ci sono pratiche più dinamiche e intense, e altre in cui lo sforzo aerobico è minore: senza scendere in troppi dettagli, l’Hatha yoga o lo Iyengar yoga sono stili più statici, mentre il Power yoga, l’Ashtanga e il Vinyasa sono più dinamici.

Uno dei motivi per cui la disciplina sembra attirare sempre più persone è che la possono praticare tutti - seppur con le dovute accortezze - perché a un livello base non richiede particolari capacità né molti accessori, a parte un tappetino o poco altro.

La crescita durante la pandemia

Le ricerche a tema yoga in Italia su YouTube hanno raggiunto il picco durante marzo-aprile 2020, durante i primi lockdown dovuti al COVID-19.

In seguito, l’interesse è rimasto elevato rispetto ai livelli pre-pandemici, dimostrando che molte persone si sono appassionate alla disciplina e hanno continuato non solo a praticarla, ma anche a usare YouTube come strumento per informarsi e migliorarsi.

Un boom aiutato e accelerato dalla pandemia, durante la quale per esempio 1 italiano su 5 ha praticato yoga e meditazione tra le mura di casa e il 90% dei nuovi praticanti ha dichiarato comunque di aver continuato anche dopo.

Le numerose app e i canali YouTube permettono di seguire lezioni a distanza, e si prevede che nei prossimi anni il numero dei praticanti aumenterà ancora di più.

Persona pratica yoga in casa durante lockdown

Chi pratica yoga

Le persone che praticano yoga rappresentano tutti gli strati della società per occupazione, età e genere.

Secondo Statista Consumer Insights, lo yoga è praticato più frequentemente dalle donne che dagli uomini.

Tra i paesi europei, circa un terzo delle donne ha praticato yoga: 31% in Spagna, 25% in Germania e 21% in Francia.

Gli uomini, invece, sono molto meno appassionati di yoga e pilates: 7% in Spagna, 6% in Germania e 5% in Francia.

Negli Stati Uniti, analogamente ai risultati dello studio tedesco, la stragrande maggioranza dei praticanti di yoga, il 72%, è di sesso femminile, mentre il restante 28% è di sesso maschile.

Per quanto riguarda la suddivisione per fasce d’età, circa il 43% delle persone che praticano yoga negli Stati Uniti ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni.

Le ragioni per iniziare a praticare

Un sondaggio condotto tra i praticanti tedeschi rivela che il motivo più citato, indicato dal 66% degli intervistati, per praticare yoga è il miglioramento del benessere fisico, ad esempio per trattare il mal di schiena, seguito dal miglioramento della salute mentale, indicato dal 64%.

Circa il 12% degli intervistati in Germania afferma di aver iniziato la pratica dello yoga su raccomandazione di un medico.

In un sondaggio simile condotto tra yogi e yogini americani, la metà degli intervistati ha citato il miglioramento della salute generale come motivo per iniziare a praticare yoga e continuare a farlo.

In particolare, il 61% degli intervistati ha indicato il miglioramento della flessibilità come motivazione per iniziare a praticare, seguito dalla riduzione dello stress, indicata dal 56%, e dalla forma fisica generale, indicata dal 49%.

  • miglioramento del benessere fisico;
  • miglioramento della salute mentale;
  • maggiore flessibilità;
  • riduzione dello stress;
  • miglioramento della forma fisica generale;
  • riduzione del mal di schiena;
  • ricerca di calma, equilibrio e fiducia in se stessi.

Benefici fisici e psicologici percepiti

Se lo si pratica con costanza, lo yoga può contribuire a migliorare la flessibilità del corpo e a rafforzarlo, ma anche a ridurre lo stress e l’ansia.

Un altro sondaggio americano ha rilevato che la pratica dello yoga aiuta a sciogliere le tensioni, indicate dal 54% degli intervistati, a diventare più forti fisicamente e mentalmente, indicato dal 52%, a rilassarsi, indicato dal 51%, e a sentirsi più felici, indicato dal 43%.

Secondo Manmath Gharote, direttore di uno studio di yoga a sud-est di Mumbai, l’obiettivo della disciplina è far lavorare «in armonia» i cinque aspetti della personalità di ciascuna persona, cioè quello fisico, quello mentale e quelli spirituale, emotivo e sociale.

La dimensione fisica dello yoga contribuisce a migliorare la flessibilità della colonna vertebrale e delle articolazioni e a rafforzare i muscoli.

La funzione principale degli asana però a suo dire è quella di far bene alla mente.

Il ruolo del respiro

Sei milioni di italiani praticano yoga nel 2025, quasi il 10% della popolazione, triplicando i numeri rispetto a sei anni fa. Un mercato del benessere che ha superato i 2 miliardi di euro e che cresce senza sosta.

Eppure, dietro questa espansione si nasconde un paradosso difficile da ignorare: sempre più persone cercano equilibrio attraverso la pratica yoga, ma lo fanno in un contesto culturale in cui la mente è strutturalmente altrove, dispersa tra notifiche, scroll infiniti e una presenza digitale che ha divorato la capacità di sentire il proprio corpo.

Il libro si intitola “Yoga. L’onda del respiro” con il sottotitolo “Accordare il corpo e liberare la mente al ritmo del vinyasa”.

Se il primo volume era una guida analitica alle sequenze della disciplina, questo nuovo lavoro affronta un territorio più profondo: il respiro come guida del movimento, come strumento di riorganizzazione del sistema nervoso, come via per uscire dai condizionamenti automatici che governano la vita quotidiana.

“Quello che noi riscontriamo guardandoci intorno è che tutti abbiamo lo stesso problema: viviamo fortemente delocalizzati”, spiega Stefania Valbusa.

“Nell’arco di una mezz’ora attaccati al cellulare abbiamo viaggiato praticamente ovunque con la mente. La grossa difficoltà di questo periodo storico è riportare la mente nel corpo. Sembra banale, ma deve essere nutrita da un intento preciso”.

Il Pranayama, il controllo del respiro, è un valido supporto durante tutta la gravidanza perché induce stabilità mentale e una ottima qualità di energia.

Il senso di benessere che si prova dopo una seduta di yoga sarebbe legato alla stimolazione del nervo vago.

Il nervo vago connette il cervello alle diverse parti del corpo, muscoli facciali, organi dell’apparato digerente, cuore e polmoni, e svolge un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema nervoso parasimpatico, che controlla ad esempio il ritmo cardiaco.

Alcune ricerche suggeriscono che al corretto funzionamento del nervo vago corrisponda una maggiore inclinazione alle relazioni sociali e una diminuzione dell’aggressività, dell’ansia e della depressione.

Yoga, stress e sistema nervoso

Confrontando i risultati di 18 studi diversi, alcuni ricercatori della Coventry University hanno concluso che le pratiche che coinvolgono attività fisica e meditazione, come lo yoga, influiscono a livello molecolare e possono modificare l’espressione di alcuni geni.

Quando si è sottoposti a situazioni stressanti, l’organismo produce, tra l’altro, una molecola, il fattore nucleare kB, che a sua volta attiva i geni che regolano l’espressione di citochine, proteine che fungono da intermediario tra le cellule del sistema immunitario e determinano l’infiammazione nelle cellule circostanti.

Se temporanea, la produzione di citochine in risposta allo stress è positiva, ma in caso di infiammazioni permanenti può essere dannosa per la salute.

La pratica dello yoga sembrerebbe invertire il processo, riducendo la produzione del fattore nucleare kB e quindi delle citochine.

Stimolando e tonificando il nervo vago, lo yoga contribuirebbe a mantenerne intatte tutte le funzionalità.

Yoga e mal di schiena

Secondo uno studio recente, condotto nel Boston Medical Center su 320 individui affetti da mal di schiena lombare cronico e pubblicato su Annals of Internal Medicine, lo yoga sarebbe efficace quanto la fisioterapia nell’alleviare il dolore e migliorare le condizioni dei pazienti.

Per confrontare i benefici dello yoga con quelli di approcci convenzionali al mal di schiena cronico, i ricercatori del Boston Medical Center hanno diviso i pazienti in tre gruppi.

I pazienti del primo gruppo hanno seguito 12 lezioni di yoga, quelli del secondo sono stati sottoposti a 15 sedute di fisioterapia, quelli del terzo non hanno ricevuto terapie fisiche, ma un supporto “educativo” su come convivere con il loro problema.

A questa fase intensiva, per i pazienti dei tre gruppi è seguita una fase di mantenimento di un anno.

I risultati dello studio mostrano che yoga e fisioterapia hanno effetti molto simili, anche nel lungo termine: sentono meno dolore e fanno meno ricorso ad antidolorifici.

Yoga durante la gravidanza

Lo yoga può essere un ottimo aiuto per una donna durante la gravidanza, un periodo di grande intensità e bellezza nella vita di una donna, ma che può anche rappresentare una fase piena di paure, stress, grande fatica e sbalzi umorali.

Uno studio scientifico ha evidenziato che la pratica dello yoga per le donne in gravidanza che soffrivano di mal di schiena ha portato a una significativa riduzione del dolore, con il 77% di diminuzione della disabilità funzionale e l’88% in meno del ricorso ad antidolorifici.

L’Iyengar yoga, grazie all’utilizzo dei supporti tipici di questo metodo, come sedie, cinture, coperte, cuscini, mattoni, riesce più che mai ad aiutare la donna a praticare agevolmente lo yoga durante tutti i nove mesi di gravidanza e trarre i benefici che derivano dalla pratica di asana e pranayama.

È importante capire, tuttavia, quando, cosa e come praticare, vista l’importanza per la futura madre e per il bambino e soprattutto affidarsi a un insegnante esperto.

Per prima cosa bisogna sapere che ogni trimestre della gravidanza porta i suoi cambiamenti e ogni periodo va affrontato con la sua specificità per praticare in sicurezza.

Primo trimestre

Nel primo trimestre la donna ha spesso la nausea e si può incorrere in un alto rischio di aborto.

Se una donna non ha mai fatto yoga, si consiglia di iniziare la pratica al termine del primo trimestre.

Nel caso in cui la futura mamma sia già praticante e sia seguita da un insegnante esperto, è consigliata una pratica passiva e di apertura in cui l’allieva non si affatichi con gli asana.

Secondo trimestre

Il secondo trimestre è considerato meno a rischio e anche la pratica è meno rischiosa.

In genere in questo periodo la donna è piena di energia e di voglia di fare.

Mentre durante la prima fase della gravidanza occorre aver cura di non sforzare la regione addominale e pelvica, nella seconda e terza fase il focus è sul creare spazio interno per facilitare la crescita del bambino.

Sono tante le posizioni utili alla donna incinta: dalle posizioni in piedi, che vanno eseguite alla parete per garantire che il respiro non sia affannoso e che l’addome non sia teso, alle posizioni capovolte, sempre se praticate con l’uso dei supporti per assicurarsi che non ci sia sforzo.

Le posizioni capovolte sono fortemente consigliate perché fortificano la colonna vertebrale, mantengono l’equilibrio ormonale, migliorano la circolazione e aiutano a eliminare le tossine.

Le posizioni sedute con il busto eretto possono alleviare possibili dolori di schiena spesso presenti durante la gestazione, mentre le torsioni aperte aiutano a rendere flessibile la colonna vertebrale.

Terzo trimestre

Durante tutto il periodo della gestazione è consigliata la pratica quotidiana delle posizioni di apertura passiva dell’addome e del torace perché aiutano lo sviluppo del feto e preparano al momento del parto.

Nel terzo trimestre, a seconda delle condizioni psico-fisiche della gestante, la pratica può continuare regolarmente, ma via via che ci si avvicina al parto si abbandonano tutte le posizioni che affaticano.

Se la donna si sente pesante e stanca, vanno messe da parte le posizioni attive per praticare quelle passive e le capovolte con sostegno dei supporti.

In questa fase si può verificare l’insorgenza di mal di schiena, mancanza di respiro, aumento della necessità di urinare e gonfiore alle gambe.

Inoltre, questo è il momento in cui bisogna assicurarsi che il feto abbia il giusto nutrimento e lo spazio necessario per crescere.

Yoga e ciclo mestruale

Lo yoga è amato anche durante il ciclo mestruale.

Da un sondaggio condotto da OnePoll su 1.000 donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni è emerso che il 34% delle intervistate ha dichiarato che lo yoga è l’esercizio preferito durante il ciclo mestruale, più di qualsiasi altra attività fisica.

Lo stesso studio ha rilevato che il 60% delle donne pianifica allenamenti specifici in base alle mestruazioni, come per esempio avviene per il workout ormonale.

Quanto spesso si pratica yoga

In un gruppo di praticanti yoga intervistati negli Stati Uniti, oltre la metà, il 59%, dichiara di praticare almeno una volta alla settimana, mentre il 31% pratica da 2 a 4 volte alla settimana.

Solo il 6% riferisce di praticare yoga quasi quotidianamente, cioè 5 o più volte alla settimana.

La durata tipica di una sessione di yoga, così come confermato dai praticanti di tutto il mondo intervistati, è tra i 30 minuti, indicati dal 28,4%, e i 60 minuti, indicati dal 28,2%.

Circa il 14% degli yogi afferma di praticare per 45 minuti, mentre il 15% pratica per soli 15 minuti.

Sommando le percentuali, possiamo affermare che più del 50% degli yogin dedica dai 45 minuti in su alla pratica.

Dove si pratica yoga

Nel sondaggio condotto tra i praticanti di yoga americani, il 65% degli intervistati ha dichiarato di praticare a casa, seguito dalla palestra, indicata dal 48%, e dallo studio di yoga, indicato dal 45%.

In Germania, circa l’80% delle persone ha partecipato a un corso in presenza, mentre i restanti si sono affidati a metodi semi-guidati, come app, video YouTube e libri.

YouTube è la risorsa online più popolare per guidare la pratica dello yoga: quasi 8 intervistati su 10 in tutto il mondo hanno dichiarato di utilizzarlo.

Quasi un terzo degli yogi a livello globale ha dichiarato di utilizzare piattaforme online a pagamento per la propria pratica.

Centri e scuole di yoga in Italia

Nel 2017 in Italia c'erano circa 830 scuole di yoga riconosciute, un numero con tutta probabilità aumentato grazie alla crescente diffusione dello yoga.

Consultando l’archivio di EventiYoga, possiamo stimare che ci sono circa 553 centri e scuole yoga in Italia.

La regione Lombardia si distingue per il maggior numero di scuole di yoga, 131, seguita dalla regione Lazio con 102 centri yoga.

Lo yoga sembra più popolare nelle regioni italiane più urbanizzate o industrializzate. La Lombardia è in testa alla lista degli studi di yoga, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna.

La shala che Stefania Valbusa e Gian Renato Marchisio hanno costruito a Torino accoglie praticanti di Ashtanga Vinyasa Yoga tra i 16 e i 65 anni.

Il ruolo degli insegnanti e la certificazione

In Italia lo yoga non è considerato uno sport perché il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, CONI, non lo riconosce come tale, per cui per chi lo insegna non c’è una vera e propria certificazione riconosciuta da tutti gli esperti del settore.

Esiste tuttavia la certificazione per insegnanti di yoga di UNI, l’associazione italiana che si occupa di definire degli standard per quasi tutti i settori industriali, commerciali e dei servizi, ed esiste anche un’associazione di insegnanti di yoga, la YANI.

C’è poi l’accreditamento di Yoga Alliance, una ONG internazionale che certifica gli standard professionali minimi in materia di tecniche di insegnamento e metodologie, così come i principi di yoga, storia e filosofia yoga ed etica professionale.

Ci sono anche persone che non hanno queste certificazioni ma insegnano comunque yoga perché lo hanno praticato per molti anni.

Le due associazioni, pur nella diversità delle impostazioni culturali, nel corso degli ultimi anni hanno contribuito alla definizione della Norma UNI 11661:2016 relativa al profilo professionale dell’Insegnante di Yoga.

Nell’ottobre 2020, grazie al lavoro delle due associazioni, AIASCERT, organismo accreditato di certificazione di persone secondo la norma UNI CEI EN ISO 17024, ha pubblicato uno schema di certificazione degli insegnanti di Yoga secondo la Norma di cui sopra.

Dal 2019, YANI è iscritta nell’elenco delle associazioni professionali presso il MISE.

Yoga come supporto complementare

Lo Yoga costituisce una risorsa socialmente rilevante in questo difficile periodo.

Questa disciplina ha come obiettivo lo sviluppo dell’individuo, della sua consapevolezza e del suo benessere.

L’insegnante di Yoga non è un professionista sanitario e non svolge attività riservate alle professioni sanitarie.

Alla luce dell’attuale nozione estensiva di “salute” definita dall’OMS come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”, lo Yoga viene impiegato anche in ambito terapeutico come risorsa complementare e aggiuntiva, sempre e comunque su indicazione e sotto la vigilanza e la responsabilità di personale medico sanitario.

Una buona pratica corporea e respiratoria può contribuire a supportare il sistema immunitario oltre ad attenuare sia gli effetti fisici negativi legati alla sedentarietà, sia quelli psichici legati alla paura, anche rispetto al futuro e all’isolamento.

La diffusione dell’Ashtanga Vinyasa Yoga

È arrivato al Salone del Libro di Torino un nuovo testo dedicato allo Yoga e al respiro, pubblicato con Macro Edizioni e firmato da Stefania Valbusa e Gian Renato Marchisio, insegnanti torinesi tra i pochi in Italia autorizzati ufficialmente all'insegnamento dell'Ashtanga Vinyasa Yoga nella tradizione di Sri K. Pattabhi Jois e Sharath Jois.

Il volume è il secondo progetto editoriale della coppia, dopo il testo “Ashtanga Yoga. Corpo, respiro, movimento nella pratica del Vinyasa”, uscito nel 2021.

Il libro si distingue nel panorama editoriale italiano anche per il rigore scientifico che lo sostiene.

Non si tratta di un manuale di posture né di un testo di divulgazione spirituale generica, ma di una ricerca che integra biomeccanica, fisiologia, neuroscienze e filosofia yoga in una prospettiva unitaria.

Testi di questa natura, che uniscono rigore accademico, esperienza pratica diretta e accessibilità per il grande pubblico, sono rari.

Yoga e mindfulness aziendale

Un approccio che si distanzia esplicitamente da certe derive della mindfulness aziendale, un tema su cui Valbusa ha idee molto precise, maturate durante gli anni in cui ha lavorato anche come Executive Coach.

“Le tecniche di mindfulness adottate dalle aziende sono spesso molto finalizzate a portare all’accettazione di un determinato quadro”, osserva Valbusa.

“Si fa leva su questo discorso per aiutare a sostenere manager in cambi di ruolo o situazioni difficili, ma spesso aiuta ad accettare una situazione di fatto che viene dal quadro dell’azienda”.

Aggiunge Marchisio: “Noi abbiamo spostato l’asse su altro: in una shala yoga si lavora con le persone e le persone, attraverso la pratica, si liberano anche dai condizionamenti imposti da un contesto esterno e scelgono per loro stesse”.

“Noi non agiamo mai sulle persone, ma sulle condizioni che rendono possibile la percezione”, precisa Marchisio.

“Lo yoga crea quelle condizioni che aiutano le persone a uscire da dinamiche automatiche per ritrovare se stesse, per stare bene con se stesse, da sole o in coppia”.

Il mercato italiano dello yoga

Un mercato del benessere che ha superato i 2 miliardi di euro e che cresce senza sosta.

In Italia, il settore del benessere legato allo yoga supera i 2 miliardi di euro annui, con oltre 6 milioni di praticanti.

Si estende oltre gli studi di yoga alle sfere aziendali e professionali della nostra vita.

Il fatturato medio annuo di un centro yoga in Italia è di circa 117.490 euro, basato su un campione di 51 imprese in Italia al 2021 o all’ultimo anno disponibile con dati finanziari.

Lo yoga è oggi praticato anche nelle palestre italiane, dove sono presenti lezioni dedicate alle sue diverse declinazioni, tra cui Viniyoga, Hatha, Ashtanga, Vinyasa e Bikram.

Sono sempre più le imprese in tutto il mondo che organizzano lezioni di questa disciplina e creano spazi per praticarla, al motto “lo yoga aiuta la produttività”, alleviando lo stress e aumentando creatività e concentrazione.

Lo yoga nel mondo

Lo yoga è praticato da circa 300 milioni di persone nel mondo.

Si prevede che lo praticheranno 350 milioni di persone nel mondo entro il 2030.

Il mercato globale dello yoga ha raggiunto dimensioni colossali, stimato a circa 138,66 miliardi di dollari nel 2025, e si prevede un tasso di crescita annuale composto vicino al 10% per i prossimi anni.

Negli Stati Uniti, nel 2016 c’erano circa 36,7 milioni di praticanti di yoga, cioè persone che avevano partecipato a una lezione di yoga negli ultimi 6 mesi.

Il numero di appassionati di yoga negli Stati Uniti è aumentato di 2,32 volte tra il 2008 e il 2016.

Il CDC suggerisce numeri simili di praticanti di yoga negli Stati Uniti: 35,2 milioni di adulti nel 2017, con un aumento del 57,1% da 22,4 milioni rispetto al 2012.

Secondo uno studio sulla popolarità dello yoga in Germania, nel 2018 circa il 5% dei tedeschi ha praticato yoga, rispetto al 3% registrato nel 2014.

Un altro 11% degli intervistati in Germania ha dichiarato di aver provato lo yoga in precedenza, ma di non praticarlo più al momento della risposta al sondaggio.

Lo yoga nella cultura e nella storia

Lo yoga è una disciplina indiana che unisce la meditazione e l’esercizio fisico.

Si sa comunque che in India è praticato da circa 5.000 anni e che per la gran parte della sua storia era riservato ad asceti e religiosi.

All’inizio era una pratica meditativa, che comportava stare «completamente immobili e stabili».

Alcuni degli asana e delle sequenze a cui pensiamo oggi quando abbiamo in mente lo yoga, come il cane a testa in giù o il saluto al sole, in effetti non compaiono nei testi antichi in cui veniva descritta la pratica.

Sono stati introdotti più di recente, anche per via dell’influenza di altre discipline.

Mallinson nota che il saluto al sole, parte integrante di moltissime pratiche, ha cominciato a essere insegnato solo negli anni Trenta.

Stili di yoga come l’Ashtanga, l’Iyengar e il Vinyasa comprendono elementi che si trovano nei testi antichi, ma molte loro parti sono innovazioni moderne.

Lo yoga arrivò nei paesi occidentali e cominciò a evolversi a partire dall’inizio del Novecento.

La cultura del corpo e dell’esercizio fisico era molto diffusa e la circolazione delle fotografie permise di far conoscere le posture praticate nello yoga in India al pubblico europeo e nordamericano attraverso libri, riviste e manuali.

Si ritiene che il primo ad aver importato lo yoga nei paesi occidentali sia stato Swami Vivekananda, un monaco indù che a fine Ottocento contribuì a far conoscere la religione, la cultura e le discipline induiste negli Stati Uniti.

Il suo libro del 1896, “Raja Yoga”, ebbe un successo immediato.

Nei decenni seguenti furono numerosi i religiosi indiani che andarono in Europa e in Nord America per insegnare yoga.

Negli anni Sessanta contribuirono a renderla popolare sia il movimento hippie sia i Beatles, che nel 1968 trascorsero un periodo alle pendici dell’Himalaya con il maestro di yoga Maharishi Mahesh.

La Giornata internazionale dello Yoga

Il 21 giugno, in concomitanza con il solstizio d’estate, si celebra in più di 170 paesi la Giornata internazionale dello Yoga, istituita dall’ONU nel 2015 su richiesta del primo ministro indiano Narendra Modi.

La giornata ha lo scopo di promuovere la non violenza e la vicinanza tra i popoli e avvicinare le nazioni allo yoga, facendo conoscere i benefici di questa pratica per la salute fisica e mentale.

Come accade ogni anno dal 2015, in decine di paesi migliaia di persone si riuniscono per celebrare la giornata internazionale dello yoga, una ricorrenza istituita dall’ONU per promuovere l’antichissima disciplina di origine indiana.

A Roma, promosso dall’Ambasciata, dal Consiglio Indiano per le relazioni culturali e da Roma Capitale, lo Yoga Day vede tra gli altri eventi una sessione aperta a tutti nei Giardini di Castel Sant’Angelo, con il titolo “Yoga for One Earth, One Health”.

In Italia, memorabile è stata la convention di Geeta Iyengar a Montecatini nel 2002, organizzata dall’Associazione Italiana di Iyengar yoga.

Nel 2018, per il centenario della nascita di B.K.S. Iyengar, l’Associazione Italiana Iyengar Yoga ha organizzato un foto-flash mob in varie città italiane.

La tradizione Iyengar in Italia

Geeta Iyengar, figlia del leggendario maestro B.K.S. Iyengar, ha dedicato la sua vita allo yoga.

Studia e consegue un dottorato in Ayurveda, la medicina tradizionale indiana.

A soli 16 anni è già un’insegnante dotata e ammirata.

La consacrazione arriva quando pubblica il suo primo libro, “Yoga a Gem for Woman”, un testo rivoluzionario perché apre la disciplina dello yoga alle donne e lo adatta alle esigenze del ciclo vitale femminile.

Adatta gli asana al periodo mestruale, inventa sequenze per affrontare meglio la gravidanza e capisce che lo yoga può essere uno straordinario alleato nella menopausa.

Nei capitoli iniziali indica lo yoga come strumento di emancipazione della donna.

Se oggi lo yoga parla al femminile lo dobbiamo innanzitutto a lei, che è stata descritta dalla stampa mondiale come “il principale esponente dello yoga femminile”.

In Italia, la LOY, Associazione Italiana Iyengar Yoga, forma insegnanti con serietà e rigore dal 1990.

David Meloni, insegnante italiano di Iyengar Yoga, è stato insignito dalla scuola centrale in India del riconoscimento di Advanced Senior II, il livello più alto previsto, l’unico al mondo ad averlo conseguito.

Yoga, sport e stile di vita

Circa il 79% degli yogin americani pratica anche altri esercizi fisici, rispetto al 38% dei non praticanti di yoga che si dedicano ad attività fisiche.

Tra gli appassionati di yoga negli Stati Uniti, sono particolarmente popolari la corsa, indicata dal 36%, il sollevamento pesi, indicato dal 30%, e il ciclismo, indicato dal 24%.

I veri cultori dello yoga, coloro che abbracciano questa disciplina completamente, non lo considerano come uno sport o un’attività prettamente fisica, ma come un vero e proprio stile di vita.

Tra i praticanti di yoga intervistati in tutto il mondo, il 74,6% ha dichiarato di praticare anche la meditazione.

Circa il 36% degli yogin americani dichiara di meditare, rispetto al 9% di coloro che non praticano yoga.

Secondo l’analisi di Yoga Alliance, circa l’8% dei praticanti yoga negli Stati Uniti è vegetariano, rispetto al 3% dei non praticanti.

Il 55% dei praticanti di yoga ha dichiarato di cercare di mangiare cibo locale e sostenibile e il 44% di mangiare principalmente cibo biologico.

Yoga online e applicazioni

Le prime 5 app di yoga, classificate per numero di download, hanno raggiunto 389.152 download in Italia nei primi 7 mesi del 2023.

La spesa dei consumatori italiani per le 5 migliori app di yoga Android e iOS è stata di 1,06 milioni di euro nel periodo considerato.

Nel 2022, le 5 app di yoga più performanti in Italia sono state scaricate 553.435 volte su Google Play e iOS.

In prospettiva, si tratta di circa la metà dei 1.011.811 download registrati nel 2020.

Nonostante la diminuzione dei download, la spesa per le 5 app per lo yoga incluse nell’analisi è cresciuta da 644,22 migliaia di dollari nel 2020 a 1,78 milioni di dollari nel 2022.

La pratica online ha quindi mantenuto un ruolo importante anche dopo la fase più intensa della pandemia.

Yoga e aziende

Sono sempre più le aziende che organizzano lezioni di questa disciplina e creano spazi per praticarla.

Lo yoga viene associato alla riduzione dello stress, all’aumento della creatività e al miglioramento della concentrazione.

Si trovano aree riservate ai praticanti yoga in molte sedi di aziende internazionali.

Lo yoga è entrato così nelle sfere aziendali e professionali della vita quotidiana, oltre i tradizionali studi specializzati e le palestre.

La diffusione nelle aziende rappresenta uno degli aspetti della trasformazione dello yoga da pratica di nicchia a fenomeno culturale e sociale di massa.

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