Il Matha Gitananda Ashram si trova in località Pellegrino, nel Comune di Altare, nell’entroterra di Savona, su un colle a 520 metri di altitudine. Il monastero è immerso nei boschi di castagno della Valle Bormida, in un ambiente appartato e affacciato verso il mare.
Per raggiungere l’Ashram bisogna quindi dirigersi verso Altare e proseguire in direzione della località Pellegrino, seguendo le indicazioni stradali e quelle eventualmente presenti sul posto. Il centro sorge in una zona boschiva e silenziosa, perciò l’ultimo tratto si percorre lungo la viabilità locale che conduce al complesso monastico.

Dove si trova il Gitananda Ashram
Il monastero induista Matha Gitananda Ashrama è situato in Località Pellegrino nel Comune di Altare; sorge su un colle a 520 m, nell’entroterra di Savona.
Il Matha Gitananda Ashrama di Altare, situato in Liguria, è il primo e unico monastero induista fondato in Italia. La sua origine risale al 1984, quando Paramahamsa Svami Yogananda Giri, individuò nei verdi boschi di castagno dell’entroterra savonese, in località Pellegrino, il luogo ideale per realizzare un centro dedicato alla meditazione e alla vita monastica in accordo con i principi dell’induismo, concretizzando un progetto coltivato fin dal 1964.
In questo ambiente appartato, circondato dai boschi e affacciato verso il mare, si sviluppò gradualmente una comunità orientata alla pratica dello yoga, allo studio dei testi sacri e al servizio spirituale, mantenendo un costante equilibrio tra dimensione contemplativa e attività quotidiane.
Come organizzare il percorso verso l’Ashram
Il punto di riferimento geografico è il Comune di Altare, in provincia di Savona; la destinazione finale è la località Pellegrino. Poiché il monastero è immerso nella natura, è consigliabile verificare il percorso prima della partenza e prestare attenzione all’ultimo tratto della strada.
Il complesso si trova in una posizione raccolta, lontana dai grandi centri abitati. La prospettiva dell’ashram comprende un sentiero per raggiungere il Tempio, mentre la vita del monastero è scandita dai rintocchi della maestosa “Campana della Pace”.
| Informazione | Dato |
|---|---|
| Monastero | Matha Gitananda Ashrama |
| Comune | Altare |
| Località | Pellegrino |
| Provincia | Savona |
| Regione | Liguria |
| Altitudine | 520 m |
| Anno di fondazione | 1984 |
Il significato di “Ashram” e “Matha”
ASHRAMA = termine sanscrito che indica l'eremitaggio di un Maestro spirituale, un saggio -rishi-, uno yogin. MATHA = termine sanscrito per “monastero”, luogo di formazione per samnyasin, monaci indù.
L' Ashram è una struttura in cui vive la vera tradizione indù, ma è soprattutto un luogo ricco della forza e dell'energia che derivano dalla presenza di un Maestro e della sua tradizione. Il MATHA è un'istituzione monastica, un centro di formazione per coloro che hanno scelto di vivere una vita semplice ed essenziale finalizzata alla ricerca interiore e alla realizzazione della più alta Conoscenza.
Il Matha Gitananda Ashram è stato fondato nel 1984 da Yogasri Svami Yogananda Giri, che ne è anche la guida spirituale (mahant). Il nome dell'Ashram è dedicato al Maestro di Svami Yogananda, Svami Gitananda Giri.
Che cosa si trova nel monastero
Il centro, circondato da boschi di castagni, è composto da più edifici di differenti forme e usi, tutte accomunati da un’architettura tradizionale sacra, diffusa soprattutto nell’India del sud.
Con il passare degli anni, il monastero si è ampliato sia dal punto di vista simbolico sia architettonico: la costruzione del tempio è stata effettuata secondo i principi dell’architettura sacra dell’India del Sud. L’intero complesso riprende i modelli tradizionali dell’architettura induista costruiti in armonia con il paesaggio naturale.
Colori accesi, raffigurazioni e simboli sacri di animali e umani insieme, canti devozionali, meditazioni: in Liguria è possibile assaporare una piccola India.

Ovunque si posi lo sguardo si possono trovare raffigurazioni di quell’unico Dio che nell’induismo si esprime con molte forme e con tanti nomi. Ecco che all’interno del monastero, la natura non è mera cornice ma corpo vibrante all’unisono con tutti gli abitanti o i pellegrini del monastero, uomini, piante e animali compresi.
In una commistione armonica di arte dell’India, colori e natura si celebrano le lodi di una vita di preghiera, meditazione e servizio.
Il tempio e le attività religiose
Il tempio è visitato ogni giorno da credenti che si recano qui per partecipare alla shakti puja - rituale della tradizione shakta -, durante la quale si partecipa tramite canti devozionali, meditazioni, svolgendo la propria pratica o lo studio delle Scritture.
Ci sono poi i devoti che dell'ashram cercano soprattutto il tempio -costruito secondo i canoni architettonici del sud dell'India-, e che quindi vengono per assistere alle funzioni rituali, Puja, recitazione delle Scritture, prarthana, o per partecipare alle numerose festività religiose che vi si celebrano.
I numeri dei visitatori variano molto, passando da poche decine in alcuni giorni, a oltre duemila in alcune celebrazioni.
L'Ashram è aperto a tutti, a chiunque abbia il desiderio di trovare se stesso, di conoscere e vivere secondo gli insegnamenti della tradizione indù, o anche a chi desideri passare un periodo di tempo in tranquillità.
La vita monastica
In questo luogo vive una comunità monastica basata sui fondamenti etici e religiosi dell’induismo: il Sanatana-dharma. Nel matha vivono monaci -samnyasin- e novizi -brahmacharin-.
Il monastero comprende anche una comunità fissa che oggi conta venti monaci e monache che hanno scelto di vivere all’interno della struttura. Qui gli abitanti alternano momenti di pratica religiosa a momenti di lavoro, sia interno al monastero - come coltivazione degli orti, cura degli animali - che esterno, ognuno nel proprio: c’è chi è insegnante, chi impiegato e così via.
La comunità è composta da circa venti fra monaci e monache. Dopo un periodo di noviziato, gli aspiranti pronunciano i voti che sono praticamente gli stessi dei monaci benedettini (castità, obbedienza, povertà).
Alcuni di essi hanno una vita “esterna” al Monastero e la sera rientrano; altri vivono stabilmente lì.

Preghiera, meditazione, yoga e servizio
La vita è scandita dai rintocchi della maestosa “Campana della Pace” e trascorre in uno spirito comunitario e fraterno. Si alternano momenti di preghiera collettiva e individuale, meditazione, yoga, studio dei Testi e rituali.
Alla contemplazione si affianca il lavoro e il servizio disinteressato, karma-yoga, svolto verso la comunità e verso tutti gli esseri.
Meditazione, acutezza mentale, tranquillità interiore, rispetto verso ogni persona, animale e cosa, e servizio sono l’essenza del giusto modo di comportarsi in un ashram (ashram-dharma).
In un ashram o in un matha si cerca di realizzare la propria natura Divina: ogni azione, pensiero e parola sono e devono essere volti alla pratica spirituale, sadhana, e ai principi ideali che la sostengono.
Comportamento durante la visita
L'Ashram accoglie tutti, anche coloro che vogliono ritagliarsi qualche momento da dedicare a loro stessi, immersi nella natura e nel silenzio della vita contemplativa.
Non rispettare il monastero significa non rispettare se stessi e la tradizione; usare un linguaggio scorretto significa insultarlo; lasciarlo in disordine significa dimenticarlo.
La visita richiede quindi rispetto per gli spazi sacri, per la comunità monastica, per gli altri visitatori, per gli animali e per l’ambiente naturale che circonda il complesso.
“Chi entra qui sia consapevole: lasci indietro stupide paure. In questo luogo sacro incontrerà il proprio Sé faccia a faccia.”
Perché visitare il Gitananda Ashram
C'è chi viene perché vuole approfondire la pratica, sadhana, della scienza dello Yoga. Chi si sta ponendo delle domande esistenziali e cerca nella scelta monastica possibili risposte per la sua vita.
L' Ashram è inoltre un magnete per gli amanti della cultura e dell'arte dell'India. Tra le attività del Monastero ci sono infatti diversi incontri di dialogo interreligioso, conferenza su temi di varia natura; si organizzano momenti dedicati alla danza e alla musica devozionale.
Alcuni monaci si dedicano alla cura editoriale di testi della Casa editrice Laksmi.
Il monastero è un luogo aperto a tutti: ogni anno vi giungono migliaia di ricercatori, persone in dialogo, devoti, pellegrini e visitatori.
Visitarlo è sempre un’esperienza molto bella e interessante. L’approccio è sempre quello di persone che desiderano conoscere una realtà, legata al territorio della Valle Bormida da circa quarant’anni, che però è aperta al mondo e all’incontro con gli altri.
In questo modo molti hanno potuto capire e conoscere meglio un qualcosa che, illustrato dalla televisione o conosciuto “per sentito dire”, non si riesce a comprendere appieno o lo si considera superficialmente.
Il ruolo del femminile nella tradizione dell’Ashram
Il monastero ospita principalmente monache, che sono la maggioranza rispetto ai monaci abitanti, ma non sono le sole a essere in prevalenza: la gran parte delle raffigurazioni all’interno del monastero si rifà al tratto femminile del divino.
Il tempio stesso è dedicato alla Madre Divina Shri Lalita Mahatripura Sundari.
«Nell’induismo - mi spiega Svamini Shuddhananda Ghiri - la tradizione Shakti mette al centro della preghiera l’aspetto femminile del divino. Questo vuol dire anche che l’attenzione e il rispetto verso la donna è un elemento centrale, in quanto rappresentazioni simboliche ed emanazioni di questa Madre Divina».
«Le caratteristiche di questa Dea sono differenti e solo apparentemente contrastanti: detiene l’aspetto di cura, accoglienza e protezione, unito però a una forza importante - shakti -, tanto da essere definita “difficile da sconfiggere”: è infatti colei che uccide i demoni, ma anche l’ignoranza, ovvero l’incapacità di vedere le cose come stanno».
«In sintesi, ciò che gli insegnamenti induisti ci trasferiscono è che siamo già Dio, ma ce ne siamo dimenticati. Tutto il cammino che compiamo in questa vita è rivolto alla riscoperta della nostra parte divina».
Il rapporto con la natura e il territorio
La natura e il silenzio sono elementi essenziali dell’esperienza del Gitananda Ashram. Il monastero è circondato dai boschi e il complesso architettonico è stato realizzato in armonia con il paesaggio naturale.
In questo luogo, la pratica spirituale si accompagna alla cura degli orti, degli animali e degli spazi forestali. La presenza del Bosco Sacro rappresenta inoltre un elemento importante del rapporto tra la comunità monastica e l’ambiente.
Oggi il monastero Matha Gitananda Ashrama rappresenta non solo un luogo dedicato alla preghiera e alla formazione monastica, ma anche uno spazio di dialogo tra Oriente e Occidente, dove la tradizione induista si manifesta attraverso pratiche religiose, attività di studio e una presenza architettonica pienamente inserita nel contesto paesaggistico dell’entroterra savonese.
I progetti infrastrutturali nell’area
Il centro, che sta per compiere i suo primi 40 anni di vita, è minacciato dai progetti di infrastrutture che dovrebbero passargli accanto e sopra. In particolare, su parte dei terreni su cui oggi c’è un bosco sacro curato dal monastero dovrebbe passare un tratto dei gasdotti collegati alla nave rigassificatore di Vado Ligure.
Ma non solo: negli ultimi mesi si è aggiunto a ciò il progetto di un’autostrada nuova, che verrebbe costruita proprio accanto al tempio e che andrebbe ad aggiungere inquinamento atmosferico e acustico a e rompere l’armonia di pace e silenzio che qui si respira.
Il progetto dei gasdotti
«Non abbiamo avuto nessuna comunicazione ufficiale - mi racconta Svamini Shuddhananda Ghiri -, siamo stati convocati a settembre dal sindaco di Altare per essere informati sulle possibili trivellazioni all’interno dei terreni del monastero, per permettere ai gasdotti il passaggio».
«Ci è stato spiegato tali gasdotti sarebbero collegati al progetto più ampio della nave rigassificatore di Vado Ligure: non sarebbe un esproprio vero e proprio dei nostri terreni. La definiscono una servitù temporanea, non prendendo in considerazione però che ad oggi questa terra ospita un Bosco Sacro, con alle spalle un progetto più ampio di riqualificazione ambientale delle aree forestali limitrofe».
«Ci hanno rassicurato che gli scavi avverrebbero a a circa 7 metri sotto terra, ma l’equilibrio di flora e fauna verrebbe in ogni caso stravolto e le radici degli alberi più grandi recise».
La variante dell’autostrada A6
«Abbiamo scoperto del progetto dell’autostrada che ci vede coinvolti da un articolo di giornale sul tema del rigassificatore, in cui si faceva notare l’attenzione necessaria alla posa dei gasdotti su terra, affinché non andassero ad interferire con i piloni del tratto autostradale».
«Da lì abbiamo iniziato a muoverci per capire meglio di cosa si trattasse e approfondire il piano di fattibilità già realizzato. Si tratta di una variante dell’autostrada A6, che collega Savona a Torino.
Il progetto prevede infatti circa 7 chilometri di una strada a quattro corsie, composta da parti su viadotti rialzati e altre in galleria. La valutazione di costi benefici presentata risulta ai loro occhi favorevole, in quanto costerebbe “solo” 700 milioni di euro».
Le preoccupazioni ambientali
Gli abitanti e i frequentatori del monastero sono molto preoccupati: «Prevediamo un possibile disastro, non solo per la nostra salute a causa dell’inquinamento, ma per quella degli esseri viventi dell’intera valle».
«La val Bormida è già piegata dall’inquinamento delle industrie e questa infrastruttura peggiorerebbe ancor di più la situazione, attraverso l’erosione del terreno, le falde acquifere, le conseguenze inevitabili su flora e fauna».
«Oltre ad avere un impatto negativo sul monastero, riteniamo che sarebbe un crimine ambientale notevole».
Tra gli elementi portati a contrastare il progetto dell’autostrada c’è anche il tema della manutenzione di quella già esistente e delle valutazioni solo economiche portate avanti: «Un tratto autostradale c’è già e viene mantenuto con costi molto alti. Sarebbe una contraddizione utilizzare risorse economiche così elevate per crearne una nuova».
«Inoltre si pensa sempre all’aspetto dell’economia monetaria, ma vi è anche un’economia ecologica che non può essere sottovalutata, che comprende la cura delle persone e degli esseri viventi tutti».
La non violenza come principio di azione
L’obiettivo è abbattere l’ignoranza, mettendo al centro il benessere della natura attraverso il principio della non violenza.
«Spesso noi tutti ci confrontiamo con un mondo che va nella direzione opposta a quella che vorremmo. L’induismo propone una concezione circolare del tempo, in cui non ci sono un solo inizio e una sola fine, bensì tanti inizi e tante fini e in questo ciclo di infinite nascite e morti sono coinvolti tutti gli esseri viventi, animali e piante compresi».
«Non possiamo e non vogliamo chiudere gli occhi davanti a ingiustizie e violenze, ma se poniamo attenzione solamente fuori non possiamo cambiare. Possiamo solo partire dal nostro piccolo per arrivare a una progressiva trasformazione che coinvolge anche gli altri».
«Il primo passo è quindi quello di pregare non come via di fuga dalle difficoltà, ma come atto divino che detiene una grandissima capacità trasformativa. L’attivazione poi è necessaria, ricorrendo però sempre al principio della non violenza».
Il Gitananda Ashram come luogo di dialogo
Il Gitananda Ashram non è affatto isolato dal mondo e non vive in una dimensione tutta sua, anzi. Ha collegamenti con il Governo italiano e con l’Europa; organizza, perfettamente calato nell’attualità, convegni ed eventi su tematiche importanti come ambiente, natura, spiritualità, ecc.
Le spiegazioni sull’induismo, la sua simbologia e le straordinarie similitudini con le altre religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo, islam…) contribuiscono ogni volta a far comprendere che, al di là di tutto, la matrice è sempre la stessa.
Il monastero rappresenta così una realtà religiosa, culturale e spirituale inserita nel territorio di Altare, accessibile a chi desidera conoscere la tradizione induista, partecipare alle attività del tempio oppure trascorrere un periodo di tranquillità nella natura e nel silenzio.