Il Dalai Lama sugli immigrati che tornano nei loro Paesi: che cosa ha detto davvero

Il Dalai Lama ha sostenuto che l’Europa dovrebbe accogliere e aiutare i rifugiati in pericolo, offrendo loro asilo, istruzione e formazione, con l’obiettivo che possano un giorno tornare nei Paesi d’origine e contribuire alla loro ricostruzione. La frase secondo cui l’Unione Europea dovrebbe «spedire tutti i migranti nei loro Paesi» è quindi una semplificazione imprecisa delle sue posizioni.

Nel corso degli anni Tenzin Gyatso ha espresso una linea articolata: compassione e assistenza per chi fugge da guerre e persecuzioni, responsabilità morale dell’Europa nel salvare le vite in pericolo e, quando le condizioni lo permettono, ritorno dei rifugiati nelle proprie terre. Ha inoltre affermato che un numero limitato di persone può essere accolto stabilmente, mentre non sarebbe possibile trasformare l’intera Europa in un Paese musulmano o africano.

Da dove nasce la controversia

Venerdì 2 ottobre 2020 la redazione di Facta ha ricevuto una segnalazione via Facebook che chiedeva di verificare le informazioni contenute in un post pubblicato il 30 settembre 2020 sul social network. Il post oggetto della nostra verifica contiene una foto del Dalai Lama, guida spirituale della tradizione buddhista tibetana, e un testo che recita: «Dalai Lama: “L’UE deve spedire tutti i migranti nei loro Paesi”».

Si tratta dello screenshot di un articolo, pubblicato il 29 settembre 2020 dal sito web Stop Censura, definito da NewsGuard «un sito anti-immigrazione che pubblica frequentemente informazioni false e fuorvianti». Secondo l’articolo, «in un’intervista rilasciata alla stampa britannica» il Dalai Lama avrebbe dichiarato: «L’Europa deve rispedire tutti i rifugiati nei loro paesi d’origine altrimenti rischia di diventare africana o musulmana» e ancora «l’Europa non può accogliere tutti, dal momento che appartiene agli europei e ogni popolo ha la propria lingua, cultura e modo di vivere e questo va rispettato».

Si tratta di una notizia vecchia e imprecisa. Il riferimento è a un’intervista al Dalai Lama pubblicata il 27 giugno 2019 dalla Bbc.

L’intervista alla BBC del 2019

Nel corso dell’intervista, l’autorità spirituale buddhista ha dichiarato che «i Paesi europei dovrebbero accogliere questi rifugiati e fornirgli educazione e formazione, con lo scopo di far ritornare queste persone nella loro terra con determinate abilità».

Secondo il Dalai Lama, dunque, il primo passo dovrebbe essere l’accoglienza dei rifugiati, oltre che un investimento sulla loro formazione propedeutico a farli poi tornare nelle terre natali. «Un numero limitato andrebbe bene, ma l’intera Europa diventerebbe un Paese musulmano, un Paese africano - impossibile» prosegue il Dalai Lama nell’intervista.

La giornalista ha tentato di incalzare il monaco tibetano: magari gli immigrati non desiderano rientrare nella loro terra d’origine ma preferiscono rimanere in Europa. Allora che fare? «Un numero limitato va bene, ma l’Europa non può diventare un continente musulmano o africano. È impossibile».

Ma niente da fare, la giornalista insiste, chiedendo se non ci trovi qualcosa di sbagliato, perché in fondo lui stesso è un rifugiato. Il Dalai Lama però non si scompone e chiarisce meglio il concetto: «Credo che dovrebbero tornare nella loro terra. L’Europa appartiene agli europei».

Il significato delle parole: accoglienza, formazione e ritorno

In base alle frasi riportate nell’intervista, dunque, l’intervento del Dalai Lama sottolineava la necessità dei rifugiati di far ritorno nei loro Paesi d’origine, ma solo dopo essere stati accolti e formati in Europa.

Il progetto delineato dal Dalai Lama non consiste nella semplice espulsione dei migranti o nel rimpatrio immediato di tutti i rifugiati. La sequenza indicata nelle sue dichiarazioni è diversa: soccorrere le persone in pericolo, garantire loro protezione, fornire ai bambini l’accesso all’istruzione e ai giovani competenze pratiche, quindi rendere possibile il ritorno e la ricostruzione dei Paesi d’origine.

Elemento della posizioneIndicazione espressa dal Dalai Lama
Rifugiati in pericoloAccoglienza e aiuto
BambiniStrutture per l’istruzione
GiovaniFormazione in competenze pratiche
Obiettivo successivoRitorno a casa e ricostruzione del Paese
Accoglienza permanenteUn numero limitato può essere accolto

La precisazione di Malmö del settembre 2018

Le parole pronunciate dal Dalai Lama lo scorso 12 settembre nella città svedese di Malmo a proposito della complessa questione dei migranti e dei rifugiati sono state riportate da alcuni media internazionali in modo errato e al di fuori del loro contesto.

A Malmo Sua Santità aveva dichiarato che l’Europa aveva la “responsabilità morale” di aiutare i rifugiati la cui vita era seriamente minacciata. “L’Europa deve riceverli, aiutarli e fornire loro la necessaria istruzione” - aveva aggiunto il Dalai Lama - “ma alla fine di questo percorso devono contribuire allo sviluppo dei loro paesi d’origine”.

Alcune testate giornalistiche e alcuni commenti postati sui social media hanno riportato un’errata e fuorviante interpretazione delle parole del leader religioso tibetano accusato di aver affermato che “tutti i rifugiati devono essere rimpatriati per contribuire nel più breve tempo possibile alla rinascita dei loro paesi”.

“Lo stesso Dalai Lama dovrebbe dare l’esempio” - si legge in un tweet - e ritornare nella sua terra.

«L’Europa appartiene agli europei» aveva detto il monaco tibetano, ma aveva aggiunto che l’Europa è «moralmente responsabile» del salvataggio delle vite di rifugiati in pericolo. «Dovrebbe accoglierli, aiutarli ed educarli» aveva concluso il Dalai Lama, «ma con il fine di permettere loro di sviluppare i loro Paesi d’origine».

La risposta alla conferenza di Rotterdam

A Rotterdam, il 16 settembre, nel corso di una conferenza pubblica, Sua Santità ha dissipato ogni dubbio sul significato delle sue parole. A una ragazza che gli chiedeva chiarimenti sui titoli apparsi su alcuni media, il Dalai Lama ha risposto con le seguenti parole:

“Quando i rifugiati provenienti da altri Paesi sono arrivati in Europa, è meraviglioso che la Germania e altri Paesi europei abbiano dato loro aiuto. Tuttavia, penso che la maggior parte di questi rifugiati considerino la propria terra come la loro casa dove però, proprio ora, avvengono moltissime uccisioni e sopraffazioni e c’è molta sofferenza. Ecco perché sono scappati.”

“Pertanto, a breve termine, i Paesi europei devono fornire loro asilo e, in particolare, fornire ai bambini strutture per l’istruzione e ai giovani una formazione in competenze pratiche come la meccanica. L’obiettivo è che un giorno essi possano tornare a casa e ricostruire il proprio paese.”

“Questa è stata la mia opinione fin dall’inizio. Noi tibetani, per esempio, ci siamo rifugiati in India, ma la maggior parte dei tibetani vuole tornare in Tibet, quando la situazione sarà cambiata.”

“Ogni paese ha la sua cultura, la sua lingua, il suo modo di vivere ed è meglio che la gente viva nel proprio paese. Questa è la mia opinione”.

Dalai Lama conferenza sui rifugiati

Il riferimento all’esperienza tibetana

Il Dalai Lama ha collegato il tema dei rifugiati alla storia del popolo tibetano. Noi tibetani abbiamo trovato rifugio in una nazione democratica e penso che gli individui, i gruppi, le organizzazioni possano aiutare gli altri più che i grandi governi, perché fanno meno paura.

Intervistato nel nord dell’India, a Dharamsala, dove vive in esilio a causa dell’occupazione cinese del Tibet dal 1959, il premio Nobel per la pace ha anche suggerito che i profughi dovrebbero tornare a casa, dopo un po’.

“Moralmente”, ha puntualizzato, dovrebbero «restare solo temporaneamente», per poi tornare nel loro Paesi e «aiutarli nella ricostruzione». La più alta autorità religiosa dei tibetani ha anche espresso il desiderio di tornare in patria, "tra un paio di anni".

A Rotterdam il Dalai Lama ha spiegato che la maggior parte dei tibetani rifugiati in India desidera tornare in Tibet quando la situazione sarà cambiata. Questo esempio serve a chiarire che il ritorno viene collegato alla sicurezza e al miglioramento delle condizioni nel Paese d’origine, non a un rientro forzato durante guerre, uccisioni o persecuzioni.

Le dichiarazioni del 2016 alla Frankfurter Allgemeine Zeitung

Le dichiarazioni riportate dall’autorevole quotidiano britannico, certamente una fonte che non può essere tacciata di essere inattendibile o produttrice di fake news, non sono troppo dissimili da quanto la massima autorità religiosa dei buddisti ebbe a dichiarare nel 2016 a un giornale tedesco.

«Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione”, ha spiegato la massima autorità spirituale dei buddisti tibetani alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Bisogna aiutarli, ha aggiunto, ma “d’altra parte, nel frattempo sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”.

In collegamento telefonico da Washington Matteo Mecacci, presidente dell'International Campaign for Tibet, commenta le parole del Dalai Lama sul flusso dei profughi che arrivano in Europa.

Parole pronunciate dal Dalai Lama in una lunga intervista ad uno dei principali quotidiani tedeschi, la Frankfurter Alghemain Zaitung.

"Il Dalai Lama sulla questione rifugiati in Europa. Intervista a Matteo Mecacci" realizzata da Federico Punzi con Matteo Mecacci (presidente dell'International Campaign for Tibet, Radicali Italiani).

L'intervista è stata registrata sabato 4 giugno 2016 alle 18:19. Nel corso dell'intervista sono stati trattati i seguenti temi: Aiuti Umanitari, Dalai Lama, Emergenza, Europa, Germania, Guerra, Immigrazione, Islam, Mecacci, Mediterraneo, Rifugiati, Siria, Tibet, Unione Europea.

La registrazione audio ha una durata di 13 minuti.

La posizione espressa nel 2014

Roma, 15 settembre 2014 - Migranti e accoglienza, una riflessione non banale arriva dal Dalai Lama. Il quale, durante il suo viaggio in Gran Bretagna, si è soffermato sul tema immigrazione ponendo illustrando una convizione: l'Europa deve spingere sul canale umanitario.

Ma è impossibile che possa accogliere tutti i migranti. "Penso che Germania e Austria abbiano avuto una buona risposta alle migrazioni - ha detto il Dalai Lama, come riportato da numerosi media inglesi - ma bisogna riflettere: è impossibile che tutti possano venire in Europa".

La grande guida spirituale ha anche ribadito e puntualizzato che "l'Europa deve dare una risposta pratica e morale alla crisi siriana". Insomma, il Dalai Lama apre all'aiuto umanitario, ma riflette attentamente sui numeri.

"Le nazioni - ha ricordato il monaco tibetano da Oxford -. Devono mettere da parte i propri interessi e aiutare chi piange e chiede aiuto".

L’intervento a Palermo

Ha mangiato il pane della fratellanza universale il Dalai Lama a Palermo e ha parlato dell’accoglienza dei siciliani davanti alle ondate di migranti che giungono da paesi distrutti, in preda alla guerra e la disperazione.

“In Sicilia si sta già praticando la compassione che porta alla pace. Compassione che viene praticata quando si accolgono i migranti, uomini e donne che hanno passato momenti brutti. Vengono da paesi in pericolo, scappano e voi li accogliete, date loro un riparo e la libertà, li mettete al sicuro, quindi mettete in pratica gli ideali, per questo vi ammiro”.

Così il Dalai Lama Tenzin Gyatso ringrazia l’Isola per il suo impegno nell’accoglienza dei migranti, durante la conferenza stampa “Educazione alla gioia” che si è svolta al Teatro Massimo di Palermo.

“Adesso è giunto il momento di mettere in campo un maggiore coordinamento fra i siciliani le altre parti d’Europa, ma anche altri continenti. Credo che in questo modo la gente assumerà un livello maggiore di responsabilità nel portare aiuto ai paesi d’origine da cui vengono i rifugiati per ricostruire i loro paesi”.

Il Teatro Massimo di Palermo era gremito per la conferenza sull'Educazione alla Gioia tenuta lo scorso 18 settembre dal Dalai Lama Tenzin Gyatso, leader spirituale.

Sono stati molti gli argomenti trattati dal Premio Nobel per la Pace, sua santità il Dalai Lama, durante la sua visita a Palermo e in particolare durante la conferenza di educazione alla gioia, che si è tenuta al Teatro Massimo lo scorso 18 settembre.

Il leader spirituale ha affrontato con serietà, seppur inserendo momenti di leggera simpatia, alcuni caldissimi temi di attualità: la migranzione, i conflitti tra la Corea del Nord e l’America, l’uso dei social e della tecnologia e fino naturalmente alla religione e alla crescita personale e spirituale dell’individuo.

«Noi dobbiamo accogliere migranti, che arrivano nei luoghi che li accolgono pensando a come poter ricostruire i luoghi da cui sono scappati - afferma - Noi tibetani abbiamo trovato rifugio in una nazione democratica e penso che gli individui, i gruppi, le organizzazioni possano aiutare gli altri più che i grandi governi, perché fanno meno paura».

Accoglienza, guerra e responsabilità morale

La posizione del Dalai Lama si è concentrata soprattutto sulle persone costrette a fuggire da Paesi distrutti dalla guerra e dalla violenza. «È responsabilità morale aiutare i rifugiati che sono davvero in pericolo di vita. È giusto accogliergli, aiutarli, contribuire alla loro educazione».

La grande guida spirituale ha anche ribadito e puntualizzato che "l'Europa deve dare una risposta pratica e morale alla crisi siriana". "Le nazioni - ha ricordato il monaco tibetano da Oxford -. Devono mettere da parte i propri interessi e aiutare chi piange e chiede aiuto".

“Quando i rifugiati provenienti da altri Paesi sono arrivati in Europa, è meraviglioso che la Germania e altri Paesi europei abbiano dato loro aiuto.”

“Pertanto, a breve termine, i Paesi europei devono fornire loro asilo e, in particolare, fornire ai bambini strutture per l’istruzione e ai giovani una formazione in competenze pratiche come la meccanica.”

Il rapporto tra ritorno e ricostruzione

Il ritorno nei Paesi d’origine, nelle parole del Dalai Lama, è collegato alla possibilità di ricostruire società e comunità colpite dalla guerra. «Ma i migranti, dovrebbero contribuire a sviluppare i loro Paesi d’origine e tornarvi per ricostruirli» ha detto in sintesi.

“L’obiettivo è che un giorno essi possano tornare a casa e ricostruire il proprio paese.”

“Credo che in questo modo la gente assumerà un livello maggiore di responsabilità nel portare aiuto ai paesi d’origine da cui vengono i rifugiati per ricostruire i loro paesi”.

Il modello proposto comprende quindi anche la formazione professionale e l’educazione, considerate strumenti per permettere ai rifugiati di partecipare allo sviluppo delle loro comunità. Il ritorno è presentato come un obiettivo possibile e desiderabile quando la situazione lo consente, non come una misura immediata applicabile indistintamente a tutte le persone.

La questione dell’Europa e dell’identità culturale

«Ogni paese ha la sua cultura, la sua lingua, il suo modo di vivere ed è meglio che la gente viva nel proprio paese. Questa è la mia opinione».

Secondo il Dalai Lama, la tutela delle identità culturali non elimina il dovere di soccorrere chi è in pericolo. Le due affermazioni sono state pronunciate insieme: da una parte l’Europa appartiene agli europei e non può accogliere un numero illimitato di persone; dall’altra l’Europa ha una responsabilità morale verso i rifugiati le cui vite sono minacciate.

Nel corso della conferenza di Malmö, l’espressione «L’Europa appartiene agli europei» è stata accostata alla richiesta di accogliere, aiutare ed educare i rifugiati, con il fine di permettere loro di sviluppare i Paesi d’origine.

La frase «l’Europa non può diventare un continente musulmano o africano» è stata invece utilizzata per sostenere che l’accoglienza permanente di un numero illimitato di persone non sarebbe possibile secondo la sua valutazione.

Le parole sul rapporto con l’Islam

Durante la conferenza di Palermo, il Dalai Lama ha affrontato anche il rapporto tra religione, violenza e terrorismo. «Chiedersi perché la comunità musulmana abbia tanta rabbia è cruciale. Dobbiamo capire da dove viene. Dopo l’11 settembre scrissi a Bush, che rispetto, dicendogli che una reazione violenta avrebbe moltiplicato la violenza. Se adesso hai un Bin Laden, reagendo con la guerra ne avrai dieci, cento».

L'esistenza di diverse religioni, secondo il Premio Nobel, è inevitabile. «Gli individui non sono tutti uguali - ha detto il Dalai Lama - e devono avere la possibilità di praticare il culto che ritengono opportuno, sempre guidati dall'amore».

«Anche l’uso sbagliato della religione può essere distruttivo. Denominare un certo tipo di religione come terrorismo è sbagliato. Il terrorismo è qualcosa che fa male agli altri e se fa male agli altri, non non sei più buddista, non sei più musulmano.

Un vero musulmano mai uccide, un vero buddista mai uccide. È sbagliato titolare con frasi come terrorismo islamico perché la gente si fa un’idea sbagliata» ha aggiunto.

Il valore della formazione

Nel discorso del Dalai Lama, l’istruzione rappresenta una componente centrale dell’aiuto ai rifugiati. Ai bambini dovrebbero essere garantite strutture per l’istruzione, mentre ai giovani dovrebbe essere offerta una formazione in competenze pratiche come la meccanica.

Il percorso educativo non viene presentato soltanto come una forma di assistenza durante l’esilio, ma anche come preparazione al possibile ritorno. Le competenze acquisite in Europa dovrebbero permettere ai rifugiati di partecipare alla ricostruzione dei propri Paesi d’origine.

Il nome della conferenza nasce da "Il libro della Gioia. Dialogo tra due Nobel per la Pace" di Douglas Abrams, incentrato sul dialogo tra lo stesso Dalai Lama Tenzin Gyatso e l’arcivescovo africano Desmond Tutu.

Per arrivare alla pace nel mondo bisogna unire la compassione con l’azione.

Come valutare la frase «tutti i migranti devono tornare a casa»

La formula «tutti i migranti devono tornare a casa» non restituisce integralmente il contenuto delle dichiarazioni del Dalai Lama. Le sue parole distinguono tra persone in pericolo di vita, rifugiati che hanno bisogno di asilo e formazione, e possibilità di un ritorno futuro nei Paesi d’origine.

Il Dalai Lama ha parlato di accoglienza immediata per chi fugge da guerre e persecuzioni, di educazione per i bambini, di formazione pratica per i giovani e di ritorno quando la situazione sarà cambiata. Ha inoltre riconosciuto che un numero limitato di persone può rimanere in Europa, pur sostenendo che l’intero continente non possa accogliere stabilmente tutti i migranti.

Il punto centrale delle sue dichiarazioni è quindi la combinazione tra soccorso umanitario, limiti dell’accoglienza permanente e ricostruzione dei Paesi d’origine. Presentare soltanto l’ultima parte, omettendo il riferimento all’asilo e all’aiuto, produce una rappresentazione parziale del suo pensiero.

Una posizione politica oltre il ruolo spirituale

Vale la pena sottolineare che, sebbene il Dalai Lama sia una guida spirituale e un premio Nobel per la pace (nel 1989), egli è anche il leader politico del Tibet indipendente e in quanto tale libero di esprimere una visione politica personale.

Simbolo mondiale della pace, il Dalai Lama ha ammesso che a volte la violenza è giustificata, "quando non c'è scelta e quando la compassione è il motivo". Anche Buddha uccise un mercante per salvarne 499, ha raccontato al quotidiani tedesco, dunque mosso a compassione per il destino di quei 499.

La sua posizione sui migranti va quindi letta come una valutazione politica e morale sulla gestione dei rifugiati, non come una disposizione giuridica dell’Unione Europea. Le sue dichiarazioni non stabiliscono obblighi per gli Stati europei, ma esprimono una visione secondo cui la solidarietà verso chi è in pericolo deve essere accompagnata dalla prospettiva di ricostruire i Paesi da cui le persone sono fuggite.

Compassione e responsabilità

La pace ha a che fare con il mondo interiore, con la gioia e i pensieri, non con il mondo esterno. Non possiamo trovare la felicità negli oggetti esterni.

Serve un nuovo sistema educativo in questo secolo, da tempo propongo di inserire nell’odierno sistema di istruzione i valori della compassione.

Nel tema dei rifugiati, la compassione viene tradotta in azioni concrete: dare riparo, garantire la libertà, mettere al sicuro le persone, assicurare l’istruzione e offrire strumenti per il futuro. A Palermo il Dalai Lama ha descritto proprio l’accoglienza dei migranti come una pratica di compassione capace di contribuire alla pace.

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