I Quattro Re Celesti, chiamati in giapponese Shitennō, sono quattro divinità buddhiste che proteggono i quattro punti cardinali, il mondo, la Legge buddhista, i templi e coloro che praticano gli insegnamenti del Budda. Nel buddhismo giapponese sono raffigurati come guerrieri dall’aspetto severo, generalmente collocati ai quattro lati di un’immagine sacra, ai quattro angoli dell’altare o presso gli ingressi dei templi.
Il loro significato non si limita alla difesa da forze demoniache o influenze negative. I Quattro Re Celesti rappresentano anche funzioni spirituali e qualità interiori: stabilità, conoscenza, crescita, saggezza, capacità di distinguere il bene dal male e forza necessaria per liberare gli esseri dalla sofferenza. Nel Gohonzon di Nichiren Daishonin siedono ai quattro angoli della torre preziosa e, secondo la tradizione, la loro presenza richiama la protezione della Legge e dei praticanti.
Chi sono i Quattro Re Celesti
I Quattro Re Celesti appaiono nel primo capitolo del Sutra del Loto: sono i generali del dio Taishaku che governano i quattro quartieri del mondo, Nord, Sud, Est e Ovest. Taishaku nella mitologia indiana era il dio del tuono che viene incorporato negli insegnamenti buddisti insieme a un’altra serie di divinità che tutelano i vari aspetti della vita.
Bonten, o Brahma, e Taishaku, o Indra, sono le due principali divinità che proteggono il mondo e il popolo che lo abita. Tra le varie divinità celesti, vi sono quelle come i Quattro Re Celesti, Brahma e Indra, che furono introdotte nel Buddhismo in India fin dai primi tempi e i cui nomi compaiono nelle scritture.
| Nome giapponese | Direzione | Significato e ruolo | Spiriti comandati |
|---|---|---|---|
| Jikokuten | Est | Colui che mantiene il regno, stabilità e protezione della nazione | Gandharva |
| Kōmokuten | Ovest | Colui che vede tutto, conoscenza e consapevolezza | Naga |
| Zōchōten | Sud | Colui che cresce, prosperità e crescita spirituale | Kumbhanda |
| Tamonten / Bishamonten | Nord | Difensore della pace, sapienza e ricchezza | Yaksha |
I Quattro Re Celesti rappresentano quattro funzioni fondamentali: proteggere il mondo; individuare e punire il male e incoraggiare l’aspirazione all’Illuminazione; ascoltare gli insegnamenti buddisti e proteggere il luogo ove il Budda li espone; liberare le persone dalla sofferenza.
Origine indiana e diffusione in Asia
La storia inizia in India. In origine erano divinità indù che poi il Buddhismo ha adattato come propri guardiani. Dall’India sono passati in Cina e, intorno al VI secolo, sono arrivati in Giappone con il suffisso “-ten” presente nei loro nomi, e in quelli di molti altri Dei riadattati dall’induismo e dal buddhismo.
In origine, queste divinità celesti venivano raffigurate come figure maschili, come guerrieri che proteggevano il Buddismo o demoni, ma in Giappone apparvero statue di fanciulle celestiali, raffiguranti divinità femminili come belle e voluttuose. Il loro numero aumentò con l'affermarsi del Buddhismo esoterico, e molte furono trasformate o create sotto l'influenza delle religioni cinese e giapponese.
Nella cosmologia buddhista giapponese, gli Shitennō appartengono al regno degli esseri celesti e si collocano al di sotto dei Budda, dei bodhisattva come Kannon e dei Re della Saggezza. Sono collegati ad altri protettori, come i guardiani Niō e le divinità celesti.
Originariamente derivati dall’induismo, gli Shitennō avevano il compito di proteggere il regno dei trentatré dèi sul monte Sumeru dagli attacchi. Con l’evoluzione del Buddhismo, divennero protettori della Legge buddhista, dei templi e dei devoti. Questo cambiamento riflette il modo in cui il Buddhismo integrò credenze già esistenti mentre si diffondeva in Asia.
Il rapporto con Taishakuten
In alcune tradizioni, una quinta figura chiamata Taishakuten è considerata il comandante dei Quattro Re Celesti. Rappresentando la direzione centrale, Taishakuten è raffigurato come il centro del mandala protettivo formato dai quattro guardiani intorno allo spazio sacro.
La sua presenza rafforza la struttura cosmica nella quale i Quattro Re Celesti proteggono le direzioni periferiche, mentre Taishakuten coordina la difesa centrale. Bonten e Taishaku sono le due principali divinità che proteggono il mondo e il popolo che lo abita.
Jikokuten, il guardiano dell’Est
Nome, direzione e significato
Jikokuten protegge l’Est. Il suo nome significa “colui che mantiene il regno”. Rappresenta la forza che serve per tenere insieme le cose e dare stabilità.
Protegge la nazione e la terra. Se il mondo è in pace e le persone rispettano le regole, è merito della sua sorveglianza. Per questo è visto come il “pilastro” che regge la stabilità.
Jikokuten è connesso alla primavera e ai colori blu o verde. Nella tradizione indù è il re dei Gandharva, esseri celesti legati alla musica e alle fragranze.
Iconografia di Jikokuten
Di solito ha in mano una spada o un tridente mentre nell’altra un gioiello buddhista. Nel Gohonzon appare in alto a destra e protegge l’Est.
Viene raffigurato con una cotta di metallo, una spada nella mano sinistra e pietre preziose nella destra. La spada rappresenta la punizione degli atti malvagi e i gioielli rappresentano la ricompensa per gli atti positivi.
Jikokuten può essere raffigurato con un’espressione severa, un’armatura e una posizione dinamica, caratteristiche che sottolineano il suo ruolo di difensore. Insieme agli altri Re Celesti, spesso calpesta un piccolo demone, simbolo delle forze negative e delle debolezze umane.
Funzione spirituale di Jikokuten
Jikokuten rappresenta una persona affidabile in grado di infondere fiducia a coloro che la circondano. Nella società moderna potrebbe essere la funzione dell’uomo politico.
Nel corpo umano rappresenta il metabolismo e la respirazione. È associato al senso dell’olfatto.
Nel commentario di T’ien-t’ai al Sutra del Loto, la funzione attribuita a Jikokuten è quella di proteggere il mondo. La sua immagine richiama quindi la responsabilità di mantenere ordine, equilibrio e sicurezza.
Kōmokuten, il guardiano dell’Ovest
Nome, direzione e significato
Kōmokuten protegge l’Ovest. Il suo nome significa “colui che vede tutto”, per questo ha uno sguardo molto acuto per scovare il male e la sofferenza.
È collegato all’autunno e, in alcune tradizioni, al colore bianco. La sua funzione è distinguere il bene dal male, individuare l’ingiustizia e proteggere il mondo dai disastri causati dall’ignoranza.
Iconografia di Kōmokuten
A differenza degli altri, spesso tiene in mano un rotolo di scrittura e un pennello; questo perché la conoscenza e la consapevolezza sono le armi migliori contro il caos e indicano la capacità del buddhismo di sottomettere il male attraverso la Legge.
Nel Gohonzon appare nell’angolo in basso a destra e protegge l’Ovest. Indossa un’armatura, nella mano sinistra tiene una corda e nella destra un tridente.
Kōmokuten è a capo dei Naga, le creature serpente che vivono nell’acqua. Mitologicamente, si dice che i suoi occhi siano così potenti da poter vedere attraverso ogni inganno o bugia.
Le statue di Kōmokuten hanno spesso un’espressione energica e penetrante. Il suo volto e il suo equipaggiamento sottolineano la capacità di osservare, giudicare e intervenire contro le forze del male.
Funzione spirituale di Kōmokuten
È capace di distinguere il bene dal male, punisce l’ingiustizia e incoraggia le persone ad aspirare all’Illuminazione.
Per la capacità di giudizio saggio e obiettivo, in termini moderni può corrispondere alla funzione del giudice o dell’avvocato. Nel corpo umano rappresenta il sistema immunitario ed è associato agli occhi.
Nel commentario di T’ien-t’ai, Kōmokuten è collegato alla capacità di individuare e punire il male e di incoraggiare l’aspirazione all’Illuminazione.
Zōchōten, il guardiano del Sud
Nome, direzione e significato
Zōchōten protegge il Sud. Il suo nome significa “colui che cresce”. È legato alla prosperità e alla crescita spirituale.
La sua funzione è eliminare il male e rimuovere la sofferenza. Il concetto di crescita non riguarda soltanto l’abbondanza materiale, ma anche l’espansione della saggezza, della consapevolezza e della capacità di trasformare la vita.
Zōchōten è associato all’estate e al colore rosso. In altre rappresentazioni il suo colore principale è il blu o il nero.
Iconografia di Zōchōten
Guardiano del Sud, possiede solitamente una o due armi lunghe, una corta e una lunga. Di solito ha in mano una lancia e la sua armatura è spesso particolarmente imponente.
Nel Gohonzon appare nell’angolo inferiore sinistro e protegge il Sud. La sua immagine può includere una spada nella mano destra.
Spesso calpesta un demone, che rappresenta l’ignoranza o i desideri che ci bloccano. L’atto di sottomettere la creatura simboleggia la capacità di superare gli ostacoli che impediscono la crescita spirituale.
Zōchōten comanda i Kumbhanda, un gruppo di spiriti che a volte sono descritti come giganti o demoni dell’abbondanza.
Funzione spirituale di Zōchōten
Rappresenta una persona di grande autodisciplina che insegna la moderazione e dà speranza e gioia a tutti.
Il suo moderno equivalente potrebbe essere lo scienziato, lo psicologo o l’assistente sociale. Simboleggia la volontà indirizzata alla consapevolezza di sé e la capacità di trasformare le sofferenze in gioia.
Nel corpo umano è associato al senso del gusto. Nel commentario di T’ien-t’ai la sua funzione è liberare le persone dalla sofferenza.
Tamonten o Bishamonten, il guardiano del Nord
Nome, direzione e significato
Tamonten, chiamato anche Bishamonten, protegge il Nord. È il difensore della pace, della sapienza e della ricchezza.
Tamonten è colui che si fa carico di difendere la direzione del Nord, che è considerata propagatrice di energie maligne e malefiche. Secondo i miti, vive a metà del Monte Meru, il centro dell’universo buddhista, e ascolta costantemente le parole del Budda, per questo è considerato il più sapiente dei quattro.
Il Nord è associato all’inverno. Il suo colore è solitamente il giallo o il verde, mentre altre tradizioni lo collegano al bianco o al nero.
Iconografia di Bishamonten
Nella sua iconografia porta con sé una piccola pagoda, che contiene tesori religiosi, e una lancia. Nel Gohonzon è collocato nell’angolo superiore sinistro e protegge il Nord.
La sua armatura è adornata dei sette tipi di gioielli, nella mano destra tiene una spada e nella sinistra la torre preziosa. La pagoda rappresenta la custodia degli insegnamenti e delle ricchezze spirituali.
Bishamonten comanda gli Yaksha, spiriti della natura che possono essere sia buoni che pericolosi. È talmente importante che è anche uno dei “Sette Dei della Fortuna” in Giappone.
Durante il periodo Sengoku diventerà noto principalmente come Bishamonten, il dio della guerra. La sua immagine unisce quindi la difesa della Legge buddhista, la sapienza, la prosperità e la forza militare.
Funzione spirituale di Tamonten
Bishamonten protegge il luogo in cui il Budda insegna e le persone che ascoltano gli insegnamenti.
Rappresenta una persona di grande saggezza e conoscenza che crea valore con le informazioni che raccoglie, come un giornalista illuminato o un filosofo nella società attuale.
È associato al senso dell’udito e alla capacità di avvertire i pericoli. Nel commentario di T’ien-t’ai la sua funzione è ascoltare gli insegnamenti buddhisti e proteggere il luogo ove il Budda li espone.
I Quattro Re Celesti nel Sutra del Loto
I Quattro Re Celesti partecipano alla Cerimonia nell’Aria con altri diecimila dèi al loro seguito e infine, nel ventiseiesimo capitolo del Sutra del Loto, Bishamonten e Jikokuten giurano a nome di tutti e quattro di proteggere coloro che abbracciano il sutra.
La loro presenza nel Sutra del Loto collega la funzione di guardiani cosmici alla protezione concreta del praticante. Essi non sono soltanto divinità che sorvegliano lo spazio sacro, ma anche figure che attestano l’impegno delle forze celesti a difendere chi sostiene la Legge buddhista.
Nel pensiero di Nichiren Daishonin, Bonten, Taishaku, gli dèi del Sole e della Luna e i Quattro Re Celesti sono associati alla protezione del devoto del Sutra del Loto. Nel corso della Cerimonia nell’Aria, il Budda Shakyamuni esortò ogni divinità buddhista ad impegnarsi a proteggere il devoto del Sutra del Loto in ogni circostanza.
I Quattro Re Celesti nel Gohonzon
Nel Gohonzon Nichiren Daishonin rappresentò fedelmente la Cerimonia nell’Aria come spiega nel Vero aspetto del Gohonzon: «I cinque caratteri del Sutra del Loto sono iscritti al centro della torre preziosa mentre i quattro Re celesti siedono ai quattro lati».
Questo mandala raffigura il Budda Shakyamuni, l’Onorato dal Mondo, seduto nella torre preziosa del Budda Molti Tesori, e gli altri Budda che erano emanazioni di Shakyamuni, fedelmente come la stampa riproduce la matrice.
I cinque caratteri del titolo del Sutra del Loto sono sospesi al centro della torre preziosa, mentre i quattro re celesti sono seduti ai quattro angoli. Shakyamuni, Molti Tesori e le quattro guide dei Bodhisattva della Terra sono allineati in alto.
Seduti sotto di loro sono i bodhisattva, fra cui Virtù Universale e Manjushri e gli ascoltatori della voce, fra cui Shariputra e Maudgalyayana. A fianco di questi stanno gli dèi del sole e della luna, il re demone del sesto cielo, il re drago e un asura.
In più i re di saggezza Inamovibile e Ardente di Desideri si collocano rispettivamente a sud e a nord. Il perfido traditore Devadatta e l’ignorante figlia del re drago formano un unico gruppo.
Non solo la Madre dei Fanciulli Demoni e le dieci fanciulle demoni, che succhiano la vita delle persone in tutto il sistema maggiore di mondi, ma anche le divinità guardiane del Giappone, cioè la Dea del Sole e il Grande Bodhisattva Hachiman, i sette regni di dèi celesti e i cinque regni di dèi terreni, e tutti i vari dèi maggiori e minori sono tutti allineati in fila.
Nel Gohonzon dimorano, senza eccezione alcuna, tutti i Budda, i bodhisattva e grandi saggi, tutti i vari esseri dei due mondi e degli otto gruppi che appaiono nel capitolo “Introduzione” del Sutra del Loto.
Illuminati dalla luce dei cinque caratteri della Legge mistica, rivelano i nobili attributi che possiedono intrinsecamente. Questo è l’oggetto di culto. È quello che indica il sutra con l’espressione «il vero aspetto di tutti i fenomeni».
Il significato dei Quattro Re Celesti nella pratica buddhista
Ai quattro lati del Gohonzon, i re celesti rappresentano varie funzioni fra le quali la protezione del mondo e liberare le persone dalla sofferenza.
Quando recitiamo al Gohonzon attiviamo le funzioni dei quattro Re celesti nella nostra vita e nell’ambiente.
Tutti gli attributi dei quattro Re celesti sono in realtà qualità che riusciamo ad attivare in noi stessi, nella società e nell’ambiente grazie alla pratica buddista.
In questa prospettiva, i quattro guardiani non sono soltanto figure esterne da venerare. Essi rappresentano facoltà che la pratica buddhista permette di sviluppare: la capacità di mantenere stabilità, riconoscere l’ingiustizia, ascoltare la Legge, proteggere ciò che è prezioso, crescere nella saggezza e trasformare la sofferenza.
Le cinque sillabe e le funzioni protettive
Negli Insegnamenti Orali Nichiren afferma: «Myo corrisponde alle Jurasetsu, dieci figlie del demone, Ho è il dio Jikoku, Ren è Zojo, Ge è Komoku e Kyo è Bishamon. Questi cinque caratteri della Legge mistica sono le cinque invocazioni che, a loro volta, sono l’entità della nostra vita».
Questo insegnamento collega i quattro Re Celesti ai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo e alla dimensione concreta della vita individuale. I guardiani vengono così interpretati come funzioni della Legge mistica presenti nell’esistenza del praticante.
Come spiegano queste frasi, possiamo godere della protezione dei quattro Re celesti in ogni ambito solo quando abbracciamo il Gohonzon con tutto il cuore, recitando con la forte determinazione di migliorare la nostra vita e, allo stesso tempo, realizzare il grande desiderio di kosen-rufu.
Protezione e fede
Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà da ogni lato, a destra e a sinistra, davanti e dietro.
Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada.
Il Gohonzon inoltre si trova solo nei due caratteri che significano fede. Questo intende il sutra quando afferma che si può «accedervi solo grazie alla fede».
La protezione dei Quattro Re Celesti, in questo contesto, non è separata dalla fede e dalla pratica. La loro funzione è attivata attraverso l’abbraccio della Legge, la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e la determinazione di trasformare la propria vita.
I Quattro Re Celesti come qualità della vita
| Re Celeste | Qualità principale | Funzione nella vita | Associazione tradizionale |
|---|---|---|---|
| Jikokuten | Stabilità e affidabilità | Mantenere l’ordine e proteggere ciò che sostiene la vita | Metabolismo, respirazione e olfatto |
| Kōmokuten | Conoscenza e giudizio | Distinguere il bene dal male e riconoscere l’ingiustizia | Sistema immunitario e vista |
| Zōchōten | Crescita e trasformazione | Rimuovere la sofferenza e sviluppare la consapevolezza | Gusto |
| Bishamonten | Sapienza e protezione | Ascoltare gli insegnamenti e custodire ciò che è prezioso | Udito e capacità di avvertire i pericoli |
Jikokuten rappresenta una persona affidabile in grado di infondere fiducia a coloro che la circondano. Kōmokuten rappresenta la capacità di giudizio saggio e obiettivo.
Zōchōten rappresenta una persona di grande autodisciplina che insegna la moderazione e dà speranza e gioia a tutti. Bishamonten rappresenta una persona di grande saggezza e conoscenza che crea valore con le informazioni che raccoglie.
Il ruolo dei Quattro Re Celesti nella cosmologia buddhista
Come protettori delle quattro direzioni, gli Shitennō sorvegliano i confini del mondo ordinato dalla Legge buddhista. Essi sopprimono le influenze negative, rappresentate dai demoni che calpestano, e mantengono la protezione del Dharma e dei suoi seguaci.
I Quattro Re Celesti sono anche considerati intermediari tra il mondo celeste e quello umano. Si ritiene che riferiscano lo stato della moralità umana all’assemblea degli esseri celesti, collegando le azioni degli esseri umani alla risposta delle forze protettive.
La loro espressione feroce riflette il ruolo di guerrieri spirituali. La severità del volto non rappresenta crudeltà, ma la determinazione necessaria per contrastare l’ignoranza, l’avidità, l’odio, l’ingiustizia e le altre forze che ostacolano la pratica.
Il loro compito è quello di proteggere il mondo e la legge buddhista dai demoni che provengono dai quattro punti cardinali che rappresentano.
Iconografia e caratteristiche scultoree
Negli spazi buddhisti la loro posizione non è mai casuale. Il male può arrivare da ogni direzione, e metterne uno per lato serve a creare uno scudo completo per i templi.
Quasi sempre li vedrai con la faccia adirata e le sopracciglia aggrottate per spaventare i nemici del buddhismo e il fedele che li guarda. Inoltre il loro vestiario in armatura risalta ancora di più il loro ruolo di protettori e avanguardia.
Spesso si vedono anche delle iconografie dove calpestano dei piccoli mostri, che non sono altro che una rappresentazione delle debolezze umane, come l’odio o l’avidità.
All’interno della simbologia buddhista, i piccoli demoni chiamati Jaki o Jyaki rappresentano le forze negative sottomesse dai guardiani. Il gesto di calpestarli indica che il male non ha l’ultima parola davanti alla forza della Legge e della consapevolezza.
Le statue dei Quattro Re Celesti sono spesso caratterizzate da pose dinamiche, armature dettagliate, armi, gioielli e sguardi intensi. Il loro aspetto guerriero rende visibile la funzione di difesa spirituale.
Legno, cera e realismo
Questo gruppo scultoreo lo si può apprezzare appieno nel tempio Hōryū-ji, dove le statue sono poste alla base della pagoda e collocate ai quattro punti cardinali.
Notiamo che, a differenza delle statue in bronzo dei Buddha e dei Bodhisattva, queste non sono realizzate in metallo, ma in legno levigato con vari strati di cera.
Il motivo non è dovuto a una scarsità di materiali, che comunque si presenterà verso la fine del VII secolo d.C., ma dalla volontà degli scultori di dare alle statue un’immagine fisica potente e d’impatto grazie alla grande malleabilità del legno.
Per fare questo, gli scultori giapponesi impressero uno stile ultra-realistico alle loro opere, una tecnica che diventerà tipica dell’arcipelago per quanto riguarda le statue di guerrieri e protettori.

La presenza dei Quattro Re Celesti nei templi giapponesi
I Quattro Re Celesti sono talmente importanti che costituiscono un gruppo scultoreo che non può mai mancare in un tempio buddhista in Giappone.
Visitando i templi buddhisti in Giappone, si possono trovare le loro figure ai lati dell’immagine principale del Budda nella sala del tempio, ai quattro angoli dell’altare centrale o presso le porte del tempio.
In alcuni casi sono collocati all’ingresso, due davanti e due dietro, così da creare una protezione completa dello spazio sacro. Possono inoltre essere esposti nel museo o nel tesoro del tempio, soprattutto quando si tratta di sculture storiche.
Le statue possono trovarsi anche alla base di una pagoda o in punti che corrispondono ai quattro orientamenti dello spazio rituale. La loro posizione rende visibile l’idea di un luogo protetto da ogni direzione.
Con il passare del tempo i colori originali possono essersi attenuati, ma questi potenti guardiani continuano a impressionare per le pose dinamiche e le espressioni feroci.
Shitennō-ji e la tradizione giapponese
Il merito della loro popolarità in Giappone va al principe Shōtoku. Si dice che, durante una battaglia decisiva, abbia pregato gli Shitennō promettendo di costruire un tempio in loro onore se avessero vinto.
Avendo vinto la battaglia, mantenne la sua promessa e fece costruire lo Shitennō-ji a Osaka, ed è attualmente uno dei templi più antichi del Paese.
Shitennōji Temple in Tennoji, Osaka, uno dei templi più antichi del Giappone fondato nel 593 d.C., fu dedicato a loro.
Nel corso dei secoli, celebri statue dei Quattro Re Celesti, considerate Tesori Nazionali, furono create in templi come Horyuji, Kofukuji a Nara e Toji a Kyoto.
La storia della loro diffusione in Giappone coincide con la trasformazione del buddhismo in una tradizione capace di integrare divinità indiane, cinesi e locali all’interno di un sistema protettivo rivolto alla Legge buddhista.
Templi e opere d’arte associate
Nel grande Buddha di Todaiji a Nara, Komokuten è una delle sole due statue dei Quattro Re Celesti completate in quel luogo. Le teste degli altri due sono anch’esse esposte.
Una coppia di Shitenno è esposta al tempio Kegonji nella prefettura di Gifu, il tempio finale del pellegrinaggio Saigoku Kannon.
Il tempio Hōryū-ji conserva un importante esempio della collocazione dei Quattro Re Celesti alla base della pagoda, con le statue disposte secondo i quattro punti cardinali.
Le opere dedicate agli Shitennō permettono di osservare la fusione tra funzione religiosa, simbolismo cosmologico e sviluppo della scultura giapponese. Le armature, gli oggetti tenuti in mano, i demoni calpestati e le espressioni dei volti rendono riconoscibile il ruolo di ciascun guardiano.
Le divinità celesti nel buddhismo giapponese
La maggior parte dei Buddha chiamati “Dieci” erano divinità del Brahmanesimo o di altre religioni pagane, ma quando furono introdotti nel Buddismo, ricevettero una divinità concreta e vennero venerati come divinità protettrici del Buddismo.
Si dice che a queste divinità celesti sia stato dato il nome “Dieci” perché risiedono nel regno celeste. Tra le divinità buddhiste, sono considerate figure di supporto nell’ordine di Tathagata, Bodhisattva, Myo-o e Ten, e sono considerate vicine a noi umani e facili da comprendere.
Tra le varie divinità, ci sono quelle come Kisshoten, la dea della fertilità, venerata come immagine principale fin dai tempi antichi, quelle come Bishamonten, venerata da sola come divinità protettrice, e molte altre come Kishimojin, la dea del parto sicuro, Benzaiten, la dea della fortuna, Daikokuten, la dea della ricchezza, Koshin, Enma e Shoten, venerate dal grande pubblico nella speranza di benefici terreni immediati.
La leggenda narra che anche Kobo Daishi avesse fede in queste divinità e molte di queste statue sono custodite sul monte Koya.
Le divinità celesti sono considerate più vicine al mondo umano rispetto ai Budda e ai bodhisattva. La loro funzione riguarda spesso la protezione, la prosperità, la salute, la sicurezza, la conoscenza e la difesa dell’ordine religioso.
La mostra delle divinità del regno celeste sul monte Koya
Il Koyasan Reihokan ha ospitato una mostra dedicata alle “Varie divinità del regno celeste”. Molte statue di divinità celesti sono custodite sul monte Koya.
Molte di queste statue sono magnifiche, alcune delle quali sono state esposte al pubblico per la prima volta.
La conoscenza di queste divinità permette di scoprire le preghiere e lo stile di vita degli antenati religiosi e di comprendere il modo in cui le immagini protettive si sono sviluppate nella tradizione buddhista giapponese.
Quattro Re Celesti e Quattro Bestie Sacre
In Giappone ci sono altri quattro guardiani dei punti cardinali, i quali hanno un aspetto più animalesco. Si tratta delle cosiddette Quattro Bestie Sacre, gli Shijin.
| Bestia sacra | Direzione |
|---|---|
| Drago Azzurro | Est |
| Tigre Bianca | Ovest |
| Tartaruga con Serpente | Nord |
| Fenice | Sud |
Anche questi quattro guardiani sono altrettanto importanti, e sono stati ritrovati rappresentati per la prima volta nell’arcipelago in una tomba del periodo Kofun.
La loro presenza è testimoniata da vari reperti pittorici lasciati nelle gallerie mortuarie delle tombe Kofun, che riportano le immagini dei quattro animali citati, e quindi la loro derivazione dal continente cinese.
Gli Shitennō sono divinità guerriere e celesti con sembianze umane, mentre gli Shijin sono animali simbolici collegati alle direzioni, alle stagioni e agli elementi della cosmologia dell’Asia orientale.
Differenza tra Shitennō e altri guardiani buddhisti
Nella cosmologia buddhista giapponese, gli Shitennō appartengono al regno dei deva, insieme ad altri protettori come i guardiani Niō e i Sette Dei della Fortuna.
I Niō sono generalmente collocati ai lati degli ingressi dei templi e hanno il compito di proteggere il passaggio verso lo spazio sacro. I Quattro Re Celesti, invece, difendono le quattro direzioni e formano una protezione cosmica completa.
Gli Shijin sono guardiani animali legati alla cosmologia continentale, mentre gli Shitennō sono divinità celesti integrate nella dottrina buddhista e associate alla protezione del Dharma.
La presenza di più categorie di guardiani mostra la ricchezza del pantheon giapponese e la capacità del Buddhismo di reinterpretare figure provenienti da tradizioni diverse.
Il simbolismo delle armi e degli attributi
Spada
La spada rappresenta la capacità di punire gli atti malvagi e di recidere l’ignoranza. È un simbolo di decisione, discernimento e difesa della Legge.
Lancia e tridente
La lancia e il tridente sottolineano la funzione guerriera e la capacità di affrontare le minacce provenienti dalle direzioni protette.
Pagoda e torre preziosa
La pagoda tenuta da Bishamonten contiene tesori religiosi e rappresenta la custodia degli insegnamenti buddhisti. La torre preziosa richiama il luogo in cui il Budda espone la Legge.
Rotolo e pennello
Il rotolo e il pennello di Kōmokuten simboleggiano la conoscenza e la consapevolezza. Le armi della comprensione e della Legge permettono di contrastare il caos e l’ignoranza.
Gioielli
I gioielli rappresentano la ricompensa per gli atti positivi e la ricchezza spirituale. In alcuni casi simboleggiano anche la capacità di creare valore attraverso la saggezza e la pratica.
Demoni calpestati
I piccoli demoni calpestati dai Quattro Re Celesti rappresentano le debolezze umane, come l’odio o l’avidità, e le forze che impediscono la crescita spirituale.
Il significato morale della protezione
Gli Shitennō non proteggono soltanto edifici, immagini e luoghi. La loro protezione è collegata allo stato morale delle persone e alla capacità di mantenere una vita orientata alla Legge buddhista.
Si ritiene che i Quattro Re Celesti riferiscano lo stato della moralità umana all’assemblea degli esseri celesti, servendo da intermediari tra il regno celeste e quello terreno.
La loro presenza richiama quindi la responsabilità individuale e collettiva. Proteggere il mondo significa anche contrastare le azioni che generano sofferenza, difendere la verità e sostenere le condizioni che permettono agli esseri di praticare e sviluppare la saggezza.
Nel pensiero buddhista, la difesa esterna e la trasformazione interiore non sono separate. Il male che i Re Celesti sconfiggono può essere interpretato come una forza esterna, ma anche come ignoranza, paura, attaccamento, odio e avidità presenti nella vita umana.
I Quattro Re Celesti e la protezione del paese
Gli insegnamenti buddhisti descrivono il Budda come il sovrano, il maestro e il genitore del grande re celeste Brahma, del re demone del sesto cielo, di Shakra, degli dèi del sole e della luna, dei Quattro Re Celesti, dei re saggi che mettono in moto la ruota e di tutti gli altri re.
Tutti i sovrani del triplice mondo sono stati assegnati a una certa zona e hanno ricevuto uno specifico territorio da questo Budda Shakyamuni e, grazie a lui, sono diventati sovrani di queste terre.
Perciò Brahma, Shakra e gli altri foggiano tutti statue lignee e dipinti del Budda e gli tributano rispetto. Allo stesso modo, gli esseri chiamati dèi sono onorati e riveriti in quanto incarnazioni viventi dei sovrani defunti delle varie terre.
Per i re e gli abitanti di queste terre essi sono come genitori, sovrani e maestri, e se anche per un istante si rivoltassero contro di loro, non ci sarebbe più pace e sicurezza nel paese.
Ma, fintanto che saranno onorati, al paese saranno risparmiate le tre calamità e i sette disastri, i suoi abitanti non saranno afflitti da malattie, bensì godranno di lunga vita e, nelle esistenze future, rinasceranno nei regni umano e celeste come seguaci dei tre veicoli o come Budda.
In questa tradizione, i Quattro Re Celesti fanno parte dell’insieme delle forze protettive che garantiscono l’ordine del paese, la sicurezza degli abitanti e la continuità degli insegnamenti buddhisti.
Il ruolo dei Quattro Re Celesti nella tradizione di Nichiren
Nel pensiero di Nichiren, i Quattro Re Celesti sono associati alla protezione del devoto del Sutra del Loto. Il Sutra del Loto afferma che, dopo la morte del Budda, le divinità buddhiste avrebbero protetto colui che avrebbe propagato la Legge nel periodo dell’Ultimo giorno della Legge.
Il Budda Shakyamuni afferma: «Dopo la mia morte, all’inizio dell’Ultimo giorno della Legge che segue i due millenni del Primo e del Medio giorno, una persona apparirà per propagare i cinque caratteri del Daimoku, il cuore del Sutra del Loto».
Secondo questa interpretazione, il devoto che continua a propagare la Legge nonostante le persecuzioni riceve la protezione delle divinità celesti, fra le quali Bonten, Taishaku, gli dèi del Sole e della Luna e i Quattro Re Celesti.
Quando il Budda Shakyamuni espose il Sutra del Loto, il Budda Taho e molti altri Budda e bodhisattva apparvero brillando come altrettanti soli, lune, innumerevoli stelle e specchi radunati insieme.
Alla presenza di innumerevoli esseri celesti, di divinità benevoli e di santi dell’India, Cina e Giappone, il signore Budda esortò ogni divinità buddhista ad impegnarsi a proteggere il devoto del Sutra del Loto in ogni circostanza.
Tutti voi dèi buddhisti faceste questo voto. Non dovrebbe essere necessario che io ve lo ricordi. Perché non vi affrettate a tener fede al vostro giuramento ora che il tempo è venuto?
La protezione come trasformazione dell’ambiente
Quando recitiamo al Gohonzon attiviamo le funzioni dei quattro Re celesti nella nostra vita e nell’ambiente.
Questa affermazione collega la protezione celeste alla trasformazione concreta della vita quotidiana. La stabilità di Jikokuten, il discernimento di Kōmokuten, la crescita di Zōchōten e la saggezza protettiva di Bishamonten possono essere interpretati come funzioni che operano nella persona, nelle relazioni e nella società.
La protezione non significa quindi soltanto l’assenza di difficoltà. Significa anche sviluppare le capacità necessarie per affrontare le difficoltà, riconoscere il male, superare l’ignoranza, sostenere gli altri e trasformare le sofferenze in gioia.
La loro funzione è eliminare il male e rimuovere la sofferenza. Rappresenta una persona di grande autodisciplina che insegna la moderazione e dà speranza e gioia a tutti.
Il loro simbolismo può essere applicato alla vita personale, alla responsabilità sociale e alla cura dell’ambiente umano nel quale si pratica la Legge buddhista.
I Quattro Re Celesti nella cultura contemporanea
Gli Shitennō sono passati dall’essere divinità indiane a Re Celesti giapponesi protettori dei templi giapponesi.
Rappresentano l’idea che, per proteggere ciò che è sacro o importante, serva una guardia costante per mantenere l’ordine e l’armonia.
Oggi li trovi ovunque nella cultura pop, ma la loro radice resta quella di protettori spirituali che sorvegliano il mondo da secoli.
Tutti i personaggi citati, dai Quattro Re Celesti ai quattro Animali Guardiani, sono entrati nella cultura di massa anche all’estero tramite i prodotti di intrattenimento giapponesi.
Il grande vantaggio del Sol Levante è quello di poter rendere noti elementi propri della sua tradizione semplicemente inserendoli in videogiochi, anime e manga, così passivamente i lettori li hanno internalizzati, pur senza conoscerne il contesto originale.
La cultura popolare ha contribuito a diffondere i nomi e l’immagine degli Shitennō, ma il loro significato religioso resta legato alla difesa del Dharma, alla protezione delle direzioni e alla sottomissione delle forze negative.
Come riconoscere i Quattro Re Celesti in un tempio
- Osservare la posizione della statua nello spazio sacro e verificare quale direzione protegge.
- Riconoscere l’armatura e l’aspetto guerriero, elementi comuni ai quattro guardiani.
- Individuare gli attributi tenuti nelle mani, come spada, lancia, pagoda, rotolo, pennello o gioielli.
- Verificare la presenza del piccolo demone calpestato sotto i piedi.
- Confrontare il volto, la postura e l’arma per distinguere Jikokuten, Kōmokuten, Zōchōten e Bishamonten.
Jikokuten è spesso riconoscibile dalla spada, dal tridente e dal gioiello buddhista. Kōmokuten può essere identificato dal rotolo e dal pennello, associati alla conoscenza.
Zōchōten è collegato alla lancia, alla crescita e alla funzione di rimuovere la sofferenza. Bishamonten è riconoscibile dalla piccola pagoda, dalla lancia, dalla spada e dall’armatura ornata di gioielli.
Perché il loro significato resta attuale
I Quattro Re Celesti rappresentano un sistema simbolico nel quale la protezione del mondo dipende dalla presenza di qualità spirituali attive.
Jikokuten richiama la necessità di mantenere stabilità e affidabilità. Kōmokuten ricorda l’importanza della conoscenza e della capacità di vedere oltre l’inganno.
Zōchōten esprime la crescita, la prosperità e la trasformazione della sofferenza. Bishamonten rappresenta la sapienza, la protezione degli insegnamenti e la capacità di ascoltare i pericoli.
Nel loro insieme, i Quattro Re Celesti indicano che la difesa della Legge buddhista richiede equilibrio, consapevolezza, disciplina e saggezza. La loro tradizione unisce cosmologia, arte, pratica religiosa e riflessione sulla responsabilità umana.